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Moby Dick o la balena

Di

Editore: Mondadori

4.1
(5696)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 592 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Olandese , Chi tradizionale , Catalano , Finlandese , Portoghese , Rumeno , Greco , Giapponese , Russo , Polacco , Danese , Ceco , Indiano (Hindi) , Ungherese

Isbn-10: 8804387998 | Isbn-13: 9788804387992 | Data di pubblicazione:  | Edizione 8

Traduttore: C. Minoli ; Postfazione: Herman Melville

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida , Cofanetto , eBook , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Philosophy , Travel

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Descrizione del libro
Ishmael, narratore e testimone, si imbarca sulla baleniera "Pequod", il cuicapitano è Achab. Il capitano ha giurato vendetta a Moby Dick, una immensabalena bianca che, in un viaggio precedente, gli aveva troncato una gamba. Inizia un inseguimento per i mari di tre quarti del mondo. Lunghe attese, discussioni, riflessioni filosofiche, accompagnano l'inseguimento. L'unico amicodi Ishmael morirà prima della fine della vicenda. E' Queequeg, un indiano chesi era costruito una bara intarsiata con strani geroglifici. Moby Dick vieneinfine avvistata e arpionata. Trascinerà nell'abisso lo stesso Achab, crocefisso sul suo dorso dalle corde degli arpioni. Ishmael è l'unico che sopravvive, usando, come zattera, la bara di Queequeg.
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  • 5

    Un'opera-mondo, un romanzo enciclopedico è la caccia alla balena Moby Dick, di cui Herman Melville fa raccontare le memorie all'unico superstite della baleniera guidata dal monomaniaco capitano ...continua

    Un'opera-mondo, un romanzo enciclopedico è la caccia alla balena Moby Dick, di cui Herman Melville fa raccontare le memorie all'unico superstite della baleniera guidata dal monomaniaco capitano Achab. Biologia marina ed evoluzionismo, storia dell'arte ed estetica dei colori (la purezza e la terribilità, la santità e la spettralità del bianco), teologia e meteorologia, filosofia ed economia, antropologia e culinaria, cantieristica e macelleria. Questi i mondi in cui naviga il libro di Melville, che però è e resta soprattutto un classico e appassionante racconto di una grande avventura.

    ha scritto il 

  • 1

    Abbandonato

    No, non si può. Arrivata a metà abbandono. Un polpettone che non trasmette niente, sembra un libro per ragazzini bisognosi di avventure. Forse l'ho letto nella traduzione sbagliata, non ho idea. Ma ...continua

    No, non si può. Arrivata a metà abbandono. Un polpettone che non trasmette niente, sembra un libro per ragazzini bisognosi di avventure. Forse l'ho letto nella traduzione sbagliata, non ho idea. Ma non capisco come possa aver avuto tutto questo successo, dove stia tutta questa profondità di pensiero. Cedo, mi arrendo. Fucilatemi pure.

    ha scritto il 

  • 4

    "Chi non è schiavo al mondo?"

    "Poiché sono le costruzioni piccole che possono venir terminate dai loro primi architetti; le grandiose, le vere lasciano sempre il soffitto all'avvenire."

    "Tutti gli ...continua

    "Chi non è schiavo al mondo?"

    "Poiché sono le costruzioni piccole che possono venir terminate dai loro primi architetti; le grandiose, le vere lasciano sempre il soffitto all'avvenire."

    "Tutti gli oggetti visibili, vedi, sono soltanto maschere di cartone, ma in ogni evento, nell'atto vivo, nell'azione indubitata, qualcosa di sconosciuto, ma sempre ragionevole, sporge le sue fattezze sotto la maschera bruta. E se l'uomo vuol colpire, colpisca la maschera! Come può il prigioniero arrivar fuori se non si caccia attraverso il muro? Per me la Balena Bianca è questo muro, che mi è stato spinto accanto. Talvolta penso che di là non ci sia nulla. Ma mi basta. Essa mi occupa, mi sovraccarica: io vedo in lei una forza atroce innerbata da una malizia imperscrutabile. Questa cosa imperscrutabile è ciò che odio soprattutto: e sia la Balena Bianca il dipendente o sia il principale, io sfogherò su di lei questo mio odio."

    "Perciò quel mortale che ha in sé più gioia che dolore, quel mortale non può essere sincero: è insincero o arrestato nella crescita."

    "C'è una saggezza che è dolore; ma c'è un dolore che è follia."

    "Che cos'è mai, quale cosa senza nome, imperscrutabile e ultraterrena è mai; quale signore e padrone nascosto e ingannatore, quale tiranno spietato mi comanda, perché, contro tutti gli affetti e i desideri umani, io deva continuare a sospingere, ad agitarmi, a menare gomitate senza posa, accingendomi temerario a ciò che nel mio cuore vero, naturale, non ho mai osato nemmeno osare?"

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    "una scia bianca che spumava come crema..."

    <<Alcuni anni fa, non avendo il becco d'un soldo e nulla di particolarmente interessante che mi trattenesse a terra, pensai di imbarcarmi per vedere il mondo delle acque>>. Comincia così, con questa ...continua

    <<Alcuni anni fa, non avendo il becco d'un soldo e nulla di particolarmente interessante che mi trattenesse a terra, pensai di imbarcarmi per vedere il mondo delle acque>>. Comincia così, con questa separazione dell'esistenza terrena da ciò che invece accade in quell'altro mondo che è il mare aperto, Moby Dick. La differenza viene ribadita più volte. <<Oh, come disprezzai quella strada che era la terra! Quella strada pubblica, segnata dalle impronte servili di tacchi e di zoccoli! e mi voltai ad ammirare il mare munifico, il quale non consente che si lasci su di esso traccia alcuna>>. E infatti il gorgo finale, che, "avvolgendo ogni cosa", inghiotte "ogni remo galleggiante", "ogni asta di lancia" e "la più piccola scheggia", ribadisce la forza del mare e il ritorno alla quiete della superficie marina...L'immutabilità del mare, la sua illimitatezza monotona ed ostile è ciò che il capitano Peleg svela ad Ismaele. Vuole imbarcarsi per vedere il mondo? Andasse allora a prua, a guardare a sopravvento, e poi venisse a riferire cosa ha visto. "Non molto. Solo acqua" è costretto a rispondere Ismaele. Ma questo è vero solo per quello che si vede. Il mare, infatti, è ingannevole: nasconde più cose di quanto si creda. E' "una tigre selvaggia": nessuna pietà lo governa, nessuna forza, se non la propria. <<Pensa a quanto è scaltro il mare; pensa a come le sue creature più temute scivolano sott'acqua, per lo più invisibili, celandosi infide sotto le più incantevoli sfumature d'azzurro(...) Pensa a tutto questo e poi volgiti a questa terra verde, gentile, mitissima. Pensa al mare e alla terra insieme: non vi trovi una strana analogia con quello che è in te? Giacché , come questo orrendo oceano circonda la terra verdeggiante, così nell'anima dell'uomo vi è un'isola piena di pace e di gioia, cinta però da tutti gli orrori di una vita semisconosciuta. Che Iddio ti protegga! Non allontanarti da quest'isola, perché potresti non farvi più ritorno!>> E' questo, infatti, che perde Ahab, questo "capitano senza Dio, simile a Dio". La sua fermezza, la pervicacia indomabile, la sua sfida ai limiti dell'umano, la sua ricerca ostinata e malvagia della conoscenza, lo hanno per sempre scacciato dalla sua isola di pace che pure avrebbe in terra, per riportarlo sempre in acqua. <<Si torni a vagare nel cerchio ribollente di schiuma, del capodoglio cui si dà la caccia>>...Consapevole di non poter guarire dalla dipendenza ossessiva del suo desiderio; acquisita la coscienza della volontà di non volersi salvare, Ahab ormai si sostanzia nel suo unico pensiero di vendetta. Il viaggio sul Pequod è faticoso. Più volte lo avevo intrapreso, per abbandonarlo poco dopo. Pagine e pagine di descrizioni di balene e di ammaestramenti sulla lenza, il lancio, lo squarto, le tecniche di sbucciamento della coltre di grasso e e e sfiancherebbero chiunque. Ma non potrò dimenticare, in questo libro privo di donne (solo poche comparse,come Madama Carità e le tante vedove, presenti e future, dei marinai) questa specie di inno al mondo femminile: <<Se, poniamo, arpionate un maschio da quaranta barili...povero disgraziato!Tutti i suoi compagni lo piantano lì in asso. Ma provatevi a colpire una femmina: le sue compagne le si fanno intorno, visibilmente preoccupate, e talvolta le si soffermano accanto tanto a lungo da essere catturate a loro volta>>. Non dimenticherò le innumerevoli descrizioni dell'acqua <<mentre il lungo riflesso brunito del sole si era posato sulle acque, simile a un dito dorato che stesse intimando loro di tenere un misterioso segreto; mentre le onde, confabulando, si rincorrevano a passi felpati...>>; né la spaventosa solitudine di Pip, dopo che - un'altra volta! - si butta dalla lancia; e immagino che nessuno potrà mai dimenticare l'incontro con la Rachele, e con quel padre "sventurato" costretto dagli eventi nel "crudelissimo dilemma" di quale figlio tentare di salvare per primo...Alla Rachele tocca l'immagine finale del viaggio, quando il mare ha riaffermato la sua supremazia e risistemata la sua superficie intracciabile. <<una vela si avvicinò e infine mi raccolse. Era la Rachele, la quale, nel suo vagare tortuoso, mentre stava ripercorrendo il proprio cammino alla ricerca dei figli perduti, trovò solo un altro orfano>>. (H. Melville, Moby Dick, a cura di Giuseppe Natale, Utet)

    ha scritto il 

  • 1

    ammainiamo le veleeee

    Quasi a metà mi sono definitivamente arresa dopo aver fatto una gran fatica a percorrere tutte quelle pagine, quand è partito con la carrellata di cetacei ho gettato la scialuppa di salvataggio ho ...continua

    Quasi a metà mi sono definitivamente arresa dopo aver fatto una gran fatica a percorrere tutte quelle pagine, quand è partito con la carrellata di cetacei ho gettato la scialuppa di salvataggio ho fatto ammutinamento di un libro che mi era stato consigliato di tutto cuore da un conoacente che lo definiva il suo preferito in assoluto. Unico motivo per cui mi dispiace aver trovato le pagine di questo libro come dei macigni che mi hanno ancorato alla convinzione di non voler nemmeno in futuro riprovare a leggerlo. Mi spiace.

    ha scritto il 

  • 2

    Caro il mio Melville, mi spiace ma, arrivata alla pagina 170, ho deciso che ne avevo a sufficienza! Peccato, perché veramente avrei voluto vedere come andava a finire, ma per quanto mi riguarda ...continua

    Caro il mio Melville, mi spiace ma, arrivata alla pagina 170, ho deciso che ne avevo a sufficienza! Peccato, perché veramente avrei voluto vedere come andava a finire, ma per quanto mi riguarda proprio non è accettabile una tale profusione di parole per non dire niente di niente! Che peccato, sono veramente delusa...

    ha scritto il 

  • 3

    Forse è sacrilego assegnare solo tre stelline a "Moby Dick", ma non mi è piaciuto perché non mi ha trasmesso emozioni, se non quello di antipatia verso Achab. Indiscutibilmente un capolavoro e un ...continua

    Forse è sacrilego assegnare solo tre stelline a "Moby Dick", ma non mi è piaciuto perché non mi ha trasmesso emozioni, se non quello di antipatia verso Achab. Indiscutibilmente un capolavoro e un caposaldo della letteratura: mirabili le descrizioni della vita in mare e la caratterizzazione dei personaggi, ma non mi ha coinvolta. Probabilmente è un romanzo da leggere con la guida di un esperto per capirne a fondo il contenuto metafisico e allegorico, cosa che a me è risultata alquanto ostica.

    ha scritto il 

  • 5

    Una balena chiamata desiderio

    Chiudo, estenuato e contento, la lettura di Moby Dick in inglese. Una lettura che richiedeva un costante vorticare libro-dizionario-traduzione italiana che in alcune parti mi ha sfiancato, laddove i ...continua

    Chiudo, estenuato e contento, la lettura di Moby Dick in inglese. Una lettura che richiedeva un costante vorticare libro-dizionario-traduzione italiana che in alcune parti mi ha sfiancato, laddove i termini tecnici della baleneria uscivano dai confini angusti del dizionario e mi impedivano, temevo, di apprezzare il soffio vitale, lo spirito, che Melville infonde al suo libro, in quelle parti in cui, invece, l'originale mi parlava a lettere brillanti.

    Lattura faticosa, dicevo, interrotta, divagante. E poi, però, al momento di scrivere una recensione di questo miracolo della letteratura dell'800 (ahimé: gli Usa Melville, noi Manzoni) ti confronti con Achab e la balena, vis-à-vis...

    Invece no. Rigettato il simbolo insondabile e l'ossessione cieca questo libro ci parla di Starbuck e Pip, del fabbro e del carpentiere, del gaio vitalismo di Stubb e del filosofico contegno di Queequeg e dei cupi misteri di Fedallah e di mille altri. Non è dunque dietro la scia della balena che mi voglio muovere, ma tangenzialmente a essa, come una nave che la rincorra senza volerla veramente acchiappare.

    La fine è nota. A noi, a Ismael, a Achab, a Queequeg, a tutti. Cos'è allora che spinge un uomo nella direzione della sua evidente perdizione? E cosa gli impedisce di cambiare rotta? Perché l'appello di Starbuck, fatto proprio nel momento del più dolce cedimento di Achab, non ha alcuna speranza di successo?

    No, ribaltiamo la domanda. Perché dovrebbero essere in grado di salvarsi? Non vediamo tutti i giorni, attorno a noi, persone attratte dalla loro stessa rovina, incatenate alle loro stesse perdizioni, incapaci di uscire dai labirinti dolorosi che loro stessi hanno creato?

    Non tanto l'impossibilità di sfuggire al proprio destino, a meno che non si voglia chiamare destino se stessi, quello che si è, il modo giusto o sbagliato in cui nel tempo ci siamo costruiti e irrigiditi e incancreniti. Ognuno di noi coltiva la sua balena, ognuno di noi ciba la propria Moby Dick, che ci segue, a fianco, lanciandoci segnali sotto forma di solitarie sfiatate e messaggi che non sappiamo e non possiamo cogliere. E' arpionare con forza noi stessi quello che non vorremmo e non ne siamo capaci. E questa incapacità è essere umani.

    (poi questo libro leggetelo come volete: a testa ingiù, come un trattato, come un libro di mare, di sogni, di biologia, a testa in giù, aloft, astern fate voi)

    ha scritto il 

  • 2

    Avevo un conto in sospeso con Moby Dick fin dalla terza elementare. Dovevo leggere per compito una riduzione per bambini ma proprio non mi andava a genio! Ma forse l'intuizione non era stata così ...continua

    Avevo un conto in sospeso con Moby Dick fin dalla terza elementare. Dovevo leggere per compito una riduzione per bambini ma proprio non mi andava a genio! Ma forse l'intuizione non era stata così malvagia visto che il tomone originale l'ho finito a fatica. Che dire, non è proprio ciò che mi aspettavo! Volevo una storia da vecchi lupi di mare, invece non è così. Le prime 100/110 pagine scorrono via veloci. Ismaele fa subito simpatia e sembra proprio di vagare per le stradine di Nantucket (gustando per di più un'ottima zuppa di pesce!). Poi da quando il Pequod salpa, più nulla. Per 300 e rotte pagine si trasforma in un trattato filosofico sulla cetologia. A volte prende ed è ipnotico, ci sono a volte frasi illuminate ma molto spesso, bisogna ammetterlo, annoia. Le ultime 120pag sono state una via crucis. Non volevo mollare. Volevo anch'io vedere la Balena Bianca che come una sorta di Kurtz aleggia per tutto il libro ma è stata una delusione anche se sapevo come il tutto andava a finire. Più che altro questo libro apre un'enorme finesta sull'importanza della balena (pardon, capodoglio!) nel 1800. Lo immaginavo ma non di tale portata. Poi nella prefazione si fa riferimento alla balena come simbolo di un'ossessione in generale ma mi ha fatto un po' specie scoprire in lettura che è un'interpretazione data successivamente dai critici. In un punto, che purtroppo non ho sottolineato, è lo stesso Melville a dire di non trasfigurare la balena, di non vederla come simbolo di nulla ma solo come balena e basta. Rimango perplessa ma contenta di aver finito un classicone e poter dire la mia ;-).

    ha scritto il 

  • 5

    Fortunatamente "ripescato"

    Dai miei ricordi e dalla libreria. dopo averlo abbandonato molti anni fa. Una storia epica. lirica, con tratti umoristici, pezzi di saggistica un po' indigesti - almeno per me - che mi avevano fatto, ...continua

    Dai miei ricordi e dalla libreria. dopo averlo abbandonato molti anni fa. Una storia epica. lirica, con tratti umoristici, pezzi di saggistica un po' indigesti - almeno per me - che mi avevano fatto, a suo tempo. "arenare". Ma oggi l'ho finito, e mi sono emozionata come poche volte per un romanzo che si può definire d'avventura, mi mancava il fiato e mi sono messa a guardare il mare che per fortuna avevo davanti a me. Tutti siamo un po' Achab, a volte. Ma chiamatemi Ismaele.

    ha scritto il 

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