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Morfologia della fiaba

By Vladimir Propp

(336)

| Mass Market Paperback | 9788806154516

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22 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ho recuperato questo libro perché citato in un corso di teatro improntanto alla creazione drammaturgica. Sicuramente le nozioni riportate nel libro sono molto importanti e interessanti rispetto all'epoca in cui è stato scritto, tuttavia credo che il ...(continue)

    Ho recuperato questo libro perché citato in un corso di teatro improntanto alla creazione drammaturgica. Sicuramente le nozioni riportate nel libro sono molto importanti e interessanti rispetto all'epoca in cui è stato scritto, tuttavia credo che il testo risenta del passare del tempo. Almeno per quanto mi riguarda, la lettura del libro non aggiunge informazioni realmente importanti a quanto già conoscevo prima di leggerlo, mi viene anzi da dire che si tratti di informazioni che sono entrate così prepotentemente nel sapere comune che la lettura di un testo che ha contribuito così fondamentalmente a introdurle oggi risulti poco avvincente. Certo, questo è sintomatico della grandezza dell'opera, anche se a sfavore gioca la poca longevità del testo. Se da un lato l'approccio scientifico che Propp dà al testo è il suo valore aggiunto, esso finisce per renderlo molto poco digeribile per il lettore comune, che oggi trova intuitive le conclusioni rivoluzionarie per l'epoca.

    Perplesso mi lascia la disputa finale con Levi-Strauss. Noto con stupore un eccessivo livore nella risposta di Propp, ma la mia scarsa conoscenza della letteratura a riguardo non mi permette di capire quanto sia motivato.

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    Fabio Parisini said on Mar 11, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    nel mondo dei sogni

    E' dalla scuola media che rifletto sulle sequenze di funzioni di Propp, le applico a fiabe popolari non russe, ne colgo temi archetipici e tratti culturali, ne rimango affascinato. Sarà per questo che mi sento pazzo, ma ho trovato lo studio di quest' ...(continue)

    E' dalla scuola media che rifletto sulle sequenze di funzioni di Propp, le applico a fiabe popolari non russe, ne colgo temi archetipici e tratti culturali, ne rimango affascinato. Sarà per questo che mi sento pazzo, ma ho trovato lo studio di quest'opera leggero. La lego al ricordo della panchina sulla spiaggia dove l'ho letto in un giorno d'estate, mille personaggi di fiabe mi danzavano nella testa, e Propp li metteva in ordine.
    L'intuizione euristica è stata analizzare la struttura e la classificazione delle fiabe non attraverso i personaggi, nè le azioni, nè gli scopi, come avevano fatto altri prima di Propp, ma le funzioni, cioè degli eventi, delle situazioni che accadono in sequenze logiche.
    Ma questa dissezione che fa capire le strutture narrative non toglie niente della magia dei racconti!

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    Valentino Pivetta said on Mar 21, 2013 | Add your feedback

  • 19 people find this helpful

    Piccola storia delle aspettative

    C’erano questi scienziati anni fa che sostenevano che pure una scimmia, in determinate condizioni, sarebbe stata in grado di comporre un capolavoro come l’Amleto.
    Era sufficiente prendere una dozzina di scimmie e metterle a battere sui tasti di un pc ...(continue)

    C’erano questi scienziati anni fa che sostenevano che pure una scimmia, in determinate condizioni, sarebbe stata in grado di comporre un capolavoro come l’Amleto.
    Era sufficiente prendere una dozzina di scimmie e metterle a battere sui tasti di un pc ininterrottamente per un bel paio d’anni. Secondo i loro imperscrutabili studi leggendo tra le migliaia di pagine scritte insensatamente dalle scimmie prima o poi sarebbe apparso anche il capolavoro shakespeariano, fedelmente riprodotto.

    All’età di undicianni conoscevo solo le favole, e Propp malinconicamente proclamava che esistono non oltre sette tipologie di personaggi e trentuno situazioni in qualunque fiaba.
    Quindi tutte le peripezie non farebbero che ripetersi in un unico povero minestrone di storie e avvenimenti limitati. Da questa tesi forse nacque il germe dell’idea degli scienziati.
    Poi però trovai i racconti e gli arabeschi di Edgar A. Poe e diventai egocentrico.
    Scrissi un racconto nel quale ero l’unico essere umano al mondo mentre tutti gli altri erano semplicemente una mia visione, ridotti a personaggi di un sogno inventati da me.
    Qualche anno dopo scoprii che non ero l’unico ad aver fantasticato questo scenario. Però mi convinsi che fosse un’evoluzione del mio sogno il quale prevedeva una finta presa di coscienza dei miei personaggi, i quali a loro volta si immaginavano di essere gli unici esseri umani in un mondo totalmente inventato da loro stessi.
    Crescendo mi rassegnai all’idea di non essere solo ma uguale a tutti gli altri. Poi divenni ancora più zona periferica e mi posizionai fra gli inadeguati e i disadattati e feci di tutto per andare contro corrente e per togliermi di mezzo dalla folle massa.
    Ma non ci fu nulla da fare. Trovai ovunque altre persone esattamente scontente, disadattate e inadeguate come me, che credevano naturalmente di non riconoscersi in nessun altro, sempre e maledettamente come me. (A tal proposito mi viene in mente l'inquietante e meraviglioso racconto di Poe, William Wilson. Non c'e' incubo peggiore che rivedere noi stessi in un altro)

    Nel frattempo l’esperimento sulle scimmie ebbe termine. E fu grande la delusione fra gli scienziati quando scoprirono dopo aver letto una serie interminabile di parole incomprensibili, che le scimmie non erano state in grado di scrivere l’ Amleto, ma solamente la riproduzione di un capolavoro minore come il Sogno di una notte di mezza estate.
    Abbandonarono l’esperimento come commensali che lasciano una tavola dopo un pranzo fastoso. Gli inservienti sparecchiarono i grafici statistici e la montagna di dati accumulata e gettarono tutto nella spazzatura.
    Poi spensero i macchinari e liberarono le scimmie.

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    Daniele (ero il piú stucchevole assaggiatore di libri) said on Oct 6, 2012 | 16 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Non dovete aspettarvi che, dato che parla di fiabe, questo libro sia leggero e "divertente", perché non è nessuna delle due cose: giustamente, tratta della struttura comune dei racconti di magia in modo serio e analitico, senza prendersi leggerezze. ...(continue)

    Non dovete aspettarvi che, dato che parla di fiabe, questo libro sia leggero e "divertente", perché non è nessuna delle due cose: giustamente, tratta della struttura comune dei racconti di magia in modo serio e analitico, senza prendersi leggerezze. Ciò non toglie che non sia una lettura pesante, anche perché l'esposizione di Propp è molto schematica.

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    BansheeInTheOrchard said on Jan 27, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Non solo fiabe

    Chi nella sua infanzia abbia avuto la fortuna di conoscere "le carte di Propp", non potrà mancare di leggere questo libro. Non solo l'autore riesce a portare alla luce gli elementi di base delle struttura delle fiabe popolari (aprendo la strada agli ...(continue)

    Chi nella sua infanzia abbia avuto la fortuna di conoscere "le carte di Propp", non potrà mancare di leggere questo libro. Non solo l'autore riesce a portare alla luce gli elementi di base delle struttura delle fiabe popolari (aprendo la strada agli strutturalisti), ma riesce a farlo nella lontana Russia del 1928, anticipando di decine di anni i colleghi europei.
    Una prima parte, di facile lettura, spiega gli elementi comuni delle fabie elencadoli in maniera chiara. Una seconda parte, più tecnica e complessa, potrebbe essere sorvolata da chi volesse leggere Propp per fini strettamente educativi.
    Consigliato ad educatori infantili e scrittori per ragazzi.

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    MEtilico said on Aug 18, 2011 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Senza il minimo timore di esagerare, Morfologia della fiaba è probabilmente il saggio di argomento letterario più importante del Novecento o, quantomeno, il più influente. Il lavoro straordinario svolto nel 1928 da Propp nell'analizzare con me ...(continue)

    Senza il minimo timore di esagerare, Morfologia della fiaba è probabilmente il saggio di argomento letterario più importante del Novecento o, quantomeno, il più influente. Il lavoro straordinario svolto nel 1928 da Propp nell'analizzare con metodo scientifico il più ampio, diffuso e variegato patrimonio letterario al mondo, quello della letteratura orale popolare fantastica (e nello specifico la fiaba), ha generato sia nel particolare sia nel generale conseguenze di proporzioni enormi. È facile capirne il perché: in seguito all'analisi diretta della celebre raccolta di Afanas'ev, Propp è giunto alla conclusione del tutto innovativa ed ancor oggi spiazzante che tutte le fiabe possono sintetizzarsi in storie animate da non più di sette tipologie di personaggi e 31 azioni fondamentali, chiamate "funzioni", che i sette personaggi svolgono; andando a schematizzare ancor di più, qualunque fiaba può essere ridotta ad una sorta di formula matematica con un suo prestabilito ed immutabile svolgimento. Tutto il resto è pura variazione sul tema. Ora, se questa visione così tecnica può apparire fredda, rivela in realtà quanto la fantasia popolare si sia sbizzarrita nei secoli a ricoprire con sempre nuovi caratterizzazioni, oggetti e luoghi uno schema in realtà sempre uguale, creando così uno straordinario patrimonio antropologico. Allargando il discorso, poi, il lavoro di Propp appare profetico nella lettura strutturale di qualunque opera letteraria: le teorie del viaggio dell'eroe di Vogler o dell'arco di trasformazione della Marx si collocano esattamente nello stesso discorso per cui lo schema è fisso e quel che cambia sono di volta in volta solo gli attributi volatili. Forte della sua scientificità cristallina, Morfologia della fiaba è insomma un lavoro capitale per la comprensione non solo della fiaba, ma di ogni tipologia di narrazione dal romanzo alla sceneggiatura cinematografica fino a qualunque altra forma di racconto.

    Se il valore del saggio è fuori discussione, qualche parola si può spendere su come è scritto: è un testo molto pesante ed a tratti mortalmente noioso nonostante la bellezza del tema trattato. Le motivazioni ce le spiega lo stesso Propp nell'introduzione: per scrivere questo testo l'autore s'è basato sull'analisi comparata, compiuta con metodo scientifico, di una selezione di fiabe di Afanas'ev; un lavoro sicuramente enorme che rappresenta il percorso per arrivare alle sue scoperte strutturali. Questa parte Propp l'ha tagliata di netto: il libro parte direttamente con l'esposizione delle sue conclusioni, e tu lettore ci devi credere. Il capitolo III, in cui si illustrano le 31 funzioni, pensavo non sarebbe finito mai. Seguono digressioni su elementi accessori allo schema e poi nella terza parte ci sono finalmente delle applicazioni pratiche ed esempi in cui si dimostra la bontà dei risultati raggiunti. Quello che ci si trova in mano è cioè la guida tecnica a come è fatta una fiaba, praticamente un libro di grammatica, e notoriamente i libri di grammatica sono sì interessanti, ma certamente non brillano per leggibilità. Capitolo a parte merita la traduzione italiana: trovatosi di fronte ad un testo così poderoso, il curatore Gian Luigi Bravo ha avuto la felice idea di contattare direttamente l'autore per la traduzione, caso unico al mondo, così che l'edizione italiana non solo è approvata da Propp stesso, ma è addirittura migliore della stessa edizione russa correggendone diversi errori, aggiungendo nuovo materiale originale e pubblicando in coda persino un botta & risposta fra Propp e Claude Lévi-Strauss (il quale o ha letto un altro libro o non ci ha capito nulla perché formula critiche assurde). C'è però un problema: in un libro intitolato Morfologia della fiaba, la parola "fiaba" compare esattamente solo 17 volte. In una nota il traduttore specifica che i termini "favola" e "fiaba" sarebbero stati usati come sinonimi (e già questo mi fa drizzare i capelli, come dire che sgabello e divano o botte e bottiglia sono sinonimi), ma poi per tutto il testo si parla esclusivamente di "favola" usando "fiaba" solo in mirate occasioni («le favole di Afanas'ev e le fiabe dei Grimm»... eh?). Ora, dopo un po' si capisce che il traduttore ha attribuito alla parola "favola" il significato di "storia fantastica" in generale e per riferirsi alle fiabe parla di «favole di magia», ma questo è assurdo perché l'italiano, come il tedesco, ha una parola apposita che è "fiaba" (per i tedeschi "märchen"), quindi se spagnoli ed inglesi hanno i genericissimi "cuentos de hadas" e "fairy tales", noi invece possiamo fregiarci di un termine dedicato: usiamolo. Vorrei suggerire alla Einaudi di correggere questo errore, ma non è detto che il traduttore non abbia avuto delle motivazioni per la sua scelta, quindi resto nel dubbio. Indipendentemente dalla sua pesantezza, poca scorrevolezza, complessità e dalle questioni linguistiche, comunque, non posso che ammettere di avere avuto molto raramente la fortuna di leggere testi così illuminanti come questo: Morfologia della fiaba è ancora oggi una fondamentale pietra angolare delle scienze umane.

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    panapp said on Jul 10, 2011 | 2 feedbacks

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