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Moonlight mile

By Dennis Lehane

(54)

| eBook | 9788858503133

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Book Description

“Ti ricordi di me?” Così la voce al telefono si rivolge al detective Patrick Kenzie svegliandolo nel cuore della notte. Una voce di donna. Nessuna presentazione, nessun giro di parole. Solo un imperativo, che suona come una minaccia: “L’hai trovata u Continue

“Ti ricordi di me?” Così la voce al telefono si rivolge al detective Patrick Kenzie svegliandolo nel cuore della notte. Una voce di donna. Nessuna presentazione, nessun giro di parole. Solo un imperativo, che suona come una minaccia: “L’hai trovata una volta. Trovala di nuovo. Me lo devi”. Forse un incubo, si dice il detective al risveglio. Se ne scorderà presto, pensa. Invece il mattino dopo lei è lì, sulle scale della metropolitana, ad aspettarlo. Un volto segnato dal tempo e dalla mano dura del destino. Un volto che Kenzie aveva sperato di non vedere più. Perché, dodici anni prima, la stessa donna gli aveva chiesto di trovare sua nipote: una bambina di nome Amanda, scomparsa nel nulla. Lui e la sua partner, Angie Gennaro, l’avevano ritrovata restituendola alla madre, che beveva e la trascurava, e sbattendo in carcere i rapitori: persone che non volevano farle del male, bensì darle una famiglia stabile e serena. Un caso strano, in cui i colpevoli non coincidevano con i cattivi, e la cui soluzione non era stata un lieto fine. Un caso che Kenzie si era sempre portato dentro con angoscia. Per questo ora che Amanda, ormai diciassettenne, pare essere scomparsa di nuovo, il detective non può tirarsi indietro. La sua ricerca sarà per lui e Angie l’inizio di un viaggio nel cuore di un mercato squallido, dove adozioni, identità e raccolte di fondi sono oggetto di traffici illeciti. Un mondo dove il bene può assumere i contorni del male, e il male quelli del bene. Un gorgo in cui, a volte, sarebbe meglio non andare a cercare ciò che vi è sprofondato.

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  • 1 person finds this helpful

    Proprio bravo Lehane.

    Inutile fare le pulci alla trama e a qualche guasconeria di troppo: ritmo incalzante con pause giuste, atmosfere pennellate con sapienza - e questa è una rarità nei giallisti americani, amanti dell'effetto spot.

    I personagg ...(continue)

    Proprio bravo Lehane.

    Inutile fare le pulci alla trama e a qualche guasconeria di troppo: ritmo incalzante con pause giuste, atmosfere pennellate con sapienza - e questa è una rarità nei giallisti americani, amanti dell'effetto spot.

    I personaggi sono eccessivi, tutti, ma la cosa che forse nuoce di più è il moralismo stucchevole che, in un contesto di assassini drogati ladri e pervertiti, fa sbottare Angie (che risulta comunque abbastanza stupida in tutto il libro) solo quando parla col padre di Sophie, che ha l'unica colpa di essere un pò bacchettone.

    I russi cattivi imperversano da trent'anni nel noir, anche cinematografico, ma convincono ancora.

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    Maurizio Attilio Ricci said on Aug 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Lehane scrive bene. C'è poco da fare. Questo Moonlight mile è il seguito di Gone, baby, gone, da cui hanno poi tratto il film.
    Leggevo tra i commenti che qualcuno ha storto il naso per la figura del cattivo presente nel libro ma, per l' ...(continue)

    Lehane scrive bene. C'è poco da fare. Questo Moonlight mile è il seguito di Gone, baby, gone, da cui hanno poi tratto il film.
    Leggevo tra i commenti che qualcuno ha storto il naso per la figura del cattivo presente nel libro ma, per l'argomento trattato, personalmente l'ho trovato molto credibile.
    Peccato solo per la parte finale che sembra meno autentica e verosimile del resto che, davvero, è da applausi.
    Uno spaccato veritiero e tragico della Boston in piena crisi economica, con i due detective protagonisti pieni di domande ed interrogative a cui non c'è risposta.
    Consigliato!

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    Janpy [Scemo chi non legge] said on Mar 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    bello

    Forse uno dei più bei libri della serie che ha per protagonisti Pat Mckenzie e Angie Gennaro (mi ricordano con nostalgia Tommy e Tuppence di Agatha Christie). Questo libro è il sequel de “la casa buia” ma è superiore a questo di almeno una spanna. La ...(continue)

    Forse uno dei più bei libri della serie che ha per protagonisti Pat Mckenzie e Angie Gennaro (mi ricordano con nostalgia Tommy e Tuppence di Agatha Christie). Questo libro è il sequel de “la casa buia” ma è superiore a questo di almeno una spanna. La ragazzina rapita allora è cresciuta e stavolta Pat si troverà alle calcagna la mafia russa (irresistibili alcune macchiette) e l’happy ending non sarà così scontato. Mi è piaciuto tantissimo lo stile e la scorrevolezza di Lehane, i dialoghi sono sempre straordinari e di una forza che sfonda le pagine.

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    Germano Dalcielo said on Oct 1, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Il seguito di "La casa buia", dodici anni dopo.
    Di conseguenza da leggere assolutamente dopo questo.
    Pur scritto con la solita maestria, il libro "soffre" notevolmente nel confronto con il suo predecessore (nettamente superiore).
    Una domanda mi so ...(continue)

    Il seguito di "La casa buia", dodici anni dopo.
    Di conseguenza da leggere assolutamente dopo questo.
    Pur scritto con la solita maestria, il libro "soffre" notevolmente nel confronto con il suo predecessore (nettamente superiore).
    Una domanda mi sovviene: questa sarà l'ultima indagine di Patrick Kenzie & Angie Gennaro? E Bubba che fine farà?
    Dennis non lasciarci orfani e ripensaci.......

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    Atticus said on Aug 22, 2013 | 3 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    e mezzo

    *Premessa*
    Chi é Dennis Lehane?
    Dennis Lehane è uno scrittore di thriller cazzutissimo e bravissimo, che meriterebbe grande visibilità ma che invece, almeno qui in Italia, è oscurato da altri 'talenti' ed è un autore abbastanza di nicch ...(continue)

    *Premessa*
    Chi é Dennis Lehane?
    Dennis Lehane è uno scrittore di thriller cazzutissimo e bravissimo, che meriterebbe grande visibilità ma che invece, almeno qui in Italia, è oscurato da altri 'talenti' ed è un autore abbastanza di nicchia.
    O meglio, ha fatto la sua fortuna con opere meravigliose come "Shutter Island", "Mystic River", "Gone, baby, gone".. Li riconoscete? Sì? Beh e come potrebbe essere altrimenti, visto che sono film di grande successo diretti rispettivamente da Scorsese (con un eccezionale Leonardo di Caprio nel ruolo del protagonista), Clint Eastwood (con protagonisti Sean Penn e Kevin Beacon) e Ben Affleck (nel cast anche Morgan Freeman)..
    Insomma, roba così scottante da indurre le case editrici a ristampare i libri già pubblicati con il titolo originale/quello del film.. Perché se "Mystic river" in Italia si chiamava "La morte non dimentica", non avrebbe attirato nessuno..
    Beh, Dennis Lehane ha scritto anche una bellissima serie (sei volumi in totale) sulle avventure di Pat Kenzie e Angie Gennaro, investigatori privati.
    Prima di passare alla recensione vera e propria se un pizzico amate il thriller, leggetevi la serie.. Potete iniziare dal primo, "Un drink prima di uccidere" per poi proseguire cronologicamente.. Se siete di fretta, leggetevi "Buio prendimi per mano" che è qualcosa di magistrale e vedrete di che pasta è fatto Lehane!!
    Mentre leggevo l'ultima sua fatica, che fa appunto parte di questa serie, mi è preso un disperato bisogno di leggere i precedenti e fare un tuffo nel passato.. Ho resistito (per ora, mai dire mai!!) in vista dei fantasmiliardi di libri che ancora mi attendono.. Ma non ho potuto fare a meno di riprenderli e leggere pagine random :')
    Dunque, siccome non è che Lehane pubblichi un libro all'anno, ogni tanto - raramente - controllo per vedere se abbia pubblicato qualcosa di nuovo.. Un giorno -era il lontano 2010-, non aspettandomi niente, ho fatto la solita ricerchina di routine e SBAM! Mi ritrovo "Moonlight mile", con protagonisti niente di meno che i miei adorati investigatori privati, che erano stati "lasciati indietro" nel 1999. La folgorazione totale!! Ho aspettato con fervenza religiosa la pubblicazione italiana in edizione rigida e in quella economica poi (perdendo quasi le speranze, lo ammetto..); ovviamente ha transitato un po' in libreria, ma più che altro perché ho letto tantissime recensioni che l'hanno condannato e non ero pronta ad affrontarlo.. :D

    C'è subito da dire che le tre stelline e mezzo sono più per l'affetto e la stima che nutro nei confronti di Lehane che per la presa che il libro ha avuto su di me.. O meglio, l'ho letteralmente divorato, ma non certo per i contenuti mirabili, ecco!4
    Il merito è sicuramente della bravura dell'autore nello scrivere e nel descrivere situazioni e personaggi, nonché dei dialoghi brillanti e un senso dell'umorismo sottile che accompagna l'intero romanzo; la storia e i protagonisti purtroppo risentono molto il fatto che sia un proseguo ideale di un libro di più di dieci anni fa, per l'appunto "Gone, baby gone", da noi conosciuto come "La casa buia".

    Come direbbe mia mamma, "E che mi invecchio solo io?"
    Esatto, centrato il punto a pieno. Abbiamo un Patrick Kenzie stanco, adulto alle prese con problemi "terreni" e difficili come la mancanza di lavoro, la crisi, l'arrivare a fine mense. Non ha lo smalto di brillantezza, almeno all'inizio del romanzo, che lo distingueva nelle storie precedenti.. Non c'è l'adrenalina che gli scorre in petto e che è tangibile anche ai lettori: è un marito e un papà e le sue priorità sono altre. Anche Angie ha poco della donna cazzuta che era un tempo, compagna di avventure/sventure insieme a Pat.. Anche Bubba paradossalmente è l'ombra di sé stesso: compare in una scena come il vecchio Bubba, spregiudicato e completamente folle, per poi finire a fare il babysitter ad una bambina di quattro anni.
    La storia e l'indagine.. Insomma, parliamoci chiaro: non esistono. Lehane ha voluto riprendere una storia che si era ampiamente conclusa, ma lo fa in modo debole e forzato. Il mistero e il thriller sono completamente assenti, alcuni elementi davvero forzati e solidi come un castello di carte..
    Insomma, sembra davvero che Lehane abbia finito gli assi veri e tirato fuori quelli nella manica per barare, da uno scrittore del suo calibro mi aspettavo molto di più.

    Perché dunque le tre stelle e mezzo? Una parte, come ho detto è per l'affetto/stima che provo nei suoi confronti.. Poi perché fondamentalmente lui scrive dannatamente bene; non da meno, seppur l'ombra di loro stessi, Pat e Angie sono due grandi personaggi che mi sono piaicuti sempre tantissimo.. Il libro è divertente e per fortuna Lehane non ha perso la sua vena ironica e il sarcasmo.. Inoltre, i dialoghi sono brillanti!
    Certo, col senno di poi forse avrei preferito un libro precedente della serie dove oltre a tutti questi elementi avrei trovato una buona storia.. Ma non potevo non leggere l'epilogo di questa storia, davvero!!

    In definitiva.. Se siete dei fan accaniti della serie di PAt e Angie come me, è doveroso leggerlo. Se non lo siete, iniziatela e diventatelo così che avrete un ottimo motivo per leggere questo libro :D

    Il signor Wilbraham non sembrava morire di simpatia per me, ma mi consolava sapere che non sembrava morire di simpatia per nessuno.

    Imboccai Crescent Avenue, pensando a quante stronzate avevo fatto io a sedici anni, e ai dieci o dodici modi diversi in cui sarei potuto – o avrei dovuto – morire prima dei diciassette.

    «Buttagli addosso dell’acqua fredda. Controlla che non abbia una commozione cerebrale.» «Come si fa?» chiese il bestione. «Che cazzo ne so! Guardalo negli occhi. Digli di contare fino a dieci.» «Se ci riesce tu impari qualcosa di nuovo?» intervenni io. «Ti ho detto di piantarla.» «No, mi hai detto “mettiti giù, brutto stronzo”. Sei già a corto di alternative.»

    «Papà?» Mi girai verso Gabriella. «Sì, tesoro?» «Cosa vuol dire svergognata?» «Lo stesso che indecente, ma fa rima con sfrontata.» «Cosa vuol dire sfrontata?» «Lo stesso che sfacciata, solo che non fa rima con indecente. Perché non mangi le carote?»

    Bubba lo colpì di nuovo in testa. «Perché, cazzo?» Bubba scrollò le spalle. «Si annoia facilmente» risposi.

    «Non sei più capace di scassinare una serratura?» «Sì, ma non ho l’attrezzatura. I poliziotti non vedono di buon occhio queste stronzate.» Con una smorfia Bubba tirò fuori dalla tasca un astuccio di cuoio. Lo aprì e scelse un aggeggio appuntito. «C’è niente che sai fare ancora?» «So cucinare un ottimo pesce spada alla provenzale.» Bubba scosse piano la testa. «Le ultime due volte era un po’ asciutto.» «Non è vero.» La serratura scattò. «Allora l’ha fatto uno che ti assomiglia e me lo ha servito le ultime due volte che sono venuto a casa tua.»

    «Io sono Max.» Il tossico dietro il portatile mi rivolse un gran sorriso. Respirò a fondo e mi fece l’occhiolino. «Io qui sono il tecnico. Bel computer.» «Il mio» annuii indicando il tavolo. «Eh?» Mi guardò confuso. «Questo è mio.» «Strano, ci assomiglia proprio al mio.» «Si chiama “modello”.» Gli occhi sembravano saltargli contro le orbite. «Se fossero diversi, come farebbero a produrli in serie?» «Già» intervenne Tadeo. «Cazzo sei, ritardato?»

    «Che cazzo hai fatto?» dissi. «Sei fuori?» «Non rompere, se tu i coglioni li lasci a casa.» Bubba aggrottò la fronte. «Maledizione, è imbarazzante vedere quanto ti sei imborghesito.»

    «Potrei ammazzarti solo perché sei basso» precisò Bubba. «Scusa.» Tadeo alzò le mani più in alto che poté.

    «Ho quella piccola e graziosa Beretta» mi disse. «Sarebbe perfetta da infilare in tasca.» «Non la usi da tanto.» Angie scosse la testa. «Sai quando esco perché ho bisogno di un po’ di tempo per me?» «Sì.» «Vado al poligono di Freeport.» «Davvero?» Sorrisi. «Davvero.» Mi restituì il sorriso. «Alcune ragazze si rilassano con lo yoga. Io preferisco svuotare uno o due caricatori.» «In famiglia sei tu quella con la mira migliore.» «La mira migliore, eh?» Riaprì il giornale. La verità era che io non riuscivo a centrare un prete nella neve. «Okay, sei l’unica a saper sparare.»

    «Amanda era una che... tipo... ha capito, no?» disse Reilly Moore. «No, non ho capito.» Risatine. «Sì, cioè... ha presente?» Altre risatine; occhi al cielo. «Oh,» replicai io «lei era “cioè, ha presente”. Adesso sì che è tutto chiaro.» Sguardi vuoti, nessuna risatina.

    Dopo la nascita di mia figlia, avevo preso in considerazione l’idea di comprarmi un fucile per tenere alla larga i potenziali corteggiatori dai quattordici anni in su. Sentendo il chiacchiericcio di quelle ragazzine e immaginando che un giorno Gabby avrebbe parlato in quel modo dimostrando assoluta ignoranza della lingua, pensai di comprare comunque un fucile. Per farmi saltare le cervella. Più o meno cinquemila anni di civiltà, duemilatrecento anni dalla costruzione della biblioteca di Alessandria, oltre cento anni dal primo volo, computer sottili come ostie a nostra disposizione con i quali accedere alle ricchezze intellettuali dell’universo e, a giudicare dalle ragazze in quella stanza, l’unico progresso dell’umanità dall’invenzione del fuoco era stato di rendere “cioè” e “tipo” due locuzioni buone in ogni occasione, utilizzabili come verbi, sostantivi, articoli, addirittura al posto di un’intera frase.

    Mi comportavo da bravo ragazzo quel giorno. Se necessario mi sarei comportato anche da bravo leccaculo.

    «Volevo solo saltare quel tavolino» disse a un certo punto «e strappargli quei cazzo di occhi dalle orbite.» «Strano che tu non sia mai stata invitata al ballo delle debuttanti.»

    C’era anche un tavolino basso – almeno credo che fosse un tavolino – a forma di motosega. Insomma, io non capisco l’arte moderna e l’arte moderna non capisce me: perciò lasciamo le cose come stanno e non disturbiamoci a vicenda.

    «Quindi vorrei sapere: chi è Amanda?» «Chiunque le serve essere. È l’adattabilità fatta persona.» «E Sophie?» «Sophie è... malleabile. Disposta a seguire quello che le permette di inserirsi nel branco. Amanda si adegua a ciò che il branco pensa di volere, e se lo scrolla di dosso appena si allontana.»

    Avevo ispezionato il luogo commettendo almeno quaranta errori diversi. Avevo guidato così lentamente che avrebbe potuto superarmi un bassotto con tre zampe affetto da displasia alle anche. Avevo parcheggiato molto vicino – solo a un isolato di distanza –, e avevo attraversato un’area aperta. Non ero arrivato di notte. Salvo piazzarmi davanti alla casa in stile uomosandwich con la scritta EHI, TI AVANZA UNA CHIAVE PER ENTRARE?, non avrei potuto mettermi più in mostra.

    Proprio mentre annuivo, Kenny estrasse la pistola e me la puntò contro. «Furbo» sibilai. «Fammi vedere cos’hai lì dietro.» Feci ruotare la mano e sollevai il cellulare. «Carino, ma la mia pistola ha più proiettili.» «Giusto, ma con quella puoi telefonare?»

    «Niente, lascia stare. Dove vive Bruce?» «A Salinas.» «E Amanda è andata lì?» «Sì.» «Dov’è atterrata?» «All’aeroporto di Salinas.» «In città non c’è un aeroporto. O è arrivata a Santa Cruz o a Monterey.» «Sì.» «Quale dei due?» «Santa Cruz.» «Neanche lì ce n’è uno. Questa storia non sta in piedi, Helene.»

    Pavel era girato verso di me, una mano in tasca, in attesa di istruzioni: se Yefim avesse starnutito, mi avrebbe sparato in testa prima che qualcuno potesse dire “salute”.

    Sul davanti era parcheggiato un Hummer giallo. L’esempio tangibile di come Detroit ha cannato un modello. Un bestione inutile che consumava così tanto che persino il sultano del Brunei si sarebbe vergognato a usarlo. E noi che siamo rimasti scioccati quando la General Motors ha chiesto una sovvenzione allo stato.

    «Insomma non dovrei preoccuparmi perché è un assassino, ma perché è un assassino con i nervi a pezzi.»

    Bevendo la mia acqua minerale finsi di non provare invidia per il suo pranzo. Angie non bada molto a quello che mangia, eppure ha valori di colesterolo pari a quelli di un neonato. Io mangio pesce e pollo novanta volte su cento, e il mio colesterolo è ai livelli di quello di un lottatore di sumo in pensione. C’è chi può e chi non può.

    I due con i weimaraner dissero che Amanda assomigliava alla protagonista di Twilight per la forma del naso, la fronte, gli occhi vicini, anche se non per i capelli e gli zigomi, poi cominciarono a dibattere se l’attrice si chiamasse Kristen o Kirsten. Mi avvicinai alla signora di mezza età prima che la discussione degenerasse in una sfida tra i vampiri di Edward e i licantropi di Jacob.

    «Anche se sapessi chi è, perché dovrei dirlo a voi? Non vi conosco» rispose. «Se però mi conoscesse,» la rassicurai «penserebbe che sono una brava persona.»

    «Quanto ti pagano per questo?» gli chiesi. «Mi lasciano in vita. Un buon prezzo. Puoi darmi il doppio?» «No.» «Ne ero sicuro.

    «Ehi, piccoletto,» disse Yefim «vuoi un lavoro?» «No, amico» rispose Tadeo. «Ne ho avuto abbastanza di questa merda. Voglio andare a lavorare con mio zio.» «Cosa fa?» L’accento di Tadeo sparì all’istante. «Vende... polizze assicurative.» Yefim sorrise. «Più criminale di noi, eh, Pavel?»

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    Sery-amente said on Aug 20, 2013 | Add your feedback

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