Mijn naam is Lestat

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4.1
(3067)

Language: Nederlands | Number of Pages: 697 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Spanish , German , French , Italian , Polish , Swedish , Russian

Isbn-10: 902251143X | Isbn-13: 9789022511435 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Het leven van een vampier van de 18e eeuw tot heden.
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  • 4

    Scelti dalle tenebre

    Nove anni dopo Intervista col vampiro , Anne Rice riprende il coprotagonista del suo celebre libro,ovvero il folle Lestat, e gli dedica questo sequel che per molti supera in qualità il primo capitolo. ...doorgaan

    Nove anni dopo Intervista col vampiro , Anne Rice riprende il coprotagonista del suo celebre libro,ovvero il folle Lestat, e gli dedica questo sequel che per molti supera in qualità il primo capitolo.
    Malgrado il lungo lasso di tempo che separa i due volumi , la Rice conferma di non aver perso il suo tocco e di non aver cambiato il suo stile , consegnando ai fan un prodotto che per me eguaglia il predecessore, impresa non certo semplice.

    Anche in Scelti dalle tenebre è il protagonista a narrarci la storia , un racconto in prima persona che stravolge alcuni eventi del primo libro. La scrittrice tesse una trama che fra rivelazioni e flashback finirà fino alla notte dei tempi , in un susseguirsi di eventi che sveleranno molto sull'origine dei vampiri e che porteranno a nuovi quesiti e misteri. La storia dunque è un escalation densa ed avvincente , e rispetto ad Intervista anche meno dispersiva (la Rice resta descrittiva ma ho notato un calo in confronto al passato).
    Oltre allo sviluppo narrativo l'autrice infonde nella vicenda filosofia,religione,arte o cultura;ogni pagina trasuda contenuti e sovente ci ritroveremo immersi in mondi lontani che ci sembreranno vivi e pulsanti sotto i nostri occhi. Anne Rice è insuperabile quando si tratta di creare atmosfera , ed anche Scelti dalle tenebre conferma questa qualità:i luoghi in cui si svolge la storia sono sempre squisitamente gotici , e fra lampade che emanano luci fioche,cripte,tombe e freddo pungente l'amante dell'horror gotico troverà qui una delle sue massime rappresentazioni. Ad atmosfere e ambientazioni tetre la Rice affianca un gusto barocco che potenzia le caratteristiche appena elencate , in un contrasto che calza a pennello con la figura del non-morto.

    La componente horror del titolo è abbastanza corposa , non mancano sangue e morte , elementi che rispettano la tradizione classica vampiresca. Per quanto riguarda i personaggi tutti sono caratterizzati ottimamente (spiccano Marius e Lestat) ma tuttavia il trio principale forse non raggiunge i picchi di alchimia raggiunto dal trio protagonista del capostipite.

    Nonostante tutti i pregi elencati finora ,Scelti dalle tenebre (cosi come Intervista) non riesce ad entrare nell'olimpo per un solo ma grave difetto: le continue smancerie di cui è strapieno il romanzo! Anne Rice per l'ennesima volta smorza il potenziale orrorifico della sua penna mettendo in bocca ai suoi vampiri continui sentimentalismi e melensaggini che alla lunga portano all'esasperazione. I dialoghi sono intrisi di dichiarazioni d'amore stucchevoli e ridondanti ; la vicenda senza questi inutili inserti sarebbe stata valida comunque e molto più tenebrosa e inquietante. La scrittrice americana ahimè ,da un lato tributa la tradizione ,ma dall'altro da il via a quel filone patetico che ha partorito i balordi vampiri moderni.

    In definitiva un'opera di grande livello,pregna di contenuti e dall'atmosfera gotica che omaggia perfettamente i capolavori del genere. Purtroppo non si arriva all'eccellenza per dialoghi e tutta una serie di comportamenti da telenovela che affossano in alcuni punti il romanzo.

    gezegd op 

  • 5

    l'origine di uno dei miei personaggi letterari preferiti. molto barocco e gotico allo stesso tempo, un viaggio nella mente di Lestat da cui se ne esce cambiati

    gezegd op 

  • 5

    Sempre elegante e sintatticamente sublime.

    Una biografia..una cronaca..perfetta come sempre, realistica al punto giusto..al punto in cui non riesci più a discernere l'illusione dalla realtà.
    Riletto forse per la seconda volta nella mia vita..m ...doorgaan

    Una biografia..una cronaca..perfetta come sempre, realistica al punto giusto..al punto in cui non riesci più a discernere l'illusione dalla realtà.
    Riletto forse per la seconda volta nella mia vita..mi confermo ancora nel dire che Anne Rice rimane una delle migliori scrittrici contemporanee e di sempre.
    Un libro infinito ma non stucchevole, colmo di eventi ma mai monotono..ma soprattutto sempre elegante e sintatticamente sublime.
    ..e lo stream of consciousness contemporaneo. Meraviglioso.

    gezegd op 

  • 5

    stupendo!

    Questo secondo libro della saga dei vampiri della rice lo reputo il più bello in assoluto!!! vi è l'ingresso nella storia anche del mio personaggio preferito ovvero la bellissima Gabrielle de Lioncour ...doorgaan

    Questo secondo libro della saga dei vampiri della rice lo reputo il più bello in assoluto!!! vi è l'ingresso nella storia anche del mio personaggio preferito ovvero la bellissima Gabrielle de Lioncourt! poi vi è la storia di Lestat! la sua vita umana, la sua trasformazione, i suoi primi anni nel sangue! insomma un mix sublime!

    gezegd op 

  • 4

    Ho letto "Intervista" circa 6 anni fa, non me lo ricordo benissimo, ma credo di non sbagliare troppo dicendo che questo è superiore. Più denso, corposo, ricco di domande esistenziali e dialoghi su cos ...doorgaan

    Ho letto "Intervista" circa 6 anni fa, non me lo ricordo benissimo, ma credo di non sbagliare troppo dicendo che questo è superiore. Più denso, corposo, ricco di domande esistenziali e dialoghi su cosa voglia dire essere un vampiro e avere un'eternità da passare in semi-solitudine. La versione "bohemienne" e "leopardiana" del vampiro Louis qui è soppiantata dalla spavalderia verso la vita e la ribellione contro le regole (mortali o immortali che siano) di Lestat, e la narrazione ci guadagna. I comprimari, gradevoli (Marius, Gabrielle) o meno (Nicki, Armand) sono tutti ben delineati nei loro scopi e nel loro senso all'interno della trama.
    Unico neo, il finale: praticamente il lettore viene lasciato con un bel cliffhanger che immagino verrà ripreso nel libro successivo. Dal mio punto di vista è un peccato: capisco che il libro faccia parte di una saga, ma essendo il focus incentrato su un personaggio in particolare (come "Intervista", del resto) avrei preferito che la storia si interrompesse una trentina di pagine in anticipo, prima del concerto (e delle sue conseguenze) di cui si parla nell'incipit.

    gezegd op 

  • 4

    Nel secondo romanzo delle "Cronache dei vampiri", troviamo come protagonista assoluto Lestat. Un personaggio più complesso rispetto al primo libro, un aristocratico alla ricerca del bene ma che avrà u ...doorgaan

    Nel secondo romanzo delle "Cronache dei vampiri", troviamo come protagonista assoluto Lestat. Un personaggio più complesso rispetto al primo libro, un aristocratico alla ricerca del bene ma che avrà un destino molto diverso. Anche qui troviamo delle riflessioni molto profonde sul concetto di bene/male e sull'immortalità. Molto bello ma forse un po' troppo lungo: io avrei evitato tutta la parte dell'incontro con quella che diventerà la regina dei dannati per concentrarmi sulla vita di Lestat. Bellissimo il personaggio di Gabrielle.

    gezegd op 

  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Erano anni e anni che volevo leggere la continuazione di Intervista col vampiro, finalmente mi sono comprata questo e il successivo... e niente, era meglio se mi fermavo al primo.

    Ci sono molte cose b ...doorgaan

    Erano anni e anni che volevo leggere la continuazione di Intervista col vampiro, finalmente mi sono comprata questo e il successivo... e niente, era meglio se mi fermavo al primo.

    Ci sono molte cose belle in questo libro.
    C'è la profondità finalmente donata a Lestat, che prima pareva un cretino insensibile, soprattutto se paragonato al profondissimo Louis.
    C'è un forte messaggio ateo, una sottile ridicolizzazione di chi cerca le risposte in Dio, o peggio ancora in Satana; un continuo inno alla natura, alla naturalezza, alla vita e al suo intrinseco significato, che non ha bisogno delle sovrastrutture divine inventate per millenni dagli umani.
    C'è lo stile: ricercato, gotico, a volte eccessivo, perfetto per storie così ricche di piani di lettura, così "impolverate dai secoli".

    Però poi c'è un sacco di roba deludente. Ora mi accingo a elencarla, per sfogare la rabbia di aver letto un libro così fastidioso. Saltate pure questa parte, che oltretutto è piena di spoiler, e pure grossi.
    Iniziamo dalla trama.
    Questa, in teoria, dovrebbe essere la storia di Lestat. No, non lo è.
    Lestat è stato davvero creato meno di un secolo prima di Louis, come scritto in Intervista, era impossibile per la Rice inserire qualsivoglia evento significativo in un lasso così ridotto di tempo. Per cui la storia di Lestat è all'inizio e alla fine, in mezzo ci sono le storie di Armand, del suo maestro Marius, dei progenitori della stirpe a cui Marius fa da vampiresitter Akasha ed Enkil.
    La storia vera e propria di Lestat, quella che apre e chiude, la riassumerò così:
    ragazzino intelligentissimo e sensibilissimo, potrebbe studiare ma suo padre non vuole; di famiglia nobile ma in miseria, si reinventa come cacciatore ed è talmente bravissimo da far fuori un branco di lupi; per questo motivo viene notato da Nicolas, i due si innamorano e vivono una storia d'amore bellissima e proibitissima e felicissima e perfettissima; i due scappano e vanno a Parigi, dove il bravissimo e intelligentissimo Lestat riuscirà a coronare il suo sogno e fare carriera come attore; ma per la cosa dei lupi era stato notato anche da Magnus, vampiro ultravecchio che prima di suicidarsi vuole donare il suo sangue fortissimo, e che sceglie Lestat perché è bellissimo. La prima cosa che Lestat fa da vampiro è vampirizzare sua madre, che diventa automaticamente sua amante, non mi si chieda perché, pure Freud ci sta ancora lavorando; la seconda è vampirizzare il suo ragazzo, che da quel momento lo odia, non perché è stato trasformato in un mostro condannato a uccidere per l'eternità, ma perché è stato scelto per secondo. Poi Lestat si scontra con Armand, un cretino integrale (ma bellissimo) che vive in un cimitero e si veste di cenci in quanto convinto di dover servire Satana, che prima odia Lestat perché il suo modo di vivere molto trendy gli ha rovinato le Regole Tenebrose e vuole ucciderlo, poi vuole unirsi a lui, poi decide di seguire i suoi consigli e di vivere tra gli umani e poi lo odia di nuovo, stavolta per sempre; da Armand Lestat sente la storia di Marius, e vuole incontrarlo anche se tutti gli dicono che è morto, e finché lo cerca distrugge senza neanche accorgersene altre comunità sparse per il mondo, poi lo trova e ascolta la sua storia e promette cose che poi non fa, tranne la promessa di non rivelare niente a nessuno che mantiene alla lettera, per quello in Intervista sembra che non sappia niente; dalla storia di Marius scopre come sono nati i vampiri e grazie a lui incontra Enkil e Akasha, il Padre e la Madre, la quale ovviamente lo vede bellissimo e bravissimo e fortissimo e interessantissimo eccetera e si risveglia dopo seimila anni solo per lui. Ah, nel frattempo sono gli anni '80 e Lestat, per non annoiarsi troppo, scrive la sua biografia e fonda un gruppo rock che canta di vampiri, per essere sicuro di far incazzare qualcuno – non importa chi, se umano, vampiro, antico, nuovo, fa lo stesso – e avere una qualche guerra da combattere. Fine.
    Se non ho nessuna voglia di leggere il terzo libro che parla di questa guerra, un motivo c'è.

    Ma le cose deludenti sono molte altre, che dalla trama trapelano.
    A parte tutta questa bellezza, tutta questa bravura, tutta questa fortissima sensibilità, che già danno parecchio fastidio a chi ama leggere di personaggi reali e realistici, ci sono i tentativi di far combaciare il primo libro con il secondo. Peccato che il primo non prevedesse seguito, è evidente. La cosa diventa terribilmente evidente verso la fine, in cui Lestat “spiega” perché nell'altro libro Louis ha detto una valanga di stupidaggini. Ci sono alcuni buchi logici davvero ridicoli, a voi il gusto di trovarli, se leggerete il libro. Ho già scritto fin troppo.

    In generale, questo libro ha suscitato in me due riflessioni.
    Una è di carattere cinematografico-sociale: Tom Cruise? Banderas? Vecchioni trentenni con le rughe e l'ombra della barba? No! Assolutamente! I personaggi maschili sono tutti, salvo rare e motivate eccezioni, poco più che ventenni: lisci, freschi e ovviamente bellissimi. Armand, poi, ha la faccia da sedicenne (in questo libro... nel primo non mi pareva, ma potrei ricordare male).
    Perché il regista del famosissimo film ha scelto attori “vecchi”? In quel periodo il protagonista teenager arrapato e arrapante non catturava ancora il grande pubblico? Era troppo presto?

    E da questo dettaglio, insieme ad altri mille, nasce la seconda riflessione, di carattere puramente letterario: diciamocelo, 'sti vampiri sono parecchio ammantati di bimbominkiosità.
    Sono tutti belli, intelligenti, sensibili, perfetti. Si amano di amore profondo e infinito con una semplice occhiata. Possono qualsiasi cosa. Non sono cattivi, anzi. Al massimo sono dispettosi, ma in modo accattivante, o non hanno abbastanza consapevolezza, e suscitano tenerezza.
    Vi ricordano niente?
    Aggiungo che Lestat può stare alla luce del sole. Non per tanto tempo, ma può. Lui si addormenta un'ora dopo che l'alba è sorta, a differenza degli altri. E viene spesso detto che la carnagione dei vampiri è talmente bianca da “riflettere” la luce.
    Suona familiare?
    La riflessione, dunque, è questa: se avessi letto questo libro dieci anni fa, prima dell'avvento della famiglia Cullen, mi sarei accorta di questo lato bimbominkioso? Mi sarebbe saltato così facilmente agli occhi? Ma soprattutto mi avrebbe dato tanto fastidio?
    E ancora, la Meyer – che merita tutto il disprezzo possibile, non son qui a farle da avvocato, la mia è solo una riflessione – ha sputtanato una figura letteraria che prima dei suoi libri era degna di rispetto e tenebrosa e mistica e tutt'ecose... o ha solo colto più distintamente di altri lettori della Rice questo lato bimbominkioso e ha deciso di basare su quello e quello soltanto i suoi vampiri?
    Ai poster di Edward l'ardua sentenza.

    gezegd op 

  • 3

    «Marius mi parlò: "Ricorda le mie parole, Lestat. In un libro, un vampiro solo è il principe delle tenebre. Due vampiri: uno scontro di personalità. Più di due: una telenovela. Rammentale per tutta l ...doorgaan

    «Marius mi parlò: "Ricorda le mie parole, Lestat. In un libro, un vampiro solo è il principe delle tenebre. Due vampiri: uno scontro di personalità. Più di due: una telenovela. Rammentale per tutta la tua vita immortale!"
    "Sì, maestro, lo farò!". Ma me ne dimenticai poco dopo...»

    Chi ha letto il precedente e famoso "Intervista col vampiro" sa che Lestat è il vampiro che dà l'avvio alla storia, una oscura presenza dotata di potenza prodigiosa, sorta di principe dei vampiri. Lo troviamo in quel romanzo a New Orleans, ma come ci è arrivato? Chi era Lestat prima di essere un vampiro? Com'è stata la sua vita?
    A queste ed altre domande (tra cui manca purtroppo "Perché il telefono squilla sempre appena entro in bagno?") cerca di rispondere questo romanzo.
    L'opera comincia magnificamente gotica, raccontandoci della vita travagliata di Lestat de Lioncourt, un nobile francese di una casata in decadimento, sul finire del XVIII secolo. Scosso da dubbi esistenziali, affamato di vita, cerca, trovandola grazie all'amicizia di Nicolas, qualcosa che dia una scossa alla sua vita. Dopo varie vicissitudini, l'incontro fatale col vampiro Magnus lo cambierà per sempre, rendendolo immortale, succhiasangue e dalla sessualità ambigua. Di qui in poi il romanzo, per me, comincia a girare a vuoto, diventando pesante, forzoso, ridondante, e, per farla breve, poco piacevole.
    Dopo troppi capitoli di noia si arriva all'ultima parte in cui Lestat comincia la ricerca delle origini dei vampiri, ricerca che si concluderà con la conoscenza del vampiro Marius, che chiarirà praticamente tutti i dubbi suoi e del lettore, in un lunghissimo spiegone molto bene scritto.
    Infine Lestat, dopo un sonno durato più di 50 anni, al risveglio decide di diventare una rockstar, ma questa cosa agli altri vampiri non va proprio a genio. Non aggiungo altro.

    Questo romanzo contiene molte pagine intriganti, che si leggono con piacere, ma quando si prende troppo sul serio o, di contro, quando mostra delle manchevolezze logiche anche grossolane fallisce miseramente. Purtroppo le pagine deboli soverchiano quelle forti, una bella sforbiciata alla foliazione avrebbe aiutato.

    gezegd op 

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