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Moi, Christiane F., 13 ans, droguée, prostituée ...

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4.0
(8732)

Language:Français | Number of pages: 273 | Format: idBinding_ | En langues différentes: (langues différentes) German , Italian , Spanish , English , Czech , Turkish , Portuguese , Polish

Isbn-10: 2715200226 | Isbn-13: 9782715200227 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Others

Category: Biography , Fiction & Literature , Teens

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Description du livre
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  • 3

    3.5


    Il rating non è definitivo e potrebbe cambiare.


    È abbastanza complicato parlare di questo romanzo. Non avevo grandi aspettative, ne avevo sentito parlare veramente poco e le persone che lo avevano letto mi avevano solamente anticipato che era un libro di letteratura tedesca dir ...continuer

    3.5

    Il rating non è definitivo e potrebbe cambiare.

    È abbastanza complicato parlare di questo romanzo. Non avevo grandi aspettative, ne avevo sentito parlare veramente poco e le persone che lo avevano letto mi avevano solamente anticipato che era un libro di letteratura tedesca diretto ai ragazzini (11-12 anni). Non sono rimasta proprio delusa, dopotutto ripeto che non mi aspettavo nulla, ma non mi ha nemmeno molto colpito.
    Durante la prima parte del romanzo, l'autrice ci racconta la sua infanzia, sicuramente non facilissima e rosea. Leggendola, pensavo di aver compreso le ragioni per il quale Christiane aveva cominciato a drogarsi, eppure non sono proprio riuscita a nascondere e a reprimere lo sgomento che provavo di pagina in pagina.
    Nel momento in cui Christiane (che rivela di non essere ancora nemmeno sviluppata quando inizia il giro) comincia con l'hascisc, l'unica cosa che mi è venuta in mente è stata hai dodici fottuti anni! Al suo posto c'erano le mie cuginette più piccole, le vedevo con la sigaretta ad aspirare e avrei voluto dare alla protagonista tante di quelle mazzate...
    Quello che inizialmente mi era parso un gioco (perché ripeto che non sapevo nulla di questo libro, anzi, nella versione che mi è stata prestata la trama non era nemmeno scritta!) si è trasformato in un vero e proprio tunnel dell'orrore: Christiane passa dall'hascisc (definita una droga per bambini) all'eroina, e sottolineo che aveva soltanto tredici anni. E qui di nuovo la mia infinita voglia di buttare il libro per l'aria, se non fosse stato che seriamente volevo vedere come andava a finire la storia. Il romanzo, però, continua sempre peggio: si passa da semplici sniffate a bucate, per poi arrivare a crisi di astinenza tremende e all'inizio di lungo giro di prostituzione per comprare l'eroina.
    La parte centrale, in cui lei racconta letteralmente tutto ciò che fa in una giornata, è un pochino noiosa, come in generale l'andazzo del libro. Ad un certo punto diventa un continuo mi buco, voglio disintossiccarmi, ci provo, ci riesco, mi ribuco di nuovo e il circolo vizioso continua. In questi momenti davvero pensavo fino a che punto un eroinomane (in questo caso Christiane) possa spingersi.
    Penso che sia un'ottima testimonianza, nel quale vi è anche un barlume di speranza e in cui l'autrice ci dimostra come si può uscire nonostante ormai si sia arrivati al fondo. Se prima non avevo prima nessuna intenzione di provare sigarette, canne e roba del genere (anche se il tabacco non è comunque droga), adesso l la voglia è completamente svanita anzi, penso che vedrò queste situazioni anche in modo diverso. Diciamo che per un ragazzino di undici anni potrebbe anche essere istruttivo, ma a me, oltre a farmi imprecare e a portarmi a riflessione più di una volta, non ha lasciato proprio tantissimo. Si nota che è il frutto di una collaborazione ideata appositamente per lanciare un messaggio positivo: spesso ci sono dei siparietti nel quale parlano la madre di Christiane e alcuni personaggi secondari come i proprietari delle discoteche dove girava l'eroina (dato che questa è una storia vera).
    Ammetto che lo stile non è il massimo, anzi, spesso ci sono degli orrori grammaticali del tipo "a me mi" o "gliela" utilizzato al posto "ce la" (non capisco per quale motivo), e termini tipici di quel mondo (come "andare a rota", che significa avere crisi di astinenza, "sballati", che vuol dire praticamente fatti o "marchette", ovvero prostituirsi).
    Ci sono da fare, però anche delle considerazioni. Il libro è ambientato negli anni '70 e spesso la protagonista dice che sua madre non poteva telefonare alle madri delle sue compagne per chiedere se davvero fosse lì e inoltre vi erano ancora pochi centri di terapia per drogati. Adesso fortunatamente c'è (teoricamente) un maggior controllo e i centri d'accoglienza sono molti di più. Per gli anni '80 (perché il libro è stato pubblicato nel 1978) sarà stato sicuramente una specie di innovazione, qualcosa che fece aprire gli occhi al mondo. Purtroppo oggi si rivelerebbe soltanto come una delle tante testimonianze di persone che ce l'hanno fatta (per fortuna).

    dit le 

  • 3

    3.5


    Il rating non è definitivo e potrebbe cambiare.


    È abbastanza complicato parlare di questo romanzo. Non avevo grandi aspettative, ne avevo sentito parlare veramente poco e le persone che lo avevano letto mi avevano solamente anticipato che era un libro di letteratura tedesca dir ...continuer

    3.5

    Il rating non è definitivo e potrebbe cambiare.

    È abbastanza complicato parlare di questo romanzo. Non avevo grandi aspettative, ne avevo sentito parlare veramente poco e le persone che lo avevano letto mi avevano solamente anticipato che era un libro di letteratura tedesca diretto ai ragazzini (11-12 anni). Non sono rimasta proprio delusa, dopotutto ripeto che non mi aspettavo nulla, ma non mi ha nemmeno molto colpito.
    Durante la prima parte del romanzo, l'autrice ci racconta la sua infanzia, sicuramente non facilissima e rosea. Leggendola, pensavo di aver compreso le ragioni per il quale Christiane aveva cominciato a drogarsi, eppure non sono proprio riuscita a nascondere e a reprimere lo sgomento che provavo di pagina in pagina.
    Nel momento in cui Christiane (che rivela di non essere ancora nemmeno sviluppata quando inizia il giro) comincia con l'hascisc, l'unica cosa che mi è venuta in mente è stata hai dodici fottuti anni! Al suo posto c'erano le mie cuginette più piccole, le vedevo con la sigaretta ad aspirare e avrei voluto dare alla protagonista tante di quelle mazzate...
    Quello che inizialmente mi era parso un gioco (perché ripeto che non sapevo nulla di questo libro, anzi, nella versione che mi è stata prestata la trama non era nemmeno scritta!) si è trasformato in un vero e proprio tunnel dell'orrore: Christiane passa dall'hascisc (definita una droga per bambini) all'eroina, e sottolineo che aveva soltanto tredici anni. E qui di nuovo la mia infinita voglia di buttare il libro per l'aria, se non fosse stato che seriamente volevo vedere come andava a finire la storia. Il romanzo, però, continua sempre peggio: si passa da semplici sniffate a bucate, per poi arrivare a crisi di astinenza tremende e all'inizio di lungo giro di prostituzione per comprare l'eroina.
    La parte centrale, in cui lei racconta letteralmente tutto ciò che fa in una giornata, è un pochino noiosa, come in generale l'andazzo del libro. Ad un certo punto diventa un continuo mi buco, voglio disintossiccarmi, ci provo, ci riesco, mi ribuco di nuovo e il circolo vizioso continua. In questi momenti davvero pensavo fino a che punto un eroinomane (in questo caso Christiane) possa spingersi.
    Penso che sia un'ottima testimonianza, nel quale vi è anche un barlume di speranza e in cui l'autrice ci dimostra come si può uscire nonostante ormai si sia arrivati al fondo. Se prima non avevo prima nessuna intenzione di provare sigarette, canne e roba del genere (anche se il tabacco non è comunque droga), adesso l la voglia è completamente svanita anzi, penso che vedrò queste situazioni anche in modo diverso. Diciamo che per un ragazzino di undici anni potrebbe anche essere istruttivo, ma a me, oltre a farmi imprecare e a portarmi a riflessione più di una volta, non ha lasciato proprio tantissimo. Si nota che è il frutto di una collaborazione ideata appositamente per lanciare un messaggio positivo: spesso ci sono dei siparietti nel quale parlano la madre di Christiane e alcuni personaggi secondari come i proprietari delle discoteche dove girava l'eroina (dato che questa è una storia vera).
    Ammetto che lo stile non è il massimo, anzi, spesso ci sono degli orrori grammaticali del tipo "a me mi" o "gliela" utilizzato al posto "ce la" (non capisco per quale motivo), e termini tipici di quel mondo (come "andare a rota", che significa avere crisi di astinenza, "sballati", che vuol dire praticamente fatti o "marchette", ovvero prostituirsi).
    Ci sono da fare, però anche delle considerazioni. Il libro è ambientato negli anni '70 e spesso la protagonista dice che sua madre non poteva telefonare alle madri delle sue compagne per chiedere se davvero fosse lì e inoltre vi erano ancora pochi centri di terapia per drogati. Adesso fortunatamente c'è (teoricamente) un maggior controllo e i centri d'accoglienza sono molti di più. Per gli anni '80 (perché il libro è stato pubblicato nel 1978) sarà stato sicuramente una specie di innovazione, qualcosa che fece aprire gli occhi al mondo. Purtroppo oggi si rivelerebbe soltanto come una delle tante testimonianze di persone che ce l'hanno fatta (per fortuna).

    dit le 

  • 5

    You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/
    Ho sempre voluto leggere questo libro, ma per alcuni anni ho avuto paura che vi fossero descrizioni troppo forti per me, poi la pila di libri si è ingrossata ed è rimasto sepolto. L'ho riesumato da poco (non perchè l ...continuer

    You can translate this review on: http://labibliotecadidrusie.blogspot.it/
    Ho sempre voluto leggere questo libro, ma per alcuni anni ho avuto paura che vi fossero descrizioni troppo forti per me, poi la pila di libri si è ingrossata ed è rimasto sepolto. L'ho riesumato da poco (non perchè la pila sia diminuita, purtroppo) e mi sono decisa.
    E sì, probabilmente, nell'adolescenza mi avrebbe impressionata. per la verità lo ha fatto anche adesso, ma in maniera diversa. A 16-17 anni sicuramente avrei osservato di più la protagonista, Christiane, il modo in cui vive, il suo senso di vuoto e la sua solitudine. Da un lato avrei simpatizzato con il suo bisogno di appartenenza, dall'altro le avrei probabilmente dato della stupida per come si fa fregare dal 'tanto a me non succede'. Perchè io regionavo in maniera opposta. Non sono mai stata di quelle 'tanto io non prendo il vizio; tanto non mi faccio fregare', anzi, ero sicurissima che mi sarebbe bastato toccare una sigaretta per diventare una tabagista incallita, o vedere della droga per morire di overdose tre giorni dopo. Esagerata? Indubbiamente sì, ma sono tuttora ben felice di non aver mai provato nè l'uno, nè l'altro.
    La storia di Christiane, vera, è identica a quella raccontata da tanti altri drogati o ex tali. Come ha iniziato, come ha proseguito, come si è ritrovata a non poterne uscire.
    Perché i meccanismi sono quelli, i ragionamenti, i modi di vedere...
    probabilmente fece scalpore perchè all'epoca se ne parlava poco. Anche nel libro è sottolineata tutta l'impreparazione delle strutture scolastiche e sociali a simili problemi.
    Non so se le cose oggi sono migliorate a livello di assistenza, ma il problema droga esiste ancora.
    Oltre all'indifferenza e all'impreparazione, mi ha colpita molto anche l'età della protagonista e dei suoi amici, Nel mio immaginario (di adolescente e di adulta) i 'drogati' hanno dai 17- 18 anni in avanti, mentre lei inizia attorno ai tredici anni (non ricordo se qualche mese prima o qualche mese dopo averli compiuti). 13 anni. Se la memoria non m'inganna io avevo ancora le Barbie in giro a quell'età.
    Nel libro stesso viene riportato che Babs, un'amica di Christiane, è la più giovane morta di eroina all'epoca: 14 anni.
    proprio mentre scrivevo queste parole seduta in terrazza, ho osservato la tredicnne che abita nel palazzo di fronte. Che a occhio, è uscita con la bici per andarsi a prendere il gelato al bar in fondo alla strada (300 metri). ecco, non riesco a vedercela in quel libro. Non lei in quanto lei, ma lei in quanto ragazzina. Non riesco a vederci neanche i protagonisti stessi, in questo libro. Lo percepisco come qualcosa di profondamente sbagliato. Se non fosse una storia vera, criticherei l'autore per l'età scelta.
    E questo è docuto a ciò che mi ha sconvolta da adulta: l'incoscienza della madre.
    Non sono tanto gli errori che fa nell'affrontare il problema droga: credere alle parole della figlia, pensare di poterla aiutare da sola, convincersi che basti allontanarla dai brutti giri. E' impreparata alla cosa e, come lei, anche la società che dovrebbe darle consigli.
    Ma prima?
    Non solo non coglie il disagio della figlia, ma come tutrice fallisce su tutti i fronti. In giro da sola, fuori la notte, nessun controllo, nessuna sicurezza.
    Al concerto di David Bowie a 14 anni con un amichetto della stessa età. Da sola in pratica. A me manco a quello di Cristina D'Avena m'avrebbero lasciata andare da sola. Iperprotetta? Forse, ma ringrazio di esserlo stata.
    Ma poi... mi chiedo: non lo senti l'odore dei vestiti? Non la noti la faccia di tua figlia?
    Ti viene da chiedere: ma almeno la guardi?
    No. E' evidente di no. Poi cade dal pero quando scopre che ha l'epatite, si droga e fa marchette.
    Probabilmente questo è un libro che andrebbe letto due volte: da adolescenti e da adulti, per poter riflettere da punti di vista diversi su aspetti diversi.
    Forse mi è piaciuto poco lo stile, che al racconto alterna ogni tanto interviste alla madre o estratti dai verbali e dai colloqui. Non mi è piaciuto perchè avviene in maniera troppo sporadica. Avrei preferito o un'impronta più documentaristica con molte più testimonianze esterne a Christiane, o una voce sola dall'inizio alla fine.
    resta comunque un appunto molto marginale.
    Voto: 9/10

    dit le 

  • 4

    Il lusso di rileggere

    Non mi capita spesso di rileggere i libri, per la frenesia che ho di tuffarmi su nuovi titoli... A questo però ero rimasta particolarmente legata, da quando l'avevo letto la prima volta all'età della protagonista, meno di 13 anni. Ne sono passati più di dieci e oggi mi ha emozionata di più: ho vi ...continuer

    Non mi capita spesso di rileggere i libri, per la frenesia che ho di tuffarmi su nuovi titoli... A questo però ero rimasta particolarmente legata, da quando l'avevo letto la prima volta all'età della protagonista, meno di 13 anni. Ne sono passati più di dieci e oggi mi ha emozionata di più: ho vissuto in quei luoghi, sebbene credo siano oggi meno malfamati hanno ancora una certa somiglianza. Le stazioni della U-Bahn sono ancora inospitali a notte inoltrata, tra cocci di vetro e loschi figuri sulle panchine di legno; ma i quattordicenni eroinomani, per fortuna, credo non siano più così diffusi.
    Mi sono chiesta se oggi questa biografia sia ancora un testo efficace per la prevenzione della tossicodipendenza tra i giovani, come era considerato per la sua durezza della testimonianza che raccoglie: le crisi d'astinenza, le violenze, la prostituzione, i clienti... Forse oggi con il suo gergo anni '70 e la disponibilità di sostanze stupefacenti facili da reperire e più occasionali (basti pensare all'ecstasy) non spaventerebbe più molti adolescenti. O forse sì?

    dit le 

  • 0

    Le tante, troppe colpe degli adulti

    "Spesso riflettevo sul perché i giovani erano così miseri. Non riuscivano ad avere gioia di niente. Un motorino a sedici anni, una macchina a diciotto: questo era quasi ovvio. E se questo non c'era allora uno era un essere inferiore. Anche per me, nei miei sogni, era stato naturale pensare che un ...continuer

    "Spesso riflettevo sul perché i giovani erano così miseri. Non riuscivano ad avere gioia di niente. Un motorino a sedici anni, una macchina a diciotto: questo era quasi ovvio. E se questo non c'era allora uno era un essere inferiore. Anche per me, nei miei sogni, era stato naturale pensare che un giorno avrei avuto un appartamento e una macchina. Ma ammazzarsi di lavoro per un appartamento, per un nuovo divano, come aveva fatto mia madre, questo non esisteva. Questi erano stati gli ideali sorpassati dei nostri genitori: vivere per poter tirar su dei soldi. Per me, e credo anche per molti altri, quel paio di cose materiali erano il presupposto minimo per vivere. Poi doveva esserci qualche altra cosa. Esattamente quello che dà un significato alla vita. E questo non si vedeva. Un paio a scuola mia, tra cui mi ci mettevo anch'io, erano ancora alla ricerca di quel qualcosa che dà significato alla vita".

    Una ragazzina acuta e intelligente che si perde e, tutt'intorno, tanti adulti incapaci di vedere, prevenire, agire. Lo spaccato di un mondo incapace di accogliere i bisogni di bambini e adolescenti.

    dit le 

  • 4

    Lettura obbligatoria nell'adolescenza

    Credo che ogni adolescente dovrebbe leggere questo libro. Per me fu una pugnalata, lo lessi e lo rilessi, e ogni volta mi dava nuovi spunti di riflessione. Tanto che, un bel pò di anni dopo, visitando Berlino, passando dai luoghi descritti nel libro, come il Kurfürstendamm o la stazione di Berlin ...continuer

    Credo che ogni adolescente dovrebbe leggere questo libro. Per me fu una pugnalata, lo lessi e lo rilessi, e ogni volta mi dava nuovi spunti di riflessione. Tanto che, un bel pò di anni dopo, visitando Berlino, passando dai luoghi descritti nel libro, come il Kurfürstendamm o la stazione di Berlin Zoologischer Garten(Bahnhof Zoo)il mio pensiero è andato inevitabilmente a quei ragazzi.

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  • 5

    Un libro da far leggere a scuola!

    Peccato che il massimo della valutazione sia di cinque stelline, perchè questo libro ne merita molte di più. Un documento meraviglioso, crudo e tremendo al tempo stesso, che dovrebbero leggere tutti, sia ragazzi che (e soprattutto) genitori. Lo stile è molto scorrevole e anche il linguaggio risul ...continuer

    Peccato che il massimo della valutazione sia di cinque stelline, perchè questo libro ne merita molte di più. Un documento meraviglioso, crudo e tremendo al tempo stesso, che dovrebbero leggere tutti, sia ragazzi che (e soprattutto) genitori. Lo stile è molto scorrevole e anche il linguaggio risulta essere vicino a quello di un adolescente (con errori di grammatica annessi, che inizialmente pensavo fossero errori di traduzione, o per lo meno, mi auguro che non lo siano...!). Sarebbe un'ottima cosa se cominciasse a figurare nelle liste di libri da leggere nelle scuole superiori.

    dit le 

  • 5

    Un'angoscia senza fine

    Libro cult per moltissimi, mi spinse poi a vedere il tetrissimo film che pure fu un capolavoro. Su altri ebbe l'effetto di avvicinarli alle spade e all'eroina, su di me l'effetto contrario: terrorizzato dagli aghi e dall'idea di droga in senso olistico. Romanzo-verità, da leggere e far leggere, m ...continuer

    Libro cult per moltissimi, mi spinse poi a vedere il tetrissimo film che pure fu un capolavoro. Su altri ebbe l'effetto di avvicinarli alle spade e all'eroina, su di me l'effetto contrario: terrorizzato dagli aghi e dall'idea di droga in senso olistico. Romanzo-verità, da leggere e far leggere, ma passati i 18 anni, direi.

    dit le 

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