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Moby Dick

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4.1
(5879)

Language:Español | Number of Pages: 679 | Format: Others | In other languages: (other languages) English , French , German , Italian , Dutch , Chi traditional , Catalan , Finnish , Portuguese , Romanian , Greek , Japanese , Russian , Polish , Danish , Czech , Indian (Hindi) , Hungarian , Chi simplified

Isbn-10: 8434150700 | Isbn-13: 9788434150706 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback , Mass Market Paperback , Audio CD , Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Book Description
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  • 4

    La grandezza e la superbia dell'Uomo

    Romanzo d'avventura, diario di viaggio, trattato di baleneria, dramma teatrale... Moby Dick è un'opera dalle molteplici sfaccettature ed interpretazioni.
    Nella caccia di Achab alla balena bianca si in ...continue

    Romanzo d'avventura, diario di viaggio, trattato di baleneria, dramma teatrale... Moby Dick è un'opera dalle molteplici sfaccettature ed interpretazioni.
    Nella caccia di Achab alla balena bianca si intravede la sfida di Lucifero a Dio, Ulisse che varca le colonne d'Ercole, Prometeo che ruba il fuoco agli dei dell'Olimpo... Essa è la lotta contro il Fato avverso ed ineluttabile a cui, per necessità, deve seguire la caduta, orribile e grandiosa al tempo stesso, punizione per l'atto d'orgoglio di cui l'uomo ribelle si è macchiato scagliando la sua lancia contro il leviatano, manifestazione della natura e del divino, delle forze sovrumane che governano l'Universo.

    said on 

  • 4

    Chiamami Giordano. Io ignoro se nelle vaste teorie di libri, romanzi, novelle pedagogiche ed eroici poemi, che hanno contribuito a costruire la tua vita fino ad oggi, o mio solerte e gentile lettore - ...continue

    Chiamami Giordano. Io ignoro se nelle vaste teorie di libri, romanzi, novelle pedagogiche ed eroici poemi, che hanno contribuito a costruire la tua vita fino ad oggi, o mio solerte e gentile lettore - aiutando a fare di te quell'uomo luminoso di coraggio, e generoso e saggio, evoluto dalle tue tenere carni di giovane puro e incosciente, donando al tuo sorriso di latte la forza della consapevolezza adamantina - tra le mani ti sia mai capitata la spiritata e vigorosa prosopopea di "Moby Dick", del prolisso e probabilmente vergine Herman Melville; quel libro dai popoli additato ad esempio di grande letteratura, ma da niun letto - e ciò forse a ragione del fatto ch'esso è scorrevole quanto una catasta di mattoni e chiaro come le fronde dei boschi quando cala il sole a vespro.
    Ebbene io lo lessi e omai l'ho terminato e nel mio cuore ascoso e provato da tanta impresa - cazza la randa, molla il pappafico, rangola il parrocchetto e ciucciami il cardellino - un solo pensier mi cresce, e arioso come zeffiro vento:
    ASS'A FA' A' MARONN', È FERNUT!

    said on 

  • 3

    Non voglio citare Fantozzi nella "corazzata kotionkin"...pero'un bel mattoncino che se fosse stato decurtato della meta'delle pagine ne avrebbe...secondo me ...tratto giovamento...soporifero !

    said on 

  • 5

    Ogni mortale grandezza non è che malattia. (p. 92)

    "A chi, a forza di pensare intensamente, si trasforma in un Prometeo, un avvoltoio divora il cuore per sempre, e quell’avvoltoio è la creatura stessa che lui crea." (p. 290)

    said on 

  • 3

    quasi 4

    Non do 4 stelline perchè, anche se il libro mi è piaciuto, ho ascoltato la versione audio e confrontandola con quella cartacea ho visto di essere stata "graziata" di capitoli tra cui Il sermone o La r ...continue

    Non do 4 stelline perchè, anche se il libro mi è piaciuto, ho ascoltato la versione audio e confrontandola con quella cartacea ho visto di essere stata "graziata" di capitoli tra cui Il sermone o La raffigurazione delle balene..e mi sembra di capire che fossero quelli più noiosi, quindi non avendoli letti mi riservo un mezzo voto di scarto.

    said on 

  • 0

    La Bibbia del Mare. E come tale, è una miscela di simboli, realtà, finzione, leggenda, momenti autobiografici. E come tale, c'è una distanza abissale tra ciò che si sa, il sentito dire, è l'esperienza ...continue

    La Bibbia del Mare. E come tale, è una miscela di simboli, realtà, finzione, leggenda, momenti autobiografici. E come tale, c'è una distanza abissale tra ciò che si sa, il sentito dire, è l'esperienza di lettura. Il capitano Ahab è una figura monumentale, una personalità semidivina e infera.
    Il romanzo vero e proprio, però, si riduce a circa un terzo del totale, sebbene tutte le altre pagine sembrino avere una funzione di lunga introduzione ai vari momenti lirici e poeticamente intensi sparsi qua e là come perle in un sacco di biglie. Per questo credo che non sia un romanzo olisticamente perfetto, anche perché gli eventi precipitano improvvisi e, come il lampo, improvvisi si spengono. Sono caduto ancora nell'errore di leggere una postfazione critica, mannaggia, e questo ha inficiato la capacità di giudizio soggettiva...lo rileggerò dopo una cernita delle parti tecniche.
    Da ricordare, insieme all'oltreuomo Ahab, alle atmosfere delle taverne del porto, alla predica così umana e divina del prete - marinaio, alla prima scena di caccia e all'incontro con il branco, anche la sottile ironia che, più che utile al contesto, mostra un Melville meno serioso rispetto alle aspettative che di lui ci crea: e niente non è!

    said on 

  • 0

    A metà del XIX secolo il rapporto con la natura e con gli animali selvaggi era ancora antico. Sarebbe cambiato dopo qualche decennio (iniziato lentamente a mutare), ma allora, l’uomo non aveva ancora ...continue

    A metà del XIX secolo il rapporto con la natura e con gli animali selvaggi era ancora antico. Sarebbe cambiato dopo qualche decennio (iniziato lentamente a mutare), ma allora, l’uomo non aveva ancora conquistato totalmente la natura, non aveva imposto il suo totale dominio e esasperato controllo. L’animale era ancora appartenente ad un mondo diverso, non sempre accessibile, pericoloso, dove gesta eroiche ed avventura si fondevano mirabilmente ed epicamente. L’animale selvaggio era più che mai ancora un animale feroce. E più le sue dimensioni erano notevoli e lontano dalla media, più il suo regno (l’oceano) era un richiamo continuo di pericoli, più i suoi comportamente erano sconosciuti (chi aveva mai seguito un capodoglio nelle sue lunghe e profonde immersioni?), e pìù il gioco era bello che pronto e davanti a noi stava il Leviatano. Più ancora che il celebre capitolo sulla Cetologia con le sue clamorose inesattezze, il capitolo HLI (Moby Dick) offre un insuperabile esempio di quanto sto dicendo. I racconti pieni di paurosa superstizione dei balenieri di tutto il globo raccontano che il capodoglio (in questo caso addirittura il misterioso capodoglio bianco) sia di una grandezza e malvagità insolite, che il mostro assalito aveva dato esempio di grande ferocia, astuzia e malvagità, che era capace di perfidi voltafaccia.
    Quell’epoca di progresso non ancora definitivamente compiuto, aveva bisogno più che mai di confondere la realtà e di creare il mostro terrificante da combattere ed abbattere. Il San Giorgio della modernità ha bisogno del suo drago minaccioso e dell’insidiosa frontiera da superare.
    Gli ingredienti ci sono tutti e la ricetta è pronta per servire sul tavolo racconti leggendari. E il cantore di queste leggende, pescando a piene mani sui testi sacri (se mito dev’essere, che rispetti i canoni assoluti) consegnerà alla storia il mito letterario. Tra mille digressioni e rendendo sapientemente sempre vivo la tensione dell’avventura, Melville ha fatto proprio questo. L’ultimo Omero della letteratura, l’epica in chiave ottocentesca applicata alla natura mostruosa (leggete il capitolo Stubb uccide la balena per rendervene conto)
    Altra considerazione, quasi opposta. Melville è affascinato dal Leviatano. E’ attratto irresistibilmente. Pagine e pagine di insaziabile curiosità a scoprire ogni tratto della sua balena: come respira, il suo inconfondibile getto d’aria (la fontana la chiama Melville, capitolo LXXXV), la struttura della sua pelle, il suo naso (si, corretto), come si vede di faccia e come di profilo, le dimensioni del suo cervello (il nocciolo). Pagine e pagine spese a raccontare, meravigliato e colmo di incantato stupore, di profondo rispetto per l’anormalità, come è fatta la balena. Soprattutto, come è fatta la balena sua preferita, il capodoglio. E il capitolo più convincente, è il capitolo LXXXVI, La coda. Come scrive lo stesso Melville al principio del capitolo, altri poeti hanno gorgheggiato le lodi dell’occhio soave dell’antilope o delle belle piume dell’uccello che non si posa mai: meno etereo, io celebro una coda. Ammaliato ed estasiato di fronte alla forza strepitosa e alla grazia suprema della coda, Melville descrive con dettaglio ben cinque movimenti particolari che il capodoglio fa con la coda, ognuno con scopi diversi. Alla fine le carte si scoprono: Melville è sconfinatamente innamorato della Balena. Stregato, irremidiabilmente attratto dalla cisterna meravigliosa del grosso capo, dal prodigio della sua mandibola scardinata, dal miracolo di simmetria della coda.
    E ancora oggi, tra mille battaglie per salvare gli oceani (ma c’è anche un capitolo CV sulle minaccie di estinzione della balena), gli si perdona tutto e si continua a leggere il libro. Le balene non sono mostri, oggi non incarnano più alcuna malvagità che sta al principio delle cose; sono creature meravigliose da amare e rispettare.
    L’immensità del Pacifico cuore della Terra che batte nelle sue maree, lo sconfinato sudario del mare, la balena inaudita che sparge seduzione, la tensione della caccia, la baleniera università della vita. A tratti faticosissimo da leggere. Alcuni capitoli stupendi: l’apertura, il capitolo CXI, il capitolo CXIV, la “sinfonia” del capitolo CXXXII, i tre conclusivi sulla caccia finale).
    Mi chiedo però: chi affronta oggi una lettura del genere. E’ ancora attuale? Non dico il libro in sé, ma la sua fruizione. E poi, lo leggerebbe mai oggi una donna? Quante donne hanno mai letto questo libro?
    Domande inutili. Come ogni grande opera, rimane il senso allegorico, il simbolo, non importa quanto correttamente applicato o interpretato. Il traghetto che salpa da Vado Ligure alla volta della Corsica con l’enorme scritta Moby Dick sul fianco, è comunque, piaccia o non piaccia, un modo di perpetrare l’eternità dell’opera.

    said on 

  • 5

    Commentary

    It's been sixteen years since I first read Moby Dick and in the meantime I've gone back and forth reading it at least half a dozen times, in various translations and in the original.

    It always fascina ...continue

    It's been sixteen years since I first read Moby Dick and in the meantime I've gone back and forth reading it at least half a dozen times, in various translations and in the original.

    It always fascinated me, I was never quite sure why.

    Yes, it is a pretty damn good story.
    Yes, it is written brilliantly.
    Yes, it is a masterpiece.

    But then again..., it wasn't just that, there was something more and different; after all there's plenty of pretty damn good stories written brilliantly adding up to masterpieces that I've read and never spent a second thought about.

    Very well then, it must be the allegory, the OCD level of commitment Ahab shows in chasing the whale must be a clear reference to the struggle of mankind to find a meaning, to find a purpose, but then again you might argue, and with some reason, that the whole four-hundred-and-odd pages can be recapitulated in the few final verses of Dante's Comedy, XXVI Canto, ending with:

    "Until the sea above us closed again"

    [infin che ’l mar fu sovra noi richiuso]

    But that's just unfair, if you really think about it, although the connection with Dante is real and is all but a coincidence.

    I don't think that's just the literary relevance either, I rank this in terms of mere quality on the page at least in the top 100 works I've read, but not in the top 10.

    And then one day, something reminded me of Matthew 6.19:

    "Lay not up for yourselves treasures upon earth, where moth and rust doth corrupt, and where thieves break through and steal
    But lay up for yourselves treasures in heaven, where neither moth nor rust doth corrupt, and where thieves do not break through nor steal
    For where your treasure is, there will your heart be also."

    something that immediately triggered this passage in my mind:


    "‘Well, Captain Bildad,’ interrupted Peleg, ‘what d’ye say, what lay shall we give this young man?’

    ‘Thou knowest best,’ was the sepulchral reply, ‘the seven hundred and seventy-seventh wouldn’t be too much, would it?—
    ’where moth and rust do corrupt, but LAY—’

    LAY, indeed, thought I, and such a lay! the seven hundred and seventy-seventh! Well, old Bildad, you are determined that I, for one, shall not LAY up many LAYS here below, where moth and rust do corrupt.
    It was an exceedingly LONG LAY that, indeed"

    And then it came to me, it's at the same time the archetypal, the ultimate and the definitive American novel, it's the translation into literature of what makes the American Society ticks, the stark contrast between high principles and bare pragmatism.

    The Pequod is made of a crew of people from all over the world with any color and religion you can think of, it is run as a tight ship by tough but fair and loyal officers and by a capable but arguably insane captain, and finally is owned by bigots who think you should lay your wealth not on earth, where moth and rust do corrupt...., but nevertheless won't shy from screwing their neighbor over to make the extra buck.

    You can easily take this out of the metaphor yourself.

    Social commentary it is and quite a good one, so good that most, if not all, of it is pretty still relevant to these days.

    You came for the great story, you stayed for the satire...

    said on 

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