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Mornings in Jenin

By

Publisher: Bloomsbury Publishing

4.5
(706)

Language:English | Number of Pages: 480 | Format: eBook | In other languages: (other languages) French , Portuguese , Spanish , Italian , German , Arabic , Dutch

Isbn-13: 9781408810811 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Palestine, 1948. A mother clutches her six-month-old son as Israeli
soldiers march through the village of Ein Hod. In a split second, her
son is snatched from her arms and the fate of the Abulheja family is
changed forever. Forced into a refugee camp in Jenin and exiled from the
ancient village that is their lifeblood, the family struggles to
rebuild their world. Their stories unfold through the eyes of the
youngest sibling, Amal, the daughter born in the camp who will
eventually find herself alone in the United States; the eldest son who
loses everything in the struggle for freedom; the stolen son who grows
up as an Israeli, becoming an enemy soldier to his own brother.



Mornings in Jenin is a devastating novel of love and loss,
war and oppression, and heartbreak and hope, spanning five countries and
four generations of one of the most intractable conflicts of our
lifetime.

Sorting by
  • 4

    Ogni mattina a Jenin - Susan Abulhawa

    Il secondo libro che in pochi giorni leggo sul conflitto arabo-israeliano. Anche questo raccontato dal punto di vista palestinese.

    La rassegnazione iniziale con la quale il popolo palestinese subisce ...continue

    Il secondo libro che in pochi giorni leggo sul conflitto arabo-israeliano. Anche questo raccontato dal punto di vista palestinese.

    La rassegnazione iniziale con la quale il popolo palestinese subisce l'invasione delle loro terre da parte degli israeliani, la speranza mai abbandonata di poter tornare un giorno nelle loro case costretti a lasciare anni prima.

    Attraverso la storia della famiglia Abulheja, raccontata da Amal nipote del capostipite, si ripercorre le prime invasione da parte degli ebrei, il trasporto nei campi profughi, la voglia di vendetta da parte del popolo invaso, le stragi nei campi profughi di Sabra e Shatila, da parte dei falangisti libanesi, con il benestare, mai ammesso, degli israeliani, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove giovani ragazzi cercano ancora vendetta, e coltivano la speranza di tornare a vivere nella terra dei loro avi.

    L'autrice ha la capacità di descrivere i fatti che hanno, e stanno, sconvolgendo da circa 70 anni questo lembo di terra, in un modo così coinvolgente per la sensibilità con cui racconta storie di guerra, di violenza, di orrore, ma anche pagine di profondo amore, dove si esalta il valore della famiglia e dell'amicizia.
    Valutazione più che ottima

    said on 

  • 4

    il libro è molto scorrevole e coinvolgente, si districa bene nella narrazione che gradatamente passa tra diverse generazioni. Le tinte calde e tradizionali fanno emergere bene la dimensione culturale ...continue

    il libro è molto scorrevole e coinvolgente, si districa bene nella narrazione che gradatamente passa tra diverse generazioni. Le tinte calde e tradizionali fanno emergere bene la dimensione culturale araba(palestinese). la drammaticità della guerra è narrata con sapienti tratti e semplicità che mettono direttamente a contatto il lettore con le immagini descritte. alle volte a trama è scontata, e si intravede pagine prima come evolverà la storia. puntuale i riferimenti storici inseriti, che lasciano spunti al lettore per approfondire la tematica del conflitto arabo-israeliano. una bella lettura consigliata per chi si vuole avvicinare ad una tematica complessa .

    said on 

  • 5

    Preziosissimo, mi è entrato nelle viscere. Merita altre 5 stelle per la capacità di raccontare uno dei pezzi di storia contemporanea più duri, per l'abilità a convogliare tutte le storie di ingiustizi ...continue

    Preziosissimo, mi è entrato nelle viscere. Merita altre 5 stelle per la capacità di raccontare uno dei pezzi di storia contemporanea più duri, per l'abilità a convogliare tutte le storie di ingiustizia, di guerra e di dolore di ogni angolo della Terra e a farlo con la delicatezza degli occhi delle persone, con le anime semplici e comuni dei bambini, degli uomini e delle donne e dei vecchi. Riesce a pennellare una storia che è ancora oggi mostruosa in cui il dolore si dà e si riceve in una circolarità che non ha senso alcuno. E ci riesce con quell'arte rarissima di farlo senza giudizio, senza Buoni e Cattivi, senza Di là e Di qua. Infine, ma non da ultimo, è la storia dei disastri umanitari e degli squarci assurdi dei nostri mondi interiori e di come ricostruire ogni giorno i mattoni dell'esistenza con le pietre miliari fondanti che ognuno di noi ha scelto.

    said on 

  • 4

    storia della Palestina degli ultimi 60-70 anni raccontata attraverso gli occhi una donna palestinese. Un libro interessante, a tratti violento, altre un po' sdolcinato. Avrei preferito un po' piú di ...continue

    storia della Palestina degli ultimi 60-70 anni raccontata attraverso gli occhi una donna palestinese. Un libro interessante, a tratti violento, altre un po' sdolcinato. Avrei preferito un po' piú di credibilitá in certi momenti della storia della famiglia.

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  • 4

    ho pianto leggendolo

    Molto triste e molto vero purtroppo . Ci sono spiegate alcune ragioni che a noi cosi' distanti sfuggono . Dal punto di vista della narrazione anche gli eventi piu' atroci vengono avvicinati dall'autri ...continue

    Molto triste e molto vero purtroppo . Ci sono spiegate alcune ragioni che a noi cosi' distanti sfuggono . Dal punto di vista della narrazione anche gli eventi piu' atroci vengono avvicinati dall'autrice con un tono di ineluttabilita' che disarma. Utile anche a capire le ragioni di un conflitto che non finira' mai.

    said on 

  • 4

    "Il suo cuore, ahimé, non era per niente di ghiaccio. Era una lava agitata, tenuta a freno dalla volontà, dalla stretta delle sue mascelle e dall'instancabile mano tremante. E il contenuto di quel cuo ...continue

    "Il suo cuore, ahimé, non era per niente di ghiaccio. Era una lava agitata, tenuta a freno dalla volontà, dalla stretta delle sue mascelle e dall'instancabile mano tremante. E il contenuto di quel cuore affiorava solo raramente. Forse ad allontanarla dalla realtà no fu tanto la serie infinita di tragedie che si abbatterono sui palestinesi, quanto un amore inscommensurabile che non riusciva a darsi quiete."

    said on 

  • 4

    Susan Abulhawa ha scritto un romanzo struggente che può fare per la Palestina ciò che il Cacciatore di aquiloni ha fatto per l'Afghanistan. Di vibrante realismo e inesorabilmente diretto alla verità, ...continue

    Susan Abulhawa ha scritto un romanzo struggente che può fare per la Palestina ciò che il Cacciatore di aquiloni ha fatto per l'Afghanistan. Di vibrante realismo e inesorabilmente diretto alla verità, racconta con sensibilità e pacatezza la storia di quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di "senza patria".
    Attraverso la voce di Amal, la brillante nipotina del patriarca della famiglia Abulheja, viviamo l'abbandono della casa dei suoi antenati di ‘Ain Hod, nel 1948, per il campo profughi di Jenin. Assistiamo alle drammatiche vicende dei suoi due fratelli, costretti a diventare nemici: il primo rapito da neonato e diventato un soldato israeliano, il secondo che invece consacra la sua esistenza alla causa palestinese. E, in parallelo, si snoda la storia di Amal: l'infanzia, gli amori, i lutti, il matrimonio, la maternità e, infine, il suo bisogno di condividere questa storia con la figlia, per preservare il suo più grande amore.
    La storia della Palestina, intrecciata alle vicende di una famiglia che diventa simbolo delle famiglie palestinesi, si snoda nell'arco di quasi sessant'anni, attraverso gli episodi che hanno segnato la nascita di uno stato e la fine di un altro. In primo piano c'è la tragedia dell'esilio, la guerra, la perdita della terra e degli affetti, la vita nei campi profughi, come rifugiati, condannati a sopravvivere in attesa di una svolta. L'autrice non cerca i colpevoli tra gli israeliani, che anzi descrive con pietà, rispetto e consapevolezza, racconta invece la storia di tante vittime capaci di andare avanti solo grazie all'amore.

    Un libro commovente e crudo, ma di grande impatto e commovente

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  • 5

    Straziante, duro, eppure vero

    La storia di tre generazioni di palestinesi, dal 1948 in poi, una vera e propria epopea narrativa che racconta finalmente Jenin dalla parte di chi non parla mai: dei vinti.
    E' un libro duro, implacabi ...continue

    La storia di tre generazioni di palestinesi, dal 1948 in poi, una vera e propria epopea narrativa che racconta finalmente Jenin dalla parte di chi non parla mai: dei vinti.
    E' un libro duro, implacabile. Implacabile nel giudizio negativo sulle politiche israeliane e americane, ma mai contro le persone (commovente quando Amal ritrova il fratello perduto, che ha vissuto in una famiglia ebrea e ha assunto valori ebraici, e arriva a considerarlo fratello al di là di tutto, anche dei suoi evidenti torti). Non mancano riferimenti alla cultura araba, considerata positivamente ma che come tutte le culture è soggetta a cattiverie, esagerazioni, violenze, in specie contro la donna.
    Mi ha colpito in particolare un brano in cui Fatima spiega che amare per gli americani (e intendo io, per estensione, gli occidentali) è molto diverso dall'amare palestinese. All'inizio la cosa mi è sembrata scorretta, ma riflettendo mi è venuto in mente l'amore dei miei nonni, usciti dalla seconda guerra mondiale; e sì, è diverso dal nostro. L'amore di chi ha visto l'orrore è diverso da chi ne ha sentito solo parlare dai tg, ed è in questo e in niente altro che ci si differenzia: l'essere in pace e l'essere in guerra.
    Particolarmente straziante il resoconto della guerra del Libano e del massacro di Shabra el Sathila, di cui a scuola non si studia niente. E illuminante il fatto che dei soldati israeliani, figli dei superstiti dell'Olocausto, si trovino a far da custodi alla carneficina di altri esseri umani. L'insensatezza di tutto questo colpisce come uno schiaffo e ci rende responsabili se non altro per tutti quei momenti in cui dimentichiamo e lasciamo che sia.
    Leggete questo libro se volete per un attimo capire cosa nutre il terrorismo, le ferite dell'anima che impediscono tuttora di raggiungere una pace che sarebbe comunque squilibrata, l'incapacità drammatica di una classe politica di essere all'altezza del suo compito, l'assurdo controsenso di un popolo che ha visto la propria oppressione farsi in qualche modo a sua volta violenza su persone immeritevoli.
    La ragione non sta mai da una sola parte, questo è vero. Ma dovrebbe non essere consentito mai dimenticare da quale parte muoiono i bambini, dov'è che manca tuttora assistenza medica, dov'è che ancora la gente vive in campi profughi. La giustizia non può che gridare che Israele e con lui l'Occidente intero ha molto su cui riflettere e moltissimo da farsi perdonare.

    said on 

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