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Mientras agonizo

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Publisher: Anagrama

4.3
(1054)

Language:Español | Number of Pages: 244 | Format: Mass Market Paperback | In other languages: (other languages) English , French , Italian , German , Portuguese , Turkish

Isbn-10: 8433973207 | Isbn-13: 9788433973207 | Publish date:  | Edition 1

Also available as: Paperback , Others , Hardcover

Category: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Book Description
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  • 5

    Come un Van Gogh

    Avete presente i quadri di Van Gogh dell’ultimo periodo? quando usava poco il pennello e molto la spatola perché al tumulto che sentiva premere dentro era più appropriato strumento? E allora strati di ...continue

    Avete presente i quadri di Van Gogh dell’ultimo periodo? quando usava poco il pennello e molto la spatola perché al tumulto che sentiva premere dentro era più appropriato strumento? E allora strati di colore, alti, corposi, il disfacimento delle forme, l’esplosione del sole, dei campi, dei girasoli.
    Ecco questo libro di Faulkner me lo ha ricordato molto, quello che Vincent ha fatto con i colori ad olio, Faulkner lo ha fatto con la scrittura. Anche lui precursore e sperimentatore, ha moltiplicato i punti di vista, ha lasciato che ogni personaggio usasse la sua lingua fino all’incomprensione totale e all’assurdo, ma questo mi ha praticamente travolta. Se ci si abbandona, se non si sta li a sindacare ad ogni paragrafo, se ti lasci portare via dalla corrente come nel memorabile passaggio del guado, allora non c’è molto da spiegare o da capire, come per Vincent sei catapultato nel quadro, qui diventi un altro membro del gruppo, forse un figlio, forse un vicino.
    Non so se sono riuscita a comunicarvi le mie sensazioni, ma meglio di così non riesco a dirvelo, sono ancora sotto shock e credo ci rimarrò ancora per un pezzo, marchiata a fuoco da Mister Faulkner!

    said on 

  • 5

    Presto il treno fugge

    Una bara, o meglio quello che c'è dentro, Addie Bundren, è la protagonista di questa storia. Un corpo portato su un garroccio sgangherato dai parenti, il marito e i figli, in un viaggio folle e delira ...continue

    Una bara, o meglio quello che c'è dentro, Addie Bundren, è la protagonista di questa storia. Un corpo portato su un garroccio sgangherato dai parenti, il marito e i figli, in un viaggio folle e delirante. Addie Bundren ha odiato - e forse ancora odia - e per questo si è fatta promettere di essere seppellita molto lontano da dove è vissuta e morta, costringendo così la sua famiglia ad affrontare un'impresa che ha dell'epico.

    Non si sa - lo si percepisce, questo sì - perché Addie Bundren odi così tanto il mondo. Non si sa perché il marito e i figli soffrano tutti di un'inguaribile mal de vivre , ognuno col proprio segreto tormento. Li si coglie così, come un'istantanea, in questo viaggio da cui spesso si ha voglia di tirarli via, di gridare loro "Basta, fermatevi!", li si vede e li si sfiora come succede nella vita, quando in treno o per strada s'incontrano casualmente dei compagni di viaggio, si scorge qualcosa di loro,lo s'intuisce, anche, e si ha voglia di sapere di più, ma presto il treno fugge, la loro fermata arriva, o la nostra, e rimane la curiosità, e la malinconia, della vita che tanto potrebbe dare, che tante persone potrebbe regalarci, ma non c'è tempo. Non c'è mai il tempo.

    said on 

  • 5

    Questo è uno di quei libri che una volta finito non ho potuto commentare subito, ho dovuto aspettare, ho avuto bisogno di sedimentare, la sensazione che provavo era simile allo stordimento.
    Il mio pri ...continue

    Questo è uno di quei libri che una volta finito non ho potuto commentare subito, ho dovuto aspettare, ho avuto bisogno di sedimentare, la sensazione che provavo era simile allo stordimento.
    Il mio primo approccio con Faulkner mi ha a dir poco spiazzata, non avevo idea di cosa aspettarmi e alla lettura delle pagine iniziali mi sono chiesta "che roba è questa?", ma poi...
    Partiamo dalla storia però, che di per sé è molto semplice, è la storia di un viaggio e i protagonisti sono i membri della famiglia Bundren, poveri contadini di una immaginaria regione del Mississipi.
    Il marito Anse, insieme ai 5 figli (Cash, Darl, Jewel, Dewey Dell e Vardaman) deve portare la defunta moglie Addie fino a Jefferson, dove la donna era nata e dove desiderava essere seppellita.
    Il libro inizia proprio con la scena di Cash che da bravo falegname lavora alla bara mentre la madre Addie ha ormai le ore contate (il Ciac ciac ciac dell'ascia me lo ricordo ancora).
    Ma al di là di questa semplice storia, ciò che mi ha colpita e che rende questa lettura un'esperienza unica, è:
    1) la struttura: il viaggio, o forse si potrebbe meglio dire l'odissea (perché ne succedono veramente di tutti i colori), è raccontato attraverso i punti di vista dei vari personaggi. Oltre ai 7 membri della famiglia Bundren ci sono anche altre 8 voci (i vicini coniugi Tull, il medico Peabody, l'uomo di Dio Withfield, i droghieri Moseley e MacGowan, il locandiere Samson e l'ospite Armstid) per un totale di 15 voci narranti.
    I capitoli sono 59 e ogni capitolo è il monologo di uno dei 15 personaggi;
    2) la connotazione tragicomica: l'immagine di questi disperati che viaggiano per giorni con un carretto e una bara (da cui esce un odore insopportabile di putrefazione), l'inondazione, il carretto che si ribalta, Cash che si rompe una gamba e il tentativo di aggiustargliela con del cemento, è tutto a dir poco folle.
    Ma al di là delle tante simbologie ciò che viene trasmesso forte e chiaro è la concretezza dell'attaccamento morboso alla terra e alle tradizioni contadine, gli antichi valori e l'importanza di tener fede alla parola data, cosa non da poco;
    3) la potenza: le 15 voci fanno emergere una alla volta tutta la loro drammaticità, dai singoli racconti emergono gli amori e i rancori, i caratteri e le storie personali, ogni personaggio a poco a poco si scopre e si delinea sempre più fino a imprimersi nella retina.

    In conclusione, per tutti questi motivi e dopo aver ben sedimentato, penso che questo libro si meriti 5 stelle e la mia parola che sicuramente leggerò ancora Faulkner con la speranza di ripetere l'esperienza.

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  • 4

    Siamo soli- "Mi sento come un seme umido e selvaggio nella calda terra cieca "

    Come, dove , quando -

    Mississipi una terra dura. Il lavoro della terra, quello che fa sudare e sputare sangue e che i capricci della natura possono spazzare via in un attimo.
    Tutto nasce da una prom ...continue

    Come, dove , quando -

    Mississipi una terra dura. Il lavoro della terra, quello che fa sudare e sputare sangue e che i capricci della natura possono spazzare via in un attimo.
    Tutto nasce da una promessa «Le ho dato la mia parola» dice Anse. «È sacra, per me.
    Addie Bundren sta per morire. Agonizzante guarda il figlio Cash che costruisce la sua bara perchè così desidera. La promessa è che sarà sepolta a Jefferson suo paese natale, lontano da quella terra arida di sentimenti e di passione.
    Il viaggio oscillerà tra l'epico ed il biblico. La natura è in subbuglio così come questa famiglia già precaria. Un'alluvione e l'esondazione dei corsi cercheranno di bloccare il passaggio rivelando una forza ed una violenza inaudita e mutando i paesaggi noti in nuove geografie.
    Ma questo viaggio si deve fare ( tornare indietro porta male. Bisogna mantenere la promessa. Bisogna trovare un nuovo assetto, un nuovo equilibrio.

    La scrittura: croci, delizie e arguzie

    Faulkner non fa favori. Catapulta il lettore nel corso degli eventi e sta a lui riconoscere indizi come si trovasse nel bel mezzo di una caccia al tesoro! E a volte ti sembra di aver colto un nesso ti fa lo sgambetto e ti trovi un'altra volta spaesato a terra. Ma la tenacia premia...

    La descrizione dei paesaggi dipinge la densità dell'atmosfera che regna: la scrittura di Faulkner diventa potente nella misura in cui non delinea ma affonda, scava e restituisce un bassorilievo che fa respirare al lettore tutta la fetida aria di questo cupo sud.
     Sotto il cielo sonnecchia, leggero, un bagliore di lampi; contro di esso gli alberi, immobili, sono tutti arruffati fino all'ultimo ramoscello, pieni, gonfi come se gravidi.
    Comincia a piovere. Le prime rade gocce, dure e veloci, piombano attraverso il fogliame e sul terreno con un lungo sospiro, quasi di sollievo a un'intollerabile attesa. Sono grosse come pallettoni, calde come se sparate da un fucile; sfiorano la lanterna con un sibilo cattivo

    La struttura: siamo soli!

    15 voci.
    59 capitoli.
    59 monologhi che circoscrivono una voce, uno sguardo su ciò che accade.
    Sarebbe una polifonia se il canto fosse armonizzato ma qui non ci sono tonalità differenti a testimoniare la molteplicità del reale. Qui si rendono tangibili le gabbie in cui ogni individuo è racchiuso.
    Ognuno è prigioniero della propria solitudine. Racchiuso nelle proprie idee, nelle proprie emozioni, nelle proprie paure.
    E così la ragione per cui si viveva era per prepararsi a restare morti tanto tempo

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  • 4

    "...e che peccato amore e paura sono soltanto dei suoni che gente che non ha mai peccato né amato né avuto paura ha per quello che non ha mai avuto e non potrà avere fintanto che non si dimenticherà delle parole "

    Romanzo polifonico: in questa caratteristica risiede la sua difficoltà ma anche la sua bellezza

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  • 5

    Un percorso là dove nasce il pensiero e si forma nel modo più diretto, quasi irriconoscibile. Il linguaggio ti proietta in rivoli incomodi, difficili da seguire per eccesso di spontaneità, imposibili ...continue

    Un percorso là dove nasce il pensiero e si forma nel modo più diretto, quasi irriconoscibile. Il linguaggio ti proietta in rivoli incomodi, difficili da seguire per eccesso di spontaneità, imposibili da cogliere nel loro disegno complessivo. Poi arriva Addie e mette tutto a posto in un capitoletto che è un capolavoro.
    Uno stile che sa di futuro.
    Una vera meraviglia.

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  • 5

    La sofferenza con cui cibiamo la terra

    Potente, primordiale, ancestrale, ctonio Faulkner: unico nell'esplorare i recessi dell'umanità, nel saper comunicare l'indicibile e ineffabile forza tragica della morte e della vita. La vicenda terrib ...continue

    Potente, primordiale, ancestrale, ctonio Faulkner: unico nell'esplorare i recessi dell'umanità, nel saper comunicare l'indicibile e ineffabile forza tragica della morte e della vita. La vicenda terribile e dolorosa della famiglia Bundren, costretta ad uno squallido e desolante cammino verso una terra dove seppellire la Mater Familiae ha i caratteri del mito, echeggia le gesta degli antichi eroi tragici - però i protagonisti non hanno più nulla di eroico, sono solo devastati quasi cadaveri ambulanti, tormentati da segreti familiari indicibili, da follie e fissazioni quasi primordiali, da silenzi che impediscono qualsiasi comunicazione.
    E tutto questo narrato con uno stile unico, originalissimo e ancora modernissimo nel rendere incerto il lettore, nello spezzettare la voce narrante in mille rivoli, nel cambiare punti di visti e tempi di narrazione anche retrocedendo e avanzando - la struttura di questo romanzo lascia abbagliati, ma è anch'essa elemento fondamentale con cui Faulkner riesce a farci sentire come è dura e insanguinata la terra su cui i Bundren muovono i loro faticosi passi.

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  • 0

    L'eternità eterna di William Faulkner

    Leggendo Faulkner siamo costretti a misurarci con l'indefinito, che ci intimorisce proprio perché non ha forma: fantasmi, ombre, sussurri di lucida pazzia.

    Continua qui: http://www.scratchbook.net/201 ...continue

    Leggendo Faulkner siamo costretti a misurarci con l'indefinito, che ci intimorisce proprio perché non ha forma: fantasmi, ombre, sussurri di lucida pazzia.

    Continua qui: http://www.scratchbook.net/2015/07/mentre-morivo-faulkner.html

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  • 4

    Mentre morivo

    Non me ne vogliano i tanti presunti innovatori dello stile nella scrittura, ma Faulkner in questo romanzo sperimenta tutto lo sperimentabile.
    Di volta in volta le parole di Mentre morivo sono musica, ...continue

    Non me ne vogliano i tanti presunti innovatori dello stile nella scrittura, ma Faulkner in questo romanzo sperimenta tutto lo sperimentabile.
    Di volta in volta le parole di Mentre morivo sono musica, sono carezza, sono frusta, sono singhiozzo e sono risata. Romanzo a più voci semplicissimo (ai limiti del banale) nel plot narrativo, si rivela di una complessità abissale nel momento in cui si cercano le chiavi giuste per comprendere tutti i piani di lettura, tutti i riferimenti sociologici, religiosi, politici e ciascuna delle sottotrame che ogni narratore porta con sè.
    Merita una rilettura per ambire alla quinta stella: non la assegno subito d'ufficio perché il primo round è stato spettacolare, ma alla lunga anche sfibrante.

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  • 4

    "Mi ricordo quando ero giovane credevo che la morte fosse un fenomeno del corpo; ora so che è soltanto una funzione della mente - della mente, dico, di chi subisce il lutto, I nichilisti dicono che è ...continue

    "Mi ricordo quando ero giovane credevo che la morte fosse un fenomeno del corpo; ora so che è soltanto una funzione della mente - della mente, dico, di chi subisce il lutto, I nichilisti dicono che è la fine, i fondamentalisti, il principio; mentre in realtà non è altro che un affittuario o una famiglia che se ne va da un appartamento o da una città." (pag. 45)

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