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Monnaie de singe

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Editeur: Flammarion

4.0
(171)

Language:Français | Number of pages: 379 | Format: Mass Market Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , Spanish

Isbn-10: 2080704508 | Isbn-13: 9782080704504 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Description du livre
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  • 5

    “Vivi nel tuo sogno, non raggiungerlo, altrimenti viene la sazietà.”

    Il giovane reduce Donald Mahon , misero relitto umano con una terribile cicatrice a devastargli il viso , quasi incapace di parlare oltre che di comprendere , che si muove con grandissima ...continuer

    Il giovane reduce Donald Mahon , misero relitto umano con una terribile cicatrice a devastargli il viso , quasi incapace di parlare oltre che di comprendere , che si muove con grandissima difficoltà e che ha bisogno di una continua assistenza , è in fondo il vero protagonista di un romanzo che non parla mai esplicitamente di guerra ma le cui terribili conseguenze si avvertono con lo scorrere delle pagine . E attorno al dramma umano del povero Donald ruotano quelli di tutti gli altri personaggi in una storia dove amore e morte , passione e risentimento , gioia e dolore , brutalità e tenerezza si alternano e si mescolano continuamente sugli echi di un conflitto che , come sempre , lascia dietro di sé una scia di lutti e di disperazione . Una lettura densa e di grande spessore che sa regalare momenti di autentica commozione insieme con altri di grande umorismo , da affrontare e da gustare con attenzione per poterne trarre tutto il suo fascino .

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  • 5

    William Faulkner “La paga del soldato”: Cinico Faulkner. Ancora un protagonista che non è protagonista, anzi forse addirittura due. Il primo è la guerra, il secondo è Donald Mahon, il povero ...continuer

    William Faulkner “La paga del soldato”: Cinico Faulkner. Ancora un protagonista che non è protagonista, anzi forse addirittura due. Il primo è la guerra, il secondo è Donald Mahon, il povero ufficiale pilota. La guerra è la prima grande guerra, che rimane nello sfondo, lontana, sfumata, ormai terminata, utile solo come produttrice di “casi umani”, Donald, per poter narrare altro. Immani distruzioni e milioni di morti e feriti, mai descritti, e morti che riappaiono per poi morire di nuovo. Cinico Faulkner. Isola il secondo falso protagonista tra le milioni di vittime senza nome e lo lancia come una bomba pronta ad esplodere nella piccola cittadina del sud degli stati uniti da dove era partito e dove tutti lo avevano già pianto: il padre, grande enorme grigio, la povera governante Emmy, amata per una sola notte e Cecily, la promessa sposa, civettuola, indecisa, spaventata. Cinico Faulkner. Non gli basta un Donald redivivo ed in ottima salute per farlo deflagrare nella tranquilla melmosa moribonda realtà del sud. Per aumentarme il potere distruttivo lo disegna orribilmente sfigurato e irrimediabilmente perso. Un vegetale, totalmente isolato da ciò e da chi lo circonda, senza più un passato, incapace di un qualsiasi futuro, senza neppure un presente. Cinico Faulkner. Neppure un presente qualsiasi, neppure quel minimo vitale di luci e ombre che con un pezzettino di cuore riserverà al Benjy di “L'urlo e il furore”. No, per Donald non è previsto neppure questo. Per lo sporco lavoro che l'autore gli riserva, quello che rimane del povero pilota doveva avere una forza di distruzione enorme, incontrollabile, in grado di spezzare anche i legami ancestrali che nonostante tutto tengono ancora assieme una società che il tempo, il suo tempo, ha già condannato a morte. Cinico Faulkner. Aveva bisogno di una carica potente, assente, cinicamente indifferente, per lanciare l'ultimo assalto, quello definitivo, verso la società soffocante e soffocata del sud degli stati uniti, protagonista vera della sua narrazione. Donald , come la Caddy nel “L'urlo e il furore”, totalmente assente, e per contrappasso potentemente presente, è come una bomba di profondità, che deflagrando annienta, spezza, devasta, tutto quanto la circonda, portando infine a galla i miseri resti di ciò che si muoveva ignaro e colpevole al di sotto della superficie. Cinico Faulkner … O no?

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  • 0

    Libro difficile e duro. Libro di sentimenti violenti e diretti. Non un libro di guerra, ma un libro sulle conseguenze psicologiche della guerra sulle persone che vi hanno partecipato e non. Intorno ...continuer

    Libro difficile e duro. Libro di sentimenti violenti e diretti. Non un libro di guerra, ma un libro sulle conseguenze psicologiche della guerra sulle persone che vi hanno partecipato e non. Intorno ad un eroe dell'aviazione, a prima guerra mondiale finita, gravemente ferito e privo di ricordi passati si snoda la vicenda di un gruppo di uomini e, soprattutto, di donne. In un piccola cittadina del sud intorno a valori tradizionali, la lealtà, la differenza tra uomini e donne, il matrimonio e la religione esplodono le pulsioni sessuali represse e intorno al mito dei reduci. Repressione e desiderio attraversano i corpi dei protagonisti e lasciano quasi tutti insoddisfatti. Solo Margaret, alla fine, compie in modo discusso il suo dovere e giudicherà tutti perdenti: il reduce, suo padre (il pastore battista), la sua ex fidanzata, il viscido ex studente di latino. Parola chiave del romanzo: epiceno (ambigenere, riferito a nomi che non distinguono il maschio dalla femmina).

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  • 5

    Faulkner è davvero grande. Questo libro è il fulminante esordio di uno scrittore-poeta, di un uomo capace di dare vita nelle sue pagine alla magnificenza della natura umana, di trasformare in ...continuer

    Faulkner è davvero grande. Questo libro è il fulminante esordio di uno scrittore-poeta, di un uomo capace di dare vita nelle sue pagine alla magnificenza della natura umana, di trasformare in parole le mille sfaccettature dell'essere.

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  • 3

    Credo di aver assegnato quattro stelle a romanzi peggiori di questo, ma è difficile valutare spassionatamente l’esordio letterario di Faulkner poco dopo aver letto “L’urlo e il furore”, e ...continuer

    Credo di aver assegnato quattro stelle a romanzi peggiori di questo, ma è difficile valutare spassionatamente l’esordio letterario di Faulkner poco dopo aver letto “L’urlo e il furore”, e senza paragonarlo quindi a quel capolavoro, senza riscontrare i tentativi ancora un po’ maldestri da parte dello scrittore di creare quel suo stile unico e complesso, che sarebbe maturato nel giro di pochi anni. “La paga del soldato” è un buon dramma corale, la cui tensione narrativa è purtroppo discontinua, con evidenti cadute soprattutto nella seconda parte. La prosa è già molto colta, barocca, elegiaca, ma non ancora così torrenziale e trascinante come presto sarebbe diventata. Faulkner è già interessato a raccontare gli stati d’animo più che la successione dei fatti e, senza ricorrere ancora all’utilizzo del flusso di coscienza, inventa degli strattagemmi a volte un po’ ingenui per leggere nel pensiero dei suoi personaggi. La vicenda si dipana attorno al rientro a casa di Donald Mahon, aviatore reduce della prima guerra mondiale, irreparabilmente ferito nel volto e nell’anima. La pulsione di morte però stringe nella sua morsa non solo chi ha vissuto il trauma del combattimento, ma anche quanti lo accolgono: confusi, deboli, impauriti, quando non meschini ed ipocriti, incapaci di aiutarlo e di amarlo, privi ormai di valori e di una cultura a cui appellarsi. Il declino della società reazionaria del sud degli Stati Uniti è già oggetto di ossessiva attenzione da parte di Faulkner; a questo saprà ispirarsi per raccontare, con voce più potente e sicura, altre storie di smarrimento e disgregazione sociali ed esistenziali.

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  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/08/18/la-paga-dei-soldati-william-faulkner/

    “Il ritorno a casa di Donald Mahon, povero figliolo, era press’a poco come una delle nove meraviglie del mondo. ...continuer

    http://antoniodileta.wordpress.com/2013/08/18/la-paga-dei-soldati-william-faulkner/

    “Il ritorno a casa di Donald Mahon, povero figliolo, era press’a poco come una delle nove meraviglie del mondo. Entravano vicini curiosi e gentili, uomini che restavano in piedi o sedevano gioviali, ragguardevoli, pieni di premure; solidi uomini d’affari interessati alla guerra solo in quanto prodotto secondario dell’auge o della caduta del signor Wilson, e interessati a ciò solo dal punto di vista dei dollari e dei cents, mentre le mogli incrociavano ciarle sui loro abiti, davanti al ciglio sfregiato, immemore di Mahon; alcune delle più casuali conoscenze del rettore, democraticamente prive di cravatta, masticando tabacco nella guancia rigonfia, rifiutavano, al loro ingresso, con timidezza ma fermamente, di cedere i cappelli; le ragazze che aveva conosciuto, con le quali aveva ballato o che aveva corteggiato nelle notti d’estate, venivano ora a guardare la sua faccia e immediatamente si facevano da parte con nausea repressa, e non venivano più, a meno che, durante la prima visita, la sua faccia non fosse rimasta nascosta (dopo di che trovavano finalmente il modo d vederla); i ragazzi venivano per andarsene via irritati, perché egli non avrebbe potuto raccontare loro nessuna storia di guerra, e tutto questo si muoveva attorno a lui, mentre Gilligan, il suo arcigno maggiordomo, manovrava tutti con imparziale scoraggiante autorità. - Adesso fila via. - ripeté al giovane Robert Saunders, che era venuto con vari coetanei ai quali aveva promesso di mostrare qualcosa di buono in fatto di soldati storpiati”. (William Faulkner, “La paga dei soldati”, ed. Garzanti)

    “La paga dei soldati”* di William Faulkner giaceva sugli scaffali della mia libreria da un paio di anni, in un’edizione Garzanti del maggio 1965, prezzo di copertina 350 lire. L’avevo acquistato presso una bancarella dell’usato e poi riposto lì, consapevole che un giorno o l’altro l’avrei letto. Di Faulkner in passato ho letto altri romanzi, tutti apprezzabili, alcuni dei veri capolavori, come “L’urlo e il furore”, “Luce d’agosto” e “Requiem per una monaca”. “La paga dei soldati” fu il primo libro pubblicato da Faulkner, edito nel 1926 e dimostra già la sua sapienza narrativa, la sua abilità nel costruire un intreccio a più voci, facendoci penetrare negli anfratti più profondi e spesso sordidi dei personaggi, scavando oltre la loro superficie. Faulkner già in questo romanzo si serve di alcune strategie che poi affinerà in altri romanzi, quali l’uso delle parentesi per farci intendere il reale pensiero del personaggio che sta parlando, o anche l’interposizione, all’interno di una narrazione “dall’alto”, di brani in prima persona, o di lettere, brevi frammenti, frasi estrapolate dalla folla, il tutto con un ritmo, un’ironia latente e uno spirito d’osservazione rari. Non a caso Faulkner è considerato uno dei più grandi della narrativa statunitense del Novecento. In questo romanzo il protagonista è pressoché assente dalla storia, o meglio, è proprio la sua assenza a renderlo protagonista rispetto agli altri, che ruotano attorno a lui, che lottano, sperano, s’illudono, s’ingelosiscono, litigano, in funzione sua. Donald Mahon ha combattuto la prima guerra mondiale e ne è uscito male. Sopravvissuto, ma come morto. Sfregiato in volto, quasi cieco, smemorato, è riportato a Charleston, suo paese d’origine, da un suo commilitone, Joe Milligan, e dalla signora Powers, vedova per causa di guerra e incontrata sul treno carico di reduci. Al paese c’è Cecily Saunders, la sua ex ragazza, che lo credeva morto e che nel frattempo, seguendo la sua natura disperata e civettuola, si consola con l’arrogante George Farr, ma è inseguita anche dallo stratega e viscido Gennaro Jones. Il ritorno di Donald porterà scompiglio nelle vite altrui, scatenando aspri combattimenti all’insegna dell’ossessione amorosa e della gelosia. Anche altri personaggi, che qui non nomino per non svelare ulteriormente la trama, entreranno a far parte di questa lotta a più cuori e cervelli, che Faulkner condisce con la sua ironia pungente, che non risparmia nemmeno i concittadini di Donald, così premurosi di andarlo a visitare e quasi scontenti di non vederlo morto, perché rimasto incompiuto come eroe di guerra. Oltre agli intrighi amorosi, il romanzo ci offre spunti di riflessione su temi come la morte, la guerra, l’incomprensione tra gli uomini, ma soprattutto, a mio modesto parere, è una riflessione sul tema dell’identità, sulla perdita della stessa, sul rapporto che lega il nostro essere, con tutto il carico del passato, a chi è attorno a noi, sulle inevitabili rotture che si generano quando un evento potente, nel caso specifico la condizione da sfregiato di Mahon e il suo inaspettato ritorno, viene a destabilizzare certezze che tali non sono più. *per quanto riguarda il titolo, devo dire che l’edizione Garzanti che ho letto riporta “La paga del soldato”, ma ho notato, facendo ricerche sul web, che quello corretto dovrebbe essere “La paga dei soldati”, dall’inglese “Soldiers’ pay”, non da “Soldier’s pay”.

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  • 3

    i primi passi del giovane faulkner

    Lo stile del grande Faulkner è già tutto qui. Manca la struttura narrativa irresistibile e rivoluzionaria delle opere successive a questo esordio letterario. Anche se è facile captarne in embrione ...continuer

    Lo stile del grande Faulkner è già tutto qui. Manca la struttura narrativa irresistibile e rivoluzionaria delle opere successive a questo esordio letterario. Anche se è facile captarne in embrione il genio. Fosse stato più breve, sarebbe stato un geniale debutto, troppo trascinate le storie anche se suggestive.

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  • 4

    La paga del lettore

    Il mio primo Faulkner mi resterà ben impresso nella mente o almeno lo spero. Questo libro, questa storia, può risultare per certi versi eccessiva nei contenuti, difficile forse da seguire, ma è un ...continuer

    Il mio primo Faulkner mi resterà ben impresso nella mente o almeno lo spero. Questo libro, questa storia, può risultare per certi versi eccessiva nei contenuti, difficile forse da seguire, ma è un vero e proprio ricamo per il lettore dall'inizio alla fine. Quattro stelle, così per cominciare...

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