Mornings in Jenin

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Publisher: Bloomsbury Publishing

4.4
(827)

Language: English | Number of Pages: 480 | Format: eBook | In other languages: (other languages) French , Portuguese , Spanish , Italian , German , Arabic , Dutch

Isbn-13: 9781408810811 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
Palestine, 1948. A mother clutches her six-month-old son as Israeli
soldiers march through the village of Ein Hod. In a split second, her
son is snatched from her arms and the fate of the Abulheja family is
changed forever. Forced into a refugee camp in Jenin and exiled from the
ancient village that is their lifeblood, the family struggles to
rebuild their world. Their stories unfold through the eyes of the
youngest sibling, Amal, the daughter born in the camp who will
eventually find herself alone in the United States; the eldest son who
loses everything in the struggle for freedom; the stolen son who grows
up as an Israeli, becoming an enemy soldier to his own brother.



Mornings in Jenin is a devastating novel of love and loss,
war and oppression, and heartbreak and hope, spanning five countries and
four generations of one of the most intractable conflicts of our
lifetime.

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  • 4

    È un libro molto forte,bisogna essere predisposti per leggerlo...è scritto molto bene racconta le atrocità del conflitto tra Israele e Palestina...è molto toccante parla di coraggio, di voglia di vive ...continue

    È un libro molto forte,bisogna essere predisposti per leggerlo...è scritto molto bene racconta le atrocità del conflitto tra Israele e Palestina...è molto toccante parla di coraggio, di voglia di vivere con forza nonostante la situazione.Questo libro dimostra che la vita è più forte della morte e della guerra.

    said on 

  • 5

    "Qualunque cosa senti, tienitela dentro"

    MERAVIGLIOSO. Entra di prepotenza tra i migliori libri che abbia mai letto.
    La storia è molto triste, le vicende dure e toccanti, insomma è' uno di quei libri che fa letteralmente male al cuore, ma ad ...continue

    MERAVIGLIOSO. Entra di prepotenza tra i migliori libri che abbia mai letto.
    La storia è molto triste, le vicende dure e toccanti, insomma è' uno di quei libri che fa letteralmente male al cuore, ma adoro anche questo genere di libri perchè ti fanno crescere. Li adoro perchè ti consentono di aprire gli occhi su realtà che spesso ignoriamo o che conosciamo in maniera distorta, magari perchè i media il più delle volte ci passano informazioni a metà.
    Avevo comprato questo libro con la voglia di scoprire e di capire qualcosa in più sulla questione palestinese, di cui conoscevo poco o niente, e non mi ha affatto deluso. La storia della famiglia di Amal attraversa tutta la vicenda della questione israelo-palestinese, dal dopoguerra ad oggi, e ci presenta il dramma di entrambi i popoli. Sembrerà un luogo comune, ma è tristemente vero: in una guerra non ci sono nè vincitori, nè vinti, ma solo vittime.
    Da leggere assolutamente.

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  • 4

    Molto bello. Ammetto di avere inizialmente faticato ad entrare in sintonia con la narrazione e a calarmi nell'atmosfera di dolore che pervade tutto il racconto. Questo non mi capita spesso. Mi ritrovo ...continue

    Molto bello. Ammetto di avere inizialmente faticato ad entrare in sintonia con la narrazione e a calarmi nell'atmosfera di dolore che pervade tutto il racconto. Questo non mi capita spesso. Mi ritrovo a leggere la storia di una famiglia palestinese, contadini prima e profughi poi, raccontata in parte per voce del narratore onnisciente, in parte tramite le parole dell'ultima discendente della famiglia, entrambe le voci zigzagando quasi a ruota libera tra il 1941 e il 2002. Guerre, morti, addii, sparizioni e abbandoni. La trovavo frammentaria al punto tale da risultare disordinata. Inizia come storia della famiglia, poi si concentra maggiormente su Amal ultimogenita prima della diaspora, e poi di nuovo un ritrovarsi di una parte della famiglia quando tutto sembrava perduto e molto è andato irrimediabilmente distrutto. Le due voci narranti non sempre immediatamente riconoscibili contribuivano al mio senso di disordine.
    Poi, pian piano, il quadro ha iniziato a comporsi davanti ai miei occhi e ad assumere le giuste tinte. E' un racconto fatto di una coralità molto originale, una storia dove i protagonisti si raccontano direttamente, con una schiettezza tale che non è immediato cogliere al volo. E a questo punto si rende opportuno ricordare che se i principali protagonisti sono inventati, i fatti e gli eventi narrati sono assolutamente veri.
    "La storia di una famiglia di un oscuro paesino, visitata un giorno da un destino che non le apparteneva e imprigionata per sempre dalla nostalgia tra le radici e la terra. Era un racconto di guerra, della sua furia agghiacciante, bruciante e di nuovo agghiacciante. Di un amore impetuoso e di un attentatore suicida. Di una ragazza che era fuggita dal suo destino per diventare una parola, svuotata del suo significato. Di bambini cresciuti che setacciavano la follia in cerca di un perché. Di una verità che si faceva strada tra le menzogne affiorando da una crepa, da una cicatrice sul volto di un uomo." Aggiungo io che contiene anche una struggente storia d'amore, molto ben raccontata.

    Mi ritrovo a pensare e scrivere quello che già ho scritto nella recensione di "Furore": anche questa storia ha a che fare con la capacità di indignarsi per davvero, gridando in faccia a qualcuno e non cliccando un 'like' sul feisbuc. Però io, qui ed ora, a chi vado a gridare in faccia? Hanno messo le cose in modo che non te la puoi mai prendere con qualcuno.
    Questo libro ha a che fare anche con la capacità, da parte del lettore, di ribaltare il proprio punto di vista, perché tutti coloro che in questi anni si sono limitati a seguire le vicende mediorientali tramite le fonti tradizionali, dove le posizioni buoni-cattivi sono rimaste ferme press'a poco al 1945 e alle sceneggiature dei film hollywoodiani, troveranno una prospettiva del tutto ribaltata. Incredibili e inquietanti le similitudini tra i rastrellamenti messi in atto dagli israeliani ai danni della popolazione palestinese sin dal '47 e quelli subiti dagli stessi ebrei solo pochi anni prima in Europa: avendo terminato da pochi giorni la lettura de "Il pianista" di Szpilman, il confronto mi risulta quanto mai diretto. E altrettanto incredibile ed inquietante osservare come ancora oggi la stragrande maggioranza delle persone non abbia la minima idea di questa pazzesca similitudine.

    Il senso di nostalgia per la patria perduta si compone in questo racconto in modo così semplice e diretto perché privo di retorica e anche di eccessi poetici, è tutto fatto di storie reali. E nonostante le immense tragedie narrate, non manca nemmeno un anelito verso una speranza di perdono e di ricomposizione del dolore. PIù di un libro di storia, mi ha aiutato a capire meglio anche alcune precedenti letture dalle ambientazioni simili.

    said on 

  • 4

    "Mangerò la mia rabbia, ma la morte non sarà il mio lascito".

    Sessant'anni di storia (con le dovute ellissi), personaggi che appartengono a tre generazioni, una narrazione con focalizzazione multipla e un solo punto di vista: quello degli arabi palestinesi che h ...continue

    Sessant'anni di storia (con le dovute ellissi), personaggi che appartengono a tre generazioni, una narrazione con focalizzazione multipla e un solo punto di vista: quello degli arabi palestinesi che hanno subito l'invasione di Israele, la devastazione di Israele, i massacri di Israele. L'espropriazione di una terra in nome di un risarcimento impossibile, anacronistico, ma soprattutto violento e prevaricatore. Con la complicità dell'Occidente o il suo silenzioso assenso.
    "Nel maggio del 1948 gli inglesi lasciarono la Palestina e i profughi ebrei che vi erano entrati a frotte si autoproclamarono stato ebraico, cambiando il nome del paese da Palestina a Israele". Lo stato ebraico come la fenice risorge dalle ceneri dell'Europa.
    E questa è la storia. Le conseguenze, forse inenarrabili, sono sotto i nostri occhi, ormai ciechi.
    E' storia la guerra in Libano, l'emarginazione dei profughi, l'annientamento di un popolo, i massacri di donne e bambini, la violenza e la ferocia il cui simbolo rimane l'orrore di Shabra el Shatila. E' storia l'intifada e la catena delle vendette; gli interventi giustizieri degli Americani, il terrorismo e le sue tentacolari proliferazioni.
    Ma è la storia di un paradosso: "i palestinesi avevano pagato il prezzo dell'Olocausto ebreo".
    Com'è possibile, ci si chiede, che un popolo che ha appena attraversato la prova più infamante del Novecento possa praticare la stessa indiscriminata violenza? Che possa assistere allo stesso orrore?
    Susan Abulhawa, con felice mano narrativa, attraversa insieme ai suoi personaggi tutti questi eventi e ci costringe a guardarli, a comprenderli, a patirli uno a uno. Lo sguardo prevalente è quello di Amal, punto di collegamento fra due generazioni, esule e fuggitiva ma radicata intimamente alle memorie della sua terra, di cui Jenin è il simbolo. Jenin è il luogo dove la vita dei profughi si riorganizza, dove le rose sono calpestate ma l'ulivo si erge indomito, dove i bambini, nonostante tutto, costruiscono le loro oasi di allegria, mentre la follia si abbarbica al tessuto intimo dell'amore e l'amore resiste anche quando la morte va spezzando i legami più sacri.
    Il punto di vista è uno solo, abbiamo detto. Qui sta probabilmente la debolezza del racconto, il suo cedimento retorico: tutti i personaggi, ovvero tutti gli arabi palestinesi di questa storia sono essenzialmente buoni, prevalentemente forti e coraggiosi, generosi, e anche quando sbagliano, deviano e si fanno erranti o violenti la pietas dell'autrice li avvolge e li solleva dalle umane bassezze comuni a tutti coloro che calpestano il comune suolo di questa terra. Su questo versante il romanzo manca completamente di realismo e risulta poco plausibile.
    Ma questa è l'intenzione dell'autrice e i suoi personaggi, soprattutto Amal, di cui conosciamo le intrinseche contraddizioni, riescono a coinvolgere e a conquistare. Si intuisce poi che la stessa pietas è rivolta anche agli israeliani, un popolo allo stesso modo stritolato dagli ingranaggi della guerra e dell'odio.
    Anche il messaggio è uno solo: omnia amor vincit. Solo rifiutando di sottostare alla logica della vendetta e del rancore è possibile costruire la pace.

    said on 

  • 4

    Da leggere

    Un libro molto toccante che, seppur con personaggi inventati, racconta fatti reali. Un libro che informa e ci rende spettatori delle conseguenze del conflitto arabo-israeliano.
    "Nasciamo tutti possede ...continue

    Un libro molto toccante che, seppur con personaggi inventati, racconta fatti reali. Un libro che informa e ci rende spettatori delle conseguenze del conflitto arabo-israeliano.
    "Nasciamo tutti possedendo già i tesori più grandi che avremo nella vita. Uno di questi è la tua mente, un altro è il tuo cuore. E gli strumenti indispensabili di queste ricchezze sono il tempo e la salute. Il modo in cui userai i doni di Dio per aiutare te stesso e l’umanità sarà il modo in cui Gli renderai onore."

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  • 4

    Quasi natale

    Quasi natale 2015, oggi ho finito di leggere, domani farò l'albero, poi mi lascerò prendere dallo spirito del Santo natale e andrò in giro per negozi a farmi vendere qualcosa da regalare che a natale ...continue

    Quasi natale 2015, oggi ho finito di leggere, domani farò l'albero, poi mi lascerò prendere dallo spirito del Santo natale e andrò in giro per negozi a farmi vendere qualcosa da regalare che a natale ci si scambia i doni e ci si vuole bene. Questa tristezza che mi avvolge non so se è dovuta al libro, straziaante, o al natale che si avvicina, al senso d'impotenza e di sconfitta, ai 50 anni di storia palestinese che leggendo mi soin vista scorrere, una storia che non ha fine ancora, e forse non l'avrà fino quando l'ultimo dei palestinesi sarà ammazzato. E non andremo più nelle.piazze a gridare Palestina libera, libera per chi? Non resterà nessuno. È un libro che non ti lascia indenne. Fa male per tutta la speranza di vita che nei personaggi è sempre fortissima ma che puntualmente viene calpestata, tutto l'amore di cui è pregno il libro è costretto a non essere. Tutto muore. È vero forse il finale fa intravedere uno spiraglio, ancora una.promessa di vita, ma io non riesco a crederci stasera. Forse perché è quasi natale.

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  • 4

    Difficile scrivere di questo libro struggente per il forte turbamento che suscita. Commozione che presto si trasforma in indignazione e fa gridare come la protagonista:”Il mondo non può permettere che ...continue

    Difficile scrivere di questo libro struggente per il forte turbamento che suscita. Commozione che presto si trasforma in indignazione e fa gridare come la protagonista:”Il mondo non può permettere che questo continui.”
    Questa storia di quattro generazioni di palestinesi aiuta a capire (nonostante un certo manicheismo) cosa succede da quelle parti. Amo i libri come questo che informano e emozionano, bello.

    said on 

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