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Mildred

Madre e figlia in lotta per lo stesso uomo

By James M. Cain

(7)

| Mass Market Paperback

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Book Description

James Mallahan Cain è stato uno dei maggiori autori della cosiddetta hard-boiled school, la dura scuola del romanzo d'azione americano che ebbe come sommo astro Dashiell Hammett. Cain, comunque, non ha mai riconosciuto la scuola né il caposcuola, ha Continue

James Mallahan Cain è stato uno dei maggiori autori della cosiddetta hard-boiled school, la dura scuola del romanzo d'azione americano che ebbe come sommo astro Dashiell Hammett. Cain, comunque, non ha mai riconosciuto la scuola né il caposcuola, ha sempre scritto "duro" per conto suo, e non a caso i suoi romanzi hanno suggerito film famosi per la loro dinamica e crudeltà già cinematografiche sulla pagina. Basterà citare quel "Postina suona sempre due volte", che ha ispirato le versioni del francese Pierre Chenal, dell'italiano Luchino Visconti e dell'americano Tay Garnett o quel "La fiamma del peccato" che ha ispirato un capolavoro di Billy Wilder. Ma, forse, il maggior successo con il cinema Cain lo ha ottenuto per "Mildred", questo aspro romanzo d'amore della lotta di madre e figlia per lo stesso uomo, che ha guidato nel 1945 l'indubbio talento di Michael Curtiz, fresco della grande riuscita di "Casablanca". Per l'interpretazione di Mildred in lotta per il possesso di Jack Carson, Joan Crawford ha avuto meritatamente l'Oscar.

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    Romanzi da cinema - 14 set 14

    L’autore è il ben noto scrittore de “Il postino suona due volte”, libro che però non ho ancora letto. Qui lo troviamo in quello che invece è considerato il suo miglior romanzo, portato al cinema da Joan Crawford (Oscar) ed in televisione da Kate Wins ...(continue)

    L’autore è il ben noto scrittore de “Il postino suona due volte”, libro che però non ho ancora letto. Qui lo troviamo in quello che invece è considerato il suo miglior romanzo, portato al cinema da Joan Crawford (Oscar) ed in televisione da Kate Winslett (Emmy Awards). Romanzo che veniva ascritto al genere noir, in considerazione dei cambiamenti fatti nel film. E che invece è giustamente un mélo come ci fa vedere la mini-serie TV. Infatti, seguiamo per le scorrevoli 300 pagine la storia e le vicende di Mildred Pierce, giovane casalinga che vive nel 1930 a Glendale, sobborgo di Los Angeles. È appena accaduto il grande disastro del ’29, l’America è in piena recessione, ed il costruttore di case Bert (marito di Mildred) si trova a corto di soldi e senza prospettive. Non solo, ma si consola dei disastri tra le braccia di Maggie, mentre Mildred è costretta a fare torte in casa che rivende a pochi dollari, per poter arrivare (e con molta fatica) a fine mese. Ci sono poi le loro figlie: Moire (detta Ray) e Veda. Mildred, stufa della pochezza di Bert, lo manda a scopare il mare, chiede il divorzio, e comincia a ipotizzare di far diventare un lavoro più redditizio quello delle torte. Ma deve trovare anche il modo di sbarcare il lunario, di pagare il mutuo che le ha lasciato Bert. Insomma, sta proprio in mezzo ai guai. Oltre alle torte, l’unico mezzo di sostentamento che ha è il suo corpo. Non che diventi improvvisamente un escort di lusso, ma diciamo concede le sue grazie in modo da ottenere in cambio qualche aiuto, qualche suggerimento. Magari legale, dall’ex-socio del marito. Magari di prospettive, quando cade tra le braccia del bel Monty, un quasi gigolò, forte solo della sua bellezza e dei lasciti aviti che a poco a poco si mangia. In questo girare tra letti e torte, scompare presto la piccola Ray, portata via da una polmonite fulminante. Ma Mildred non si lascia abbattere. Prima continua con le torte, poi si fa cameriera. Accumula soldi ed esperienza, e, nella grande esaltazione del sogno americano, fa una luminosa carriera. Tanto da poter aprire un ristorante suo. Dove impiega le sue amiche, chi ai tavoli, chi ai liquori (che intanto il proibizionismo sta passando). Unico suo cruccio, l’impossibile rapporto che ha con la figlia Veda. Che non accetta lo status di “figlia di una commerciante”. Lei è quella delle grandi manie, delle grandi capacità, quella per cui non è nata nobile ma solo per caso, e fa di tutto per salire (a suo modo) i gradini del potere femminile. Prima con il pianoforte, ma avendo un talento solo ripetitivo deve cambiare e cambia alla grande, verso il canto dove le sue doti spiccano di gran luce. Seguiamo così le loro due carriere, sempre ai ferri corti, ma ognuna con i suoi lumi. Il ristorante, le torte, gli investimenti, consentono a Mildred di arrivare ad una vita agiata. Ogni volta rimessa in pericolo dalla necessità di soccorrere Veda se questa ha problemi, se Veda chiama, se Veda ha bisogno. Bert, intanto, si defila dalla scena, un poco ingelosendosi dei successi di Mildred, ma partecipando a quelli della figlia, in cui rispecchia il proprio egotismo assoluto (se non c’è niente al mio livello, non faccio nulla, aspettando che qualcosa arrivi). Mildred salva anche Monty dalla bancarotta, rimette in sesto le di lui scarse finanze. Lo sposa anche, per poi ben presto divorziare quando si accorge che Monty è un involucro vuoto. Ed è nella parte finale che il melo acquista tono e spessore. Perché Mildred, acquiescente ad ogni richiesta di Veda, si accorge che non solo la figlia la odia da sempre, che Veda l’ha usata per ottenere un contratto canoro più vantaggioso. Ma anche che Veda si mette con Monty, andando via da Los Angeles per continuare la sua bella vita a New York. Mildred alla fine risposa Bert, il suo primo marito (lasciato da Maggie che torna dal suo di marito che nel frattempo ha scoperto del petrolio nel Texas, ahi potenza del grande sogno americano). Il libro è tutto qui, tutto nel rapporto tra genitori e figli e su come le scelte private influiscano sulla vita pubblica dei personaggi. Nel film con la Crawford decidono di inserire la componente noir, inscenando l’uccisione di Monty. Ma è una forzatura, che nel libro manca. Perché il libro, in fondo, è molto più dolente della torbida storia melo-noir del cinema. Dolente ed aulente. Perché da un lato si inneggia al grande mito americano che tutti possono riuscire se hanno le capacità (Mildred fa le torte, sa cucinare, apre un ristorante, ed ha successo; Veda sa cantare, e vola di palcoscenico in palcoscenico), ma tutti falliscono se non ne hanno (Bert si illude di saper fare, e farà lo spiantato per tutta la vita, riscattato solo dall’affetto di Mildred, Monty ha soldi di famiglia, ma non è capace di nulla, e non potrà passare che di fallimento in fallimento). E dall’altro si toccano le corde che sempre inguaiano gli americani: l’incapacità di avere rapporti umani, la tragedia dell’odio genitori-figli (o meglio figli vs. genitori, anche se bollare Veda come la creatura più demoniaca della letteratura come fa la quarta di copertina mi sembra un po’ forte). Ci sarebbe quasi da scriverne un saggio sociologico. Intanto gustiamoci questa scrittura di Cain, dimenticando il film, la serie televisiva, e seguendo gli anni Trenta americani attraverso alcuni protagonisti minuti, anche se non minimali.
    “Bert assomiglia a Veda. Se non può fare le cose in grande stile, gli sembra di non vivere.” (102)

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    Giogio53 said on Sep 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E' tipico di una mente femminile comportarsi come una nave che vira di bordo all'infinito, per poi giungere, sana e salva, in porto.

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    Luca Leone said on Sep 1, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Di Cain avevo letto “Il postino suona sempre due volte” e ne avevo apprezzato la scrittura scarna e i dialoghi memorabili.
    Di “Mildred Pierce” ho visto la mini-serie con una Kate Winslet bravissima. E allora, anche se sapevo tutta la storia, ho letto ...(continue)

    Di Cain avevo letto “Il postino suona sempre due volte” e ne avevo apprezzato la scrittura scarna e i dialoghi memorabili.
    Di “Mildred Pierce” ho visto la mini-serie con una Kate Winslet bravissima. E allora, anche se sapevo tutta la storia, ho letto il romanzo scritto nel 1941 ma che è attualissimo.
    Mildred, durante la Depressione si ritrova senza marito con 2 figlie e le tocca cercare lavoro per mantenersi. L’unico lavoro che trova è un posto da cameriera (cosa che la sua snobbissima figlia più grande, Veda, non vuole accettare e che sarà il motivo di scontro fra lei e la figlia per anni).
    Ma Mildred è un’ottima cuoca, perciò, con grande coraggio apre un ristorante, poi un altro, poi un altro ancora. Nel frattempo una tragedia si abbatte sulla sua famiglia e rimane sola con la fredda, snob e cattiva figlia maggiore, la quale coltiva il talento della musica, frequenta amici altolocati e disprezza la madre considerandola, nonostante tutto, una sguattera. Mildred tuttavia ama follemente sua figlia e cerca di non farle mancare niente, cerca di essere alla sua altezza, ma la figlia è un serpente velenoso che le spezza il cuore più di una volta, fino all’ultima, fatale.
    Dalla Depressione alla seconda guerra mondiale, Mildred è una donna eccezionale che da niente ha costruito un impero; una donna che ha saputo bastare a se stessa, ma non ha fatto i conti con l’amore per una figlia ingrata.

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    BeaLibri said on Aug 6, 2014 | Add your feedback

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    lettura leggera, adatta ad essere letta in spiaggia,ottimo passatempo

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    Lory said on Jul 15, 2014 | 1 feedback

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    avevo visto il film (con Joan Crawford) alcuni anni fa, quando ero nel tunnel dei noir degli anni 40. Rispetto al film, il romanzo è ancora più ricco (senza nulla togliere al film). Adesso voglio procurarmi la miniserie con Kate Winslet e Eva Rachel ...(continue)

    avevo visto il film (con Joan Crawford) alcuni anni fa, quando ero nel tunnel dei noir degli anni 40. Rispetto al film, il romanzo è ancora più ricco (senza nulla togliere al film). Adesso voglio procurarmi la miniserie con Kate Winslet e Eva Rachel Wood. Perchè così succede con le storie che funzionano. Si ha voglia di rileggerle/rivederle in tutte le salse!

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    Sibal said on May 23, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Mildred Pierce è un Jay Gatsby a modo suo, disperatamente impegnata a fare soldi per conquistare il suo grande amore. Che non è un uomo, ma una figlia.
    Una figlia come rivale, la stessa crudele lotta familiare del “Ballo” della Némirovsky.
    Non c’è in ...(continue)

    Mildred Pierce è un Jay Gatsby a modo suo, disperatamente impegnata a fare soldi per conquistare il suo grande amore. Che non è un uomo, ma una figlia.
    Una figlia come rivale, la stessa crudele lotta familiare del “Ballo” della Némirovsky.
    Non c’è innocenza.
    Quanto può essere innocente una donna che sin da bambina considera sua madre una povera idiota, e non perde occasione per ricordarglielo?
    E quello che sconcerta è che l’amore di Mildred non crolla. Mai. Nemmeno quando capisce. Nemmeno quando arriva a schiaffeggiare Veda perché portata all’esasperazione.
    Un ennesima vicenda letteraria di antisogno americano: lo spirito di iniziativa procura il denaro; il denaro eleva socialmente.
    Ma è proprio così?
    O una donna intelligente, volonterosa è destinata a essere considerata comunque una servetta, in una società che dovrebbe promuovere la democrazia e la mobilità sociale ma è dominata da una non ufficiale ma non per questo meno efficace aristocrazia?
    Ma, soprattutto, chi ha messo in testa a Veda che di questa aristocrazia bisogna farci parte o non si è nessuno? Mildred investendola delle sue aspettative di riscatto sociale? Leggendo bene non sembrerebbe.
    Piuttosto Mildred che non ha mai fatto nulla per levare le idee perniciose dalla testa della figlia, troppo consapevole della sua bellezza, della sua latteria che la affranca dagli impacci dell’adolescenza.
    L’antisogno americano perché il lavoro, l’impegno, il sacrificio, la conquista del denaro non servono a promuovere se stessi e a arricchire la società, ma vengono sprecati nell’unico investimento sbagliato di Mildred: la ricerca dell’amore di chi non sa dare amore.
    E così Mildred si rovina come Gatsby ma si assicura una redenzione finale, un ritorno allo status quo iniziale.
    Tutto bene? Forse: a patto di saper dimenticare dieci anni persi e avere finalmente il coraggio di cancellare dalla propria storia la creatura che si è messa al mondo.

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    F.Ramone said on Feb 3, 2014 | Add your feedback

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