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Mon nom est rouge

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Editeur: Editions Gallimard

3.8
(3369)

Language:Français | Number of pages: 739 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) English , Chi traditional , Chi simplified , Spanish , Italian , Japanese , German , Turkish , Portuguese , Croatian , Czech , Catalan

Isbn-10: 2070428176 | Isbn-13: 9782070428175 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , History , Mystery & Thrillers

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Description du livre
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  • 4

    Anche questo libro, insieme a pochi altri, fa parte dei miei primi approcci con la cultura mediorientale e più generalmente islamica. In questo caso il piccolo giallo dell'assassinio di uno dei miniaturisti del sultano sembra un pretesto per poter spiegare proprio l'arte della miniatura, con tutt ...continuer

    Anche questo libro, insieme a pochi altri, fa parte dei miei primi approcci con la cultura mediorientale e più generalmente islamica. In questo caso il piccolo giallo dell'assassinio di uno dei miniaturisti del sultano sembra un pretesto per poter spiegare proprio l'arte della miniatura, con tutte le sue caratteristiche che la rendono tanto diversa da quella europea, in particolare veneziana.
    è un libro particolare e lo si comprende subito dalla scelta narrativa: è composto da tanti piccoli capitoli ognuno dei quali scritto in prima persona da un personaggio o da un oggetto che fanno parte della storia; sono quindi tanti tasselli con diversi punti di vista che insieme vanno a completare la trama.
    non è un libro difficile da leggere, ma potrebbe risultare un po' pesante se le spiegazioni sulla miniatura vi annoiano. A me è piaciuto, la prima metà del libro è un po' più lenta ma poi si velocizza, e poi le spiegazioni sulla miniatura dicono tantissimo della cultura islamica. :D

    dit le 

  • 5

    IL MIO NOME È ROSSO

    Superbo l’incipit: “Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un pozzo. Ho esalato l’ultimo respiro ormai da tempo, il mio cuore si è fermato, ma, a parte quel vigliacco del mio assassino, nessuno sa cosa mi sia successo. Lui, il disgraziato schifoso, per essere sicuro di avermi ucciso ha a ...continuer

    Superbo l’incipit: “Adesso io sono un morto, un cadavere in fondo a un pozzo. Ho esalato l’ultimo respiro ormai da tempo, il mio cuore si è fermato, ma, a parte quel vigliacco del mio assassino, nessuno sa cosa mi sia successo. Lui, il disgraziato schifoso, per essere sicuro di avermi ucciso ha ascoltato il mio respiro, ha tastato il mio polso, mi ha dato un calcio nel fianco, mi ha portato nel pozzo e mi ha preso in braccio per poi buttarmici dentro. La testa me l’aveva già spaccata a colpi di pietra, e cadendo nel pozzo è andata in pezzi, la mia faccia, la fronte e le guance, è rimasta schiacciata, è scomparsa, le ossa si sono spezzate, la bocca si è riempita di sangue.”
    Ci troviamo agli inizi del diciassettesimo secolo. Mentre in Europa l’arte sta toccando il suo massimo fulgore, in Turchia ci si domanda se sia meglio dipingere secondo l’uso occidentale, che ritrae la realtà come appare all’occhio umano, o non sia più opportuno seguire la tradizione, per cui l’artista deve riprodurre ciò che vede con gli occhi della mente, non alterando così i significati dell’arte e della cultura ottomana. Ritroviamo quindi un tema basico nei romanzi di Pamuk: la spinta verso l’occidentalizzazione e il freno del tradizionalismo.
    La storia è strutturata in modo che ogni capitolo dia voce ai diversi personaggi, ma anche ai disegni fatti dai vari miniaturisti: il cane, la pianta, la moneta, la morte. Romanzo per lettori non frettolosi, avvincente, ipnotico, bellissimo.

    dit le 

  • 2

    Riporto un commento trovato in rete che condivido pienamente.

    "Una dettagliata, raffinata, elegante disamina dei valori soprattutto estetici ma non solo della Turchia del 1500.
    Coltissimo, dettagliato, ricchissimo di descrizioni, una vera bibbia sull'iconografia orientale.
    E c ...continuer

    Riporto un commento trovato in rete che condivido pienamente.

    "Una dettagliata, raffinata, elegante disamina dei valori soprattutto estetici ma non solo della Turchia del 1500.
    Coltissimo, dettagliato, ricchissimo di descrizioni, una vera bibbia sull'iconografia orientale.
    E ciononostante due palle che non finivano più."

    dit le 

  • 4

    La vicenda si svolge a Istanbul nel 1591. Nella società ottomana è in corso un violento scontro tra coloro che vogliono aprirsi alle influenze che arrivano dall’Europa ed i tradizionalisti che, in nome del Corano, combattono aspramente contro ogni forma di modernità. Il confronto è particolarment ...continuer

    La vicenda si svolge a Istanbul nel 1591. Nella società ottomana è in corso un violento scontro tra coloro che vogliono aprirsi alle influenze che arrivano dall’Europa ed i tradizionalisti che, in nome del Corano, combattono aspramente contro ogni forma di modernità. Il confronto è particolarmente aspro nella comunità dei miniaturisti che lavorano alla corte del Sultano dove si confrontano due diverse concezioni della rappresentazione: da una parte la tradizionale miniatura dei paesi islamici che intende esprimere non il punto di vista oggettivo dell’autore (quello che vedono i suoi occhi) ma quello astratto elaborato dalla sua mente (quello che vede l’occhio di Allah); dall’altra la concezione pittorica degli europei della fine del 1500 che esalta la rappresentazione come occhio dell'uomo sul mondo.

    Il sovrano ottomano, per celebrare il millenario dell’Egira, ha commissionato in segreto al dotto Zio Effendi un nuovo libro che fonda gli stili tradizionali islamico e persiano con le nuove tecniche europee. In particolare, il libro dovrà culminare in un ritratto dello stesso sovrano effettuato utilizzando la tecnica della prospettiva e con il realismo che permetta al soggetto di riconoscersi nel disegno. Intorno alla preparazione di questo libro si svilupperanno profondi contrasti ideologici e più umane gelosie tra i vari miniaturisti che porteranno addirittura a due omicidi. A risolvere il mistero di queste morti e portare a temine l’opera viene chiamato Nero, il giovane nipote di Zio Effendi con un passato da apprendista miniaturista che poi ha dovuto abbandonare Istanbul per aver manifestato il suo amore per la cugina Sekure. Le vicende personali di Nero e la storia del suo infelice amore per la cugina, ormai vedova, si intrecciano con le vicende del libro e sono forse la parte più coinvolgente del libro.
    Pamuk riesce con grande maestria a descrivere il mondo islamico del XVI secolo ed il dibattito culturale e religioso che dilaniava la società ottomana e ci porta per mano in un mondo poco conosciuto, ammaliandoci con una marea di aneddoti e dotti riferimenti a miti e leggende arabe e persiane. Il romanzo è strutturato come narrazione a più voci con ogni capitolo raccontato in prima persona da un personaggio diverso e questo permette all’autore di mettere in mostra il suo grande talento narrativo descrivendo la vicenda da diversi punti di vista.

    Per il tipo di impostazione, a metà tra un giallo ed un romanzo storico, e per la vastità dei riferimenti questo romanzo è stato più volte accostato al Nome della Rosa. Anche nel romanzo di Eco, infatti, si parla di un contrasto filosofico che si sviluppa all’interno di una comunità di intellettuali (in quel caso frati, in questo miniaturisti) che porta ad una serie di delitti su cui il protagonista è chiamato ad indagare. Guglielmo da Baskerville, però, è un personaggio molto più quadrato, portatore di propri valori e capace di districare la matassa di quanto non lo sia il giovane ed indeciso Nero ed il romanzo di Eco è molto più coinvolgente. La narrazione di Pamuk procede con un ritmo troppo lento e con infinite ripetizioni (non so quante volte ho letto la storia di Sirin che si innamora di Cosroe vedendone l’immagine in un disegno appeso ad un albero) e le lunghissime disquisizioni sulle tecniche della miniatura appesantiscono la lettura e alla fine diventano noiose.

    dit le 

  • 5

    Un testo affascinante, pur essendo di non facile lettura per le lunghe e minuziose descrizioni di miniature e dei relativi procedimenti tecnici. Tutta la vicenda infatti , o meglio il giallo avvincente sotteso, si svolge nell’ambiente antico, affascinante e quasi magico delle scuole ottomane di m ...continuer

    Un testo affascinante, pur essendo di non facile lettura per le lunghe e minuziose descrizioni di miniature e dei relativi procedimenti tecnici. Tutta la vicenda infatti , o meglio il giallo avvincente sotteso, si svolge nell’ambiente antico, affascinante e quasi magico delle scuole ottomane di miniature del sedicesimo secolo, epoca, in cui l’occidente si confrontava con l’impero turco ad un livello di parità ma anche di competizione. Le due scuole miniaturiste del Sultano riflettono lo scontro tra due concezione diverse di porsi di fronte alla realtà tra Oriente ed Occidente. La visione antropocentrica della cultura e dell’arte occidentale cristiana ha la sua massima espressione nella ritrattistica, nella pittura e la visione teocentrica dell’arte orientale in cui la rappresentazione della natura è rimasta ancorata da centinaia di anni alla visione di Allah. Ed è proprio da questo contrasto nasce il movente dei delitti. Rappresentare il mondo come lo vede l’uomo con la sua personalità ed individualismo, firmando magari le proprie opere, è, secondo la visione musulmana un peccato, una offesa ad Allah, i cui occhi sono gli unici che possono vedere la vera realtà. L’artista, il miniaturista non ha bisogno di vedere ciò che disegna, bensì deve seguire e ricordare i modelli degli antichi maestri, quelle meravigliose storie d’amore e di guerra , che si ripetono perfette ed immutabili nei secoli. Molto particolare, poi, è anche la struttura del romanzo che non presenta una sola voce narrante ma più voci, addirittura 20, e quindi più punti di vista che tendono a presentare le vicende in modo molto sfaccettato. I fatti vengono ricostruiti attraverso la ricomposizione di queste voci e di questi frammenti di verità che ognuna ha. Un mondo reale e onirico allo stesso tempo. Ed è proprio questa particolare struttura, l’infinità di storie che nascono una dall’altra a rendere questo testo veramente straordinario. Il libro viene infatti a rappresentare una specie di miniatura letteraria in cui tutti i vari punti di vista, i personaggi, gli elementi naturali si contrappongono e si avvicinano creando un disegno globale, che nel nostro linguaggio mi verrebbe da scrivere come “affresco”, ma non è così , il termine è assolutamente improprio. Pamuk con un gioco sapiente ed abile crea un intreccio , un disegno preciso e unico che con le innumerevoli ripetizioni , la ricerca e il gusto del particolare, del dettaglio va pian piano creando una miniatura preziosa. Una miniatura che diventa una riflessione globale sull’arte. Andrebbero fatte molte ed altre riflessioni, perché gli spunti sono molteplici; il libro è ricco, molto dotto, complesso ed avvincente.

    dit le 

  • 1

    troppo

    Davvero ostico, infiorettato, troppo estetico e ripetitivo.
    Io non ho timore reverenziale nei confronti di un Nobel, quindi posso dire tranquillamente che questo è il primo libro che ho abbandonato in vita mia…..non ho nemmeno avuto la curiosità di scoprire l’identità dell’assassino.

    dit le 

  • 3

    Constato sollevato che non sono l'unico ad avere trovato pesanti diversi passaggi. Fino alla metà mi sono sentito dentro un capolavoro, poi la lettura è diventata una strada sempre più in salita, solo che alla fine il panorama non l'ho neppure apprezzato

    dit le 

  • 4

    Questo romanzo di Pamuk mi è piaciuto. La narrazione, portata avanti dal punto di vista di ogni singolo personaggio, risulta avvincente. Bellissimi alcuni passaggi, tra i numerosi, sulla descrizione delle miniature e dell'arte della miniatura in generale. Questo romanzo che sembra essere un giall ...continuer

    Questo romanzo di Pamuk mi è piaciuto. La narrazione, portata avanti dal punto di vista di ogni singolo personaggio, risulta avvincente. Bellissimi alcuni passaggi, tra i numerosi, sulla descrizione delle miniature e dell'arte della miniatura in generale. Questo romanzo che sembra essere un giallo, in quanto c'è un assassino da scoprire, in realtà è centrato, tramite la metafora dell'opposizione tra miniatura ottomana e miniatura occidentale, sullo scontro tra Islam e cultura occidentale. Ma esiste davvero uno scontro, un criterio valido di giudizio che faccia pendere la bilancia da una parte o dall'altra? Il finale ne rivela l'inconsistenza (anche se gli ultimi capitoli mi sono sembrati "frettolosi" e meno curati. Opinione personale.)
    Ne consiglio la lettura. Pamuk scrive bene a mio avviso.

    dit le 

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