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Miracolo inevitabile

Inediti d'autore, 11

Di

Editore: Corriere della Sera

3.0
(132)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 58 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Edoardo Nesi

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Un tardo pomeriggio d'inverno, sei più sei ragazzini e un pallone da calcio,una mamma in auto che aspetta. La scena è un quadro, presepio inconsapevole nell'attesa di un segno. E quando il pallone sale verso il cielo, in una traiettoria esatta tendente all'infinito, tutto si fa chiaro per tutti. E'il pallonetto perfetto, preparato da generazioni,opera d'arte che si mostra improvvisamente compiuta al suo creatore stupefato. Nell'attimo che si prolunga,tempo elastico che ha il respiro dell'eternità, la parabola celeste di questa stella cometa è intersecata da flussi. Pensa e ricorda e piange la madre - e moglie - sola nell'auto,davanti a tanta bellezza rivelata. Pensa e stupisce e sogna l'autore del tiro, miracoloso e inevitabile. Pensa e teme e espera ancora il portiere troppo piccolo, le mani occupate nel gioco sumero di lasciar scorrere la polvere tra i pugni chiusi. Come clessidra scandire il momento magico, irripetibile, con il soffio dei millenni. Mentre il buio cala sul tableau vivant, sul campetto visitato dal divino in un tardo pomeriggio d'inverno.
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  • 3

    I-talian-i

    Nostalgico motivetto degregoriano con una spruzzatina d'ansia materna che fa tanto (ma tanto) italia con la "i". (Sarò sincero: l'abbiamo vissuta tutti una sera così ... tutti quelli con l'altra ...continua

    Nostalgico motivetto degregoriano con una spruzzatina d'ansia materna che fa tanto (ma tanto) italia con la "i". (Sarò sincero: l'abbiamo vissuta tutti una sera così ... tutti quelli con l'altra "I")

    ha scritto il 

  • 5

    Il calcio come metafora della vita

    Un racconto che mi ha commosso alla fine. Il gioco del calcio come metafora della vita. Una partita di calcio in quel di Monferrato in una fredda sera d'Inverno. Per la precisione, una partita di ...continua

    Un racconto che mi ha commosso alla fine. Il gioco del calcio come metafora della vita. Una partita di calcio in quel di Monferrato in una fredda sera d'Inverno. Per la precisione, una partita di calcetto: i ragazzi delle ville contro quelli delle case popolari, divise precise e tutte uguali per i primi, magliette e pantaloncini raffazzonati come meglio si può, per i secondi. Stessa passione per tutti nel calciare il pallone. Mentre si svolge questa "partita del secolo", perchè anche la più umile partita di calcetto in fondo è come una finale dei mondiali per chi la gioca da protagonista, c'è Francesca che aspetta suo figlio Vittorio in macchina, uno dei ragazzi delle ville, i ricchi. E così tra un calcio e l'altro, la vita di Francesca si srotola man mano... Un piccolo libro da leggere in una sera d'Inverno, tutto d'un fiato. Assaporando piccole grandi verità.

    ha scritto il 

  • 4

    "tutto il calcio minuto per minuto"

    Ero curiosa di leggere qualcosa di Nesi, e devo dire che il suo stile non mi dispiace. Il "rito" calcicistico ha da sempre ispirato film, canzoni, libri, perchè a volte calza bene come metafora ...continua

    Ero curiosa di leggere qualcosa di Nesi, e devo dire che il suo stile non mi dispiace. Il "rito" calcicistico ha da sempre ispirato film, canzoni, libri, perchè a volte calza bene come metafora della vita, e su tutti ovviamente mi viene in mente il mio amato Baglioni che già negli anni '80 cantava di storie intrecciate e poetiche durante una partita di calcio (per chi non la conoscesse, eccola qua http://www.youtube.com/watch?v=C55a8d-5pf0 ). Inedito a mio avviso promosso, personaggi interessanti, su tutti la mamma di Vittorio, ma anche i ragazzi. Avrei voluto saperne un pò di più, forse poteva essere sviluppato anche in un bel romanzo. Però la frase finale...ma che c'azzecca??? :P

    ha scritto il 

  • 2

    ...evitabile?

    Prima volta che leggo Nesi, non mi ha fatta impazzire anche se non posso dire che sia un brutto racconto...magari l'ho trovato un po' noioso. Tutta la parte calcistica per me è stata soporifera, ...continua

    Prima volta che leggo Nesi, non mi ha fatta impazzire anche se non posso dire che sia un brutto racconto...magari l'ho trovato un po' noioso. Tutta la parte calcistica per me è stata soporifera, quella delle riflessioni della madre che aspetta in auto aveva dei buoni spunti ma mi è parsa poco incisiva. Mi aspettavo di più...

    ha scritto il 

  • 3

    Inediti 2, la vendetta - 06 gen 12

    In attesa di vedere se e quando leggere del suo libro vincitore dello Strega, eccoci a leggere un raccontino di Nesi, di cui non ho peraltro letto nulla fino ad ora. Devo dire che è una bella ...continua

    In attesa di vedere se e quando leggere del suo libro vincitore dello Strega, eccoci a leggere un raccontino di Nesi, di cui non ho peraltro letto nulla fino ad ora. Devo dire che è una bella introduzione al libro, che un po’ viene la voglia. Perché Nesi scrive bene, si fa leggere, e perché le sue ambientazioni fanno suonare corde neanche tanto antiche. Infatti, se le storie della mia gente sono ambientate a Prato, qui il racconto si svolge in Versilia. Un racconto, in realtà, fatto di molto poco. Una partita a pallone tra due squadrette di dodicenni: i figli delle ville, con le magliette tutte uguali, ed i figli delle case, ognuno con la sua camicetta ed i suoi jeans. E tutto si svolge durante un bellissimo tiro a campanile, nell’ultimo momento di gioco, che uno delle ville riesce a dosare verso la porta avversaria. In questo lungo istante, Nesi riesce a presentarci qualche storia e darci qualche spunto per il dopo (questo è sempre un punto a favore di un libro, se riesce a farmi anche pensare cosa faranno i protagonisti dopo che avrò voltato l’ultima pagina). C’è Vittorio, il capitano delle ville, sicuro di sé, ma con una madre apprensiva che lo aspetta a bordo campo per tutta la partita, e che alla fine della partita lo avvolgerà in un asciugamano per non farlo sudare. E ne vediamo già i dilemmi ed i traumi da giovane rampollo di una famiglia che ci appare ben calata nella sua borghesia. C’è Dino, il capitano dell’altra squadra, insicuro di sé, che non vuole perdere la faccia con i suoi compagni e darla vinta a quello che potrebbe (ma non è ancora, e forse non sarà mai) essere suo amico. E c’è Francesca la madre, che ha lasciato il lavoro per dedicarsi alla famiglia, e lì, nella Renault 5 in attesa della fine della partita, cullata da una Vanoni che canta “è uno di quei giorni in cui rivedo tutta la mia vita….”. E come la Vanoni cerca di fare un bilancio che non quadra. Ed infine c’è la Versilia, stesa nell’antagonismo palpabile tra una ricca Forte dei Marmi ed una proletaria Vittoria Apuana. Poco altro c’è, e non ne parlo per lasciarvi qualche briciolo di curiosità. A me ha fatto riandare alla villetta di confine, al baretto d’angolo, alle pizzette in piazza. Ed alla libreria sul Corso. Piccole cose gozzaniane, e ringrazio Nesi per avermele fatte tornare alla mente.

    ha scritto il 

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