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Middlesex

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Publisher: Bloomsbury Publishing PLC

4.3
(5407)

Language:English | Number of Pages: 529 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , German , Portuguese , French , Italian , Swedish , Chi simplified , Catalan , Dutch , Indonesian , Czech

Isbn-10: 0747564485 | Isbn-13: 9780747564485 | Publish date:  | Edition Export Ed

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Audio CD , School & Library Binding , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Book Description
In the spring of 1974, Calliope Stephanides, a student at a girls' school in Grosse Pointe, finds herself drawn to a chain-smoking, strawberry-blond classmate with a gift for acting. The passion that furtively develops between them leads Callie to suspect that she is not like other girls. In fact, Callie has inherited a rare genetic mutation. The biological trace of a guilty secret, this gene has followed her grandparents from the crumbling Ottoman Empire to Detroit and has outlasted the glory days of the Motor City, the race riots of 1967, and the family's second migration, into the foreign country known as suburbia. Thanks to the gene, Callie is part girl, part boy. And even though the gene's epic travels have ended, her own odyssey has only begun.
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  • 5

    La ricerca di una Voce

    Eugenides ha mirato altissimo, Middlesex è un romanzone denso ma non ridondante: da quelle 602 pagine non taglierei nulla . La storia di formazione è ciò a cui moltissimi fanno riferimento, ma che dir ...continue

    Eugenides ha mirato altissimo, Middlesex è un romanzone denso ma non ridondante: da quelle 602 pagine non taglierei nulla . La storia di formazione è ciò a cui moltissimi fanno riferimento, ma che dire della saga degli Stefanides? E che dire dell'epos dei greci in fuga dai territori occupati dalla Turchia? A questo proposito c'è da dire una cosa sul narratore. Senza forzature, con una trovata che è un vero uovo di Colombo, Eugenides riesce a usare sia la terza sia la prima persona -con la terza persona narra le parti epiche e la saga familiare, con la prima persona il "romanzo di formazione". Il narratore è semple lui, Cal, che usa la prima persona quando parla di sé da "bambina", e la terza quando racconta le avventure dei suoi antenati.

    Come ammesso da Eugenides, in Middlesex non ci sono sperimentalismi fini a se stessi. Eppure il romanzo è nuovo e originale, ma in cosa? Cal Stefanides è nuovo, i suoi dilemmi sono nuovi, sono nuove le sfide che deve affrontare, le reazioni delle persone alla sua condizione. Non c'è bisogno di cambiare la grammatica della narrazione -magari per trovarsi distante anni luce dai lettori. Eugenides racconta una storia senza allontanarsi troppo dagli stilemi classici del romanzo, codificati nell'ottocento, consentendosi giusto un tocco di brio. In questo modo gli riesce di raccontare di guerra, amore, morte, amicizia, tradimento e contemporaneamente mirare al cuore della contemporaneità e produrre qualcosa di assolutamente inedito.

    said on 

  • 2

    trans è bello

    ma nel senso di oltre

    come in 'gallia transalpina' o 'transavanguardia'

    poi per carità sono belli anche i travoni

    questo libro però parla di ermafroditi

    su questo non saprei espr ...continue

    trans è bello

    ma nel senso di oltre

    come in 'gallia transalpina' o 'transavanguardia'

    poi per carità sono belli anche i travoni

    questo libro però parla di ermafroditi

    su questo non saprei esprimermi

    said on 

  • 2

    trans è bello

    ma nel senso di oltre

    come in 'gallia transalpina' o 'transavanguardia'

    poi per carità sono belli anche i travoni

    sugli ermafroditi però non mi esprimo ...continue

    trans è bello

    ma nel senso di oltre

    come in 'gallia transalpina' o 'transavanguardia'

    poi per carità sono belli anche i travoni

    sugli ermafroditi però non mi esprimo

    said on 

  • 5

    Forse mi aspettavo di più, uno di quei libri dai quali non ti puoi staccare, che non riesci a mettere giù neanche se sono le tre di notte e domani ti devi alzare presto; forse mi aspettavo questo e qu ...continue

    Forse mi aspettavo di più, uno di quei libri dai quali non ti puoi staccare, che non riesci a mettere giù neanche se sono le tre di notte e domani ti devi alzare presto; forse mi aspettavo questo e quindi una punta di delusione per ora l'ho provata, perché anche se ci sono alcune sequenze di eventi che ti incollano alla pagina finora sto leggendo a un ritmo normale, però comunque non è niente male, è interessante, ben costruito e - per quanto io possa giudicare, non essendo madrelingua né tantomeno esperta di critica letteraria - ben scritto. E come sempre amo scoprire da romanzi eventi storici che ignoravo completamente: la distruzione di Smirne (e il bello è che un paio d'estati fa ci sono stata, a Izmir!), e i riots di Detroit del 1967 - o tentativo fallito di rivoluzione e seconda guerra civile americana, secondo l'autore. Scommetto che tra qualche anno ancora ricorderò qualcosa di questi episodi, mentre già adesso della poca storia che ho studiato a scuola ricordo poco più che le grandi linee.
    Se sto dando l'impressione che solo gli aspetti storici rendano il romanzo notevole, niente di più sbagliato: i personaggi sono interessanti, delineati nei loro pregi e difetti, che li fanno risultare umani, e ad alcuni di loro ci si affeziona, o comunque si viene contagiati dalla tenerezza che ha verso di loro il protagonista-narratore, alla cui insolita condizione allude il titolo.
    Nell'ultima parte ci si concentra proprio sul narratore, e ho finito per essere catturata proprio come speravo.

    said on 

  • 4

    bello. Comprende una parte storica molto interessante, e un situazione particolare vissuta dal soggetto. il tutto risulta essere molto fruibile e riscuote l'interesse del lettore

    said on 

  • 5

    Nel mezzo

    Leggere Middlesex ha fatto tornare in me domande che ormai pensavo assopite, quesiti a cui pensavo di aver fato risposte esaustive, ma invece non era cosí.

    Come comportarsi quando non di sa cosa si é? ...continue

    Leggere Middlesex ha fatto tornare in me domande che ormai pensavo assopite, quesiti a cui pensavo di aver fato risposte esaustive, ma invece non era cosí.

    Come comportarsi quando non di sa cosa si é? Cosa fare quando non si é a conoscenza del proprio io?

    Con una prosa accattivante, dai toni ironici e volutamente radical chi, ci viene dipanata la storia di Cal, rappresentazione umana del mito greco di Ermafrodito. Uno stile divertente che con leggerezza affonda nel profondo.

    Raccomandato e raccomandabile.

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  • 3

    Non so di preciso cosa davvero mi aspettassi da Middlesex. L’incipit prometteva una riflessione intimista e un’analisi sulla sessualità che poteva anche escludere il discorso ermafrodito. I dubbi sull ...continue

    Non so di preciso cosa davvero mi aspettassi da Middlesex. L’incipit prometteva una riflessione intimista e un’analisi sulla sessualità che poteva anche escludere il discorso ermafrodito. I dubbi sulla propria sessualità, e soprattutto su come approcciarla, possono averli chiunque, non solo persone nate sia uomo che donna. Sarebbe stato interessante indagare su questo aspetto, anche se le dimensioni del libro potevano risultare un po’ eccessive per un argomento del genere e rischiavano di annacquarlo troppo con discorsi evitabili. La trama infatti è ben altra cosa. Sotto un certo punto di vista giustifica le 600 pagine del romanzo, accompagnando il lettore con una prosa che si fa ben volere e si lascia leggere. La storia è un’epopea familiare lunga tre generazioni. Non stupisce che Eugenides abbia vinto il pulizer con questo romanzo. La scelta narrativa è quella che più si adatta a raccontare non solo una storia ma la Storia di una parte di America, ovvero Detroit. La vita della/del protagonista è solo un pretesto, tant’è che compare a più di metà del libro nonostante la sua voce ne sia il narratore unico.
    Da un certo punto di vista mi ha ricordato l’italico La gang dei sogni, mentre da un altro un qualsiasi libro di A.M. Homes che non sia La fine di Alice. Per il romanzo italiano è facile intuirne il motivo, visto che anche il libro di Di Fulvio usa l’espediente degli immigrati in America per raccontare più di una generazione di personaggi; il paragone al lavoro di A.M. Homes è dovuto invece ad altri due libri. Se infatti Le vergini suicide poteva essere visto vicino a La fine di Alice, non tanto per temi trattati o per stile quanto piuttosto per impatto e bellezza, Middlesex si fa esattamente quanto è successo ai lavori di Homes: c’è qualcosa, soprattutto nello stile che cambia sensibilmente diventando molto più mansueto, che trasforma l’autore di un ottimo libro in autore di buoni libri. Middlesex scorre che è una meraviglia, si lascia leggere, e finisce per mantenere un buon ricordo, ma gli manca qualcosa, magari l’asprezza che il suo predecessore aveva, l’idea geniale di come narrare una cosa, di come piegarla per farne vedere aspetti che altrimenti non si sarebbero notati. Middlesex è appunto un buon libro, così come lo sono gli altri di A.M. Homes, ma non si avvicina alla bellezza di Le vergini suicide. Se è vero che uno scrittore deve sempre reinventarsi per cercare di scrivere il suo capolavoro, provando di superarsi a ogni libro, con Middlesex pare che Eugenides non ci abbia neppure provato, ma si sia limitato a scrivere. Poi la sua bravura a fatto si che ne uscisse fuori un libro godibile, ma questa è un’altra storia.

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