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Mildred Pierce

Di

Editore: Einaudi (Tascabili Stile libero noir, 902)

3.9
(400)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 325 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Polacco

Isbn-10: 8806159755 | Isbn-13: 9788806159757 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maria Napolitano ; Postfazione: Gabriele Pedullà

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Descrizione del libro
L'inferno, in fondo, è un posto dove si lotta per emergere. E per emergere Mildred Pierce usa le cose che ha: delle splendide gambe e l'arte di cucinare benissimo, da buona donna di casa americana. Ora, divorziata da un marito ex benestante e con due figlie, è solo una donna bianca fra le tante, negli Stati Uniti del 1931. Ma Mildred vuole farcela e non guarda in faccia nessuno. Ferocemente attiva, da cameriera riesce ad aprire un ristorante, poi a costruire un piccolo impero. Purtroppo Mildred ha due difetti: una passione per gli uomini inconcludenti e spendaccioni e un attaccamento morboso per lafiglia più bella, un piccolo demone opportunista su cui Mildred proietta le sue fantasie di riscatto.
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  • 4

    Mildred Pierce è un romanzo un po' atipico per l'epoca in cui è stato scritto: parla dell'ascesa sociale di una donna americana, all'indomani della crisi economica del 1929, che, dopo aver divorziato dal marito nullafacente, diventa imprenditrice di se stessa fino a raggiungere uno stato economic ...continua

    Mildred Pierce è un romanzo un po' atipico per l'epoca in cui è stato scritto: parla dell'ascesa sociale di una donna americana, all'indomani della crisi economica del 1929, che, dopo aver divorziato dal marito nullafacente, diventa imprenditrice di se stessa fino a raggiungere uno stato economico agiato, con la sola forza del duro lavoro. Mildred, assoluta protagonista, è quindi il simbolo del salf made (wo)man, è una donna orgogliosa e pratica, nata povera ma arricchitasi con quello che la figlia, Veda, definirebbe il volgare sudore della fronte. Non speculare, né complementare, è infatti questa bambina (prima) e ragazza (poi) che, al bando ogni innocenza, tiranneggia la madre e ne denigra i sacrifici. Uno dei personaggi femminili più diabolici, a mio avviso, su cui sia mai stato scritto, assieme alla figlia di Hester, Pearl, la "bambina folletto" de La lettera scarlatta di Hawthorne.
    Le vicende di Mildred Pierce, su cui esiste una miniserie della HBO con Kate Winslet e un film di Michael Curtiz datato 1945, si susseguono scorrevolissime, attraversando gli anni senza scalfire il carattere di un personaggio emancipato, forte, indipendente dagli uomini eppure, nello stesso tempo, fragile.
    Mildred non è un'eroina, fa degli errori - anche con la figlia - ma riesce sempre a rialzarsi e sollevare la testa dopo la caduta. Cain disegna un quadro fortemente classista dell'America, e la stessa Mildred è una donna materiale che, esattamente come tutti gli individui provenienti da una condizione di povertà, cerca di accumulare beni, soldi, imprese da offrire alla figlia, di farle frequentare i luoghi della buona società (perché ancora considerata l'unica vera rispettabile compagnia) e di impartirle la migliore istruzione allo scopo di renderla distante dall'ambiente servile e volgare del lavoratore imborghesito. Dall'altra parte del fiume c'è quindi il ceto sociale alto, quello che, dopo la crisi, mantiene il suo nome ma non sempre le sue proprietà, e soprattutto accumula debiti proprio da quegli "arricchiti" che solevano tanto disprezzare.
    Lo stile di James M. Cain è diretto, asciutto, mai prolisso, con un utilizzo spartano dei vocaboli che riesce a rendere la lettura davvero agile.

    ha scritto il 

  • 5

    Avete mai avvertito il desiderio viscerale di picchiare una bambina?
    Immagino stiate rispondendo di no.
    La vostra etica, la vostra morale, la vostra educazione vi impediscono anche solo di pensarlo.
    Beh, sappiate che qui vi pruderanno le mani.
    James M. Cain, ai più conosci ...continua

    Avete mai avvertito il desiderio viscerale di picchiare una bambina?
    Immagino stiate rispondendo di no.
    La vostra etica, la vostra morale, la vostra educazione vi impediscono anche solo di pensarlo.
    Beh, sappiate che qui vi pruderanno le mani.
    James M. Cain, ai più conosciuto per il suo Il postino suona sempre due volte, in Mildred Pierce riuscirà a trasformarvi in delle gran brutte persone.
    Si spera, solo per il tempo di lettura.
    A fare da (...) http://recensioni-libri-di-ally.blogspot.it/2014/10/mildred-pierce-di-james-mcain.html

    ha scritto il 

  • 3

    Non ho capito bene

    Scritto è ben scritto.
    Ma si può veramente apprezzare un libro di cui si odiano tutti i personaggi?
    Nel momento in cui la crisi del '29 rovescia tutto gli uomini (non tutti,ma questi si) non sono in grado di affrontare la situazione e reagire e restano solamente appendici di donne che ...continua

    Scritto è ben scritto.
    Ma si può veramente apprezzare un libro di cui si odiano tutti i personaggi?
    Nel momento in cui la crisi del '29 rovescia tutto gli uomini (non tutti,ma questi si) non sono in grado di affrontare la situazione e reagire e restano solamente appendici di donne che si rimboccano le maniche e portano avanti la loro famiglia,ma allo stesso tempo non sono abbastanza emancipate da liberarsi di questi pesi morti maschili, perciò siamo nel pieno di un circolo vizioso in cui emerge la figlia della protagonista che probabilmente è sociopatica.
    Quindi?
    Boh.

    ha scritto il 

  • 4

    Un noir fasullo ed un noir reale (e di qualità) Abito da sposo vs Mildred Pierce : 2-4

    Quest’estate ho letto sul Corriere della Sera un articolo di lodi sperticate per “il più grande maestro del noir vivente, anzi il noir è una categoria che sta stretta ai suoi romanzi a tutto tondo”. Si tratta di Pierre Lemaitre. Sulla scorta di recensioni anobiane altrettanto entusiaste ho letto ...continua

    Quest’estate ho letto sul Corriere della Sera un articolo di lodi sperticate per “il più grande maestro del noir vivente, anzi il noir è una categoria che sta stretta ai suoi romanzi a tutto tondo”. Si tratta di Pierre Lemaitre. Sulla scorta di recensioni anobiane altrettanto entusiaste ho letto l’Abito da sposo: trama perfetta, ad orologeria, colpi di scena incastratati fra loro con precisione millimetrica, ritmo serratissimo e mozzafiato. Il tipico libro da star svegli di notte per sapere come va a finire. Potrebbe essere un ottimo plot per un thriller al altissima tensione. Però la letteratura, anche quella noir, per me è un'altra cosa. In questo libro c’è azione e basta, non ci sono personaggi, non c’è ambientazione, è tutto mono dimensionale. Allora ho voluto leggere “un classico del noir” e non sono rimasta delusa. Mildred Pierce è davvero un noir, nel senso che è un romanzo in cui il meccanismo narrativo serve per indagare gli aspetti torbidi , oscuri e ombrosi dell’animo umano. Nell’America della Grande Depressione, ricostruita in modo attento e suggestivo, la penna di J. Cain sa dare vita con maestria alla figura di Mildred Pierce e a quella di sua figlia Veda, un personaggio di cattiveria diabolica. Mildred è una casalinga, sposata ad un uomo incapace, infedele e perditempo. Costei, prendendo in mano le redini della sua vita e della sua famiglia, sa costruire un piccolo impero economico con determinazione e con reale capacità affaristica. Eppure questa donna così forte e risoluta (anche nei confronti del marito, a cui viene dato il benservito) si rivela fragile, indifesa, ingenua nel rapporto con la figlia Veda, una delle figure più perfide, malvagie e odiose che la letteratura abbia mai creato. Senza morti, omicidi o crimini J. Cain sa costruire un noir di qualità esaminando il rapporto fra madre e figlia, le sue difficili dinamiche e la complessità contraddittoria di una donna e di una madre ferita dalla cattiveria di chi ama più di ogni altro.
    Insomma:
    Abito da sposo: due stelle
    Mildred Pierce: quattro stelle

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzi da cinema - 14 set 14

    L’autore è il ben noto scrittore de “Il postino suona due volte”, libro che però non ho ancora letto. Qui lo troviamo in quello che invece è considerato il suo miglior romanzo, portato al cinema da Joan Crawford (Oscar) ed in televisione da Kate Winslett (Emmy Awards). Romanzo che veniva ascritto ...continua

    L’autore è il ben noto scrittore de “Il postino suona due volte”, libro che però non ho ancora letto. Qui lo troviamo in quello che invece è considerato il suo miglior romanzo, portato al cinema da Joan Crawford (Oscar) ed in televisione da Kate Winslett (Emmy Awards). Romanzo che veniva ascritto al genere noir, in considerazione dei cambiamenti fatti nel film. E che invece è giustamente un mélo come ci fa vedere la mini-serie TV. Infatti, seguiamo per le scorrevoli 300 pagine la storia e le vicende di Mildred Pierce, giovane casalinga che vive nel 1930 a Glendale, sobborgo di Los Angeles. È appena accaduto il grande disastro del ’29, l’America è in piena recessione, ed il costruttore di case Bert (marito di Mildred) si trova a corto di soldi e senza prospettive. Non solo, ma si consola dei disastri tra le braccia di Maggie, mentre Mildred è costretta a fare torte in casa che rivende a pochi dollari, per poter arrivare (e con molta fatica) a fine mese. Ci sono poi le loro figlie: Moire (detta Ray) e Veda. Mildred, stufa della pochezza di Bert, lo manda a scopare il mare, chiede il divorzio, e comincia a ipotizzare di far diventare un lavoro più redditizio quello delle torte. Ma deve trovare anche il modo di sbarcare il lunario, di pagare il mutuo che le ha lasciato Bert. Insomma, sta proprio in mezzo ai guai. Oltre alle torte, l’unico mezzo di sostentamento che ha è il suo corpo. Non che diventi improvvisamente un escort di lusso, ma diciamo concede le sue grazie in modo da ottenere in cambio qualche aiuto, qualche suggerimento. Magari legale, dall’ex-socio del marito. Magari di prospettive, quando cade tra le braccia del bel Monty, un quasi gigolò, forte solo della sua bellezza e dei lasciti aviti che a poco a poco si mangia. In questo girare tra letti e torte, scompare presto la piccola Ray, portata via da una polmonite fulminante. Ma Mildred non si lascia abbattere. Prima continua con le torte, poi si fa cameriera. Accumula soldi ed esperienza, e, nella grande esaltazione del sogno americano, fa una luminosa carriera. Tanto da poter aprire un ristorante suo. Dove impiega le sue amiche, chi ai tavoli, chi ai liquori (che intanto il proibizionismo sta passando). Unico suo cruccio, l’impossibile rapporto che ha con la figlia Veda. Che non accetta lo status di “figlia di una commerciante”. Lei è quella delle grandi manie, delle grandi capacità, quella per cui non è nata nobile ma solo per caso, e fa di tutto per salire (a suo modo) i gradini del potere femminile. Prima con il pianoforte, ma avendo un talento solo ripetitivo deve cambiare e cambia alla grande, verso il canto dove le sue doti spiccano di gran luce. Seguiamo così le loro due carriere, sempre ai ferri corti, ma ognuna con i suoi lumi. Il ristorante, le torte, gli investimenti, consentono a Mildred di arrivare ad una vita agiata. Ogni volta rimessa in pericolo dalla necessità di soccorrere Veda se questa ha problemi, se Veda chiama, se Veda ha bisogno. Bert, intanto, si defila dalla scena, un poco ingelosendosi dei successi di Mildred, ma partecipando a quelli della figlia, in cui rispecchia il proprio egotismo assoluto (se non c’è niente al mio livello, non faccio nulla, aspettando che qualcosa arrivi). Mildred salva anche Monty dalla bancarotta, rimette in sesto le di lui scarse finanze. Lo sposa anche, per poi ben presto divorziare quando si accorge che Monty è un involucro vuoto. Ed è nella parte finale che il melo acquista tono e spessore. Perché Mildred, acquiescente ad ogni richiesta di Veda, si accorge che non solo la figlia la odia da sempre, che Veda l’ha usata per ottenere un contratto canoro più vantaggioso. Ma anche che Veda si mette con Monty, andando via da Los Angeles per continuare la sua bella vita a New York. Mildred alla fine risposa Bert, il suo primo marito (lasciato da Maggie che torna dal suo di marito che nel frattempo ha scoperto del petrolio nel Texas, ahi potenza del grande sogno americano). Il libro è tutto qui, tutto nel rapporto tra genitori e figli e su come le scelte private influiscano sulla vita pubblica dei personaggi. Nel film con la Crawford decidono di inserire la componente noir, inscenando l’uccisione di Monty. Ma è una forzatura, che nel libro manca. Perché il libro, in fondo, è molto più dolente della torbida storia melo-noir del cinema. Dolente ed aulente. Perché da un lato si inneggia al grande mito americano che tutti possono riuscire se hanno le capacità (Mildred fa le torte, sa cucinare, apre un ristorante, ed ha successo; Veda sa cantare, e vola di palcoscenico in palcoscenico), ma tutti falliscono se non ne hanno (Bert si illude di saper fare, e farà lo spiantato per tutta la vita, riscattato solo dall’affetto di Mildred, Monty ha soldi di famiglia, ma non è capace di nulla, e non potrà passare che di fallimento in fallimento). E dall’altro si toccano le corde che sempre inguaiano gli americani: l’incapacità di avere rapporti umani, la tragedia dell’odio genitori-figli (o meglio figli vs. genitori, anche se bollare Veda come la creatura più demoniaca della letteratura come fa la quarta di copertina mi sembra un po’ forte). Ci sarebbe quasi da scriverne un saggio sociologico. Intanto gustiamoci questa scrittura di Cain, dimenticando il film, la serie televisiva, e seguendo gli anni Trenta americani attraverso alcuni protagonisti minuti, anche se non minimali.
    “Bert assomiglia a Veda. Se non può fare le cose in grande stile, gli sembra di non vivere.” (102)

    ha scritto il 

  • 5

    Di Cain avevo letto “Il postino suona sempre due volte” e ne avevo apprezzato la scrittura scarna e i dialoghi memorabili.
    Di “Mildred Pierce” ho visto la mini-serie con una Kate Winslet bravissima. E allora, anche se sapevo tutta la storia, ho letto il romanzo scritto nel 1941 ma che è att ...continua

    Di Cain avevo letto “Il postino suona sempre due volte” e ne avevo apprezzato la scrittura scarna e i dialoghi memorabili.
    Di “Mildred Pierce” ho visto la mini-serie con una Kate Winslet bravissima. E allora, anche se sapevo tutta la storia, ho letto il romanzo scritto nel 1941 ma che è attualissimo.
    Mildred, durante la Depressione si ritrova senza marito con 2 figlie e le tocca cercare lavoro per mantenersi. L’unico lavoro che trova è un posto da cameriera (cosa che la sua snobbissima figlia più grande, Veda, non vuole accettare e che sarà il motivo di scontro fra lei e la figlia per anni).
    Ma Mildred è un’ottima cuoca, perciò, con grande coraggio apre un ristorante, poi un altro, poi un altro ancora. Nel frattempo una tragedia si abbatte sulla sua famiglia e rimane sola con la fredda, snob e cattiva figlia maggiore, la quale coltiva il talento della musica, frequenta amici altolocati e disprezza la madre considerandola, nonostante tutto, una sguattera. Mildred tuttavia ama follemente sua figlia e cerca di non farle mancare niente, cerca di essere alla sua altezza, ma la figlia è un serpente velenoso che le spezza il cuore più di una volta, fino all’ultima, fatale.
    Dalla Depressione alla seconda guerra mondiale, Mildred è una donna eccezionale che da niente ha costruito un impero; una donna che ha saputo bastare a se stessa, ma non ha fatto i conti con l’amore per una figlia ingrata.

    ha scritto il 

  • 4

    avevo visto il film (con Joan Crawford) alcuni anni fa, quando ero nel tunnel dei noir degli anni 40. Rispetto al film, il romanzo è ancora più ricco (senza nulla togliere al film). Adesso voglio procurarmi la miniserie con Kate Winslet e Eva Rachel Wood. Perchè così succede con le storie che fun ...continua

    avevo visto il film (con Joan Crawford) alcuni anni fa, quando ero nel tunnel dei noir degli anni 40. Rispetto al film, il romanzo è ancora più ricco (senza nulla togliere al film). Adesso voglio procurarmi la miniserie con Kate Winslet e Eva Rachel Wood. Perchè così succede con le storie che funzionano. Si ha voglia di rileggerle/rivederle in tutte le salse!

    ha scritto il 

  • 0

    Mildred Pierce è un Jay Gatsby a modo suo, disperatamente impegnata a fare soldi per conquistare il suo grande amore. Che non è un uomo, ma una figlia.
    Una figlia come rivale, la stessa crudele lotta familiare del “Ballo” della Némirovsky.
    Non c’è innocenza.
    Quanto può essere in ...continua

    Mildred Pierce è un Jay Gatsby a modo suo, disperatamente impegnata a fare soldi per conquistare il suo grande amore. Che non è un uomo, ma una figlia.
    Una figlia come rivale, la stessa crudele lotta familiare del “Ballo” della Némirovsky.
    Non c’è innocenza.
    Quanto può essere innocente una donna che sin da bambina considera sua madre una povera idiota, e non perde occasione per ricordarglielo?
    E quello che sconcerta è che l’amore di Mildred non crolla. Mai. Nemmeno quando capisce. Nemmeno quando arriva a schiaffeggiare Veda perché portata all’esasperazione.
    Un ennesima vicenda letteraria di antisogno americano: lo spirito di iniziativa procura il denaro; il denaro eleva socialmente.
    Ma è proprio così?
    O una donna intelligente, volonterosa è destinata a essere considerata comunque una servetta, in una società che dovrebbe promuovere la democrazia e la mobilità sociale ma è dominata da una non ufficiale ma non per questo meno efficace aristocrazia?
    Ma, soprattutto, chi ha messo in testa a Veda che di questa aristocrazia bisogna farci parte o non si è nessuno? Mildred investendola delle sue aspettative di riscatto sociale? Leggendo bene non sembrerebbe.
    Piuttosto Mildred che non ha mai fatto nulla per levare le idee perniciose dalla testa della figlia, troppo consapevole della sua bellezza, della sua latteria che la affranca dagli impacci dell’adolescenza.
    L’antisogno americano perché il lavoro, l’impegno, il sacrificio, la conquista del denaro non servono a promuovere se stessi e a arricchire la società, ma vengono sprecati nell’unico investimento sbagliato di Mildred: la ricerca dell’amore di chi non sa dare amore.
    E così Mildred si rovina come Gatsby ma si assicura una redenzione finale, un ritorno allo status quo iniziale.
    Tutto bene? Forse: a patto di saper dimenticare dieci anni persi e avere finalmente il coraggio di cancellare dalla propria storia la creatura che si è messa al mondo.

    ha scritto il 

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