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Miti d'oggi

Di

Editore: Einaudi

4.2
(398)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 242 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806388932 | Isbn-13: 9788806388935 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Lonzi

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Non-fiction , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 5

    ci sono libri che non invecchiano: questo è uno di quelli.
    praticamente le intuizioni di questo libro sono valide oggi esattamente come lo erano all'epoca della loro pubblicazione.
    possono esser cambiati i soggetti dei miti esaminati, ma i miti che contribuivano a creare sono rimasti ...continua

    ci sono libri che non invecchiano: questo è uno di quelli.
    praticamente le intuizioni di questo libro sono valide oggi esattamente come lo erano all'epoca della loro pubblicazione.
    possono esser cambiati i soggetti dei miti esaminati, ma i miti che contribuivano a creare sono rimasti tali e quali.
    l'ultimo capitolo, che spiega la teoria dietro alle analisi (concedendosi, nelle ultime righe, anche dei dubbi), è decisamente più difficile e pesante, ma permette di capire meglio ciò che si è letto nelle pagine precedenti (l'elenco delle figure retoriche del mito nel sottocapitolo "il mito di destrra" è qualcosa di altamente illuminate che può permettere di decodificare molto giornalismo di area conservatrice).

    ha scritto il 

  • 5

    Liberté

    Dopo oltre mezzo secolo, qualsiasi cosa che contenga la parola "oggi" dovrebbe essere decrepita.


    Invece l'agile Barthes (una testa come Tarzan era nelle jungle) nel lodevolissimo intento illuminista di aumentare la liberté des citoyens, ben sapendo che non solo non nasciamo imparati ma che ...continua

    Dopo oltre mezzo secolo, qualsiasi cosa che contenga la parola "oggi" dovrebbe essere decrepita.

    Invece l'agile Barthes (una testa come Tarzan era nelle jungle) nel lodevolissimo intento illuminista di aumentare la liberté des citoyens, ben sapendo che non solo non nasciamo imparati ma che molta dell'acqua in cui ci troviamo a nuotare è pesantemente inquinata, cerca di assemblare una serie di acuminati e affilati strumenti critici per esaminare il corpus consegnatoci sia come tradizione in cui cresciamo che le sue - spesso solo apparenti - modificazioni.

    A eterno suo plauso, si ricordi che la "cassetta degli attrezzi" barthiana è sottoposta in sé allo stesso rischio di essere a sua volta criticata.

    Con brillante acume e leggerezza Barthes mostra come (su qualche decina d'argomenti svariatissimi di generale interesse e assolutamente fuori dall'accademia) quasi sempre la società moderna (borghese) veicola come naturale, quindi in qualche modo "bloccato" "difficile da modificare" un bel po' di aspetti che sono invece intrinsecamente culturali.

    Questa truffa, questo camuffamento è il "mito" che è uno dei più potenti generatori e aiutanti del conformismo.

    Va letto con attenzione, leggerezza non significa né pusillanimità tantomeno banalità ma ci si diverte spessissimo.

    Se si trovano dei limiti nell'esposizione, Barthes è un fondatore che andrebbe valutato per le fecondissime novità che ha trovato più che gli inevitabili errori o imprecisioni di chiunque sia un apripista innovatore.

    E' chiaro che la battaglia meritoria contro la piccola e grande borghesia francese meritava d'essere combattuta (gli avidi lettori di Simenon concorderanno) se in questa c'è stata qualche danno collaterale, qualche amara scoperta, cioè che la demolizione della società borghese rischia di segare il ramo su cui pure il critico è seduto, che può apparire il conformismo dell'anticonformismo e che in alcuni argomenti vale l'effetto carciofo: a forza di demistificare e di smitizzare non resta nulla in mano: il mito era l'oggetto stesso (*), va anche quello in conto.

    Ma non ne diminuisce la grandezza: se un lettore qualsiasi riesce a rendersi conto dei limiti di Barthes, è merito del professor Barthes stesso: lode e gloria, e se qualcosa oggi appare ovvio, se perfino noi oggi potremmo riscrivere un suo pezzo, vuol dire che la lezione è servita.
    Se guardando una pubblicità, leggendo una rivista o ascoltando un politico in televisione vi sembra di essere mezzo secolo fa, cogli stessi trucchetti e truffe, vuol dire che c'è ancora troppa gente che dovrebbe impararla.

    ***

    Un'estratto dell'indice: Il mondo del wrestling; I Romani al cinema; Lo scrittore in vacanza; La crociera del Sangue Blu; Saponificanti e detersivi; Il Povero e il Proletario; Marziani; Coniugali; Iconografia dell'Abbé Pierre; Romanzi e bambini; Giocattoli; Un operaio simpatico; Il viso della Garbo; Potenza e disinvoltura; Il vino e il latte; La bistecca e le patate fritte; "Nautilus" e "Bateau ivre"; Pubblicità del profondo; Il cervello di Einstein; L'Uomo-getto; Fotografie-choc; Il "Tour de France" come epopea; La "Guide Bleu"; La Consigliera; Cucina ornamentale; La crociera del "Batovy"; L'utente dello sciopero; La critica né-né; "Strip-Tease"; La nuova Citroën; La letteratura del bambino prodigio; Fotogenia elettorale; "Continente perduto"; Astrologia; La plastica; La grande famiglia degli uomini; Al "music-hall"; La Signora dalle Camelie; Poujade e gli intellettuali; Al vagone-ristorante...

    ***

    Psst! svariati corsi a pagamento presso prestigiose istituzioni che insegnano la "comunicazione" ecc, costano anche un paio di migliaia di euro: la cassetta degli attrezzi di Barthes ne costa dodici, non dite che ve l'ho detto io eh.

    (*) di questo passo di giunge al riduzionismo più spietato, dove le uniche cose che hanno senso sono le poche funzioni corporali essenziali e la lotta per la vita.

    ***

    PS. Rileggo lo strilletto di copertina. "Le fissazioni, gli idoli, i feticci della società contemporanea, dalla Renault alla boxe, dalla moda a Brigitte Bardot. Un "classico" della sociologia della cultura."
    Dov'è la Renault? La «Déesse» è una Citroën, come il titolo del saggillo "La nuova Citroën" suggerisce.

    ha scritto il 

  • 5

    I meccanismi son sempre quelli, adesso però l'indrottinamento ha più mezzi. Straripiamo di "miti" può essere mitico anche un termosifone: non è male però spesso per me certa cronaca (quasi tutta) certa tv pontificante (tutta a parte certe cose così regionali, casuali) sono fonte di risate incredi ...continua

    I meccanismi son sempre quelli, adesso però l'indrottinamento ha più mezzi. Straripiamo di "miti" può essere mitico anche un termosifone: non è male però spesso per me certa cronaca (quasi tutta) certa tv pontificante (tutta a parte certe cose così regionali, casuali) sono fonte di risate incredibili e forse anche Anobii e gli anobiani sono un "mito". Scusatemi.

    ha scritto il 

  • 5

    Tagliente

    Certo è un po' inquietante sapere che tutto quello che ci circonda ha un significato ed è decodificabile, che non esiste la stupidità o la banalità pura e semplice.

    ha scritto il 

  • 4

    Un classico della semiologia, affascinante e un po' inquietante, che scorre veloce nella sua infinita carrellata di esempi per rispondere alla domanda "cos'è il mito, nel nostro mondo". Nonostante gli anni passati dal momento della sua scrittura, ha ancora molto da dire.

    ha scritto il 

  • 0

    Letto per motivi di studio, mi ha fatto conoscere e apprezzare Roland Barthes. Non è certo un libro da sotto l'ombrellone, ma una lettura da affrontare con calma e con la testa. Una raccolta di saggi che getta una nuova luce sui "miti d'oggi": dai capelli dei romani nei film storici, al detersivo ...continua

    Letto per motivi di studio, mi ha fatto conoscere e apprezzare Roland Barthes. Non è certo un libro da sotto l'ombrellone, ma una lettura da affrontare con calma e con la testa. Una raccolta di saggi che getta una nuova luce sui "miti d'oggi": dai capelli dei romani nei film storici, al detersivo. Ogni pagina è sorprendente, perché non si sa mai dove ci porterà la riflessione del critico o quale parallelismi tirerà fuori.

    ha scritto il 

  • 3

    La prima parte (brevi saggi) presuppone una serie di conoscenze di base di cui non sempre sono provvisto.
    Il libro è in grado di aprire la mente a riflessioni di cui la piattezza quotidiana mi priva.
    Qualche volta mi annoia, perchè rifletta su cose lontane, troppo distanti per cui ne ...continua

    La prima parte (brevi saggi) presuppone una serie di conoscenze di base di cui non sempre sono provvisto.
    Il libro è in grado di aprire la mente a riflessioni di cui la piattezza quotidiana mi priva.
    Qualche volta mi annoia, perchè rifletta su cose lontane, troppo distanti per cui ne possa avere spunti (es tour de france)
    Sposo il commento di Sampietrino:

    è cuorioso che la parte didattica sia inserita nella seconda parte, forse come prima avrebbe chiarito in parte i saggi iniziali.

    seconda parte:

    La poesia moderna combatte il mito e ne diventa vittima privilegiata, per difendersi dal mito, bisogna "accettarlo" definendo delle regole.
    per combatterlo bisogna trasformarlo ulteriormente.

    ha scritto il 

  • 5

    Un grande libro di critica e di osservazione della realtà. Peccato soltanto che si riferisca alla Francia degli anni 50/60. Ma va bene anche per molte cose che qui da noi vanno tutt’ora allo stesso modo.
    Colpisce il modo di dire le cose. Senza riguardo per niente e nessuno, senza mezzi term ...continua

    Un grande libro di critica e di osservazione della realtà. Peccato soltanto che si riferisca alla Francia degli anni 50/60. Ma va bene anche per molte cose che qui da noi vanno tutt’ora allo stesso modo.
    Colpisce il modo di dire le cose. Senza riguardo per niente e nessuno, senza mezzi termini e totalmente disincantato.
    Nessuna giustificazione per la banalità e il cattivo gusto, per le cose preparate ad arte, piene di secondi fini.
    Barthes ci insegna a guardare il mondo e a leggere dietro le cose. Lo fa indicando anche una metodologia. Questo accade alla fine del libro in un capitolo piuttosto impegnativo, ma illuminante.

    ha scritto il 

  • 5

    Sulla grammatica oltranzista

    "Il mondo si è mosso, ma ora non si muove più; quello che è stato fatto diventa magicamente un Essere immobile e sacro; il movimento conduce con sé il Profitto, poi il Profitto si immobilizza, diventa Diritto; è il mio presente che arresta la Storia. Così funziona la grammatica oltranzista..." (B ...continua

    "Il mondo si è mosso, ma ora non si muove più; quello che è stato fatto diventa magicamente un Essere immobile e sacro; il movimento conduce con sé il Profitto, poi il Profitto si immobilizza, diventa Diritto; è il mio presente che arresta la Storia. Così funziona la grammatica oltranzista..." (Barthes - Su un modo di usare il verbo "essere").

    L'enunciato "il Profitto si immobilizza e diventa Diritto" è da brivido...

    ha scritto il