Mistero Napoletano

Di

Editore: Einaudi

4.2
(197)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8806162357 | Isbn-13: 9788806162351 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Politica

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Descrizione del libro
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  • 4

    A lui tornare adulta dalla cupa morte, a lui vivente

    Che bellissimo libro.
    In forma di diario fittizio Ermanno Rea si dedica a un progetto che sente come un debito e che ha coltivato almeno per metà della propria vita: raccontare e capire il suicidio de ...continua

    Che bellissimo libro.
    In forma di diario fittizio Ermanno Rea si dedica a un progetto che sente come un debito e che ha coltivato almeno per metà della propria vita: raccontare e capire il suicidio dell'amica Francesca, giornalista come lui dell'Unità di Napoli e appassionata comunista.

    Nel farlo, racconta la Napoli degli anni '50 e un partito ciecamente e stupidamente stalinista in cui non è ammesso il dissenso, fatto di processi sommari a scelte personali che poco c'entrano con la politica, di censure e ostracismo sotterraneo. E una città espropriata militarmente dagli americani, di un porto regalato da Achille Lauro alla Marina statunitense e negato alla città. E il destino di Napoli viene fortemente accomunato a quello di Francesca, per le maglie “ineluttabilmente strette” della costrizione che entrambe subiscono in quegli anni.

    Rea appare in queste pagine come un uomo forse scontento di sé, che si mette totalmente al servizio della storia e regala la propria lucida scrittura a due amici che ha amato profondamente, per capire, e forse anche ristabilire alcune necessarie verità.

    È un ritratto bellissimo di Francesca, preciso e commosso, da cui prorompe questa donna vitale e provata dalla vita, appassionata e sentimentale a livelli insopportabili per i più, intelligente e con una sensibilità musicale straordinaria, malvista dai mediocri e amata dalle teste più fini dell'epoca, “la più irregolare e anticonformista dei tre, come riferirsi a lei se non parlando della sua “divina” furia di donna nata per qualcosa d’importante e ostinatamente “bocciata” dalla vita, dalla malevolenza della vita, degli uomini, e forse persino dalla malevolenza sua contro se stessa?”
    Basta guardare la foto della copertina per capire un po' Francesca, nel suo sguardo aperto e avido di vita eppure irreparabilmente malinconico, a un passo dalla resa ma con una piccola scanzonata speranza che non vuole spegnersi.
    Ma forse dico così dopo aver letto il libro, perché il ritratto che ne dà Rea è vividissimo. Riesce a fartela vedere, a fartela sentire. È il suo modo che ho ammirato moltissimo, nel ripercorrere la storia di quell’epoca e le persone, il suo modo di cercare informazioni e fare parlare chi fu testimone. “Quanto a me, ricordo che allora mi definivo “l’ascoltatore”. Le dicevo: “Francesca, io sono nato per ascoltare. Io sono l’orecchio. Non ho nessuna personalità, e se ce l’avessi vorrei perderla subito. […] Io sono una membrana uditiva, un timpano. Mi incantano le storie altrui, i tormenti altrui, le passioni altrui…”

    Una persona molto interessante, Ermanno Rea.
    E strana fu la sua vita, che a un certo punto virò verso la fotografia e le immagini, abbandonando la parola. La parola l’aveva stancato, non ce la faceva più a reggere la continua tensione di dover scrivere, di dover lottare con parole e sintassi. Scelse un’altra forma per raccontare storie, che furono la cosa che sempre lo appassionò di più. “…ciascuno di noi vale le storie che si porta dietro, e non dico soltanto le storie materiali, ma anche quelle della propria immaginazione e del proprio sentimento; le storie della propria travagliata maturazione.”

    Il finale del libro è bellissimo. Dopo tutti i giorni passati a Napoli totalmente immerso in vicende e sentimenti di 40 anni prima, sfiorando anche momenti di delirio e ossessione, Rea arriva alla fine del suo soggiorno con un senso di compiutezza. Il giorno della partenza a Napoli piove e a lui un po’ dispiace di non andar via in una bella giornata di sole. Ma non è triste, perché finalmente ha chiuso un debito contratto con se stesso molti anni prima, “nella convinzione che non si può amare né una città né un amico – nessuno – senza essere poi disposti a mettere in gioco se stessi in nome della loro innocenza”.

    ha scritto il 

  • 4

    Requiem per Gerardo Marotta

    Rea è morto da pochi mesi, Gerardo Marotta da pochi giorni.
    E dedico a lui il titolo della recensione, sebbene nel libro egli abbia un ruolo marginale, in omaggio ad una storia passata di cui non cono ...continua

    Rea è morto da pochi mesi, Gerardo Marotta da pochi giorni.
    E dedico a lui il titolo della recensione, sebbene nel libro egli abbia un ruolo marginale, in omaggio ad una storia passata di cui non conoscevo nulla. Marotta (a proposito Marotta e non Maratta, come compare spesso nella edizione del mio libro, che non è neanche la prima... pessimo errore editoriale che nessuno ha sentito l'obbligo di correggere).
    Francesca Spada, la protagonista del romanzo, è morta suicida. Renato Caccioppoli la precedette di qualche anno. E' morto Piegari, nel totale oblio. Amendola è morto. E' morto Maurizio Valenzi, che in seguito fu dignitosissimo sindaco della città e che nel libro compie autocritica del suo passato. E c'è chi, come Napolitano, nel frattempo è diventato pure presidente della repubblica. Che pare non abbia fatto autocritica di nulla, anzi infastidito da chi si è preso la briga di andare a spulciare in una storia che si preferirebbe vecchia e sepolta.
    La storia, si sa, la raccontano i vincitori, se non ci fossero libri come questi. A partire dalla vicenda biografica di Francesca Spada, e del suo compagno Renzo Lapicirella, dirigente comunista anomalo quanto amato, Rea, che allora era un giovane giornalista, ci racconta un pezzo di storia del PCI napoletano dei primi anni 50. Un potente atto di accusa contro lo stalinismo (si sarebbe detto dopo qualche anno) di una classe dirigente che massacrò il dissenso interno.Tale atteggiamento, con la distruzione di posizioni certo minoritarie ma non miopi, è per Rea una concausa, non la principale, certo, ma nemmeno da trascurare, dell'affermarsi di un certo meridionalismo che ha fatto molti danni a Napoli ed all'Italia. Io ho conosciuto il PCI solo negli anni '70, e sempre da esterno,da giovane radicale di allora, ma ho potuto sperimentare la rozzezza delle posizioni di chi era convinto di aver sempre ragione, solo perchè si sentiva rivoluzionario, ed i metodi sbrigativi di quello che si chiamava allora centralismo democratico.
    Il libro ha avuto un seguito: "Il caso Piegari", che ancora non ho letto, dove acquista centralità la vicenda del Gruppo Gramsci, guidato da Piegari appunto, che fu estromesso da Amendola e dalla classe dirigente di allora, senza esclusione di attacchi personali. Come pure ne subì tanti l'anticonformista Francesca Spada. Il libro, scritto circa vent'anni fa, è appassionante e si legge come un romanzo.
    E Marotta che c'entra? Viene data una chiave di lettura del suo straordinario attivismo ed impegno , in nome della coerenza con il suo impegno giovanile, che mi piace condividere..
    Confesso la mia ignoranza (credo di molti). Ho conosciuto di vista questo arzillo e lucido vecchio, anche perchè le sale del nobile Istituto per gli Studi Filosofici da lui fondato, hanno spesso negli anni aperto le loro porte a convegni di psicologia, ma lo immaginavo un liberale, un crociano... Non avrei immaginato che da giovane fosse stato comunista e marxista. Certo, nei primi anni '5o non potevi non essere comunista se eri contro (avrebbe detto Gaber) in un egemonia inevitabile di qualsiasi posizione di dissenso a Lauro ed all'America. Ma è bello pensare che quest' uomo abbia fatto tanto (a partire dalla sua biblioteca) con ostinazione tenace ed in sostanziale solitudine, per riaffermare ed in difesa delle posizioni di un gruppo di giovani intellettuali così maltrattati allora.
    Insomma, viva la storia. E chi ha voglia di rileggerla.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro italiano contemporaneo, per quanto - e come - intreccia passato e presente, memoria e cronaca, storia personale e indagine politica. Scritto a metà anni '90, è incentrato in parte sul prese ...continua

    Capolavoro italiano contemporaneo, per quanto - e come - intreccia passato e presente, memoria e cronaca, storia personale e indagine politica. Scritto a metà anni '90, è incentrato in parte sul presente e soprattutto sul recente passato, di fatto sugli anni '50 e quindi sul secondo dopoguerra, a Napoli, con un fuoco sul destino della città e sul pensiero politico di sinistra in Italia. Affascina, coinvolge e rattrista la vicenda della protagonista principale, Francesca. Affascinano anche, in modo diverso, i riferimenti al partito comunista e ai personaggi dell'epoca. Da leggere per capire un po' di più di Napoli e dell'Italia degli ultimi 50 anni. Primo libro letto di Ermanno Rea: non potevo iniziare meglio.

    ha scritto il 

  • 3

    Caccia alle streghe nella Napoli post bellica

    Non fatevi ingannare dal titolo: non si tratta di un giallo ambientato a Napoli, tipo Maurizio de Giovanni, per intenderci. Si tratta bensì di un'analisi approfondita del clima (da caccia alle stregh ...continua

    Non fatevi ingannare dal titolo: non si tratta di un giallo ambientato a Napoli, tipo Maurizio de Giovanni, per intenderci. Si tratta bensì di un'analisi approfondita del clima (da caccia alle streghe) e ambiente nel quale si sono sviluppate le vicende che hanno portato al suicidio di Francesca Spada. Francesca, la giornalista dell'Unità con i lineamenti da Shéhérazade, è una donna decisamente anticonformista. Questo non le rende la vita facile in una Napoli post bellica caratterizzata dallo strapotere della famiglia Lauro, le ingerenze dei "liberatori" americani e le diatribe interne al partito comunista. Una lettura non facile, ma soprattutto nelle pagine che descrivono le ultime ora di Francesca, molto struggente.

    ha scritto il 

  • 5

    Da leggere in gravidanza

    Quando lessi "Mistero napoletano", ero in gravidanza; addirittura, in minaccia di aborto. Molti mi dicevano "Ma non puoi leggere qualcosa di più allegro, meno impegnativo, in questo momento?".
    Si sbag ...continua

    Quando lessi "Mistero napoletano", ero in gravidanza; addirittura, in minaccia di aborto. Molti mi dicevano "Ma non puoi leggere qualcosa di più allegro, meno impegnativo, in questo momento?".
    Si sbagliavano: ci sono tanta vita, tanto vero, tanta Storia e tanta umanità, in quel libro, dei quali un genitore deve prendere coscienza.

    ha scritto il 

  • 5

    Noioso e appassionante : accurato fino alla citazione di documenti e verbali d'epoca e capace di scendere, in modo appassionato, nell'animo di una militante comunista schiacciata dallo stalinismo di ...continua

    Noioso e appassionante : accurato fino alla citazione di documenti e verbali d'epoca e capace di scendere, in modo appassionato, nell'animo di una militante comunista schiacciata dallo stalinismo di un PCI ipocrita e bigotto. Da leggere con calma per capire la storia recente senza dimenticare le passioni, il sangue, la dedizione totale di animi furiosamente ingenui e generosi e, come tali, perdenti. I libri non servono per cambiare il mondo : in fondo lo stesso meccanismo lo ritrovi ovunque : basta saperlo raccontare per riscattare, nella memoria narrativa, i perdenti sacrificati dalle solite logiche di potere.. Ma come si fa dimenticare che fra gli ipocriti vincenti all'interno di un PCI sciagurato c'era anche il ns recente presidente !

    ha scritto il 

  • 0

    Un diario di un paio di mesi, relativamente fittizio, un diario scritto tra il 1993 e il 1992 che è indagine su un suicidio avvenuto nel 1961; un viaggio nel tempo.
    Rea non racconta però solo «vita e ...continua

    Un diario di un paio di mesi, relativamente fittizio, un diario scritto tra il 1993 e il 1992 che è indagine su un suicidio avvenuto nel 1961; un viaggio nel tempo.
    Rea non racconta però solo «vita e passioni di una comunista negli anni della guerra fredda», ma anche il sentimento di quella "guerra", in particolare Napoli, l'altra protagonista di questa storia.
    La forma diaristica non sminuisce e non stanca, anzi il passare del tempo dà più forza alla narrazione: c'è un abisso tra i fatti narrati e lo svolgersi delle ricerche dell'autore, ma c'è un abisso tra quei primi anni dopo la fine della Prima Repubblica e questi giorni. Leggere di un Giorgio Napolitano più o meno trentenne, ad esempio, non può che provocare un senso di estraniamento e scoperta per chi è nato a ridosso della caduta del Muro.

    Rea si mette a nudo, e non si preoccupa di apparire ingenuo e sentimentale. Lo capiamo e lo seguiamo perché Francesca Spada è una vittima eroica, che mai sarebbe stata tale se fosse nata in un'epoca diversa: non possiamo che commuoverci a nostra volta di fronte alla sua vicenda, provare una forte compassione.

    ha scritto il 

  • 4

    Non solo una biografia

    Molto di più di una semplice biografia, il testo scritto in forma di diario, non è solo la storia personale e drammatica di una giornalista militante de L'Unità, Francesca Spada, ma ripercorre, come s ...continua

    Molto di più di una semplice biografia, il testo scritto in forma di diario, non è solo la storia personale e drammatica di una giornalista militante de L'Unità, Francesca Spada, ma ripercorre, come solo Rea sa fare, la Storia con la S maiuscola dell'Italia, con particolare messa a fuoco su Napoli, attraverso il fascismo, la guerra, la militanza comunista, l'essere donna, le lotte sociali e le delusioni politiche. Bella e ricca lettura.

    ha scritto il 

  • 4

    Napoli dal dopoguerra agli anni'60...com'è andata e come poteva andare.

    Questo libro è molte cose in una: è il racconto di un ritorno nella città natale, Napoli, per cercare di capire il perché del suicidio di Francesca Spada dalla lettura di alcuni suoi diari. Rea cerca ...continua

    Questo libro è molte cose in una: è il racconto di un ritorno nella città natale, Napoli, per cercare di capire il perché del suicidio di Francesca Spada dalla lettura di alcuni suoi diari. Rea cerca di intuire e ricostruire la reale vicenda di questa sincera amica, compagna di Partito e giornalista de" l'Unità", in una città nel vortice degli eventi e succube dei poteri forti che la trasformarono da primo porto commerciale del Mediterraneo a porto militare "confiscato" dagli alleati e privato di ogni opportunità per migliorarsi.
    Rea ritrova volti ed atmosfere di allora e nella forma diaristica inserisce anche uno stile da inchiesta a triplo binario: La morte di Francesca, il destino già segnato della città e l'inerzia del PCI napoletano, accecato dalla guerra fredda, da una direzione di tradizione stalinista che non accetta e non accetterà "spiriti liberi" o troppo indipendenti. Scorrono così i nomi reali di ricordi che si fanno inchiesta severa e disincantata: Achille Lauro che dai campi di prigionia alleati per "reati gravissimi" viene liberato e riabilitato con tutti gli onori e con tutti gli onori gli vengono restituiti tutti i suoi beni e poteri: da tutta la stampa campana alle navi da guerra da riciclare fino alla rinomina di sindaco con il buon consenso degli americani e di chiunque era in aria di malaffare. E così si perse in un attimo il potenziale di forza rappresentato dalla Resistenza e dalle agitazioni operaie e contadine. Il PCI con la strategia dei due tempi, prima la liberazione poi le riforme politico/sociali, si trovò del tutto spiazzato dalle azioni dei conservatori e degli alleati. Togliatti accettando il Regno del sud diede il via alla restaurazione delle vecchie strutture istituzionali e burocratiche lasciando il meridione nelle mani di Badoglio e alleati che prepararono il principio di continuità dello stato, poi esteso in tutta l'Italia...Rea ricorda come si era perso il fuoco delle posizioni nette e come ci si sentiva responsabili della situazione per non esser riusciti a contrastarla. Intanto nella redazione partenopea del giornale regnava un principio autoritario quanto moralistico e maschilista, nemico di ogni istanza di rinnovamento, (i leader cittadini erano la destra del Partito: Amendola, Napolitano, Cacciapuoti, Alicata...) lo stalinismo, un atteggiamento più che una linea politica, imprigionava intelligenza e coscienza per permettersi "processi" sommari ad ogni piccolo movimento. Nel rimpianto che si fa amarezza Rea vede nella perdita e sconfitta di Francesca la sconfitta di una intera società, quella che doveva rappresentare libertà ed uguaglianza. Napoli invece venne consegnata ad un "non-tempo" dove la paura del cambiamento ammaliò tutti nell'attesa vana di una "perdita" che non compiendosi mai soffocò la possibilità di un" etica della salvezza"...l'ossessione di Francesca è forse tra questi anfratti, essendo lei spirito puro e combattivo, non trovò pace nella città in cui la Storia fu sequestrata e il tempo bloccato nell'inerzia sempre più totalizzante di una metropoli oscura e porosa, dove i misteri vengono assorbiti dal silenzio. Come un'anomalia nella storia di ognuno. Un inventario di misteri e di angoli bui dove fare luce, diventa una disperata missione.

    ha scritto il 

  • 5

    È un libro faticoso e intenso. È rapsodico perché è un diario della ricostruzione di un diario e al tempo stesso un reportage, un documentario e una retrospettiva sulla città (Napoli, appunto), sul pa ...continua

    È un libro faticoso e intenso. È rapsodico perché è un diario della ricostruzione di un diario e al tempo stesso un reportage, un documentario e una retrospettiva sulla città (Napoli, appunto), sul partito (il PCI), su una generazione intera (quella del dopoguerra). In questo libro i pensieri, le vicende, le verità nascoste si passano il testimone continuamente, tessendo fili e trame contemporaneamente, a cui non si può rimanere estranei. È un continuo gioco di specchi su di un proscenio in cui si muovono personaggi che forse, nella storia di Napoli, del PCI del dopoguerra hanno assunto la dignità di archetipo: Caccioppoli, Amendola, Cacciapuoti e sullo sfondo (ma mai come comprimari) Togliatti, Lauro e le portaerei americane. In questo tessuto si innesta (apparendo e scomparendo) la tragica vicenda di Francesca e Renzo e forse la storia, in forma di metafora, di tutti noi, che abbiamo sperato e creduto che libertà e giustizia non potessero solo essere un mantra astratto (e forse abbiamo perso).

    ha scritto il