Mientras agonizo

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Publisher: Anagrama

4.3
(1094)

Language: Español | Number of Pages: 244 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Italian , German , Portuguese , Turkish

Isbn-10: 8433973207 | Isbn-13: 9788433973207 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , Others , Hardcover

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
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  • 5

    Amo Faulkner in modo viscerale . Ogni sua parola, ogni suo cambiamento di stile, di punto di vista... mi fa vibrare l'anima....poesia in prosa allo stato puro...immagini indelebili...

    Anche in questa ...continue

    Amo Faulkner in modo viscerale . Ogni sua parola, ogni suo cambiamento di stile, di punto di vista... mi fa vibrare l'anima....poesia in prosa allo stato puro...immagini indelebili...

    Anche in questa opera "Mentre Morivo" ( più scorrevole rispetto al "l'urlo e il furore" ) il lettore respira polvere, si brucia al sole e riflette sulle meschinità di una misera famiglia americana. Una miseria che intacca l'etica e la rispettabilità umana in ogni suo componente. La religione non salva nessuno per Faulkner ma anzi punta il dito sulle piaghe , senza misericordia.

    Solo Darl sembra essere il vero innocente.....sembra...

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  • 5

    Sulla coppia vita /morte

    Cominciamo dal titolo (come dice una mia amica).

    Un titolo è come lo specchietto per le allodole. Se non conosci l’autore, se non conosci la trama, se non conosci nemmeno il battage attorno al libro, ...continue

    Cominciamo dal titolo (come dice una mia amica).

    Un titolo è come lo specchietto per le allodole. Se non conosci l’autore, se non conosci la trama, se non conosci nemmeno il battage attorno al libro, ma vuoi omologarti alla tua cerchia –appartieni a un gruppo sociale che leggiucchia come status simbol- allora lo compri.
    Se conosci Faulkner – hai cercato per decenni di farti una qualche base culturale a dispetto della tua cerchia, perché non c’è casta, come quella dei medici, che annoveri tra i suoi membri un livello d’ignoranza così “infimo”(la base scientifica e la spasmodica necessità all’aggionamento professionale, a parziale discolpa), e ne hai letto alcuni libri ma non tutti, e ti trovi a partecipare a “Gara d’Autore” su anobii scegli proprio questo su una rosa di titoli: sia nella traduzione italiana,”Mentre morivo” sia nell’originale “As I Lay Dying” titilla anche il più “banale” subconscio sulla coppia vita /morte.

    Per il tormentato, alcolista, immenso Faulkner la scelta del titolo non fu un mezzuccio. Non gli sarebbe servito a nulla. Non era nemmeno un autore di successo: troppo difficile la scrittura, troppo profondo il dolore, troppo fuori moda i tempi e i luoghi della messa in scena ( Yoknapatawpha la contea immaginaria nello stato del Mississippi in cui ambienta le sue storie, senza cui non sarebbe mai nata Macondo).
    Se formalmente il suo modo di scrivere ci fa pensare ai postmoderni, in cui però il flusso di pensiero servì da pretesto per decretare la morte della verità, nella sostanza “Mentre morivo” è il trionfo dell’affermazione che una verità umana esiste e che esiste la sua dignità in quel segmento che separa la nascita e la morte, il mentre morivo di ogni essere umano ( non perché fossi particolarmente dotata o depressa, ma solo perché acuta osservatrice a dieci anni scrissi in un tema” La vita è una corsa verso la morte”. La prof. sconvolta chiamò mia madre).
    Nel mezzo, ogni uomo ci mette quello che Faulkner disse, quando accettò il Nobel nel 1950: “Mi rifiuto di accettare la fine dell’uomo … Egli è immortale, non perché solo tra tutte le creature ha una voce che non si esaurisce, ma perché ha un’anima, uno spirito capace di compassione, di sacrificio e di resistenza. Il compito del poeta, dello scrittore, è di scrivere di queste cose.”
    F. non s’identifica solo con colui per il quale “non si tratta più di spiegare e risolvere, ma di provare a descrivere”, ma fa di questo descrivere la leva per farci riflettere sul senso di quell’assurdità che la vita sembra. Ci descrive, infatti, storie che sembrano assurde, come assurdi ci sembrano i comportamenti degli animali non potendo conoscerne le emozioni e il loro linguaggio. È come se ogni uomo fosse rinchiuso in guscio acciaioso di dolore che non ci possiamo mettere a giudicare.
    Solo chi ha un sentimento così tragico dell’esistenza, può avere altrettanta fiducia nel nucleo irriducibile dell’uomo.
    Il disprezzo e il sarcasmo hanno ancora vita breve. Bolano ( la compassione ) la Morrison (la resistenza), La Robinson ( il peccato), Cormac McCarthty (il sacrificio) hanno cantato il loro ( del sarcasmo e del disprezzo) de profundis e inneggiato ai pilastri della poetica di Faulkner.

    Ritorniamo al titolo: Faulkner dichiarava che esso allude a un verso dell'Odissea ( libro XI, quello della discesa agli inferi da parte di Ulisse), dove Agamennone, ormai un'ombra, sottolinea che egli non ricevette dalla moglie "occhi di cane" alcun gesto di pietà. Citava a memoria il verso tradotto in Inglese: "As I lay dying the woman with the dog's eyes would not close my eyelids for me as I descended into Hades".

    Il titolo ci introduce, pertanto, nel clima funebre del “romanzo – scena” di un rito di sepoltura, ora grottesco ora drammatico, carico di simboli antichissimi del rapporto tra vivi e morti e del loro dialogo infinito di cui, per credenti o atei duri e puri, sono testimoni i cimiteri.

    L’ultimo viaggio di Addie è la miccia per fare esplodere ectoplasmi di sentimenti e emozioni. I Bundren, una famiglia di contadini poveri e primordialmente legati alla terra, caricano la sua bara su un carro sbilenco tirato da muli codardi e partono per la lontana Jefferson, dove la donna era nata e dove desiderava essere sepolta. Dice, lei, “ mentre moriva” o piuttosto mentre giaceva morendo: “… la ragione per cui si vive è per prepararsi a restare morti”.
    Che cos’è questo prepararsi, se non dare a quelli che ci sopravvivranno, e chiedergli qualcosa per noi perchè possano stare in pace con loro stessi fino a quando anch’essi non saranno morti?”
    Ma è anche la ricerca di fare per noi quello che il nostro cuore ci fa fare, anche quando il mondo e le religioni giudicano questo nostro “fare per noi” peccato o colpa.
    Addie ha peccato. Per passione ha generato un figlio che ama più degli altri e da cui non è amata a causa del suo stesso peccato, ma che lotta come un toro per salvarne il cadavere puzzolente dai flutti di un Missipipi che ha rotto ponti e argini. Salma divenuta carcassa, su cui volano gli avvoltoi, che sembra non volerne sapere di arrivare alla sua città natale, dove ha invece chiesto di essere sepolta, forse per metterli alla prova.

    Darl, figlio generato per dovere coniugale, che la ama e soffre di non essere stato amato tenta, nella sua lucidità, che sarà bollata come follia, di finirla con quella pantomima dando fuoco a un fienile che ospitava la famiglia e la cassa durante il viaggio (nove giorni per Jefferson, con cassa non zincata!). Il disincanto della ragione non può giudicare cosa sia assurdo o meno. L’assurdo è figlio della cultura e le culture, in questo mondo, sono tante. Nell’altro non sappiamo.

    Ma su tutti i personaggi – figli, marito, amici, cittadini o contadini - svetta Cash, il figlio pietoso che le costruisce la cassa mentre lei moriva, proprio sotto le sue finestre per farle vedere il lavoro accurato e che sopporta da stoico la sofferenza di una gamba fratturata, che rischia la gangrena, per salvare la salma travolta dai flutti del fiume. Cash è il portatore di tutta la poetica di Faulkner: la compassione e il sacrificio, la resistenza che ricompensano del passaggio in questo mondo e loro colonna portante (non è che è la Misercordia di Bergoglio?).
    “La vita è il tempo che si impiega a morire”, ma non “a prescindere da ciò che si fa nel frattempo”, come dice Fernanda Pivano, da cui, per una volta, dissento.
    Quando il rito di purificazione si compie, rito antichissimo - per il cui compimento ha lottato fino alla morte Antigone ( non mi sembrano un caso quegli avvoltoi che volano sulla bara e che il più piccolo dei Bundren cerca di scacciare quando li trova appollaiati sulla cassa) - e la bara puzzolente è sotto terra, tutto si rimette a posto: un tutto che è relativo ai desideri e ai sogni limitati di quella famiglia primitiva.
    Dal treno che lo porta in manicomio, Darl - il figlio non amato e che ha ampliato il suo orizzonte in Europa nella grande guerra- attraverso il finestrino vede il carro sgangherato su cui i suoi fratelli mangiano banane e su cui prenderà posto la nuova compagna del padre, felice per essersi fatto una dentiera che gli permetterà di mangiare come i cristiani (una specie di rito consolatorio). Derl ride di un riso isterico, ma F. sembra dirci che anche le banane e le dentiere possono "averci" i loro perché.
    Scusandomi per quella che non vuole essere una battutaccia e per la lunghezza stringata (l’ossimoro è d’obbligo per questo capolavoro) del commento, vi dico: leggetelo, leggetelo, leggetelo o rileggetelo, rileggetelo, rileggetelo!

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  • 5

    Primo Faulkner, mi ha subito conquistata. Uno stile unico, la narrazione è portata avanti a più voci, attraverso i capitoli ogni personaggio aggiunge un tassello, ma restano dubbi od omissioni ed il l ...continue

    Primo Faulkner, mi ha subito conquistata. Uno stile unico, la narrazione è portata avanti a più voci, attraverso i capitoli ogni personaggio aggiunge un tassello, ma restano dubbi od omissioni ed il lettore è trascinato fino alla fine dalla suspance e dalla curiosità. In questa trama in bilico, la maestria di Faulkner mi ha stupito per la potenza delle immagini che riesce a creare ed imprimere nella nostra testa, una serie di diapositive in bianco e nero catturano il dramma, mettono a fuoco l'animo dei personaggi. Un capolavoro assoluto da leggere e rileggere!

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  • 5

    Immenso

    Primo libro di Faulkner letto. Dopo un inizio ostico e difficile da capire si rivela un capolavoro che racchiude un'intensità trovata in pochi altri libri letti in vita mia.

    "Lui mi guarda. Non dice ...continue

    Primo libro di Faulkner letto. Dopo un inizio ostico e difficile da capire si rivela un capolavoro che racchiude un'intensità trovata in pochi altri libri letti in vita mia.

    "Lui mi guarda. Non dice nulla; mi guarda e basta, con quei suoi occhi strambi che fanno parlare la gente. Dico sempre, non è tanto quello che ha mai fatto oppure detto o qualsiasi cosa quanto come ti guarda. È come se ti fosse entrato dentro, in qualche maniera. È come se in un modo o in un altro tu ti stia guardando e guardando quello che fai con gli occhi di lui"

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  • 5

    Una grande corale che alterna voci e punti di vista diversi, in cui spesso il tempo arretra o va avanti per delineare un affresco duro, spietato, arido e potente di una famiglia ma anche e soprattutto ...continue

    Una grande corale che alterna voci e punti di vista diversi, in cui spesso il tempo arretra o va avanti per delineare un affresco duro, spietato, arido e potente di una famiglia ma anche e soprattutto di un ambiente e di una umanità che presenta tratti primordiali e mitici. Dolore, fatica, vita, morte, sanità e pazzia, moralità e amoralità si alternano e si confondono sulla sfondo di una natura dura che nulla perdona agli uomini. La tecnica di Faulkner si fonde perfettamente ed esalta la materia narrativa in uno stile singolare e originale, creando così un vero capolavoro.

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  • 3

    Adelphi doppia Einaudi - 04 ott 15

    Certo non è mai facile avvicinarsi ad un mostro (o maestro) della scrittura e disquisirne come fosse un qualsiasi scrittore che si avvicina alla carta stampata. Molto contesto viene fuori e difficilme ...continue

    Certo non è mai facile avvicinarsi ad un mostro (o maestro) della scrittura e disquisirne come fosse un qualsiasi scrittore che si avvicina alla carta stampata. Molto contesto viene fuori e difficilmente si riesce a separarlo dal testo. Semplice è quando il testo è talmente bello e ben riuscito che non si risparmiano lodi ed iperboli. Meno quando, pur con una sua intrinseca bellezza, soggettivamente contiene punti non chiari o non graditi. Come è per l’appunto questo magistrale scritto del grande premio Nobel delle pianure americane. Che è un bel libro. Ma (forse anche a causa delle difficoltà di traduzione) non immediatamente fruibile. L’ho dovuto prendere per mano, rigirare pian pianino, per arrivarne a capo. Perché scritto in capitoli soggettivi dei diversi personaggi. Con una bravura enorme a calarsi nelle modalità espressive di ognuno. Perché si capisce da alcuni passaggi come sia difficile rendere le diverse tonalità del verbo essere con cui si esprimono i personaggi principali, come l’intraducibile pezzo che riporto in calce pronunciato da Darl, quello un po’ ritardato. La trama, invero, sarebbe di una semplicità disarmante. Abbiamo la famiglia Bundren, tutta stretta intorno alla madre Addie, che sta morendo e che muore. C’è Anse, il marito, che pur di non chiedere qualcosa in prestito (per non sentirsi obbligato), fa scelte rovinose per la famiglia quando si tratta di seppellire la moglie morta. Ma forse, lo fa per avere i soldi per farsi una dentiera, e prendersi una nuova donna in casa, una volta morta Addie. E ci sono i figli. Cash, il maggiore, che è cascato da un’impalcatura e si è storpiato. È il falegname di casa, costruisce la bara per la madre, ma sarà ancora sfortunato durante il viaggio (si rompe di nuovo la gamba, e non viene curato, così che zoppicherà per sempre). Darl è il secondo, quello ritardato, che tuttavia ha intuizioni geniali, proprio per la pazzia di fondo che lo contraddistingue. Cercherà di “resuscitare” l’animo della madre. Cercherà di fermare la reale pazzia del padre di andarla a seppellire a Jefferson, cercando di bruciare bare e carri. E per questo verrà poi rinchiuso in un manicomio. Jewel è il terzo, che vediamo essere da subito diverso, più intransigente, più determinato. Scopriremo, nel corso del libro, che Addie lo ha avuto non da Anse ma dal pastore della Chiesa. E probabilmente Jewel alla fine se ne andrà. Quarta arriva l’unica femmina, Dewey Dell, diciassettenne “in calore”, che ha nella pancia il figlio di un vicino, che vorrebbe abortire ma non sa come fare, ora la mamma morta. E non lo farà. Infine, l’ultimo, il piccolo Vardeman, quello che guarda tutto con i suoi occhi innocenti. Quello che non capisce, e che per tutto il libro sogna un trenino rosso per Natale. Insomma, Addie la madre muore, ma comincia a piovere, le strade sono allagate, i ponti crollati. Ma Anse vuole portarla a Jefferson, e si parte. Loro sul carro, e Jewel a cavallo, quello che si è comprato con i suoi risparmi. Il guado del fiume non riesce, i muli muoiono, a stento salvano la bara, ma Cash si rompe la gamba di nuovo. Per prendere altri muli, Anse vende il cavallo di Jewel, suscitando un rancore insanabile. E finalmente a Jefferson, seppelliscono Addie, rinchiudono Darl, Anse prende una nuova moglie, Dewey Dell vende il suo corpo per aver soldi per l’aborto, senza riuscirci, Cash viene curato ma non guarisce. E Vardeman guarda tutto e tutti, pensando sempre al treno. Ma quello che risalta non è tanto e solo il narrato, che alla fine vien fuori quasi ad essere un racconto biblico, con tutti i suoi archetipi classici (il pesce che pesca Vardeman, il cavallo di Jewel, l’inondazione-diluvio, il rogo che purifica, Darl come capro espiatorio), né il tessuto dei rancori che covano tra i diversi membri della famiglia e che le difficoltà del viaggio fanno esplodere. Quello che risalta è quel “flusso di coscienza” collettivo della narrazione. Joyce ne aveva fatto un esempio eponimo nel suo Ulysses. Qui Faulkner lo moltiplica per enne, facendolo uscire da ogni personaggio, dove alla fine la narrazione risulta non direttamente, ma quasi da un contrappunto polifonico, come una grande sinfonia. Ma se in questo maestro è lo scrittore, io lettore ne sono a volte travolto, forse “annientato”. Anche se, alla fine, il dipinto di un tipico vissuto del profondo sud americano esce fuori, e con forza. Bello per la testa, un po’ duro e difficile per il cuore e la pancia.
    “E dato che il sonno è non-è e la pioggia e il vento sono erano, non è. Eppure il carro è, perché quando il carro sarà era, Addir Bundren non sarà. E Jewel è, così Addie Bundren deve essere.” [And since sleep is is-not and rain and wind are was, it is not. Yet the wagon is because when the wagon is was, Addie Bundren will not be. And Jewel is, so Addie Bundren must be.] (74)
    “Fu allora che capii che le parole non servono a nulla; che le parole non corrispondono mai a quello che tentano di dire.” (154)

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  • 4

    A questo punto, dopo aver letto i colossali "Assalonne, Assalonne!" e "L'urlo e il furore" ed avere avuto la gran voglia di assegnare cinque stelline anche a questo, la domanda che pongo a me stessa ...continue

    A questo punto, dopo aver letto i colossali "Assalonne, Assalonne!" e "L'urlo e il furore" ed avere avuto la gran voglia di assegnare cinque stelline anche a questo, la domanda che pongo a me stessa è: lo troverò, prima o poi, un libro di Faulkner che mi annoi, che non mi prenda alla gola, che non mi tenga incollata alle pagine?

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  • 4

    Faulkner danza al ritmo di musica popolare. Come una taranta o una quadriglia i personaggi si susseguono in un paesaggio agreste e bucolico, e insieme aspro e pungente. Sembrano così ingenui questi pr ...continue

    Faulkner danza al ritmo di musica popolare. Come una taranta o una quadriglia i personaggi si susseguono in un paesaggio agreste e bucolico, e insieme aspro e pungente. Sembrano così ingenui questi protagonisti, fortemente caratterizzati dalla penna di Faulkner. I dialoghi si susseguono in forma di filastrocca, una di quelle nenie che servono a rassicurare i bambini, questi protagonisti sono rassicurati soltanto dall’incedere delle loro cantilene.
    Non è la morte la grande protagonista, ma il peccato ovvero la colpa e la vergogna vissuta come espiazione di tutti i peccati. Tutti i protagonisti sembrano tormentati dal bisogno e dalla necessità di dovere rimediare dalle improvvise felicità che la vita a volte mette davanti. E allora tocca espiare, ciascuno a proprio modo.

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  • 3

    Letto per il Gdl del Salotto... alle prime pagine ero lì lì per abbandonare, quella cacofonia di voci narranti in cui ognuno dei protagonisti metteva la sua visione dell'accaduto mi stordiva un pò...
    ...continue

    Letto per il Gdl del Salotto... alle prime pagine ero lì lì per abbandonare, quella cacofonia di voci narranti in cui ognuno dei protagonisti metteva la sua visione dell'accaduto mi stordiva un pò...
    ma ho tenuto duro e devo dire che anche se è un autore u pò ostico sono riuscita a trovare un senso a questa lettura...
    la vita è una....e non sai mai dove ti porterà...
    riproverò con un'altra sua opera e vedremo se sarò ancora di questo parere...

    said on 

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