Milarepa

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Editeur: Albin Michel

3.0
(92)

Language: Français | Number of pages: 63 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) German , Italian , Spanish

Isbn-10: 2226093524 | Isbn-13: 9782226093523 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Paperback , Mass Market Paperback

Category: Fiction & Literature , Religion & Spirituality , Romance

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Description du livre
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  • 3

    Questa storia un po' particolare della vita del religioso tibetano si prende 3stelline e mezzo.
    Ho apprezzato moltissimo l'approccio di Schmitt con la tradizione buddhista e la semplicità con cui è ri ...continuer

    Questa storia un po' particolare della vita del religioso tibetano si prende 3stelline e mezzo.
    Ho apprezzato moltissimo l'approccio di Schmitt con la tradizione buddhista e la semplicità con cui è riuscito a racchiuderne l'essenza in poche pagine..
    I disegni sono un valore aggiunto anche se qualcuno l'ho trovato un po' inquietante (sensazione acuita dal bianco e nero dell'ereader, non so se sull'edizione cartacea siano colorati).

    dit le 

  • 2

    "Attento Milarepa. Non c'è errore più grande di togliersi la vita. Con un karma del genere non ne verrai mai fuori, e finirai per rinascere pulce o mosca merdaiola."

    Decisamente le storie orientaleggianti-zen non fanno per me!!!

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  • 2

    E' raro che non mi piaccia un libro di Schmitt, è rarissimo che divori un libro che non mi piaccia. Eppure ho letto questo racconto in meno di un'ora e non ne ho apprezzato neppure una pagina. Sono lo ...continuer

    E' raro che non mi piaccia un libro di Schmitt, è rarissimo che divori un libro che non mi piaccia. Eppure ho letto questo racconto in meno di un'ora e non ne ho apprezzato neppure una pagina. Sono lontanissima dallo spiritualismo tibetano e dalle storie popolate di demoni e maghi che fanno da sfondo alla vita dei santoni. Per questo i messaggi che questa storia veicola (e che magari in un saggio mi sarebbero sembrati addirittura profondi) mi sono parsi un cumulo di sciocchezze.

    dit le 

  • 3

    Un racconto che ha il sapore della favola, nella mitologia dell'essere. Passando attraverso la vita e le sue reincarnazioni plurime, approda al nulla, riconoscendovi il punto da cui tutto ha inizio.
    D ...continuer

    Un racconto che ha il sapore della favola, nella mitologia dell'essere. Passando attraverso la vita e le sue reincarnazioni plurime, approda al nulla, riconoscendovi il punto da cui tutto ha inizio.
    Dalla storia dell'eremita tibetano che si purga dall'odio con l'ascesi e raggiunge il Buddha che non esiste. Tra sogno e realtà.
    Una lettura che ti conduce per mano, in poche ore, in una dimensione nuova e insieme antichissima.
    La fine e l'inizio del cerchio.

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  • 3

    Non è tanto per la storia, che tutto sommato sembra una favoletta morale a sfondo mistico, ma più che altro perchè quando compro un libro di E-E.S. mi aspetto veramente qualcosa di più.
    Scordatevi qui ...continuer

    Non è tanto per la storia, che tutto sommato sembra una favoletta morale a sfondo mistico, ma più che altro perchè quando compro un libro di E-E.S. mi aspetto veramente qualcosa di più.
    Scordatevi quindi i piccoli crimini coniugali o M. Ibrahim, qui abbiamo Simon, Milarepa e Svastika che si rincorrono da secoli in mille reincarnazioni, e siamo quasi arrivati alla fine, forse.

    dit le 

  • 3

    Monsieur Schmitt… - 06 feb 11

    Preso a Bruxelles durante il Convegno, e letto alla Brasserie “à la morte subite”. Non alle punte più alte del mio ormai amato Schmitt, ma con alcuni spunti interessanti. Se non altro perché è l’inizi ...continuer

    Preso a Bruxelles durante il Convegno, e letto alla Brasserie “à la morte subite”. Non alle punte più alte del mio ormai amato Schmitt, ma con alcuni spunti interessanti. Se non altro perché è l’inizio del “Ciclo dell’invisibile”, una serie di romanzi che ha scritto sulle religioni, di cui ho già parlato per Monsieur Ibrahim e per Il bambino di Noè. Ora manca da leggere solo “Oscar et la Dame Rose” per chiudere il ciclo. Dal punto di vista interno, non l’ho trovato coinvolgente come altri, per due ragioni correlate: da un lato è una trasposizione quasi “parola per parola” della vita di Milarepa (certo con delle differenze su cui tornerò) per cui sembra rimandare poca inventiva, dall’altra, tra le religioni monoteiste, il buddhismo è forse quella che riesco meno ad interpretare, che riesco meno a “sentire”, e quindi anche i risvolti (interessanti e colti) che se ne potrebbero trarre, così come gli eventuali insegnamenti, mi rimangono forse troppo esterni. Ma un’invenzione letteraria c’è, questo presente attuale di una possibile reincarnazione non di Milarepa (troppo facile) ma dello zio cattivo che tanto aveva angariato Mila da giovane. E questo ondeggiare tra il presente parigino e le sue realtà ed il passato tibetano sognato – immaginato è forse tra gli elementi di maggior interesse per me. Sono i caffè (o meglio i Bistrot), sono le donne che spariscono, sono gli amici increduli che danno un sostegno all’esile trama, tutta basata sulla realtà di Mila (personaggio reale vissuto intorno all’anno 1000). Certo uno dei temi forti delle successive prove, qui comincia ad essere presente: il problema del rispetto dell’altro. I guai di Mila giovane sono l’assenza del senso del rispetto. La “gloria” di Mila maturo è l’introiezione del rispetto come prassi quotidiana. E dal rispetto al dono di qualcosa di sé all’altro il passo è breve. E Mila dona, dona pace e serenità, soprattutto con il canto che poi sarà uno degli elementi maggiori dell’insegnamento che ce ne viene tramandato. Anche qui, il tutto nasce dal rapporto con il grande attore Bruno Abraham-Kremer (che ricordo interpretò anche Ibrahim a teatro in un lungo monologo apprezzatissimo al festival di Avignone) ed anche qui il corredo didattico è uno dei punti forti. Il testo in sé è, infatti, anche più breve di Ibrahim, ma il corredo interpretativo (pur semplificato per la scuola, ma si ritorna a dire, quanto sia importante avere una scuola che utilizzi siffatti testi) è ben coinvolgente. A noi attenti lettori, porta quanto meno in giro ad interrogarci sull’incipit, sui tempi narrativi, sull’uso della prima persona, sulla presenza/assenza del narratore. Beh già così ce ne sarebbe d’avanzo. Fino a quel finale dove si aspetta di sapere se lo zio cattivo si reincarnerà ancora, e come, e quando. Fino a farci desiderare di sapere il dopo, di tutta una narrazione basata sul filo del desiderio (di vendetta, di riscatto, di purificazione, di diventare discepolo, di… di… di…) e farci arrivare a ragionare che il principio primo del buddhismo è che solo cessando di desiderare si riuscirà ad essere felici. Pensiamoci su…
    “Je ne pense pas, je raconte.” [Io non penso, io racconto.] (19)
    « La différence entre toi et moi, c’est que moi, je vois les illusions » [La differenza tra noi due è che io, le illusioni, le vedo.] (30)
    « Les dictionnaires n’expliquent bien que les mots qu’on connaît déjà » [I dizionari spiegano solo le parole che già conosciamo.] (71)

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  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

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    "Senza più fiducia nelle promesse del Lama, decise di mettere fine ai suoi giorni e si preparò una ciotola di veleno.
    Visto che in questa carne, come Milarepa, non faccio altro che accumulare errori, ...continuer

    "Senza più fiducia nelle promesse del Lama, decise di mettere fine ai suoi giorni e si preparò una ciotola di veleno.
    Visto che in questa carne, come Milarepa, non faccio altro che accumulare errori, non riuscirò mai a ottenere la dottrina. Tanto vale quindi che mi uccida. Spero, nell'aldilà, di rinascere in un corpo degno della religione!
    La moglie del Lama lo fermò.
    "Attento, Milarepa. Non c'è errore più grande che togliersi la vita. Con un karma del genere non ne verrai mai fuori e finirai per rinascere pulce o mosca merdaiola"."

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