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Mio cugino, il mio gastroenterologo

By Mark Leyner

(86)

| Others | 9788876844560

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Book Description

19 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Sushi senza sushi

    Leggere Leyner è un pò come mangiare il sushi senza il sushi nè aceto di soia: rimane solo il wasabi. Il wasabi ha un gusto esplosivo, ma impossibile da assumere in grandi dosi. Anche in piccole dosi si rileva ostico, e inconcludente come se mancasse ...(continue)

    Leggere Leyner è un pò come mangiare il sushi senza il sushi nè aceto di soia: rimane solo il wasabi. Il wasabi ha un gusto esplosivo, ma impossibile da assumere in grandi dosi. Anche in piccole dosi si rileva ostico, e inconcludente come se mancasse qualcosa, manca il piatto forte al quale si deve accompagnare il wasabi.

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    vkpositif said on Dec 13, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Burroughs; ma senza la paranoia. Carver; ma senza l'accetta. Millar; ma senza il solfato. Noon; ma senza le piume. Dalì; ma senza il pennello. Pynchon; ma senza l'alter ego. Coupland; ma senza nostalgie. Easton Ellis; ma senza la fuffa.
    ENORME.

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    SirBilly said on Aug 21, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    mio cugino, il mio tormentone

    mio cugino, il mio gastoenterologo
    è un'autorità
    lo cito di continuo perchè sa un sacco di cose
    e diventa il filo conduttore dei deliri avant pop
    che ho contribuito a inventare
    sono un precursore
    per questo sono così strano
    nessuno è come me ...(continue)

    mio cugino, il mio gastoenterologo
    è un'autorità
    lo cito di continuo perchè sa un sacco di cose
    e diventa il filo conduttore dei deliri avant pop
    che ho contribuito a inventare
    sono un precursore
    per questo sono così strano
    nessuno è come me
    e nessuno mi può capire...
    ma mi seguiranno in molti
    pure troppi
    e neanche tutti così dotati di fantasia lisergica,
    ma tra quelli che mi trovano interessante emergerà un narratore unico nel suo genere
    e il solo fatto che mi abbia citato anche solo una volta mi renderà immortale
    l'avete capito, vero, di chi parlo?

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    Mircalla64 (Free Liu Xiaobo) said on Apr 21, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Andrea Bruni in una recente intervista ha definitivo l’estetica avantpop in relazione alla raccolta di racconti Mio cugino, il mio gastroenterologo di Mark Leyner: L’Avant Pop è il punto di non ritorno del postmoderno: è un “genere” che nasce dal mix ...(continue)

    Andrea Bruni in una recente intervista ha definitivo l’estetica avantpop in relazione alla raccolta di racconti Mio cugino, il mio gastroenterologo di Mark Leyner: L’Avant Pop è il punto di non ritorno del postmoderno: è un “genere” che nasce dal mix di tutti i generi, con schegge impazzite di immaginario, e che non segue le regole della linearità narrativa, ma la struttura a finestre e cartelle di Windows. “Mio cugino il mio gastroenterologo” di Mark Leyner ci indica la strada. A ritrovare le pagine del volume in questione (pubblicato in Italia da Frassinelli ma oggi dolorosamente fuori catalogo) non si può che concordare con l’autore di Sugli Sugli Bane Bane. Il volume si presenta come una raccolta di short stories che vanno a costituire un collage narrativo polimaterico dominato da un io narrante che giganteggia attraverso l’utilizzo della prima persona costituendo di fatto l’unico appiglio riconoscibile per il lettore (così come i monologhi di Ann Magnuson per i brani dei Bongwater). La pagina di Leyner è un delirio lisergico, violento e liberatorio. Un naufragio sulla spiaggia in cui è stato seppellito il canone della Narrativa Occidentale.

    Gli stilemi e i riferimenti utilizzati da Mark Leyner poi amplificano la sensazione da «sfrenato party dell’apocalisse», in Mio cugino, il mio gastroenterologo recuperiamo materiali derivati dalla science fiction, dal sensazionalismo giornalistico, dalla televisione, dal cinema popolare (in particolare i kung-fu movies), dalla pubblicità. Per l’importante valore all’interno dell’Opera di Leyner merita particolare menzione il cyberpunk celebrato nella sua accezione più satura nel racconto finale Righe composte dopo aver sniffato un po’ di diluente per vernici che insieme al primo Ero un puntino infinitamente caldo e denso rappresenta la vera chiave di volta per la comprensione di tutti i diciassette racconti che compongono la raccolta. L’abominevole inserto biologico sulla macchina-robot (che ha ormai sostituito totalmente l’umano troppo umano) e le sue naturali derivazioni in termini di secrezioni fisiologiche, la violenza che porta alla scoperta della natura meccanica sotto il simulacro umano, l’estetica pop delle riviste erotiche come «Playboy» e «Spartacus» nella rappresentazione degli automi-eroi sono tutte declinazioni della caleidoscopica interpretazione del cyberpunk da parte di Mark Leyner.

    Leyner diluisce nella sua soluzione da ultracentrifuga anche l’esperienza personale della grazia ottenuta dal padre, sfuggito all’iniezione letale che lo stato del New Jersey doveva somministrargli. Chi crede che l’unica produzione di Leyner in cui è possibile recuperare materiale autobiografico sia The Tetherballs of Bougainville sbaglia, basti l’ultima immagine del racconto Fuga da una centrifuga in cui un io narrante serafico sfoglia riviste patinate sulla sedia elettrica in attesa di ricevere la scossa mortale. Un’immagine a metà fra l’estetica suburbana à la John Waters e il terrorismo estetico di Glamorama.

    Quella di Mark Leyner oltre che letteraria è un’operazione artistica condotta sulla strada che dal Surrealismo va verso il Dadaismo e l’arte performativa per arrivare (e superare) i territori dell’estremo di Fluxus e Situazionismo. Un’esperienza unica per il lettore costretto da Leyner a destreggiarsi fra le macerie di quella cultura mainstream che ha sempre considerato maneggevole e rassicurante.

    Altre recensioni nella Guida Cultura Avantpop: http://guide.supereva.it/cultura_avantpop

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    Salvatore Piombino said on Dec 19, 2010 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Narrazione sconnessa. Storie che ritornano senza alcun riferimento. Mio cugino, il mio gastroenterologo è un libro che non può essere definito né bello né brutto. Forse, come sosteneva il buon Wallace, la sua forza sta nel rappresentare la def ...(continue)

    Narrazione sconnessa. Storie che ritornano senza alcun riferimento. Mio cugino, il mio gastroenterologo è un libro che non può essere definito né bello né brutto. Forse, come sosteneva il buon Wallace, la sua forza sta nel rappresentare la deframmentazione della cognizione della realtà, iniziata con la fine degli anni '80.
    Se lo volete leggere, sappiate che bisogna prepararsi!!

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    Gabbo said on Sep 27, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Others 196 Pages
  • ISBN-10: 8876844562
  • ISBN-13: 9788876844560
  • Publisher: Frassinelli
  • Publish date: 1997-01-01
  • Also available as: Hardcover
  • In other languages: other languages English Books
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