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Moby Dick

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4.1
(5712)

Language:Dansk | Number of Pages: | Format: Others | In other languages: (other languages) English , Spanish , French , German , Italian , Dutch , Chi traditional , Catalan , Finnish , Portuguese , Romanian , Greek , Japanese , Russian , Polish , Czech , Indian (Hindi) , Hungarian , Chi simplified

Isbn-10: 8711135948 | Isbn-13: 9788711135945 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Book Description
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  • 4

    Un capolavoro della letteratura del XIX secolo

    Un pietra miliare della letteratura americana del XIX secolo, come sempre (o quasi) pressoché ignota ai suoi contemporanei. Impresa titanica per il traduttore – che oggi non può non confrontarsi con i precedenti.
    Lettura a tratti piacevole, ma spesso estenuante per la completezza e l’estens ...continue

    Un pietra miliare della letteratura americana del XIX secolo, come sempre (o quasi) pressoché ignota ai suoi contemporanei. Impresa titanica per il traduttore – che oggi non può non confrontarsi con i precedenti.
    Lettura a tratti piacevole, ma spesso estenuante per la completezza e l’estensione della materia di cui tratta – la cetologia e la baleneria – infine premiata dall’ultima parte, quella del duello vero e proprio di Achab con la balena bianca, questa sì di valore assoluto. Per contro, molte pagine paiono invecchiate, per non parlare dell’ideologia che vi è alle spalle – la lotta tra l’uomo e la natura – ormai anacronistica e semmai intesa a ruoli rovesciati.
    Ciò riconosciuto, il libro di Melville resta pur sempre un capolavoro, al di là dei miti che ha creato e che comunque appartengono all’immaginario moderno.

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  • 4

    Vendetta!!!

    Un libro sul sentimento di vendetta che tutto corrode e su la Natura madre e matrigna di tutti gli uomini. Scritto magistralmente ma con una ventina di capitoli assolutamente ininfluenti!!!

    said on 

  • 5

    Un'opera-mondo, un romanzo enciclopedico è la caccia alla balena Moby Dick, di cui Herman Melville fa raccontare le memorie all'unico superstite della baleniera guidata dal monomaniaco capitano Achab. Biologia marina ed evoluzionismo, storia dell'arte ed estetica dei colori (la purezza e la terri ...continue

    Un'opera-mondo, un romanzo enciclopedico è la caccia alla balena Moby Dick, di cui Herman Melville fa raccontare le memorie all'unico superstite della baleniera guidata dal monomaniaco capitano Achab. Biologia marina ed evoluzionismo, storia dell'arte ed estetica dei colori (la purezza e la terribilità, la santità e la spettralità del bianco), teologia e meteorologia, filosofia ed economia, antropologia e culinaria, cantieristica e macelleria. Questi i mondi in cui naviga il libro di Melville, che però è e resta soprattutto un classico e appassionante racconto di una grande avventura.

    said on 

  • 1

    Abbandonato

    No, non si può. Arrivata a metà abbandono. Un polpettone che non trasmette niente, sembra un libro per ragazzini bisognosi di avventure. Forse l'ho letto nella traduzione sbagliata, non ho idea. Ma non capisco come possa aver avuto tutto questo successo, dove stia tutta questa profondità di pensi ...continue

    No, non si può. Arrivata a metà abbandono. Un polpettone che non trasmette niente, sembra un libro per ragazzini bisognosi di avventure. Forse l'ho letto nella traduzione sbagliata, non ho idea. Ma non capisco come possa aver avuto tutto questo successo, dove stia tutta questa profondità di pensiero. Cedo, mi arrendo. Fucilatemi pure.

    said on 

  • 4

    "Chi non è schiavo al mondo?"


    "Poiché sono le costruzioni piccole che possono venir terminate dai loro primi architetti; le grandiose, le vere lasciano sempre il soffitto all'avvenire."


    "Tutti gli oggetti visibili, vedi, sono soltanto maschere di cartone, ma in ogni evento, nell'att ...continue

    "Chi non è schiavo al mondo?"

    "Poiché sono le costruzioni piccole che possono venir terminate dai loro primi architetti; le grandiose, le vere lasciano sempre il soffitto all'avvenire."

    "Tutti gli oggetti visibili, vedi, sono soltanto maschere di cartone, ma in ogni evento, nell'atto vivo, nell'azione indubitata, qualcosa di sconosciuto, ma sempre ragionevole, sporge le sue fattezze sotto la maschera bruta. E se l'uomo vuol colpire, colpisca la maschera! Come può il prigioniero arrivar fuori se non si caccia attraverso il muro? Per me la Balena Bianca è questo muro, che mi è stato spinto accanto. Talvolta penso che di là non ci sia nulla. Ma mi basta. Essa mi occupa, mi sovraccarica: io vedo in lei una forza atroce innerbata da una malizia imperscrutabile. Questa cosa imperscrutabile è ciò che odio soprattutto: e sia la Balena Bianca il dipendente o sia il principale, io sfogherò su di lei questo mio odio."

    "Perciò quel mortale che ha in sé più gioia che dolore, quel mortale non può essere sincero: è insincero o arrestato nella crescita."

    "C'è una saggezza che è dolore; ma c'è un dolore che è follia."

    "Che cos'è mai, quale cosa senza nome, imperscrutabile e ultraterrena è mai; quale signore e padrone nascosto e ingannatore, quale tiranno spietato mi comanda, perché, contro tutti gli affetti e i desideri umani, io deva continuare a sospingere, ad agitarmi, a menare gomitate senza posa, accingendomi temerario a ciò che nel mio cuore vero, naturale, non ho mai osato nemmeno osare?"

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    "una scia bianca che spumava come crema..."

    <<Alcuni anni fa, non avendo il becco d'un soldo e nulla di particolarmente interessante che mi trattenesse a terra, pensai di imbarcarmi per vedere il mondo delle acque>>. Comincia così, con questa separazione dell'esistenza terrena da ciò che invece accade in quell'altro mondo che è ...continue

    <<Alcuni anni fa, non avendo il becco d'un soldo e nulla di particolarmente interessante che mi trattenesse a terra, pensai di imbarcarmi per vedere il mondo delle acque>>. Comincia così, con questa separazione dell'esistenza terrena da ciò che invece accade in quell'altro mondo che è il mare aperto, Moby Dick. La differenza viene ribadita più volte. <<Oh, come disprezzai quella strada che era la terra! Quella strada pubblica, segnata dalle impronte servili di tacchi e di zoccoli! e mi voltai ad ammirare il mare munifico, il quale non consente che si lasci su di esso traccia alcuna>>. E infatti il gorgo finale, che, "avvolgendo ogni cosa", inghiotte "ogni remo galleggiante", "ogni asta di lancia" e "la più piccola scheggia", ribadisce la forza del mare e il ritorno alla quiete della superficie marina...L'immutabilità del mare, la sua illimitatezza monotona ed ostile è ciò che il capitano Peleg svela ad Ismaele. Vuole imbarcarsi per vedere il mondo? Andasse allora a prua, a guardare a sopravvento, e poi venisse a riferire cosa ha visto. "Non molto. Solo acqua" è costretto a rispondere Ismaele. Ma questo è vero solo per quello che si vede. Il mare, infatti, è ingannevole: nasconde più cose di quanto si creda. E' "una tigre selvaggia": nessuna pietà lo governa, nessuna forza, se non la propria. <<Pensa a quanto è scaltro il mare; pensa a come le sue creature più temute scivolano sott'acqua, per lo più invisibili, celandosi infide sotto le più incantevoli sfumature d'azzurro(...) Pensa a tutto questo e poi volgiti a questa terra verde, gentile, mitissima. Pensa al mare e alla terra insieme: non vi trovi una strana analogia con quello che è in te? Giacché , come questo orrendo oceano circonda la terra verdeggiante, così nell'anima dell'uomo vi è un'isola piena di pace e di gioia, cinta però da tutti gli orrori di una vita semisconosciuta. Che Iddio ti protegga! Non allontanarti da quest'isola, perché potresti non farvi più ritorno!>> E' questo, infatti, che perde Ahab, questo "capitano senza Dio, simile a Dio". La sua fermezza, la pervicacia indomabile, la sua sfida ai limiti dell'umano, la sua ricerca ostinata e malvagia della conoscenza, lo hanno per sempre scacciato dalla sua isola di pace che pure avrebbe in terra, per riportarlo sempre in acqua. <<Si torni a vagare nel cerchio ribollente di schiuma, del capodoglio cui si dà la caccia>>...Consapevole di non poter guarire dalla dipendenza ossessiva del suo desiderio; acquisita la coscienza della volontà di non volersi salvare, Ahab ormai si sostanzia nel suo unico pensiero di vendetta. Il viaggio sul Pequod è faticoso. Più volte lo avevo intrapreso, per abbandonarlo poco dopo. Pagine e pagine di descrizioni di balene e di ammaestramenti sulla lenza, il lancio, lo squarto, le tecniche di sbucciamento della coltre di grasso e e e sfiancherebbero chiunque. Ma non potrò dimenticare, in questo libro privo di donne (solo poche comparse,come Madama Carità e le tante vedove, presenti e future, dei marinai) questa specie di inno al mondo femminile: <<Se, poniamo, arpionate un maschio da quaranta barili...povero disgraziato!Tutti i suoi compagni lo piantano lì in asso. Ma provatevi a colpire una femmina: le sue compagne le si fanno intorno, visibilmente preoccupate, e talvolta le si soffermano accanto tanto a lungo da essere catturate a loro volta>>. Non dimenticherò le innumerevoli descrizioni dell'acqua <<mentre il lungo riflesso brunito del sole si era posato sulle acque, simile a un dito dorato che stesse intimando loro di tenere un misterioso segreto; mentre le onde, confabulando, si rincorrevano a passi felpati...>>; né la spaventosa solitudine di Pip, dopo che - un'altra volta! - si butta dalla lancia; e immagino che nessuno potrà mai dimenticare l'incontro con la Rachele, e con quel padre "sventurato" costretto dagli eventi nel "crudelissimo dilemma" di quale figlio tentare di salvare per primo...Alla Rachele tocca l'immagine finale del viaggio, quando il mare ha riaffermato la sua supremazia e risistemata la sua superficie intracciabile. <<una vela si avvicinò e infine mi raccolse. Era la Rachele, la quale, nel suo vagare tortuoso, mentre stava ripercorrendo il proprio cammino alla ricerca dei figli perduti, trovò solo un altro orfano>>. (H. Melville, Moby Dick, a cura di Giuseppe Natale, Utet)

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  • 1

    ammainiamo le veleeee

    Quasi a metà mi sono definitivamente arresa dopo aver fatto una gran fatica a percorrere tutte quelle pagine, quand è partito con la carrellata di cetacei ho gettato la scialuppa di salvataggio ho fatto ammutinamento di un libro che mi era stato consigliato di tutto cuore da un conoacente che lo ...continue

    Quasi a metà mi sono definitivamente arresa dopo aver fatto una gran fatica a percorrere tutte quelle pagine, quand è partito con la carrellata di cetacei ho gettato la scialuppa di salvataggio ho fatto ammutinamento di un libro che mi era stato consigliato di tutto cuore da un conoacente che lo definiva il suo preferito in assoluto. Unico motivo per cui mi dispiace aver trovato le pagine di questo libro come dei macigni che mi hanno ancorato alla convinzione di non voler nemmeno in futuro riprovare a leggerlo. Mi spiace.

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  • 2

    Caro il mio Melville, mi spiace ma, arrivata alla pagina 170, ho deciso che ne avevo a sufficienza!
    Peccato, perché veramente avrei voluto vedere come andava a finire, ma per quanto mi riguarda proprio non è accettabile una tale profusione di parole per non dire niente di niente!
    Che ...continue

    Caro il mio Melville, mi spiace ma, arrivata alla pagina 170, ho deciso che ne avevo a sufficienza!
    Peccato, perché veramente avrei voluto vedere come andava a finire, ma per quanto mi riguarda proprio non è accettabile una tale profusione di parole per non dire niente di niente!
    Che peccato, sono veramente delusa...

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  • 3

    Forse è sacrilego assegnare solo tre stelline a "Moby Dick", ma non mi è piaciuto perché non mi ha trasmesso emozioni, se non quello di antipatia verso Achab.
    Indiscutibilmente un capolavoro e un caposaldo della letteratura: mirabili le descrizioni della vita in mare e la caratterizzazione ...continue

    Forse è sacrilego assegnare solo tre stelline a "Moby Dick", ma non mi è piaciuto perché non mi ha trasmesso emozioni, se non quello di antipatia verso Achab.
    Indiscutibilmente un capolavoro e un caposaldo della letteratura: mirabili le descrizioni della vita in mare e la caratterizzazione dei personaggi, ma non mi ha coinvolta.
    Probabilmente è un romanzo da leggere con la guida di un esperto per capirne a fondo il contenuto metafisico e allegorico, cosa che a me è risultata alquanto ostica.

    said on 

  • 5

    Una balena chiamata desiderio

    Chiudo, estenuato e contento, la lettura di Moby Dick in inglese. Una lettura che richiedeva un costante vorticare libro-dizionario-traduzione italiana che in alcune parti mi ha sfiancato, laddove i termini tecnici della baleneria uscivano dai confini angusti del dizionario e mi impedivano, teme ...continue

    Chiudo, estenuato e contento, la lettura di Moby Dick in inglese. Una lettura che richiedeva un costante vorticare libro-dizionario-traduzione italiana che in alcune parti mi ha sfiancato, laddove i termini tecnici della baleneria uscivano dai confini angusti del dizionario e mi impedivano, temevo, di apprezzare il soffio vitale, lo spirito, che Melville infonde al suo libro, in quelle parti in cui, invece, l'originale mi parlava a lettere brillanti.

    Lattura faticosa, dicevo, interrotta, divagante. E poi, però, al momento di scrivere una recensione di questo miracolo della letteratura dell'800 (ahimé: gli Usa Melville, noi Manzoni) ti confronti con Achab e la balena, vis-à-vis...

    Invece no. Rigettato il simbolo insondabile e l'ossessione cieca questo libro ci parla di Starbuck e Pip, del fabbro e del carpentiere, del gaio vitalismo di Stubb e del filosofico contegno di Queequeg e dei cupi misteri di Fedallah e di mille altri. Non è dunque dietro la scia della balena che mi voglio muovere, ma tangenzialmente a essa, come una nave che la rincorra senza volerla veramente acchiappare.

    La fine è nota. A noi, a Ismael, a Achab, a Queequeg, a tutti. Cos'è allora che spinge un uomo nella direzione della sua evidente perdizione? E cosa gli impedisce di cambiare rotta? Perché l'appello di Starbuck, fatto proprio nel momento del più dolce cedimento di Achab, non ha alcuna speranza di successo?

    No, ribaltiamo la domanda. Perché dovrebbero essere in grado di salvarsi? Non vediamo tutti i giorni, attorno a noi, persone attratte dalla loro stessa rovina, incatenate alle loro stesse perdizioni, incapaci di uscire dai labirinti dolorosi che loro stessi hanno creato?

    Non tanto l'impossibilità di sfuggire al proprio destino, a meno che non si voglia chiamare destino se stessi, quello che si è, il modo giusto o sbagliato in cui nel tempo ci siamo costruiti e irrigiditi e incancreniti. Ognuno di noi coltiva la sua balena, ognuno di noi ciba la propria Moby Dick, che ci segue, a fianco, lanciandoci segnali sotto forma di solitarie sfiatate e messaggi che non sappiamo e non possiamo cogliere. E' arpionare con forza noi stessi quello che non vorremmo e non ne siamo capaci. E questa incapacità è essere umani.

    (poi questo libro leggetelo come volete: a testa ingiù, come un trattato, come un libro di mare, di sogni, di biologia, a testa in giù, aloft, astern fate voi)

    said on 

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