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Morire

Di

Editore: SE

3.8
(98)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 101 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8877100478 | Isbn-13: 9788877100474 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giuseppe Farese

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
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  • 4

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/05/07/morire-arthur-schnitzler/


    “Un pomeriggio, quando per la prima volta dopo tanta pioggia il cielo sembrò schiarirsi, si sedettero nuovamente in terrazza e Felix disse d’un tratto, senza riallacciarsi a un discorso precedente: - La gente di questo ...continua

    http://antoniodileta.wordpress.com/2014/05/07/morire-arthur-schnitzler/

    “Un pomeriggio, quando per la prima volta dopo tanta pioggia il cielo sembrò schiarirsi, si sedettero nuovamente in terrazza e Felix disse d’un tratto, senza riallacciarsi a un discorso precedente: - La gente di questo mondo, si sa, è tutta condannata a morte.
    Marie alzò gli occhi dal lavoro.
    - Dunque, - proseguì, - immagina, per esempio, che qualcuno ti dica: Cara signorina, lei morirà il 1°maggio 1970. Passeresti il resto della tua vita nel terrore di quel 1°maggio, sebbene tu oggi non creda certo di arrivare a 100 anni.
    Lei non rispose.
    Felix continuò a parlare guardando intento il lago scintillante al riflesso dei raggi del sole che facevano capolino tra le nuvole.
    - Altri invece se ne vanno in giro fieri e sani e un accidente qualunque se li porta via nel giro di poche settimane. Ma non pensano affatto di dover morire, non è così?”
    (Arthur Schnitzler, “Morire”, ed. Letteratura Universale Marsilio)

    Sigmund Freud, in occasione del sessantesimo compleanno di Schnitzler, quindi nel 1922, confessò allo stesso Schnitzler di aver evitato d’incontrarlo “per una sorta di paura del doppio...Il Suo determinismo, il Suo scetticismo - che la gente chiama pessimismo - il Suo essere dominato dalle verità dell’inconscio, dalla natura istintuale dell’uomo, il Suo demolire le certezze culturali tradizionali, l’aderire del Suo pensiero alla polarità di amore e morte, tutto questo mi ha colpito con un’insolita e inquietante familiarità”.1 Già leggendo altre opere di Schnitzler, quali “Doppio sogno”, “Il sottotenente Gustl” e “Il ritorno di Casanova”, avevo apprezzato la sua abilità nel descrivere i processi mentali, spesso oscuri e ambigui, che sottostanno al comportamento “esteriore” dei protagonisti delle sue narrazioni; “Morire”, opera più giovanile ma non per questo meno interessante, ha confermato la mia opinione favorevole su quest’autore.
    La novella è del 1894 e lo stesso autore fu scettico circa la possibilità che potesse essere pubblicata e apprezzata dal pubblico, considerato il contenuto della stessa. Felix, un intellettuale, forse scrittore, anche se la cosa non è evidenziata in maniera limpida, sa di essere malato, e soprattutto sa che gli resterà da vivere all’incirca per un altro anno. A rivelarglielo non è stato Alfred, medico e suo amico, bensì un luminare che gli ha sbattuto in faccia l’amara verità. La novella si apre con Felix che, in un giorno all’apparenza come tutti gli altri, svela il suo segreto anche alla sua compagna, Marie. Schnitzler, quindi, ci pone subito di fronte all’atto conclusivo di una storia d’amore, risparmiandoci ciò che di bello può esserci stato in precedenza. La sua formazione scientifica (fu medico, prima di dedicarsi completamente alla letteratura) fa si che la sua sia una sorta di diagnosi clinica, priva di addolcimenti letterari o mitizzazioni della morte. Peraltro, più che l’atto in sé, il momento della morte, l’oggetto della novella è il processo del morire, e le conseguenze che innesca nel rapporto di coppia tra Felix e Marie.
    La paura di fronte alla morte, che attanaglia i due in maniera diversa e spesso alternata, l’ambivalenza del sentimento d’amore, le menzogne che i due debbono dirsi reciprocamente per tirare avanti di fronte all’ineluttabile evento, questi sono i principali temi affrontati da Schnitzler, che distacca i due dal resto del mondo. Non ci sono altri protagonisti nella storia, salvo i due medici citati. Gran parte degli accadimenti, inoltre, sono interiori. Felix è consapevole della sua prossima sorte e, all’inizio, vorrebbe liberare Marie dal vincolo che la lega a lui, perché sa che per lei l’esistenza è destinata a continuare; lei, dal canto suo, promette di amarlo e seguirlo fino alla fine, giungendo anche a promettere qualcosa che, poi, non saprà mantenere. Il rapporto tra i due, infatti, muta in continuazione, in un’alternanza continua. La pulsione verso la morte e quella verso la vita attraversano Felix e Marie lungo l’arco temporale che li porterà al drammatico epilogo; non mancheranno, infatti, lampi di serenità, durante i quali Felix si accorgerà di quanto possa essere bello il mondo e di come lui non se ne fosse mai accorto prima della tragica scoperta. Sullo sfondo, però, resta sempre, incombente, lo scorrere inesorabile del tempo, un lento ma implacabile stillicidio che condurrà all’inevitabile.
    Schnitzler, che forse non raggiunge vette di lirismo e di mistero affascinante come, per esempio, in “Doppio sogno”, è comunque abile nel trattare una materia così delicata e nel mostrarci l’intreccio talvolta inesplicabile tra l’amore e la morte.

    “- Ascolta, - disse Marie, - non pensare a queste sciocchezze, dovresti sapere anche tu che guarirai.
    Lui sorrise.
    - Certo, tu sei proprio di quelli che guariscono.
    Felix scoppiò in una risata. - Bambina mia, credi veramente che io mi lasci abbindolare dal destino? Credi che mi lasci ingannare da questo benessere apparente con cui la natura, ora, mi rende felice? Si dà il caso che io sappia a che punto sono e il pensiero della morte vicina fa di me un filosofo, come è successo anche ad altri grandi uomini.
    - Ma smettila una buona volta!
    - Oh! mia cara signorina, io devo morire, e lei non deve neanche avere il leggero fastidio di sentirmene parlare?
    Marie mise da parte il lavoro e gli si avvicinò. - Io sento, - disse in tono di sincera convinzione, - che non ti perderò. Non puoi certo essere tu a giudicare come ti stai riprendendo. Devi smettere di pensarci e ogni ombra uscirà dalla nostra vita.
    Felix la osservò lungamente. - Sembra proprio che tu non riesca a capirlo. Bisogna proprio mettertelo davanti. Guarda. - Prese in mano il giornale. - Cosa c’è scritto?
    - 12 giugno 1890.
    - Bene, 1890. E ora immagina che al posto dello zero ci sia un uno. A quell’epoca tutto sarà già finito da un pezzo. Lo capisci adesso?
    Gli strappò il giornale di mano e lo scagliò a terra con rabbia."

    ha scritto il 

  • 4

    "Gli uomini semplici hanno paura dell'ignoto, e al massimo possono nasconderla. Si mistifica la psicologia del morente perché tutti i grandi della storia universale, di cui si conosce la morte, si sono sentiti in dovere di inscenare una commedia per i posteri." (p. 159)

    ha scritto il 

  • 4

    "È un piccolo capolavoro in tutti i toni del grigio, che raggiunge la perfezione nei silenzi." (Theodor Herzl)

    Prendete una mazza da baseball e datevela in testa. O leggete questo racconto d'esordio di Arthur Schnitzler. L'effetto sarà più o meno lo stesso.
    Non che parli di chissà cosa, niente di speciale in fondo, niente di straordinario. Anzi parla di qualcosa di molto banale e soprattutto di molt ...continua

    Prendete una mazza da baseball e datevela in testa. O leggete questo racconto d'esordio di Arthur Schnitzler. L'effetto sarà più o meno lo stesso.
    Non che parli di chissà cosa, niente di speciale in fondo, niente di straordinario. Anzi parla di qualcosa di molto banale e soprattutto di molto comune. Come è già chiaro dal titolo non parla però della morte. Non sarebbe così traumatizzante se parlasse della morte. Lo diceva già Epicuro: la morte non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Quindi perché preoccuparsi?
    Invece parla del "morire", tutta un'altra cosa, tutta un'altra faccenda. E qui mi vien da citare W. Allen: "Non è che ho paura di morire. È che non vorrei essere lì quando succede".
    E invece è quello che accade al protagonista di questo racconto (e a tutti noi prima o poi): lui è lì quando succede, ma soprattutto è lì prima che succeda. E Schnitzler, da bravo medico, ne disseziona la psiche (ci credo che Freud un po' ne era attratto e un po' lo temesse) e ci mostra le graduali trasformazioni psicologiche e affettive non solo di colui che sta morendo (e ne è perfettamente consapevole), ma anche di chi gli sta vicino, in particolare la sua devota fidanzata.
    È straordinario in questo, veramente. Ci mostra l'eterna lotta fra Thanatos e Eros, ma lo fa con un pudore, con una delicatezza estrema, ma nello stesso tempo spietata, e con una straordinaria introspezione psicologica.
    E proprio per questo il racconto è micidiale. Bello e micidiale.

    ha scritto il 

  • 5

    L'incapacità di accettare l'ineluttabile

    Racconto terribile, che affronta il tema della morte senza alcun intento consolatorio, rappresentando l'angoscia di chi sa di dover morire e di chi gli è vicino in tutta la sua crudezza e contraddittorietà. Schnitzler analizza con la consueta pacata spietatezza le reazioni dei due protagonisti al ...continua

    Racconto terribile, che affronta il tema della morte senza alcun intento consolatorio, rappresentando l'angoscia di chi sa di dover morire e di chi gli è vicino in tutta la sua crudezza e contraddittorietà. Schnitzler analizza con la consueta pacata spietatezza le reazioni dei due protagonisti all'avvicinarsi dell'annunciata morte di lui, lo sprofondare del loro rapporto in una progressiva distanza, che è un modo per proteggersi dalla impossibilità di comprendere ed accettare quello che sta accadendo.
    Da leggere armandosi di una buona dose di distacco emotivo.

    ha scritto il 

  • 2

    Rimanere Intrappolati nella psiche

    L'analisi psichica dei due personaggi è molto attenta, minuziosa.
    Il lettore viene accompagnato dolcemente all'interno dei flussi perversi della coscienza del protagonista mentre la sua donna incede nella sofferenza ed abnegazione.
    Il deteriorarsi egoistico della personalità del prota ...continua

    L'analisi psichica dei due personaggi è molto attenta, minuziosa.
    Il lettore viene accompagnato dolcemente all'interno dei flussi perversi della coscienza del protagonista mentre la sua donna incede nella sofferenza ed abnegazione.
    Il deteriorarsi egoistico della personalità del protagonosta è il filo conduttore di tutto il testo che però risulta lento. Troppo lento. Si sente che è un'opera giovanile, acerba a livello stilistico.

    ha scritto il 

  • 3

    D'amore e morte

    “Morire”, titolo originale “Sterben”, è un libro del 1894. Il primo vero successo di Schnitzler. All’epoca egli svolgeva ancora la professione medica, che abbandonerà per dedicarsi all’arte letteraria solo nel 1893, dopo la morte del padre. Siamo quindi agli albori della sua carriera di scrittore ...continua

    “Morire”, titolo originale “Sterben”, è un libro del 1894. Il primo vero successo di Schnitzler. All’epoca egli svolgeva ancora la professione medica, che abbandonerà per dedicarsi all’arte letteraria solo nel 1893, dopo la morte del padre. Siamo quindi agli albori della sua carriera di scrittore ed è evidente che la tematica scelta è piuttosto vicina alla sua attività.<br />L’introspezione psicologica dei due protagonisti di “Morire” è attenta seppur, forse, ancora vagamente rudimentale. La passione di Schnitzler per la psicoanalisi sta maturando. Felix e Maria, dopo aver appreso la notizia della prossima morte del giovane, iniziano un processo di mutazione interiore molto profonda e la bravura di Schnitzler sta nell’essere riuscito a seguire entrambi i percorsi intimi con lucidità e spessore. La storia di amore si mescola alla storia di morte. E i due motivi si combinano e si propagano: la morte risucchia l’amore fino a svuotarlo.

    Continua qui: http://www.lankelot.eu/letteratura/schnitzler-arthur-morire.html

    ha scritto il 

  • 4

    E' un bel maggio di fine '800 quando Felix, malato di tisi, viene a sapere che gli resta solo un anno di vita. La notizia, come è immaginabile, turba l'equilibrio della sua relazione con la bella e sensibile Maria; la grazia e l'intelligenza di Schnitzler sono quelle di mostrarci, con notevole pr ...continua

    E' un bel maggio di fine '800 quando Felix, malato di tisi, viene a sapere che gli resta solo un anno di vita. La notizia, come è immaginabile, turba l'equilibrio della sua relazione con la bella e sensibile Maria; la grazia e l'intelligenza di Schnitzler sono quelle di mostrarci, con notevole profondità psicologica, i mutamenti che l'attesa della morte porta nella vita dei protagonisti; l'incredulità, la vana speranza, la rassegnazione e la rabbia di lui; la disperazione, gli spasimi d'amore romantico, la dedizione , infine l'avversione e il desiderio di vita di lei; mutazioni lievi che conducono inesorabilmente a un finale atteso, temuto, perfetto - il tutto narrato in un centinaio di pagine che scorrono via leggere ma che pesano come un macigno: poiché, in fondo, la condizione di Felix è quella di tutti noi: solo che a noi non è dato sapere quando scadrà il nostro tempo.

    ha scritto il 

  • 3

    Se fossi capace di scrivere recensioni, probabilmente lo farei (Lapalisse mi fa un baffo...).
    Intendo dire che consiglio questo libro perchè è bello. E' triste, perchè è velato dalla morte, anzi dall'attesa della morte.
    Ma entra così tanto nella psicologia dei personaggi, che c'erano ...continua

    Se fossi capace di scrivere recensioni, probabilmente lo farei (Lapalisse mi fa un baffo...).
    Intendo dire che consiglio questo libro perchè è bello. E' triste, perchè è velato dalla morte, anzi dall'attesa della morte.
    Ma entra così tanto nella psicologia dei personaggi, che c'erano momenti in cui IO mi arrabbiavo, IO volevo uscire a prendere un po' d'aria, IO stavo per morire.
    Fortunatamente ho smesso di immedesimarmi in tempo.

    ha scritto il