Moby Dick

Di

Editore: Feltrinelli

4.1
(6486)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 689 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Olandese , Chi tradizionale , Catalano , Finlandese , Portoghese , Rumeno , Greco , Giapponese , Russo , Polacco , Danese , Ceco , Indiano (Hindi) , Ungherese , Chi semplificata

Isbn-10: 880782194X | Isbn-13: 9788807821943 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Alessandro Ceni

Disponibile anche come: Tascabile economico , Altri , Copertina rigida , Cofanetto , Rilegato in pelle , eBook , Copertina morbida e spillati

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Viaggi

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Descrizione del libro
"Moby Dick", pubblicato nel 1851, è considerato il capolavoro di Melville e uno dei più noti libri della letteratura americana e mondiale. Vi narra in prima persona la sua avventura Ismaele, che si imbarca come marinaio assieme a un ramponiere indiano sulla baleniera Pequod. Il capitano della nave, Achab, un personaggio cupo che incute rispetto e timore nei suoi uomini, ha perso una gamba per colpa della balena bianca Moby Dick e ora vuole vendicarsene, a qualunque costo. Inizia così una lunga caccia. La snervante attesa dell'incontro con il cetaceo che sfugge al capitano offrirà al narratore l'occasione di meditazioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche, all'interno della struttura del romanzo d'avventura per mare. Intanto l'immenso oceano, con i suoi mostri e le sue profondità, si erge in tutta la propria potenza e imperscrutabilità dinanzi all'uomo, che gli può contrapporre solo una fragile esistenza, oscillante tra il bene e il male. Fino a che sopraggiunge la catastrofe finale, fatalmente presentita, quando Moby Dick distruggerà la baleniera e tutto l'equipaggio trascinando con sé Achab e il suo arpione. Solo Ismaele si salverà e potrà così raccontare la loro folle, ambiziosa quanto disperata, impresa.
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  • 3

    L'inferno è il fuori

    L’esistenzialismo prima di Jean Paul Sartre: questo è il trattato-romanzo sul Leviatano dei mari, l’animale immenso che soggioga il mondo e le coscienze senza smettere di suscitare sgomento, terrore, ...continua

    L’esistenzialismo prima di Jean Paul Sartre: questo è il trattato-romanzo sul Leviatano dei mari, l’animale immenso che soggioga il mondo e le coscienze senza smettere di suscitare sgomento, terrore, paura e allo stesso tempo voglia di dominio. Non accettare i limiti della condizione umana, spingersi “oltre la linea” delle proprie possibilità, sfidare Dio come un angelo caduto e perire miseramente, nell’eterna sconfitta del Prometeo arrogante. È con il colore bianco – quello dell’imponente balena Moby Dick, ossessione del capitano Achab il quale dedicherà la vita alla sua ricerca nel tentativo di annientarla – che gli antichi navigatori segnavano sulle cartine geografiche i territori non ancora esplorati. Il bianco come la somma di tutti i colori, come inquietudine abbacinante, come domanda e vuoto immenso dell’universo a noi sconosciuto. Ascoltiamo le prodezze del Pequod, la nave baleniera che naufragherà nel tentativo disperato di “contenere l’incontenibile”, intrappolare l’irraggiungibile mostro degli abissi, dall’unico sopravvissuto alla strage: Ismaele, alter ego dell’autore che a partire dall’età di 17 anni ha iniziato ad imbarcarsi sulle navi americane per condurre una vita marinaresca. Un disastro annunciato, quello del Pequod, frutto della tracotanza, della sfida al sublime degli uomini, mai paghi del posto a loro assegnato nel mondo. È il ragazzo a metterci al corrente non solo della vicenda del capitano Achab ma anche della miriade di personaggi che affollano la nave, provenienti da culture e aree geografiche diverse, degli usi e delle pratiche di cattura delle balene e del prezioso olio che sgorga dalle viscere dell’animale. Tante informazioni, in una narrazione ironica ma non sempre scorrevole, ricca di citazioni bibliche e richiami culturali. Arrivare al termine dell’”impresa” non è stato facile, a causa delle continue digressioni di tipo tecnico. Eppure, lasciarsi trasportare da questi eroi romantici ottocenteschi contro le logiche della razionalità, del profitto e del commercio vale la pena. Una catabasi nel mistero che alberga nell’anima di ognuno di noi.

    ha scritto il 

  • 4

    Uff. Mi sento come un alpinista che ha raggiunto la cima dell'Everest. Una scalata faticosa, spesso sofferta, ma con i suoi momenti di pura bellezza. Moby Dick è un romanzo, è un saggio, è un'epica. E ...continua

    Uff. Mi sento come un alpinista che ha raggiunto la cima dell'Everest. Una scalata faticosa, spesso sofferta, ma con i suoi momenti di pura bellezza. Moby Dick è un romanzo, è un saggio, è un'epica. E' un'Odissea tragica condita di spiegazioni marinaresche e personaggi pittoreschi. Non lo si può recensire in poche righe, sottolineare un aspetto sopra un altro, metterlo sotto una lente d'ingrandimento che rende sfocato tutto l'insieme. E' vasto come il mare, e altrettanto profondo, ma io mi limito a navigare vicino alla costa.

    ha scritto il 

  • 5

    Desideravo leggere questo libro da molto, ma ho sempre avuto difficoltà a trovare una traduzione abbastanza moderna per non rendere un suicidio la lettura. Ora, non ho idea di quanto questa versione d ...continua

    Desideravo leggere questo libro da molto, ma ho sempre avuto difficoltà a trovare una traduzione abbastanza moderna per non rendere un suicidio la lettura. Ora, non ho idea di quanto questa versione della newton sia fedele al testo originale, ma l'ho trovata molto scorrevole e diretta, senza snaturare le lunghe parti espositive o i tragici monologhi di Achab.
    Detto questo, un libro meraviglioso. Si respira un'aria pagana, in queste pagine. E le citazioni bibliche non fanno che, per assurdo, incentivare questa sensazione. Non si parla di uomo contro dio, ma di uomo contro natura, del minuscolo dimenarsi dell'uomo-isola nel mare spietato. Mi ha ricordato Leopardi e Lovecraft (può sembrare assurdo, ma l'introduzione a Nantucket e il rapporto uomo-cosmo mi hanno immediatamente ricordato un autore così tanto estraneo), ma anche i grandi poeti romantici (uno fra tutti il più volte citato Coleridge, e Baudelaire nella stupenda apoteosi dell'albatro). La riflessione sul bianco come colore di morte riporta facilmente alla memoria i capitoli finali del Gordon Pym di Poe, dove il bianco come colore diviene l'orrore più atroce. Un continuo collegamento con altre opere, questo Moby Dick. Perchè non parla solo di caccia alla balena (ne parla, ne parla tantissimo), ma del mare, dell'uomo, del destino, in una fasulla cornice documentaristica che esplode in momenti di pura allegoria, di simbolismi religiosi che Ismaele-Melville (che io preferisco di molto ad Achab) sembra rigettare nella sua ottusa visione positivista del mondo. Argomenti così universali che ogni grande scrittore ha sentito il bisogno di esplorare.
    Le digressioni (che poi sono così tante che alla fine è la trama a diventare una digressione) sono varie e interessanti. Per mio gusto ho preferito molto quelle di tono religioso, poetico e artistico, mentre quelle più incentrate sul funzionamento della vita marinaresca (e più nello specifico sulla caccia alla balena e ciò che comporta a livello pratico e commerciale) mi hanno annoiato non poco. Soprattutto perchè Melville dà per scontato che il lettore sappia di suo termini specifici basilari per poter intendere i suoi lunghi discorsi.
    Dopo le centinaia pagine di pathos nella ricerca di questa balena mostruosa che è la natura stessa e il mare, è sorprendente come le scene di caccia assumano un tono così didascalico e secco. Ma non è una critica. Il pathos è nell'attesa, non nel compimento di un destino già annunciato dalle prime pagine.

    ha scritto il 

  • 5

    C'è poco che io possa dire.

    Sicuramente non ho le competenze per recensire la scrittura meravigliosa di Melville. Posso dire delle mie emozioni però; non sono mai rimasta così rapita! Ho sentito l'odore del sale e il dolore alle ...continua

    Sicuramente non ho le competenze per recensire la scrittura meravigliosa di Melville. Posso dire delle mie emozioni però; non sono mai rimasta così rapita! Ho sentito l'odore del sale e il dolore alle braccia mentre remavo, mi sono riempita gli occhi dei paesaggi dell'oceano infinito e della visione delle balene, questi esseri straordinari, selvaggi e crudeli come può esserlo solo la natura. Achab è uno dei personaggi più folli che abbia mai incontrato, a mio parere ha la psicologia del "cattivo" per eccellenza.

    ha scritto il 

  • 0

    lettura pentaparallela

    Ieri ho ricevuto in omaggio da una gentile anobiiana anche le traduzioni di Pavese e di Meneghelli: come resistere al fascino della lettura pentaparallela?

    Si impone però ragionevolmente un cambio di ...continua

    Ieri ho ricevuto in omaggio da una gentile anobiiana anche le traduzioni di Pavese e di Meneghelli: come resistere al fascino della lettura pentaparallela?

    Si impone però ragionevolmente un cambio di programma: procederei dunque con lettura integrale accoppiata originale-una_sola_traduzione, con approfondimenti a campione (sui pezzi o sui capitoli che più mi abbiano colpito), questi sì, pentacomparativi

    (comunque sto procedendo a ritmi solleciti, non vorrei spiaggiarmi sul più bello!)

    ha scritto il 

  • 0

    non c’è due senza tre

    Con l’intento di riabilitarmi presso l’aristocrazia anobiiana, dopo molto titubare ho ripreso in mano questo manuale di cetologia con inserti di letteratura.
    In casa avevo la traduzione di Cesarina Mi ...continua

    Con l’intento di riabilitarmi presso l’aristocrazia anobiiana, dopo molto titubare ho ripreso in mano questo manuale di cetologia con inserti di letteratura.
    In casa avevo la traduzione di Cesarina Minoli ma, incuriosito dalla segnalazione dei più raffinati intelletti, mi sono procurato la traduzione di Ottavio Fatica iniziando un esperimento di lettura comparata (vabbè, ci sarebbe pure Pavese, ma io una vita ho a disposizione!)
    Ma l’appetito vien mangiando, e allora mi sono detto che per confrontare le due traduzioni devo prima conoscere l’originale. L’idea sarebbe questa: qualche pagina a settimana (non di più, altrimenti rischierei l’overdose, e poi così posso continuare a leggere anche altro), prima in originale, poi nelle due traduzioni.
    Con un paio di anni ne sono fuori!

    ha scritto il 

  • 0

    Luca (12): Consiglio la lettura di questo libro a chi è appassionato di avventura e di balene.
    Questo libro è diventato famoso solo quando l’autore è morto e tuttora è considerato un libro fondamental ...continua

    Luca (12): Consiglio la lettura di questo libro a chi è appassionato di avventura e di balene.
    Questo libro è diventato famoso solo quando l’autore è morto e tuttora è considerato un libro fondamentale nella letteratura per ragazzi (nell’edizione integrale).

    ha scritto il 

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