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Molestie morali

La violenza perversa nella famiglia e nel lavoro

Di

Editore: Einaudi

4.2
(63)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 260 | Formato: Altri

Isbn-10: 8806153978 | Isbn-13: 9788806153977 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: M. Guerra

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Health, Mind & Body

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Descrizione del libro
Questo libro affronta un tema di drammatica attualità, che comincia a esserestudiato dagli psicologi e considerato anche dalle organizzazioni del lavoro.Il "mobbing" è al centro dell'attenzione di molte riviste e giornali. E'possibile distruggere qualcuno con le parole, gli sguardi, i sottintesi:espressioni come violenza perversa o molestia morale si rifescono a questotipo di situazioni. Con l'apporto di numerose testimonianze, l'autriceanalizza le peculiarità dei rapporti perversi e mette in guardia contro ognitentativo di banalizzazione. Che si tratti di una coppia, di una famiglia odegli impiegati di un'azienda, il processo che porta le vittime nella spiraledella depressione, se non al suicidio, è lo stesso.
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  • 3

    vittima carnefice vittima ecc. all'infinito (?)

    Niente di ciò che potrei scrivere potrebbe mai essere pregnante e interessante come la recensione che ha fatto su anobii l'utente di nome Yupa. Anche io, come lei, ho visto in questo libro straosannato e straconsigliato un sacco di limiti dovuti al forte manicheismo che pervade il testo e, vi dir ...continua

    Niente di ciò che potrei scrivere potrebbe mai essere pregnante e interessante come la recensione che ha fatto su anobii l'utente di nome Yupa. Anche io, come lei, ho visto in questo libro straosannato e straconsigliato un sacco di limiti dovuti al forte manicheismo che pervade il testo e, vi dirò, in generale, il tema.

    Il punto è sempre lo stesso. In "Ho sposato un narciso" l'autrice valuta gli aspetti positivi del disturbo, non quelli negativi. In "Diego e Frida" facevo notare l'incoerenza di chi scriveva, e dell'opinione pubblica in generale, tutti pronti a osannare questo "amore" malato considerando soltanto il lato artistico/glamour della relazione (artista = è lecito, forse dovuto, avere una relazione tormentata ricca di manipolazioni e sofferenza).
    Non so per quale motivo, al mondo il grigio, o i gradienti di grigio, meglio, non piace affatto, vuole che tutto sia bianco o nero, che ci sia un buono da premiare e un cattivo da punire, manco fossimo in una fiaba infantile. Non mi stupisce di conseguenza che i manipolatori perversi siano considerati o stracarismatici e da imitare, oppure la feccia della società, da ripudiare. Non si valutano le persone o i fatti per quelli che sono, si tende solo a volersi schierare da una parte o dall'altra, erigendosi a detentori certi di ciò che è giusto e cosa è sbagliato.

    "Molestie morali" è forse il libro che per eccellenza si consiglia a una persona che ha vissuto/che sta vivendo una relazione perversa. Da' tanti patpat sulla testa alla povera vittima, additando lo stronzo manipolatore come malefico carnefice di una persona tanto buona e innocente, che probabilmente correva per i campi con un giglio in mano e a piedi scalzi prima di incontrare questo cattivone.
    A me queste cose danno molto sui nervi, trovo molto vile scaricare tutte le colpe su una persona, che difatti diventa il capro espiatorio di tutto ciò che di male abbiamo fatto, o meglio, di tutto il male che abbiamo dentro. Leggendo interventi e forum su questo genere di relazioni, ho letto orde di persone (donne) straincazzate perché andando dallo psicoterapeuta, egli non era granché interessato a sentire ore e ore di manipolazioni e torture psicologiche dalla donna subite (e chissà, magari anche a dir loro: "sì è proprio uno stronzo questo!"), bensì gli rigirava la domanda ponendo la paziente al centro del problema, dicendo: "Ok, lei ha questa percezione su di lui... ma, secondo lei, perché si è lasciata coinvolgere da una simile relazione?". Innanzitutto, rimettere TE, e non il tizio, al centro dell'attenzione è il regalo che chiunque dovrebbe farti dopo questo genere di trauma, dato che un manipolatore perverso attua le sue strategie proprio per essere al centro dell'attenzione (non tua, di chiunque!), e peraltro in maniera subdola, facendoti credere che lui non abbia fatto niente per ottenere ciò (infatti la loro arma segreta sono nientepopòdimeno che i silenzi). In secondo luogo, in realtà un manipolatore si attacca dove SA di potersi attaccare, sente a mò di calamita la tua personale cicatrice à la Harry Potter che pulsa, non c'è bisogno che tu dica o non dica qualcosa: questa gente non ha emozioni, ma le tue le sente eccome, e all'occorrenza le riproduce fittiziamente sul suo volto. Perciò, a mio avviso un testo e degli studi di questo genere (sulla "vittimologia") hanno senso più che altro per un solo motivo: non far sentire sola la vittima, cui magari, visto che è prassi, il manipolatore ha fatto terra bruciata attorno (gelosia con minacce per non far frequentare amici o parenti, diffamazioni di terzi o a terzi, "non dire a nessuno di noi, le cose nostre rimangono nostre"). Leggere di numerosi casi-fotocopia fa sentire meno scemi, meno soli, meno abbandonati. Arrivati a ciò però servirebbe un passo ulteriore, che il libro a mio avviso non fa: il lasciar andare. La realtà è che non c'è nessuna sanzione, vendetta o ritorsione che una vittima potrebbe attuare nei confronti del perverso, per sentirsi meglio: non solo non gratifica ma difatto così facendo diventa egli stesso/a il carnefice, non solo passando dalla parte del torto, ma dando di nuovo avvio a una nuova catena di dolore. Che soddisfazione c'è in questo? Perché dovrei accanirmi su una persona che sì, mi ha fatto male e vuole continuare a succhiarmi l'anima e a farmi male, ma di base è un povero diavolo che probabilmente, purtroppo, non è mai stato amato per quello che era da quando era bimbo e non saprà mai amare come conseguenza? Direi che sono maledetti a vita, non hanno bisogno di una punizione più grande di questa. Ritengo al massimo utile adottare precauzioni o contromosse per tamponare, o arginare, l'azione di un perverso, specialmente in casi coatti come quello lavorativo. Ma in questo caso i provvedimenti da prendere variano in base alle persone e ai contesti. E anche se non riusciste a stoppare le cose come volete (diciamocelo, alla lunga è stressante, soprattutto se fate un lavoro continuativo di 8 ore al giorno), sappiate che a tutto c'è rimedio... fuorché alla morte (tralasciamo che il perverso è la vostra morte morale che vuole, chissenefrega dei suoi scopi, pensiamo ai vostri che è più interessante!).

    In tutta onestà non so bene come si possa attenuare questa malattia dilagante, figlia della società individualista, capitalista, narcisista in cui ci ritroviamo. So di certo che non si possono arrestare comportamenti perversi del genere dall'oggi al domani, e che anche se ci metti tutto l'affetto e il buon senso del mondo, le sofferenze infantili che hanno reso una persona perversa non sono facilmente sanabili, ci vuole una cosiddetta botta di culo atroce perché (alcuni di) loro possano capire che qualche cosa non va. So invece che c'è qualcuno su cui potete lavorare: voi stessi ("vittime", se vi sentite tali). La gente perversa aleggia e impera perché ha infiniti ospiti cui attaccarsi (in genere in contemporanea o tenuti al caldo), e fior fior di studi psicologici rivelano che il momento della "botta di culo" (cit.) arriva solo quando tutti gli archibugi messi in atto falliscono, la seduzione (in senso lato) non ha effetto, l'approvvigione energetica richiesta non arriva. Cercate quindi di lavorare sulle vostre debolezze, la vostra autostima, il vostro bisogno d'amore, o i vostri bisogni in generale, e cercate di essere voi stessi, in autonomia, ad approvvigionarvi di ciò che avete bisogno, soprattutto non aspettatevi che sia qualcun altro a "riflettere" a specchio il vostro valore. Paradossalmente il fatto che bastiate a voi stessi funziona sia come balsamo protettivo per voi, che come catalizzatore di *qualcosa* (non so cosa) di positivo per loro. Riconosco che sia un discorso molto utopico e ormai vagamente fuori tema da parte mia, ma non voglio credere al lato opposto della bilancia che il mio lato nichilista evidenzia, ovvero che pian piano tutti noi cadremo inesorabilmente nella perversione relazionare e la società imploderà (spoiler: però siamo sulla buona strada).

    ha scritto il 

  • 4

    Libro pubblicato in Francia nel 1998, quindi ormai 16 anni fa. Suona però ancora cosa nuovissima la molestia morale alle orecchie di troppe donne italiane. Che magari la subiscono, a centinaia di migliaia, quotidianamente e senza saperlo. Senza sapere a che cosa attribuire la loro infelicità, la ...continua

    Libro pubblicato in Francia nel 1998, quindi ormai 16 anni fa. Suona però ancora cosa nuovissima la molestia morale alle orecchie di troppe donne italiane. Che magari la subiscono, a centinaia di migliaia, quotidianamente e senza saperlo. Senza sapere a che cosa attribuire la loro infelicità, la depressione, i disturbi psicofisici o, peggio, le dipendenze autodistruttive. La molestia morale è uno stillicidio morbido, un veleno da poche gocce al dì, che però annienta e può uccidere, se non fisicamente di certo nell'anima. Ecco perché sì, certo, la prima cosa da fare è mettersi dalla parte della vittima, che ha già troppo contro di sé – dalla cultura dominante immarcescibilmente sessista alle ovvie incomprensioni degli/delle adoratori del suo partner narcisista, che è il vuoto con il nulla intorno ma lei può scoprirlo solo se e quando esce dal suo loop di dominio che la soggioga. E' la vittima la sola a rischiare non qualcosa ma tutto.

    ha scritto il 

  • 5

    Dal titolo non si capiva esattamente di cosa avrebbe parlato il testo, ma devo dire che è stata una ottima sorpresa.
    Il protagonista (molto ben descritto nel libro) è il soggetto definito "perverso narcisista", a cui non interessa lo scambio e la comunicazione, ma la distruzione dell'altro. ...continua

    Dal titolo non si capiva esattamente di cosa avrebbe parlato il testo, ma devo dire che è stata una ottima sorpresa.
    Il protagonista (molto ben descritto nel libro) è il soggetto definito "perverso narcisista", a cui non interessa lo scambio e la comunicazione, ma la distruzione dell'altro.
    L'autrice è una psichiatra vittimologa che attraverso l'ascolto attento delle esperienze delle vittime è riuscita a tracciare un perfetto quadro dei comportamenti di questo tipo di individuo distruttivo.
    Ho apprezzato molto l'esattezza e dovizia di particolari qui contenuta perchè ho avuto anch'io la brutta e costosa esperienza di conoscere di persona un individuo del genere.
    In precedenza avevo già cercato su altri testi il quadro patologico di questo disturbo psicosociale ("Psicopatia" di Hare, "Difendersi dai narcisisti", e libri che trattano di violenza maschile sulle donne), ma il quadro veramente perfetto emerge da questo di Hirigoyen, che non conoscevo e che ho trovato per puro caso in un mercatino.
    Molto condivisibile anche la posizione dell'autrice come psichiatra, che ritiene come primo suo dovere quello di aiutare la vittima in primis a ritrovare le sue forze interiori, per farla uscire dal loop di persecuzione che l'ha prostrata, anzichè seguire la consueta strada prediletta da tutti gli altri psichiatri, cioè mettere sullo stesso piano vittima e distruttore e limitarsi ad esaminare i dilemmi intrapsichici e traumi infantili della vittima che si rivolge a loro (perchè il distruttore ovviamente non si rivolge mai ai centri di igiene mentale, ritenendo di non averne bisogno!).
    Come dice bene la Hirigoyen, le vittime non hanno tanto bisogno di sedute psicanalitiche per capire perchè sono diventate vittime, quanto di trovare un vero ascolto sul loro dramma che all'esterno della coppia o del posto di lavoro spesso non viene capito e neppure sospettato. Anche perchè non c'è una precisa tipologia di vittime, tutti possiamo diventarlo, se abbiamo la sfortuna di avere accanto un individuo che non prova alcun senso di colpa nel tentare in ogni modo di distruggerci, anzi scarica tutta la responsabilità sull'altro.
    Il "perverso narcisista" non ha un genere o una fascia sociale predefiniti, però è indubbio che all'interno di una coppia eterosessuale è quasi sempre un lui che tenta di esercitare questo dominio manipolativo su di lei, dato che la cultura sociale maschilista dominante facilita e giustifica tali comportamenti.
    Inutile dire che non sono d'accordo con il commento di Yupa postato 4 anni fa a proposito di questo libro.
    Solo chi ha avuto la fortuna di non subire mai violenze domestiche può pensarla così. Solo chi non ha mai ricevuto mobbing in ufficio può pensarla così. E solo chi non ha mai conosciuto un vero "perverso narcisista" può illudersi che sia possibile comunicare davvero (per non "cosificarla") con questa tipologia patologica che non si mette mai in discussione e non prova mai sensi di colpa per le carognate che commette.

    ...Del resto vedo che quasi tutt* quell* che hanno letto questo libro gli hanno dato dalle 4 alle 5 stelle, quindi vuol dire che non sono l'unica ad aver stima del lavoro della Hirigoyen.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro meraviglioso

    che mi ha fatto capire perchè soffrivo tanto pur vivendo in una situazione apparentemente idilliaca. Mettere alla luce le "violenze morali", quelle mancanze di rispetto reiterate che arrivano a rovinare al vita ad alcuni membri del nucleo familiare senza che nessuno all'esterno se ne accorga e po ...continua

    che mi ha fatto capire perchè soffrivo tanto pur vivendo in una situazione apparentemente idilliaca. Mettere alla luce le "violenze morali", quelle mancanze di rispetto reiterate che arrivano a rovinare al vita ad alcuni membri del nucleo familiare senza che nessuno all'esterno se ne accorga e portano le persone a sentirsi infelici senza motivo e a domandarsi se sono pazzi. Un capolavoro che andrebbe imposto come lettura ai futuri psicologi.

    ha scritto il 

  • 5

    libro stupendo. Questa vittimologa francese è in grado di approfondire un tema così attuale e spesso così misconosciuto in Italia. La sua analisi da una visione totalmente differente dalla consueta e banale lettura psicologica delle vittime dei perversi narcisisti. E il messaggio è allarmante: tu ...continua

    libro stupendo. Questa vittimologa francese è in grado di approfondire un tema così attuale e spesso così misconosciuto in Italia. La sua analisi da una visione totalmente differente dalla consueta e banale lettura psicologica delle vittime dei perversi narcisisti. E il messaggio è allarmante: tutti possiamo essere potenziali vittime di questi individui: meglio conoscere per riconoscerli in tempo.E darsela a gambe!

    ha scritto il 

  • 2

    Manipolare con cura

    Non ho alcun dubbio che quanto racconta ed espone Hirigoyen sia vero, e che determinate forme di violenza estremamente sottili, quasi invisibili, ma assolutamente devastanti siano diffuse in gran parte del corpo sociale, anche e soprattutto in quelle relazioni che, a uno sguardo superficiale, pos ...continua

    Non ho alcun dubbio che quanto racconta ed espone Hirigoyen sia vero, e che determinate forme di violenza estremamente sottili, quasi invisibili, ma assolutamente devastanti siano diffuse in gran parte del corpo sociale, anche e soprattutto in quelle relazioni che, a uno sguardo superficiale, possono apparire normali e del tutto abitudinarie, come la vita di coppia, la vita in famiglia e la vita lavorativa. Forme di violenza che scavano voragini nascoste visibili solo quando esplodono, dopo un lungo logorìo interiore, in quelle che i media si affrettano a etichettare come "tragedie della follia" (rinchiudendole quindi nel comodo recinto dell'inspiegabile): la madre che accoltella la figlia, il figlio che spara al padre, il padre che ammazza moglie e figli, e avanti così. O che gli opinionisti vanno ad attribuire alle altrettanto comodi "guasti della modernità": telefonini, videogiochi, internet, edonismo, fine dei valori (quali?), ecc.
    Non ho alcun dubbio, dicevo, che quanto racconta ed espone Hirigoyen sia vero: dopotutto basta leggere le appendici al libro per poter toccare con mano come stanno le cose. Peccato che...
    Peccato che dover ricorrere alle appendici e non al libro vero e proprio già è un sintomo della debolezza del secondo. Perché Hirigoyen, pur con tutta la buona volontà e la sensibilità che può metterci (che sono tante, e in più punti si sentono traspirare dalle pagine), non solo pecca di gravi ingenuità rispetto alla materia trattata, ma (e questo è il punto peggiore) sembra essere del tutto inconsapevole (e dunque quasi gravemente irresponsabile) rispetto alle possibili conseguenze dell'approccio che, con tanta decisione, adotta, le conseguenze che può avere un libro del genere su un argomento del genere con un approccio del genere.
    Perché Hirigoyen afferma di mettersi senza se e senza ma "dalla parte delle vittime", riallacciandosi implicitamente alle correnti della criminologia "vittimologica" che negli U.S.A. sempre più diffusione ha avuto negli ultimi 20/30 anni. Uno schierarsi davvero nobile e coraggioso all'apparenza (chi non vorrebbe stare dalla parte degli offesi, specie se gli offesi sono i deboli e gli indifesi?), ma che va a ridurre spietatamente tutta la questione della violenza sottile e diffusa a una guerra condotta dal "perverso", visto come assolutamente e irrimediabilmente malvagio, contro una "vittima" priva di macchia e di colpe. Ripeto: non dubito che in una buona parte dei casi possa anche essere così, ma descrivere le cose in quest'ottica manichea e quasi mit(olog)ica è il miglior sistema per andare a riattivare quelle tendenze oscure insite nella collettività che richiedono un Male assoluto da combattere con ogni mezzo, e da distruggere spietatamente. Immaginare la società come popolata da individui malvagi e occulti, coi quali non è possibile negoziazione alcuna e che costituiscono una minaccia costante per i "buoni e innocenti cittadini" è il primo passo per poi consegnare allo Stato dei poteri di persecuzione e repressione straordinarî al fine di "sconfiggere il male" con ogni mezzo. Poteri senza freno e senza garanzia che, inevitabilmente, come già mille altre volte è accaduto nella Storia, andranno a schiacciare tutto e tutti senza distinzione di sorta... ovviamente in nome del "Bene"! Rischio ancora maggiore in questo caso in cui si tratta di "molestie morali", per definizione soggettive e sottoposte a sottili slittamente culturali e di giudizio, e quindi quasi l'arma ideale per distruggere nelle aule dei tribunali i proprî nemici personali (o i proprî fantasmi interiori), avvalendosi appunto dello spettro al contempo realissimo ma elusivo dell'"offesa alla dignità".
    Non stupisce allora che, quando si tratta di discutere dei rimedi da contrapporre ai "perversi" Hirigoyen affermi che l'unica possibilità è ricorrere alla legge, ai tribunali, alla forza pubblica, alla repressione da parte dello Stato. E in questo è in piena sintonia con lo spirito dei nostri tempi, sempre più incapace (nolente?) di inquadrare le azioni umane anche nelle strutture in cui sono inserite e incastrate. La violenza sulla scuola, sul lavoro, in famiglia e così via non viene più ricondotta alla struttura chiusa, oppressiva e repressiva in cui si svolge, ma ricondotta unicamente alla cattiveria di individui malvagi, da reprimere e da punire. Sorvegliare e punire, appunto.
    Non stupisce nemmeno che, se letto con attenzione, il libro di Hirigoyen mostri, di trattare i "perversi" usando gli stessi identici schemi che addebita alla loro perversità: ci dice che il perverso rifiuta ogni comunicazione, soffre di sindrome di persecuzione, addossa al proprio nemico immaginario ogni propria sofferenza, "cosifica" la sua vittima, si disinteressa della sua emotività e dei suoi diritti e così via. C'è qualcosa di amaramente ironico che Hirigoyen e la concezione che Hirigoyen rappresenta adottino lo stesso metodo nei confronti dei "perversi", mostrati non come uomini ma come macchine produttrici di male ("cosificati", appunto), coi quali non solo non è possibile ma nemmeno deve essere tentata una comunicazione, individui che sono l'unica causa del male nella società, individui privi di emozioni, ecc.
    Solo ogni tanto, qua e là, emerge a sprazzi la possibilità di una lettura più complessa del fenomeno, dove Hirigoyen ammette che un "perverso" può essere (diventato) tale perché sottoposto egli stesso, di solito in famiglia, ad analoghi fenomeni di distruzione morale; o dove si sofferma ad analizzare le mobili reti di complicità che possono instaurarsi appunto in famiglia. Ma è poco. Perché tutto il resto del libro preferisce muoversi nei territori del lavoro della relazione di coppia, quelli che più permettono di avvalorare la tesi binaria e manichea che Hirigoyen porta avanti con tanta decisione. Per Hirigoyen la vittima non può trasformarsi in carnefice e il Bene va assolutamente tenuto separato dal Male. Non stupisce nemmeno, quindi, la totale assenza, inizialmente sconcertante, di uno degli ambienti dove massima dovrebbe essere l'espressione del fenomeno delle "molestie morali" che assume il nome di "bullismo", ovvero la scuola. Forse perché a scuola le "molestie morali" sono un fenomeno quasi sempre di gruppo, difficili da ricondurre a una relazione di oppressione univoca e di coppia?...
    Ma forse dal libro di Hirigoyen si sta pretendendo troppo: che non voli molto in alto lo dimostra non solo la povertà bibliografica, ma anche le frequenti ripetizioni, e alcune patenti contraddizioni, sintomo evidente di una stesura rapida se non frettolosa, e probabilmente nemmeno riguardata con sufficiente attenzione.
    Si tratta però di un volume che va letto, se non per quello che dice, almeno per quello che rappresenta, per riflettere sulle profonde ambiguità di quella "difesa delle vittime e dei deboli" che da diversi decenni a questa parte è diventata la bandiera in cui si risconosce la collettività, bandiera sotto la quale si combatte la violenza ma anche la si agisce, riconfermando la "minorità" di determinati gruppi (la donna o gli stranieri o gli adolescenti come "inevitabilmente deboli" e dunque da tutelare e sorvegliare non da dotare di forza e diritti) o cercando la sanzione per le "guerre umanitarie".
    Ma l'analisi seria delle molestie morali attende ben altri libri, forse ancora completamente da scrivere (ma qualcosa è già possibile ricavare dagli scritti di Bateson, Laing, Foucault e altri).

    ha scritto il