Morire in primavera

Di

Editore: Neri Pozza

3.6
(72)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8854511625 | Isbn-13: 9788854511620 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Nel tardo inverno del 1945, nella Germania del nord, Walter e Fiete, diciassette anni ciascuno, lavorano come mungitori in un podere dal magnifico stemma con un cavallo nero sotto due falci incrociate. Il podere mostra tutti i segni della guerra. Lo stemma giace a terra in giardino, le travi della torre dell’orologio si ergono carbonizzate nel cielo, il portico è storto e danneggiato dopo un attacco dei caccia. «Il soldato Ivan è già sull’Oder», sussurrano le donne e sperano che quell’ultimo sussulto di guerra non si porti via, dopo gli uomini, anche i ragazzini del podere, come Walter e Fiete, mungitori dalla faccia pulita.Walter pensa che non lo spediranno mai al fronte. Sparava storto già nella Gioventú Hitleriana, ha gli occhi che non vanno, munge mucche, fa un lavoro che qualcuno deve pur fare. Inoltre, deve ancora finire di brigare con Elizabeth, la ragazza che fuma come una ciminiera e, con le sue sopracciglia, i riccioli neri e una sfrontatezza senza pari, sembra una zingara.Fiete, il suo amico piú caro, ha il volto scarno, la carnagione imberbe, le ciglia lunghe e ricce e, se chiude gli occhi pesti, pare una ragazza.Quando beve, anziché dire «Heil Hitler», dice «Drei Liter». Ha già la fidanzata: Ortrud, dalle labbra rosse come nessuna. Insomma, è tutto fuorché un soldatino di piombo pronto a difendere l’onore della grande Germania.A una festa, però, lungo il canale, tra barili di birra e un’orchestrina di otto elementi, compaiono anche le Waffen-SS, con le loro divise grigioverdi pulite, stivali lustri e un invito cui nessuno può sottrarsi, pena ritrovarsi un cappio attorno al collo: arruolarsi per sancire la fedeltà al Führer, al popolo, alla patria e alla fede incrollabile nella vittoria!Walter e Fiete si ritrovano cosí in Ungheria. Walter a trasportare rifornimenti per le truppe e Fiete nell’orrore del fronte. Fiete rimedia una scheggia sotto la clavicola, viene curato alla meglio e rispedito in prima linea, dove gli ufficiali tirano le bombe a mano sui talloni dei loro stessi uomini per riuscire a mandarli all’attacco.In un giorno di primavera, Walter apprende che Fiete non ha resistito all’orrore: ha disertato, è stato riacciuffato, sprangato e chiuso a chiave proprio nella cantina della sua camerata.L’indomani tocca proprio alla sua camerata l’onore di «rispedire al mittente», davanti a un plotone d’esecuzione, il giovane amico.Salutata in Germania come una delle opere piú importanti della narrativa tedesca contemporanea, capace di inaugurare finalmente «l’era post-Günther Grass» (Die Zeit), Morire in primavera è piú di un libro sulla guerra e sulla follia nazista. È un romanzo in cui l’innocenza e la colpa, la libertà e il destino, l’amicizia e il tradimento sono chiamati a raccolta in una prosa limpida e controllata che colpisce al cuore.
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  • 3

    Questa è la storia di Walter Urban, dopo essere andato in pensione anticipatamente si è dato all'alcool ed ora si trova malato e sul letto di morte,inizia quindi a ricordare la sua vita,e in particola ...continua

    Questa è la storia di Walter Urban, dopo essere andato in pensione anticipatamente si è dato all'alcool ed ora si trova malato e sul letto di morte,inizia quindi a ricordare la sua vita,e in particolare il periodo in cui è stato coinvolto nella seconda guerra mondiale,
    Walter ha appena 17 anni ed è un mungitore,vive in una stanzetta sopra le stalle,e nella stanza accanto vive il suo migliore amico,Fiete Caroli,apprendista mungitore.
    La loro è una vita semplice,ma fino ad ora essendo ambedue molto giovani sono riusciti a scampare all'arruolamento,anche perchè Walter in questa guerra non ci crede.
    Una sera si reca alla locanda del villaggio per vedere Elisabeth una ragazza che vuole corteggiare,ma la serata finisce in un disastro,le SS stanno infatti cercando giovani che si arruolino "volontari"e sia Walter che Fiete vengono costretti a firmare per l'arruolamento,
    I due ragazzi verranno poi mandati in Ungheria dove le loro strade si divideranno e si ritroveranno solamente parecchi mesi dopo,in un giorno molto tragico.
    Riusirà Walter a tornare a casa da Elisabeth e dalla sua famiglia?e Fiete riuscirà a scappare o a sopravvivere a questa guerra?
    Un romanzo che nonostante sia ambientato durante la seconda guerra mondiale narra la vicenda dalla parte dei "cattivi" ricordandoci che non tutti i soldati furono felici di combattere per una causa che non approvavano e che la morte e il dolore causati da un conflitto si trovano sia da un lato che dall'altro della barricata.
    Una storia scritta con uno stile molto descrittivo,intenso;dei personaggi interessanti e ben delineati.
    Un romanzo struggente,che mostra un punto di vista poco usuale.

    ha scritto il 

  • 4

    Sulla brutalità della guerra ne abbiamo letti tanti, quello che qui colpisce è la naturalezza con la quale si passa da una situazione all'altra, il fatalismo che pervade i personaggi, tranne, forse Fi ...continua

    Sulla brutalità della guerra ne abbiamo letti tanti, quello che qui colpisce è la naturalezza con la quale si passa da una situazione all'altra, il fatalismo che pervade i personaggi, tranne, forse Fiete, il loro essere spettatori di una vira che sembra d'altri. L'imbarbarimento della follia nazista comportava l'obnubilamento delle coscienze e delle menti, imperava quello che, poi, è in altro ambito, sarebbe stato il must della Thatcher, ovvero Tina (there Is no alternative). E non vero.

    ha scritto il 

  • 4

    “Mettere al mondo qualcosa, ecco il lavoro più duro. Distruggere e ammazzare lo sa fare il primo idiota”

    Morire in primavera, ovvero crepare di maggio - ci vuole tanto troppo coraggio.
    Ci si può chiedere se sia necessario un altro libro contro la guerra, sulle vittime del nazismo (anche quelle meno pales ...continua

    Morire in primavera, ovvero crepare di maggio - ci vuole tanto troppo coraggio.
    Ci si può chiedere se sia necessario un altro libro contro la guerra, sulle vittime del nazismo (anche quelle meno palesi, come i ragazzi diciassettenni arruolati a forza protagonisti di questo romanzo), un altro libro che indulga a mostrare quell’orrore.

    Ebbene non saprei rispondere in effetti, non sono un’esperta del periodo storico, né di letteratura di guerra in genere, perciò in questo commento riporto solo le mie impressioni “di pancia”, per così dire. E di pancia, quello che ho sentito, è stato un gran pugno nello stomaco.
    La prospettiva, almeno per me, è inusuale: seguiamo le vicende - come accennavo - di due ragazzi, mungitori in una fattoria, alle prese con i loro primi amori, con le prime esperienze di vita, che vengono di forza arruolati nelle waffen-SS durante una festa da ballo - pena la morte - nell’inverno tra il 44 e il 45, quando tutti attendono la fine della guerra, “il soldato Ivan” è alle porte, e si spera ormai più nell’arrivo degli americani che nella vittoria.
    E così veniamo catapultati nell’orrore, il male visto da vicino, che più vicino non si può.
    Una prospettiva da cui non si avrebbe voglia di guardare. Perché in fondo il male è più rassicurante vederlo circoscritto, guardarlo sentendoci dall’altra parte, all’esterno.
    Eppure erano solo ragazzi, ragazzi che volevano vivere, due amici che si prendono un pezzetto del nostro cuore.
    Fiete, contrario alla guerra, che osa sbeffeggiare il saluto “Heil Hitler” rispondendo con “Drei liter”, e che mandato in prima linea finirà per disertare. Walter, a cui strapperanno via l’umanità.

    Potente, dura e fredda è la scrittura di Rothman, cinematografica quasi: ci sbatte davanti i fatti e si affida a volte ai particolari minori, su cui gira la “macchina da presa”, come per evitare di indulgere sui sentimenti; che pure balzano fuori dalle pagine. E dalle pagine escono fuori anche tante domande, tutte quelle domande che da tanto tempo aspettano risposte e serie riflessioni.
    Quindi forse, sì, era necessario un altro libro contro la guerra. Perché non è ancora finita.

    “«[...] le cellule del nostro corpo hanno memoria, anche quelle dei semi e delle uova, e quindi viene trasmessa. Se ti feriscono nell’animo o nel corpo, avrà un effetto anche sui tuoi discendenti. Le offese, le botte o le pallottole che ti colpiscono feriscono anche i tuoi bambini non ancora nati, per così dire. E in seguito, per quanto crescano protetti con amore, avranno una paura boia di essere offesi, picchiati o fucilati. Almeno nel subcosciente, nei sogni. Se ci pensi è logico, no?»
    [...]
    «E cosa succede» chiese roco, raschiandosi la gola per ritrovare la voce, «cosa succede con quello che deve sparare? Che cosa trasmette lui?»”

    ha scritto il 

  • 4

    Vittime in divisa da carnefici

    Nel febbraio del 1945 Walter e Fiete, diciassette anni, lavorano come mungitori in una fattoria nel nord della Germania. Walter, liceale, è gentile e rispettoso, innamorato di Elizabeth, la ragazza da ...continua

    Nel febbraio del 1945 Walter e Fiete, diciassette anni, lavorano come mungitori in una fattoria nel nord della Germania. Walter, liceale, è gentile e rispettoso, innamorato di Elizabeth, la ragazza dai riccioli neri come una zingara. Fiete, espulso dalla scuola, è sboccato e scanzonato, fuma, beve e deride il partito. La guerra è perduta, ma una sera, in una birreria, i due ragazzi sono arruolati a forza nelle Waffen SS e inviati in Ungheria, Walter nelle retrovie come autiere, Fiete al fronte. Quasi con rassegnazione vedono orrori di ogni genere. Come aveva progettato Fiete diserta, ma è catturato. Toccherà proprio a Walter far parte del plotone di esecuzione, con una sola scelta: sparargli o morire con lui. Il romanzo ricorda inevitabilmente le opere di Remarque: entrambi gli autori descrivono in modo crudo e privo di retorica la storia di una generazione perduta, distrutta nel morale anche se scampata alla morte, adolescenti obbligati a combattere x una causa in cui non credono più, x una guerra dettata dalla sete di potere dei governanti. L’orrore travolge Walter, che non rifiuta l’ordine, ma è ancora capace di un gesto di solidarietà e di pietà verso l’amico in procinto di morire. E’ un romanzo antimilitarista dalla parte di chi, x troppo tempo, non ha potuto far sentire la sua voce di vinto. Rothmann, però, descrive solo i fatti e non le persone: Walter sembra essere sempre solo, anche la storia di Fiete è narrata soltanto quando s’intreccia con la sua. In questo libro non c’è traccia del cameratismo, valore fondamentale x tutti i combattenti, da Remarque a Bedeschi a Rigoni Stern, l’unica cosa che al fronte aiuta i soldati a sopravvivere. Anche se Rothmann è nato dopo la guerra, suo padre fu militare, e certo gli raccontò gli episodi da cui trae ispirazione, troppo verosimili x essere frutto di fantasia. Le persone però non si possono descrivere a chi non le ha conosciute, e forse x questo il libro è povero sul piano emozionale.

    ha scritto il 

  • 3

    L'ultima crudeltà

    Nell’inverno del 1944 (e non 1945 come riporta erroneamente il risvolto di copertina) Walter e il suo amico Fiete lavorano come mungitori nella Germania del nord. L’Armata Rossa avanza e la sensazione ...continua

    Nell’inverno del 1944 (e non 1945 come riporta erroneamente il risvolto di copertina) Walter e il suo amico Fiete lavorano come mungitori nella Germania del nord. L’Armata Rossa avanza e la sensazione che la fine guerra sia solo questione di tempo aleggia nell’aria e per chi, come loro, brinda al grido di “Drei Liter” invece di rendere omaggio al proprio Fürher, quell’aria profuma di libertá. I due pensano di farla franca ed evitare il fronte, vista la giovane età, ma non hanno fatto i conti con la follia nazista che continuerá nel suo delirio fino alla primavera dell’anno dopo e che per gli ultimi mesi di guerra non risparmierá nemmeno chi nella Sacra Germania ci é nato. L’arruolamento di ragazzini e l’accanimento contro i disertori saranno ultimo atto di crudeltá del Terzo Reich. Ma i due ragazzi protagonisti del libro non sono come i membri della Gioventù Hitleriana che, imbevuti di ideologia, difenderanno fino all’estremo sacrificio una Berlino ormai caduta. Walter e Fiete vengono arruolati a tradimento dalle Waffen-SS, durante una festa da ballo, non avendo possibilità alcuna di rifiuto pena la morte. Ma mentre Walter, a cui l’unica cosa che interessa è evitare i guai e sperare che il soldato Ivan faccia in fretta, viene relegato nelle seconde linee, Fiete viene gettato nel pieno orrore del conflitto in prima linea e alla prima occasione tenterà la fuga ma verrà catturato e accusato di diserzione verrà condannato a morte.

    Ispirato alle vicende realmente accadute al padre dell’autore (Ralf Rottmann classe ’53 scrittore poeta e drammaturgo tedesco) “Morire in primavera” é stato osannato dalla critica tedesca e ci regala un ritratto della seconda guerra mondiale visto da una prospettiva insolita; quella della vittima con la divisa da carnefice a testimonianza che il Terzo Reich e i suoi uomini non sono stati un blocco granitico che si è dissolto solo alla morte del suo Fürher ma che, soprattutto negli ultimi mesi di guerra, questa unità nelle truppe è stata ottenuta con la forza e dove il disertore era odiato ancora di più del nemico e non importava se a scappare erano ragazzini arruolati contro la loro volontà. In quesito ultimi tempi si è parlato molto, visto il centenario della prima guerra mondiale, di chi disertò quell’orrore. Con questo libro non scorderete che anche nel secondo conflitto e anche fra le SS e la Wehrmacht ci fu chi tentò la fuga e fu ucciso senza pietà dai suoi stessi compatrioti. Ralf Rottmann ci racconta una storia di sofferenze, di amori acerbi, di rapporti difficili tra genitori e figli. Ci parla di adolescenti che sono dovuti diventare uomini in un giorno per non morire e il peso di questa crescita forzata ed imposta se lo sono portati avanti tutta la vita. Un bel libro peccato solo che in alcuni tratti il ritmo ceda il posto a descrizioni ambientali un po’ troppo dettagliate che danno un senso di discontinuità al racconto.

    http://www.giuseppevergara.com/recensioni

    ha scritto il 

  • 4

    Grande letteratura

    Prosegue nella letteratura tedesca contemporanea la rielaborazione di quel "rimosso" dalla propria coscienza nazionale rappresentato in Germania dal crollo del regime nazista.
    Questo romanzo di Rothma ...continua

    Prosegue nella letteratura tedesca contemporanea la rielaborazione di quel "rimosso" dalla propria coscienza nazionale rappresentato in Germania dal crollo del regime nazista.
    Questo romanzo di Rothmann ne tocca certamente uno dei momenti piu' alti.
    Nessuna indulgenza verso nessuno, solo il tentativo di restituire alla consapevolezza di tutti quell' intricato groviglio di esperienze e sentimenti individuali che per decenni sono stati cancellati e sui quali invece e' stata necessariamente ricostruita la nuova identita' tedesca.

    ha scritto il 

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