Mornings in Jenin

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Publisher: Bloomsbury Publishing

4.4
(798)

Language: English | Number of Pages: 480 | Format: eBook | In other languages: (other languages) French , Portuguese , Spanish , Italian , German , Arabic , Dutch

Isbn-13: 9781408810811 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Palestine, 1948. A mother clutches her six-month-old son as Israeli
soldiers march through the village of Ein Hod. In a split second, her
son is snatched from her arms and the fate of the Abulheja family is
changed forever. Forced into a refugee camp in Jenin and exiled from the
ancient village that is their lifeblood, the family struggles to
rebuild their world. Their stories unfold through the eyes of the
youngest sibling, Amal, the daughter born in the camp who will
eventually find herself alone in the United States; the eldest son who
loses everything in the struggle for freedom; the stolen son who grows
up as an Israeli, becoming an enemy soldier to his own brother.



Mornings in Jenin is a devastating novel of love and loss,
war and oppression, and heartbreak and hope, spanning five countries and
four generations of one of the most intractable conflicts of our
lifetime.

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  • 4

    Da leggere

    Un libro molto toccante che, seppur con personaggi inventati, racconta fatti reali. Un libro che informa e ci rende spettatori delle conseguenze del conflitto arabo-israeliano.
    "Nasciamo tutti possede ...continue

    Un libro molto toccante che, seppur con personaggi inventati, racconta fatti reali. Un libro che informa e ci rende spettatori delle conseguenze del conflitto arabo-israeliano.
    "Nasciamo tutti possedendo già i tesori più grandi che avremo nella vita. Uno di questi è la tua mente, un altro è il tuo cuore. E gli strumenti indispensabili di queste ricchezze sono il tempo e la salute. Il modo in cui userai i doni di Dio per aiutare te stesso e l’umanità sarà il modo in cui Gli renderai onore."

    said on 

  • 4

    Quasi natale

    Quasi natale 2015, oggi ho finito di leggere, domani farò l'albero, poi mi lascerò prendere dallo spirito del Santo natale e andrò in giro per negozi a farmi vendere qualcosa da regalare che a natale ...continue

    Quasi natale 2015, oggi ho finito di leggere, domani farò l'albero, poi mi lascerò prendere dallo spirito del Santo natale e andrò in giro per negozi a farmi vendere qualcosa da regalare che a natale ci si scambia i doni e ci si vuole bene. Questa tristezza che mi avvolge non so se è dovuta al libro, straziaante, o al natale che si avvicina, al senso d'impotenza e di sconfitta, ai 50 anni di storia palestinese che leggendo mi soin vista scorrere, una storia che non ha fine ancora, e forse non l'avrà fino quando l'ultimo dei palestinesi sarà ammazzato. E non andremo più nelle.piazze a gridare Palestina libera, libera per chi? Non resterà nessuno. È un libro che non ti lascia indenne. Fa male per tutta la speranza di vita che nei personaggi è sempre fortissima ma che puntualmente viene calpestata, tutto l'amore di cui è pregno il libro è costretto a non essere. Tutto muore. È vero forse il finale fa intravedere uno spiraglio, ancora una.promessa di vita, ma io non riesco a crederci stasera. Forse perché è quasi natale.

    said on 

  • 4

    Difficile scrivere di questo libro struggente per il forte turbamento che suscita. Commozione che presto si trasforma in indignazione e fa gridare come la protagonista:”Il mondo non può permettere che ...continue

    Difficile scrivere di questo libro struggente per il forte turbamento che suscita. Commozione che presto si trasforma in indignazione e fa gridare come la protagonista:”Il mondo non può permettere che questo continui.”
    Questa storia di quattro generazioni di palestinesi aiuta a capire (nonostante un certo manicheismo) cosa succede da quelle parti. Amo i libri come questo che informano e emozionano, bello.

    said on 

  • 4

    Di certo questo romanzo mi ha fatto capire meglio

    la "questione" palestinese e tutta la crudelta' che queste guerre "religiose" hanno creato, ma anche l'amore e la forza dei sentimenti buoni che si sono portate con se'.

    said on 

  • 4

    OGNI MATTINA A JENIN

    “ Qualsiasi cosa senti, tienitela dentro”

    Non voglio soffermarmi sulla trama del libro della scrittrice americana di origine palestinese Susan Abulhawa né sullo stile di scrittura né su nient’altro ch ...continue

    “ Qualsiasi cosa senti, tienitela dentro”

    Non voglio soffermarmi sulla trama del libro della scrittrice americana di origine palestinese Susan Abulhawa né sullo stile di scrittura né su nient’altro che riguardi la letteratura perché questo libro, dolorosissimo e dalle emozioni fortissime sia in senso positivo che in senso negativo, la trascende. La storia delle quattro generazioni della famiglia Abulheja, è la storia di tutto un popolo che grida giustizia dopo aver subito per anni guerre, privazioni di ogni sorta, violenze, immani perdite materiali e affettive, efferatezze da parte di chi non avrebbe dovuto perpetrare su un altro popolo la crudeltà inumana che aveva già ricevuto a piene mani. E tutto questo sotto gli occhi del mondo intero, spesso con la sua approvazione, ancora più frequentemente con la sua indifferenza. Un pezzo di Storia che dovrebbe essere ben conosciuto ma che anche per cattiva informazione non riusciamo a distinguere affatto nei suoi particolari: la cacciata degli arabi dalla loro terra nel 1948, la nascita dei campi profughi come quello di Jenin, la Guerra dei sei giorni, la strage di Shabra e Shatila, la distruzione di quella terra dorata che era il Libano. In due parole la cosiddetta “questione mediorientale” che si trascina ancora ai nostri giorni senza soluzione di continuità, senza poter riuscire a trovare finalmente un accordo di pacifica convivenza, anche perché la guerra, si sa, muove grandi interessi e crea enormi profitti e non c’è convenienza a spegnerla. E il dolore, la violenza, gli strappi, gli eccidi, il terrore si riversano ora su una popolazione ora sull’altra, senza possibilità di spegnere la rabbia, l’odio, l’orrore che viene riccamente alimentato giorno dopo giorno. “Ogni mattina a Jenin” ci racconta la Storia del popolo della Palestina, quel popolo che viveva dei frutti della propria terra, dei suoi antichi ulivi, quel popolo a cui è stato tutto strappato senza colpe, che è stato ghettizzato, a cui è stato tolto ogni diritto, ogni avere, che è stato esiliato, a cui sono state sradicate le radici, cancellate le origini, in una diaspora senza fine, senza possibilità di ritorno. Ogni personaggio del libro, anche se inventato, come ci assicura l’autrice, trasuda verità, palesa realtà, manifesta tutta la tragedia vissuta. Uomini, donne, vecchi, bambini, tutti hanno voce in questo libro e la loro voce è la voce della Storia ma è soprattutto la voce del cuore, dei legami fortissimi, la voce dell’amore e della nostalgia, della sofferenza non rischiarata dalla speranza, delle infanzie negate, delle madri che stringono al petto i corpi dei loro figli uccisi, del futuro immaginato che non sarà mai, di chi non crede più a niente e ha ragione di farlo. Leggere, meditare, approfondire gli argomenti di questo libro è un dovere, ma lo è anche lasciarsi andare alla disperazione, all’amarezza e all’angoscia di questo popolo e farsi, nel contempo, raggiungere e compenetrare dalla sua grande forza, dal suo intenso modo di amare, così profondo, così capace di interiorità e grandezza, così diverso dalla superficialità e dall’inconsistenza di chi non sa che bene prezioso possa essere ogni legame d’affetto nella vita di un uomo.

    said on 

  • 4

    L'autrice definisce questo suo lavoro un romanzo in cui i personaggi sono di fantasia ma i riferimenti storici sono reali; riferimenti che fanno parete della storia appunto.
    Quattro generazioni di Pal ...continue

    L'autrice definisce questo suo lavoro un romanzo in cui i personaggi sono di fantasia ma i riferimenti storici sono reali; riferimenti che fanno parete della storia appunto.
    Quattro generazioni di Palestinesi si susseguono in questo libro: tutto inizia con l'arrivo dei primi Ebrei in Palestina, sul finire degli anni quaranta, per giungere fino ai giorni nostri.
    Storie di dolore immenso, di disperazione, di miseria e di speranza ma, sopra ogni cosa domina l'amore: l'amore tra i familiari, tra i vecchi e i giovani, tra gli amici e tra i vicini costretti a subire le stesse violenze e le stesse sorti di deportati e oppressi, tra le persone e la loro terra quale patrimonio reale e sentimentale ereditato e da consegnare e tramandare ai figli e nipoti quale "collante" tra le generazioni.
    Un libro doloroso che apre a una conoscenza della difficile coesistenza tra il popolo Palestinese e gli abitanti e i governi dello stato di Israele che fin troppo è stata sottaciuta o quantomeno poco divulgata.

    said on 

  • 5

    " ...Tutta la sua famiglia era stata sterminata durante l'Olocausto. Ironicamente, ed era un'ironia che mi artigliava la mente, anche la vera madre di David, mia madre, era sopravvissuta a una carnefi ...continue

    " ...Tutta la sua famiglia era stata sterminata durante l'Olocausto. Ironicamente, ed era un'ironia che mi artigliava la mente, anche la vera madre di David, mia madre, era sopravvissuta a una carneficina che le aveva decimato la famiglia. Se non che quest'ultima era avvenuta a causa del primo, portando alla luce l'inesorabile verità che i palestinesi avevano pagato il prezzo dell'Olocausto ebreo. Gli ebrei avevano ucciso la famiglia di mia madre perchè i tedeschi avevano ucciso quella di Jolanta.."

    Quasi cinque stelle.

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  • 5

    "Il mondo non può permettere che questo continui"

    Palestina
    Un preciso scenario storico. Dal 1947 al 2002.

    La storia di una famiglia di un oscuro paesino, visitata un giorno da un destino che non le apparteneva e imprigionata per sempre dalla nostal ...continue

    Palestina
    Un preciso scenario storico. Dal 1947 al 2002.

    La storia di una famiglia di un oscuro paesino, visitata un giorno da un destino che non le apparteneva e imprigionata per sempre dalla nostalgia tra le radici e la terra. Era un racconto di guerra, della sua furia agghiacciante, bruciante e di nuovo agghiacciante. Di un amore impetuoso e di un attentatore suicida. Di una ragazza che era fuggita dal suo destino per diventare una parola, svuotata del suo significato. Di bambini cresciuti che setacciavano la follia in cerca di un perché. Di una verità che si faceva strada tra le menzogne affiorando da una crepa, da una cicatrice sul volto di un uomo.

    Un libro che commuove e provoca il giusto sdegno.
    Un libro che genera vergogna per le troppe assenze per le troppe volte che si è girato lo sguardo

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  • 4

    Devastante

    Un bellissimo libro nella sua crudezza: quando credi di aver letto il peggio, il peggio deve ancora venire. Amaro, triste, dolce, crudo. Non capisci perché gli ebrei, dopo la shoa, possano fare cose a ...continue

    Un bellissimo libro nella sua crudezza: quando credi di aver letto il peggio, il peggio deve ancora venire. Amaro, triste, dolce, crudo. Non capisci perché gli ebrei, dopo la shoa, possano fare cose anche peggiori ad altri popoli! Non capisci perché si sia voluto creare uno stato di Israele sopra la terra di altri. Non capisci perché tante nazioni coprano questa vergogna con una complicità delittuosa.…

    said on 

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