Mientras agonizo

By

Publisher: Anagrama

4.3
(1128)

Language: Español | Number of Pages: 244 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Italian , German , Portuguese , Turkish

Isbn-10: 8433973207 | Isbn-13: 9788433973207 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , Others , Hardcover

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

Do you like Mientras agonizo ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Sorting by
  • 3

    Mi sarebbe bastato uno spunto piccolino per allucinare il carro di Elio. O di Elia, volendo. Ma niente: qui Ade, le sue bighe e i suoi linguaggi e lignaggi oscuri t'incubano. E tu zitta, lì, tra bibli ...continue

    Mi sarebbe bastato uno spunto piccolino per allucinare il carro di Elio. O di Elia, volendo. Ma niente: qui Ade, le sue bighe e i suoi linguaggi e lignaggi oscuri t'incubano. E tu zitta, lì, tra biblici cavalli e cavalieri in acque infide; il massimo a cui aspirare è un incendio fatuo. Mi impegno ad ossequiare religiosamente e per sempre WF: io lo Prometeo. Ma non proseguo per Jefferson.

    said on 

  • 5

    Non c'era altro da fare

    “Ecco che cosa intendo con il grembo del tempo: il tormento e la sofferenza delle ossa che si aprono, la dura cintura entro cui giacciono le viscere degli eventi”.

    Mentre Morivo è un romanzo polifonic ...continue

    “Ecco che cosa intendo con il grembo del tempo: il tormento e la sofferenza delle ossa che si aprono, la dura cintura entro cui giacciono le viscere degli eventi”.

    Mentre Morivo è un romanzo polifonico che tratta il tema del passaggio dalla vita alla morte in modo intenso e coinvolgente, emozionante fino al metafisico, spingendo il lettore a fare esperienza interiore di un viaggio, un addio, un passaggio: un attraversamento che muove ideali sublimi e angosce silenziose, esprimendo un cammino all'interno di una tradizione metaforica biblica e omerica, con simbolismo epico e corale, tonalità tragica e ossessiva, stile inconcluso e controverso, solenne e umile: un Faulkner che raddoppia il respiro e svuota l'animo di tenebre. Faulkner scrisse As i lay dying quando lavorava come fuochista alla centrale elettrica dell'Università di Oxford, nel Mississippi, e vi si dedicava "nelle ore di minor lavoro, tra la mezzanotte e le quattro del mattino, usando come tavolino una carriola capovolta". Di cosa è fatto questo testo: forme diverse di contenere il lutto, di elaborare la sostanza del dolore e la voce della mancanza, l'assenza di quella natura singolare che accoglieva così umanamente il sentimento vitale, la solitudine che conquista ogni spazio emotivo. C'è una famiglia alla quale appartiene il genere umano, intorno alla donna e madre che se ne va dopo essersi preparata per una vita: il padre autentico e autorevole, semplice e pieno di pathos, il primogenito fedele dalla fisicità morale, il figlio prediletto nato fuori del matrimonio, portatore del sacro e della salvezza, di sacrificio e oltraggio, il diverso disadattato, reduce dalla guerra, indesiderato, il sangue estraneo, folle e veggente e internato, il bambino puro e innocente, ma già contaminato, la figlia curiosa, ribelle e selvaggia. Una composizione psicologica e affettiva, dove la passione e i legami e le azioni portano il racconto a trascendere l'uomo usando strumenti concreti e terreni, corporei e essenziali, in un circolo rituale di orrore e purificazione, maledizione e religione; invece di disgregarsi nell'avversione, rinnovano un'incontrastata volontà di credere e condividere. Mentre lei va nell'Ade, nella sepoltura i loro atti d'amore le chiudono gli occhi. Promesse e desiderio guidano le anime notturne e smarrite dei personaggi, orgoglio e paura ne decidono il destino, amore e follia disegnano la loro avventura, avanti e indietro nel tempo, fuori e dietro la coscienza. Così il flusso della narrazione risveglia da un sogno sospingendo in un incubo, e poi di nuovo l'inconscio apre le porte di una fiaba, penetra alle soglie estreme del pensiero, in un altro sogno, e non sai nemmeno dove siano i confini, e se il libro sia davvero finito, se abbia senso in questo caso la parola fine. In questa storia c'è un dono segreto fatto di eternità e perdono, una redenzione interpretata dalla terra oscura che parla una lingua senza voce, e così è un necessario merito riceverne il beneficio e la grazia, tra acqua e fuoco, dimenticando di chi sei figlio o figlia.

    “Così mi presi Anse. E quando mi resi conto di avere Cash, mi resi conto che vivere era terribile e che quella era la risposta. Fu allora che capii che le parole non servono a nulla; che le parole non corrispondono mai neanche a quello che tentano di dire. Quando nacque mi resi conto che maternità era stata inventata da qualcuno che doveva trovarle una parola perché a chi i bambini li ha avuti non gli importava nulla se c'era una parola o no. Mi resi conto che paura era stata inventata da qualcuno che non aveva mai avuto paura; orgoglio, da qualcuno che di orgoglio non ne aveva mai avuto. Mi resi conto che così era stato, non che avessero il naso sporco, ma che avevamo dovuto usarci l'un l'altro con parole, appesi per la bocca come ragni a una trave, che oscillano e si attorcigliano senza toccarsi mai, e che solo attraverso le spinte del maschio il mio sangue e il loro potevano scorrere come un solo flusso. Mi resi conto che così era stato, non che il mio essere sola andava violato in continuazione tutti i giorni, ma che non era mai stato violato finché non era arrivato Cash. Neppure da Anse la notte”.

    said on 

  • 5

    Mia madre è un pesce

    Ah il dolce e pigro sud, sempre dolente, povero, ignorante, incrostato da un velo sottile di religione e polvere, intollerante e intollerabile; capace però, per queste sue intrinseche caratteristiche, ...continue

    Ah il dolce e pigro sud, sempre dolente, povero, ignorante, incrostato da un velo sottile di religione e polvere, intollerante e intollerabile; capace però, per queste sue intrinseche caratteristiche, d'ispirare opere come Mentre morivo. Certo ci vuole il genio di Faulkner per rendere digeribile questa masnada di redneck degli anni Trenta, non così diversi dai redneck d'oggidì. Ogni nazione ha un proprio sud, che va ben oltre l'indicazione geografica e si trasforma sempre in stile di vita, in filosofia, in dannazione, in state of mind. Faulkner era un genio, si sa, e la famiglia sudista e sdentata la mette su un carretto trainato da asini; non solo, sul carretto c'è anche una bara con dentro la matriarca che fece giurare al marito di riportarla a casa sua a Jefferson una volta morta. Le peripezie che i disgraziati affrontano, mentre il cadavere punitivo della mater terribilis inizia a esalare mefitici miasmi e ad attirare l'attenzione di tutti gli avvoltoi della contea, sono un vero e proprio viaggio mistico, impregnato di simbolismo, ma non per questo meno reale. La tecnica delle voci polifoniche adottata da Faulkner stratifica la narrazione, le informazioni vanno estrapolate dal flusso di coscienza dei singoli personaggi ai quali, a turno, viene data la parola. Ciò che fa di Mentre morivo un vero capolavoro è l'ironia, che rende sopportabile tutto quel carico di "doloroso sud" che altrimenti risulterebbe stucchevole. Lasciatevi trasportare dal dolce flusso di Faulkner, immergetevi nei pensieri di queste umilissime persone - ma come sono poetiche - e vi sembrerà di stare su quel carretto diretto a Jefferson.

    said on 

  • 4

    Mi mancava questo libro di Faulkner. Essenziale. Ancora più drammatico di suoi altri titoli più letti.
    Lo stile della scrittura quasi sperimentale, a volte assurdo, a volte poco comprensibile, descriv ...continue

    Mi mancava questo libro di Faulkner. Essenziale. Ancora più drammatico di suoi altri titoli più letti.
    Lo stile della scrittura quasi sperimentale, a volte assurdo, a volte poco comprensibile, descrive di persone che appartengono ad un mondo surreale (forse oggi).... una famiglia di dannati destinati all'eterno fallimento.

    said on 

  • 3

    Libro molto particolare. Quanto mi piacerebbe essere un esperto e non un semplice consumatore di testi scritti per poter dare una recensione compiuta ad un testo del genere.
    Provo a dire, da profano, ...continue

    Libro molto particolare. Quanto mi piacerebbe essere un esperto e non un semplice consumatore di testi scritti per poter dare una recensione compiuta ad un testo del genere.
    Provo a dire, da profano, quello che mi ha trasmesso questo testo.
    Prima di tutto una scrittura stupenda, ma questa non è una sorpresa vista l'importanza dell'autore. Per quanto riguarda la storia in se, potrei direi che è ricca di concetti sospesi, non detti. E' per certi versi una storia grottesca e per altri una storia assai pertinente rispetto ai tempi in cui si svolge. L'autore fa "impazzire" il lettore cambiando continuamente punto vista. La voce narrante passa da un personaggio ad un altro in continuazione. Ciascun protagonista ci fa partecipi dei suoi pensieri. Molto si svolge intorno ai rapporti tra uomo e donna, tra padre e figli, tra gli uomini e la religione. Tutto sempre molto collegato ai tempi del racconto. Dove di certo, per esempio, il rapporto tra uomo e donna non era paragonabile a quello attuale. Idem per quello fra genitori e figli.
    "Ma mi sa che Cora ha ragione quando dice che il motivo per cui il Signore ha creato le donne è perchè l'uomo non capisce quello che è un bene per lui neanche quando se lo ritrova sotto il naso".
    "E chi le capisce. Io ho vissuto con la stessa quindici anni e mi pigli un accidente se le capisco. Ne avevo pensate tante di cose che potevano farci litigare, ma mi pigli un accidente se mi sarei mai immaginato che sarebbe stato un corpo morto da quattro giorni, e per di più di una donna. Ma loro si rendono la vita difficile a non prenderla come viene, come fa un uomo".
    "Mio padre diceva che la ragione per cui si vive è per prepararsi a restare morti."
    "Si mise a pregare per me perchè credeva che fossi cieca al peccato, e voleva che anch'io mi inginocchiassi a pregare, perchè la gente per cui il peccato è solo una questione di parole, per loro anche la salvezza non è altro che parole".
    "Pensavo che se io potevo fare a meno di mangiare, i miei figli potevano fare a meno di andare a cavallo."
    "Mi venga un accidente se Anse non riesce ad incantarti, non so come. Mi venga un accidente se non è uno spettacolo da vedere."

    said on 

  • 5

    Primo romanzo che leggo di questo autore e ne sono rimasta davvero colpita. Lo stile di scrittura, con la narrazione della vicenda della famiglia Bundren da parte degli stessi membri, mi ha coinvolta ...continue

    Primo romanzo che leggo di questo autore e ne sono rimasta davvero colpita. Lo stile di scrittura, con la narrazione della vicenda della famiglia Bundren da parte degli stessi membri, mi ha coinvolta a tal punto che mi sono ritrovata a fare il tifo o a detestare i personaggi. Anche se non é uno dei miei stili di narrazione preferiti perché in alcuni romanzi questo modo di operare mi ha portato alla confusione in questo caso trovo sia il punto di forza del romanzo. Ci sono tutta una serie di dettagli che messi insieme, seppur non di importanza primaria, portano a creare un quadro perfetto che se visto da lontano é un capolavoro. Il romanzo é ricco di simboli che alla fine assumeranno un senso, il rapporto vita/ morte viene esasperato sotto più punti di vista come si può ben notare dal comportamento dei figli ( due in particolare). E l'altro punto di forza secondo me sta nell'esasperazione di certi comportamenti o scene in generale descritti in modo magistrale e mai banale soprattutto tenendo conto che chi narra la vicenda sono dei contadini e che quindi quello che per noi sembra banale o semplice da ottenere per loro non lo era.

    said on 

  • 5

    Amo Faulkner in modo viscerale . Ogni sua parola, ogni suo cambiamento di stile, di punto di vista... mi fa vibrare l'anima....poesia in prosa allo stato puro...immagini indelebili...

    Anche in questa ...continue

    Amo Faulkner in modo viscerale . Ogni sua parola, ogni suo cambiamento di stile, di punto di vista... mi fa vibrare l'anima....poesia in prosa allo stato puro...immagini indelebili...

    Anche in questa opera "Mentre Morivo" ( più scorrevole rispetto al "l'urlo e il furore" ) il lettore respira polvere, si brucia al sole e riflette sulle meschinità di una misera famiglia americana. Una miseria che intacca l'etica e la rispettabilità umana in ogni suo componente. La religione non salva nessuno per Faulkner ma anzi punta il dito sulle piaghe , senza misericordia.

    Solo Darl sembra essere il vero innocente.....sembra...

    said on 

  • 5

    Sulla coppia vita /morte

    Cominciamo dal titolo (come dice una mia amica).

    Un titolo è come lo specchietto per le allodole. Se non conosci l’autore, se non conosci la trama, se non conosci nemmeno il battage attorno al libro, ...continue

    Cominciamo dal titolo (come dice una mia amica).

    Un titolo è come lo specchietto per le allodole. Se non conosci l’autore, se non conosci la trama, se non conosci nemmeno il battage attorno al libro, ma vuoi omologarti alla tua cerchia –appartieni a un gruppo sociale che leggiucchia come status simbol- allora lo compri.
    Se conosci Faulkner – hai cercato per decenni di farti una qualche base culturale a dispetto della tua cerchia, perché non c’è casta, come quella dei medici, che annoveri tra i suoi membri un livello d’ignoranza così “infimo”(la base scientifica e la spasmodica necessità all’aggionamento professionale, a parziale discolpa), e ne hai letto alcuni libri ma non tutti, e ti trovi a partecipare a “Gara d’Autore” su anobii scegli proprio questo su una rosa di titoli: sia nella traduzione italiana,”Mentre morivo” sia nell’originale “As I Lay Dying” titilla anche il più “banale” subconscio sulla coppia vita /morte.

    Per il tormentato, alcolista, immenso Faulkner la scelta del titolo non fu un mezzuccio. Non gli sarebbe servito a nulla. Non era nemmeno un autore di successo: troppo difficile la scrittura, troppo profondo il dolore, troppo fuori moda i tempi e i luoghi della messa in scena ( Yoknapatawpha la contea immaginaria nello stato del Mississippi in cui ambienta le sue storie, senza cui non sarebbe mai nata Macondo).
    Se formalmente il suo modo di scrivere ci fa pensare ai postmoderni, in cui però il flusso di pensiero servì da pretesto per decretare la morte della verità, nella sostanza “Mentre morivo” è il trionfo dell’affermazione che una verità umana esiste e che esiste la sua dignità in quel segmento che separa la nascita e la morte, il mentre morivo di ogni essere umano ( non perché fossi particolarmente dotata o depressa, ma solo perché acuta osservatrice a dieci anni scrissi in un tema” La vita è una corsa verso la morte”. La prof. sconvolta chiamò mia madre).
    Nel mezzo, ogni uomo ci mette quello che Faulkner disse, quando accettò il Nobel nel 1950: “Mi rifiuto di accettare la fine dell’uomo … Egli è immortale, non perché solo tra tutte le creature ha una voce che non si esaurisce, ma perché ha un’anima, uno spirito capace di compassione, di sacrificio e di resistenza. Il compito del poeta, dello scrittore, è di scrivere di queste cose.”
    F. non s’identifica solo con colui per il quale “non si tratta più di spiegare e risolvere, ma di provare a descrivere”, ma fa di questo descrivere la leva per farci riflettere sul senso di quell’assurdità che la vita sembra. Ci descrive, infatti, storie che sembrano assurde, come assurdi ci sembrano i comportamenti degli animali non potendo conoscerne le emozioni e il loro linguaggio. È come se ogni uomo fosse rinchiuso in guscio acciaioso di dolore che non ci possiamo mettere a giudicare.
    Solo chi ha un sentimento così tragico dell’esistenza, può avere altrettanta fiducia nel nucleo irriducibile dell’uomo.
    Il disprezzo e il sarcasmo hanno ancora vita breve. Bolano ( la compassione ) la Morrison (la resistenza), La Robinson ( il peccato), Cormac McCarthty (il sacrificio) hanno cantato il loro ( del sarcasmo e del disprezzo) de profundis e inneggiato ai pilastri della poetica di Faulkner.

    Ritorniamo al titolo: Faulkner dichiarava che esso allude a un verso dell'Odissea ( libro XI, quello della discesa agli inferi da parte di Ulisse), dove Agamennone, ormai un'ombra, sottolinea che egli non ricevette dalla moglie "occhi di cane" alcun gesto di pietà. Citava a memoria il verso tradotto in Inglese: "As I lay dying the woman with the dog's eyes would not close my eyelids for me as I descended into Hades".

    Il titolo ci introduce, pertanto, nel clima funebre del “romanzo – scena” di un rito di sepoltura, ora grottesco ora drammatico, carico di simboli antichissimi del rapporto tra vivi e morti e del loro dialogo infinito di cui, per credenti o atei duri e puri, sono testimoni i cimiteri.

    L’ultimo viaggio di Addie è la miccia per fare esplodere ectoplasmi di sentimenti e emozioni. I Bundren, una famiglia di contadini poveri e primordialmente legati alla terra, caricano la sua bara su un carro sbilenco tirato da muli codardi e partono per la lontana Jefferson, dove la donna era nata e dove desiderava essere sepolta. Dice, lei, “ mentre moriva” o piuttosto mentre giaceva morendo: “… la ragione per cui si vive è per prepararsi a restare morti”.
    Che cos’è questo prepararsi, se non dare a quelli che ci sopravvivranno, e chiedergli qualcosa per noi perchè possano stare in pace con loro stessi fino a quando anch’essi non saranno morti?”
    Ma è anche la ricerca di fare per noi quello che il nostro cuore ci fa fare, anche quando il mondo e le religioni giudicano questo nostro “fare per noi” peccato o colpa.
    Addie ha peccato. Per passione ha generato un figlio che ama più degli altri e da cui non è amata a causa del suo stesso peccato, ma che lotta come un toro per salvarne il cadavere puzzolente dai flutti di un Missipipi che ha rotto ponti e argini. Salma divenuta carcassa, su cui volano gli avvoltoi, che sembra non volerne sapere di arrivare alla sua città natale, dove ha invece chiesto di essere sepolta, forse per metterli alla prova.

    Darl, figlio generato per dovere coniugale, che la ama e soffre di non essere stato amato tenta, nella sua lucidità, che sarà bollata come follia, di finirla con quella pantomima dando fuoco a un fienile che ospitava la famiglia e la cassa durante il viaggio (nove giorni per Jefferson, con cassa non zincata!). Il disincanto della ragione non può giudicare cosa sia assurdo o meno. L’assurdo è figlio della cultura e le culture, in questo mondo, sono tante. Nell’altro non sappiamo.

    Ma su tutti i personaggi – figli, marito, amici, cittadini o contadini - svetta Cash, il figlio pietoso che le costruisce la cassa mentre lei moriva, proprio sotto le sue finestre per farle vedere il lavoro accurato e che sopporta da stoico la sofferenza di una gamba fratturata, che rischia la gangrena, per salvare la salma travolta dai flutti del fiume. Cash è il portatore di tutta la poetica di Faulkner: la compassione e il sacrificio, la resistenza che ricompensano del passaggio in questo mondo e loro colonna portante (non è che è la Misercordia di Bergoglio?).
    “La vita è il tempo che si impiega a morire”, ma non “a prescindere da ciò che si fa nel frattempo”, come dice Fernanda Pivano, da cui, per una volta, dissento.
    Quando il rito di purificazione si compie, rito antichissimo - per il cui compimento ha lottato fino alla morte Antigone ( non mi sembrano un caso quegli avvoltoi che volano sulla bara e che il più piccolo dei Bundren cerca di scacciare quando li trova appollaiati sulla cassa) - e la bara puzzolente è sotto terra, tutto si rimette a posto: un tutto che è relativo ai desideri e ai sogni limitati di quella famiglia primitiva.
    Dal treno che lo porta in manicomio, Darl - il figlio non amato e che ha ampliato il suo orizzonte in Europa nella grande guerra- attraverso il finestrino vede il carro sgangherato su cui i suoi fratelli mangiano banane e su cui prenderà posto la nuova compagna del padre, felice per essersi fatto una dentiera che gli permetterà di mangiare come i cristiani (una specie di rito consolatorio). Derl ride di un riso isterico, ma F. sembra dirci che anche le banane e le dentiere possono "averci" i loro perché.
    Scusandomi per quella che non vuole essere una battutaccia e per la lunghezza stringata (l’ossimoro è d’obbligo per questo capolavoro) del commento, vi dico: leggetelo, leggetelo, leggetelo o rileggetelo, rileggetelo, rileggetelo!

    said on 

Sorting by