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Monsieur Pain

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3.5
(97)

Language:Français | Number of pages: 190 | Format: Others | En langues différentes: (langues différentes) Italian , Spanish , English , Portuguese

Isbn-10: 2268066339 | Isbn-13: 9782268066332 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature

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Description du livre
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  • 2

    Consigli di un fanatico di Roberto Bolaño praticamente a se stesso.

    Il primo libro di Roberto Bolaño che ho letto è stato “Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce”; è il titolo bellissimo di un’operina dimenticabile. Il secondo libro letto è il romanzo “I detective selvaggi” e con questo libro ho capito che Bolaño è uno scrittore tremendo. ...continuer

    Il primo libro di Roberto Bolaño che ho letto è stato “Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce”; è il titolo bellissimo di un’operina dimenticabile. Il secondo libro letto è il romanzo “I detective selvaggi” e con questo libro ho capito che Bolaño è uno scrittore tremendo. Ho letto “Stella distante” e ho visto Bolaño lavorare per diventare uno scrittore tremendo. In “La letteratura nazista in America” c’è il Bolaño che non è ancora uno scrittore tremendo ma al quale non manca niente per poterlo diventare. “Amuleto” è un’operina – salvo qualche sprazzo geniale, ma disperatamente geniale – inferiore a “Consigli di un discepolo di Jim Morrison a un fanatico di Joyce”. In “Monsieur Pain” ci ho visto un Bolaño che dice “Ora che vi ho dimostrato di essere uno scrittore tremendo, se scrivo un’altra operina sarete voi a trovarci i meriti che io non ho saputo darle.”

    “Monsieur Pain” è un’operina di cui è brutto persino il titolo, e che trucco è mai dire “Vallejo che muore è la Spagna che muore è la poesia che muore è tutto un modo che muore”? E che trucco è “Il vorticare dalla significanza all’insignificanza, dal potere all’impotenza, dalla struttura alla devastazione…”? Sono, appunto, trucchi. In Monsier Pain il grado di invenzione letteraria è molto basso, i personaggi sono tutti di carta, le soluzioni stilistiche stiracchiate e ricalcate su modelli precedenti. A uno scrittore tremendo non perdono di scrivere opere minori, e pazienza se le sue opere minori restano migliori delle opere maggiori di altri autori magari maggiormente osannati. Se hai scritto “I detective selvaggi” non puoi pubblicare robette come “Amuleto” e “Monsieur Pain”, cioè: fai benissimo, i soldi servono, c’è pure una famiglia da mantenere per lo mezzo, e dei vantaggi dall’essere diventato uno Scrittore Tremendo si devono pur trarre. Per questo ricorro a un procedimento alla Bolaño e decido che le operine minori sono apocrife e che Bolaño dopo “I detective selvaggi” ha scritto “2666” e niente di meno.

    Ora però devo leggere “2666”.

    dit le 

  • 3

    forse il fatto di aver dovuto interrompere la lettura per giorni ha infuito ma dopo il primo giorno in cui mi sembrava che decollasse poi sono rimasta imprigionata nei mille rivoli della storia senz'altro ho riconosciuto uno stile unico vera letteratura ma non sono più riuscita a seguire il pensi ...continuer

    forse il fatto di aver dovuto interrompere la lettura per giorni ha infuito ma dopo il primo giorno in cui mi sembrava che decollasse poi sono rimasta imprigionata nei mille rivoli della storia senz'altro ho riconosciuto uno stile unico vera letteratura ma non sono più riuscita a seguire il pensiero (la trama in questo libro irrilevante) il senso profondo la struttura...mi resta il ritmo che trovo affascinante

    dit le 

  • 0

    iniziato ieri mattina, ne ho letto subito circa il venticinque per cento.
    stamattina ci ho riprovato, con un altro quattro per cento abbondante.
    tuttavia.
    la rottura di minchia di leggere di questo sfigato e tristo agopunturista quarantaquattrenne in una parigi da incubo con mal ...continuer

    iniziato ieri mattina, ne ho letto subito circa il venticinque per cento.
    stamattina ci ho riprovato, con un altro quattro per cento abbondante.
    tuttavia.
    la rottura di minchia di leggere di questo sfigato e tristo agopunturista quarantaquattrenne in una parigi da incubo con malati morenti o già morti, impassibili vedove e mogli in procinto di diventarlo, medici e luminari, luci che "palpebrano" in corridoi circolari [e infiniti] di cliniche private, spagnoli gemelli che non sono nemmeno fratelli [forse], con ritmo e tono da racconto di letteratura onirica/nonsense/metafisica/metàrotturadiminchica [appunto] degli anni '60 e '70, mi ha fatto prendere l'irrevocabile decisione di abbandonarlo [lui, l'agopunturista] per sempre.
    purtroppo la mia copia è un e-book.
    altrimenti le avrei dato fuoco.

    dit le 

  • 3

    Strano e straniante...

    Premetto che era il mio primo Bolano... arrivato a due terzi del libro, devo ammetterlo, mi ha preso una voglia irrefrenabile di piantare tutto... poi un po' per curiosità, un po' per la mia cocciutaggine - in barba ai "pennachiani" (!?!) diritti del lettore - di terminare ogni libro, sono andato ...continuer

    Premetto che era il mio primo Bolano... arrivato a due terzi del libro, devo ammetterlo, mi ha preso una voglia irrefrenabile di piantare tutto... poi un po' per curiosità, un po' per la mia cocciutaggine - in barba ai "pennachiani" (!?!) diritti del lettore - di terminare ogni libro, sono andato avanti.
    E dirò che alla fine mi sono quasi appassionato alla pur debole e molto (troppo per i miei gusti...) onirica trama.
    Probabilmente se avessi letto il libro in una condizione di maggiore serenità, l'avrei maggiormente apprezzato... chissà!
    Ho deciso che Bolano merita un'altra chance.

    dit le 

  • 4

    Morte di un poeta

    Suscita non poco sconcerto la lettura di Monsieur Pain o, almeno, un leggero senso di straniamento rispetto al consueto stile dello scrittore cileno, alle sue consolidate formule narrative, alle sue atmosfere. Intanto, mi sia consentita una banalità, il romanzo appare decisamente pervaso d ...continuer

    Suscita non poco sconcerto la lettura di Monsieur Pain o, almeno, un leggero senso di straniamento rispetto al consueto stile dello scrittore cileno, alle sue consolidate formule narrative, alle sue atmosfere. Intanto, mi sia consentita una banalità, il romanzo appare decisamente pervaso da una forte vena kafkiana ed il protagonista, Pierre Pain, si muove agito da forze oscure, imperscrutabili, misteriose, assecondata ad una logica di cui non appaiono definiti i paradigmi.
    Monsieur Pain è un mesmerista, in un’epoca in cui il mesmerismo è ormai passato di moda e, tuttavia, c’è chi ritiene possa guarire un ammalato di cui i medici non riescono a individuare la patologia che lo sta conducendo inesorabilmente alla morte. L’ammalato – guarda un po’ – è un poeta, un poeta latinoamericano, mentre, sullo sfondo, la Repubblica Spagnola vive gli ultimi giorni sotto gli assalti finali del fascismo.
    Pain non riuscirà neppure ad avvicinarsi al poeta malato, malgrado la moglie richieda con forza il suo aiuto. Assurdi divieti, ostruzionismo malcelato, impedimenti fisici, tutto si oppone. La stessa struttura dell’ospedale in cui giace il malato, sembra impedirgli l’accesso. Un ospedale labirintico, dalla pianta sfuggente, mutevole si potrebbe dire, che può quasi ricordare il Palazzo di Giustizia de Il processo kafkiano.
    E poi gli incontri, tanti incontri, spesso misteriosi, in una Parigi costantemente sotto la pioggia, in caffè malandati, fumosi, spesso maleodoranti. Ed ogni incontro fornisce un tassello, un brandello di verità con il quale Pain tenta di definire il quadro di una vicenda in cui è stato coinvolto ma, come si accorgerà ogni volta, gli elementi raccolti non servono a fornire un’immagine intellegibile dell’insieme.
    E poi c’è la parte onirica. Non a caso Pain è un mesmerista: ed ecco allora che i sogni si succedono e si alternano e si intrecciano alla realtà. Ma qual è la realtà, dove finisce il sogno? E come interpretarlo il sogno, una volta definitolo come tale?
    Insomma, un breve romanzo sul quale, credo, la critica “bolaniana” più avvertita ha ancora molto da dire. Buona lettura.

    dit le 

  • 2

    Consigliato da una mia vicina che lo adora, mi spiace aver dato al mio primo Bolaño solo due stelline, ma proprio non mi ha preso. In alcuni punti assolutamente onirici mi immedesimavo talmente tanto che per poco non entravo in fase rem. Ritenterò con "La pista di ghiaccio".

    dit le 

  • 2

    Un Bolaño che non convince

    Un Bolaño onirico, fumoso, etilico; una Parigi nebbiosa, scura e/o lattiginosa, sotto pioggia di varia intensità. Allucinazioni. Premonizioni. Bisogna resistere sino a pag. 110 per ritrovare almeno in parte ritmo, slancio, humor e capacità d'intreccio bolaniañi: la parte migliore e più "ci ...continuer

    Un Bolaño onirico, fumoso, etilico; una Parigi nebbiosa, scura e/o lattiginosa, sotto pioggia di varia intensità. Allucinazioni. Premonizioni. Bisogna resistere sino a pag. 110 per ritrovare almeno in parte ritmo, slancio, humor e capacità d'intreccio bolaniañi: la parte migliore e più "cinematografica" del libro è questa, insieme all'"Epilogo di voci" (ricordi e testimonianze di osservatóri esterni).

    La morte di Vallejo -che si compie sullo sfondo della morte della democrazia in Spagna e delle crescenti persecuzioni antisemite- è un bellissimo spunto che va sprecato, un puro pretesto.

    Due stellette e mezzo. Per bolañiani sfegatati only.

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  • 0

    Due elementi concorrono a formare la materia di questo libro.
    Il primo: Parigi, ma vista dal lato della suburra (siamo negli anni immediatamente antecedenti la seconda guerra mondiale), in zone ove non son tanto gli stracciaroli a metter quartiere e ad alzare quindi contrafforti di vile lam ...continuer

    Due elementi concorrono a formare la materia di questo libro.
    Il primo: Parigi, ma vista dal lato della suburra (siamo negli anni immediatamente antecedenti la seconda guerra mondiale), in zone ove non son tanto gli stracciaroli a metter quartiere e ad alzare quindi contrafforti di vile laminato, quanto piuttosto i tendoni del circo.

    Il circo nell'erba fuori le ultime case: l'erba dove nella realtà stava il carrozzone del titano manouche Django Reinhardt (che non per niente morì a Fontainebleau) e nella finzione il circo Medrano di Radiguet, o quello nel quale Felix Krull, il leggendario groom dell'hotel Saint James and Albany, s'innamorava della bella acrobata vedendola volteggiare.

    Il secondo elemento è la trasposizione di un consapevole delirio che per certi aspetti prende del grotesco e rabesco di Poe, ma lo raffredda nella passione per la letteratura, come anche in certa deformazione allucinata di luoghi e ambienti (del resto nella pratica di cucina s'usa gittare nell'acqua ghiacciata le verdure verdi appena lessate in modo tale che mantengano il loro colore di clorofilla).
    E comunque la stella polare è Borges.

    Inoltre. Noto anche qua che la maniera di Bolaño consta di un curioso approccio alla narrazione. Appare come se, più che la tessitura della trama, gli interessino le matasse di filo a comporla. Le sfumature di colore, o del colore stesso la violenza primaria.

    Oppure, addirittura, la regolarità dei passaggi della filatura sopra i cosi… come si chiamano, i rocchetti. Destra-sinistra; sinistra-destra; uno due tre quattro e da capo.
    Il telaio che li metterà insieme, que’ fili, non è, si badi, la macchina feroce ma simmetrica che scatenò i luddisti, macchina che prefigura la logica fordista, quanto piuttosto, e appunto, la carrucola gigeriana della colonia penale di Kafka.
    Questo il telaio – becchi, gorgiere d’acciaio – su cui s’è addipanato monsieur Pain.

    Per cui dicevamo: i fili alla fine effettivamente non s’intrecciano.
    Uno può chiedersi, facendo mente locale alle vicende di cui ha appena letto: perché gli spagnoli hanno fatto quell’offerta di denaro? (Pleumeur-Bodou lo spiega, ma è una spiegazione talmente debole da essere trasparente… e poi comunque che fine ha fatto l’altro, di spagnolo?) Perché la madre del primo marito di madame Reynaud non risponde al telefono? In sostanza, cosa c’entra Vallejo? [poi è chiaro, se hai un po’ di pratica di libri ne capisci il fattore di puro/psichico elemento d’innesco] La vicenda del povero Terzeff? E gli acquari dei fratelli Leduc? Eccetera.

    Ma non è cosa importante, alla fine – importante è delineare un tempo, una toponomastica, addirittura una meteorologia.
    E specchiarsi, traverso la letteratura, in un’idea possibile di realtà che coincide con un’atmosfera interiore ma pure culturale: una certa idea dell’Europa in guisa di qualcosa di perduto, piovorno.

    In questo, non è esente da questa storia una componente fiabesca, una fiaba appunto rappresa in un cretto letterario, da adulti adusi a sdrucirsi le dita sulle pagine nell’atto di essere quasi vittima dei propri sogni o, per maggior precisione, delle proprie visioni.

    Una fabula che, infine, contiene anche i tic dello scrittore Bolaño, ovvero la giustapposizione di biografie, come immaginando una sequenza di esistenze già alla nascita (nella mente dell’autore) inestricabilmente avvinte ad un caos di finzione e lacerti di realtà.
    Si veda in tal senso la sequenza/elenco finale degli estuari esistenziali dei personaggi del romanzo. (che pare rispondere ad una necessità)

    E dentro ciò, mediante la crestomazia di biografie delinearne una o più che rappresenti il male assoluto, costrittivo e, mi verrebbe da dire, novecentesco.
    Peraltro che il novecento sia stato un secolo-lupo lo disse già a suo tempo un poeta geniale che amiamo, il quale tra le fauci di quel lupo visse purtroppo la sua disgrazia storica.

    dit le 

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