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Moby Dick

Di

Editore: Newton Compton (e-Newton classici)

4.1
(5736)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 783 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Olandese , Chi tradizionale , Catalano , Finlandese , Portoghese , Rumeno , Greco , Giapponese , Russo , Polacco , Danese , Ceco , Indiano (Hindi) , Ungherese , Chi semplificata

Isbn-10: 8854128988 | Isbn-13: 9788854128989 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Pietro Meneghelli ; Curatore: Pietro Meneghelli

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Altri , Copertina rigida , Cofanetto , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
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  • 3

    un capolavoro zavorrato

    questo volume ha 683 pagine. 283 pagine sono pagine mirabili da vero capolavoro letterario. 400 pagine sono noiose, senza cuore e fredde come leggere un manuale di cetologia per un master di scienze naturali. Ti vien voglia di abbandonarlo più volte e più volte, ma almeno le pagine finali meritan ...continua

    questo volume ha 683 pagine. 283 pagine sono pagine mirabili da vero capolavoro letterario. 400 pagine sono noiose, senza cuore e fredde come leggere un manuale di cetologia per un master di scienze naturali. Ti vien voglia di abbandonarlo più volte e più volte, ma almeno le pagine finali meritano, ( proprio perché sono finali ? )
    Prendete una nave che nella vostra testa dovrebbe correre veloce ma zavorratela fino al massimo consentito,
    Prendete un Fine , la vostra Unica Ossessione ma rendetela così bianca da farla scomparire fino a diventare un miraggio impalpabile....a voi moby dick

    ha scritto il 

  • 5

    La balena bianca

    Questo romanzo venne pubblicato per la prima volta nel 1851, durante il Rinascimento americano e venne tradotto in italiano per la prima volta nel 1932 da Cesare Pavese.
    Agli inizi non era stato ritenuto un gran libro, ma ora è stato riconosciuto come uno dei capolavori della narrativa stat ...continua

    Questo romanzo venne pubblicato per la prima volta nel 1851, durante il Rinascimento americano e venne tradotto in italiano per la prima volta nel 1932 da Cesare Pavese.
    Agli inizi non era stato ritenuto un gran libro, ma ora è stato riconosciuto come uno dei capolavori della narrativa statunitense.
    Anche se si tratta di un romanzo di avventura, cita due avvenimenti realmente accaduti.
    Il primo è l’affondamento della baleniera Essex nell’anno 1820 ed il secondo è la presunta uccisione di un capodoglio albino nei pressi dell’isola cilena Mocha.

    Passiamo alla trama del libro.

    Ismaele è il narratore e proprio attraverso i suoi occhi veniamo a conoscenza di questa storia.
    Lui sta per partire per Manhattan e per arrivarci si imbarcherà su una baleniera.
    Per poter partire deciderà di dividere il letto con un perfetto sconosciuto con il quale con il passare del tempo tesserà una buona amicizia.
    Si registreranno nell’equipaggio della baleniera Pequod che ha come capitano Achab.
    A quanto pare però aleggia nell’aria una disgrazia e pende proprio sulla testa del capitano.
    Moby Dick è l’imponente e particolare balena bianca che vogliono catturare, ma non è per niente facile questa impresa perché prima di lui molti altri l’avevano tentata fallendo miseramente.
    L’equipaggio su Pequod dovrà andare incontro a tantissime peripezie se vorrà portare a casa la pelle.

    L’uomo anche in questo caso cercherà di lottare in tutti i modi contro le forze del male ed inoltre l’autore ci fa capire che abbiamo dei limiti e la forza di Madre Natura è sconfinata.

    Ve lo voglio consigliare e vi auguro buona lettura!

    ha scritto il 

  • 2

    Idealizzato troppo

    Con fatica sono arrivata a 251 pagine, poi ho lasciato. L'ho ripreso con lo scopo di finirlo, ma non ci sono riuscita. E' scritto egregiamente, assolutamente niente da dire, ma non cattura la mia attenzione nonostante la fama mi abbia attirato tantissimo. Mi è sembrato un documentario sui vari ti ...continua

    Con fatica sono arrivata a 251 pagine, poi ho lasciato. L'ho ripreso con lo scopo di finirlo, ma non ci sono riuscita. E' scritto egregiamente, assolutamente niente da dire, ma non cattura la mia attenzione nonostante la fama mi abbia attirato tantissimo. Mi è sembrato un documentario sui vari tipi di balena e varianti si essa. Profondamente dispiaciuta e delusa.

    ha scritto il 

  • 4

    Un capolavoro della letteratura del XIX secolo

    Un pietra miliare della letteratura americana del XIX secolo, come sempre (o quasi) pressoché ignota ai suoi contemporanei. Impresa titanica per il traduttore – che oggi non può non confrontarsi con i precedenti.
    Lettura a tratti piacevole, ma spesso estenuante per la completezza e l’estens ...continua

    Un pietra miliare della letteratura americana del XIX secolo, come sempre (o quasi) pressoché ignota ai suoi contemporanei. Impresa titanica per il traduttore – che oggi non può non confrontarsi con i precedenti.
    Lettura a tratti piacevole, ma spesso estenuante per la completezza e l’estensione della materia di cui tratta – la cetologia e la baleneria – infine premiata dall’ultima parte, quella del duello vero e proprio di Achab con la balena bianca, questa sì di valore assoluto. Per contro, molte pagine paiono invecchiate, per non parlare dell’ideologia che vi è alle spalle – la lotta tra l’uomo e la natura – ormai anacronistica e semmai intesa a ruoli rovesciati.
    Ciò riconosciuto, il libro di Melville resta pur sempre un capolavoro, al di là dei miti che ha creato e che comunque appartengono all’immaginario moderno.

    ha scritto il 

  • 4

    Vendetta!!!

    Un libro sul sentimento di vendetta che tutto corrode e su la Natura madre e matrigna di tutti gli uomini. Scritto magistralmente ma con una ventina di capitoli assolutamente ininfluenti!!!

    ha scritto il 

  • 5

    Un'opera-mondo, un romanzo enciclopedico è la caccia alla balena Moby Dick, di cui Herman Melville fa raccontare le memorie all'unico superstite della baleniera guidata dal monomaniaco capitano Achab. Biologia marina ed evoluzionismo, storia dell'arte ed estetica dei colori (la purezza e la terri ...continua

    Un'opera-mondo, un romanzo enciclopedico è la caccia alla balena Moby Dick, di cui Herman Melville fa raccontare le memorie all'unico superstite della baleniera guidata dal monomaniaco capitano Achab. Biologia marina ed evoluzionismo, storia dell'arte ed estetica dei colori (la purezza e la terribilità, la santità e la spettralità del bianco), teologia e meteorologia, filosofia ed economia, antropologia e culinaria, cantieristica e macelleria. Questi i mondi in cui naviga il libro di Melville, che però è e resta soprattutto un classico e appassionante racconto di una grande avventura.

    ha scritto il 

  • 1

    Abbandonato

    No, non si può. Arrivata a metà abbandono. Un polpettone che non trasmette niente, sembra un libro per ragazzini bisognosi di avventure. Forse l'ho letto nella traduzione sbagliata, non ho idea. Ma non capisco come possa aver avuto tutto questo successo, dove stia tutta questa profondità di pensi ...continua

    No, non si può. Arrivata a metà abbandono. Un polpettone che non trasmette niente, sembra un libro per ragazzini bisognosi di avventure. Forse l'ho letto nella traduzione sbagliata, non ho idea. Ma non capisco come possa aver avuto tutto questo successo, dove stia tutta questa profondità di pensiero. Cedo, mi arrendo. Fucilatemi pure.

    ha scritto il 

  • 4

    "Chi non è schiavo al mondo?"


    "Poiché sono le costruzioni piccole che possono venir terminate dai loro primi architetti; le grandiose, le vere lasciano sempre il soffitto all'avvenire."


    "Tutti gli oggetti visibili, vedi, sono soltanto maschere di cartone, ma in ogni evento, nell'att ...continua

    "Chi non è schiavo al mondo?"

    "Poiché sono le costruzioni piccole che possono venir terminate dai loro primi architetti; le grandiose, le vere lasciano sempre il soffitto all'avvenire."

    "Tutti gli oggetti visibili, vedi, sono soltanto maschere di cartone, ma in ogni evento, nell'atto vivo, nell'azione indubitata, qualcosa di sconosciuto, ma sempre ragionevole, sporge le sue fattezze sotto la maschera bruta. E se l'uomo vuol colpire, colpisca la maschera! Come può il prigioniero arrivar fuori se non si caccia attraverso il muro? Per me la Balena Bianca è questo muro, che mi è stato spinto accanto. Talvolta penso che di là non ci sia nulla. Ma mi basta. Essa mi occupa, mi sovraccarica: io vedo in lei una forza atroce innerbata da una malizia imperscrutabile. Questa cosa imperscrutabile è ciò che odio soprattutto: e sia la Balena Bianca il dipendente o sia il principale, io sfogherò su di lei questo mio odio."

    "Perciò quel mortale che ha in sé più gioia che dolore, quel mortale non può essere sincero: è insincero o arrestato nella crescita."

    "C'è una saggezza che è dolore; ma c'è un dolore che è follia."

    "Che cos'è mai, quale cosa senza nome, imperscrutabile e ultraterrena è mai; quale signore e padrone nascosto e ingannatore, quale tiranno spietato mi comanda, perché, contro tutti gli affetti e i desideri umani, io deva continuare a sospingere, ad agitarmi, a menare gomitate senza posa, accingendomi temerario a ciò che nel mio cuore vero, naturale, non ho mai osato nemmeno osare?"

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    "una scia bianca che spumava come crema..."

    <<Alcuni anni fa, non avendo il becco d'un soldo e nulla di particolarmente interessante che mi trattenesse a terra, pensai di imbarcarmi per vedere il mondo delle acque>>. Comincia così, con questa separazione dell'esistenza terrena da ciò che invece accade in quell'altro mondo che è ...continua

    <<Alcuni anni fa, non avendo il becco d'un soldo e nulla di particolarmente interessante che mi trattenesse a terra, pensai di imbarcarmi per vedere il mondo delle acque>>. Comincia così, con questa separazione dell'esistenza terrena da ciò che invece accade in quell'altro mondo che è il mare aperto, Moby Dick. La differenza viene ribadita più volte. <<Oh, come disprezzai quella strada che era la terra! Quella strada pubblica, segnata dalle impronte servili di tacchi e di zoccoli! e mi voltai ad ammirare il mare munifico, il quale non consente che si lasci su di esso traccia alcuna>>. E infatti il gorgo finale, che, "avvolgendo ogni cosa", inghiotte "ogni remo galleggiante", "ogni asta di lancia" e "la più piccola scheggia", ribadisce la forza del mare e il ritorno alla quiete della superficie marina...L'immutabilità del mare, la sua illimitatezza monotona ed ostile è ciò che il capitano Peleg svela ad Ismaele. Vuole imbarcarsi per vedere il mondo? Andasse allora a prua, a guardare a sopravvento, e poi venisse a riferire cosa ha visto. "Non molto. Solo acqua" è costretto a rispondere Ismaele. Ma questo è vero solo per quello che si vede. Il mare, infatti, è ingannevole: nasconde più cose di quanto si creda. E' "una tigre selvaggia": nessuna pietà lo governa, nessuna forza, se non la propria. <<Pensa a quanto è scaltro il mare; pensa a come le sue creature più temute scivolano sott'acqua, per lo più invisibili, celandosi infide sotto le più incantevoli sfumature d'azzurro(...) Pensa a tutto questo e poi volgiti a questa terra verde, gentile, mitissima. Pensa al mare e alla terra insieme: non vi trovi una strana analogia con quello che è in te? Giacché , come questo orrendo oceano circonda la terra verdeggiante, così nell'anima dell'uomo vi è un'isola piena di pace e di gioia, cinta però da tutti gli orrori di una vita semisconosciuta. Che Iddio ti protegga! Non allontanarti da quest'isola, perché potresti non farvi più ritorno!>> E' questo, infatti, che perde Ahab, questo "capitano senza Dio, simile a Dio". La sua fermezza, la pervicacia indomabile, la sua sfida ai limiti dell'umano, la sua ricerca ostinata e malvagia della conoscenza, lo hanno per sempre scacciato dalla sua isola di pace che pure avrebbe in terra, per riportarlo sempre in acqua. <<Si torni a vagare nel cerchio ribollente di schiuma, del capodoglio cui si dà la caccia>>...Consapevole di non poter guarire dalla dipendenza ossessiva del suo desiderio; acquisita la coscienza della volontà di non volersi salvare, Ahab ormai si sostanzia nel suo unico pensiero di vendetta. Il viaggio sul Pequod è faticoso. Più volte lo avevo intrapreso, per abbandonarlo poco dopo. Pagine e pagine di descrizioni di balene e di ammaestramenti sulla lenza, il lancio, lo squarto, le tecniche di sbucciamento della coltre di grasso e e e sfiancherebbero chiunque. Ma non potrò dimenticare, in questo libro privo di donne (solo poche comparse,come Madama Carità e le tante vedove, presenti e future, dei marinai) questa specie di inno al mondo femminile: <<Se, poniamo, arpionate un maschio da quaranta barili...povero disgraziato!Tutti i suoi compagni lo piantano lì in asso. Ma provatevi a colpire una femmina: le sue compagne le si fanno intorno, visibilmente preoccupate, e talvolta le si soffermano accanto tanto a lungo da essere catturate a loro volta>>. Non dimenticherò le innumerevoli descrizioni dell'acqua <<mentre il lungo riflesso brunito del sole si era posato sulle acque, simile a un dito dorato che stesse intimando loro di tenere un misterioso segreto; mentre le onde, confabulando, si rincorrevano a passi felpati...>>; né la spaventosa solitudine di Pip, dopo che - un'altra volta! - si butta dalla lancia; e immagino che nessuno potrà mai dimenticare l'incontro con la Rachele, e con quel padre "sventurato" costretto dagli eventi nel "crudelissimo dilemma" di quale figlio tentare di salvare per primo...Alla Rachele tocca l'immagine finale del viaggio, quando il mare ha riaffermato la sua supremazia e risistemata la sua superficie intracciabile. <<una vela si avvicinò e infine mi raccolse. Era la Rachele, la quale, nel suo vagare tortuoso, mentre stava ripercorrendo il proprio cammino alla ricerca dei figli perduti, trovò solo un altro orfano>>. (H. Melville, Moby Dick, a cura di Giuseppe Natale, Utet)

    ha scritto il 

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