Mirtilli a colazione

Di

Editore: Garzanti

3.1
(131)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 312 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8811136768 | Isbn-13: 9788811136767 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

Ti piace Mirtilli a colazione?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
ArtDirection: ushadesign Traduzione dall'inglese di Enrica Budetta Titolo originale dell'opera: The Arrivals © 2011 by Meg Mitchell Moore ISBN 9788811136767 © 2012, Garzanti Libri s.p.a.,Milano Gruppo editoriale MauriSpagnol ...
Ordina per
  • 2

    Libro letto a fatica, narrazione lenta e personaggi non particolarmente entusiasmanti anche per via dell'alternarsi delle varie storie che non permettono di affezionarsi a nessuno in particolare.
    Mi a ...continua

    Libro letto a fatica, narrazione lenta e personaggi non particolarmente entusiasmanti anche per via dell'alternarsi delle varie storie che non permettono di affezionarsi a nessuno in particolare.
    Mi avevano colpito il titolo, la copertina e la storia in sé, ma la lettura non ha ripagato l'aspettativa.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Cara la mia Meg Mitchell Moore, come è successo che ti abbiano pubblicato sto libro? Ohibò, l'idea poteva anche essere carina... ma in soldoni non hai sto gran talento, fattelo dire da una che legge t ...continua

    Cara la mia Meg Mitchell Moore, come è successo che ti abbiano pubblicato sto libro? Ohibò, l'idea poteva anche essere carina... ma in soldoni non hai sto gran talento, fattelo dire da una che legge tantissimo e che apprezza libri come questo. Ma non questo.
    Avrei tanto voluto amarlo. Davvero. Che delusione immensa!
    La storia è semplice: Ginny e William sono due pensionati che si godono la vita coniugale soli soletti poiché i tre figli, ormai adulti, hanno vite loro, lontane da casa.
    La maggiore, Lilly, che da poco ha partorito suo secondogenito, è sposata con Tom ed è madre a tempo pieno del nuovo piccolo e di Olivia, quasi quattro anni.
    Il figlio di mezzo, Stephen, attende un bimbo dalla moglie Jane che è una donna in carriera e addirittura guadagna più di lui.
    La più giovane, Rachel, vive a New York e lavora nel mondo del teatro.
    Ognuno di loro sembra appagato dalla sua vita ma in realtà nessuno lo è per davvero.
    Lilly arriva tra capo e collo in casa dei genitori con entrambi i bambini perché è fuggita dal marito traditore; Rachel si è lasciata col ragazzo ed ha avuto un aborto spontaneo poco dopo aver scoperto di essere incinta, Stephen e Jane, in visita ai genitori di lui, sono costretti a fermarsi da Ginny e William perché Jane ha avuto un grosso sanguinamento ed è stata messa a riposo assoluto.
    Le dinamiche dovrebbero essere interessanti, così come i dialoghi con tutta la famiglia riunita mentre è un continuo ciclo di allattamenti al seno, lavatrici, pranzi, beccate tra Ginny che trova nel fare la mamma casalinga l'unica soluzione per una donna mentre Jane vorrebbe che rimanesse Stephen a casa col neonato, lagne di Lilly che per tre mesi non parla col marito e nessuno si chiede il perché, piagnistei di Rachel e ancora panni da lavare e pasti da cucinare per Ginny.
    Non è perché è lento (anche se lo è), è perché fondamentalmente non è scritto bene, i personaggi sono piatti e agiscono "perché sì", i discorsi sono WTF diverse volte, Olivia parla come una bambina molto più grande (dalle almeno sei anni!)... Insomma gli "attori" di questo romanzo sono TUTTI antipatici. A volte è come se l'autrice avesse avuto tantissimo da dire, tanti argomenti da trattare, ma poi non fosse capace di svilupparli davvero. Per esempio Ginny col suo essere così noiosamente conservatrice (e letteralmente la schiava di casa!), Lillian che non è capace di badare ai suoi figli (a parte l'allattamento al seno, presente quasi in ogni pagina), Stephen che soffoca la moglie per l'ansia sull'andamento della gravidanza (davvero, Stephen, tua moglie non è un'incubatrice, lasciala respirare per l'amore del cielo!) e via... Cose su cose ma mai una che sia affrontata come si deve o scritta in modo decente.
    Non ci siamo.
    Alcuni appunti sparsi: Ginny si sconvolge quando Lilly le rivela il tradimento di Tom.
    "Oh, avevo capito che era per quello ma adesso sono sconvolta!" Se lo avevi capito ormai, dopo tre mesi, non sarai più sconvolta? E comunque tua figlia ce l'hai in casa da tre mesi, tre. D'accordo lasciarle la sua privacy ma visto che è lì, parlare?
    William che è sempre così buono con tutti alla fine si scoccia del disordine. Fuori personaggio! In più che figli trogloditi hai se mentre li accogli in casa non si premurano neanche di raccogliere i giochi dei figli o ma te li lasciano per terra? Mai che puliscano un pochino, riordinino? Questa casa è un albergo???
    Rachel che ops! Ha un aborto spontaneo (non ritenuto) e se ne accorge perché le è venuto il ciclo ma non ha il minimo dolore? Davvero?
    Jane che è costretta a letto a casa dei suoceri per tre mesi. Davvero??? A letto e basta? Impossibile dalla 32a settimana portarla a casa? Vabbè.
    La storia di Lilly col prete? Cioè lei gli caccia la lingua in gola e poi se ne va offesa?
    Tom che accetta di non andare dalla moglie per salvare il matrimonio perché lei non lo vuole vedere... per TRE mesi???
    Jane che OVVIAMENTE dopo aver partorito decide di non fare più la donna in carriera!
    Olivia che sparisce e Lilly che si sente punita. Notare che tutti rimangono in sala parto da Jane...
    La storia si sarebbe lievemente risollevata se Olivia non fosse stata trovata ma, come tutto in questo libro, è una fregnaccia!!!
    In conclusione: un libro del quale non si sentiva la mancanza, davvero!

    Peccato davvero... ti lascia davvero pochino.

    ha scritto il 

  • 3

    riemergo dopo secoli di assenza con un romanzo passatempo che ha il pregio di non annoiare. Delizioso e assolutamente privo di spessore. Ideale per una notte insonne.

    ha scritto il 

  • 3

    pagina 188
    Credo che sia universale . Volere che i tuoi figli crescano e ti lascino in pace e poi, una volta che lo hanno fatto , volerli intorno a te.
    pagina 204
    E' una cosa tipica degli uomini , in ...continua

    pagina 188
    Credo che sia universale . Volere che i tuoi figli crescano e ti lascino in pace e poi, una volta che lo hanno fatto , volerli intorno a te.
    pagina 204
    E' una cosa tipica degli uomini , in fin dei conti. Criticare, ma non dare una mano.

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo sulla maternitá, in tutti i suoi aspetti e le sue fasi.

    Strano, perché riesce a farti venir voglia di avere dei figli, anche se la tua capacitá di prenderti cura di altre vite (dove per "al ...continua

    Un romanzo sulla maternitá, in tutti i suoi aspetti e le sue fasi.

    Strano, perché riesce a farti venir voglia di avere dei figli, anche se la tua capacitá di prenderti cura di altre vite (dove per "altre vite" leggi: pesce rosso) é notoriamente pari a zero.

    Strano, perché ti incolla alle pagine anche se, per tre quarti di libro, non succede assolutamente nulla che esuli dalle scene di normale vita famigliare.

    Il fatto che ti incolli é un merito. Il fatto che non succeda assolutamente nulla, decisamente no.
    Da lí, il fatto che le mie stelle si limitino a tre. Il ritmo in crescendo del finale, tuttavia, riscatta in abbondanza i momenti di noia.

    Ah, mi sono anche commossa. Ma a questo punto saprete che non é una novitá.

    ha scritto il 

  • 3

    Alla fine del libro sono andata a cercarmi il titolo originale, perché davvero "Mirtilli a colazione" (titolo molto da romanzo rosa, evidentemente si puntava a quel genere di pubblico) non ci azzecca ...continua

    Alla fine del libro sono andata a cercarmi il titolo originale, perché davvero "Mirtilli a colazione" (titolo molto da romanzo rosa, evidentemente si puntava a quel genere di pubblico) non ci azzecca minimamente, come spesso accade con gli adattamenti italioti, e infatti il titolo in inglese "The Arrivals" è molto più significativo e appropriato.
    Avevo adocchiato questo romanzo durante uno dei miei tour fotografici in libreria (ossia quando non ho soldi da spendere, ma voglio andare in libreria lo stesso, e non potendo comprare i libri che mi attirano mi limito a fotografare con il cellulare le copertine e a salvarmi poi le foto tipo appunto mentale in una cartella apposita, che vado poi a spulciare nel momento in cui posso finalmente spendere di nuovo).
    Mi aveva attirato la copertina, ma soprattutto era stata la trama ad incuriosirmi. Sembrava un romanzo brioso, vivace, che alternava momenti divertenti ad altri di riflessione. Invece no. Non dico che sia brutto, è che è un po' noioso. L'aspetto interessante è questa "Parenthood" (la serie tv) letteraria, cioè l'analisi, attraverso il vissuto dei vari personaggi, dei molteplici aspetti dell'essere genitore, madre in particolar modo, ma anche padre. Ci sono i genitori anziani, che hanno l'esperienza e la solidità, e i ricordi; c'è la madre (momentaneamente) single, che è schiacciata dalla stanchezza (Lillian); c'è quella che è quasi diventata madre, e deve capire se è pronta ad esserlo (Rachel); ci sono i genitori moderni, con lei (Jane) che porta a casa la pagnotta e lui che, secondo i piani, deve rimanere a casa a badare ai figli (forse le figure più interessanti dell'intero romanzo, non tanto per loro, quanto per le riflessioni che ti inducono sul ruolo della madre e del padre e come viene percepito dalla società quando questi vengono scambiati. Una riflessione, quindi, sulla imparità di ruolo nella famiglia). E ci sono poi i padri: quello spirituale (Padre Colin); quello che non è pronto ad esserlo (Marcus); quello a cui vengono portati via i figli (Tom); quello che dovrà sacrificarsi per la famiglia (Stephen); quello classico, solido, un po' all'antica, brontolone ma pronto a farsi in quattro per i suoi figli (William).
    E poi ci sono i figli, non solo i piccoli (Olivia e Phillip), non solo Sarah, in procinto di nascere, non solo il bambino perduto di Rachel, ma anche tutti gli altri, Lillian, Rachel, Stephen, Jane, tutti loro, tornando nella casa dei genitori, sono a loro volta sia genitori che figli, sia adulti che (a volte, con alcuni poco responsabili comportamenti) sospesi in un limbo un poco infantile, come se tornare "a casa" li sollevasse un po' dalle incombenze proprie dell'età adulta, dall'indipendenza (con tutti gli oneri e i vantaggi che ne derivano), e così Lillian scarica i figli sui nonni e non pulisce la sua camera, come un'adolescente, Rachel rifugge dalle responsabilità del lavoro e si scorda perfino di pagare l'affitto, Jane (figlia acquisita) sgattaiola per casa quando non c'è nessuno, contravvenendo a precisa prescrizione medica, ...
    Le potenzialità, questo romanzo, le avrebbe tutte, e infatti comunque la storia si legge bene nonostante le sue 300 e passa pagine, tuttavia, per quante situazioni complicate vengano presentate, non riesce ad appassionare, non cattura mai davvero. Non ci sono mai situazioni un po' divertenti, leggere, non ci sono battute, non ci sono d'altro canto neanche momenti drammatici (la vicenda di Olivia è talmente palese che avrà un lieto fine, da non suscitare alcun pathos). È tutto vagamente piatto, poco emozionante, quasi per nulla coinvolgente. Non credo siano personaggi che mi rimarranno dentro, se non forse in senso negativo (trovo che Lillian sia antipaticissima, Jane è ugualmente odiosa, Stephen è senza spina dorsale, Rachel mah, vai a capirla, devo ancora decidere se è frivola o no, William è praticamente solo accennato... Forse Ginny è l'unica che si salva un po', nel suo essere combattuta tra l'amore per i suoi figli e l'irritazione che le provocano).
    Non mi sentirei né di consigliarlo né di sconsigliarlo. Si può leggere, ma di certo si dovrebbe dare priorità ad altro.

    ha scritto il 

  • 2

    Ma il titolo?

    Prenderei a calci quei geni del marketing che prendono un libro e trasformano un titolo che, in lingua originale è "The arrivals" in "Mirtilli a colazione".
    I mirtilli non vengono mai nominati, nemmen ...continua

    Prenderei a calci quei geni del marketing che prendono un libro e trasformano un titolo che, in lingua originale è "The arrivals" in "Mirtilli a colazione".
    I mirtilli non vengono mai nominati, nemmeno per sbaglio.
    Per il resto libro noiosetto

    ha scritto il