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Moordenaar zonder gezicht / druk 1

By Henning Mankell

(2)

| Others | 9789044505122

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Book Description

Het onderzoek naar de gruwelijke moord op een oud boerenechtpaar op het Zweedse
platteland dreigt telkens vast te lopen door tegenwerking van pers en ...

317 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    L'atmosfera e il personaggio mi piacciono molto. Anche il tempo storico. Non sembra ma grazie all'evolversi della tecnologia gli anni '90 paiono preistoria, almeno per quanto riguarda le indagini. Insomma un eroe maledetto capitato lì ma che vorrebbe ...(continue)

    L'atmosfera e il personaggio mi piacciono molto. Anche il tempo storico. Non sembra ma grazie all'evolversi della tecnologia gli anni '90 paiono preistoria, almeno per quanto riguarda le indagini. Insomma un eroe maledetto capitato lì ma che vorrebbe essere altrove fare altro, essere altro. Insieme mettiamo una provincia rarefatta, umile, contadina sullo sfondo, più i mutamenti che hanno cambiato società e cultura a fine secolo scorso che come una testa d'ariete irrompono a modificare certezze e prospettive. Un bel mix ben scritto (tradotto) che lascia supporre altrettante letture interessanti.

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    Dea dei serpenti said on Jul 25, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    So che tutti i cliché dei gialli vengono da romanzi come questo e non viceversa, ma mi sono annoiata un po' a leggere di questo ispettore lasciato dalla moglie, trasandato, ingrassato, che non ha quasi più rapporti con la figlia, che vive praticament ...(continue)

    So che tutti i cliché dei gialli vengono da romanzi come questo e non viceversa, ma mi sono annoiata un po' a leggere di questo ispettore lasciato dalla moglie, trasandato, ingrassato, che non ha quasi più rapporti con la figlia, che vive praticamente in centrale, mangia male e vive di caffè, ecc. ecc. ecc....
    Vedo che Mankell si vende praticamente a chili, che anche i giallisti più accaniti lo adorano, e io chissà cosa mi aspettavo. Ho trovato questo romanzo quasi piatto e un po' banale, non mi ha né intrigata né tenuta col fiato sospeso come mi aspettavo e speravo: ho poi scoperto che i libri più amati di Mankell sono altri, quindi immagino che questo sia solo un decente romanzo di partenza e gli altri siano vere bombe.

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    Cicely said on Jul 15, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    3 stelle e mezzo. e penso di dargli ancora fiducia leggendo il prossimo libro della serie...

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    Micht 82 said on Jun 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    So che non mi crederete ma c’è stato un tempo in cui, avvicinandosi alla sezione gialla della vostra libreria preferita, non sareste stati aggrediti da una mezza dozzina di autori nordici. Dalla comparsa di Stieg Larsson in poi la storia è cambiata: ...(continue)

    So che non mi crederete ma c’è stato un tempo in cui, avvicinandosi alla sezione gialla della vostra libreria preferita, non sareste stati aggrediti da una mezza dozzina di autori nordici. Dalla comparsa di Stieg Larsson in poi la storia è cambiata: il successo planetario della trilogia Millennium ha influenzato le abitudini di lettura degli amanti del genere e, evidentemente, anche le scelte editoriali che non hanno smesso di insistere sulla provenienza di autori scandinavi quasi fosse marchio certo di qualità.

    Un appassionato del genere interrogato nei primi anni del 2000 sulla opportunità di intraprendere la lettura di un autore svedese non avrebbe avuto dubbi: sarebbe spuntato immediatamente il nome di Henning Mankell, padre della serie dedicata al commissario Wallander che conta oggi una dozzina di titoli. Fra questi, “Assassino senza volto” rappresenta il primo volume dato alle stampe, e racchiude una sorta di anticipo delle tematiche care al nativo di Stoccolam che saranno riprese e sviluppate in altri episodi della stessa serie. A partire da due elementi comuni che è inevitabile affrontare per calarci nel mondo letterario di Mankell: il commissario protagonista e l’ambientazione dei romanzi.

    Partiamo da quest’ultima: le vicende sono ambientate nella Scania, una delle regioni storiche della Svezia e, soprattutto, una sorta di terra di confine: se immaginate per un momento lo sviluppo verticale della Svezia, ecco, la Scania è l’estrema punta meridionale. E’ una regione che è per Mankell quello che il Texas è per Lansdale: una terra di confine, inevitabilmente esposta ai contatti con lo straniero, in qualche misura distante dai centri del potere e con una sorta di senso di abbandono diffuso fra i suoi abitanti. In questo complicato contesto sociale, venato da impulsi xenofobi che colgono anche le stesse forze dell’ordine, si muove il commissario Wallander, tipica – ma non stereotipata – figura del detective calato in una una storia personale complessa: nel primo episodio della serie, lo incontriamo solo, scaricato dalla moglie e dalla figlia, con un evidente problema con l’alcool ed un rapporto pesantemente conflittuale con l’anziano padre. Un uomo alla deriva, un appassionato cultore dell’opera lirica che si ritrova ad indagare su un omicidio che ha contorni ben più tragici della musica che lo accompagna: in una isolata abitazione scandinava è stato commesso un omicidio brutale, caratterizzato da una rabbia e una violenza che persino il più scafato dei poliziotti fatica a sopportare.

    Le prime pagine, che descrivono il ritrovamento delle salme da parte di un vicino, sono convincenti per atmosfera e coinvolgimento. Permane (anche alla mia seconda lettura) un certo dubbio sul ritmo e sul susseguirsi delle vicende investigative: è certamente vero che si tratta di una rappresentazione più fedele della realtà rispetto al classico schema omicidio/indagini-con-colpi-di-scena-a-pioggia/soluzione tipica di altri filoni della stessa letteratura, ma il rischio di un assopimento narrativo è dietro l’angolo. E’ chiaro che l’accento vuole essere posizionato sugli aspetti sociali della democrazia svedese e sul difficile rapporto fra accoglienza e integrazione, ma la percezione del lettore rischia, per quanto concerne la trama, di virare decisamente verso un giudizio di piattezza.

    Può sembrare strano, ma un giudizio non lusinghiero di questo romanzo è – implicitamente – addotto anche dallo stesso autore: “La leonessa bianca” e “La quinta donna” sono libri della stessa serie con una profondità certamente superiore, una caratterizzazione dei personaggi più approfondita, una trama che “sfida” il lettore e non si limita a farsi accompagnare nello sviluppo delle indagini.

    Se non avvertite la necessità (che non c’è, in questo caso) di dare inizio alle letture di una serie dal primo episodio, il consiglio è di saltellare allegramente sopra “Assassino senza volto” e dedicare qualche ora ad uno degli altri due titoli indicati: vi troverete con ogni probabilità a fare spazio sui vostri scaffali per ospitare il commissario più complicato della Scandinavia tutta.

    -- http://www.masedomani.com/2014/05/23/recensione-assassi… --

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    Alfonso76 said on May 23, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Che giallo è??


    Intreccio banale, privo di colpi di scena. Per rimandare la risoluzione del caso principale (che avviene in modo fortuito) e allungare il libro, l'autore inserisce un'altra indagine di mezzo risolta nello stesso modo fortuito che non crea nè suspanc ...(continue)


    Intreccio banale, privo di colpi di scena. Per rimandare la risoluzione del caso principale (che avviene in modo fortuito) e allungare il libro, l'autore inserisce un'altra indagine di mezzo risolta nello stesso modo fortuito che non crea nè suspance nè interesse in chi legge. La traduzione poi é poco curata, piena di ripetizioni, e la scelta di dare del tu a tutti rende i dialoghi molto naif e poco credibili. Bocciatissimo.

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    Katia P. said on May 9, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Polizesco puro, senza molto entusiasmo o suspence, zero tensione, nessun eclatante colpo di scena. Tutto il libro è pervaso da una forte sensazione di disagio, l'atmosfera è carica di pena e di frustrazione, soprattutto grazie al punto di vista del p ...(continue)

    Polizesco puro, senza molto entusiasmo o suspence, zero tensione, nessun eclatante colpo di scena. Tutto il libro è pervaso da una forte sensazione di disagio, l'atmosfera è carica di pena e di frustrazione, soprattutto grazie al punto di vista del protagonista: Kurt Wallander è un commisario sulla quarantina, con un matrimonio finito da cui non si è ancora ripreso, una figlia che lo ha allontanato dopo aver tentato il suicidio, un padre con un principio di senilità che lo sgrida spesso e volentieri e una sorella lontana che lo biasima. L'unica cosa su cui il povero Wallander può buttarsi è il lavoro, un lavoro che ama e che cerca con tutte le sue forze di fare bene, ma nonostante la piccola realtà in cui vive, la criminalità è sempre più feroce e più avanti di lui e 2 volte su 3 si ritrova a dover fare gli straordinari, a dormire 4 ore a notte (e non sempre di notte), a mangiare panini al primo chiosco cui passa davanti, senza una vita regolare né certezze sul futuro. Questa la situazione, piuttosto ralistica, del protagonista, che già da sola è abbastanza pesante e che va anche sommata alla brutta situazione raccontata nel libro.
    Diciamo che non è proprio una lettura per passare il tempo, ma è un libro ben scritto, non annoia e scorre senza intoppi, non si perde mai il filo e alla fine tutto si conclude. E poi dopo la serie tv che hanno trasmesso ultimamente su Laeffe fa piacere immaginare Kenneth Branagh nella parte di Wallander. Leggerò sicuramente qualche altro libro di questa serie.

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    Samo 萨莫 said on May 7, 2014 | 2 feedbacks

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