Mirra

Di

Editore: Garzanti

3.7
(183)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 84 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8811584051 | Isbn-13: 9788811584056 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Bruno Maier

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Mirra prova una passione indomabile per il padre Ciniro, re di Cipro. Si dichiara però decisa a sposare Pereo. Durante i preparativi della cerimonia nuziale, sviene e fa sì che Pereo capisca di esserle odioso, tanto che il giovane si uccide. Ciniro chiede spiegazioni alla figlia che, pressata dalledomande del padre, confessa la sua colpevole passione e si uccide con la spadadel padre.
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  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Mirra nella sua semplicità è una tragedia struggente e toccante, breve, ma intensa e coinvolgente. È interamente ambientata all'interno della Reggia di Cipro nel giorno in cui devono essere celebrate ...continua

    Mirra nella sua semplicità è una tragedia struggente e toccante, breve, ma intensa e coinvolgente. È interamente ambientata all'interno della Reggia di Cipro nel giorno in cui devono essere celebrate le nozze fra Mirra, l'amatissima figlia di Ciniro e Cecri, e Perèo, principe dell'Epìro.

    Perèo è il principe azzurro per eccellenza: di nobile famiglia, di animo buono e gentile, giovane, bellissimo e sinceramente innamorato di Mirra. E i genitori ne sono ben contenti, poiché la figlia finalmente ha scelto un buon partito dopo anni in cui non dava segno di volersi assolutamente sposare con nessuno. Tuttavia Mirra appare sempre più tormentata e sempre più infelice ogni giorno che passa.

    《CECRI: Ma, poiché tolta ogni contesa ebbe Perèo, di Epìro l´erede; a cui, per nobiltà, possanza, valor, beltade, giovinezza, e senno, nullo omai si agguagliava; allor che l´alta scelta di Mirra a noi pur tanto piacque; quando in se stessa compiacersen ella lieta dovea; più forte in lei tempesta sorger vediamo, e più mortale angoscia la travaglia ogni dì?...》 (Atto I - Scena I)

    Tutti sono sempre più preoccupati, per la sua felicità e per la sua salute. Ma Mirra non desidera altro che la morte, arrivando perfino a chiedere alla sua nutrice di ucciderla, poiché trova insopportabile il proprio dolore ed altrettanto insopportabile il dolore che di riflesso si rende conto di infliggere ai suoi genitori e alle persone che le vogliono bene.

    《MIRRA: Ti chieggo di abbreviar miei mali. A poco, a poco strugger tu vedi il mio misero corpo; il mio languir miei genitori uccide; odiosa a me stessa, altrui dannosa, scampar non posso: amor, pietà verace, fia ´l procacciarmi morte; a te la chieggio...》(Atto II - Scena IV)

    I genitori ed il promesso sposo sono estremamente comprensivi e sono disposti a tutto pur di renderla felice, anche a costo di incorrere in conseguenze sconvenienti per entrambi i regni. Offrono a Mirra la possibilità di annullare il matrimonio, se quella è la causa del suo tormento, ma la ragazza insiste nel volersi sposare nonostante sia ben evidente quanto questa sua decisione le costi.

    《 CINIRO: A udirti siam presti entrambi. Or, del tuo fero stato se disvelarne la cagion ti piace, vita ci dai; ma, se il tacerla pure più ti giova o ti aggrada, anco tacerla, figlia, tu puoi; che il tuo piacer fia il nostro. [...] Non sei tenuta a nulla; e noi primieri te ne sciogliam, noi stessi; e, di te degno, generoso ti scioglie anco Perèo. 》
    ( Atto III - Scena II)

    《 PERÈO: Oh! lieta almeno del mio pianger foss´ella!... A me fia dolce anco il morir, pur ch´ella sia felice. 》 (Atto II - Scena I)

    Insomma, sono tutti a sua completa disposizione, eppure Mirra non riesce e non può far nulla per uscire da questa situazione. È innamorata di una persona che non potrà mai avere, ma per quanto abbia provato a ignorare o reprimere questo sentimento non ne è stata capace.
    È innamorata di Ciniro, suo padre.
    E questa condizione la spezza in due, separando il suo essere figlia dall'essere donna, due metà incapaci di convivere all'interno dello stesso corpo. Mirra è inorridita da sé stessa, schiacciata da un opprimente senso di colpa che la sta lentamente consumando.

    《 MIRRA: — O Morte, Morte, cui tanto invoco, al mio dolor tu sorda sempre sarai?... 》 (Atto V - Scena II)

    Anche il rapporto con la madre di conseguenza le diventa doloroso da sopportare; in quanto figlia la ama immensamente, ma allo stesso tempo la vede come una rivale e ne è terribilmente gelosa. Una dualità con cui non riesce a venire a patti, che le provoca emozioni che non è capace di gestire.

    《 MIRRA: Tu prima, tu sola, tu sempiterna cagione funesta d´ogni miseria mia...
    CECRI: Che parli?... Oh figlia!... Io la cagion?... Ma già il tuo pianto a rivi...
    MIRRA: Deh! perdonami; deh!... Non io favello; una incognita forza in me favella... Madre, ah! troppo tu m´ami; ed io... 》 (Atto III - Scena VII)

    Il primo a perdere la pazienza è proprio Ciniro, che la prende da parte per parlare e non ha intenzione di concludere la conversazione senza farsi rivelare quale sia il problema. Mirra infine cede, e rivela il suo straziante segreto.

    《 CINIRO: Ingrata: omai col disperarmi co´ tuoi modi, e farti del mio dolore gioco, omai per sempre perduto hai tu l´amor del padre.
    MIRRA: Oh dura, fera orribil minaccia!... Or, nel mio estremo sospir, che già si appressa,... alle tante altre furie mie l´odio crudo aggiungerassi del genitor?... Da te morire io lungi?... Oh madre mia felice!... almen concesso a lei sarà... di morire... al tuo fianco...》(Atto V - Scena II )

    Messa di fronte al disgusto del padre, che va ad aggiungersi a quello che già provava verso sé stessa, decide infine di togliersi la vita con la spada che Ciniro porta al fianco. Le ultime sue parole sono rivolte ad Euriclea, un rimprovero per essersi rifiutata di ucciderla quando ancora poteva morire con dignità ed essere ritenuta senza colpa.

    《 MIRRA: Quand´io... tel... chiesi,... darmi... allora,... Euriclèa, dovevi il ferro... io moriva... innocente;... empia... ora... muoio... 》( Atto V - Scena IV)

    ha scritto il 

  • 5

    <<Padre, mi fea natura; il caso, re.>>

    La struggente storia di Mirra, prossima alle nozze con l'eccellente Pereo, ma segretamente e ineluttabilmente malata di una passione incestuosa per suo padre Ciniro (opera di una vendetta della dea Ve ...continua

    La struggente storia di Mirra, prossima alle nozze con l'eccellente Pereo, ma segretamente e ineluttabilmente malata di una passione incestuosa per suo padre Ciniro (opera di una vendetta della dea Venere).
    Mirra è depressa, afflitta da una tristezza di cui i suoi cari non si spiegano l'origine. A nulla valgono le più calde e sincere esortazioni, la vergogna impone a Mirra di celare la ragione del suo insano malessere che la sta consumando nel corpo e nella mente:
    <<Ma,... non regge
    a tante furie... il languente... mio... corpo...
    mancano i piè,... mancano... i sensi...>>

    ha scritto il 

  • 5

    Non succede quasi nulla per tutta la tragedia: di continuo si hanno rinvii, esitazioni, ripensamenti, che altro non sono che inutili argini contro una passione raccapricciante. Essenziale e perfetto, ...continua

    Non succede quasi nulla per tutta la tragedia: di continuo si hanno rinvii, esitazioni, ripensamenti, che altro non sono che inutili argini contro una passione raccapricciante. Essenziale e perfetto, tesissimo e tutto giocato su un lacerante contrasto interno alla protagonista, questo dramma, capolavoro di un teatro ingiustamente trascurato come quello alfieriano, basa la sua forza anche su una poesia aspra e scabra, che non concede soste al lettore, endecasillabo dopo endecasillabo.

    ha scritto il 

  • 5

    "Padre mi fea Natura; il caso, re."

    "ALLA NOBIL DONNA
    LA SIGNORA CONTESSA
    LUISA STOLBERG D’ALBANIA.
    Vergognando talor che ancor si taccia,
    donna, per me l'almo tuo nome in fronte
    di queste ormai giá troppe, e a te ben conte
    tragedie, on
    ...continua

    "ALLA NOBIL DONNA
    LA SIGNORA CONTESSA
    LUISA STOLBERG D’ALBANIA.
    Vergognando talor che ancor si taccia,
    donna, per me l'almo tuo nome in fronte
    di queste ormai giá troppe, e a te ben conte
    tragedie, ond'io di folle avrommi taccia;
    or vo' qual d'esse meno a te dispiaccia
    di te fregiar: benché di tutte il fonte
    tu sola fossi; e il viver mio non conte,
    se non dal dí che al viver tuo si allaccia.
    Della figlia di Ciniro infelice
    l'orrendo a un tempo ed innocente amore,
    sempre da' tuoi begli occhi il pianto elíce:
    prova emmi questa, che al mio dubbio core
    tacitamente imperíosa dice;
    ch'io di MIRRA consacri a te il dolore."

    ***

    "Amore,
    benché di pianto e di sospir si pasca,
    pur lascia ei sempre un non so che di speme,
    che in fondo al cor traluce"

    ***

    "Questa mia vita per sempre consacro
    al tuo dolore, poichè a ciò mi hai scelto."

    ha scritto il 

  • 4

    Commovente!

    Io lo so che non devo leggere questi miti greci, c'è sempre qualche ingiustizia di fondo che non sopporto (eccheccavoli, se la madre non ha acceso gli incensi a Venere per orgoglio, non è che deve pag ...continua

    Io lo so che non devo leggere questi miti greci, c'è sempre qualche ingiustizia di fondo che non sopporto (eccheccavoli, se la madre non ha acceso gli incensi a Venere per orgoglio, non è che deve pagare la figlia le conseguenze u.u) e che mi fa compatire ancora di più il personaggio-vittima. Quanto mi ha fatto tenerezza Mirra, davvero non so! E quanto è dolce Pereo! Lo voglio anch'io un uomo così u.u
    Pensavo che la lettura poi fosse meno scorrevole, invece *lode speciale* ad Alfieri che scrive davvero bene, e trasmette emozioni come pochi, nell'ambito delle tragedie. Non è affatto pesante insomma, forse potrebbe sembrarlo se fosse un libro da leggere per scuola ("da leggere per scuola" è una frase che emana tragedia ed orrore da tutti i metaforici pori).

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Altra lettura obbligata dalla scuola, Mirra è una tragedia che affronta la mitica storia di questa ragazza, che si innamora del padre per volere di Afrodite, offesa dalla bellezza della donna tanto va ...continua

    Altra lettura obbligata dalla scuola, Mirra è una tragedia che affronta la mitica storia di questa ragazza, che si innamora del padre per volere di Afrodite, offesa dalla bellezza della donna tanto vantata dalla madre.
    Mirra appare come un personaggio tormentato e travagliato sin dal primo atto, e la sua figura diventa sempre più tragica fino a giungere all’apice nel quinto atto, in cui rivela il suo insano amore per il padre e si suicida con la sua spada, dopo che anche l’uomo che sarebbe dovuto diventare suo marito si era ucciso.
    Mi è piaciuto, mi è piaciuta la storia, per quanto terribile e un po’ macabra, e il modo in cui le parole sono usate. Sicuramente meglio di Saul, l’altra tragedia di Alfieri che ho dovuto leggere.

    “Or sappi ch’ella a me sempre tremante si accosta; in volto
    d’alto pallor si pinge; dei begli occhi
    dono a me mai non fa; dubbi interrotti
    e pochi accenti in mortai gelo involti
    muove nel suolo le pupille, sempre
    Di pianto pregne, affigge; in doglia orrenda
    sepolta è l alma; illanguidito il fiore
    di sua beltà divina.”

    ha scritto il 

  • 4

    questo è il commento di un "malato" di libri...la secca scansione dell'endecasillabo alfieriano, sulla carta spessa, porosa, grassa, quasi legnosa, di questa edizione mursia, e il bel commento di Momi ...continua

    questo è il commento di un "malato" di libri...la secca scansione dell'endecasillabo alfieriano, sulla carta spessa, porosa, grassa, quasi legnosa, di questa edizione mursia, e il bel commento di Momigliano...beh, insomma, è un classico da leggere in questa edizione...

    ha scritto il 

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