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Miriam delle cose perdute

Di

Editore: Rizzoli

4.2
(69)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 400 | Formato: Altri

Isbn-10: 8817021296 | Isbn-13: 9788817021296 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
La Miriam del titolo è Maria bambina, destinata a diventare la mamma di Gesù ma ancora ignara, ed è lei stessa a raccontare la propria storia fino all'evento che le cambierà la vita. I giochi scatenati di una bambina ribelle ai ruoli prefigurati, i doveri di una ragazzina chiamata a servire il Tempio, i giochi di una banda di amici un po' selvatici, amicizie e sentimenti, il conflitto tra ciò che si desidera per sé e ciò che altri hanno deciso.
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  • 4

    Finalmente un libro per ragazzi un po' fuori dai soliti schemi. Sommersi come siamo dal fantasy in tutte le salse, la rilettura dei Vangeli -anche apocrifi- va salutato come un notevole atto di coraggio, se non audacia bell'e buona. Una sfida antitelevisiva che vale la pena raccogliere. Tra i num ...continua

    Finalmente un libro per ragazzi un po' fuori dai soliti schemi. Sommersi come siamo dal fantasy in tutte le salse, la rilettura dei Vangeli -anche apocrifi- va salutato come un notevole atto di coraggio, se non audacia bell'e buona. Una sfida antitelevisiva che vale la pena raccogliere. Tra i numerosi spunti offerti dalla giovanissima autrice, segnalo una sola parola, conosciuta e sconosciuta a un tempo, che in qualche modo è disseminata lungo tutto il testo (textum, cioè tessuto, come sai bene): shaluk.

    Si tratta di un capo di abbigliamento all'inizio non chiaramente identificato, forse una specie di tunica, forse un poncho. Ho immaginato di tutto: una via di mezzo tra il velo e la stola? Oppure una gonna o sopragonna?... Alla fine, grazie anche al glossario posto alla fine del libro, ho capito. Abito. Con le maniche.

    Ma perché questo termine mi ha tanto incuriosito?
    Intanto per il suono. Lo senti? Shaluk... C'è dentro lo sciocco, ma anche il locco, che in vernacolo significa proprio scemo, fatuo, imbecillotto.
    Ora io da ragazzina (devo spostarmi indietro di una quarantacinquina di anni) ricordo di aver sentito un termine quasi identico, indirizzato perlopiù a qualche stravagante di paese. Scialucco come sinonimo di stupidotto.
    E sono anche assolutamente sicur* che ad usarlo -il termine in questione neanche allora rientrava tra i più comuni- era soprattutto una signora amica della mia mamma. La signora Olga, una donnetta lunga lunga, secca secca e allampanata, che pareva uscita dalla penna di Vamba. Veniva in casa mia a guardare la televisione, quando ancora non tutti avevano la televisione (erano i tempi del Blu dipinto di blu, Lascia o raddoppia... Sanremo e dintorni insomma), e parlava parlava... Spesso e volentieri lanciava strali a destra e a manca e, se doveva dare dello sciocco a qualcuno, diceva, a modo suo, appunto, scialucco.

    Devo pertanto a Marta Barone, tra le altre cose, il ricupero di un termine che avevo completamente dimenticato. Lo userò di nuovo, così come faccio ormai abitualmente con altri incredibili termini che s'inventava mia nonna (ma è ovvio che in realtà non s'inventa nulla che già non sia stato inventato): da codesto, aggettivo dimostrativo oramai in via di estinzione, a "cosini", sostantivo certamente, assolutamente già estinto.
    E sai cosa erano, per me bambina, i "cosini"?
    Eheh, non lo rivelo! Certe "cosine" bisogna guadagnarsele! ;-)

    ha scritto il 

  • 4

    Il linguaggio semplice e il ritmo pacato aiutano a entrare nel libro con leggerezza ma poi, andando avanti, si resta sempre più coinvolti nelle vicende e ci si affeziona a questa ragazzina così coraggiosa e timorosa insieme, curiosa e desiderosa di qualcosa di più e di diverso dalla consuetudine, ...continua

    Il linguaggio semplice e il ritmo pacato aiutano a entrare nel libro con leggerezza ma poi, andando avanti, si resta sempre più coinvolti nelle vicende e ci si affeziona a questa ragazzina così coraggiosa e timorosa insieme, curiosa e desiderosa di qualcosa di più e di diverso dalla consuetudine, ma al contempo assolutamente ligia a una legge rigidissima.
    Quello che ne esce fuori è un personaggio combattivo e combattuto, che subisce un'imposizione più che accettare un destino; un personaggio, in questo, del tutto differente dalla Maria dei vangeli ufficiali. Miriam è molto più viva, più umana.
    L'unico appunto che posso fare è sull'utilizzo così frequente di apparizioni soprannaturali, angeli ma soprattutto streghe e spiriti, che rischiano di "deviare" la storia e distoglierne l'attenzione. Ma, se ho ben interpretato la nota dell'autrice, anche questi elementi sono parte integrante della cultura ebraica e quindi la loro presenza è necessaria per rendere una descrizione accurata di quella società.
    Nel complesso, comunque, la mia impressione è più che positiva, e migliora ancora se considero che il libro è stato scritto a quindici anni (e lo paragono a quello che scrivevo io a quell'età, per dire).

    ha scritto il 

  • 4

    http://aurynkk.iobloggo.com/130/la-buona-novella/&cid=288876
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    Ci sono libri che, senza una particolare ragione, non ci ispirano per niente.
    A me capitava con "Miriam delle cose perdute", di Marta Barone: era almeno un anno che, passando in biblioteca, lo vedevo lì, sulla mens ...continua

    http://aurynkk.iobloggo.com/130/la-buona-novella/&cid=288876
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    Ci sono libri che, senza una particolare ragione, non ci ispirano per niente.
    A me capitava con "Miriam delle cose perdute", di Marta Barone: era almeno un anno che, passando in biblioteca, lo vedevo lì, sulla mensola delle proposte di lettura, e non mi decidevo a prenderlo con me. Credo di averlo anche aperto un paio di volte per vedere trama e autrice: la prima riguarda l'infanzia e l'adolescenza di Maria, la seconda è una ragazza del 1988 che ha pubblicato il libro a 20 anni (ma scritto a 15!!)... e poichè ho avuto esperienze terrificanti con diversi libri scritti da giovanissime autrici italiane, me ne teneve ben distante.
    Che stolta!
    L'ho preso quindi per caso, più che altro stufa di vederlo sempre lì, e ne sono rimasta conquistata.
    Premetto che non gradisco generalmente l'idea di prendere personaggi e/o situazioni famosissime per sviscerarli da un punto di vista diverso (e magari dissacrante): spesso ho come la percezione che si sia svolta un'opera di falsazione, ed inoltre mi sembra "troppo facile" per l'autore: e diamine, inventati una trama originale!!
    Naturalmente ci sono felici eccezioni (La Bambinaia Francese di Bianca Pitzorno, recensita con affetto da Nuvolette), e sono contenta di poter dire che "Miriam delle cose perdute" è una di queste.
    La narrazione è gradevole e accattivante, i personaggi non sono scontati e presentano una dolce introspezione che non appesantisce mai; infine, i richiami alla cultura ebraica aiutano a contestualizzare perfettamente senza essere nemmeno lontanamente didascalici.
    Il tutto condito dai profumi e dai colori de La Buona Novella di De Andrè, che ha palesemente e dichiaratamente ispirato la giovanissima autrice.
    Se poi valuto che si tratta di un'opera prima, e che è stata scritta da un'adolescente, rimango davvero a bocca aperta!
    Insomma, una narrazione scorrevole e quasi poetica, per un libro che avrebbe potuto rischiare di diventare pedante e noioso e che invece vede uno sviluppo magistrale e che non scade mai nel patetico.
    Complimenti alla Barone, e felicitazioni al panorama letterario italiano che si arricchisce di una voce così fresca e promettente!

    ha scritto il 

  • 4

    4 e mezzo!

    Da non credente ho apprezzato molto questo libro. Sarà l'adorazione che ho per le storie raccontate da bambini/adolescenti, ma mi ha fatto apprezzare un personaggio che sì, ovviamente conosco, ma vederlo sotto questa luce è stato un modo per scoprirlo.
    Lo stare lì a sperare che il suo amore ...continua

    Da non credente ho apprezzato molto questo libro. Sarà l'adorazione che ho per le storie raccontate da bambini/adolescenti, ma mi ha fatto apprezzare un personaggio che sì, ovviamente conosco, ma vederlo sotto questa luce è stato un modo per scoprirlo.
    Lo stare lì a sperare che il suo amore segreto si compia(sapendo bene come sarebbe finita la storia), chiedersi come vivevano l'adolescenza le persone 2000 anni fa..tutte domande che mi sono posto mentre ho divorato il libro

    complimenti!

    ha scritto il 

  • 5

    Questo libro non viene voglia di metterlo via per ripercorrerne ancora le parole, così suggestive ed efficaci.
    La storia di Maria come non avrei immaginato di leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Narrazione intensa e coinvolgente della vita di Maria dall'eta' dell'infanzia al concepimento di Gesu'...
    Ispirato dai Vangeli apocrifi, narra dei pensieri e delle sensazioni di colei che ha messo al mondo il figlio di Dio.

    ha scritto il 

  • 3

    Bah.

    Questo è quello che ho pensato alla fine del racconto.
    Premetto che i Vangeli apocrifi non mi sono mai piaciuti, quindi non poteva piacermi più di tanto nemmeno questo libro.
    Insomma, alcune riflessioni sono anche belle, ma i personaggi scadono spesso nel caricaturale.
    Non è scr ...continua

    Questo è quello che ho pensato alla fine del racconto.
    Premetto che i Vangeli apocrifi non mi sono mai piaciuti, quindi non poteva piacermi più di tanto nemmeno questo libro.
    Insomma, alcune riflessioni sono anche belle, ma i personaggi scadono spesso nel caricaturale.
    Non è scritto male, per essere il primo parto di una ventenne non è malaccio.
    Avanti, ora aspettiamo cose migliori e meno copiate.

    ha scritto il 

  • 4

    miriam delle anime perse

    ho letto qualche commento qua e là e la critica che più mi ha colpito è stata questa: la caratterizzazione della protagonista è troppo attuale, quindi posticcia.


    penso che l'obiettivo dell'autrice non fosse scrivere un saggio storico (anche se il libro rimane entro i confini della f ...continua

    ho letto qualche commento qua e là e la critica che più mi ha colpito è stata questa: la caratterizzazione della protagonista è troppo attuale, quindi posticcia.

    penso che l'obiettivo dell'autrice non fosse scrivere un saggio storico (anche se il libro rimane entro i confini della fedeltà storica) quindi l'attualità del romanzo non è un difetto, ma un gran pregio: è il simbolo di un sentimento radicato - dove sepolto e represso, dove manifesto e dirompente - che accomuna tutte le donne di tutte le ere.

    nell'immaginario comune, miriam (maria) è l'archetipo della donna remissiva, obbediente, asservita, che rinuncia a tutto, principalmente ad esprimere se stessa, per adempiere ad una "missione" assegnatale dall'alto (e "alto", per le donne delle epoche passate, rappresentava un qualsiasi capriccio proveniente dalla divinità chiamata "uomo").

    però la nosta miriam si ribella a questo destino di sottomissione e non lo fa chiamando a raccolta le altre donne per dare vita ad una manifestazione di protesta o a un'insurrezione, non lo fa facendosi bruciare viva, immolandosi in altro modo o ricorrendo ad un qualsiasi altro gesto volto a suscitare clamore e quindi attenzione, no; lo fa semplicemente non rinunciando ad essere se stessa, non eclissando la propria personalità, non reprimendo i propri sentimenti al solo scopo di compiacere l'uomo.

    la cifra poetica dell'opera sta proprio in questa rivolta non cruenta, rivolta che è l'unica possibile per una donna e non perché le donne non abbiano i mezzi per imporsi con la forza, ma perché è quella la "via femminile" di rivendicare i propri diritti: la lotta - impavida, intransigente, imperturbabile - per affermare la propria individualità, il proprio particolare modo di essere, è una peculiarità prettamente femminile.
    l'uomo ha imparato dalla donna a riconoscere e poi tentare di far uscire dal guscio la propria personalità latente.

    grazie della lezione.

    ha scritto il 

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