Morfologia della fiaba

Di

Editore: Einaudi

4.1
(454)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 227 | Formato: Tascabile economico | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo

Isbn-10: 8806154516 | Isbn-13: 9788806154516 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Copertina rigida , Copertina rinforzata per biblioteche

Genere: Educazione & Insegnamento , Da consultazione , Manuale

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Descrizione del libro
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  • 5

    C'era una volta (anzi infinite) una struttura monotipica

    C'era una volta, in un paese freddo e lontano, un antropologo e linguista che passava molte ore in biblioteca a sfogliare raccolte di antiche fiabe e saggi di studiosi del folclore. Man mano che giung ...continua

    C'era una volta, in un paese freddo e lontano, un antropologo e linguista che passava molte ore in biblioteca a sfogliare raccolte di antiche fiabe e saggi di studiosi del folclore. Man mano che giungeva a una padronanza completa della materia, si consolidò in lui una sensazione di meraviglia nell'osservare come nessun folclorista avesse dato la debita importanza alla riproposizione in quelle fiabe delle solite costanti, troppo insistita per essere totalmente casuale. Come in questi quattro esempi:

    1. Il re dà ad un suo prode un'aquila. L'aquila lo porta in un altro regno.
    2. Il nonno dà a Sucenko un cavallo. Il cavallo lo porta in un altro regno.
    3. Lo stregone dà a Ivan una barchetta. La barchetta lo porta in un altro regno.
    4. La figlia del re dà a Ivan un anello. I giovani evocati dall'anello lo portano in un altro regno.

    L'erudito prese quindi un corpus di 100 "favole di magia" (la raccolta Afanas'ev), le scompose, e dimostrò, con un rigore e un'asciuttezza direi matematici, che gli elementi costanti, che lui chiamò "funzioni dei personaggi", sono in numero limitato, 31, e si presentano in una successione sempre identica.

    Sulla base delle sue analisi, sappiamo oggi che tutte queste favole di magia possono essere ricondotte a una struttura monotipica. Nessuna fiaba presenta tutte e 31 le funzioni contemporaneamente e a volte si riscontra qualche inversione nella successione dell'ordine delle stesse... La casistica è minuta e talvolta difficile da seguire, ma se si è anche solo un minimo interessati alle questioni di narratologia si legge con piacere, e i risultati prospettati dal libro sono dal punto di vista del sottoscritto impressionanti.

    Arricchiscono l'edizione Einaudi da me letta alcune riflessioni di Lévi-Strauss e un contro-articolo di Propp: quest'ultimo (Eroe), avendo già supplito a una mancanza di studi debitamente rigorosi sull'argomento (x) con la pubblicazione trentott'anni prima di questo classico delle scienze umane (Rm), incassate le pretese del "falso eroe" Lévi-Strauss (F), lo ha smascherato e punito (Sm Pu), per riconfermarsi un genio e ascendere infine al trono (N) che gli spetta: quello di uno dei maggiori studiosi in campo umanistico, e antropologico-folcloristico in particolare, che il Novecento abbia conosciuto, nonché uno dei miei punti di riferimento nell'ambito della critica letteraria.

    ha scritto il 

  • 3

    Ho recuperato questo libro perché citato in un corso di teatro improntanto alla creazione drammaturgica. Sicuramente le nozioni riportate nel libro sono molto importanti e interessanti rispetto all'ep ...continua

    Ho recuperato questo libro perché citato in un corso di teatro improntanto alla creazione drammaturgica. Sicuramente le nozioni riportate nel libro sono molto importanti e interessanti rispetto all'epoca in cui è stato scritto, tuttavia credo che il testo risenta del passare del tempo. Almeno per quanto mi riguarda, la lettura del libro non aggiunge informazioni realmente importanti a quanto già conoscevo prima di leggerlo, mi viene anzi da dire che si tratti di informazioni che sono entrate così prepotentemente nel sapere comune che la lettura di un testo che ha contribuito così fondamentalmente a introdurle oggi risulti poco avvincente. Certo, questo è sintomatico della grandezza dell'opera, anche se a sfavore gioca la poca longevità del testo. Se da un lato l'approccio scientifico che Propp dà al testo è il suo valore aggiunto, esso finisce per renderlo molto poco digeribile per il lettore comune, che oggi trova intuitive le conclusioni rivoluzionarie per l'epoca.

    Perplesso mi lascia la disputa finale con Levi-Strauss. Noto con stupore un eccessivo livore nella risposta di Propp, ma la mia scarsa conoscenza della letteratura a riguardo non mi permette di capire quanto sia motivato.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho letto solo la prima parte “Morfologia della fiaba” perché ho iniziato a leggere le “Radici storiche” in un’edizione che preferisco di Bollati e Boringhieri. E’ interessante scoprire la struttura ch ...continua

    Ho letto solo la prima parte “Morfologia della fiaba” perché ho iniziato a leggere le “Radici storiche” in un’edizione che preferisco di Bollati e Boringhieri. E’ interessante scoprire la struttura che si ripete in mille varianti in ogni fiaba. E’ una cosa che leggendo le fiabe si intuisce, ma vederlo scritto rende tutto più chiaro. Scoprire i meccanismi delle fiabe è interessante anche se devo ammettere che per me che non sono un’addetta ai lavori è stato un pò difficoltoso seguire tutto lo strutturalismo schematico di Propp.

    ha scritto il 

  • 4

    nel mondo dei sogni

    E' dalla scuola media che rifletto sulle sequenze di funzioni di Propp, le applico a fiabe popolari non russe, ne colgo temi archetipici e tratti culturali, ne rimango affascinato. Sarà per questo che ...continua

    E' dalla scuola media che rifletto sulle sequenze di funzioni di Propp, le applico a fiabe popolari non russe, ne colgo temi archetipici e tratti culturali, ne rimango affascinato. Sarà per questo che mi sento pazzo, ma ho trovato lo studio di quest'opera leggero. La lego al ricordo della panchina sulla spiaggia dove l'ho letto in un giorno d'estate, mille personaggi di fiabe mi danzavano nella testa, e Propp li metteva in ordine.
    L'intuizione euristica è stata analizzare la struttura e la classificazione delle fiabe non attraverso i personaggi, nè le azioni, nè gli scopi, come avevano fatto altri prima di Propp, ma le funzioni, cioè degli eventi, delle situazioni che accadono in sequenze logiche.
    Ma questa dissezione che fa capire le strutture narrative non toglie niente della magia dei racconti!

    ha scritto il 

  • 3

    Piccola storia delle aspettative

    C’erano questi scienziati anni fa che sostenevano che pure una scimmia, in determinate condizioni, sarebbe stata in grado di comporre un capolavoro come l’Amleto.
    Era sufficiente prendere una dozzina ...continua

    C’erano questi scienziati anni fa che sostenevano che pure una scimmia, in determinate condizioni, sarebbe stata in grado di comporre un capolavoro come l’Amleto.
    Era sufficiente prendere una dozzina di scimmie e metterle a battere sui tasti di un pc ininterrottamente per un bel paio d’anni. Secondo i loro imperscrutabili studi leggendo tra le migliaia di pagine scritte insensatamente dalle scimmie prima o poi sarebbe apparso anche il capolavoro shakespeariano, fedelmente riprodotto.

    All’età di undicianni conoscevo solo le favole, e Propp malinconicamente proclamava che esistono non oltre sette tipologie di personaggi e trentuno situazioni in qualunque fiaba.
    Quindi tutte le peripezie non farebbero che ripetersi in un unico povero minestrone di storie e avvenimenti limitati. Da questa tesi forse nacque il germe dell’idea degli scienziati.
    Poi però trovai i racconti e gli arabeschi di Edgar A. Poe e diventai egocentrico.
    Scrissi un racconto nel quale ero l’unico essere umano al mondo mentre tutti gli altri erano semplicemente una mia visione, ridotti a personaggi di un sogno inventati da me.
    Qualche anno dopo scoprii che non ero l’unico ad aver fantasticato questo scenario. Però mi convinsi che fosse un’evoluzione del mio sogno il quale prevedeva una finta presa di coscienza dei miei personaggi, i quali a loro volta si immaginavano di essere gli unici esseri umani in un mondo totalmente inventato da loro stessi.
    Crescendo mi rassegnai all’idea di non essere solo ma uguale a tutti gli altri. Poi divenni ancora più zona periferica e mi posizionai fra gli inadeguati e i disadattati e feci di tutto per andare contro corrente e per togliermi di mezzo dalla folle massa.
    Ma non ci fu nulla da fare. Trovai ovunque altre persone esattamente scontente, disadattate e inadeguate come me, che credevano naturalmente di non riconoscersi in nessun altro, sempre e maledettamente come me. (A tal proposito mi viene in mente l'inquietante e meraviglioso racconto di Poe, William Wilson. Non c'e' incubo peggiore che rivedere noi stessi in un altro)

    Nel frattempo l’esperimento sulle scimmie ebbe termine. E fu grande la delusione fra gli scienziati quando scoprirono dopo aver letto una serie interminabile di parole incomprensibili, che le scimmie non erano state in grado di scrivere l’ Amleto, ma solamente la riproduzione di un capolavoro minore come il Sogno di una notte di mezza estate.
    Abbandonarono l’esperimento come commensali che lasciano una tavola dopo un pranzo fastoso. Gli inservienti sparecchiarono i grafici statistici e la montagna di dati accumulata e gettarono tutto nella spazzatura.
    Poi spensero i macchinari e liberarono le scimmie.

    ha scritto il 

  • 4

    8/10

    Estremamente interessante e per nulla complicato, tanto che anche io che sull'argomento avevo soltanto reminescenze di liceo sono riuscita a seguire tranquillamente tutto. Il primo saggio è più tecnic ...continua

    Estremamente interessante e per nulla complicato, tanto che anche io che sull'argomento avevo soltanto reminescenze di liceo sono riuscita a seguire tranquillamente tutto. Il primo saggio è più tecnico, per "addetti ai lavori", il secondo più apertamente dedicato al folklore e contiene spunti davvero brillanti, che mi hanno aperto un mondo su elementi che magari ho trovato fin da bambina nelle fiabe senza capirne l'origine. Non posso giudicare se e in quale misura sia superato (ha pur sempre i suoi anni), ma alcuni accenni al "matriarcato" mi fanno pensare che un po' di acqua sia passata sotto i ponti... Ad ogni modo, consigliatissimo.

    ha scritto il 

  • 3

    Non dovete aspettarvi che, dato che parla di fiabe, questo libro sia leggero e "divertente", perché non è nessuna delle due cose: giustamente, tratta della struttura comune dei racconti di magia in mo ...continua

    Non dovete aspettarvi che, dato che parla di fiabe, questo libro sia leggero e "divertente", perché non è nessuna delle due cose: giustamente, tratta della struttura comune dei racconti di magia in modo serio e analitico, senza prendersi leggerezze. Ciò non toglie che non sia una lettura pesante, anche perché l'esposizione di Propp è molto schematica.

    ha scritto il 

  • 4

    Del 1928 e del 1948 (?).
    Un saggio tecnico, basato sulle fiabe russe e pertanto non sempre facile da leggere, malgrado le somiglianze con le nostre fiabe e malgrado io abbia letto Afanasev tanti anni ...continua

    Del 1928 e del 1948 (?).
    Un saggio tecnico, basato sulle fiabe russe e pertanto non sempre facile da leggere, malgrado le somiglianze con le nostre fiabe e malgrado io abbia letto Afanasev tanti anni fa.
    Rimane il fascino di alcune intuizioni, della spiegazione di alcuni simboli e di alcuni elementi antropologici.

    ha scritto il 

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