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Middlesex

By

Publisher: Bloomsbury Publishing PLC

4.3
(5389)

Language:English | Number of Pages: 529 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Spanish , Chi traditional , German , Portuguese , French , Italian , Swedish , Chi simplified , Catalan , Dutch , Indonesian , Czech

Isbn-10: 0747564485 | Isbn-13: 9780747564485 | Publish date:  | Edition Export Ed

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Audio CD , School & Library Binding , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Gay & Lesbian

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Book Description
In the spring of 1974, Calliope Stephanides, a student at a girls' school in Grosse Pointe, finds herself drawn to a chain-smoking, strawberry-blond classmate with a gift for acting. The passion that furtively develops between them leads Callie to suspect that she is not like other girls. In fact, Callie has inherited a rare genetic mutation. The biological trace of a guilty secret, this gene has followed her grandparents from the crumbling Ottoman Empire to Detroit and has outlasted the glory days of the Motor City, the race riots of 1967, and the family's second migration, into the foreign country known as suburbia. Thanks to the gene, Callie is part girl, part boy. And even though the gene's epic travels have ended, her own odyssey has only begun.
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  • 5

    Forse mi aspettavo di più, uno di quei libri dai quali non ti puoi staccare, che non riesci a mettere giù neanche se sono le tre di notte e domani ti devi alzare presto; forse mi aspettavo questo e qu ...continue

    Forse mi aspettavo di più, uno di quei libri dai quali non ti puoi staccare, che non riesci a mettere giù neanche se sono le tre di notte e domani ti devi alzare presto; forse mi aspettavo questo e quindi una punta di delusione per ora l'ho provata, perché anche se ci sono alcune sequenze di eventi che ti incollano alla pagina finora sto leggendo a un ritmo normale, però comunque non è niente male, è interessante, ben costruito e - per quanto io possa giudicare, non essendo madrelingua né tantomeno esperta di critica letteraria - ben scritto. E come sempre amo scoprire da romanzi eventi storici che ignoravo completamente: la distruzione di Smirne (e il bello è che un paio d'estati fa ci sono stata, a Izmir!), e i riots di Detroit del 1967 - o tentativo fallito di rivoluzione e seconda guerra civile americana, secondo l'autore. Scommetto che tra qualche anno ancora ricorderò qualcosa di questi episodi, mentre già adesso della poca storia che ho studiato a scuola ricordo poco più che le grandi linee.
    Se sto dando l'impressione che solo gli aspetti storici rendano il romanzo notevole, niente di più sbagliato: i personaggi sono interessanti, delineati nei loro pregi e difetti, che li fanno risultare umani, e ad alcuni di loro ci si affeziona, o comunque si viene contagiati dalla tenerezza che ha verso di loro il protagonista-narratore, alla cui insolita condizione allude il titolo.
    Nell'ultima parte ci si concentra proprio sul narratore, e ho finito per essere catturata proprio come speravo.

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  • 4

    bello. Comprende una parte storica molto interessante, e un situazione particolare vissuta dal soggetto. il tutto risulta essere molto fruibile e riscuote l'interesse del lettore

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  • 5

    Nel mezzo

    Leggere Middlesex ha fatto tornare in me domande che ormai pensavo assopite, quesiti a cui pensavo di aver fato risposte esaustive, ma invece non era cosí.

    Come comportarsi quando non di sa cosa si é? ...continue

    Leggere Middlesex ha fatto tornare in me domande che ormai pensavo assopite, quesiti a cui pensavo di aver fato risposte esaustive, ma invece non era cosí.

    Come comportarsi quando non di sa cosa si é? Cosa fare quando non si é a conoscenza del proprio io?

    Con una prosa accattivante, dai toni ironici e volutamente radical chi, ci viene dipanata la storia di Cal, rappresentazione umana del mito greco di Ermafrodito. Uno stile divertente che con leggerezza affonda nel profondo.

    Raccomandato e raccomandabile.

    said on 

  • 3

    Non so di preciso cosa davvero mi aspettassi da Middlesex. L’incipit prometteva una riflessione intimista e un’analisi sulla sessualità che poteva anche escludere il discorso ermafrodito. I dubbi sull ...continue

    Non so di preciso cosa davvero mi aspettassi da Middlesex. L’incipit prometteva una riflessione intimista e un’analisi sulla sessualità che poteva anche escludere il discorso ermafrodito. I dubbi sulla propria sessualità, e soprattutto su come approcciarla, possono averli chiunque, non solo persone nate sia uomo che donna. Sarebbe stato interessante indagare su questo aspetto, anche se le dimensioni del libro potevano risultare un po’ eccessive per un argomento del genere e rischiavano di annacquarlo troppo con discorsi evitabili. La trama infatti è ben altra cosa. Sotto un certo punto di vista giustifica le 600 pagine del romanzo, accompagnando il lettore con una prosa che si fa ben volere e si lascia leggere. La storia è un’epopea familiare lunga tre generazioni. Non stupisce che Eugenides abbia vinto il pulizer con questo romanzo. La scelta narrativa è quella che più si adatta a raccontare non solo una storia ma la Storia di una parte di America, ovvero Detroit. La vita della/del protagonista è solo un pretesto, tant’è che compare a più di metà del libro nonostante la sua voce ne sia il narratore unico.
    Da un certo punto di vista mi ha ricordato l’italico La gang dei sogni, mentre da un altro un qualsiasi libro di A.M. Homes che non sia La fine di Alice. Per il romanzo italiano è facile intuirne il motivo, visto che anche il libro di Di Fulvio usa l’espediente degli immigrati in America per raccontare più di una generazione di personaggi; il paragone al lavoro di A.M. Homes è dovuto invece ad altri due libri. Se infatti Le vergini suicide poteva essere visto vicino a La fine di Alice, non tanto per temi trattati o per stile quanto piuttosto per impatto e bellezza, Middlesex si fa esattamente quanto è successo ai lavori di Homes: c’è qualcosa, soprattutto nello stile che cambia sensibilmente diventando molto più mansueto, che trasforma l’autore di un ottimo libro in autore di buoni libri. Middlesex scorre che è una meraviglia, si lascia leggere, e finisce per mantenere un buon ricordo, ma gli manca qualcosa, magari l’asprezza che il suo predecessore aveva, l’idea geniale di come narrare una cosa, di come piegarla per farne vedere aspetti che altrimenti non si sarebbero notati. Middlesex è appunto un buon libro, così come lo sono gli altri di A.M. Homes, ma non si avvicina alla bellezza di Le vergini suicide. Se è vero che uno scrittore deve sempre reinventarsi per cercare di scrivere il suo capolavoro, provando di superarsi a ogni libro, con Middlesex pare che Eugenides non ci abbia neppure provato, ma si sia limitato a scrivere. Poi la sua bravura a fatto si che ne uscisse fuori un libro godibile, ma questa è un’altra storia.

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  • 4

    “Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di P ...continue

    “Sono nato due volte: bambina, la prima, un giorno di gennaio del 1960 in una Detroit straordinariamente priva di smog, e maschio adolescente, la seconda, nell’agosto del 1974, al pronto soccorso di Petoskey, nel Michigan." Questo è l'incipit di Middle Sex straordinario romanzo di Jeffrey Eugenides che vince il Pulitzer 2003. Middlesex è la storia di un viaggio molto particolare: il viaggio di un gene attraverso diverse generazioni fino ad arrivare a Calliope, o meglio Cal, bhè insomma sia Calliope che Cal, una rara specie di Ermafrodito.
    E' un viaggio nella memoria, un viaggio di libertà e consapevolezza in cui un ormai adulto Cal ripercorre la storia della sua famiglia in un intreccio magistralmente scritto che apre uno scorcio su una parte di storia che spesso viene accantonata: la guerra tra Turchia e Grecia. Ed è proprio lì che inizia il viaggio del "gene", passando poi attraverso l'America del proibizionismo, fino a Detroit.
    Eugenides è un narratore che prende l'eredità di grandi autori, spesso accostato a Roth o a Nabokov, ha una prosa liscia e delicata, crea immagini minuziose, e con maestria e delicatezza racconta una storia drammatica.
    Vivere in un corpo che non è il proprio, vederlo cambiare in modo innaturale, scoprirsi e accettarsi affondando i dubbi nelle proprie radici. Middlesex è questo ma anche molto altro.
    Una lettura che reputo necessaria sia a livello storico che stilistico ma soprattutto per entrare a contatto con una realtà spesso ignota ai più.
    Veronica Nerozzi

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  • 5

    La storia di Cal Stephanides mi ha tenuto compagnia per un mese. Un mese in viaggio nel tempo e nello spazio. Cal (o Calliope, se si preferisce) vuole raccontare la sua storia, però per poterne parlar ...continue

    La storia di Cal Stephanides mi ha tenuto compagnia per un mese. Un mese in viaggio nel tempo e nello spazio. Cal (o Calliope, se si preferisce) vuole raccontare la sua storia, però per poterne parlare, deve prima di tutto affrontarne il principio assoluto. “Per andare avanti bisogna tornare indietro dove si è cominciato”: è così che la sua voce ci trasporta per generazioni della sua famiglia, a partire dall'amore tra i suoi nonni, sbocciato durante il viaggio della speranza dalla Grecia in America. Straordinariamente capace di adattare il ritmo della storia dalla calma con cui indaga nei sentimenti più tumultuosi dei tanti personaggi e comparse che hanno preso parte agli avvenimenti della sua vita, sin da quando non era neanche un embrione, alla rapidità degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia della sua famiglia. La meraviglia dei suoi nonni di approdare con la nave in America e di scoprire un mondo e una libertà mai assaporata fino ad allora, lascia ben presto spazio ad un ritmo ossessivo, con cui negli anni Venti Lefty si trasforma in un Charlie Chaplin al servizio della nuova America industriale. Ogni suo gesto è scandito dal cronometro rigidamente regolato dalle grandi società automobilistiche. Ma poi ancora cambiamenti, nel mondo e nelle vite dei personaggi, che fanno della storia della famiglia una storia comune, fatta di amori, litigi, migrazioni. Una famiglia che però lascia a Cal un patrimonio genetico custodito al riparo da secoli..
    Ho apprezzato tantissimo lo stile di Jeffrey Eugenides, ironico e allo stesso tempo profondo come pochi. Il suo approccio a determinati argomenti come l’intersessualità non è mai banale: la storia di Cal non viene mai vista con commiserazione, ma semplicemente per quella che è.

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  • 3

    Ho impiegato più del previsto a terminare questo libro, forse perché letto in un periodo particolare della mia vita, posso comunque dire che mi è piaciuto ma non mi ha entusiasmato. E' molto bella l'i ...continue

    Ho impiegato più del previsto a terminare questo libro, forse perché letto in un periodo particolare della mia vita, posso comunque dire che mi è piaciuto ma non mi ha entusiasmato. E' molto bella l'idea di narrare a ritroso la vita della famiglia Stephanides, passando dalla Grecia luogo di partenza originario, e di cui la famiglia manterrà gelosamente molte tradizioni gastronomico-culturali, all'America, mitico luogo dove per tutti era possibile farsi un'altra vita. Il punto centrale del libro avrebbe dovuto essere l'ermafroditismo di Calliope, che però non ho trovato così centrale, in gran parte del testo anzi domina la saga familiare; molti passi li ho trovati prolissi o eccessivamente elaborati, pur non cadendo mai nella noia o nella pesantezza. Diciamo che da un premio Pulitzer mi sarei aspettato qualcosina in più, la scrittura è sicuramente apprezzabile, un po' meno lo sviluppo della trama. Voto 3,5

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