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Middlesex

By Jeffrey Eugenides

(334)

| Paperback | 9780747561620

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Book Description

In the spring of 1974, Calliope Stephanides, a student at a girls school, Grosse Pointe, MI, finds herself drawn to a chain-smoking, strawberry-blond classmate with a gift for acting. The passion that furtively develops between themalong with Callies Continue

In the spring of 1974, Calliope Stephanides, a student at a girls school, Grosse Pointe, MI, finds herself drawn to a chain-smoking, strawberry-blond classmate with a gift for acting. The passion that furtively develops between themalong with Callies failure to developleads Callie to suspect that she is not like other girls. The explanation for this shocking state of affairs takes us out of suburbiaback before the Detroit race riots of 1967, before the rise of the Motor City, to 1922, when the Turks sacked Smyrna and Callies grandparents fled for their lives, back to a tiny village in Asia Minor where two lovers, and one rare genetic mutation, set in motion the metamorphosis that will turn Callie into a being both mythical and perfectly real: a hermaphrodite.Sprawling across eight decadesand one unusually awkward adolescenceJeffrey Eugenidess long-awaited second novel is a grand, utterly original fable of crossed bloodlines, the intricacies of gender, and the deep, untidy promptings of desire. It marks the fulfillment of a huge talent, named one of Americas best young novelists by both Granta and The New Yorker.

881 Reviews

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    Se la normalità fosse stata normale, l'avrebbero lasciata tutti in pace. Si potevano mettere tutti quanti comodi e lasciare che la normalità esprimesse se stessa.

    Statico.
    Questa è la parola che immediatamente mi viene in mente, quando penso a questo romanzo. Al periodo in cui feci della storia di Callie come una seconda pelle, dove un turbinio di frasi e periodi sembravano staccarsi dalla carta e, come ragni ...(continue)

    Statico.
    Questa è la parola che immediatamente mi viene in mente, quando penso a questo romanzo. Al periodo in cui feci della storia di Callie come una seconda pelle, dove un turbinio di frasi e periodi sembravano staccarsi dalla carta e, come ragni d'inchiostro, trascinarsi sulle mani e sulla faccia. Attraversando la pelle e annidarsi nelle vene fino a colmare il cuore d'infinita tristezza e annebbiare le pupille di pozzanghere cristalline.
    Inaspettato. Improvviso. Confuso. Come le cose che si mescolano le une alle altre e, diventando un'unica macchia, si confondono. Quando l'ho posseduto la notte di Natale, quando poi - seduta sul mio morbido letto e abbracciata da una massa informe di coperte e piumoni - ho cominciato a leggerlo, come un impavida viaggiatrice in cerca di avventure, mi sono imbarcata in una storia di cui non sapevo assolutamente niente né dove mi avrebbe portato. Dalla Turchia del crollo dell'Impero Ottomano all'America del proibizionismo, dai conflitti razziali alla controcultura. Su uno spazio oscuro e profondo in cui penetra una luce suggestiva che fa pensare al crepuscolo. Un crepuscolo anomalo e nostalgico che giunge alla fine di un lungo, lungo declino e nella cui luce si vedono fluttuare una miriade di cellule minuscole. Dove si nasconde un gene misterioso che attraversa come una meteora incandescente tre generazioni di famiglie. E che solo al termine si è manifestato in lei. Callie. La bambina apollinea dal faccino luminoso e una massa informe di ricci che si crede normale come tutte le ragazzine della sua età, ma che in realtà emerge ogni tanto come farebbe un piccolo difetto di pronuncia non abbandonato del tutto nell'infanzia. L'anima di un adulto apparentemente maschio che si risveglia di colpo in lui e che indossa la sua pelle come una vestaglia troppo larga. Sente affiorare il suo passo fanciullesco, il fluido della disperazione adolescenziale che scorre nelle sue vene e improvvisamente se ne va, così come è arrivata.
    La ragazza che divora i libri come se fossero Nutella, sulla sua poltrona preferita, con i piedi penzoloni e i capelli raccolti in una morbida crocchia, sul finire del mese di giugno, aveva compreso immediatamente l' "anomalia" di Callie. Aveva capito che, al di la delle apparenze, al di la della sua femminilità sconosciuta, come sostiene la stessa Callie, ci fosse in realtà un "mostro". Un raro ermafrodito il cui gene, come l'Ulisse di Omero impiegò dieci anni a tornare a casa, ha impiegato duecento anni per iscriversi nel suo corpo. Concepito dopo una tediosa serata a teatro, nell'incauta circostanza in cui il Minotauro e il suo atteggiamento nei riguardi delle vittime aveva eccitato la dolce Desdemona al punto tale di vergognarsene e di non lasciar trasparire niente. Ha attraversato generazioni e generazioni, in un viaggio travagliato nel cuore di un passato che cela i segreti del suo destino, alla soglia di una città che, all'epoca, non era un luogo preciso. Non apparteneva a nessun paese perché erano tutti paesi, mentre adesso costituito a una distesa di grattacieli, viali, aziende e quartieri.
    La ragazza che divora i libri non aveva mai parlato di sé stessa, prima di allora, e non aveva mai scoperto fino in fondo cosa volesse dire essere diversi. Fino a quando non arrivò Jeffrey Eugenides che, impartendogli lezioni private di sessualità e sentimenti, in balia di uno stato confusionale, aveva sperato in un atto di coraggio. In un barlume di speranza che l'avrebbe finalmente destata da questo strano stato d'incertezza. Col timore che i personaggi e la loro storia non l'avrebbero soddisfatta del tutto. Eppure esplorarlo strato dopo strato, tirare fuori l'immagine di una bambina, di un martello e di un cuore dalla forma ristretta, senza sapere di leggere una storia toccante e a tratti complicata - le pagine di diario di un narratore dal temperamento apolitico, liberatorio e coraggioso -, ha rivelato una sensibilità capace di strappare dolcemente, a una a una, le sottili membrane che avvolgono il cuore umano.

    Ciò che dimenticano gli esseri umani ricordano le cellule. Il corpo, quella memoria da elefante...

    Il romanzo di Eugenides getta una particolare luce sui significati intimi di questa frase che, a seconda delle varie interpretazioni, ha un che di profondo e nascosto. Così come il narratore della storia, che percependo la presenza del lettore instaura un genere d'intimità che lo mette subito a suo agio, Eugenides riavvolge la pellicola della vita di Callie all'indietro come un nastro, percorrendo un percorso formativo ed evolutivo, e crea una sorta di relazione fra autore e lettore fatta esclusivamente di parole, dialoghi asciutti e descrizioni a matriosca - talvolta inutili, talvolta noiose - che non sempre lasciano un segno indelebile nei recessi più remoti di chi legge. Esamina la crescita interiore dell'individuo, combina eventi storici all'analisi dell'animo umano, intrecciando dramma e commedia, cinismo e ingenuità, articolando un romanzo vivo, pulsante, intenso come un esistenza stessa. Attraverso lo sguardo di Calliope, il lettore vede e comprende sviluppi e riflessioni. Assiste a un lungo esame sulla libertà individuale e d'espressione e, ponderando quello che nei secoli passati è sempre stato visto come una specie di tabù, riconosce la capacità del romanzo di spiegare cosa significhi appartenere al terzo sesso.
    Adoro le storie d'amore melense, impossibili, i libri belli e indimenticabili, ed ero convinta che questa storia mi regalasse qualcosa di simile: due amanti che non riescono a smettere di amarsi e che, allo stesso tempo, non possono stare insieme. Che pensano sia più facile annegarsi o scegliere un suicidio d'amore, pur di riuscire a vivere il loro sogno d'amore. Tra l'odore della polvere da sparo dei fucili o la paura del popolo che serpeggia in ogni parte. Il genere di storia che io prediligo moltissimo e per cui non rinuncerei per nulla al mondo.
    Middlesex, invece, non è niente di tutto questo. Nulla che possa paragonarlo a una bellissima e indimenticabile storia di amori proibiti, ma un libro modernissimo, acuto, impressionante e, per certi versi, memorabile. Un grandioso atto d'immaginazione; fatto di cronaca straordinario che nasce, cresce e si evolve. Si riproduce mediante un miscuglio genetico fra famiglie, fra due giovani aventi lo stesso DNA che scoprono come a volte l'amore può tramutarsi in condanna. La storia di minuscole particelle che nuotano contro un tetro fondale nero, come un lungo serico filo bianco che ha cominciato a srotolarsi un giorno di duecentocinquanta anni fa, quando per divertirsi gli dei della biologia scherzarono con un gene nel quinto cromosoma di un bambino. Rimase intrappolato in una città che bruciava e fuggì a bordo di una nave... Fin quando si trasferì in un nuovo corpo. Fin quando il mondo andò in frantumi. Precipitò verso la lavagna bianca di una personalità da formare. Un nuovo individuo. Un nuovo essere. Un Kafka in miniatura. Una fenice che risorge dalle ceneri.
    Callie. Questo libro è di Callie. E' Callie in ogni forma e sfaccettatura. Segue un ordine preciso, scandisce i capitoli attraverso repentini passaggi dal presente al passato e viceversa, in cui Callie adulta ci parla della vita che si è dovuta lasciare alle spalle. E' un romanzo che parla di genetica, di tabù. Un omaggio alla legge di appartenenza per gli ermafroditi che fa riflettere, lascia un po' d'amaro in bocca e che parla di un amore per nulla puro che porta dritto alla tristezza, a una brutta condizione che mette in discussione l'identità individuale e l'approccio col prossimo. Parla di quella bambina che ha sempre preservato la beata speranza di poter, un giorno, diventare una donna e che, col suo candore e l'ingenuità tipica della sua età, mi ha permesso di capire cosa voglia dire essere padroni di se stessi.
    Middlesex, impregnato di una sottilissima vena di drammaticità, è un romanzo di un intensità disarmante: un manipolo di particelle che viaggiano fra i posti più sperduti del mondo. Superbo. Particolare. Lo consiglio spassionatamente specialmente ai lettori più esigenti, per tre semplicissimi motivi: un'attenta ricostruzione, una vibrante rievocazione, una dimensione squisitamente famigliare. Leggetelo quando avete pazienza e tempo in quantità. Perché se partite col piede giusto, senza pregare furtivamente di portarlo al termine il prima possibile, le pagine non sembreranno interminabili come pensavate.

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    Gresi said on Jul 9, 2014 | Add your feedback

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    Non avevo particolari aspettative. Non conoscevo l'autore, mi sono fidata di un consiglio radiofonico.
    Gradita sorpresa: diverso, intenso, a tratti aspro, cinico e al tempo stesso delicato.

    Un ermafrodita racconta la propria storia partendo dalla fu ...(continue)

    Non avevo particolari aspettative. Non conoscevo l'autore, mi sono fidata di un consiglio radiofonico.
    Gradita sorpresa: diverso, intenso, a tratti aspro, cinico e al tempo stesso delicato.

    Un ermafrodita racconta la propria storia partendo dalla fusione di rari geni recessivi nascosti nel DNA dei propri nonni, greci emigrati negli Stati Uniti. Amori incestuosi accompagnano la mutazione genetica come un'onda che s'infrange sul corpo di bambina di Calliope, protagonista e narratrice.

    Affatto scontato, molto bello.

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    Maliviò said on Jul 8, 2014 | Add your feedback

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    "La biologia ci dà un cervello, la vita lo trasforma in mente."
    Con "Le vergini suicide" Eugenides non mi aveva convinto, ma con questo libro mi ha semplicemente conquistato"

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    Milla Paglia said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

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    Tragedia greca

    Eredità della famiglia la recessione del quinto cromosoma.

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    Marina Malombra said on Jun 23, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Un diffuso senso di noia, un sapore di già letto, qualche sprazzo saltuario di vago interesse. Troppo poco per portare a termine una simile mole di pagine.

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    Momi said on Jun 21, 2014 | 7 feedbacks

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    Più leggi e peggio è

    Più libri leggo e più trovo similitudini, più trovo similitudini e più ho la sensazione che gli scrittori si copino l'uno con l'altro… Scoperta geniale non è vero?
    A parte gli scherzi, l'inizio di questo libro mi ha ricordato vagamente "Quando Teresa ...(continue)

    Più libri leggo e più trovo similitudini, più trovo similitudini e più ho la sensazione che gli scrittori si copino l'uno con l'altro… Scoperta geniale non è vero?
    A parte gli scherzi, l'inizio di questo libro mi ha ricordato vagamente "Quando Teresa si arrabbiò con Dio" altro libro che ho abbandonato. Seppur il primo centinaio di pagine fosse abbastanza interessante vi ho trovato comunque degli elementi di disturbo, il solito incesto e le solite violenze a danno di persone inermi... Ecco, non ho voglia di leggere queste cose, sono stanca di certi argomenti. Nel proseguire della storia per fortuna c'è stato un cambiamento tuttavia ho trovato il racconto un po' noioso, non mi ha appassionata e mi sono fatta sgomentare dalla sua lunghezza. Peccato, leggendo la trama avevo delle buone aspettative ma non è stato così, il libro mi ha delusa, e poco importa se ha vinto il Pulitzer.

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    Monica Spicciani (scambio cartacei-sottolineo a matita) said on Jun 16, 2014 | Add your feedback

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