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Molto rumore per nulla

Di

Editore: Newton & Compton (Tascabili economici Newton)

4.2
(1851)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 100 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 887983052X | Isbn-13: 9788879830522 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maura Del Serra ; Contributi: Tommaso Pisanti

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Fiction & Literature , Humor , Romance

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Descrizione del libro
Scritta sullo scorcio del XVI secolo, alla fine della fase giovanile della produzione shakespeariana e congenere alle altre tre "commedie romantiche" o tragicommendie coeve (Il mercante di Venezia, Come vi piace, La dodicesima notte), Molto rumore per nulla è improntata a un fresco gioco scenico che decanta in accenti lirici e meditativi la consumata eleganza della scenografia verbale. Prendendo spunto dalla commedia cortese dalla novellistica italiana, fonde i succhi compositi dell'arguzia concettistica con quelli sapidi della farsa popolare. Ne risulta una polifonia lirica brillante e persuasiva, che ritrae con mano inimitabile il gioco dei sentimenti e dei destini.
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  • 4

    "Non c'è mai stato un filosofo che potesse pazientemente sopportare il mal di denti"

    Superba rappresentazione vista al Silvano Toti Globe Theatre di questa commedia semplicemente esilarante e allo stesso tempo profondissima! Un plauso infinito a tutta la compagnia!

    ha scritto il 

  • 0

    a causa di ingiusta offesa
    [sobs]

    to sigh
    heavily

    leandro
    troilo

    I have tried
    only foul words

    per quale dei miei difetti
    hai provato amore per me?

    a dispetto del vostro cuore
    very ill

    very ill too

    and mend
    ...continua

    a causa di ingiusta offesa
    [sobs]

    to sigh
    heavily

    leandro
    troilo

    I have tried
    only foul words

    per quale dei miei difetti
    hai provato amore per me?

    a dispetto del vostro cuore
    very ill

    very ill too

    and mend
    ingiustamente accusata

    sarò seppellito nei tuoi occhi
    [sobs]

    le nostre mani contro i nostri teneri cuori
    l'uomo è un essere volubile

    we are friends
    [sigh no more]

    ha scritto il 

  • 4

    “Much ado about nothing” , questo il titolo originale della commedia, è entrato nell'immaginario collettivo come sinonimo di una situazione ingarbugliata a causa, appunto, di un “nonnulla” . Eppure l'autore, linguisticamente tra le righe, ci nasconde molto di più.
    La trama, ...continua

    “Much ado about nothing” , questo il titolo originale della commedia, è entrato nell'immaginario collettivo come sinonimo di una situazione ingarbugliata a causa, appunto, di un “nonnulla” . Eppure l'autore, linguisticamente tra le righe, ci nasconde molto di più.
    La trama, infatti, ruota intorno al tema della sessualità.
    Il “molto rumore per nulla” nasce dal presunto tradimento della bella Ero.
    La presunta non verginità di lei a discapito del giovane signore di Firenze, Claudio.
    E' l'eterna lotta tra sessi, tra l'organo maschile e quello femminile, incarnata nelle schermaglie amorose e nei continui battibecchi di Beatrice e Benedick (forse i veri protagonisti).
    Tante le analogie con le sue opere più famose.
    Le dispute verbali di quest'ultimi, ricordano i divertenti diverbi tra Kate e Petruccio della “Bisbetica domata” .
    Frate Francis, invece, ricorda il famoso Frate Lorenzo di “Romeo e Giulietta” . E' lui stesso a consigliare la morte apparente alla bella Ero come nel caso (ben più sfortunato) di Giulietta.
    Infine, l'autore, torna sul tema della mutevolezza dei sentimenti.
    Già affrontata nella “Dodicesima notte” dove il malato d'amore, il Duca Orsino, “finisce” per sposare Viola dimenticando in fretta il languore per Olivia.
    Qui, è invece Claudio, che ascoltando l'infame consiglio del cattivo di turno, Don John, ripudia senza appello “l'amata” futura consorte.
    La conclusione è ovvimente un lieto fine.
    Il cattivo in fuga da Messina, il tanto sospirato matrimonio celebrato e l'eroina Beatrice che riesce a domare lo scapolo incallito Benedick.
    “Il molto rumore per nulla” è finalmente dimenticato.

    ha scritto il 

  • 4

    Una delle più belle commedie, dove il gioco degli equivoci, le battute spiritose, specialmente i duetti tra Benedetto e Beatrice, sono divertentissimi, e non mancano argute riflessioni sull'amicizia, sull'amore, sull'onore.

    ha scritto il 

  • 4

    Colpevolmente ho atteso parecchio prima di approcciare Shakespeare e ora si deve rimediare. Lo ho così avvicinato dal lato della commedia, un primo passo per poi affrontare le tragedie. Una parola mi viene in mente per descrivere questo libro: leggerezza. Shakespeare è incredibilmente brav ...continua

    Colpevolmente ho atteso parecchio prima di approcciare Shakespeare e ora si deve rimediare. Lo ho così avvicinato dal lato della commedia, un primo passo per poi affrontare le tragedie. Una parola mi viene in mente per descrivere questo libro: leggerezza. Shakespeare è incredibilmente bravo a inanellare versetti e scambi di battute che sembrano fluttuare nell'aria, che si trasformano istantaneamente nella nostra testa in un palcoscenico, affollando la mente di attori e versi. Una splendida lettura.

    Non c'è mai stato un filosofo che potesse sopportare pazientemente il mal di denti.

    ha scritto il 

  • 3

    Amori ed equivoci a Messina

    Premessa: non nutro una fortissima simpatia per Shakespeare. Non metto assolutamente in dubbio che dimostri sempre uno stile impeccabile, molto raffinato e pulito nei suoi componimenti, ma le sue storie non mi coinvolgono come dovrebbero. “Romeo e Giulietta” non mi ha colpito particolarmente, cos ...continua

    Premessa: non nutro una fortissima simpatia per Shakespeare. Non metto assolutamente in dubbio che dimostri sempre uno stile impeccabile, molto raffinato e pulito nei suoi componimenti, ma le sue storie non mi coinvolgono come dovrebbero. “Romeo e Giulietta” non mi ha colpito particolarmente, così come “Macbeth”, e ho semplicemente odiato “La commedia degli errori”. Quindi l’idea di leggere un’altra opera del celeberrimo drammaturgo mi aveva trasformato nell’ “Urlo” di Munch (sì, sono stata costretta a leggerlo per motivazioni recitative - teatrali) anche se, devo ammetterlo, non avevo mai sentito nominare questo titolo fra i suoi componimenti e un po’di curiosità mi era venuta. (Non so sia uno dei suoi lavori meno famosi o sono io che sono poco documentata al riguardo). Magari mi sarei trovata qualcosa di bello fra le mani e fortunatamente così è stato.

    Dunque: siamo a Messina, in un aristocratico ambiente di corte di fine Cinquecento, dove seguiamo principalmente le vicende di due coppie: la prima costituita da Claudio ed Ero, la seconda da Beatrice, cugina di Ero, e Benedetto, un caro amico di Claudio.
    Ma se fra i primi è amore a prima vista, gli ultimi due, invece, non si possono nemmeno guardare in faccia senza prima essersi pesantemente insultati (e secondo voi come andrà a finire fra loro)?
    La storia si dipana quindi fra feste, balli, travestimenti, complotti, inganni, calunnie e fraintendimenti, dove i nostri quattro eroi faticheranno non poco per coronare (o ammettere) il loro amore, aiutati dai famigliari, quanto da personaggi buffoneschi e astuti.
    Chiariamoci: l’inizio della commedia è una pizza. All’inizio vi sono, infatti, praticamente e unicamente chiacchiere da salotto, gossip e pettegolezzi tipici di una corte, tanto che ho pensato più volte di abbandonare il libro, ma ho tenuto duro sperando in una svolta (ovvero il fattore che innescherà gli equivoci) che, grazie al cielo, c’è stata e mi ha fatto apprezzare il tutto.
    Anche se a mio parere la trama è piuttosto prevedibile e banalotta (in quante migliaia di commedie, in fondo, si trovano degli intricati nodi di errori e fraintendimenti da districare?), non ho potuto fare a meno di affezionarmi a tutti i protagonisti, in primis Benedetto e Beatrice, quest’ultima in possesso di un carattere veramente forte, tenace e testardo, oltre che di una lingua velenosissima e una bocca capace di sputare pesanti sentenze. Non bisogna pensare, però, che sia una bisbetica megera, al contrario, più volte si dimostra molto dolce e protettiva nei confronti della cugina e detentrice di sentimenti profondi che non ha il coraggio di rivelare. Però… Che dire? Mi piacciono troppo le tipette tutto pepe nate in un’epoca sbagliata!
    Claudio ed Ero, invece, suscitano quasi tenerezza nel loro candore, innocenza ed ingenua esperienza d’amore. Lui, timido nella materia di Cupido ma valoroso nella vita e nella guerra, si lascia un po’ troppo influenzare dalle circostanze, dalle maldicenze e dalle persone, senza mai verificare che ciò che gli viene riferito sia tutto vero. Oserei definirlo lunatico, proprio come Leonato, il padre di Ero, che un secondo prima adora la figlia, poi la vuole morta e sofferente e subito dopo la riama! Ma che bel padre, tutti dovrebbero averne uno così! Vabbè, siamo nel Cinquecento, concediamogli il fatto di possedere una mentalità arcaica e superata.
    Ero, forse uno dei personaggi meno caratterizzati, non dice molto nell’opera, ma è perfettamente intuibile quanto bene rivesta il ruolo di delicata e fragile verginella di turno.
    Come dimenticare, poi, Carruba e Sorba, i soldati della ronda? Saranno anche i dei ex machina della vicenda, ma sono simpaticissimi! Personaggi sì diligenti e scrupolosi nel loro lavoro, ma terribilmente comici nella cura superflua della loro dignità e integrità morale anche nei momenti più seri e peggiori. Non c’è una sola battuta che dicessero che non mi abbia divertita.
    Concludo rivolgendomi a te, caro Shakespeare: stavolta mi sei piaciuto e chissà che in futuro i miei occhietti non cadranno su qualche altro tuo lavoro.

    ha scritto il 

  • 5

    Divertente e avvincente. Dopo averne visto e apprezzato sia la versione teatrale che quella cinematografica, non potevo esimermi dall'affrontare quella scritta che, ovviamente, mi ha deliziato quanto le altre, se non di più. Lode e onore al Bardo.

    ha scritto il 

  • 5

    Beatrice
    "Oh essere un uomo e castigarlo! Oh, avere un amico che volesse mostrarsi uomo per amor mio! Ma la virilità si è tutta smammolata in coccolette; il coraggio svaporato in complimenti, e gli uomini sono diventati tutti lingua, come dei pappagalli ammaestrati. Oggi è più valente di un ...continua

    Beatrice
    "Oh essere un uomo e castigarlo! Oh, avere un amico che volesse mostrarsi uomo per amor mio! Ma la virilità si è tutta smammolata in coccolette; il coraggio svaporato in complimenti, e gli uomini sono diventati tutti lingua, come dei pappagalli ammaestrati. Oggi è più valente di un Ercole chi sa meglio mentire e spergiurare. Non posso diventare uomo di mia volontà, e allora morirò donna per disperazione."

    Già nel 1598, Shakespeare era molto avanti sull'idea dell'uomo.

    ha scritto il 

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