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Millennium Trilogy

Uomini che odiano le donne - La ragazza che giocava con il fuoco - La regina dei castelli di carta

By Stieg Larsson

(552)

| Boxset | 9788831799126

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Book Description

43 Reviews

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    Marry me, Sally...

    Non c'è niente da fare, Lisbeth Salander è un grande personaggio della letteratura thriller. Tutta la trilogia gira intorno a lei. Mi sono fatto l'idea che Larsson, quando ha incominciato a scrivere "Uomini che odiano le donne", non avesse idea che L ...(continue)

    Non c'è niente da fare, Lisbeth Salander è un grande personaggio della letteratura thriller. Tutta la trilogia gira intorno a lei. Mi sono fatto l'idea che Larsson, quando ha incominciato a scrivere "Uomini che odiano le donne", non avesse idea che Lisbeth sarebbe vissuta di vita propria, oltre le sue intenzioni. Si è semplicemente imposta a un certo punto della storia, e non ce n'era per nessun altro. Tutti i "buoni" (ma anche qualche cattivo) la adorano, a cominciare da "Kalle dannato Blomqvist" (l'altro protagonista), che la chiama Sally. Ciao Sally, se potessi ritornare in qualche altro romanzo ben fatto, sarei lieto di averti ancora come amica.

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    Sergio D'Addato said on Jul 7, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Lo vedevo impilato in centinaia di esemplari alla Fnac, avvolto da cinte di carta che testimoniavano l'enorme riconoscimento. Lo vedevo appoggiato sulle ginocchia delle persone sedute sul metro. Lo vedevo nei supermercati. Non amo i fenomeni di omolo ...(continue)

    Lo vedevo impilato in centinaia di esemplari alla Fnac, avvolto da cinte di carta che testimoniavano l'enorme riconoscimento. Lo vedevo appoggiato sulle ginocchia delle persone sedute sul metro. Lo vedevo nei supermercati. Non amo i fenomeni di omologazione collettiva, non amo particolarmente né thriller, né gialli e il primo approccio è stato di inequivocabile rifiuto. Mi sono avvicinato alla trilogia solo adesso, casualmente, per ascoltare un po' di inglese.L'ottima lettura che Simon Vance e Martin Wenner fanno della traduzione inglese mi ha trasportato in un mondo dall'atmosfera esoticamente settentrionale. Ascoltare non è come leggere, però anche nell'ascolto è implicato solamente un senso e alla fantasia resta spazio per completare liberamente. Occhi chiusi, un morbido orizzonte nero che si riempie di immagini. Sono le immagini del freddo paesaggio svedese, di un'isola immersa nel verde, Hedeby, così spudoratamente simbolo di una realtà lontanissima, una realtà dove l'uomo ha imparato a vivere in simbiosi con la fredda natura del profondo nord.

    Vestiti sparpagliati sullo sporco pavimento di un piccolo appartamento, posaceneri ricolmi da mesi, giornali e riviste sbattuti in ogni angolo, lei in piedi morta di sonno, con gli evidenti postumi di una ubriacatura, lui sorridente, con in mano tre sandwich, pretendendo di entrare. E così che Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander si incontrano. Da una parte un giornalista economico di successo, un uomo affascinante, sicuro disé, dall'altra una ragazza quasi anoressica, una freak, un genio informatico, una disadattata sociale.
    Difficile pensare ad un abisso maggiore, però Stieg Larsson riesce a far convivere questi due personaggi e costruire su di loro una storia complessa e particolarmente avvincente.
    Ma più importante della trama è stato l'incontro con la figura di Lisbeth che mi è entrata prepotentemente in testa ed è arrivata di slancio nell'olimpo dei miei personaggi letterari preferiti. Non segue le regole della società, ha una vita sessuale disinibita, indistintamente conragazzi e ragazze e ha imparato a temere e disprezzare le etichette. Una vita sentimentale completamenteassente frutto di un terrore assoluto nel far avvicinare altre persone allasua sfera privata. Ha vissuto immersa in un contesto di violenza findall'infanzia, è stata dichiarata incapace, è stata violentata e ha dovutoimparare a proteggersi contando solo sulle proprie forze. L'etica è completamente personale, senza compromessi con la società, senza possibili intromissioni.Ha un carisma e un fascino basato sulla diversità e sulla sofferenzache le sue espressioni facciali prive di sentimento e di calore umanoevidenziano. I tatuaggi, i piercing, l'abbigliamento fatto di jeans,magliette dalle scritte postmoderne, giacca di pelle nera ne fanno l'immagine più tipica di una generazione totalmente diversa da quella che l'ha preceduta.

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    Fabrizio Fontana said on May 4, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Trama más que previsible, he leído entre los comentarios. Demasiado fan de la novela policiaca tienes que ser para ver el final.

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    Pilar Chacón said on Jan 21, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    “Non hai niente da scrivere?” gli ho chiesto.
    “No, ma stavo pensando a quel testo che ho scritto nel 1997, quello del vecchio che ogni Natale riceve un fiore, te lo ricordi?”
    “Certamente!”
    “Vorrei sapere cosa gli è successo”

    Eva Gabrielsson, Stieg e ...(continue)

    “Non hai niente da scrivere?” gli ho chiesto.
    “No, ma stavo pensando a quel testo che ho scritto nel 1997, quello del vecchio che ogni Natale riceve un fiore, te lo ricordi?”
    “Certamente!”
    “Vorrei sapere cosa gli è successo”

    Eva Gabrielsson, Stieg e io. La storia d'amore da cui è nata la Millennium Trilogy
    Marsilio Editori – Gli specchi, 2012)

    Il vecchio in questione è il potente industriale svedese Henrik Vagner e l'innocente scambio di battute appena citato documenta la genesi di un fenomeno editoriale unico nel suo genere. La bozza di testo a cui si fa riferimento diverrà infatti lo straordinario, folgorante prologo di Uomini che odiano le donne, primo capitolo della trilogia Millennium.
    Metto le mani avanti e confesso, a scanso di equivoci: amo profondamente questo trittico di romanzi e considero l’opera di Stieg Larsson un bell'esempio di quel che si potrebbe definire "artigianato di genio".
    Sarebbe dunque preferibile abbandonare l'impresa, guardarsi bene dal recensire. Raccontare un amore e provare ad analizzarne le ragioni espone l'incauto commentatore al rischio del giudizio iperbolico, dell'eccessiva partigianeria. Con tutto ciò ho deciso di tentare ugualmente, abbarbicandomi alla speranza che un impeto emozionale sincero possa assurgere, anche solo per un momento, al rango di analisi.
    Non sono sola, in quest'avventura nel profondo nord: seguo la nobile impronta di Mario Vargas Llosa, Premio Nobel per la letteratura nel 2010, il quale dichiara di aver letto la trilogia larssoniana "con la stessa febbrile eccitazione con la quale da bambino e adolescente lessi Dumas, Dickens e Victor Hugo". Il paragone non ha nulla di blasfemo ove si consideri che, con buona pace dei detrattori e sotto molteplici punti di vista, la saga in commento è già un classico e occupa un posto di sicuro rilievo nel panorama letterario mondiale.

    Proviamo a vedere perché.

    Il primo elemento degno di nota è sicuramente la scrittura.
    Stieg Larsson coniuga gli ingredienti tipici del thriller poliziesco con l'inchiesta giornalistica; lo stile è asciutto, improntato alla sobrietà, e tuttavia di amplissimo respiro, dal sapore quasi epico. Gli enunciati brevi, i dialoghi vivaci e incalzanti esercitano un fascino irresistibile anche sul lettore più smaliziato e innescano sin dalle prime righe – e per più di milletrecento pagine – il formidabile, prepotente, meccanismo del "devo" (solo un capitolo e spengo la luce ma devo, DEVO sapere cosa accadrà… ).
    In secondo luogo i protagonisti.
    Larsson ha dato vita a due personaggi indimenticabili: Mikael Blomkvist, giornalista investigatore al cui sfrontato, animalesco appeal è difficile restare indifferenti, ma soprattutto Lisbeth Salander, la tostissima hacker-guerriera che odia gli uomini che odiano le donne. Le loro solitudini, che al principio della storia sembrano correre su binari distanti, finiranno con l'intrecciarsi indissolubilmente.
    Mikael è un reporter di talento che sconta sulla sua pelle la scelta di non allinearsi, di non permettere che il giornalismo venga asservito ai cosiddetto poteri forti; attraverso le vicissitudini della redazione di Millennium, la rivista mensile che Mikael ha contribuito a fondare, Larsson ci accompagna nella giungla dei mezzi di informazione mettendone in luce la progressiva deresponsabilizzazione e la potenziale pericolosità.
    Lisbeth Salander, prodigio dell'informatica e implacabile angelo vendicatore racchiuso in un corpo da eterna adolescente, è "l'incarnazione ideale della morale che impone di agire secondo le nostre convinzioni" (Eva Gabrielsson: Stieg e io. La storia d’amore da cui è nata la Millennium Trilogy, Marsilio Editori, 2012). In nome della morale, secondo Lisbeth (e secondo Larsson), è lecito e persino doveroso trasgredire la legge.
    Ultima, ma non ultima, l'ambientazione.
    La Svezia è a tutti gli effetti un personaggio della saga in commento, forse l'autentica protagonista. Larsson dipinge paesaggi spettacolari (istantanee di una Stoccolma livida e seducente, atmosfere bergmaniane – basti pensare all'algida cittadina che fa da sfondo alle vicende narrate nel primo tomo) e al contempo, da vero esperto di problematiche sociali, offre al lettore un'analisi impietosa della società scandinava e, più in generale, della società contemporanea.

    Uomini che odiano le donne (titolo originale "Män som hatar kvinnor", Marsilio, 2007), il primo episodio della trilogia, è un romanzo che non esito a definire perfetto e che contiene in sé tutte le ragioni del successo della saga.
    Perfetto non in quanto immune da difetti, ben inteso (ammesso che esista un'opera dell'ingegno fornita di tali caratteristiche!), ma in quanto prodotto di un'incredibile felicità di narrazione, frutto raro e prezioso che testimonia il genio creativo di un autore in stato di grazia. Il menu, del resto, è fra i più succulenti: un mistero – la scomparsa di una donna – che ha radici profonde nel passato (il poeticissimo "caso dei fiori essiccati"); un'indagine mozzafiato che non scontenterà i puristi del giallo tradizionale e chiarirà una volta per tutte che le brutte cose accadono anche nelle migliori famiglie; una storia di ordinaria violenza, struggente e dolorosa, raccontata con delicata maestria.
    La ragazza che giocava con il fuoco ("Flickan som lekte med elden", Marsilio, 2008) è incentrato sul traffico di prostituzione tra Svezia e i paesi dell'Est e ci fa compiere un salto terribile (e ciò nondimeno affascinante) nel passato di Lisbeth, mentre il terzo capitolo della trilogia, La regina dei castelli di carta ("Luftslottet som sprängdes", Marsilio, 2009) indaga l'universo fosco e tentacolare dei servizi segreti.
    Il finale è apertissimo e, ahinoi, resterà tale.
    L'improvvisa scomparsa di Stieg Larsson ha scritto assai prematuramente la parola FINE in calce alla storia di Lisbeth e Mikael, lasciando importanti interrogativi in sospeso. Il che non guasta minimamente il piacere della lettura e ci fa amare ancora di più, se possibile, le imperfezioni di questo racconto interrotto.

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    Uno studio in giallo said on Jan 3, 2013 | Add your feedback

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    Lisbeth è un personaggio straordinario ... non si può evitare di affezionarsi a lei ed entusiasmarsi, arrabbiarsi, spaventarsi per la sua storia e gioire del suo riscatto!

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    Irene said on May 29, 2012 | Add your feedback

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    freddo

    letto il primo, dopo aver raccolto una sorta di sfida tra lettori amici. Resto del mio parere: davvero un qualche gradino sotto ai miei "amati" francesi Izzo, Vargas, per non parlare di Simenon!
    Salvo pienamente il personaggio di Lis.

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    Claudio Lazzeri said on Apr 10, 2012 | Add your feedback

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