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Moby Dick

By Herman Melville

(452)

| Paperback | 9788807821943

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Book Description

"Moby Dick", pubblicato nel 1851, è considerato il capolavoro di Melville e uno dei più noti libri della letteratura americana e mondiale. Vi narra in prima persona la sua avventura Ismaele, che si imbarca come marinaio assiem Continue

"Moby Dick", pubblicato nel 1851, è considerato il capolavoro di Melville e uno dei più noti libri della letteratura americana e mondiale. Vi narra in prima persona la sua avventura Ismaele, che si imbarca come marinaio assieme a un ramponiere indiano sulla baleniera Pequod. Il capitano della nave, Achab, un personaggio cupo che incute rispetto e timore nei suoi uomini, ha perso una gamba per colpa della balena bianca Moby Dick e ora vuole vendicarsene, a qualunque costo. Inizia così una lunga caccia. La snervante attesa dell'incontro con il cetaceo che sfugge al capitano offrirà al narratore l'occasione di meditazioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche, all'interno della struttura del romanzo d'avventura per mare. Intanto l'immenso oceano, con i suoi mostri e le sue profondità, si erge in tutta la propria potenza e imperscrutabilità dinanzi all'uomo, che gli può contrapporre solo una fragile esistenza, oscillante tra il bene e il male. Fino a che sopraggiunge la catastrofe finale, fatalmente presentita, quando Moby Dick distruggerà la baleniera e tutto l'equipaggio trascinando con sé Achab e il suo arpione. Solo Ismaele si salverà e potrà così raccontare la loro folle, ambiziosa quanto disperata, impresa.

724 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Forse è sacrilego assegnare solo tre stelline a "Moby Dick", ma non mi è piaciuto perché non mi ha trasmesso emozioni, se non quello di antipatia verso Achab.
    Indiscutibilmente un capolavoro e un caposaldo della letteratura: mirabili le descrizioni ...(continue)

    Forse è sacrilego assegnare solo tre stelline a "Moby Dick", ma non mi è piaciuto perché non mi ha trasmesso emozioni, se non quello di antipatia verso Achab.
    Indiscutibilmente un capolavoro e un caposaldo della letteratura: mirabili le descrizioni della vita in mare e la caratterizzazione dei personaggi, ma non mi ha coinvolta.
    Probabilmente è un romanzo da leggere con la guida di un esperto per capirne a fondo il contenuto metafisico e allegorico, cosa che a me è risultata alquanto ostica.

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    Lella52 said on Sep 16, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    Una balena chiamata desiderio

    Chiudo, estenuato e contento, la lettura di Moby Dick in inglese. Una lettura che richiedeva un costante vorticare libro-dizionario-traduzione italiana che in alcune parti mi ha sfiancato, laddove i termini tecnici della baleneria uscivano dai confi ...(continue)

    Chiudo, estenuato e contento, la lettura di Moby Dick in inglese. Una lettura che richiedeva un costante vorticare libro-dizionario-traduzione italiana che in alcune parti mi ha sfiancato, laddove i termini tecnici della baleneria uscivano dai confini angusti del dizionario e mi impedivano, temevo, di apprezzare il soffio vitale, lo spirito, che Melville infonde al suo libro, in quelle parti in cui, invece, l'originale mi parlava a lettere brillanti.

    Lattura faticosa, dicevo, interrotta, divagante. E poi, però, al momento di scrivere una recensione di questo miracolo della letteratura dell'800 (ahimé: gli Usa Melville, noi Manzoni) ti confronti con Achab e la balena, vis-à-vis...

    Invece no. Rigettato il simbolo insondabile e l'ossessione cieca questo libro ci parla di Starbuck e Pip, del fabbro e del carpentiere, del gaio vitalismo di Stubb e del filosofico contegno di Queequeg e dei cupi misteri di Fedallah e di mille altri. Non è dunque dietro la scia della balena che mi voglio muovere, ma tangenzialmente a essa, come una nave che la rincorra senza volerla veramente acchiappare.

    La fine è nota. A noi, a Ismael, a Achab, a Queequeg, a tutti. Cos'è allora che spinge un uomo nella direzione della sua evidente perdizione? E cosa gli impedisce di cambiare rotta? Perché l'appello di Starbuck, fatto proprio nel momento del più dolce cedimento di Achab, non ha alcuna speranza di successo?

    No, ribaltiamo la domanda. Perché dovrebbero essere in grado di salvarsi? Non vediamo tutti i giorni, attorno a noi, persone attratte dalla loro stessa rovina, incatenate alle loro stesse perdizioni, incapaci di uscire dai labirinti dolorosi che loro stessi hanno creato?

    Non tanto l'impossibilità di sfuggire al proprio destino, a meno che non si voglia chiamare destino se stessi, quello che si è, il modo giusto o sbagliato in cui nel tempo ci siamo costruiti e irrigiditi e incancreniti. Ognuno di noi coltiva la sua balena, ognuno di noi ciba la propria Moby Dick, che ci segue, a fianco, lanciandoci segnali sotto forma di solitarie sfiatate e messaggi che non sappiamo e non possiamo cogliere. E' arpionare con forza noi stessi quello che non vorremmo e non ne siamo capaci. E questa incapacità è essere umani.

    (poi questo libro leggetelo come volete: a testa ingiù, come un trattato, come un libro di mare, di sogni, di biologia, a testa in giù, aloft, astern fate voi)

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    Chik67 (Expectore) said on Sep 7, 2014 | 13 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Avevo un conto in sospeso con Moby Dick fin dalla terza elementare. Dovevo leggere per compito una riduzione per bambini ma proprio non mi andava a genio! Ma forse l'intuizione non era stata così malvagia visto che il tomone originale l'ho finito a f ...(continue)

    Avevo un conto in sospeso con Moby Dick fin dalla terza elementare. Dovevo leggere per compito una riduzione per bambini ma proprio non mi andava a genio! Ma forse l'intuizione non era stata così malvagia visto che il tomone originale l'ho finito a fatica.
    Che dire, non è proprio ciò che mi aspettavo! Volevo una storia da vecchi lupi di mare, invece non è così.
    Le prime 100/110 pagine scorrono via veloci. Ismaele fa subito simpatia e sembra proprio di vagare per le stradine di Nantucket (gustando per di più un'ottima zuppa di pesce!). Poi da quando il Pequod salpa, più nulla. Per 300 e rotte pagine si trasforma in un trattato filosofico sulla cetologia. A volte prende ed è ipnotico, ci sono a volte frasi illuminate ma molto spesso, bisogna ammetterlo, annoia. Le ultime 120pag sono state una via crucis. Non volevo mollare. Volevo anch'io vedere la Balena Bianca che come una sorta di Kurtz aleggia per tutto il libro ma è stata una delusione anche se sapevo come il tutto andava a finire.
    Più che altro questo libro apre un'enorme finesta sull'importanza della balena (pardon, capodoglio!) nel 1800. Lo immaginavo ma non di tale portata.
    Poi nella prefazione si fa riferimento alla balena come simbolo di un'ossessione in generale ma mi ha fatto un po' specie scoprire in lettura che è un'interpretazione data successivamente dai critici. In un punto, che purtroppo non ho sottolineato, è lo stesso Melville a dire di non trasfigurare la balena, di non vederla come simbolo di nulla ma solo come balena e basta.
    Rimango perplessa ma contenta di aver finito un classicone e poter dire la mia ;-).

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    Hollypenny said on Aug 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Fortunatamente "ripescato"

    Dai miei ricordi e dalla libreria. dopo averlo abbandonato molti anni fa.
    Una storia epica. lirica, con tratti umoristici, pezzi di saggistica un po' indigesti - almeno per me - che mi avevano fatto, a suo tempo. "arenare".
    Ma oggi l'ho finito, e mi ...(continue)

    Dai miei ricordi e dalla libreria. dopo averlo abbandonato molti anni fa.
    Una storia epica. lirica, con tratti umoristici, pezzi di saggistica un po' indigesti - almeno per me - che mi avevano fatto, a suo tempo. "arenare".
    Ma oggi l'ho finito, e mi sono emozionata come poche volte per un romanzo che si può definire d'avventura, mi mancava il fiato e mi sono messa a guardare il mare che per fortuna avevo davanti a me. Tutti siamo un po' Achab, a volte.
    Ma chiamatemi Ismaele.

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    Ginny said on Aug 9, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Il grande classico della saggistica naval-venatoria.

    Moby Dick è un libro strano.
    Potrebbe essere riassunto - riscritto - tagliando almeno due terzi del volume effettivo. La trama - scarna e nascosta - si concentra sostanzialmente in tre tronconi (uno all'inizio, uno alla fine ed il terzo a metà libro ...(continue)

    Moby Dick è un libro strano.
    Potrebbe essere riassunto - riscritto - tagliando almeno due terzi del volume effettivo. La trama - scarna e nascosta - si concentra sostanzialmente in tre tronconi (uno all'inizio, uno alla fine ed il terzo a metà libro) ed è intervallata da quasi quattrocento pagine di pura saggistica volta ad illustrarci ora le meraviglie della balena (che in barba a Linneo, per noi di Nantucket, sarà sempre e soltanto un pesce) o la gloria dell'arte della caccia (che parte così indietro che abbiamo imparato a scrivere solo per la necessità di raccontare il nostro ammazzar balene) o il modo in cui un mastro d'ascia confeziona un arpione oppure come il ramponiere si prodighi, nell'atto violento e romantico dello scontro, ad usarlo contro la carne del cetaceo.

    La cosa assurda - la serendipità - è che, nonostante la pesantezza lessicale e la densità di informazione veicolata, la parte saggistica riesce a tratti a rapire più della narrazione. Alla fine della lettura l'esperienza travolgente della lotta dell'uomo contro se stesso e contro tutto (le memorabili ultime 40 pagine! le ultime 40 memorabili pagine!) passa quasi in secondo piano perché, in contorno ad essa, ho imparato.
    È sempre bello, imparare.

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    Andante con moto said on Aug 2, 2014 | 2 feedbacks

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