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Middlemarch

Con audiolibro

Di

Editore: Cideb

4.1
(519)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 160 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco , Catalano , Ceco

Isbn-10: 8853001666 | Isbn-13: 9788853001665 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , eBook

Genere: Fiction & Literature , Romance

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Descrizione del libro
■CIDEB Reading and Training 시리즈 소개
: 중,고등학생들을 위한 영어 독해 시리즈이다. 햄릿, 로미오와 줄리엣, 걸리버 여행기, 로빈슨 크루소, 주홍글씨, 오페라의 유령 등 고전 문학 중심으로 텍스트가 짜여져 있어 학생들에게 영어 독해 능력 뿐만 아니라 읽기를 비롯한 논술고사에도 도움이 되겠다. 교재 안에는 주제를 이끌어내는 액티비티와 이해력을 증진시켜주는 연습문제, 문법과 어휘를 연습할 수 있도록 마련된 다양한 게임 실려 있고, 각 권마다 오디오 CD가 포함되어 있어 청취력도 증강시킬 수 있는 등, 종합적인 영어 실력 향상에 탁월한 교재이다.

■CIDEB Reading AND Training 시리즈 구성
: Beginner,Elementary, Pre-Intermediate, Intermediate의 네 단계로 구성되어 있으며 미스테리, 어드벤처, 서스펜스, 호러, 범죄 스토리, 코미디 등 다양한 장르의 읽기소개를 제공한다. [예스24 제공]
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  • 4

    Vietato divertirsi

    Apprezzare: sì. Condividere: sì. Parteggiare: sì. Deprecare: sì.
    Riflettere: sì.
    E tanto ancora in questa scrittura di gran classe.
    I personaggi non sono macchiette. Casomai sono macchie.
    Le grandi querce, le colline verdi, i piccoli recinti fioriti, tutta la Natura è un c ...continua

    Apprezzare: sì. Condividere: sì. Parteggiare: sì. Deprecare: sì.
    Riflettere: sì.
    E tanto ancora in questa scrittura di gran classe.
    I personaggi non sono macchiette. Casomai sono macchie.
    Le grandi querce, le colline verdi, i piccoli recinti fioriti, tutta la Natura è un corollario che potrebbe anche non esserci.
    Un'altra penna femminile, un'altra donna che 'fugge' in avanti scansando le gambe fasciate dei tavoli, scansando i cervelli fasciati dei maschi...
    Mi chiedo se le poche parti che lasciano intravedere una seria ironia, siano venute fuori volutamente o come.
    Interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    Classicone corposo e intenso, con personaggi bellissimi ai quali ci si affeziona facilmente
    Che donna splendida è Dorothea! e come non affezionarsi al povero Fred Vincy, mortificato dal suo essere un giovanotto ingenuo e facilone... e che sofferenza per il matrimonio del dott. Lydgate...
    ...continua

    Classicone corposo e intenso, con personaggi bellissimi ai quali ci si affeziona facilmente
    Che donna splendida è Dorothea! e come non affezionarsi al povero Fred Vincy, mortificato dal suo essere un giovanotto ingenuo e facilone... e che sofferenza per il matrimonio del dott. Lydgate...
    Forse ho trovato un po' noiosi gli interventi dell'autrice, che si fa sentire abbondantemente, ma nel complesso è uno splendido romanzo

    ha scritto il 

  • 5

    Ho iniziato questo libro due anni fa e l'ho terminato ora, immagino che questo fatto da solo non ne dia un'immagine troppo incoraggiante. Eppure è, inaspettatamente, uno dei miei preferiti. In quest'ultimo mese nel quale ho ripreso in mano Middlemarch, me ne sono innamorata follemente. Non l'avre ...continua

    Ho iniziato questo libro due anni fa e l'ho terminato ora, immagino che questo fatto da solo non ne dia un'immagine troppo incoraggiante. Eppure è, inaspettatamente, uno dei miei preferiti. In quest'ultimo mese nel quale ho ripreso in mano Middlemarch, me ne sono innamorata follemente. Non l'avrei mai detto. Seriamente: sono passata dalla diffidenza all'entusiasmo nell'arco di qualche pagina.
    Certo, non è un romanzo per impazienti che lo leggono progettando un'evasione tra i cappellini vittoriani. Middlemarch non è niente di tutto ciò, se vogliamo definirlo possiamo usare il sottotitolo che gli ha dato la sua autrice cioè "uno studio di vita provinciale". Middlemarch è acuto, penetrante, ironico, intelligente. Forse proprio quegli impazienti di cui sopra sono quelli che potrebbero ricavare più giovamento dalla sua lettura, peccato che non lo leggeranno perché scoraggiati dalla mole e dalle prime pagine. O forse no? Smentitemi, ne vale la pena!

    ha scritto il 

  • 4

    Questa è stata una lettura tutta particolare: ho avuto un rapporto estremamente contrastato con il romanzo, con i suoi personaggi, così come con l'autrice, per tutta la sua durata. In assoluto trovo che questo sia stato il libro che più mi ha smosso sentimenti totalmente antitetici, tanto che per ...continua

    Questa è stata una lettura tutta particolare: ho avuto un rapporto estremamente contrastato con il romanzo, con i suoi personaggi, così come con l'autrice, per tutta la sua durata. In assoluto trovo che questo sia stato il libro che più mi ha smosso sentimenti totalmente antitetici, tanto che per me era assolutamente impensabile fino a 3/4 del libro il poter dare 4 stelle come valutazione finale. Sono passata dalla fase di coinvolgimento, a quella di noia, a quella di irritazione per lo stile narrativo e le dinamiche della storia, alla tentazione di abbandonare la lettura, sino alla passione per la stessa.
    Ho avuta molta difficoltà ad amare i personaggi di questo romanzo, in particolar modo le donne, che trovavo fossero tutte troppo mediocri, presuntuose o stupide (soprattutto Rosamond: quanto l'ho detestata!). Inoltre è innegabile che il ritmo narrativo sia stato piuttosto lento: trovo che la Eliot tenda ad essere veramente troppo prolissa in certi frangenti, elaborando concetti e vicende nel doppio delle pagine di cui necessiterebbero, finendo per snervare il lettore. Un'altra cosa che mi ha spazientito un po' dell'autrice, è stata la sua vena un tantino esibizionista, nel voler fare continuamente mostra della sua mole culturale, sia con le citazioni ad inizio di ogni capitolo, sia con i continui gratuiti riferimenti a fatti e personaggi autentici nel corso della narrazione.
    Detto così sembra un decalogo di difetti; in realtà ho maturato come la sensazione che nelle ultime 200 pagine tutto finisse con l'apparire incredibilmente chiaro: la crescita dei personaggi, la loro fine caratterizzazione, le loro scelte, l'ampio ventaglio di sfaccettature tematiche trattate, come mi fosse stato d'improvviso rimosso un velo dalla mente, rendendomi comprensiva persino verso quei difetti dei vari personaggi che così poco avevo tollerato. E' un romanzo che necessita di essere metabolizzato lentamente, ed il fatto che ci abbia impiegato mesi a finirlo non è un caso: mi riusciva faticoso riuscire a leggere più di una quarantina di pagine, e non tanto perchè fosse pesante il romanzo in sè, ma proprio per una sorta di lentezza intrinseca nella storia.
    Comunque sono lieta di non aver ceduto alla tentazione di abbandonare il libro, sia perchè avrei perso questa sensazione di appagamento che essere riuscita ad apprezzarlo mi ha lasciato, sia perchè mi avrebbe indotto sicuramente a tagliare per sempre i ponti con quest'autrice, privandomi del piacere di poter gustare i frutti letterari che una mente così acuta e raffinata è stata in grado di plasmare.

    ha scritto il 

  • 4

    Vacanze intelligenti

    Romanzo di epoca e struttura ottocentesca, splendidamente costruito e con diverse gemme sotto forma di digressioni della Eliot.


    I personaggi sono sfaccettati e veri, raccontati con partecipazione e affetto e con una certa ironia talvolta spiccatamente maschile, proprio come lo pseudonimo s ...continua

    Romanzo di epoca e struttura ottocentesca, splendidamente costruito e con diverse gemme sotto forma di digressioni della Eliot.

    I personaggi sono sfaccettati e veri, raccontati con partecipazione e affetto e con una certa ironia talvolta spiccatamente maschile, proprio come lo pseudonimo scelto dall’autrice.

    Per parte mia, degli eroi ed eroine di questa tradizione letteraria mi piace e diverte (e ammiro anche assai!) questa loro capacità di tenersi dentro dolori e rivendicazioni. Il silenzio diventa un valore costruttivo, perché a volte, lo sappiamo, nell’esprimere troppo se stessi, nel protestare e dichiararsi, si combinano anche parecchi guai. Esteriormente impassibili, invece, questi uomini e donne soffrono in silenzio, non dicono, non esprimono, non rimostrano; al culmine di una disperazione o una passione intollerabile, al limite arrossiscono; per il resto tacciono in una composta impenetrabilità, finché il tempo non risolve ogni cosa.

    Noi mortali, uomini e donne, fra l’ora di colazione e quella di cena, ingoiamo molte delusioni; tratteniamo le lacrime e ci facciamo un po’ pallidi attorno alle labbra e per tutta risposta a chi ci chiede qualcosa diciamo: “Oh, nulla”. L’orgoglio ci aiuta; e l’orgoglio non è male quando ci spinge soltanto a nascondere le nostre ferite – e a non ferire gli altri.

    A volte c’è proprio bisogno di un libro così. Di leggere di amori che si rincorrono e si fraintendono vanamente, esprimendosi in un solo sfiorarsi delle dita o in lunghi sguardi carichi di tutto l’inesprimibile; di equivoci continuamente alimentati e dalle dolorose conseguenze; di sentimenti trattenuti e non svelati; di ascese e cadute sociali; di eterne preoccupazioni economiche e di ceto; di infelicità matrimoniali e felicità al di fuori delle convenienze, di convenzioni e apparenze. Specie poi quando tutto ciò è così brillantemente e acutamente descritto.
    Un romanzo come questo è una sorta di intelligente vacanza che arricchisce e appaga, diverte e commuove, con un finale in cui - per una volta! - tutto si ricompone nel modo migliore possibile e tutto viene svelato.

    Un romanzo come questo tocca e fa leva forse sulle corde più ingenue: la voglia di fantasticare, di farsi rapire da storie dai sentimenti forti e assoluti, il desiderio che tutto finisca bene.

    Ma questa ingenuità viene nutrita di intelligenza e di un'eccezionale capacità di scrittura, che procurano un intenso godimento intellettuale.

    ha scritto il 

  • 3

    Storia di vita provinciale

    letteralmente.
    Il romanzo è bello, nella misura in cui può risultare gradevole
    la storia (solita) romantica mai fuori dagli schemi.
    A me è sembrato troppo lungo per quello che succede; sono molto carini alcuni aforismi -per lo più fatti proferire da Mary, personaggio molto brit ...continua

    letteralmente.
    Il romanzo è bello, nella misura in cui può risultare gradevole
    la storia (solita) romantica mai fuori dagli schemi.
    A me è sembrato troppo lungo per quello che succede; sono molto carini alcuni aforismi -per lo più fatti proferire da Mary, personaggio molto british- brilla in alcuni passaggi ma davvero non riesco a capire come mai una selezione di eminenti scrittori ( tra cui S.King) l'abbia messo al decimo posto dei migliori romanzi di sempre a discapito di delitto e castigo o l'Ulisse

    ha scritto il 

  • 5

    Sottolineature/precisazioni. (Il virgolettato è mio, il resto è copiato. Il virgolettato tratto dal romanzo è della Eliot, il resto a disposizione di chi lo reclama. I brani tra parentesi sono di chi scrive.)

    Middlemarch è uno dei cinque o sei migliori romanzi inglesi scritti in epoca vittoriana, peraltro in netto contrasto con il conformismo vittoriano, il cui scopo primario era di “divertire” il lettore. (Anche se qui su Anobii ho letto la recensione di una lettrice che ne consiglia la lettura solo ...continua

    Middlemarch è uno dei cinque o sei migliori romanzi inglesi scritti in epoca vittoriana, peraltro in netto contrasto con il conformismo vittoriano, il cui scopo primario era di “divertire” il lettore. (Anche se qui su Anobii ho letto la recensione di una lettrice che ne consiglia la lettura solo agli appassionati di romanzi vittoriani) .Non a caso, Virginia Woolf lo definì “uno splendido libro che nonostante le sue imperfezioni è uno dei pochi romanzi scritti per gente adulta”.
    Riprendendone la lettura dopo alcuni anni, mi sono sorpreso nel notare i numerosi brani che sottolineai a matita durante la mia prima lettura.
    I personaggi di Middlemarch sono esplorati in tutto il loro complesso mondo interiore, e tra essi, emerge la figura meravigliosa di Dorothea Brooke, emblema di una femminilità storicamente repressa e condizionata, nel suo essere, dalle convenzioni etiche, religiose e sociali del mondo che la circonda.
    Tuttavia non è nella statura dei singoli personaggi che va ricercata l’essenza di Middlemarch né dalle numerose vicende amorose che in esso si intrecciano – appassionanti e condotte sul filo di una sottile ironia – ma dall’abilità con cui prende forma la visione tragica di un’umanità frustrata e delusa nelle sue più alte aspirazioni.
    Middlemarch è la storia di una disillusione, un romanzo pieno di spettri metaforici e dei soprassalti causati dal loro improvviso apparire sotto la forma dell’illusione generosa.
    “Perché nella moltitudine degli uomini di mezz’età che seguono la propria vocazione in una routine quotidiana preordinata quasi quanto il nodo della loro cravatta, c’è sempre qualcuno che una volta intendeva dare forma alle proprie azioni e cambiare un po’ il mondo. La storia del loro graduale uniformarsi alla media, pronti a essere impacchettati in blocco, non risulta quasi mai chiaramente rivelata neppure alla loro coscienza; perché forse il loro ardore nell’assolvere con generosità a un duro lavoro non ripagato si è raffreddato impercettibilmente come l’ardore delle altre passioni giovanili, finché un giorno il loro io passato è apparso come uno specchio nella sua vecchia dimora gettando una luce spettrale sul nuovo mobilio. Nulla al mondo è più impercettibile del processo del loro graduale mutamento!”.

    C’è un senso di entropia, di autoannientamento, in questo romanzo, che va di pari passo con la speranza nel futuro; è come se di fronte al chiudersi di un’epoca, tra tanti scrittori delusi per ciò che non è accaduto e timorosi di quello che potrà accadere, George Eliot fosse l’unica grande figura capace di reggere allo schianto ponendosi nella dimensione comprensiva della pazienza e della rappresentazione, con la piena consapevolezza che “la più alta vocazione e scelta è vivere senza oppio, vivere ogni dolore con pazienza consapevole e lucida..”.

    Un romanzo da leggere e sottolineare. E poi da leggere ancora una volta, quando è finito l’oppio o si è deciso di smetterlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Di solito non commento i classici, ma dopo un migliaio di pagine pesanti come uno zaino di mattoni mi toglierò la soddisfazione di scrivere qualche parolina.
    Middlemarch si annuncia come affresco della vita di provincia all’epoca: siamo intorno al 1830, la regina Vittoria non è ancor ...continua

    Di solito non commento i classici, ma dopo un migliaio di pagine pesanti come uno zaino di mattoni mi toglierò la soddisfazione di scrivere qualche parolina.
    Middlemarch si annuncia come affresco della vita di provincia all’epoca: siamo intorno al 1830, la regina Vittoria non è ancora sul trono, il colera infuria tra le campagne inglesi, le prime ferrovie britanniche dividono i campi di costernati baronetti, si discute la grande riforma elettorale. Ma in verità tutto questo è solo uno sfondo sfuocato. Il vero tema del romanzo è il matrimonio, che viene definito un giogo per gli uomini e una gabbia per le donne. La Eliot è una pensatrice intelligente e di larghe vedute, eppure in questo romanzo non c’è il femminismo ante-litteram del precedente Il mulino sulla Floss. Tutti i personaggi femminili, giovani e vecchie, povere e ricche, protagoniste e figure di sfondo, sono donne in gamba, coraggiose, determinate e tenaci, molto più dei loro uomini; ma tutte sono devote e sottomesse al marito fino all’abnegazione. Gli uomini pretendono dalle mogli ubbidienza e sottomissione, remissività e dedizione, perché quello è il ruolo della donna, ci viene ripetuto molte e molte volte nel corso del romanzo.
    Dorothea è tra tutte la più docile e sottomessa, la più devota e fedele, quella che più delle altre dedica la propria vita al marito e al lavoro del marito cui fa da assistente, perché, lei stessa dichiara, ‘è il mio dovere’. Tutti i personaggi maschili la ammirano molto per questa sua devozione totale. Eppure, se il marito non morisse a metà del romanzo lasciandola libera, che vita d’inferno sarebbe la sua. Libera, peraltro, solo di scegliersi un secondo marito a cui fare da assistente, questa volta per il resto dei suoi giorni.
    Mary Garth, umile governante che sopporta a lungo quell’odioso tanghero dello zio Featherstone senza lamentarsi perché ‘è il mio dovere’, detesta in realtà ogni impiego, non ha ambizioni, né intelligenza né desiderio di indipendenza, e non aspira ad altro che a diventare una massaia e a sposare un uomo debole e mediocre da poter dominare e manovrare.
    La signora Bulstrode, consigliata dalle amiche di abbandonare il marito disonorato, non esita a togliersi i gioielli e vestirsi da quacchera e, soffrendo acerbamente per l’indignazione e la vergogna, decide di restargli accanto comunque e accetta il proprio amaro destino di esiliata senza avere alcuna colpa, evidentemente perché, ancora una volta, ‘è il mio dovere’.
    Rosamond è l’unica a ribellarsi al suo dovere di moglie ubbidiente e a tentare di far valere i propri diritti, eppure è un personaggio negativo, superficiale, frivola e venale; e infatti tenta di farsi valere nel modo sbagliato, ossia slealmente: d’altronde anche il marito è stato sleale con lei, sposando senza soldi una ragazza ricca, indebitandosi con incoscienza, e pretende che lei condivida il lastrico con serenità. Alla fine, Rosamond ottiene quello che vuole –andarsene da Middlemarch- ma lo pagherà perdendo l’amore del marito.
    Vorrei aver frainteso la Eliot, che dieci anni prima aveva fatto di Maggie Tulliver una vera eroina protofemminista, ma Middlemarch sembra proprio sostenere che per una donna l’unica possibile dignità si conquista muovendosi nell’ombra del marito, silenziosamente, dolcemente, senza disturbarlo e senza farsi notare. Vorrei aver frainteso, e però vedo su Wikipedia che non sono l’unica a giungere a una conclusione simile.
    Forse anche per questo motivo (ma non solo) il romanzo manca di vitalità e di sangue. Dopo le prime trecento pagine di noia assoluta, che mi hanno messo a dura prova, di colpo il vecchio Featherstone tira le cuoia, i parenti accorrono alla lettura del testamento, restano con un palmo di naso, lo sconosciuto erede bussa alla porta, e il romanzo finalmente prende vita. L’intreccio non è male ma tutti i personaggi, per un motivo o per l’altro, mi sono parsi insipidi oltre che antipatici; nessuno di loro ha lo spessore e la vitalità di tanti eroi dell’Ottocento inglese, per esempio gli indimenticabili Becky Sharp e Barry Lindon, Heathcliff, la zia Betsey Trotwood e Miss Havisham, Scrooge, Tess dei D'Urbervilles ed Elizabeth Bennet (e ancora non conosco né Trollope né Fielding).
    Sentenzioso, moralista, prolisso; affiora di tanto in tanto un tocco di ironia e di umorismo nel descrivere, per esempio, l’attesa della lettura del testamento, o il modo in cui i pettegolezzi corrono per la cittadina di provincia, o ancora il lancio di uova sullo zio di Dorothea che si presenta candidato whig al parlamento; ed è effettivamente avvincente il momento clou, la morte improvvisa di Raffles che in un solo colpo precipita nella rovina parecchi dei protagonisti. Nulla però di paragonabile alla satira arguta di Thackeray e alla fantasia iperbolica di Dickens.
    Consigliato solo ai veri appassionati di romanzi vittoriani.

    ha scritto il 

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