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Middlemarch

Con audiolibro

Di

Editore: Cideb

4.1
(534)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Catalano , Ceco

Isbn-10: 8853001666 | Isbn-13: 9788853001665 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , Romance , Social Science

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Descrizione del libro
■CIDEB Reading and Training 시리즈 소개
: 중,고등학생들을 위한 영어 독해 시리즈이다. 햄릿, 로미오와 줄리엣, 걸리버 여행기, 로빈슨 크루소, 주홍글씨, 오페라의 유령 등 고전 문학 중심으로 텍스트가 짜여져 있어 학생들에게 영어 독해 능력 뿐만 아니라 읽기를 비롯한 논술고사에도 도움이 되겠다. 교재 안에는 주제를 이끌어내는 액티비티와 이해력을 증진시켜주는 연습문제, 문법과 어휘를 연습할 수 있도록 마련된 다양한 게임 실려 있고, 각 권마다 오디오 CD가 포함되어 있어 청취력도 증강시킬 수 있는 등, 종합적인 영어 실력 향상에 탁월한 교재이다.

■CIDEB Reading AND Training 시리즈 구성
: Beginner,Elementary, Pre-Intermediate, Intermediate의 네 단계로 구성되어 있으며 미스테리, 어드벤처, 서스펜스, 호러, 범죄 스토리, 코미디 등 다양한 장르의 읽기소개를 제공한다. [예스24 제공]
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  • 5

    Middlemarch: A Study of "Human" Life

    Santi, intellettuali, statisti, scienziati e artisti: sono queste, generalmente, le personalità di cui i libri narrano le gesta, i protagonisti di quelle imprese e di quegli eventi che sono entrati ne ...continua

    Santi, intellettuali, statisti, scienziati e artisti: sono queste, generalmente, le personalità di cui i libri narrano le gesta, i protagonisti di quelle imprese e di quegli eventi che sono entrati nella Storia mutandone talvolta il corso. Esiste però un eroismo molto meno eclatante, una grandezza più schiva, più sottile, che altrettanta importanza ha avuto nel determinare le sorti del genere umano: è la grandezza della gente qualunque, di coloro che nell'ombra delle proprie vite ordinarie operano per il bene dei loro cari e del loro prossimo; lo fanno in silenzio, senza compiere azioni tali da meritare gli onori della cronaca, ma nel loro piccolo cambiano in positivo la vita di chi gli sta accanto, e rendono davvero il mondo un posto migliore.
    È di ciò, in sostanza, che ci parla Middlemarch: questo straordinario caleidoscopio di storie, tematiche, personaggi e sentimenti, dove i destini individuali s'intrecciano inesorabilmente, mentre le eterne dinamiche della vita di provincia si fondono nel ritratto vibrante e sempre attuale di un'umanità in cui è facile, anche per un lettore del XXI secolo, ritrovare un po' di sé.

    Impreziosito da uno stile corposo, dotto, e di rara bellezza, Middlemarch è un romanzo intenso ed appassionante, dove George Eliot, mostrando la stessa disinvoltura con cui imbastisce un vivace dialogo tra sorelle, o un'acuta riflessione sulle inezie della quotidianità, spazia con naturalezza dalla politica alla religione, dalla medicina all'analisi sociale, senza divenire mai saccente o aver la pretesa d'impartire lezioni. Nonostante il suo elevatissimo spessore culturale affiori sovente nei molti riferimenti letterari, scientifici e teologici di cui è infarcita la prosa, la scrittrice non dà affatto l'impressione di autocompiacersene o di volerlo esibire, né i vari approfondimenti sui temi affrontati appaiono mai come noiosi esercizi di stile: ogni parola, ogni osservazione, ogni descrizione colpisce invece per l'assoluta genuinità, e diventa componente necessaria e imprescindibile della narrazione stessa.

    Siamo lontani dagli scenari bucolici tipici del dramma vittoriano cui la Eliot ci aveva abituati nelle sue precedenti opere: nel microcosmo di Middlemarch, dove le giornate trascorrono tra lavoro, chiesa, campagne elettorali e gossip della buona borghesia, a dominare la scena non sono gli orfanelli maltrattati, le donne perdute, o i furfanti senza scrupoli della più consolidata tradizione letteraria, bensì le persone comuni: ricchi e poveri, colti e ignoranti, onesti e corrotti... ciascuno con le proprie vicissitudini, le speranze, le tentazioni, i successi, e i fallimenti.
    Attenzione però: la normalità immortalata dalla scrittrice inglese non ha niente a che fare con la mediocrità, e infatti al centro del romanzo vi sono proprio due figure, quelle di Dorothea Brooke e Tertius Lydgate, che si distinguono per la profonda sensibilità e per il comune desiderio di realizzare grandi cose: l'una importanti progetti filantropici, l'altro ambiziose innovazioni nel campo della medicina; aspirazioni, queste, destinate presto a sfumare tra gli imprevedibili e talvolta dolorosi sentieri della vita reale.
    Entrambi giovani, idealisti e appassionati, Tertius e Dorothea si potrebbero definire due protagonisti un po'"difficili", tanto è vero che, sulle prime, il mio rapporto con loro - con la seconda soprattutto - non è stato propriamente idilliaco.
    All'inizio del romanzo, l'immagine che abbiamo di Dodo (come la chiama sua sorella) è essenzialmente quella di un'irriducibile asceta: una ragazza che, malgrado l'intelligenza e le ottime prospettive, non esita ad infliggersi rinunce d'ogni sorta, rifiutando ostinatamente qualsiasi soddisfazione o piacere materiale che potrebbe distoglierla dalla spiritualità e dall'agognato raggiungimento del più elevato sapere. Sarà proprio sulla scia di questo estatico fervore religioso che l'inesperta fanciulla convolerà a nozze con Edward Casaubon, arido studioso di mezza età, interamente dedito alla stesura di un'obsoleta opera teologica, e segretamente oppresso da un forte senso d'inadeguatezza. È arduo comprendere la scelta di Dorothea e la sua cieca devozione per Casaubon, ma lo è ancor di più vincere la repulsione fisica e morale nei confronti dell'uomo, di cui, pagina dopo pagina, vengono alla luce tutta la meschinità e la bassezza, tali da rivelare un personaggio tra i più sgradevoli di sempre.
    Dorothea, però, non è solo ciò che appare ad un'occhiata superficiale: ce ne accorgiamo pian piano, mentre, grazie alla finissima caratterizzazione psicologica delineata dall'autrice, impariamo a conoscerne intimamente l'animo, scoprendo così una giovane donna caparbia, ardente, e nel contempo candida e ingenua, la cui intensa vita interiore sarà necessariamente condannata a scontrarsi con “i condizionamenti di una situazione sociale imperfetta in cui i grandi sentimenti spesso assumono l'aspetto dell'errore, e una gran fede quello dell'illusione”.
    Sebbene diversissima per estrazione sociale e personalità, Dorothea mi ha in parte ricordato un'altra meravigliosa creatura di George Eliot, Maggie Tulliver: protagonista de Il mulino sulla Floss, con cui condivide la stessa "insaziabile fame del cuore": quel bruciante bisogno di tenerezza che lei, ancora ignara di cosa sia l'amore e legata ad un marito gelido e indifferente, non è in grado di decifrare né tanto meno di appagare.
    Ci vorrà del tempo prima che Dorothea, superando i preconcetti, giunga ad una piena conoscenza di se stessa e del mondo, e in questo difficile cammino, irto di ostacoli ed inevitabili delusioni, un ruolo determinante avrà Will Ladislaw, il cugino povero di Casaubon: un giovane brillante e ribelle, dall'anima inquieta e i mille talenti mai coltivati sul serio; uno spirito libero con idee progressiste ed animo nobile, che disdegna le formalità e venera la bellezza; una figura luminosa ma piena di contrasti, che cercando la sua strada troverà la propria ragione di vita in un amore tanto profondo quanto irrealizzabile.
    Non meno interessante, seppur a mio avviso meno amabile, è il personaggio di Tertius Lydgate: giovane ed orgoglioso medico (a tratti fin troppo pieno di sé) che vive la professione come una missione, ma che fatalmente accecato dalla passione dei sensi, manderà all'aria i suoi ferrei propositi e cederà al fascino della bella Rosamond Vincy, ineguagliabile emblema di frivolezza ed egocentrismo.
    Intorno a queste figure, la Eliot, coniugando le impeccabili doti di narratrice con una conoscenza dell'animo umano comune a pochi, intesse le vicende dei numerosi personaggi secondari tra cui spiccano la saggia Mary e il suo amato Fred, ragazzo di buon cuore ma svogliato e immaturo; il ricco misantropo Featherstone, dal cui controverso testamento dipendono le sorti dei molti eredi; il maldestro zio di Dorothea, le cui presunte idee liberali convivono con la radicata fede nella debolezza dell'intelletto femminile... Nessuno di essi è riconducibile ad uno stereotipo: la scrittrice infatti riesce a calarsi completamente nelle personalità più disparate, e ne sonda le profondità in modo davvero sorprendente; e se in alcuni capitoli lo svolgimento della trama cede il passo alla pura introspezione, tali frangenti non vengono minimamente percepiti come lenti o superflui, ma rafforzano piuttosto il senso d'identificazione, permettendo al lettore di seguire da vicino la progressiva evoluzione umana e morale dei singoli personaggi: uno degli aspetti a parer mio più affascinanti e riusciti dell'intera opera.

    "Middlemarch. A Study of Provincial Life", recitava il frontespizio dell'edizione originale; non deve stupire, quindi, che a fare da filo conduttore al romanzo sia il tema del matrimonio: fondamento della famiglia e, di conseguenza, della società che George Eliot, nel suo studio di vita provinciale, si propone di ritrarre. Nello spazio di oltre ottocento pagine, l'autrice passa in rassegna, con delicatezza e singolare lucidità, molteplici tipologie di famiglie, amori e relazioni. Ci parla dell'innamoramento, delle difficoltà coniugali; affronta il tema della differenza d'età e il fisiologico sviluppo dei rapporti di coppia, passando per le rovinose incompatibilità di cui troppo spesso ci si accorge quando è ormai tardi... Il tutto garantendo sempre la piacevolezza della lettura, ed evitando la severità e i facili moralismi tipici dell'epoca.

    È una grandiosa opera sulla vita, insomma, quella a cui l'instancabile penna dell'autrice inglese ha dato vita nel lontano 1874, calibrando con sapienza ironia e dramma, e dipingendo tra le righe, così come nell'immaginario del lettore, scene vivide e cariche di emozioni, su tutte: l'ultimo indimenticabile tête-à-tête tra Dorothea e Will, mentre il suggestivo imperversare del temporale, sullo sfondo, sembra dar voce al tumulto interiore dei protagonisti.

    Sono moltissime le sensazioni che questa splendida lettura mi ha regalato, e che senza dubbio continueranno ad accompagnarmi ancora per lungo tempo; ma un aspetto in particolare mi resterà impresso sopra ogni altro: Dorothea.
    Mi sono insolitamente affezionata a lei, ed è stata, credo, la prima volta che un personaggio tanto lontano da me mi ha ispirato una tale empatia. È stato facile, superate le prime impressioni, immedesimarsi nei suoi stati d'animo, nei suoi dubbi, e nelle sue riflessioni. L'ho ammirata per quell'umiltà che la spinge a migliorarsi sempre; per quell'amore per il prossimo che le consente di dare un senso all'esistenza anche quando tutto sembra perduto; per quella forza d'animo che l'aiuta a rialzarsi dopo ogni caduta, e ad accettare anche ciò che fa male, senza mai trasformarsi in rassegnazione o passività.
    Ma c'è qualcosa di ancor più grande in Dorothea: ed è il coraggio, dopo tante traversie, di sfidare le convenzioni e i ben pensanti per prendere finalmente in mano la propria vita, e scrivere da sé il meritato lieto fine... con buona pace delle convinte femministe che, oggi come in passato, vorrebbero la realizzazione della donna nell'affrancazione dal sesso maschile e nella rinuncia all'amore.

    Intelligente e lungimirante, moderna e raffinata, e all'occorrenza romantica seppur distante anni luce da qualsiasi forma di sentimentalismo, Mary Anne Evans (questo il suo vero nome) è entrata di diritto, con questo romanzo, nella rosa dei miei scrittori preferiti. È un'autrice che scrive in modo assolutamente non femminile, ma che del suo sesso mostra tutta la sensibilità e la prontezza d'intuito; una donna che ha precorso i tempi ma che non si schiera a priori dalla parte delle donne: ella guarda all'essere umano in quanto tale, e sa essere concreta e razionale senza per questo cedere alla disillusione o scivolare necessariamente nel pessimismo, come dimostra il bellissimo epilogo del romanzo: un epilogo drammatico per qualcuno, certo, ma realisticamente felice e soddisfacente per molti altri... proprio come la vita.
    Non so dire perché George Eliot non goda oggi della stessa popolarità di tanti suoi contemporanei; quel che è certo è che, con la sua vastissima cultura e la singolare padronanza di ogni argomento che sceglie di affrontare, ella si colloca, insieme a pochi altri eletti, nella ristretta cerchia dei fuoriclasse del romanzo, costituendo una preziosa rarità nella storia della letteratura, e indubbiamente un unicum, nella sua epoca e non solo, tra le autrici di sesso femminile.

    ha scritto il 

  • 5

    Romanzone vittoriano di rigurgitante bellezza; potente, ironico, solenne. Che dire? E' sbalzato di prepotenza nella mia privata top ten di preferiti, perché di Dorothea ci si innamora, la storia ci f ...continua

    Romanzone vittoriano di rigurgitante bellezza; potente, ironico, solenne. Che dire? E' sbalzato di prepotenza nella mia privata top ten di preferiti, perché di Dorothea ci si innamora, la storia ci fagocita, le quasi 900 pagine sono una febbre che ci mangia man mano che si consumano. E, pensate, tutto questo a dispetto di una traduzione che definire di merda è farle un complimento. Perché già di suo la Eliot scrive frasi che durano più o meno un milione di righe con quindici subordinate e più meno dieci incisi a testa; e se a questo aggiungi un traduttore che non ha ben presente il senso o la consecutio di quel sta traducendo (lasciando, nel finale, orrorifici refusi da disattenzione), l'effetto finale sarà di una pesantezza che non si può e non si deve addebitare al romanzo in sé.

    ha scritto il 

  • 4

    ”Persino con un microscopio puntato su una goccia d’acqua ci troviamo a dare delle interpretazioni che si rivelano piuttosto approssimative; perché, mentre sotto una lente debole vi può sembrare di ve ...continua

    ”Persino con un microscopio puntato su una goccia d’acqua ci troviamo a dare delle interpretazioni che si rivelano piuttosto approssimative; perché, mentre sotto una lente debole vi può sembrare di vedere un essere con un’attiva voracità, verso il quale si dirigono attivamente altri esseri più minuscoli, come se fossero tanti tributi animati, una lente più forte vi rivelerà certi peluzzi minutissimi che imprimono un movimento vorticoso a queste vittime, mentre l’essere che ingoia attende passivamente di ricevere quanto gli è dovuto.”

    Trovo che l’immagine del microscopio rappresenti fino in fondo il senso del romanzo, che tenta di analizzare il tessuto sociale ricorrendo in maniera puntuale e logica al metodo scientifico e procedendo quindi per ipotesi e deduzioni, di cui comprovare l’esattezza attraverso le esperienze dei personaggi. Non è un caso che il titolo completo reciti “Middlemarch. Uno studio di vita provinciale”, né che due dei protagonisti siano animati da uno spirito di ricerca, filosofica quella dell’ascetica Dorothea, che si muove all’ombra dell’egocentrico marito, e scientifica quella dell’ambizioso e orgoglioso Lydgate.
    Aumentando il potere di ingrandimento della lente, la scrittrice passa ad analizzare i nuclei di cui la società si compone, ovvero le famiglie, dando vita così ad una batteria di vetrini che rappresentano i vari tipi di matrimonio possibile. Vi sono matrimoni puntigliosamente cortesi e formalmente teneri, matrimoni silenziosi e solitari, matrimoni solidi e riusciti contro ogni aspettativa.
    E poiché il matrimonio non è altro che l’unione di due unità distinte, il passaggio successivo di questa approfondita ricerca scientifica pone sotto la potente lente del microscopio i singoli individui, con le loro debolezze ed il loro vasto repertorio di vanità, per cui sono portati a commettere “penosi errori riguardo ai propri sintomi, scambiando i loro vaghi inquieti desideri talvolta per genialità, talvolta per religione, e ancora più spesso per un grande amore”. Ad alcuni di questi personaggi sarà concessa una seconda possibilità per essere felici, ad altri sarà dato il tempo necessario per crescere e migliorare, ad altri ancora solo i mezzi per ridimensionare le proprie ambizioni ed adattarsi in una condizione di tollerabile imperfezione, ma a nessuno sarà risparmiato l’occhio miope e indagatore dell’opinione pubblica.
    È un romanzo ricco e maestoso, di quelli che a fine lettura ti lasciano la sensazione di aver acquistato inaspettatamente una maggiore consapevolezza del mondo di ieri e di oggi, perché ci sono cose che non cambiano mai. Eppure, per dirla con le stesse parole della Eliot, avrei voluto udire l’erba crescere e il pulsare del cuore dello scoiattolo, anche a costo di morire per il frastuono che è al di là del silenzio, come è successo con altri dei suoi romanzi.

    ha scritto il 

  • 5

    Splendido. Quanta ricchezza in un solo romanzo! Lo stavo leggendo in inglese quando è apparsa la prima edizione negli Oscar Mondadori. L'ho comprata per regalarla, ma ho preferito continuare in lingua ...continua

    Splendido. Quanta ricchezza in un solo romanzo! Lo stavo leggendo in inglese quando è apparsa la prima edizione negli Oscar Mondadori. L'ho comprata per regalarla, ma ho preferito continuare in lingua originale. È stata – e continua ad essere – una delle mie letture preferite

    ha scritto il 

  • 4

    Vietato divertirsi

    Apprezzare: sì. Condividere: sì. Parteggiare: sì. Deprecare: sì.
    Riflettere: sì.
    E tanto ancora in questa scrittura di gran classe.
    I personaggi non sono macchiette. Casomai sono macchie.
    Le grandi qu ...continua

    Apprezzare: sì. Condividere: sì. Parteggiare: sì. Deprecare: sì.
    Riflettere: sì.
    E tanto ancora in questa scrittura di gran classe.
    I personaggi non sono macchiette. Casomai sono macchie.
    Le grandi querce, le colline verdi, i piccoli recinti fioriti, tutta la Natura è un corollario che potrebbe anche non esserci.
    Un'altra penna femminile, un'altra donna che 'fugge' in avanti scansando le gambe fasciate dei tavoli, scansando i cervelli fasciati dei maschi...
    Mi chiedo se le poche parti che lasciano intravedere una seria ironia, siano venute fuori volutamente o come.
    Interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    Classicone corposo e intenso, con personaggi bellissimi ai quali ci si affeziona facilmente
    Che donna splendida è Dorothea! e come non affezionarsi al povero Fred Vincy, mortificato dal suo essere un ...continua

    Classicone corposo e intenso, con personaggi bellissimi ai quali ci si affeziona facilmente
    Che donna splendida è Dorothea! e come non affezionarsi al povero Fred Vincy, mortificato dal suo essere un giovanotto ingenuo e facilone... e che sofferenza per il matrimonio del dott. Lydgate...
    Forse ho trovato un po' noiosi gli interventi dell'autrice, che si fa sentire abbondantemente, ma nel complesso è uno splendido romanzo

    ha scritto il 

  • 5

    Ho iniziato questo libro due anni fa e l'ho terminato ora, immagino che questo fatto da solo non ne dia un'immagine troppo incoraggiante. Eppure è, inaspettatamente, uno dei miei preferiti. In quest'u ...continua

    Ho iniziato questo libro due anni fa e l'ho terminato ora, immagino che questo fatto da solo non ne dia un'immagine troppo incoraggiante. Eppure è, inaspettatamente, uno dei miei preferiti. In quest'ultimo mese nel quale ho ripreso in mano Middlemarch, me ne sono innamorata follemente. Non l'avrei mai detto. Seriamente: sono passata dalla diffidenza all'entusiasmo nell'arco di qualche pagina.
    Certo, non è un romanzo per impazienti che lo leggono progettando un'evasione tra i cappellini vittoriani. Middlemarch non è niente di tutto ciò, se vogliamo definirlo possiamo usare il sottotitolo che gli ha dato la sua autrice cioè "uno studio di vita provinciale". Middlemarch è acuto, penetrante, ironico, intelligente. Forse proprio quegli impazienti di cui sopra sono quelli che potrebbero ricavare più giovamento dalla sua lettura, peccato che non lo leggeranno perché scoraggiati dalla mole e dalle prime pagine. O forse no? Smentitemi, ne vale la pena!

    ha scritto il 

  • 4

    Questa è stata una lettura tutta particolare: ho avuto un rapporto estremamente contrastato con il romanzo, con i suoi personaggi, così come con l'autrice, per tutta la sua durata. In assoluto trovo c ...continua

    Questa è stata una lettura tutta particolare: ho avuto un rapporto estremamente contrastato con il romanzo, con i suoi personaggi, così come con l'autrice, per tutta la sua durata. In assoluto trovo che questo sia stato il libro che più mi ha smosso sentimenti totalmente antitetici, tanto che per me era assolutamente impensabile fino a 3/4 del libro il poter dare 4 stelle come valutazione finale. Sono passata dalla fase di coinvolgimento, a quella di noia, a quella di irritazione per lo stile narrativo e le dinamiche della storia, alla tentazione di abbandonare la lettura, sino alla passione per la stessa.
    Ho avuta molta difficoltà ad amare i personaggi di questo romanzo, in particolar modo le donne, che trovavo fossero tutte troppo mediocri, presuntuose o stupide (soprattutto Rosamond: quanto l'ho detestata!). Inoltre è innegabile che il ritmo narrativo sia stato piuttosto lento: trovo che la Eliot tenda ad essere veramente troppo prolissa in certi frangenti, elaborando concetti e vicende nel doppio delle pagine di cui necessiterebbero, finendo per snervare il lettore. Un'altra cosa che mi ha spazientito un po' dell'autrice, è stata la sua vena un tantino esibizionista, nel voler fare continuamente mostra della sua mole culturale, sia con le citazioni ad inizio di ogni capitolo, sia con i continui gratuiti riferimenti a fatti e personaggi autentici nel corso della narrazione.
    Detto così sembra un decalogo di difetti; in realtà ho maturato come la sensazione che nelle ultime 200 pagine tutto finisse con l'apparire incredibilmente chiaro: la crescita dei personaggi, la loro fine caratterizzazione, le loro scelte, l'ampio ventaglio di sfaccettature tematiche trattate, come mi fosse stato d'improvviso rimosso un velo dalla mente, rendendomi comprensiva persino verso quei difetti dei vari personaggi che così poco avevo tollerato. E' un romanzo che necessita di essere metabolizzato lentamente, ed il fatto che ci abbia impiegato mesi a finirlo non è un caso: mi riusciva faticoso riuscire a leggere più di una quarantina di pagine, e non tanto perchè fosse pesante il romanzo in sè, ma proprio per una sorta di lentezza intrinseca nella storia.
    Comunque sono lieta di non aver ceduto alla tentazione di abbandonare il libro, sia perchè avrei perso questa sensazione di appagamento che essere riuscita ad apprezzarlo mi ha lasciato, sia perchè mi avrebbe indotto sicuramente a tagliare per sempre i ponti con quest'autrice, privandomi del piacere di poter gustare i frutti letterari che una mente così acuta e raffinata è stata in grado di plasmare.

    ha scritto il 

  • 4

    Vacanze intelligenti

    Romanzo di epoca e struttura ottocentesca, splendidamente costruito e con diverse gemme sotto forma di digressioni della Eliot.

    I personaggi sono sfaccettati e veri, raccontati con partecipazione e af ...continua

    Romanzo di epoca e struttura ottocentesca, splendidamente costruito e con diverse gemme sotto forma di digressioni della Eliot.

    I personaggi sono sfaccettati e veri, raccontati con partecipazione e affetto e con una certa ironia talvolta spiccatamente maschile, proprio come lo pseudonimo scelto dall’autrice.

    Per parte mia, degli eroi ed eroine di questa tradizione letteraria mi piace e diverte (e ammiro anche assai!) questa loro capacità di tenersi dentro dolori e rivendicazioni. Il silenzio diventa un valore costruttivo, perché a volte, lo sappiamo, nell’esprimere troppo se stessi, nel protestare e dichiararsi, si combinano anche parecchi guai. Esteriormente impassibili, invece, questi uomini e donne soffrono in silenzio, non dicono, non esprimono, non rimostrano; al culmine di una disperazione o una passione intollerabile, al limite arrossiscono; per il resto tacciono in una composta impenetrabilità, finché il tempo non risolve ogni cosa.

    Noi mortali, uomini e donne, fra l’ora di colazione e quella di cena, ingoiamo molte delusioni; tratteniamo le lacrime e ci facciamo un po’ pallidi attorno alle labbra e per tutta risposta a chi ci chiede qualcosa diciamo: “Oh, nulla”. L’orgoglio ci aiuta; e l’orgoglio non è male quando ci spinge soltanto a nascondere le nostre ferite – e a non ferire gli altri.

    A volte c’è proprio bisogno di un libro così. Di leggere di amori che si rincorrono e si fraintendono vanamente, esprimendosi in un solo sfiorarsi delle dita o in lunghi sguardi carichi di tutto l’inesprimibile; di equivoci continuamente alimentati e dalle dolorose conseguenze; di sentimenti trattenuti e non svelati; di ascese e cadute sociali; di eterne preoccupazioni economiche e di ceto; di infelicità matrimoniali e felicità al di fuori delle convenienze, di convenzioni e apparenze. Specie poi quando tutto ciò è così brillantemente e acutamente descritto.
    Un romanzo come questo è una sorta di intelligente vacanza che arricchisce e appaga, diverte e commuove, con un finale in cui - per una volta! - tutto si ricompone nel modo migliore possibile e tutto viene svelato.

    Un romanzo come questo tocca e fa leva forse sulle corde più ingenue: la voglia di fantasticare, di farsi rapire da storie dai sentimenti forti e assoluti, il desiderio che tutto finisca bene.

    Ma questa ingenuità viene nutrita di intelligenza e di un'eccezionale capacità di scrittura, che procurano un intenso godimento intellettuale.

    ha scritto il 

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