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Molloy

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Editeur: Éditions de Minuit

4.2
(129)

Language:Français | Number of pages: 274 | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Spanish

Isbn-10: 2707306282 | Isbn-13: 9782707306289 | Publish date: 

Curator: Jean-Jacques Mayoux

Aussi disponible comme: Hardcover

Category: Fiction & Literature

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Description du livre
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  • 1

    Tostón infumable

    Tostón infumable. Está claro que el autor tiene un gran dominio del lenguaje y que podría haber escrito algo profundo y ameno, pero este libro es quizás el más aburrido que he leído hasta ...continuer

    Tostón infumable. Está claro que el autor tiene un gran dominio del lenguaje y que podría haber escrito algo profundo y ameno, pero este libro es quizás el más aburrido que he leído hasta ahora. Para empezar no hay una sola línea de diálogo; está lleno de descripciones superfluas y repetitivas y además tras haberlo terminado se me escapa todavía cuál es el argumento. Parece que el autor pretende dejarnos con una cierta sensación al leerlo, pero en mi caso esa sensación es de tedio absoluto.

    dit le 

  • 4

    "Mio Dio, come l'uomo è poco d'accordo con se stesso." (p. 132)

    "Tacere e ascoltare, neanche uno su cento ne è capace, non sa neppure cosa significhi. Eppure è allora che, al di là dell'assurdo ...continuer

    "Mio Dio, come l'uomo è poco d'accordo con se stesso." (p. 132)

    "Tacere e ascoltare, neanche uno su cento ne è capace, non sa neppure cosa significhi. Eppure è allora che, al di là dell'assurdo frastuono, si può distinguere il silenzio di cui è fatto l'universo." (p. 143)

    dit le 

  • 5

    I thought a lot while I was reading this. I thought about birth and death, the body and ageing, fathers and sons, mothers and nature, duty and freedom. I believe that a book that makes me think is a ...continuer

    I thought a lot while I was reading this. I thought about birth and death, the body and ageing, fathers and sons, mothers and nature, duty and freedom. I believe that a book that makes me think is a great book. Full stop.

    Some interesting quotes: pinpointing one of the interesting dilemmas about writing autobiography: "...that must again be unknown to me which is no longer so and that again fondly believed, which then I fondly believed, at my setting out. And if I occasionally break this rule, it is only over details of little importance. And in the main I observe it. And with such zeal that I am far more he who finds than he who tells what he has found, now as then, most of the time I do not exaggerate." on women: "Question, Have women a soul? Answer, Yes. Question, Why? Answer, In order that they may be damned." on time: "But from time to time. From time to time. What tenderness in these little words, what savagery." on death: "For death is a condition I have never been able to conceive to my satisfaction and which therefore cannot go down in the ledger of weal and woe. (...) Yes, the confusion of my ideas on the subject of death was such that I sometimes wondered, believe it or not, if it wasn't a state of being worse than life. So I found it natural not to rush into it and, when I forgot myself to the point of trying, to stop in time. It's my only excuse."

    dit le 

  • *** Ce commentaire dévoile des détails importants de l\'intrigue ! ***

    5

    Perché in me ci sono sempre stati due pagliacci, quello che chiede solo di restare e quello che immagina che lontano si starebbe meno peggio.

    A casa di sua madre che è morta, Molloy, vecchio veramente mal ridotto, privo oramai di entrambe le gambe, racconta il travagliato viaggio pieno di deviazioni più o meno volute e cercate verso ...continuer

    A casa di sua madre che è morta, Molloy, vecchio veramente mal ridotto, privo oramai di entrambe le gambe, racconta il travagliato viaggio pieno di deviazioni più o meno volute e cercate verso quella casa.”Chi avrebbe potuto parlarmi di Molloy se non io stesso,, e chi se non con me stesso avrei potuto parlarne io?” Un fiume inarrestabile di parole, un flusso continuo di cose dette e negate, vere, inventate, false, immaginate, distorte, di cose pertinenti e altre totalmente insignificanti al fine del racconto, certe e ingiustificate. Ogni pagina dietro l’altra, non un argomento che finisca per ricominciare con una altra storia, tutto è legato all’altro. Vorresti leggere il libro lentamente, lo devi leggere lentamente, molto lentamente, vorresti fermarti ogni tanto per gustare a pieno ogni singola parola, ogni frase. Ma non puoi, non esiste la fine di un capitolo, di un episodio, non trovi il punto da poter chiudere momentaneamente il libro. Basta solo guardare l’impaginato, ogni pagina è uguale all’altra, non c’è uno che sia uno “punto a capo”. Non sai dove staccare perché finita una frase ti trovi costretto a leggere la successiva…. Un incubo, un piacevolissimo incubo, un maledetto piacevolissimo incubo. Dopo circa sessanta pagine di lettura notturna, ho fatto una specie di sogno, nel dormiveglia,..sono in una spiaggia, tipo bretone, è l’alba, la luce è quella di un giorno settembrino appena nebbioso. Non vedo case, alberi o altro, nessuna persona disturba il paesaggio. Mi trovo seduto su una vecchia sedia di metallo (fondamentale) sgangherata e arrugginita, scalzo, i calzoni tirati su sulle caviglie,, braccia conserte, guardo il mare lontano,, abbastanza lontano il bagnasciuga…. Silenzio totale, la risacca è silenziosa. La sottile linea di schiuma biancastra che determina l’acqua avanza, silenziosa, lentissima, inesorabile. Ad ogni risacca la piccola onda successiva silenziosa conquista altri pochi centimetri di spiaggia…In breve l’acqua mi lambisce i piedi, è già alle caviglie, a metà gamba….questa è stata la mia sensazione nella lettura… e non sapevo dove l’acqua poteva arrivare. Finché pagina dopo pagina arrivi a metà libro e (nella mia edizione) a pg. 105 giri per andare a pg.106… ed ecco il miracolo, trovi lo stacco e uno spazio bianco con scritto (cap.) II. A questo punto rimani spaesato come un bimbo che gli scoppia in faccia il palloncino che aveva fatto soffiando nella gomma americana che stava masticando. E ti accorgi di aver letto una sola frase, una sola frase di 103 pagine, una magica meravigliosa frase di 103 pagine. Cerchi di svegliarti dal sogno, di fare il punto…allora Molloy è a casa di sua madre, conosciamo la prima parte del viaggio, a salti a frammenti, procediamo ma non sappiamo come poi ci sia arrivato, lo hanno aiutato dice…il racconto ci aveva lasciato con lui, con le gambe oramai inservibile con pezzi di arto che si staccano, disteso caduto in un fosso. Non riusciamo a capire dove siamo, le descrizioni dei luoghi sono confuse, frammentarie, nebulose, sfuocate, sembrano sovraesposte e desaturate. La forma, la scrittura non è parlata, contrariamente a quanto si possa pensare, ti sembra di leggere degli appunti, delle note su quei bigliettini che Molloy dice di dover scrivere perché poi c’è qualcuno che li deve venire a prendere. Va ricordato che Beckett lo ha scritto volutamente in francese perché si sentiva più povero in questa lingua e voleva evitare la sicurezza, la perfezione raggiunta nella sua lingua madre, l’inglese. Aveva bisogno di un linguaggio scarno, quasi povero, elementare. La quarta di copertina dice una cosa bellissima a proposito di questo primo capitolo:”ciò che conta è non smettere di raccontare perché nel raccontare sta l’unica probabilità di essere vivo… il nulla contro un altro, più definitivo nulla”. Inizia la seconda parte, le cose cambiano subito, la scrittura per esempio, ci sono dei “punto a capo”, dei “dialoghi”, una scrittura “tradizionale” ..il cambiamento salta all’occhio solo guardando l’impaginato, quasi quello di un romanzo “qualsiasi”. Racconta del signor Jacques Moran, nella sua casa borghese, con suo figlio in una vita abbastanza normale, che ad un certo punto, riceve l’incarico di cercare Molloy. Ecco il legame col primo capitolo. Inizia una ricerca ricca di avventure. E man mano che procede il romanzo, Moran diventa sempre di più Molloy, si identifica in Molloy, Moran è Molloy, ci sono vari riferimenti in comune, le prime due lettere iniziali del nome a parte, la paglietta coi due fori laterali per farci passare la cordicella, la bicicletta, la perdita progressiva degli arti, prima l’uno, poi l’altro.. C’è stata una inversione di capitoli, il primo dovrebbe essere dopo il secondo. E questa inversione di capitoli, assieme a tutto il resto, rende il libro davvero magistrale, stupendo, bellissimo, al di là di tutte le disquisizioni teoriche sull’intento di Beckett di dimostrare la fine del romanzo tradizionale. Stupendo nel secondo capitolo il passaggio graduale del modo di scrivere, da una scrittura e impianto quasi tradizionale ad una uguale a quella del primo capitolo. Le pagine tornano ad essere quelle di prima, senza “punto e a capo” e lo fa contemporaneamente alla identificazione di Moran con Molloy. Prime righe del secondo capitolo: ”è mezzanotte. La pioggia sferza i vetri: Sono calmo.” Ultime righe del secondo capitolo e del libro: ”è mezzanotte. La pioggia sferza i vetri. Non era mezzanotte. Non pioveva.” Meravigliosa la trasformazione, meraviglioso il libro, sconvolgente, …davvero sconvolgente. Ho finito… volevo solo sottolineare la grande ironia che pervade tutto il libro…..ma prima il mio sogno, adesso l’ironia beckettiana….qualcuno comincia a preoccuparsi del mio stato mentale…. non lo so, può essere…. so solo che ogni tanto mi son fatto delle “matte”!!! risate. p.s. volevo fare dei pubblici ringraziamenti a chi con la sua “noiosa insistenza” è riuscita a superare la mia paura e i pregiudizi di riprendere in mano un libro letto quando Berta filava, temendolo ostico, difficile e pesante,…grazie davvero e ovviamente scherzo a riguardo della noiosa insistenza.

    dit le