Misticanze

Parole del gusto, linguaggi del cibo

Di

Editore: Garzanti

3.6
(33)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Paperback

Isbn-10: 881174069X | Isbn-13: 9788811740698 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Cucina, Cibo & Vini , Non-narrativa

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Descrizione del libro
La cucina ha scatenato da sempre invenzioni e fantasie, sorpresa e spettacolo. Il cibo è nomenclatura, varianti, ricchezze verbali. Contrassegna identità culturali, religiose, di classe, è prescrizione, divieto, comportamento. Intorno a questi temi Gian Luigi Beccaria, infaticabile esploratore della lingua e della letteratura (da Cervantes a Gadda, da Folengo a Joyce, da Belli a Calvino), mette in tavola gran messe di parole del cibo e intorno al cibo, attraverso un viaggio compiuto tra la selva dei nomi regionali e le mille varianti dialettali, tra i nomi del pane, le denominazioni locali dei dolci e i cibi di strada, tra i nomi dei frutti, delle carni, e i nomi di vini e vitigni, rari, recuperati, scomparsi... Il tutto ricomposto in saporite e imprevedibili "Misticanze", in pagine di festa, di colori, profumi, sapori, piaceri.
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  • 3

    “Il cibo è nomenclatura, varianti, ricchezze verbali”

    Beccaria Gian Luigi “Misticanze, parole ...continua

    Beccaria Gian Luigi “Misticanze, parole del gusto, linguaggi del cibo” Milano: Garzanti libri, 2009 pp. 233, euro 15,00
    “Il cibo è nomenclatura, varianti, ricchezze verbali”
    “Misticanze” racconta del cibo attraverso lo studio della lingua. Il libro ci permette di ripercorrere la storia culinaria, a partire da luoghi, dai personaggi, dalle pietanze, dai poeti e dai letterati. Il percorso tracciato, rivive i sapori della tavola a partire dal Quattrocento, con la cucina sfarzosa dei potenti, ricca di pietanze a contrasto con la cucina povera del popolo, per arrivare al Novecento con la cucina dei futuristi i quali amavano affiancarle provocazione e trasgressione al fine di lanciare una .
    Attraverso la lettura del libro ci è possibile capire quanto la gastronomia sia un elemento fondamentale della nostra penisola non solo per la ricchezza dei piatti, la particolarità delle ricette e la bontà dei sapori, ma anche per l’importanza affettiva, emotiva, culturale ed identificativa che la cucina e la tavola hanno per il singolo individuo. Il cibo viene infatti presentato come simbolo di fraternità, unione e comunione, in quanto realizza un’ideale di comunità e dialogo, proprio come i greci i quali credevano che il convito fosse il luogo della conversazione, della parola e del canto.
    Il libro mette in evidenza quanto sia cambiato nel tempo l’atteggiamento di fronte al cibo e di quanto questo atteggiamento possa cambiare a seconda del momento storico, della cultura di un paese. Di qui il paragone tra l’atteggiamento nichilista- stoicista secondo il quale la sobrietà e il cibo semplice rispondono a necessità primario e l’atteggiamento del cristianesimo per il quale l’eccesso di cibo equivarrà a smoderatezza e dissolutezza.
    L’autore del libro mette dunque a confronto linguaggi, letterati, pietanze e significati del cibo del passato e del presente sottolineando le analogie e le divergenze degli stessi.
    Lo scopo del libro è quello di mettere a confronto tra di loro i diversi linguaggi del cibo, attraverso un viaggio tra le regioni, i dialetti e le diverse denominazioni locali dei prodotti culinari, creando un percorso lineare che traccia le tappe del passato e vive quelle del presente.
    Il libro si inserisce quindi in un ambito letterario appunto per narrare la storia della cucina italiana.
    Il titolo è perfettamente adeguato e appropriato al contenuto del libro, che appunto fornisce un miscuglio di parole, linguaggi e usanze del cibo.
    Si tratta di un saggio di tipo narrativo e descrittivo. L’autore difatti descrive cronologicamente e per argomenti dei brani tratti dalla letteratura italiana.
    Il libro nel complesso risulta scorrevole e piacevole nella lettura e adotta una rilegatura a brossura fresata.
    Viene utilizzato un linguaggio semplice e molto chiaro, adeguato a lettori adulti e adolescenti.
    Il metodo utilizzato dall’autore per la stesura del libro è il prosimetro, un’alternanza di prosa e poesia.
    Il testo presenta anche varie note a piè di pagina, che riportano la bibliografia di alcune citazioni che l’autore ha citato nel libro.
    L’autore di “Misticanze, parole del gusto, linguaggi del cibo”, è Gian Luigi Beccaria. L’autore compie i propri studi tra Mondovì e Torino, dove si laurea in glottologia nel 1959. Nel complesso ha scritto 23 opere. Attualmente è membro dell'Accademia della Crusca, dell'Accademia delle Scienze di Torino e dell'Accademia dei Lincei e collabora con numerosi periodici (L'indice, Sigma, Lingua e stile) e con il quotidiano La Stampa, per il quale cura la rubrica «Parole in corso» nel settimanale Tuttolibri.

    ha scritto il 

  • 3

    Il testo è ricco di rimandi letterari, talvolta curiosi, sempre molto ben documentati, con riferimenti che vanno dall'età classica ai giorni nostri. Considerazioni interessanti anche sul processo di o ...continua

    Il testo è ricco di rimandi letterari, talvolta curiosi, sempre molto ben documentati, con riferimenti che vanno dall'età classica ai giorni nostri. Considerazioni interessanti anche sul processo di omogeneizzazione linguistica introdotto dall'industia alimentare e sulla parallela perdita del senso proprio di molte preprazioni rituali.
    Tuttavia la lettura risulta un po' faticosa per il continuo riprendere i singoli alimenti nei vari capitoli: avrei apprezzato un'impostazione più organica.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro da gustare piu' che da leggere.

    Bellissimo saggio sul cibo e sulle bevande. Le ricchezze d'Italia a tavola disvelate e analizzate. A parte qualche elenco un po' stucchevole, godibilissimo

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro che apre la strada nella fitta e rigogliosa boscaglia del linguaggio del cibo. Etimologie, curiosità, percorsi lessicali. Per il rigore scientifico e per la scrittura, sembra quasi un test ...continua

    E' un libro che apre la strada nella fitta e rigogliosa boscaglia del linguaggio del cibo. Etimologie, curiosità, percorsi lessicali. Per il rigore scientifico e per la scrittura, sembra quasi un testo da studio.
    Peccato nell'ultima parte la sequenza continua di nomi di pietanze - per affinità regionali, per tipologia e bizzarria di nomi, per singolarità, per etimologia: sono tanti, troppi i riferimenti e la loro presentazione in foggia di elenco non valorizza la ricchezza di informazioni, che il lettore legge e (purtroppo) dimentica subito dopo.

    ha scritto il 

  • 4

    Parole del gusto, linguaggi del cibo

    Misticanza di varianti lessicali, espressioni, lessemi e voci direttamente dall’orto di Gian Luigi Beccaria. Parole del gusto, linguaggi del cibo serviti su lussuose e ampollose tavole quattrocentesch ...continua

    Misticanza di varianti lessicali, espressioni, lessemi e voci direttamente dall’orto di Gian Luigi Beccaria. Parole del gusto, linguaggi del cibo serviti su lussuose e ampollose tavole quattrocentesche imbandite di “pavoni vestiti che paiono vivi”, o allestiti scenograficamente alla maniera delle fantasie novecentesche della cucina futurista.

    http://www.atlantidezine.it/beccaria-parole-del-gusto-linguaggi-del-cibo.html

    ha scritto il 

  • 0

    La cucina ha scatenato da sempre invenzioni e fantasie, sorpresa e spettacolo. Il cibo è nomenclatura, varianti, ricchezze verbali. Contrassegna identità culturali, religiose, di classe, è prescrizion ...continua

    La cucina ha scatenato da sempre invenzioni e fantasie, sorpresa e spettacolo. Il cibo è nomenclatura, varianti, ricchezze verbali. Contrassegna identità culturali, religiose, di classe, è prescrizione, divieto, comportamento. Intorno a questi temi Gian Luigi Beccaria, infaticabile esploratore della lingua e della letteratura (da Cervantes a Gadda, da Folengo a Joyce, da Belli a Calvino), mette in tavola gran messe di parole del cibo e intorno al cibo, attraverso un viaggio compiuto tra la selva dei nomi regionali e le mille varianti dialettali, tra i nomi del pane, le denominazioni locali dei dolci e i cibi di strada, tra i nomi dei frutti, delle carni, e i nomi di vini e vitigni, rari, recuperati, scomparsi... Il tutto ricomposto in saporite e imprevedibili "Misticanze", in pagine di festa, di colori, profumi, sapori, piaceri.

    ha scritto il