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Milano è una selva oscura

Di

Editore: Einaudi

3.8
(192)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 177 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8806199951 | Isbn-13: 9788806199951 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
"Che mi domando e dico: cos'ho mai fatto nella mia vita, oltre a scappare? Il Dante sorride tra sé mentre prova a rispondere... Che se la vita la fosse un catalogo, potrebbe scriverci: andato in guerra, dato lezioni, emigrato, sposato, diventato padre, ammalato, confinato, letto libri, scritto quatter patanflànn di poesie, viaggiato di notte su un camion per un sacco di riso e una tolla di latte condensato da portare alla Milena, urlato per i bombardamenti, gridato d'allegria nel sole di aprile, venduto libri, perduto il lavoro, finito sotto processo, ben pistaa in la pirotta, camminato... Insomma, una lista lunga, e non sempre di faccende volgari". Ma di tutto questo nella borsa "degli Avanzi" che porta a tracolla restano solo poveri "barlafus", destinati a finire insieme al Dante "in pasto ai vermi - ipotesi umile - o ai corvi - ipotesi romantica - o agli avvoltoi - ipotesi eroica - o ai piccioni - ipotesi terratèrra". Il Dante si sente diverso dalle altre lingére, che per paura e vergogna non amano mostrarsi e si rintanano nei loro cantucci. A fargli mantenere la testa alta è la cultura di cui nella sua famiglia adottiva si è nutrito fin da piccolo: non ha mai chiesto l'elemosina, e non frequenta neppure il refettorio della San Vincenzo; da quelle "dame del biscottino" "non ci va non ci va non ci va", perché dovrebbe in cambio fare il segno della croce. Lui preferisce accettare quello che la gente gli offre in cambio di un calembour, di una storia ben raccontata.
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  • 4

    Molto dolce e struggente questo libro che ci fa conoscere i pensieri di un senzatetto milanese inghiottito e poi sputato dalla vita. Una dignità disperata, quella di Dante, che abbandona il mondo "civile" per inoltrarsi nel sottobosco di una città che, raccontata dalla Pariani, sembra quasi viva ...continua

    Molto dolce e struggente questo libro che ci fa conoscere i pensieri di un senzatetto milanese inghiottito e poi sputato dalla vita. Una dignità disperata, quella di Dante, che abbandona il mondo "civile" per inoltrarsi nel sottobosco di una città che, raccontata dalla Pariani, sembra quasi viva e pulsante. Ho fatto un po' fatica con il dialetto, in fondo sono emilana...

    ha scritto il 

  • 4

    el mé Dante

    Già, perchè dopo averlo letto non puoi che sentirne la mancanza.
    Ti eri affezionata, al suo modo di raccontare la sua storia, per la verità poco "stoica" ma umana e alquanto sfigata.
    Dante, (Colombo Diogene all'anagrafe)ci accompagna per le strade di Milano, una città che non riconosc ...continua

    Già, perchè dopo averlo letto non puoi che sentirne la mancanza.
    Ti eri affezionata, al suo modo di raccontare la sua storia, per la verità poco "stoica" ma umana e alquanto sfigata.
    Dante, (Colombo Diogene all'anagrafe)ci accompagna per le strade di Milano, una città che non riconosce più, con la sua Borsa degli Avanzi (di vita) con Cane, un cane randagio come il padrone.
    Dispensa aneddoti, storie, costumi e personaggi di Barbonia ricchi di carattere, carichi di detti e proverbi meneghini un po' datati.

    Schietto, sincero, ironico, spiritoso, fiero, nostalgico e malinconico ci saluta con "genti, stee alégher..."

    ha scritto il 

  • 3

    Nonostante conosca abbastanza bene il dialetto ho fatto fatica a leggerlo.
    Alcune parti erano davvero poetiche, devo ammetterlo, eppure non sono riuscita ad affezionarmi davvero a Dante e quindi alle sue storie.
    Spiace dare un voto medio a questo libro, forse non l'ho letto nel modo a ...continua

    Nonostante conosca abbastanza bene il dialetto ho fatto fatica a leggerlo.
    Alcune parti erano davvero poetiche, devo ammetterlo, eppure non sono riuscita ad affezionarmi davvero a Dante e quindi alle sue storie.
    Spiace dare un voto medio a questo libro, forse non l'ho letto nel modo adatto o nel momento giusto.

    ha scritto il 

  • 5

    Oh Milano, sai cosa ti meriti? che io ti rivolga la bisillaba escrementizia di Cambronne.

    Test d'ingresso:
    tradurre i seguenti versi (ma parola per parola, altrimenti son buoni tutti ;)

    A mitaa strada de quel gran viacc
    che femm a vun la vœulta al mond de là
    me son trovaa in d’on bosch scur scur affacc,
    senza on sentee da podè seguità;
    domà a pe
    ...continua

    Test d'ingresso:
    tradurre i seguenti versi (ma parola per parola, altrimenti son buoni tutti ;)

    A mitaa strada de quel gran viacc
    che femm a vun la vœulta al mond de là
    me son trovaa in d’on bosch scur scur affacc,
    senza on sentee da podè seguità;
    domà a pensagh me senti a vegní scacc...

    Se avete superato la prova, allora potete leggere questo libro. Se vi va.
    Io lo consiglio perché è un gran bel libro. Ma per circa un quarto è scritto in dialetto e per chi non è nato a Milano o nei dintorni rappresenta una sfida. Però ne vale la pena.
    Ne vale la pena, perché Diogene Colombo, figlio di NN, detto il Dante, è un personaggio indimenticabile, un barbùn che sembra uscito dalla canzone di Jannacci. Uno a cui nella vita è andato tutto storto. Ma un barbùn che parla un italiano corretto, quando vuole, e ogni tanto ci infila pure qualche parola di latino. Perché ha studiato il Dante. Per un periodo ha anche avuto una libreria antiquaria in via De Amicis, mica una strada qualsiasi. Il Dante è uno che ha scritto poesie, mica è un barlafüs il Dante! Il Dante è uno che gira tutto il giorno per la Milano degli anni '68 e '69 (mica anni qualsiasi) per tirar sera. È uno a cui sembra che una volta i giorni non avessero le ore, mentre adesso, a lui, le ore sembrano giorni. Adesso, cioè nel dicembre del 1969.
    "Adesso tutto cosí triste e questa strana sensazione di un’incredibile lontananza. Adesso come se Milano fosse una pura eventualità…"
    Adesso che si sveglia nel dormitorio di Bande Nere e la data sul calendario del custode è: 12 dicembre 1969. Mica una data qualsiasi.
    Allora la Morte dice al Dante:
    "Ché se la vita fosse un libro, adesso, caro ’l mè Dante, ormai sei all’ultimo capitolo." E il Dante sospira perché è tutta la vita che ci parla con la Morte. La conosce da quando è nato. E sa che se la vita fosse un libro, allora ciascuno di noi ne sarebbe lo scrittore: "E allora sì che ci sarebbe da strapparsi i cavèj, perché non possiamo correggerla né riscriverla meglio…"
    Ha ragione il Dante. Mica si può fare. No.

    ha scritto il 

  • 5

    L'ho trovato dolcissimo e nostalgico. Non sono milanese di nascita, ma vivo qui da 53 anni, e questo libro ha ravvivato ricordi riposti, espressioni abbandonate perchè soppiantate da altre, meno poetiche forse perchè importate.

    ha scritto il 

  • 4

    Mio padre parlava sempre in milanese,era un piacere ascoltarlo. In Dante, il barbone protagonista di questo tenero romanzo di Laura Pariani, ho continuato a ritrovare molte delle sue frasi e delle filastrocche che ci recitava. Questo libro mi ha commosso e mi ha fatto sorridere, dietro le parol ...continua

    Mio padre parlava sempre in milanese,era un piacere ascoltarlo. In Dante, il barbone protagonista di questo tenero romanzo di Laura Pariani, ho continuato a ritrovare molte delle sue frasi e delle filastrocche che ci recitava. Questo libro mi ha commosso e mi ha fatto sorridere, dietro le parole di Dante spuntava sempre la voce di mio padre.
    E brava l'autrice a descrivere e a farci un po' entrare nella vita di un barbone, a farci vedere attraverso i suoi occhi una Milano diversa. Una selva oscura.

    ha scritto il 

  • 4

    Un barbone a 360 gradi

    E`il primo libro che leggo di questa interessante scrittrice e sicuramente non sarà l'ultimo.
    E`stato piacevole seguire il suo barbone tra le vie di Milano, con quel vagare libero dei pensieri, quel linguaggio ondeggiante tra l'italiano e le espressioni in dialetto lombardo.
    E`interes ...continua

    E`il primo libro che leggo di questa interessante scrittrice e sicuramente non sarà l'ultimo.
    E`stato piacevole seguire il suo barbone tra le vie di Milano, con quel vagare libero dei pensieri, quel linguaggio ondeggiante tra l'italiano e le espressioni in dialetto lombardo.
    E`interessante coem riesca a far interagire registri di vario genere: dalla filastrocca per bambini al poema epico, dalla canzoncina da San Remo e pezzi di lirica. Nella mente del barbone tutti questi mondi sembrano fondersi in uno solo: quello che meno ti aspetteresti; quello degli ultimi !

    ha scritto il 

  • 5

    Ci sono una maliconia e una dolcezza struggenti, in questo lavoro di L. Pariani. Una sfida per me che, da lombarda acquisita, ho dovuto dare fondo a tutte le mie abilità di traduttrice per leggere un testo che per più di metà è in milanese.
    Ad accompagnarci nella selva oscura di Milano chi ...continua

    Ci sono una maliconia e una dolcezza struggenti, in questo lavoro di L. Pariani. Una sfida per me che, da lombarda acquisita, ho dovuto dare fondo a tutte le mie abilità di traduttrice per leggere un testo che per più di metà è in milanese.
    Ad accompagnarci nella selva oscura di Milano chi poteva esserci se non Dante, barbone (o, come si direbbe oggi, clochard)che non possiede, ovviamente, alcunché, sia esso materiale o anche nella sfera dei sentimenti, fatta eccezione per qualche passante gentile, qualche personaggio di buon cuore e qualche animale, vagabondo come lui.
    Dante però non perde l'amore per la vita, fino alla fine: nonostante l'abbandono subìto appena dopo la nascita, nonostante le gravi perdite della sua vita, nonostante la povertà. Milano diventa così, ai suoi occhi, spietata ma tuttavia dolce, crudele ma ancora capace di regalare emozioni da qualche angolo nascosto della città...anche se Milano sta cambiando, e sta diventando quella che vediamo noi oggi.
    Chissà se, nel 2012, in giro per Milano c'è qualche Dante che ancora sa cogliere la poesia di Milano, da qualche posto sconosciuto ai più.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    La vita di Dante, barbone milanese, tra il 1969 e il 1970. Le prime pagine sembrano interessanti: lo stile è asciutto, mischia l'italiano con il milanese, evocando i grandi del passato, citando il Porta. E il personaggio ricorda uno scarrozzante di Testori che si aggira in un sottobosco di vinti, ...continua

    La vita di Dante, barbone milanese, tra il 1969 e il 1970. Le prime pagine sembrano interessanti: lo stile è asciutto, mischia l'italiano con il milanese, evocando i grandi del passato, citando il Porta. E il personaggio ricorda uno scarrozzante di Testori che si aggira in un sottobosco di vinti, tra il ricordo di una Milano che non c'è più e la distanza della gente per bene. Ma più ci si addentra nel romanzo e più ci si accorge che è forse soltanto maniera, che la tramma è esile, che le stazioni del calvario di Dante sono ripetitive e stanche, che il finale è già scritto. E il dialogo con la morte, dopo che qualcuno che scappa da Piazza Fontana, subito dopo la strage, lo travolge con l'auto, è veramente troppo, anche per chi ha avuto il merito di resistere fino alla fine...

    ha scritto il 

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