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Milano calibro 9

Di

Editore: Garzanti Libri

4.0
(671)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 355 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo

Isbn-10: 8811666414 | Isbn-13: 9788811666417 | Data di pubblicazione:  | Edizione 2

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback

Genere: Crime , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
Il volume raccoglie 22 racconti neri di Scerbanenco. Ventidue storie dure,disperate di morti ammazzati e di traffici oscuri, con impreviste pieghe ditenerezza e sconcertanti sussulti d'amore. Ventidue frammenti di vita cheparlano dell'atrocità, della miseria, dell'assurdità di questo mondo. ÈMilano che torna sempre, a Milano si svolgono quasi tutti questi racconti: unacittà sentina di vizi e misfatti, odiosa e odiata, ma irresistibile.
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  • 3

    22 racconti che spaziano per tutta la penisola (non solo a Milano), scritti nel mirabile linguaggio di Scerbanenco, ma non tutti allo stesso livello: alcuni mi son sembrati un po' ... "datati"... un ...continua

    22 racconti che spaziano per tutta la penisola (non solo a Milano), scritti nel mirabile linguaggio di Scerbanenco, ma non tutti allo stesso livello: alcuni mi son sembrati un po' ... "datati"... un po' quell'immagine stereotipata dell'Italia armata anni Settanta (che si ispirò realmente al cinema ai racconti di Scerbanenco). Storie nere al limite, dove una calibro 9 può spuntare in mano a chiunque... Tre stelle e mezzo.

    Ps. grazie Mari! :*

    ha scritto il 

  • 5

    Uno stile conciso, secco, pragmatico come solo i milanesi sanno essere, ma che in un baleno scopre angoli di malinconia, speranza e tenerezza. La Milano buia degli anni '70 fa da sfondo a vicende ...continua

    Uno stile conciso, secco, pragmatico come solo i milanesi sanno essere, ma che in un baleno scopre angoli di malinconia, speranza e tenerezza. La Milano buia degli anni '70 fa da sfondo a vicende tetre ed omicidi efferati. La semplicità delle trame è solo un pregio, non un difetto. Come a dire... ognuno, anche il calzolaio dietro l'angolo, nasconde le sue ombre.

    ha scritto il 

  • 4

    i racconti sono davvero ben costruiti, alcuni davvero geniali, ma la cosa che più mi ha impressionato è stato riconoscere i luoghi in cui le storie sono ambientate: ogni giorno che vado al lavoro ...continua

    i racconti sono davvero ben costruiti, alcuni davvero geniali, ma la cosa che più mi ha impressionato è stato riconoscere i luoghi in cui le storie sono ambientate: ogni giorno che vado al lavoro mi sembra di vivere dentro le parole di Scerbanenco

    ha scritto il 

  • 4

    Ventidue racconti duri, disperati, crudeli e violenti, ambientati quasi tutti nella Milano degli anni sessanta. I protagonisti di queste storie sono persone senza prospettive, non hanno speranze e ...continua

    Ventidue racconti duri, disperati, crudeli e violenti, ambientati quasi tutti nella Milano degli anni sessanta. I protagonisti di queste storie sono persone senza prospettive, non hanno speranze e se le hanno vengono immancabilmente disilluse, è come se ad un certo punto cedessero e si lasciassero andare perchè hanno ben poco, anzi niente da perdere. Storie amare, vere, che fanno riflettere, perchè in molti casi rispecchiano i nostri giorni.

    ha scritto il 

  • 4

    Anche questo l'avevo letto 30 anni orsono. In genere non amo le raccolte di racconti brevi, ma la bravura di Scerbanenco è indiscutibile. Serie noir molto attuale

    ha scritto il 

  • 4

    Gli anni sessanta sono ricordati come un periodo di crescita, di ottimismo, di fiducia. Scerbanenco coglie in tempo reale il malessere che cova nel benessere economico. Nella società dei consumi la ...continua

    Gli anni sessanta sono ricordati come un periodo di crescita, di ottimismo, di fiducia. Scerbanenco coglie in tempo reale il malessere che cova nel benessere economico. Nella società dei consumi la felicità sembra a portata d’acquisto, anche la vita umana entra nel mercato ed il suo valore può essere molto basso. Questi racconti rabbiosi sono altrettanti spaccati di vita del nostro paese; storie violente e disperate, in cui l’amore compare solo come una velleità che viene inevitabilmente soffocata, narrate con piglio diretto, con un taglio quasi giornalistico. Le vicende sono assurde e verosimili proprio come fatti di cronaca nera. Scerbanenco, che mi risulta non avesse terminato neppure le scuole elementari, aveva una fantasia fertile ed un talento naturale per la narrazione, uno stile vivissimo, privo di fronzoli, decisamente anti-accademico. Scerbanenco era l’anti-Baricco. Niente fumo e molto arrosto in queste sue pagine, anche perché la carne al fuoco è cruda, viva, ben al sangue.

    ha scritto il 

  • 3

    " Vi sono dei casi dove la giustizia non basta, ci vuole la vendetta"

    Partendo dalle parole di Aureliano Arazzi torna il tema della vendetta come unico mezzo per liberarsi dall'amarezza delle torbide azioni del nero uomo. Mi piace pensare che le violenze raccontata su ...continua

    Partendo dalle parole di Aureliano Arazzi torna il tema della vendetta come unico mezzo per liberarsi dall'amarezza delle torbide azioni del nero uomo. Mi piace pensare che le violenze raccontata su minorati mentali da S. siano una metafora di una società che abusa impunemente su cittadini inermi, stesi su un letto di tv, stadio e social network. Complessivamente sufficiente, solo pochi racconti mediocri con il sapore di già letto di usato, il racconto più degno di nota è senz'altro: Basta col cianuro, dove l'intrigo trova il suo apice, dove il boss mette alla prova il corriere che si vede costretto suo malgrado ad eliminare ciò che più ama (le belle donne) e va incontro alla sua fine con gioia. Morale: ci può essere anche redenzione nei criminali. Per il resto la raccolta porta a galla i temi ricorrente dell'autore, sfruttamento , ricatti, tradimenti già la copertina del libro da un idea del grigio, del marcio che nella città meneghina e non solo, oscura cammina nei viali bui, insinuandosi in qualche modo nella coscienza del lettore.

    ha scritto il 

  • 0

    Milano, l'Intrepida.

    Per lavoro mi capita di andare a Milano 2-3 volte l'anno. Non posso dire di conoscerla bene, in fondo i posti che vedo e per i quali passo sono sempre gli stessi, solo qualche volta ho avuto modo di ...continua

    Per lavoro mi capita di andare a Milano 2-3 volte l'anno. Non posso dire di conoscerla bene, in fondo i posti che vedo e per i quali passo sono sempre gli stessi, solo qualche volta ho avuto modo di visitare luoghi e strade che non siano quelle più note, ma posso affermare che Milano mi piace. Mi piacciono i suoi palazzi e le sue grosse strade ed è forse l'unica grande città italiana che abbia un senso di veramente europeo, che possa confrontarsi con altri agglomerati urbani estesi nel Continente (Roma è troppo Roma in tutto perché la si possa paragonare a qualcosa). La Milano di Scerbanenco è di sicuro molto diversa da quella odierna. Lo scrittore è infatti morto nel 1969 e racconta di una Milano che nel frattempo, per forza di cose, ha cambiato pelle. Eppure penso che anche allora Milano fosse l'unica città dove si potessero ambientare delle storie noir e violente senza inciampare nel ridicolo o ammantare tutto di una dose di provinciale e/o dialettale. Le vicende che Scerbanenco racconta in questa §Milano calibro 9§, opera forse meno nota di altre della sua produzione, ma che se non altro ha il merito di aver ispirato uno dei capolavori del cinema italiano anni '70 (dal titolo omonimo) di Fernando Di Leo con Gastone Moschin e Barbara Bouchet, sono tutte più o meno legate alla città lombarda. Sono brevi storie di vendetta in prevalenza. Pochi personaggi, ritmo serrato, azione, una pistola,un taglio, epilogo. Lampi nel buio. Zac. Pum. Poche pagine e sei a posto. Perché spesso basta poco per creare la giusta atmosfera, la tensione necessaria, la suspense che fa la differenza.

    Leggendo questi 22 racconti mi è venuto in mente mio zio che quando eravamo in vacanza in Versilia si comprava quei pacchi di raccolte di Lanciostory o de l'Intrepido. Quando le aveva terminate me le passava. Erano riviste che raccoglievano fumetti, pagine di attualità e uno scorcio sempre aperto sullo showbiz (il che, al tempo, si traduceva quasi sempre in qualche donna scosciata o a seno nudo che a 13-14 anni erano comunque un bel pretesto per “peccare”). A parte le storie che avevano una continuità nei vari numeri a me piacevano da impazzire quei fumetti brevi fatti di azione, morti e un finale a sorpresa. Pochi fronzoli, un'idea, zac, pum appunto. Certo dalla sua Scerbanenco ha anche un gran talento e una capacità di raccontare migliore degli sceneggiatori di quei fumetti, ma il risultato, almeno a mio modo di vedere, non è poi troppo dissimile.

    ha scritto il