Modernità liquida

Di

Editore: Laterza (I Robinson)

4.0
(288)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 272 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Chi semplificata

Isbn-10: 8842097357 | Isbn-13: 9788842097358 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Sergio Minucci

Genere: Filosofia , Politica , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
La metafora della liquidità, da quando Bauman l'ha coniata, ha marcato i nostri anni ed è entrata nel linguaggio comune per descrivere la modernità nella quale viviamo. Individualizzata, privatizzata, incerta, flessibile, vulnerabile, nella quale a una libertà senza precedenti fanno da contraltare una gioia ambigua e un desiderio impossibile da saziare.
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  • 5

    LA SOCIETÀ CAPRICCIOSA

    Non saprei se l’intento di Zygmunt Bauman scrivendo il saggio “Modernità liquida” sia stato quello di convincere il lettore che il tempo che stiamo vivendo sia qualcosa del tutto diverso da quello pre ...continua

    Non saprei se l’intento di Zygmunt Bauman scrivendo il saggio “Modernità liquida” sia stato quello di convincere il lettore che il tempo che stiamo vivendo sia qualcosa del tutto diverso da quello precedente e che necessiti di una nuova definizione ovvero possa essere definito come l’epoca della “Modernità liquida”. Certo, Bauman offre molti interessanti ragionamenti ed esempi per segnalare come la nostra epoca sia mutata rispetto a quella da cui siamo appena usciti, ma mi è parso che nel saggio manchi qualcosa che leghi tra loro tutti questi ragionamenti e concetti e segni il tratto determinante per definire la nostra una “Modernità liquida”, non sono, insomma, uscito dalla lettura, del tutto convinto sullo stacco logico tra la precedente modernità e l’attuale, di cui vedo ancora troppi elementi di continuità, ma per il resto le argomentazioni di Bauman meritano certo un lettura e una riflessione su molti dei punti trattati.

    Il saggio “Modernità liquida” di Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925 – Leeds, 9 gennaio 2017) sociologo, filosofo e accademico polacco di origini ebraiche, si apre introducendo tre concetti.
    Il primo è che il desiderio di libertà non è poi così forte e che molti, in una società opulenta come la nostra, non solo non desiderano essere veramente liberi, ma di norma non sono nemmeno consapevoli di vivere in una libertà limitata. Riporta l’esempio dei marinai dell’Odissea che, mutati in porci da Circe, non vogliono tornare alla “libertà” originaria di esseri umani.
    Il secondo è che la nostra società attuale pur avendo conservato (se non acuito) la propria capacità di critica del sistema, ha perso l’impulso a lottare per cambiarlo, perché, come notava desolatamente Marcuse, non c’è una base di massa sufficiente ad avviare un processo rivoluzionario che possa mutare uno status quo che non è percepito come negativo (sebbene abbia ampi margini di miglioramento e numerosi aspetti deleteri).
    Il terzo è la definizione del periodo attuale come “Modernità liquida”, in contrapposizione alla precedente epoca totalitaria, caratterizzata dai modelli standardizzati di ispirazione fordiana, un mondo organizzato come catena produttiva.
    Ford aveva inventato il sistema per evitare la diserzione del proprio esercito, incatenandolo in un processo che non poteva essere interrotto.
    Per l’autore il passaggio alla Modernità Liquida corrisponde anche al passaggio all’individualismo. Come dice Toqueville, l’individuo è il peggior nemico del cittadino, e quindi l’individualismo sta rubando spazi al pubblico, al sociale. La grande paura delle distopie del XX secolo, come “1984” di George Orwell e “Il mondo nuovo” di Huxley si sono rivelate infondate. Nascevano dalla paura dei totalitarismi europei, come nazismo, fascismo e stalinismo, ma lo shock di quelle esperienze è stato così forte da spingere la società alla deriva verso il suo opposto, verso un mondo in cui l’interesse individuale e personale pare il solo che conti, con il risultato che gli Stati, anziché occuparsi delle problematiche sociali, ambientali, economiche e magari finanziarie, si concentrano, soprattutto nella comunicazione, verso false problematiche come la sicurezza, erigendo muri e barriere e creando clamore su casi di violenza statisticamente del tutto irrilevanti o ergendosi a baluardo verso ciò che è “altro” e “diverso”.
    La morte del cittadino, sotto i colpi dell’individuo, si vede fortemente in alcuni Paesi come l’Italia, in cui il senso civico si è perso, forse per effetto di una prolungata percezione del Governo come entità aliena (in ricordo di passate dominazioni straniere) da combattere e imbrogliare, piuttosto che espressione della comunità cui si appartiene, lasciando ampi spazi a mafie e camorre.
    La differenza tra capitalismo pesante e capitalismo leggero, per Bauman, si nota anche nella sostituzione di numerose autorità a una o poche, con il risultato che, proprio per il loro numero, le autorità cessano di essere tali e i leader sono sostituiti dai consulenti, la cui autorità deriva dall’approvazione di chi ne cerca il parere.
    Le paure orwelliane si sono così ribaltate, al punto che il pericolo oggi sono la moltitudine di Piccoli Fratelli onnipresenti, piuttosto che l’autorità statalista del Grande Fratello. I Talk Show hanno portato il privato nella sfera del pubblico, svolgendo un’importante funzione sociale di liberazione da paure e complessi, mostrando che panni sporchi simili ai nostri erano lavati sui teleschermi. Il privato ambisce a diventare pubblico. Desidera apparire. I Talk Show sono solo per pochi e qualificati (a modo loro) soggetti. I reality danno visibilità alla gente comune, ma sempre solo a pochi. Le community del web sono la piazza in cui ciascuno, chiunque, può esibirsi e recitare la sua parte, in cui gli viene costantemente chiesto “cosa pensi?” (anche se si trova in spazi virtuali che tutto inducono anziché il pensiero), in cui ciascuno dichiara dove si trova, con chi, perché e come, in una spontanea rinuncia alla privacy, in un annichilimento delle barriere che difendevano il privato, in un’illusoria corsa a dimostrare di essere individui, di essere speciali, di essere notati, di essere parte di una community virtuale ma rinunciando al senso civico di appartenente a una comunità sociale.
    La modernità liquida, superato da tempo il concetto di bisogno, supera anche quello di desiderio, sostituendolo con il capriccio. La compulsione allo shopping non deriva certo dall’esigenza di soddisfare un bisogno, dato che bisogni primari e secondari sono già ampiamente soddisfatti della civiltà occidentale dell’opulenza, ma il desiderio non basta più a pilotare i consumi. Occorre stimolare il capriccio infantile, l’impulso immediato e irrefrenabile all’acquisto, reso sempre più semplice e fruibile ovunque dalle vendite on-line e dai sistemi di pagamento elettronici che attuano un nuovo passaggio di smaterializzazione della ricchezza, non più “pecunia” (misurabile in termini di “pecore” o altri beni), ma neanche più equivalente di metalli preziosi o tangibile carta, ma flusso impercettibile di bit in rete.
    E il corpo finisce in questo meccanismo con la confusione tra salute e fitness, dove la salute può essere perseguita e talora raggiunta ma la forma perfetta e sempre da raggiungere e per il fitness occorre sempre continuare a combattere, perché basta distrarsi un attimo per perderlo. Ed ecco fiorirvi attorno un mercato colossale.
    A difesa dell’individualismo e dei suoi desideri di sicurezza sorgono i muri. Bauman ci parla del progetto sudafricano di città-isola Heritage Park dell’architetto Hazeldon (viene da pensare, però alla Brexit e al muro messicano di Trump) ma anche della necessità, negli incontri tra estranei di indossare maschere, in primis quella della “buona creanza”, tipica di un mondo in cui ciascuno è estraneo agli altri.
    Il desiderio di muri è segno di un ritorno al Medioevo e alle sue città fortificate.
    Bauman quindi ci parla di spazi pubblici, lo spazio che esclude (fa l’esempio de La Defense a Parigi, in cui la piazza non è un luogo in cui vivere, ma solo spazio scenico e di passaggio) e lo spazio che ci rende uguali, come i Centri Commerciali, dove ogni differenza è annullata, tutti sono uguali e tutti sono lì per il medesimo fine, dove ognuno è un estraneo per gli altri e non occorre costruire dei rapporti con i passanti. Il Centro Commerciale è il nuovo Tempio, spazio che purifica i rapporti sociali rendendoli neutri,
    Ci sono due modi per affrontare le diversità, la cancellazione del diverso (la guerra o l’uccisione dello straniero) o la cancellazione delle diversità nell’altro (l’omologazione, l’assorbimento nella cultura dominante). La Defense, come i muri, è lo spazio del primo approccio. Il Centro Commerciale quello del secondo.
    Poi, Bauman ci parla del tempo e di come la sua separazione dallo spazio sia l’inizio della modernità. È stato quando abbiamo creato macchine in grado di liberare la velocità dai limiti umani e naturali, che il tempo è divenuto cosa diversa dallo spazio. In precedenza le distanze potevano essere espresse in giorni di cammino. Con la modernità, occorre distinguere il mezzo adoperato e questi sono in continua competizione tra loro e in evoluzione verso una tendenziale velocità infinita, che annulli lo spazio e ci renda ubiquitari.
    La coscienza del tempo si porta dietro la volontà di superarlo, di raggiungere l’immortalità. Il capitalismo e la modernità pesanti sono stati caratterizzati anche dalla produzione e conservazione di beni duraturi, giacché in essi si rifletteva il desiderio di immortalità. Capitalismo leggero e modernità liquida portano a un superamento di questo. Le società informatiche mirano a creare prodotti di rapida obsolescenza e sono pronte a dimenticarli per passare a nuove versioni o prodotti più evoluti. Il possesso diventa temporaneo ed effimero. Siamo nell’ambito di considerazioni simili a quelle di Rifkin (L’era dell’accesso) sul superamento del concetto di proprietà.
    Il capitalismo pesante era anche caratterizzato dal matrimonio duraturo tra capitale e lavoro, mentre nella modernità liquida questi passano a un’instabile convivenza. Il capitale non deve più essere investito in pesanti strutture e diventa mobile e lo stesso deve fare il lavoro. Le aziende che passano di mano generazione dopo generazione stanno diventando un retaggio del passato al pari con il posto fisso. Tutto diviene più volatile.
    Bauman passa poi a parlare delle differenza tra patriottismo e nazionalismo con le conseguenti drammatiche derive belliche, prendendo a esempio i recenti conflitti balcanici, e delle comunità, evidenziando come il desiderio di tenere lontano il diverso sfocia in delitti di membri della comunità contro chi non ne fa parte, con il risultato di rinsaldare la comunità stessa contro il pericolo di ritorsioni o la paura che gli estranei possano a loro volta compiere delitti che minino la tranquillità della comunità. Gli autori dei delitti contro gli stranieri tendono a essere ben noti all’interno della comunità che li difende, divenendo compartecipe del delitto e trovando la propria ragione d’essere proprio nella sua autodifesa, quasi che le loro stesse vittime possano tornare, come redivivi zombie a minacciarle. Altro tipo di comunità moderna è quella istantanea, che Bauman chiama “comunità guardaroba”, perché è simile a un gruppo di persone che si ritrova a teatro per uno spettacolo, accomunata in una successione di emozioni e sentimenti generati dallo spettacolo ma solo per il breve arco di tempo in cui lasciano i soprabiti nel guardaroba e quando li riprendono. Le community virtuali, di cui Bauman non parla, sarebbero “comunità guardaroba” ancor più istantanee, che durano il tempo di leggere qualche post, anche se la comunanza di interessi del tema della community porta gli “amici” virtuali a rincontrarsi, pur mantenendo, per il resto vite del tutto distinte.
    Chiudono il volume alcune riflessioni sul rapporto tra storia, poesia e sociologia e sul ruolo della sociologia, come strumento per curare la società, che, in particolare, si può considerare malata ogni volta in cui cessa di mettersi in discussione.
    Funzione della sociologia è anche quella di distinguere tra sorte e destino, cercando di evitare di cadere nel fatalismo (“Prendere le distanze, prendere tempo, al fine di separare il destino dalla sorte, perché il destino possa affrontare e sfidare la sorte: questo è il compito della sociologia”), perché, come scrive Max Scheler (“Ordo amoris”) “il presupposto che sorte e destino siano la stessa cosa va etichettato come fatalismo”.
    Conclude Bauman che “compito della sociologia è fa sì che le scelte siano realmente libere e che tali rimangano, e sempre per ,o più diventino, per l’intera esistenza di tutto il genere umano”.

    ha scritto il 

  • 4

    Le nostre risposte soggettive e biografiche

    Bauman mi ha accompagnato in questa torrida estate alla ricerca di motivazioni e spiegazioni del mio fastidio esistenziale legato al mondo lavorativo. E' stato illuminante. Un libro non di facile let ...continua

    Bauman mi ha accompagnato in questa torrida estate alla ricerca di motivazioni e spiegazioni del mio fastidio esistenziale legato al mondo lavorativo. E' stato illuminante. Un libro non di facile lettura e dalla riflessione più filosofica che sociologica. Porto con me da queste pagine un mantra: " il modo in cui si vive diventa una soluzione biografica a contraddizioni sistemiche", per ricordarmi che ogni volta che mi assumo la responsabilità del mio agire combatto creativamente un sistema che difficilmente riconosciamo.

    ha scritto il 

  • 4

    Più liberi e più insicuri

    Modernità liquida è una riflessione sulla vita nella società contemporanea, che Bauman definisce “liquida”, per indicare che in essa tutto è momentaneo, fluido, cangiante, ambiguo, precario. In tale s ...continua

    Modernità liquida è una riflessione sulla vita nella società contemporanea, che Bauman definisce “liquida”, per indicare che in essa tutto è momentaneo, fluido, cangiante, ambiguo, precario. In tale stato gli uomini sono al contempo più liberi, e più insicuri, cosa che compromette la loro possibilità di godere della libertà di cui dispongono. Tale metafora ha avuto un grande successo ed è diventata un punto di riferimento per la sociologia odierna. Bauman analizza la società contemporanea con acume, individuando e descrivendo in modo efficace la condizione di chi vi vive. Inoltre espone il suo pensiero in modo chiaro e lucido. Questo fa sì che in molte pagine sia possibile rispecchiarsi e ritrovare pensieri, stati d’animo, riflessioni, che hanno sicuramente attraversato la mente a chiunque viva in questi tempi. Il lettore finisce per riconoscere ciò di cui parla l’autore, come qualcosa che ha sperimentato lui stesso, e che lui stesso conosce.

    ha scritto il 

  • 3

    L'intuizione della metafora

    Bauman, probabilmente il più grande sociologo vivente, descrive con grande perspicacia i fenomeni della nostra epoca. La sua capacità di analisi e diagnosi della realtà sta contemporanea lo pone sullo ...continua

    Bauman, probabilmente il più grande sociologo vivente, descrive con grande perspicacia i fenomeni della nostra epoca. La sua capacità di analisi e diagnosi della realtà sta contemporanea lo pone sullo stesso livello di Marx, per quanto quest'ultimo abbia anche sviluppato un modello risolutivo è definitivo, una vera e propria filosofia generale (qualcuno dice una vera e propria religione laica) che si è imposta come una delle ideologie dominanti dell'intero '900.Bauman si limita all'osservazione, acuta e preveggente, certamente ampia e a livello panoramico. La sua intuizione sulla metafora della liquidità lo ha reso celebre, e la sua distinzione tra modernità solida e liquida, per spiegare il passaggio all'età della postmodernità, gli ha consentito di avviare un filone di studi e saggi editoriali di grande successo.Detto questo, io ho trovato questo suo libro di non facile lettura, perciò mi sono limitato a tre stelle. Per carità, il testo è pieno di citazioni brillanti e interessanti; le idee e le intuizioni dell'autore, il più delle volte condivisibili, lasciano attoniti e sono convincenti. Però io ritengo che un saggio come questo, rivolto al vasto pubblico dei lettori, debba avere delle qualità divulgative, che questo libro non ha. La scarsità di esempi e riferimenti concreti costringe inoltre chi legge a degli sforzi immani per intuire i pur numerosi casi rintracciabili nella realtà che ci circonda. Insomma, grandi idee in una confezione ostica.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro molto “colto” e universitario, che spiega la visione dell'autore sulla modernità e il perché della definizione del mondo “post moderno” come liquido (opposto a quello passato, “solido”). Analizz ...continua

    Libro molto “colto” e universitario, che spiega la visione dell'autore sulla modernità e il perché della definizione del mondo “post moderno” come liquido (opposto a quello passato, “solido”). Analizza cinque punti (tanti quanti i capitoli) nei quali cerca di applicare la nozione di modernità liquida a vari aspetti dalla vita. Si tratta di un'analisi della situazione attuale (la versione in oggetto ha una breve prefazione scritta nel giugno 2011), da cui ognuno può trarre le sue conclusioni. Bauman infatti non si sbilancia nel prevedere le conseguenze dalla modernità liquida. Non ho apprezzato la presenza delle note solo alla fine del volume e non a fondo pagina. Inoltre alcune citazioni sono lasciate in lingua originale senza traduzione (francese, tedesco, latino...).

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Uno sguardo lucido e irreprensibile sulla contemporaneità

    Recensione Modernità liquida

    Bauman dà voce con dettaglio e precisione ai particolari che connotano la nostra attualità, le nevrosi, l'ansia, la perdita del senso, la mancanza di una comunità che prec ...continua

    Recensione Modernità liquida

    Bauman dà voce con dettaglio e precisione ai particolari che connotano la nostra attualità, le nevrosi, l'ansia, la perdita del senso, la mancanza di una comunità che precedentemente occupava il centro della vita delle persone. Persone che, con la liquefazione delle meta-narrazioni e delle relazioni tradizionali, si sono trasformate da cittadini ad individui, con le responsabilità, prima condivise con l'entità statale, adesso addossate unicamente sull'individuo singolo.

    La relazione lavoro-capitale è ormai dissolta, un divorzio irreversibile, perché voluto da chi, con la globalizzazione e la fluidificazione dei rapporti spazio-temporali, ha fatto e continua a fare affari, lasciando invece il lavoratore ancorato saldamente a terra, nello stesso luogo, con lo stesso lavoro, con le stesse difficoltà di sempre.

    Bauman ci sottolinea come flessibilità e deregolamentazione sono parziali e non universali, sono condizioni reali solo per le élite del capitale e non per l'individuo singolo, ormai soggiogato al potere di delocalizzazione del datore di lavoro e dell'impresa.

    Le due facce della globalizzazione sono, dunque: flessibilità per pochi e irrigidimento e solitudine per i più.

    Ecco che nascono le ansie e le paure: per la sicurezza, per la salute, per il benessere, per l’alterità. L’Altro diviene minaccia, perché non ritrovando più i nostri tratti identitari tentiamo di rimetterli in piedi tracciando limiti e confini molto stretti, oltre i quali il resto diviene fosco e temibile.

    Ecco perché nascono le cosiddette "comunità gruccia" temporanee, usa e getta, per appagare quel momentaneo bisogno di raccoglimento e supporto che l'individuo può avvertire improvvisamente, e che subito dopo aver assolto la loro funzione svaniscono tanto velocemente quanto sono apparse. Perché? Perché sono fittizie, volubili, vaghe, surrogati non sedimentati storicamente. Esempi di queste comunità-gruccia sono la new age, i talk show, le “città fortezza”, dove gli individui fanno confluire le proprie ansie, o semplicemente si appagano osservando quelle altrui, o dove si cera disperatamente un appiglio a qualcosa di sovra-individuale, anche se non meglio identificato, basta che funzioni. Ma non funziona.

    Le meta-narrazioni di Lyotard, cui Bauman fa riferimento, come il Destino, la Storia, il Progresso o la Religione, sono decadute e decedute, e sarà difficile ripristinarle, se non si rallenta la velocità frettolosa di cui siamo caduti vittime, se non si abbandona la performance consumistica a cui ci sottoponiamo in ogni aspetto della nostra esistenza, dal fitness, alle relazioni sentimentali, dal lavoro all'accumulo di oggetti e rifiuti.

    ha scritto il 

  • 0

    Probabilmente devo arrendermi all'idea che i libri di sociologia non fanno per me. Di questo sono arrivato a pagina 50 senza averne ricavato nulla. Ma probabilmente è colpa mia.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro imperdibile per chiunque voglia capire qualcosa di più della realtà che stiamo vivendo. Un sociologo che ben oltre la disciplina diventa filosofo e interprete del tempo presente. Imperdibile. ...continua

    Un libro imperdibile per chiunque voglia capire qualcosa di più della realtà che stiamo vivendo. Un sociologo che ben oltre la disciplina diventa filosofo e interprete del tempo presente. Imperdibile.

    ha scritto il