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Moby Dick

Moby Dick

By Herman Melville

(76)

| Audio Cassette | 9780694520183

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Book Description

Herman Melville's Moby Dick is perhaps the greatest of all American novels. The story of Captain Ahab's obsession with destroying the white whale that crippled him in a previous encounter, Moby Dick transcends its subject by exploring t Continue

Herman Melville's Moby Dick is perhaps the greatest of all American novels. The story of Captain Ahab's obsession with destroying the white whale that crippled him in a previous encounter, Moby Dick transcends its subject by exploring the bigger picture of man and his precarious and often contradictory relationship with the universe he inhabits, a universe of the greatest good and the most profound evil. It is a timeless epic parable that is by turns amusing and unsettling, but always fascinating. The vocal performances of a solid cast add to the listening excitement: Charlton Heston is Ahab'tyrannical, God-ridden, and consumed with his quest; Keir Dullea is the laconic and mysterious narrator, Ishmael, and George Rose delivers Father Mapple's tremendous call to the whaling men.

735 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Forse è sacrilego assegnare solo tre stelline a "Moby Dick", ma non mi è piaciuto perché non mi ha trasmesso emozioni, se non quello di antipatia verso Achab.
    Indiscutibilmente un capolavoro e un caposaldo della letteratura: mirabili le descrizioni ...(continue)

    Forse è sacrilego assegnare solo tre stelline a "Moby Dick", ma non mi è piaciuto perché non mi ha trasmesso emozioni, se non quello di antipatia verso Achab.
    Indiscutibilmente un capolavoro e un caposaldo della letteratura: mirabili le descrizioni della vita in mare e la caratterizzazione dei personaggi, ma non mi ha coinvolta.
    Probabilmente è un romanzo da leggere con la guida di un esperto per capirne a fondo il contenuto metafisico e allegorico, cosa che a me è risultata alquanto ostica.

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    Lella52 said on Sep 16, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Una balena chiamata desiderio

    Chiudo, estenuato e contento, la lettura di Moby Dick in inglese. Una lettura che richiedeva un costante vorticare libro-dizionario-traduzione italiana che in alcune parti mi ha sfiancato, laddove i termini tecnici della baleneria uscivano dai confi ...(continue)

    Chiudo, estenuato e contento, la lettura di Moby Dick in inglese. Una lettura che richiedeva un costante vorticare libro-dizionario-traduzione italiana che in alcune parti mi ha sfiancato, laddove i termini tecnici della baleneria uscivano dai confini angusti del dizionario e mi impedivano, temevo, di apprezzare il soffio vitale, lo spirito, che Melville infonde al suo libro, in quelle parti in cui, invece, l'originale mi parlava a lettere brillanti.

    Lattura faticosa, dicevo, interrotta, divagante. E poi, però, al momento di scrivere una recensione di questo miracolo della letteratura dell'800 (ahimé: gli Usa Melville, noi Manzoni) ti confronti con Achab e la balena, vis-à-vis...

    Invece no. Rigettato il simbolo insondabile e l'ossessione cieca questo libro ci parla di Starbuck e Pip, del fabbro e del carpentiere, del gaio vitalismo di Stubb e del filosofico contegno di Queequeg e dei cupi misteri di Fedallah e di mille altri. Non è dunque dietro la scia della balena che mi voglio muovere, ma tangenzialmente a essa, come una nave che la rincorra senza volerla veramente acchiappare.

    La fine è nota. A noi, a Ismael, a Achab, a Queequeg, a tutti. Cos'è allora che spinge un uomo nella direzione della sua evidente perdizione? E cosa gli impedisce di cambiare rotta? Perché l'appello di Starbuck, fatto proprio nel momento del più dolce cedimento di Achab, non ha alcuna speranza di successo?

    No, ribaltiamo la domanda. Perché dovrebbero essere in grado di salvarsi? Non vediamo tutti i giorni, attorno a noi, persone attratte dalla loro stessa rovina, incatenate alle loro stesse perdizioni, incapaci di uscire dai labirinti dolorosi che loro stessi hanno creato?

    Non tanto l'impossibilità di sfuggire al proprio destino, a meno che non si voglia chiamare destino se stessi, quello che si è, il modo giusto o sbagliato in cui nel tempo ci siamo costruiti e irrigiditi e incancreniti. Ognuno di noi coltiva la sua balena, ognuno di noi ciba la propria Moby Dick, che ci segue, a fianco, lanciandoci segnali sotto forma di solitarie sfiatate e messaggi che non sappiamo e non possiamo cogliere. E' arpionare con forza noi stessi quello che non vorremmo e non ne siamo capaci. E questa incapacità è essere umani.

    (poi questo libro leggetelo come volete: a testa ingiù, come un trattato, come un libro di mare, di sogni, di biologia, a testa in giù, aloft, astern fate voi)

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    Chik67 (Expectore) said on Sep 7, 2014 | 13 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Fortunatamente "ripescato"

    Dai miei ricordi e dalla libreria. dopo averlo abbandonato molti anni fa.
    Una storia epica. lirica, con tratti umoristici, pezzi di saggistica un po' indigesti - almeno per me - che mi avevano fatto, a suo tempo. "arenare".
    Ma oggi l'ho finito, e mi ...(continue)

    Dai miei ricordi e dalla libreria. dopo averlo abbandonato molti anni fa.
    Una storia epica. lirica, con tratti umoristici, pezzi di saggistica un po' indigesti - almeno per me - che mi avevano fatto, a suo tempo. "arenare".
    Ma oggi l'ho finito, e mi sono emozionata come poche volte per un romanzo che si può definire d'avventura, mi mancava il fiato e mi sono messa a guardare il mare che per fortuna avevo davanti a me. Tutti siamo un po' Achab, a volte.
    Ma chiamatemi Ismaele.

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    Ginny said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Il grande classico della saggistica naval-venatoria.

    Moby Dick è un libro strano.
    Potrebbe essere riassunto - riscritto - tagliando almeno due terzi del volume effettivo. La trama - scarna e nascosta - si concentra sostanzialmente in tre tronconi (uno all'inizio, uno alla fine ed il terzo a metà libro ...(continue)

    Moby Dick è un libro strano.
    Potrebbe essere riassunto - riscritto - tagliando almeno due terzi del volume effettivo. La trama - scarna e nascosta - si concentra sostanzialmente in tre tronconi (uno all'inizio, uno alla fine ed il terzo a metà libro) ed è intervallata da quasi quattrocento pagine di pura saggistica volta ad illustrarci ora le meraviglie della balena (che in barba a Linneo, per noi di Nantucket, sarà sempre e soltanto un pesce) o la gloria dell'arte della caccia (che parte così indietro che abbiamo imparato a scrivere solo per la necessità di raccontare il nostro ammazzar balene) o il modo in cui un mastro d'ascia confeziona un arpione oppure come il ramponiere si prodighi, nell'atto violento e romantico dello scontro, ad usarlo contro la carne del cetaceo.

    La cosa assurda - la serendipità - è che, nonostante la pesantezza lessicale e la densità di informazione veicolata, la parte saggistica riesce a tratti a rapire più della narrazione. Alla fine della lettura l'esperienza travolgente della lotta dell'uomo contro se stesso e contro tutto (le memorabili ultime 40 pagine! le ultime 40 memorabili pagine!) passa quasi in secondo piano perché, in contorno ad essa, ho imparato.
    È sempre bello, imparare.

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    Andante con moto said on Aug 2, 2014 | 2 feedbacks

  • 7 people find this helpful

    Laggiù rolla! Laggiù soffia!

    Se Melville avesse avuto un curatore editoriale:
    Editor: - Herman, il manoscritto è molto bello, ma...
    Melville: - ...
    E: - Che dici se togliamo il capitolo sulla "Cetologia"?
    M: - ...
    E: - Senti, poi, visto che ci siamo io direi di accorciare un po' ...(continue)

    Se Melville avesse avuto un curatore editoriale:
    Editor: - Herman, il manoscritto è molto bello, ma...
    Melville: - ...
    E: - Che dici se togliamo il capitolo sulla "Cetologia"?
    M: - ...
    E: - Senti, poi, visto che ci siamo io direi di accorciare un po' quello "Sulle raffigurazioni mostruose delle balene".
    M: - ...
    E: - E quello "Sulle raffigurazioni meno errate della balena, e sulle raffigurazioni vere di scene di caccia alla balena".
    M: - ...
    E: - E anche quello su "Le figure di balene nei dipinti; nel legno; nelle lamiere; nella pietra; nelle montagne; nelle stelle". Che dici?
    M: - ...
    E: - Ecco, poi io pensavo anche di eliminare quello su "I piatti a base di balena", ché a nessuno dei tuoi lettori gliene frega niente.
    M: - ...
    E: - Eliminare o accorpare quelli su "La testa del Capodoglio. Esame comparato" e "La testa della Balena Franca. Esame comparato"...
    M: - ...
    E: - ..."Lo specksynder", "La cocuzza", "La fonte", "La coda", "Pesce Libero e Pesce Preso", "Testa o coda", "La bianchezza della balena"...
    M: - Nooooooooooooooooooo, "La bianchezza della balena" no!!
    E: - Va bene, calma, calma...allora "La bianchezza della balena" lo teniamo.
    M: - ...
    E: - Ma sì, effettivamente quello è carino anche se un po' lunghetto. Ok, ok, lo teniamo.
    M: - ...
    E: - Lo stile comunque è veramente buono. Mi piace. Epico con venature shakespeariane. L'incipit è bellissimo e il capitano Achab ha un suo perché.

    Moby Dick è un'opera probabilmente sopravvalutata, che avrebbe bisogno di una bella cura dimagrante per non risultare indigesta al lettore moderno.
    Ma resta vero che Melville conosce bene quello di cui parla ed è riuscito a farmi appassionare alle balene.
    E questa estate si va alle Azzorre a vedere i capodogli!
    Così, quando li avvisterò, potrò anch'io gridare dalla coffa di trinchetto: "Laggiù soffia! Soffia! Soffia!"

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    Ignatius Reilly said on Jul 14, 2014 | 11 feedbacks

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