Middlemarch

Con audiolibro

Di

Editore: Cideb

4.1
(630)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Portoghese , Catalano , Ceco

Isbn-10: 8853001666 | Isbn-13: 9788853001665 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Rosa , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
■CIDEB Reading and Training 시리즈 소개: 중,고등학생들을 위한 영어 독해 시리즈이다. 햄릿, 로미오와 줄리엣, 걸리버 여행기, 로빈슨 크루소, 주홍글씨, 오페라의 유령 등 고전 문학 중심으로 텍스트가 짜여져 있어 학생들에게 영어 독해 능력 뿐만 아니라 읽기를 비롯한 논술고사에도 도움이 되겠다. 교재 안에는 주제를 이끌어내는 액티비티와 이해력을 증진시켜주는 연습문제, 문법과 어휘를 연습할 수 있도록 마련된 다양한 게임 실려 있고, 각 권마다 오디오 CD가 포함되어 있어 청취력도 증강시킬 수 있는 등, 종합적인 영어 실력 향상에 탁월한 교재이다.■CIDEB Reading AND Training 시리즈 구성: Beginner,Elementary, Pre-Intermediate, Intermediate의 네 단계로 구성되어 있으며 미스테리, 어드벤처, 서스펜스, 호러, 범죄 스토리, 코미디 등 다양한 장르의 읽기소개를 제공한다. [예스24 제공]
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  • 5

    Victorian Outsider

    Prima o poi qualsiasi aspirante scrittore russo deve misurarsi con i lasciti del connazionale Tolstoj, e, a meno di non brandire con sfrontata fiducia in groppa al proprio ego le capacità dispensate d ...continua

    Prima o poi qualsiasi aspirante scrittore russo deve misurarsi con i lasciti del connazionale Tolstoj, e, a meno di non brandire con sfrontata fiducia in groppa al proprio ego le capacità dispensate dalla natura e coltivate da fermo ingegno, affonderà in bituminose notti di autocommiserazione al termine della quale il pugno sfonderà la plumbea superficie stretto attorno alla penna, o l’avrà lasciata colare in abissi di frustrazione. Ad occidente, una simile crisi potrebbe cogliere il novello scribacchino britannico nell’incrociare George Eliot.

    Per l’ampiezza della visione d’insieme, che spazia dalle tribolazioni politiche agli opprimenti meccanismi giuridico-pettegoli d’una società asserragliata entro la fortezza delle sue credenze, e l’ubiqua minuziosità psicologica adoperata per mappare l’ipogeo scorrere che smuove i due matrimoni presi ad esame, Middlemarch si colloca perfettamente nel mezzo di Guerra e Pace e Anna Karenina.

    Quando leggi autori come Jane Austen, graziosa ricamatrice dell’equivalente odierno di sofisticate commedie romantiche, Charles Dickens, il cui aggressivo impegno sociale boccheggia in melensi gorghi di sentimentalismo, Emily Bronte, che getta sul romanticismo il ruvido panno della brutalità, ti fai della letteratura vittoriana l’opinione d’un nugolo di artigiani esperti nel colmare deliziosamente ore altrimenti vuote al tepore d’un camino all’inglese. Perciò leggere Middlemarch, all’inseguimento costante della realtà annidata nelle pieghe del quotidiano, e che dura e regale si manifesta allorché contro di essa si scontrino per essere ricacciate all’indietro stonate e barcollanti le speranze e i sogni di gloria dei due protagonisti - il tutto sorretto da una solidissima cultura -, lascia pressoché sbalorditi.

    Addirittura la signora Eliot segue con eccessivo rigore la traccia suggerita dal sottotitolo, Studi di provincia, al punto da caricare, talvolta, la fitta scrittura di pedanteria, facendone un serioso esperimento scientifico, quando sarebbe stato piacevolissimo, tornando a parlare dello zione russo sopracitato, quel cadenzato tocco leggero, puramente artistico, che fa di Guerra e Pace(come di Anna Karenina) un testo fluido a onta delle malelingue. Però, santo Omero, quanta innegabile grandezza c’è in Middlemarch!

    George Eliot, leggo, è lo pseudonimo maschile adoperato da Mary Anne Evans per due validi motivi: sventare i pregiudizi contro le donne scrittrici dell’epoca(che essa stessa accusa di frivolezza), ed evitare di esporre la propria spinosa condizione sentimentale alle pubbliche chiacchiere. Già in urto con la famiglia per il dichiarato ateismo, la Evans è rimasta notoriamente legata fino a tarda età al marito d’un'altra donna, a sua volta condiscendente sostenitrice della salubrità morale del matrimonio “aperto”. Morto il compagno, sposa un uomo di vent’anni più giovane. Questa mirabile larghezza di vedute, altrimenti detta anticonformismo, che la vide muoversi con stolida leggiadria fra le coevi serpi bigotte, la si può ravvisare pienamente nella sua scrittura.

    Il prossimo che sento sostenere l’incapacità delle donne a scrivere “come un uomo”, cioè seriamente, lo spedisco a leggere Middlemarch. Oltre alla Woolf e alla Lessing. Tutte donne britanniche. Curioso, no? Ma questa è un’altra riflessione…

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Un classico del romanzo inglese dell'Ottocento

    Uomini e donne commettono penosi errori riguardo ai propri sintomi, scambiando i loro vaghi inquieti desideri talvolta per genialità, talvolta per religione, e ancora più spesso per un grande amore.

    T ...continua

    Uomini e donne commettono penosi errori riguardo ai propri sintomi, scambiando i loro vaghi inquieti desideri talvolta per genialità, talvolta per religione, e ancora più spesso per un grande amore.

    Tre coppie e due matrimoni infelici: è questo il perno intorno a cui ruotano le tante grandi e piccole vicende di Middlemarch, immaginaria città di provincia inglese all'inizio del XIX secolo, negli anni della Riforma elettorale.

    Dorothea Brooke è una giovane donna estremamente appassionata, costantemente dedita a qualche progetto; di buona famiglia, con un forte senso religioso, vuole impegnare la propria vita per il bene del prossimo. Quale migliore occasione del matrimonio con un ecclesiastico di mezza età, Edward Casaubon, per elevare se stessa spiritualmente e intellettualmente? Peccato, che sin dal viaggio di nozze, incolmabili differenze caratteriali comincino a separare sempre di più i due, con Dorothea che si sente esclusa dal solitario mondo del marito e da quella conoscenza che bramava conquistare attraverso di lui.

    Rosamund Vincy è la ragazza più invidiata di tutta Middlemarch: figlia del Sindaco, è stata cresciuta negli agi (più di quelli che la sua famiglia si sarebbe potuta permettere) e sogna il matrimonio con un forestiero di nobili origini che le assicuri l'ascesa sociale. La risposta alle sue preghiere sembra essere Tertius Lydgate, medico (nonché appartenente all'aristocrazia terriera) tanto talentuoso quanto desideroso di affermarsi in ambito scientifico. L'uomo non ci mette molto a capitolare ai piedi dell'affascinante Rosamund, e all'inizio è più che ben disposto ad assecondare ogni suo desiderio. La disponibilità economica di un medico in provincia, però, non è quella di un aristocratico, e Lydgate che, decidendo di abbracciare la professione medica, ha rinunciato al suo precedente status, si ritrova a fare i conti con una moglie dalle troppe pretese, finendo pesantemente indebitato.

    Mary Garth non si è mai sentita bella, e certo non è mai vissuta nel lusso. Eppure c'è qualcuno che l'ha sempre amata per quello che è, sin dalla più tenera età: si tratta di Fred Vincy, fratello di Rosamund. Come la sorella, è stato eccessivamente viziato, e pur essendo di buon cuore, ha finito spesso per fare il passo più lungo della gamba. A Mary, il compito di farlo rigare dritto.

    Se le donne hanno aspirazioni molto diverse per se stesse e per il proprio matrimonio (c'è l'ambizione spirituale e intellettuale di Dorothea, quella sociale di Rosamund, ma anche la pragmaticità di Mary), gli uomini, invece, condividono una certa concezione della moglie: essere fragile, delicato, sempre dolcemente sottomesso, che deve ammirare senza mai mettere in discussione l'intelletto del marito, a cui affidarsi ciecamente. In realtà, sia Dorothea sia Rosamund, sebbene profondamente dissimili, si dimostrano entrambe meno malleabili del previsto e con un proprio spirito critico; l'iniziale idealizzazione del marito finisce per sciogliersi come neve al sole, e la mancanza di un'incondizionata soggezione femminile diviene così una delle principali fonti di crisi per le personalità maschili.
    L'arguzia e la sincerità di Mary, nonché la fermezza morale ereditata dal padre, invece, tengono costantemente Fred con i piedi per terra, ed è questo ad impedire al giovane scapestrato di cacciarsi in guai sempre più grandi, facendo si che la loro unione, nonostante gli iniziali alti e bassi, si riveli estremamente solida.

    «(...)Non lo amo perché è un buon partito.» «E allora, perché?» «Oh, mio dio, perché l’ho sempre amato. Non mi piacerebbe rimproverare nessun altro come rimprovero lui; e questo è un punto da tener presente in un marito.»

    Intorno alle coppie principali, una ricchissima fauna umana: da uomini di chiesa con il vizio del gioco a vecchi malati dalla contorta malvagità, che pianificano a puntino cosa succederà dopo la loro dipartita per infastidire il più possibile chi sopravviverà loro; lavoratori onesti, con una ferrea etica del lavoro, ma anche affaristi senza scrupoli che ammantano (e giustificano) con la loro irreprensibilità religiosa, una colpevole spregiudicatezza, e non mancano piccole e pittoresche signorine d'altri tempi, madri tutte d'un pezzo o troppo permissive, come pure le immancabili pettegole vicine. Middlemarch, infatti, così come sottolineato dal suo stesso sottotitolo, "Uno studio di vita provinciale" è anche e soprattutto una spaccato della società inglese all'inizio dell'Ottocento, con una rigida suddivisione in classi e una certa ritrosia nei confronti del nuovo, oltre che al gusto per lo sparlare alle spalle:

    "(...)una prova diretta fu fornita non solo da un impiegato della banca, ma dalla stessa innocente Mrs Bulstrode, la quale parlò del prestito a Mrs Plymdale, la quale ne parlò alla nuora, una della famiglia Toller, la quale ne parlò a destra e a manca. La faccenda fu giudicata a tal punto di pubblico interesse e così importante che ci vollero dei pranzi per alimentarla, e proprio allora molti inviti a pranzo furono offerti e accettati in forza di questo scandalo riguardante Bulstrode e Lydgate; mogli, vedove e zitelle presero il loro lavoro e si recarono fuori a prendere il tè più spesso del consueto; ed ogni festeggiamento pubblico, dal Green Dragon a Dollop’s, acquistò un interesse che nemmeno la questione sulla possibilità che i Lord respingessero il progetto di riforma elettorale avrebbe potuto suscitare."
    Ciascuno preferiva congetturare come poteva essere la cosa invece di limitarsi a conoscerla; infatti le congetture ben presto divennero più credibili del sapere e lasciavano più liberamente posto all’incompatibile.

    L'apparente integerrimo stile di vita di Middlemarch nasconde una profonda ipocrisia

    A Middlemarch una moglie non poteva restare a lungo all’oscuro del fatto che la città intratteneva una cattiva opinione sul marito. Nessuna amica intima poteva far giungere la propria amicizia al punto di svelare in tutta franchezza alla moglie il fatto sgradevole, noto o supposto, riguardo al marito di questa: ma quando una donna, con i propri pensieri in libertà, li impiegava d’improvviso per qualcosa di penosamente doloroso per le proprie amiche, entravano in ballo vari impulsi morali che tendevano a stimolare uno sfogo. Il candore era uno di questi. Essere candida, nella fraseologia di Middlemarch, significava ricorrere al più presto a un’occasione per far sapere alle amiche che non si aveva un’idea troppo buona delle loro capacità, della loro condotta, o della loro posizione; e un candore energico non aspettava mai che venisse richiesta la propria opinione. Poi, ancora, c’era l’amore della verità – un’espressione vaga, ma che in questo caso significava una vivace avversione a vedere una moglie con un aspetto più allegro di quanto autorizzava la reputazione del marito, o che si mostrava troppo soddisfatta della propria sorte: alla poveretta si doveva insinuare in qualche modo che, se avesse saputo la verità, si sarebbe compiaciuta un po’ meno del proprio cappellino e di piatti delicati per una cena. Più forte di tutto, c’era la preoccupazione per il perfezionamento morale di un’amica, a volte chiamato la sua anima, che era probabile traesse beneficio da osservazioni tendenti alla tristezza, pronunciate con l’accompagnamento di sguardi pensosi ai mobili e con dei modi che sottintendevano che chi parlava non aveva intenzione di dire ciò che aveva in mente, per riguardo ai sentimenti dell’ascoltatrice. Tutto sommato, si potrebbe dire che un ardente spirito di carità si metteva all’opera per indurre la mente virtuosa a rendere infelice l’amica per il suo bene. A Middlemarch ben difficilmente si sarebbero potute trovare delle mogli le cui sfortune coniugali, in modi diversi, avrebbero potuto con ogni probabilità evocare questa attività morale in misura maggiore di Rosamond e di sua zia Bulstrode.

    Allo stesso modo, il fervore religioso è spesso pura ostentazione, ed un sadico piacere prevale ogni qual volta sia possibile far affondare chi fino a poco prima era tra le fila degli uomini di potere.
    Lo stile dell'autrice è estremamente sferzante, e le critiche sociali e di costume non sono certo velate, sebbene a dominare sia un tono brillantemente sagace.
    Non mancano comunque personaggi con una connotazione più nettamente positiva, come Dorothea con il suo spirito di abnegazione o il focoso Will Ladislaw; lo stesso Lydgate è per lo più una vittima delle circostanze, sebbene commetta degli errori e la sua arroganza gli alieni le simpatie altrui: genuino il suo interesse per i pazienti come il desiderio di migliorare lo stato dell'arte medica, ma

    «il carattere non è inciso nel marmo – non è qualcosa di solido e inalterabile. È qualcosa di vivo e di cangiante, e si può ammalare come il nostro corpo.»

    Grazie alle accurate descrizioni e riflessioni del narratore onnisciente, ogni personaggio diviene la perfetta incarnazione di un certo tipo psicologico: Casaboun, ad esempio, è l'emblema di chi si perde dietro a sogni di gloria (La Chiave di tutte le Mitologie che dovrebbe conferirgli imperitura fama), ma allo stesso tempo non ha la forza per riconoscere i propri limiti, attribuendo la mancanza del dovuto riconoscimento a colpe altrui, e finisce con l'impantanarsi e con il non riuscire a concludere nulla.
    Approfondita ed estremamente verosimile anche l'analisi psicologica di Bulstrode: il banchiere non è del tutto privo di scrupoli morali, eppure riesce sempre a trovare una giustificazione alle sue azioni, chiamando in causa il volere divino, e vedendo se stesso come un mero strumento.

    Alla luce di simili considerazioni, e soprattutto per l'efficace rappresentazione dell'ambiguità della natura umana, non sorprende che Middlemarch venga spesso considerato come il punto più alto del romanzo inglese; negli anni, però, non sono mancate le critiche: per Henry James, ad esempio, "Middlemarch is at once one of the strongest and one of the weakest of English novels".

    La prosa non è sempre scorrevole: l'abbondanza di particolari, le digressioni e gli interventi di un narratore onnisciente che fa sentire la propria presenza, possono rendere il procedere nella lettura non particolarmente agevole, oltre a determinare un'azione talvolta stagnante.

    Middlemarch è così un libro che potrebbe spaventare anche il lettore "allenato" e con una certa dimestichezza con il romanzo inglese (in particolare ottocentesco), ma al tempo stesso mantiene una grande attualità, perché, pur cambiando tempi e luoghi, l'essenza dell'animo umano rimane fedele a se stessa nella sua mutevolezza e in una continua alternanza tra luci e ombre, in cui non è possibile definire chiari confini.

    ha scritto il 

  • 4

    Meraviglioso!!! In assoluto uno dei libri piú belli che mi siano mai capitati tra le mani. L'analisi di un paese provinciale nell'Inghilterra vittoriana, con le sue ragazze insulse e i suoi signorotti ...continua

    Meraviglioso!!! In assoluto uno dei libri piú belli che mi siano mai capitati tra le mani. L'analisi di un paese provinciale nell'Inghilterra vittoriana, con le sue ragazze insulse e i suoi signorotti, ma anche con persone che cercano di essere migliori senza cadere nella superbia, che cercano di vivere la propria vita secondo il proprio volere, non seguendo solo delle tacite leggi morali. Ho letto questo libro insieme al mio piccolo "club" ed é stato ancora piú interessante discuterne insieme a voce alta. Consigliatissimo

    ha scritto il 

  • 5

    Do il massimo dei voti per questo capolavoro della letteratura dell'Ottocento inglese, scritto da una donna che si firmava con uno pseudonimo maschile, ma che di fatto rientra nella letteratura tout c ...continua

    Do il massimo dei voti per questo capolavoro della letteratura dell'Ottocento inglese, scritto da una donna che si firmava con uno pseudonimo maschile, ma che di fatto rientra nella letteratura tout court senza accezioni di genere perché qui siamo davanti a una capacità unica di rappresentare la complessità del comportamento umano con estrema finezza, precisione e chiarezza. Una trama solida, mai scontata, mai prevedibile e ancor oggi attualissima, lineare scorrevole, ricca di situazioni e mai noiosa. Figure scolpite con la penna che emergono e restano impresse per la loro autenticità e attualità romanzo poco considerato ma che va assolutamente rivalutato.

    ha scritto il 

  • 2

    "Se la giovinezza è la stagione della speranza, lo è spesso solo nel senso che i più anziani sono pieni di speranza per noi."

    A Middlemarch, una città di fantasia dell'Inghilterra centrale, si snodano le vicende di una serie di personaggi che appartengono a distinte classi sociali basate su lignaggio e censo. Ad esempio, il ...continua

    A Middlemarch, una città di fantasia dell'Inghilterra centrale, si snodano le vicende di una serie di personaggi che appartengono a distinte classi sociali basate su lignaggio e censo. Ad esempio, il confuso e loquace Mr. Brooke e le sue nipoti, Celia e Dorothea, la prima più ingenua e tradizionalista, la seconda più idealista e impegnata in opere finalizzate ad aiutare i poveri della contea. Edward Casaubon, pedante studioso che passa il suo tempo a cercare di concludere quella che considera la sua più grande opera, la Chiave di tutte le Mitologie. Il dottor Lydgate, medico a corto di denaro che vorrebbe cambiare la scienza medica.

    E' un romanzone formato da ben 8 libri e ambientato in questo microcosmo locale pieno di individui, famiglie e gruppi che danno vita all'affresco di una società politica, agricola, plebea, religiosa, riuscendo a parlare di parecchi temi diversi e molto diffusi all'epoca, quali la riforma elettorale o la morte di Giorgio IV. Un romanzone pedante come uno dei suoi personaggi, Casaubon. Non metto in dubbio l'abilità della Eliot di descrivere bene ogni singolo individuo e di intrecciare più storie in modo assolutamente coerente, ma ammetto pure di aver saltato più paragrafi perche in preda alla noia e anche per via delle vicende che non mi interessavano e non mi coinvolgevano neanche un po'.
    Ho trovato anche molto fastidiosi i personaggi, con un'unica eccezione, ovvero Will Ladislaw, giovane cugino di Casaubon, affascinante e pieno di verve, pur non avendo una professione stabilita.

    ha scritto il 

  • 5

    Analisi del matrimonio

    Che gran donna deve essere stata Mary Anne Evans (vero nome di George Eliot). Ogni volta che leggo un suo libro rimango sempre più colpita dalla sua raffinata prosa. Anche in questo romanzo si percepi ...continua

    Che gran donna deve essere stata Mary Anne Evans (vero nome di George Eliot). Ogni volta che leggo un suo libro rimango sempre più colpita dalla sua raffinata prosa. Anche in questo romanzo si percepisce chiaramente la vasta cultura, la mente attiva e la grandezza di questa scrittrice inglese ormai diventata una delle mie preferite. Un esempio di queste qualità le ritroviamo in Middlemarch, corposo e denso penultimo romanzo, pubblicato nel 1874.
    Da molti ritenuto il suo capolavoro, Middlemarch è un affresco della società vittoriana negli anni ’30 del XIX secolo, un periodo molto intenso di grandi riforme sia politiche sia culturali, sia in ambito scientifico sia in quello dei trasporti.
    Il sottotitolo dato al romanzo, Uno studio di vita provinciale, rispecchia benissimo lo scopo principale della scrittrice: compiere una vera e propria analisi – condotta con accuratezza scientifica – della società e delle persone che abitano un piccolo borgo di provincia.
    Middlemarch è un’immaginaria piccola cittadina dell’Inghilterra rurale, dove anche la semplice elezione per un posto di cappellano si rivela una guerra tra diverse fazioni che compongono la società cittadina; un microcosmo dove vivono svariati personaggi, appartenenti a diverse famiglie, che compongono la società del borgo: proprietari terrieri, commercianti, medici, reverendi, avvocati, banchieri, braccianti; una società multiforme composta da uomini e donne ordinari, nei quali il lettore si può facilmente identificare e di cui l’autrice analizza e racconta le vicissitudini, le aspirazioni, le speranze, i fallimenti, i successi, le paure, le amicizie e le relazioni.
    Tema principale dell’opera è il matrimonio come fondamento della famiglia e di conseguenza della società. L’autrice inglese sviscera ed esplora con minuzia psicologica vari esempi di relazioni e di famiglie, felici e infelici, matrimoni solidi e imprudenti, le difficoltà della coppia, la differenza d’età, le incompatibilità e le incomprensioni che ci possono essere in una relazione. In pratica come dice l’autrice “il matrimonio con le sue difficoltà nascoste oltre che palesi”, analizzando la vita coniugale nelle sue difficoltà economiche, sentimentali, intellettuali e fisiche.
    Al centro del romanzo, in particolare, ci sono due matrimoni: quello di Dorothea Brooke e di Tertius Lydgate, protagonisti del romanzo. La prima è una giovane ragazza, piena d’ideali e di progetti filantropici che, accecata dalla sua sete di cultura e dal desiderio di rendersi utile, decide di sposare Mr. Casaubon, reverendo colto e dedito alla stesura della sua opera letteraria, con il doppio della sua età; un uomo che, dopo le nozze, si rivela pieno di sé e incapace di capire i desideri e le emozioni della giovane moglie.
    Il secondo matrimonio analizzato è quello di Tertius Lydgate, giovane medico appena trasferitosi a Middlemarch, che vive la sua professione come una missione; idealista e pieno di progetti si fa abbindolare dalla bella di turno, Rosamond Vincy, che poi sposa incatenandosi così ad un matrimonio “sbagliato” in cui vi è mancanza di comunicazione e comprensione tra i due, e che a poco a poco manderà all’aria i progetti futuri di Tertius. Una scelta, quella di sposarsi con una donna superficiale, che pagherà e condizionerà la sua vita per sempre.
    Due matrimoni infelici che sono il perno del romanzo e punto di partenza da cui si sviluppano altre storie e relazioni.

    Middlemarch è un romanzo poco conosciuto in Italia. Nel nostro paese è stato tradotto per la prima volta (mi pare) negli anni ’80 del XX secolo, cioè poco più di cent’anni dopo la sua prima uscita. Dispiace che sia preso poco in considerazione perché è sicuramente uno di quei libri che merita di essere letto.
    Romanzo dalla mole non indifferente e dalla trama complessa, più pensato e riflessivo rispetto agli altri romanzi della stessa autrice che ho già avuto il piacere di leggere; confesso che le prime cento pagine sono state un po’ ostiche, poi man mano che si procede nella lettura e si svolgono le vicende dei personaggi, l’opera si schiude in tutta la sua bellezza come un fiore in primavera.
    Grazie ad uno stile perfetto ed una prosa eccelsa, George Eliot descrive abbastanza chiaramente il suo pensiero sul matrimonio, partendo subito da due unioni coniugali già fallite in partenza, perché come spiega l’autrice “è difficile vivere da pari se non si rispetta il partner nonostante gli si voglia bene". Ci fa vedere, anzi esplorare cosa accade dopo la classica frase finale delle favole “… e vissero tutti felici e contenti”; quando due persone si ritrovano a fare i conti l’uno con l’altra e come un innamoramento possa resistere quando bisogna convivere, confrontarsi e spesso sopportare i difetti dell’altro.
    Tra dissertazioni filosofiche, citazioni letterarie, riferimenti storici e religiosi, la scrittrice inglese tratta molteplici tematiche: la condizione della donna, la disuguaglianza delle classi sociali, il ruolo sociale del matrimonio; tratta anche tematiche che allora erano prettamente maschili come la medicina, la religione, l’agricoltura, la politica, la speculazione, l’analisi sociale, manifestando così tutta la sua erudizione, una mente attiva e sagace, e la sua padronanza su ogni argomento che sceglie di affrontare.
    La Eliot ricostruisce un piccolo microcosmo affollato di personaggi e nonostante il numero sia elevato ad ognuno è dedicato il giusto spazio. Un’immensa galleria in cui ognuno ha una sua vicenda, che sia un matrimonio sbagliato, un problema economico o un segreto da celare a tutti i costi; di ognuno sono tratteggiati problemi, ispirazioni, desideri, passioni, paure, scelte ambigue, falsità, vizi, meschinità e travagli interiori. Tutto è narrato dalla penna della Eliot con grande finezza psicologica, dimostrando così grande maturità e consapevolezza nel conoscere la mente umana.
    I personaggi sono sfaccettati e reali, narrati con partecipazione e affetto ma anche con una certa ironia. Ci si appassiona a loro, si è coinvolti dalle loro vicissitudini e si segue la loro evoluzione umana e spirituale, grazie al modo in cui la scrittrice inglese ne sonda le profondità.
    Confesso di aver avuto un rapporto un po’ travagliato con la protagonista del libro, Dorothea Brooke; ma d’altronde ho sempre un rapporto un po’ tormentato con le protagoniste femminili dei romanzi di Mary Anne (vedasi Maggie Tulliver e Hetty Sorrel). All’inizio ho trovato Dorothea un po’ troppo fredda e “perfettina”, poi man mano che ho approfondito la sua conoscenza ho visto anche dei lati positivi, perché in fondo oltre la ragione anche lei ha un cuore; mi è piaciuta la sua decisione di seguirlo fino in fondo disinteressandosi di tutto e tutti, curandosi per una volta solo di sé stessa.
    Dorothea è un personaggio femminile completamente diverso da tante altre eroine letterarie incontrate finora. Dorothea (chiamata affettuosamente dalla sorella con il nomignolo di Dodo) è una giovane ragazza di ventuno anni, orfana di entrambi i genitori, che vive con sua sorella Celia sotto la tutela dello zio Arthur Brooke. Di famiglia buona e benestante, ama l’intensità e la grandezza; puritana e zelante è sempre impegnata nello studio di testi religiosi e nella progettazione d’opere che possano alleviare le sofferenze dei più diseredati, e poi (come la descrive l’autrice) “vede sempre quello che nessun altro vede ma non vede ciò che è chiarissimo.”
    Dorothea, emblema di una femminilità repressa e condizionata dalle convenzioni sociali, è il personaggio femminile di cui seguiamo l’evoluzione e la crescita per tutto il libro. All’inizio del romanzo è una ragazza che ho trovato pedante, rigida, austera, attaccata ai principi religiosi, rinunciataria a qualsiasi soddisfazione o piacere materiale. Fin da piccola ha desiderato aiutare qualcuno impegnato in grandi opere, e forse spinta da questo desiderio e dal suo grande fervore religioso, deciderà di sposare il reverendo Edward Casaubon, che ha il doppio della sua età. È stato veramente difficile capire la scelta di Dorothea di prendere come marito questo personaggio; forse lo ha scelto perché immaginava una vita di coppia stimolante in cui il marito l’avrebbe aiutata ad elevarsi culturalmente. Niente di più sbagliato perché già durante la luna di miele a Roma, Dorothea si accorgerà dell’infondatezza delle proprie speranze e soprattutto, di che razza d’uomo abbia sposato.
    Mr. Casaubon è forse uno dei personaggi più sgradevoli in cui mi sono imbattuta durante le mie letture. È un uomo geloso, orgoglioso, refrattario, indifferente ai bisogni e ai desideri della moglie; ritratto perfetto dello studioso pedante, ha come unico obiettivo nella vita quello di guadagnarsi fama tra i posteri grazie alla sua opera letteraria (ciò che gli interessa di più nella vita), che rivede e modifica in continuazione ma non vedrà mai la luce (ben gli sta!). Man mano che il lettore approfondisce la sua conoscenza emergono i peggiori difetti del suo carattere; egli, infatti, è gretto, arido, insensibile, meschino, ma soprattutto, geloso di una gelosia che gli divora il fegato. Quando decide di “liberare” Dorothea della sua presenza fisica non lo farà, però, con la sua presenza spirituale; la ragazza scoprirà, infatti, l’esistenza di un codicillo, odioso e offensivo, che il “delizioso” marito ha fatto aggiungere nel contratto di matrimonio, facendo in modo di “conservare la sua fredda presa sulla vita di Dorothea” anche dopo la sua morte. Un uomo odioso e ripugnante sino al midollo.
    Dorothea, in fondo, non è come ci appare alla prima impressione. Man mano che approfondiamo la sua conoscenza assistiamo alla sua crescita; giungerà alla piena felicità dopo aver superato un difficile cammino pieno d’ostacoli e delusioni, e sconfitto tabù tipici della società del tempo. Colui che l’accompagnerà in questo cammino, che la porterà alla piena conoscenza di se stessa e avrà un ruolo determinante nella sua vita, è Will Ladislaw, giovane cugino del defunto marito.
    Will è un giovane d’animo nobile, idealista, errabondo, inquieto, brillante ma un po’ inconcludente, uno spirito libero dalle idee innovatrici, alla ricerca di se stesso e di cosa fare realmente nella vita. In lui Dorothea trova una persona attenta, con cui parlare e confrontarsi su qualsiasi argomento, e con cui si aprirà a poco a poco.
    Comprimario del libro (e di cui la Eliot analizza il matrimonio non con una penna ma con un bisturi) è il dottor Tertius Lydgate, giovane medico appena giunto nella cittadina di Middlemarch. Lydgate è un uomo orgoglioso, posato, sensibile, altruista, con la testa piena di progetti, aspirazioni e desideri, a volte un po’ supponente e presuntuoso, vive la sua professione come una missione da compiere a tutti i costi; inevitabilmente cederà al fascino di un bel visino e di un paio d’occhi azzurri mandando all’aria tutti i suoi propositi. Devo confessare che mi è dispiaciuto che il dottor Lydgate sia incappato in un matrimonio con una donna superficiale, viziata, egocentrica, frivola, venale e insensibile alle aspirazioni del coniuge, come Rosamond Vincy. Il rapporto tra i due si incrina e va a rotoli al sorgere dei primi problemi economici; è stato veramente triste assistere alla presa di coscienza da parte del dottore che Rosamond non ricambia il suo affetto.
    Personaggio che mi è piaciuto tanto è Fred Vincy, fratello di Rosamond. Anche lui è viziato, immaturo, svogliato ma in fondo di buon carattere, cerca nella vita la strada più facile ed ambisce ad arricchirsi grazie all’eredità del vecchio zio Mr. Featherstone; non sa cosa fare della propria vita, anzi in fondo lo sa: non farà mai il curato. Altro carattere che mi è piaciuto tanto è Mary Garth e la sua numerosa famiglia: Mary è una giovane ragazza non troppo bella, saggia, in gamba, intelligente, ironica, fermamente decisa a non accettare l’amore di Fred fin quando quest’ultimo non metterà la testa a posto.
    Poi ci sono tanti altri personaggi secondari che animano e arricchiscono il romanzo: Celia, la pragmatica sorella di Dorothea; lo zio di Dorothea, l’irresponsabile Mr. Brooke, personaggio buffo e maldestro che strappa più di un sorriso (basti pensare alla scena del comizio elettorale); il ricco e misantropo zio Featherstone dal cui testamento dipende il futuro di molti presunti eredi; dei veri parenti serpenti che si recano al capezzale del morente solo perché preoccupati che l’eredità finisca in mano altrui; e poi tanti altri personaggi tutti interessanti, e tutti con qualche caratteristica che li contraddistingue.
    Ogni personaggio che compare in questa magnifica opera, sia principale sia secondario, è ben caratterizzato, analizzato scrupolosamente; ognuno con le proprie complessità, contraddizioni e travagli interiori; nessuno è uno stereotipo, sono tutti interessanti e unici; nessuno è totalmente buono o cattivo, sono uomini e donne che reagiscono alle difficoltà della vita, che sbagliano, che si redimono o sprofondano sempre più nel baratro.

    Middlemarch è un mirabile affresco ricco di particolari che permette al lettore di sentirsi coinvolto nella vicenda a 360 gradi. In questo romanzo c’è proprio tutto:, l’amore, la devozione, l’idealismo, le relazioni famigliari, la politica, l’etica, il lavoro, la meschinità, l’avidità, la superficialità, l’ingenuità. La scrittrice inglese non si esenta dal descrivere dibattiti politici e analisi della dinamiche economiche e sociali; ci fornisce una fotografia, un quadro minuzioso e dettagliato della realtà della vita e dei rapporti che si potevano formare in una piccola cittadina inglese del ‘800, mettendone in mostra ogni pregio e difetto.
    Middlemarch è anche la storia della disillusione e del dissolversi dei propri sogni e ispirazioni, perché per forza di cose devono adattarsi alla realtà che si vive; un romanzo in cui si analizzano i vari comportamenti dell’uomo e le sue emozioni, sui problemi di coppia che sopraggiungono dopo il matrimonio anche quando ci si sposa liberamente e senza costrizioni; sulle ipocrisie e imposizioni della società nella vita individuale; il ruolo della donna nella società, i cui pregiudizi e imposizioni costringono le donne a limitare la loro intelligenza e sete di conoscenza, impedendogli così di realizzare disegni più grandi e ambiziosi.
    Romanzo solenne e acuto, splendidamente costruito, in cui la Eliot coniuga le sue ineccepibili doti di narratrici con la conoscenza dell’animo umano; dalla finissima caratterizzazione psicologica, in cui si percepisce che la scrittrice è stata partecipe di molte delle emozioni dei personaggi; dall’umorismo sottile e penetrante (ad esempio nel descrivere il modo in cui i pettegolezzi corrono per il villaggio), dalla prosa eccelsa, dallo stile superbo, lineare, limpido, dalla scrittura di gran classe, spesso scorrevole e precisa; dai dialoghi brillanti, dal ritmo discontinuo, ora ironico, ora scientifico, ora dottrinale; dall’epilogo per alcuni drammatico per altri felice proprio come nella vita.
    Una storia composta da tante storie che si intrecciano e s’incastrano, come vari pezzi di un puzzle, per giungere a formare un’opera unica e magnifica.

    Noi mortali, uomini e donne, fra l’ora di colazione e quella di cena, ingoiamo molte delusioni; tratteniamo le lacrime e ci facciamo un po’ pallidi attorno alle labbra, e per tutta risposta a chi ci chiede qualcosa diciamo: “Oh nulla!”. L’orgoglio ci aiuta; e l’orgoglio non è male quando ci spinge soltanto a nascondere le nostre ferite – e a non ferire gli altri.

    ha scritto il 

  • 5

    Middlemarch è l'ennesimo motivo per cui adoro i classici inglesi. "Studio di vita provinciale" è il sottotitolo affidato a quest'opera e, come nel caso de I Buddenbrook, rappresenta alla perfezione ci ...continua

    Middlemarch è l'ennesimo motivo per cui adoro i classici inglesi. "Studio di vita provinciale" è il sottotitolo affidato a quest'opera e, come nel caso de I Buddenbrook, rappresenta alla perfezione ciò che andremo a trovare. Middlemarch è un romanzo dalla mole non indifferente e devo ammettere che le prime cento pagine sono state abbastanza ostiche e non pensavo che sarei arrivata poi alla fine così entusiasta e con un voto pieno. In realtà l'ho terminato a notte fonda, quando mi mancavano un centinaio di pagine e pensavo che fosse ormai ora di andare a dormire, ma non ho saputo resistere e così ho compiuto una full immersion finale.

    Middlemarch è un romanzo corale, ambientato appunto nella cittadina omonima della provincia inglese, dove prendono vita diversi personaggi appartenenti a diverse famiglie. Un occhio attento è dato ai matrimoni che si compiono in queste pagine, in particolare a due matrimoni infelici che saranno il fulcro poi del romanzo e da cui si dipaneranno altre storie. Uno di questi personaggi è Dorothea Brooke - forse il personaggio di cui mi sono ricreduta maggiormente fra tutti quelli letti nella mia vita - che viene presentata al pubblico quasi come una santa, una sorta di Santa Teresa, a cui non importa dei suoi averi, di abiti e di gioielli, ma che vive per uno scopo superiore, fare del bene con le sue azioni. E che modo migliore c'era all'epoca per fare del bene per una donna dotata di un patrimonio non esagerato? Naturalmente prendendosi cura di un marito, un marito che come lei pensa, dovrà insegnarle a farsi le sue opionini, facendole capire quali valga la pena avere. Questo è il primo punto di scontro con Dorothea, perché fin da subito appare chiaro che le sue opinioni sono ormai ben formate, ma il tutto stona con il fatto che voglia assoggettarsi a un uomo. Il suo errore lo fa sposando l'uomo sbagliato che oltre a sbagliato è anche perfido fino alla fine e egoista, perché non ha mai mostrato un briciolo di affetto per quella donna che non si è mai preso la briga di comprendere. Un uomo vecchio stampo, che pensa che le mogli siano per natura inferiori ai mariti di cui dovrebbero esaudire ogni desiderio. Fin da subito questi due personaggi insieme appaiono stonati, anche se in realtà il marito di Dorothea appare stonato anche da solo. Dorothea Brooke è un altro personaggio femminile indimenticabile, con cui è molto facile scontrarsi per il suo essere martire così spesso, ma di cui adoro la volontà di ferro. Una volta che la decisione è presa è presa per sempre. Dorothea si erge al di sopra di una società governata dagli uomini, occupandosi di affari e lasciando da parte i desideri del marito. Questo, lo zio e il cognato cercheranno tutti di indicarle la strada. Dorothea è una vera eroina di fine Ottocento che alla fine segue il suo cuore mandando al diavolo tutto e tutti e fregandose delle convenzioni sociali.

    L'altro personaggio a compiere un matrimonio infelice è il Dottor Lydgate, nuovo arrivato nella cittadina. I problemi economici, un matrimonio avventato e la superficialità della moglie intaccheranno la sua persona. Per se stesso aveva scelto la strada della medicina, da cui era stato affascinato in giovane età, ma una serie di circostanze sfortunate dettate dalla moglie e dal caso, lo abbattono. Questi sono i due personaggi "principali" ma come dimenticare tutti gli altri che ruotano attorno a loro? A partire da Mary Garth, così decisa a non accettare l'amore di Fred Vincy fin quando questo non avesse messo la testa a posto, per poi passare a Celia Brooke, la sorella di Dorothea, William Ladislaw, personaggio che ho trovato interessante con le sue tante sfumature, con una buona dose di pregi e anche qualche difetto, fino ad arrivare al più miserabile dei vagabondi, che avrà poi il suo ruolo nell'intreccio. Non si parla di personaggi secondari, in fondo vanno ad occupare anche capitoli interi e le loro azioni si ripercuoteranno su questa piccola società.

    In questo microcosmo si dà importanza al matrimonio ma George Eliot rende abbastanza chiaro il suo pensiero, non per nulla parte da due matrimoni falliti ancora prima di iniziare, perché per quanto si possa volere bene al partner, è difficile vivere da pari se non lo si rispetta. L'intento non è nemmeno quello di creare del romanticismo tra Lydgate e Dorothea che, pur essendo rispettivamente eroe e eroina, avranno dei destini differenti, e ciò si discosta dalla maggior parte dei romanzi dell'epoca.
    George Eliot con uno stile praticamente perfetto mette a nudo ogni suo personaggio e intreccia le loro vite, analizzando la società di fine Ottocento di cui mostra ogni pregio e difetto.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro assoluto!

    L'ho cominciato la bellezza di due anni fa, mentre scrivevo la tesi di laurea, probabilmente non il momento più propizio. Ho impiegato la bellezza di 40 ore e passa per finirlo e più volte mi sono fer ...continua

    L'ho cominciato la bellezza di due anni fa, mentre scrivevo la tesi di laurea, probabilmente non il momento più propizio. Ho impiegato la bellezza di 40 ore e passa per finirlo e più volte mi sono fermata per rileggere alcuni passi o intere pagine.
    E' semplicemente stupendo, la prosa è sopraffina. Il romanzo tratta di ogni singolo sentimento che l'animo umano è in grado di provare e lo esamina con una profondità e densità di cui pochi sarebbero capaci.
    Se si ama la Austen, la Gaskell le sorelle Bronte, è consigliatissimo.
    La trama è complessa. Devo dire che ho impiegato la bellezza di 500 pagine di 800 prima di cominciare ad apprezzarlo davvero, quindi la lettura è stata "faticosa" all'inizio. Ma ne è valsa assolutamente la pena.

    ha scritto il 

  • 5

    Quando ero piccola e leggevo le favole pensavo che la vita fosse così: “...e vissero felici e contenti”, immaginando che tutto fosse semplice, lineare e continuo. La realtà è ben altra e credo che lo ...continua

    Quando ero piccola e leggevo le favole pensavo che la vita fosse così: “...e vissero felici e contenti”, immaginando che tutto fosse semplice, lineare e continuo. La realtà è ben altra e credo che lo stesso choc che ho subito io, lo abbiano subito i protagonisti di Middlemarch. La Eliot ha scritto questo romanzo con finezza psicologica e comprensione dei pensieri dei suoi personaggi, che mi fa pensare che sia stata partecipe di molte delle loro emozioni, lastricate di buone intenzioni e destinate agli esiti più disparati:
    Non abbiamo paura di ripetere infinite volte come un uomo si innamori di una donna, e come la sposi o da lei si separi. [...] ...vi possono essere esiti diversi: qualche volta uno splendido matrimonio, qualche volta frustrazioni e una separazione finale.[...] Nulla al mondo è più sottile di un cambiamento graduale! All’inizio essi lo respirano senza saperlo, e forse contribuimmo anche voi ed io a infettare quell’aria con le nostre falsità conformistiche o con le nostre conclusioni sciocche…”
    Il parlottio di Middlemarch è sullo sfondo, sempre in agguato a parlare male di qualcuno o gridare allo scandalo, mentre negli animi di Dorothea, Mary si agita ben altro… In un alcuni momenti ho creduto che ci fossero passaggi datati e legati all’epoca (specie sulle condizioni sociali), ma credo che invece, in fondo, gli animi delle persone siano gli stessi, comprese le meschinità e le cattiverie, semplicemente oggi penso ci siano meno remore di qualunque genere.
    Ma che bello incontrare un personaggio pieno di ideali come Dorothea che dovrà venire a patti con le sue illusioni e con se stessa… e che sollievo sapere che anche per tutti è una battaglia provare a costruire il finale della favola, giorno dopo giorno.

    ha scritto il 

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