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Millemondi Inverno 2011: I draghi del ferro e del fuoco

Urania Millemondi 54

Di

Editore: A. Mondadori (Urania)

3.3
(98)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 638 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: G.L. Staffilano ; Prefazione: Giuseppe Lippi

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
I draghi di ferro rappresentano l’arma strategica che può garantire la supremazia all’uno o all’altro dei Signori, la casta intoccabile che si contende il pianeta con guerre interminabili. Jane, che vive nelle spaventose condizioni di una “fabbrica dei draghi”, sogna di mettere fine al sistema della schiavitù e fugge con la carcassa arrugginita del possente Melanchthon, un drago da combattimento destinato alla demolizione. Ma per ripararlo dai molti guasti riportati in battaglia e restituirgli la furia originaria, bisognerà imparare le arti di una scuola molto particolare… Per fortuna Jane è una changeling, una “ragazza scambiata”, e ha tutta la determinazione che serve per sopravvivere tra gli orrori della scuola, le violenze di un mondo impazzito e le tentazioni di Galiagante, il Signore che ha per lei straordinarie attenzioni.
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  • 4

    Due romanzi originali, innovativi e pieni di trovate ispiratissime. In particolare il primo, "La Figlia del Drago di Ferro", è uno dei primissimi esempi di New Weird e vanta un personaggio, Melanchthon, dal carisma incredibile.
    Purtroppo, però, lo stile è opaco, farraginoso, troppo racconta ...continua

    Due romanzi originali, innovativi e pieni di trovate ispiratissime. In particolare il primo, "La Figlia del Drago di Ferro", è uno dei primissimi esempi di New Weird e vanta un personaggio, Melanchthon, dal carisma incredibile.
    Purtroppo, però, lo stile è opaco, farraginoso, troppo raccontato e inutilmente barocco. Non è ai livelli dilettanteschi di China Miéville, ma è comunque una scrittura fastidiosa. Do comunque quattro stelle per l'altissimo valore storico-letterario all'interno del genere Fantasy e per la ricchezza di trovate originali, fantasiose e innovative.

    ha scritto il 

  • 1

    Partito bene e con un'ambientazione assai interessante: fabbrica di draghi meccanici, bambini scambiati e troll, si perde sopratutto nella seconda parte per me assolutamente forzata, noiosa e quasi incomprensibile. Peccato!

    ha scritto il 

  • 3

    Due libri raccolti in un'unica edizione.
    Non sono male, ma non me la sento di dire che sono belli. Buona l'ambientazione, sopratutto la parte della fabbrica nel primo libro, ma la scrittura è discontinua e la narrazione procede a sbalzi.

    ha scritto il 

  • 0

    In effetti questo Millemondi unisce due romanzi: "La figlia del drago di ferro" ed "I draghi di Babele".

    Ho letto il primo e penso che meriti una recensione immediata "a caldo".
    Chi scrive di fantascenza, o di fantasy, fa lo stesso, crea un mondo in cui ambientare la storia. Spesso i ...continua

    In effetti questo Millemondi unisce due romanzi: "La figlia del drago di ferro" ed "I draghi di Babele".

    Ho letto il primo e penso che meriti una recensione immediata "a caldo".
    Chi scrive di fantascenza, o di fantasy, fa lo stesso, crea un mondo in cui ambientare la storia. Spesso il mondo si limita ad essere lo scenario, il palcoscenico su cui si muovono i personaggi, qualche volta esso entra di prepotenza nel racconto e ne diviene un elemento essenziale. Penso allo Tschai della trilogia di Jack Vance ed al lunghissimo viaggio di ritorno di Adam Reith. Raramente, ma nemmeno troppo, il mondo diviene UNO dei personaggi ed i suoi comportamenti plasmano l'intera vicenda. Penso al Marte di Kim Stanley Robinson ed alla sua terraformazione e "socioformazione".

    Ma in questo romanzo Swanwick fa del suo mondo di elfi, troll e changelings il personaggio principale. Un mondo stralunato ed ambiguo, popolato di creature che rappresentano l'intero bestiario del mondo fantasy ma che, al medesimo tempo, è terribilmente vicino al nostro con le sue "fabbriche concentrazionarie", il lavoro minorile, le università costose ed elitarie, i luoghi di divertimento perverso, la lotta politica e le macchine di distruzione. Il lettore viene scagliato in balia di una fantasia sfrenata che coniuga consueto e fantastico in un cocktail forsennato.
    Swanwick ha una fantasia sfrenata che erutta luoghi, riti, personaggi e situazioni senza esitazioni e senza tregua: la storia di Jane Alderberry, il personaggio principale, è lineare e la conclusione, in un certo senso, scontata ma attorno a lei si scatena una girandola di personaggi e situazioni che appartengono a quel mondo, piuttosto che alla sua storia: così alla fine viene disegnato un mondo piuttosto che raccontata una storia.

    Detto questo, e riconosciuta all'autore una fantasia straordinaria e l'audacia di sbrigliarla senza remora alcuna, c'è da dire che una dose tanto massiccia può distrurbare il lettore, precipitarlo in una overdose di personaggi che appaiono e scompaiono come comete (... e come molte di loro, scompaiono e senza traccia!).

    A me è piaciuto, non molto in verità ed in certi punti mi sono chiesto dove voleva andare a parare, ma molti passaggi sono notevoli, la contrapposizione tra personaggi fantasy e mondo "moderno" stuzzicante e la filosofia di vita del drago meccanico più sottile e profonda di quanto ci si aspetterebbe: quindi ho deciso di attaccare anche l'altro racconto e scalare la vetta delle SEICENTOTRENTOTTO pagine.

    Scalata la vetta, ovvero terminato anche "I draghi di Babele", è arrivato il momento di esprimere un giudizio complessivo.
    Che è particolarmente difficile da formulare perché i due romanzi sono molto differenti: non tanto per i personaggi che, pur diversi, appartengono sempre alla sterminata schiera di elfi, coboldi e Co. e nemmeno per l'ambientazione, che rimane la stessa oscillante tra fantasy, steam-punk e contemporanea, quanto per lo stile narrativo: qui più composto, organizzato ed ordinato, capace di tenere a bada i personaggi secondari, impedendo loro di conquistare la scena a detrimento di quelli principali e della storia stessa.
    Ma, e qui vengono i guai, a questo punto ci si trova di fronte ad una "classica" storia fantasy, dall'ambientazione originale ma non insolita più di tanto. In altre parole si perde quello che conferiva carattere e sapore peculiari al racconto precedente e lo rendeva difficile da seguire ma originale e sorprendente.

    Quindi mi rusulta difficile esprimere un giudizio complessivo; forse, in fin dei conti, ho maggiormente apprezzato il primo romanzo anche se non ritengo entrambi delle opere tra le "imperdibili" del genere cui appartengono.

    ha scritto il 

  • 4

    Primo libro
    - inquietante, bizzarro, amaro, caotico. Mi è piaciuto!

    Secondo libro
    - la luce in fondo al tunnel, ladresco, disorganico, intrigante. Eh..m'è piaciuto pure questo!

    P.S. mentre pensavo "cavolo, c'è un buco..mancano delle pagine!!" scopro che il secondo era na ...continua

    Primo libro
    - inquietante, bizzarro, amaro, caotico. Mi è piaciuto!

    Secondo libro
    - la luce in fondo al tunnel, ladresco, disorganico, intrigante. Eh..m'è piaciuto pure questo!

    P.S. mentre pensavo "cavolo, c'è un buco..mancano delle pagine!!" scopro che il secondo era nato come una serie di storie separate..forse poteva impegnarcisi un attimo di più ma amen...

    ha scritto il 

  • 2

    Uff. Finalmente sono riuscita a finirlo.
    Devo ammetterlo, pensavo meglio. Me lo avevano incensato tanto... La prima parte ambientata nella fabbrica è molto bella, ma poi tutto si perde in una baraonda di bizzarrie, che non avrebbero niente di male se fossero sorrette da una trama, non getta ...continua

    Uff. Finalmente sono riuscita a finirlo.
    Devo ammetterlo, pensavo meglio. Me lo avevano incensato tanto... La prima parte ambientata nella fabbrica è molto bella, ma poi tutto si perde in una baraonda di bizzarrie, che non avrebbero niente di male se fossero sorrette da una trama, non gettate alla rinfusa tanto per far vedere quanta immaginazione ha l'autore. Forse per questo mi è piaciuto un po' di più il secondo libro, mi sembra che si segua meglio, nonostante il difetto di cui sopra.
    Non lo sconsiglio, ma c'è di meglio.

    ha scritto il 

  • 3

    contiene due romanzi: "la figlia del drago di ferro" e "i draghi di babele", entrambi ambientatti in un universo fantasy (che in qualche modo è parallelo al nostro e in circostanze eccezionali può entrarvi in contatto) ma lontano dallo stereotipo sword and sorcery: il campionario di creature fant ...continua

    contiene due romanzi: "la figlia del drago di ferro" e "i draghi di babele", entrambi ambientatti in un universo fantasy (che in qualche modo è parallelo al nostro e in circostanze eccezionali può entrarvi in contatto) ma lontano dallo stereotipo sword and sorcery: il campionario di creature fantastiche, magie e oggetti incantati c'è tutto, ma si tratta di un mondo "moderno", con fabbriche e automobili, università e municipi, cellulari e abiti firmati. in questo contesto insolito si muovono i protagonisti.

    nel primo romanzo la protagonista è jane, una bambina mortale (rapita dal nostro mondo) che lavora in una fabbrica di draghi (che sono macchine da guerra senzienti). l'incontro con uno di questi le consente di fuggire e iniziare una nuova vita sotto la protezione del drago, che ha bisogno di lunghe e faticose riparazioni. viene seguito tutto il suo percorso formativo e l'ingresso nell'alta società, con un corredo di numerosi personaggi passeggeri.

    nel secondo il protagonista è will, un ragazzino che vive in un villaggio sperduto nel quale si presenta un drago danneggiato in seguito a una battaglia. il drago lo sceglie come suo intermediario, e a causa di questo will è costretto ad abbandonare il villaggio. dopo aver incontrato alcuni compagni di viaggio si trova infine a babele, città capitale del regno, e qui intraprende diverse carriere prima di mettere in atto una truffa suprema per farsi passare per il principe ereditiero del trono.

    le due storie hanno una struttura simile, con giovani protagonisti che partono ai margini della società e lentamente crescono ed emergono fino al confronto finale (nel primo abbiamo la vita universitaria, nel secondo quella da criminale). per questa ragione pregi e difetti sono anch'essi simili. il percorso formativo è sicuramente interessante, e si presta bene per mostrare l'insolito mond in cui si svolgono le vicende. bello anche il rapporto coi draghi, anche se nel secondo romanzo ha un ruolo più marginale. la sequenza di personaggi di contorno che si succedono può trarre in confusione, anche perché molti di questi ricoprono un ruolo che si rivela infine poco rilevante. così anche alcune sequenze di cui non si capisce l'utilità nell'economia della storia (una su tutte: il lungo racconto del leone della biblioteca??).

    comunque la scrittura è fluida e convincente, e anche se lungo si legge senza troppe difficoltà.

    ha scritto il 

  • 2

    il primo romanzo, la figlia del drago, fa schifo.
    parte bene come un oliver twist steampunk, dopo troppo poco diventa un lungo manuale di sesso e magia per giovani troie wiccan, a 30 pagine dalla fine diventa un inspiegabile topgun metafisico mindfuckoso.
    iniziato il secondo, i draghi ...continua

    il primo romanzo, la figlia del drago, fa schifo.
    parte bene come un oliver twist steampunk, dopo troppo poco diventa un lungo manuale di sesso e magia per giovani troie wiccan, a 30 pagine dalla fine diventa un inspiegabile topgun metafisico mindfuckoso.
    iniziato il secondo, i draghi di Babele, che DOVREBBE essere meglio

    Finito il secondo, si, è meglio ma resta una robetta con un'ambientazione simpatica e niente più. si vede un po' troppo che è una raccolta di raccontini legati alla meno peggio insieme.
    peccato.

    ha scritto il 

  • 2

    Erano anni che aspettavo di leggere La figlia del drago di ferro, almeno da quando ho scoperto essere l'espansione di Ferro freddo cuore d’acciaio, uno dei migliori racconti mai apparso sul'Isaac Asimov Science Fiction Magazine edito dalla Phoenix nei lon ...continua

    Erano anni che aspettavo di leggere La figlia del drago di ferro, almeno da quando ho scoperto essere l'espansione di Ferro freddo cuore d’acciaio, uno dei migliori racconti mai apparso sul'Isaac Asimov Science Fiction Magazine edito dalla Phoenix nei lontani anni '90 del secolo scorso.
    Quando finalmente ne è stata annunciata la ristampa (una prima edizione italiana, introvabile, era stata data alle stampe da Fanucci nel 1994) su Epix prima, in un Millemondi poi, mi sono disposto a una paziente attesa, che viste le traversie delle collane da edicola Mondadori non ero proprio certo che sarei mai riuscito a leggerlo. E invece eccolo, e oltre al primo romanzo, I draghi del ferro e del fuoco raccoglie anche l'altro romanzo di Michael Swanwick ambientato nello stesso universo narrativo, scritto quindici anni dopo il primo: I draghi di Babele.

    Si sa, le aspettative possono giocare brutti scherzi. In questo caso le premesse per un'ottima lettura c'erano tutte e nei primi capitoli de La figlia del drago di ferro ho ritrovato quanto ricordavo dalla lettura del vecchio racconto: l'atmosfera cupa, i personaggi oscuri, il senso di oppressione e poi la fabbrica e i draghi…
    Purtroppo la tensione che Michael Swanwick ha sapientemente alimentato nella prima parte del romanzo evapora con la fuga di Jane dalla fabbrica e la sua trasformazione da bimba operaia in ragazza in carriera. Col passaggio dai confini della prigione/fabbrica agli spazi del mondo esterno, che vedranno Jane alle prese con crisi adolescenziali, società repressiva e sesso magico, l'autore pare perdere il controllo della sua creatura, soprattutto delle relazioni che instaura con gli altri personaggi del romanzo.
    Michael Swanwick scrive bene, non c'è dubbio: personaggi e ambiente colpiscono il lettore e rimangono nella memoria. Quello che ho trovato via via sempre più irritante è la progressiva supponenza (non saprei come meglio descriverla) della costruzione narrativa messa in piedi dall'autore, che se ne frega di linearità ed equilibrio e coerenza, in nome di una qualche aspirazione superiore che continua però a sfuggire per tutto il corso della lettura. Tanto che non so decidermi se La figlia del drago di ferro rappresenti più un esercizio di stile sfuggito al controllo o il tentativo di scrivere il Grande Romanzo Fantasy degli anni '90, che in effetti la sua miscela di economia turbo-capitalista, politica mago-fascista e potere sessual-arcano rendono il romanzo di Swanwick piuttosto originale. Gli ingredienti per un gran bel romanzo c'erano tutti, quel che forse è mancata è solo un pizzico di umiltà.
    Con I draghi di Babele la lettura procede più lineare e compatta. Anche il disordine, che forse è la caratteristica più evidente nella progressione della storia di Jane ne La figlia del drago di ferro, è notevolmente ridimensionato. La storia di Will, giovane protagonista del romanzo, procede tra sussulti e colpi di scena, meraviglie e inganni fino all'agognato finale. Rispetto al suo predecessore la costruzione della trama, pur mantenendo costante una certa complessità nello sfondo, scorre in modo più tradizionale, e anche se l'autore incappa in quello che per me è un peccato capitale (tutta una grossa porzione della vicenda si risolve con un oh… era solo un sogno…), lo spettacolo che mette in scena regge tranquillamente fino a fine lettura. I draghi di Babele non è un capolavoro, ma è comunque un buon romanzo di urban-fantasy.

    http://iguanajo.blogspot.com/2011/07/letture-swanwick-doctorow-king.html

    ha scritto il