Milano Criminale

Il romanzo

Di

Editore: Rizzoli

3.5
(153)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 422 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Tedesco

Isbn-10: 8817047775 | Isbn-13: 9788817047777 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Criminalità , Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
La grande epopea criminale degli anni Sessanta e Settanta, le atmosfere noir e i leggendari protagonisti di una Milano da film. Il romanzo di un’epoca e di una città che guarderete con occhi nuovi.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Milano criminale

    Ho da poco terminato questo romanzo che si è rivelato una piacevolissima sorpresa.
    Le vicende della "Milano che spara", dal 1958 all'inizio degli anni 70, vengono descritte mirabilmente attraverso il ...continua

    Ho da poco terminato questo romanzo che si è rivelato una piacevolissima sorpresa.
    Le vicende della "Milano che spara", dal 1958 all'inizio degli anni 70, vengono descritte mirabilmente attraverso il confronto aspro e senza esclusione di colpi tra due personaggi: il poliziotto Antonio Santi ed il bandito Roberto Vandelli.
    Il romanzo si apre con la celebre rapina di via Osoppo del febbraio 1958, passata alla storia come "il capolavoro delle rapine motorizzate". I due protagonisti, ancora ragazzini, assistono all'evento: da quel momento in avanti le loro esistenze rimarranno segnate da quella inattesa esperienza. Antonio sceglierà la strada della legge e del diritto, entrando a far parte del corpo di polizia. Roberto, invece, comincerà la propria carriera di criminale incallito, facendosi strada a poco a poco verso i vertici della Mala meneghina.
    Dietro di loro, 15 anni di storia: anni densi, pregnanti, intensi, che cambieranno per sempre le sorti del nostro paese. Le battaglie sindacali, l'autunno caldo, le lotte sessantottine, Piazza Fontana, la morte di Pinelli, il giallo della Cattolica.... sono accadimenti di notevole importanza, che non fanno da semplice sfondo alle vicende della Milano violenta ma emergono prepotentemente diventando elementi fondanti dell'intero romanzo, alla pari dei protagonisti.
    Un po' come in "Romanzo criminale" di De Cataldo, fiction poliziesca e storia reale interagiscono continuamente: il gran merito di Roversi è sicuramente quello di riuscire a mantenere il giusto equilibrio tra gli eventi reali e quelli di pura fantasia, raccontando una vicenda che, seppur lontana nel tempo, si dimostra ancora attuale e ricca di suggestioni.
    Le vicende della "Milano criminale" proseguono in "Solo il tempo di morire": lo leggerò molto presto.

    ha scritto il 

  • 5

    Una sapiente ricostruzione

    Con mano leggera Roversi ripercorre, nei due racconti, più di 25 anni di Milano noir.
    La lettura è estremamente piacevole e non annoia mai (forse perché sono milanese e gli anni in questione rappresen ...continua

    Con mano leggera Roversi ripercorre, nei due racconti, più di 25 anni di Milano noir.
    La lettura è estremamente piacevole e non annoia mai (forse perché sono milanese e gli anni in questione rappresentano forse i più belli della mia vita)
    Facile individuare, sotto gli pseudonimi, i protagonisti di quegli anni.
    Grande Roversi!!!
    Consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Milano Noir

    Ho trovato questo libro scorrevole, interessante e molto avvincente. Il mix fra finzione e realtà mi ha fatto immergere nella realtà anni '60/'70 milanese di cui non conoscevo molto. I personaggi sono ...continua

    Ho trovato questo libro scorrevole, interessante e molto avvincente. Il mix fra finzione e realtà mi ha fatto immergere nella realtà anni '60/'70 milanese di cui non conoscevo molto. I personaggi sono ben strutturati ed è semplice "affezionarsi" a loro tanto da cercare di arrivare in fondo al libro per sapere come si concludono le vicende. Consigliato!!!
    E ovviamente consiglio anche "Solo il tempo per morire", il secondo volume di Paolo Roversi sulla città di Milano (in questo caso anni '70 e '80).

    ha scritto il 

  • 3

    leggendo questo libro, che parte da eventi realmente avvenuti come la rapina di via osoppo, il 68 milanese, piazza fontana e l'omicidio della cattolica, è facile riconoscere- dietro i nomi di fantasia ...continua

    leggendo questo libro, che parte da eventi realmente avvenuti come la rapina di via osoppo, il 68 milanese, piazza fontana e l'omicidio della cattolica, è facile riconoscere- dietro i nomi di fantasia e le licenze dell'autore- personaggi celebri come lutring, vallanzasca, capanna, pinelli, calabresi e via discorrendo. tutto molto piacevole e la ricostruzione del mondo della mala milanese e delle rivoluzioni studentesche è affascinante, sebbene non completa - ma (come già mi è accaduto leggendo de cataldo) è la scelta ibrida, tra romanzo e reportage, a lasciarmi perplessa.

    ha scritto il 

  • 2

    Scerby e i suoi nipotini - 20 dic 15

    Leggo per secondo questo che invece è un romanzo scritto prima del precedente. E sono contento, che, se mi fosse capitato questo non credo che avrei avuto voglia di leggere altro. Fa un po’ il paio co ...continua

    Leggo per secondo questo che invece è un romanzo scritto prima del precedente. E sono contento, che, se mi fosse capitato questo non credo che avrei avuto voglia di leggere altro. Fa un po’ il paio con il più brutto dei libri di questa collana, “Il paese che amo” di Sarasso, che ho già avuto modo di tartassare. Qui si distanzia un po’, che si parla comunque di azioni criminali, utilizzando tuttavia la stessa tecnica. Cioè quella di narrare un pezzo della storia italica, vista con gli occhi quasi di un cronista di nera, avendo cura di cambiare i nomi ai protagonisti, lasciandone invariate solo le iniziali. Roversi tenta in un certo senso di inserirsi nel solco del “Romanzo criminale” di De Cataldo, laddove questi parlava della mala romana, della banda della Magliana e delle connivenze con il potere, mentre Roversi parla della mala milanese, del solista del mitra, accennando, ma molto alla lontana, alcune tematiche politiche. Ora, il personaggio cui ruota tutta la storia, e che seguiamo da giovinetto alla maturità viene indicato come Antonio Santi, e noi pensiamo subito ad Achille Serra, capo della squadra mobile a Milano, poi prefetto, e poi anche senatore (a parte un leggero ringiovanimento, che nel ’58, Serra ha già 16 anni e mezzo non i 14 che gli dà l’autore). L’altro capo della matassa è rivolto al bandito Roberto Vandelli, che in effetti ha 8 anni all’epoca del colpo di via Osoppo, ma di cui Roversi ci fa percorrere passo dopo passo la storia, come appunto Renato Vallanzasca. E nell’Americano, poi definito dal quotidiano milanese “La Notte” il “solista del mitra”, che nelle pagine è indicato come Leandro Lampis, non si fa fatica a scoprirne le vere fattezze in Luciano Lutring. Oppure la mente della rapina di via Osoppo Ugo Ciappina che diventa Umberto Carminati. Per non dimenticare il lato “politico” dove Mario Capanna diventa Massimo Castelli o il commissario Calabresi che si trasforma in commissario Catalano. Per terminare (ma potrei dilungarmi per pagine e pagine) con il famoso omicidio della Cattolica, quello dove fu uccisa Simonetta Ferrero che si trasforma in Sandra Fontana (e dove Serra/Santi non partecipò alle indagini, ma come prefetto ricevette una lettera nel 1991 che svelava alcuni retroscena indicando il presunto colpevole). Insomma Roversi tenta di ricostruire la storia milanese criminale e politica partendo appunto dal 27 febbraio 1958, quando in via Osoppo cominciò la trasformazione della mala milanese in criminalità organizzata, sino al primo arresto di Vallanzasca, opera appunto di Achille Serra, avvenuto nel 1972. In questi 14 anni seguiamo da una parte la realtà “trasformata” con i cambi di nome, e dall’altra quella romanzata, che non appare nei libri, per creare dei punti di raccordo tra i vari momenti. Ma è come leggere le vecchie annate del Corriere della Sera. Da un lato, appunto, via Osoppo, Lutring, Vallanzasca, la rapina di via Monte Napoleone ad opera del Clan dei Marsigliesi di Albert Bergamelli, gli efferati colpi della banda Cavallero. Dall’altro il lato politico, la nascita del ’68 alla Statale di Milano, con Capanna e gli altri leader del movimento, le manifestazioni, gli scontri tra poliziotti e Katanga (e chi non sa chi siano stati i Katanga meglio astenersi), e poi la “strage di Stato”, con Pinelli, Calabresi e Valpreda. Nel mezzo alcuni intarsi, come la descrizione della morte per infarto del grande Scerbanenco, la poesia su Valle Giulia di Pierpaolo Pasolini, le canzoni di protesta alla Pietrangeli (“Contessa”) o alla Barry McGuire (“Eve of destruction”). C’è la vita privata di Serra/Santi, cui auguro di aver vissuto il grande amore con Carla e di aver apprezzato le poesie di Paul Valéry, ci sono le entrate ed uscite dal gabbio di Vandelli/Vallanzasca, ci sono infine le canzoni che fanno da colonna sonora a tutti quegli anni da Fred Buscaglione a Lucio Dalla, per passare attraverso il famoso scandalo di “Tua” di Julia de Palma e le bellissime parole di Paolo Conte in “Insieme a te non ci sto più” cantata da Caterina Caselli. Insomma, se volete fare un ripasso della Milano di quei 14 anni, questo è un utile Bignami, non certo un libro di “storia”. Un libricino che vi porta anche spigolature, sul Giambellino, sul bar da Mario, sulla mala “buona” dei primi anni Cinquanta e su quella cattiva degli anni Sessanta. Ma appunto è un Bignami che elenca cose e fatti, che cerca di ammiccare e di far finta di sapere più di quello che sa, ma senza convincerci troppo. Quanto distante dalle ricostruzioni, con nomi e fatti reali e concreti, che prima e dopo ci ha fatto Carlo Lucarelli! Un abisso per me. E con qualche imprecisione che mi ha fatto rabbrividire: Vandelli nel ’64 al Beccaria si trastulla tra “Piccola Katy” dei Pooh (che uscirà nel ’67) e “Un ragazzo di strada” de I Corvi (che è del ’66). Ma anche con un brivido di ricordo piacevole, quando ricorda l’atterraggio dell’Apollo 11 (o meglio l’allunaggio), avvenuto il 20 luglio 1969 alle 22:18 ora italiana, che seguii in diretta, in un’estate tortoretana, beandomi dei commenti di Tito Stagno e di Ruggero Orlando, insieme alle precisazioni in diretta che mi faceva mio zio Nino. Un momento magico ed irripetibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessante

    Descrive una Milano anni 60/70 avendo secondo il mio parere letto molto su quel periodo e cambia qualche nome a persone veramente esistite si legge però abbastanza fluidamente.

    ha scritto il 

  • 4

    Una ricostruzione romanzata ma molto accurata della malavita milanese dagli anni sessanta ad oggi incentrata soprattutto sulle figure di Renato Vallanzasca e di Achille Serra. La scrittura del giornal ...continua

    Una ricostruzione romanzata ma molto accurata della malavita milanese dagli anni sessanta ad oggi incentrata soprattutto sulle figure di Renato Vallanzasca e di Achille Serra. La scrittura del giornalista Roversi è fluida ed essenziale, senza fronzoli inutili anche se a volte regala rapide descrizioni dal sapore romantico. Davvero un bel libro.

    ha scritto il 

  • 3

    Un viaggio nella milano degli anni 60 in parte romanzato

    Interessante viaggio nella Milano dei primi banditi, con fatti reali, come la rapina di Via Osoppo che costituisce l'incipit del romanzo, personaggi basati su figure protagoniste del periodo ma romanz ...continua

    Interessante viaggio nella Milano dei primi banditi, con fatti reali, come la rapina di Via Osoppo che costituisce l'incipit del romanzo, personaggi basati su figure protagoniste del periodo ma romanzati. C'è spazio anche per la politica e per il dialogo tra uno "sbirro" dalla mentalità ligia ai doveri dello stato e la moglie, che segue invece con interesse il movimento studentesco, le lotte operaie, ecc.

    ha scritto il