Mors tua

Di

Editore: Hobby & Work Publishing

3.8
(290)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 361 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8871334264 | Isbn-13: 9788871334264 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Mistero & Gialli

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Descrizione del libro
Settima avventura per il senatore-detective Publio Aurelio impegnato arisolvere un altro caso. Come sempre sullo sfondo la consueta ricostruzionestorica della Roma imperiale.
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  • 3

    Publio Aurelio Stazio - 02 giu 16

    Dopo aver saltabeccato un paio di volte nella scrittura dell’esimia storica del mondo romano, con questa morte tua (che sottintende l’ovvio vita mia) diamo inizio allo studio analitico dei romanzi leg ...continua

    Dopo aver saltabeccato un paio di volte nella scrittura dell’esimia storica del mondo romano, con questa morte tua (che sottintende l’ovvio vita mia) diamo inizio allo studio analitico dei romanzi legati alle gesta del nobile romano Publio Aurelio Stazio. La scrittrice ha dedicato a questa scrittura seriale una ventina di romanzi nel corso di questi ultimi venticinque anni. Questo, anche se la quarta o il lancio editoriale ne tacciono la genesi, è poi il primo della serie. Dove la scrittura e la trama già scorrono abilmente, come se noi ed il senatore ci si conoscesse già da tempo. Un pregio nelle scritture seriali, dove a volte chi scrive fatica ad ingranare teso com’è a dover descrivere gesta e personaggi che si pensa torneranno. Danila affronta tutto ciò molto spavaldamente, appunto come se questo fosse un caso isolato. Vedremo negli altri come tutto ciò avrà una sua evoluzione. Intanto, due tirate d’orecchio all’autrice ed all’editore. Danila, infatti, pur avendo ben presente che stiamo in piena epoca romana, utilizza (ed è molto aderente al testo) la metà di quella locuzione che citavo sopra “Mors tua, vita mia”. Cioè “la tua morte è la mia vita”, cioè ancora solo uno ne uscirà vincitore. Peccato che questa sia una locuzione medioevale e non romanica. Il secondo appunto, per l’editore che, da qualche parte, avrebbe dovuto scrivere che, data la brevità del romanzo in sé, ad esso aggiungeva un racconto (“Una filosofa per Publio Aurelio Stazio”) che, oltre a servire per raggiungere un congruo numero di pagine, fortunatamente serve anche a complementare i caratteri dei personaggi. Da quale buona storica ci risulta essere Danila, la prima cosa che notiamo è la sapiente collocazione della trama nella Storia. Conosciamo il nostro Publio nel 42 d.C., quando da ormai un anno è sul trono di Roma Tiberio Claudio Druso, conosciuto con il nome di Claudio, quarto imperatore della dinastia Giulio-Claudia, e primo imperatore nato lontano da Roma (nasce, infatti, a Lione). E nelle trame anche non vicine alla storia stessa notiamo in trasparenza la presenza della moglie di Claudio, Messalina, e l’ombra del predecessore di Claudio, il turpe Caligola. Vediamo inoltre la vita romana, incentrata nel Senato (cui Claudio aveva ridato potere) dove al solito si affrontano fazioni progressiste ed elementi nostalgici del “tempo romano che fu”, e dei suoi valori. Infine notiamo l’ordito di altre trame, quelle malefiche degli intrighi, con belle donne che concedono favori per il potere ed altre cose non degne (ma direi abbastanza attuali), dove si erge a megafono dei gossip la grassa matrona Pomponia. Ci caliamo anche nei meandri della Roma di quegli anni, dove, appunto, oltre ai nobili, ai senatori, ed alle ville, c’è il popolo, che vive nel sordido quartiere della Suburra (dove ancora oggi abbiamo amici e conoscenti), con i barbieri, le lavandaie, il fango, l’orina, e le donne di facili costumi. In questo teatro, seguiamo e conosciamo meglio il nostro Publio (e la sua ombra, lo schiavo segretario tuttofare Castore). Publio viene implicato nella morte dell’etera Corinna, con cui cercava facili avventure, ma che in ben altre trame era coinvolta. Nasceva dal popolo e si era erta a concedere favori a nobili denarosi. Pochi in realtà, ma assai lucrosi. Mantenuta da Strabonio, anziano marito di Lollia. Amante del plebeo Ennio (che avrebbe fatto meglio a rivolgere le proprie attenzioni alla di lei sorella Clelia). Ed in più coprente la scandalosa storia tra Gaio, figlio del senatore Furio Rufo, e Quintilio, marito di Marzia, l’altra figlia di Rufo. Ma se la morte di Corinna poco muove gli animi, tutto si infervora all’uccisione di Quintilio, trovato sgozzato al tempio di Esculapio (nell’isola tiberina, là dove ora sorge l’ospedale Fatebenefratelli). Publio si trova lì poco dopo e viene accusato dell’omicidio. Il costume romano non prevede difesa per i nobili, ma un onorevole suicidio. Cosa che Publio organizza, ma solo per smascherare il vero colpevole che non voleva cedere ai ricatti di Corinna e voleva nascondere la storia “greca” di Gaio (perché i greci erano gay ed i romani no). Bella ed istruttiva dei costumi romani, la scena del banchetto epicureo che precede il suicidio. E dove Danila conduce una requisitoria alla Nero Wolfe, invitando tutti i possibili colpevoli, e smascherando al fine l’unico responsabile. Che per la vita di Publio offrirà la morte sua. Veloce è il racconto finale, che segue di poco temporalmente questo primo episodio. Publio, per riposarsi delle fatiche, si reca a Baia, il posto di mare dei nobili romani (ed anch’esso a noi ben noto). Per alleviare il tedio, entra in contatto con un circolo di filosofi epicurei, il cui capo, subito dopo, viene anche lui ucciso. Con una semplice indagine, anche qui incolpando e poi assolvendo vari personaggi, Publio ne viene facilmente a capo. Una storia minore e ve la lascio alla vostra più attenta lettura. Notiamo solo, in finale, che Publio, corretto e gaudente, alla fine finisce sempre nel letto di qualche bella signora o signorina del tempo. Alla fine riconosciamo una scrittura scorrevole e piacente, e un’ambientazione, per il mio gusto personale, di degno rilievo, che ci porta indietro di quasi duemila anni. E che a me è decisamente piaciuta. Se ne riparlerà tra non molto.
    “Epicuro: quando noi ci siamo, non c’è la morte, e quando c’è la morte, allora non ci siamo noi.” (exergo)

    ha scritto il 

  • 5

    Non si può proprio accusare di omicidio un uomo così intelligente e brillante come Publio Aurelio Stazio, soprattutto se è innocente. Devo confessare che però ho temuto seriamente per la sua vita vist ...continua

    Non si può proprio accusare di omicidio un uomo così intelligente e brillante come Publio Aurelio Stazio, soprattutto se è innocente. Devo confessare che però ho temuto seriamente per la sua vita visto che aveva promesso di uccidersi senza nemmeno passare per il processo, anche se aveva previsto tutto quasi al dettaglio, reazioni e confessione compresi. Una cosa che mi ha colpito di questo personaggio, e che emerge prepotente in questo libro, è che prova delle emozioni che definirei prettamente femminili, direi anche che a volte pensa con la testa di una donna. Sarà che non ho mai conosciuto un uomo che si accosta al sesso con un approccio così cerebrale, che antepone l'orgoglio al mero godimento. Sarà forse che è un personaggio meraviglioso, poliedrico e imprevedibile, e che mi stupisce ad ogni pagina.

    ha scritto il 

  • 4

    Primo racconto

    Dato che mi sono appassionato alle avventure di Publio Aurelio Stazio, non potevo non leggere il primo libro che ha dato il via a tutta la saga. Anche questo, come gli altri, non è un libro troppo com ...continua

    Dato che mi sono appassionato alle avventure di Publio Aurelio Stazio, non potevo non leggere il primo libro che ha dato il via a tutta la saga. Anche questo, come gli altri, non è un libro troppo complesso, pertanto è perfetto per rilassarsi un pò. La storia è ben costruita e il libro si legge con piacere.

    ha scritto il 

  • 3

    Era il primo che leggevo della serie di Aurelio e non mi ha deluso. L'autrice gestisce bene la trama e riesce a rendere appieno e in maniera vivida l'atmosfera dell'antica Roma. Credo che presto prose ...continua

    Era il primo che leggevo della serie di Aurelio e non mi ha deluso. L'autrice gestisce bene la trama e riesce a rendere appieno e in maniera vivida l'atmosfera dell'antica Roma. Credo che presto proseguirò nella lettura delle avventure del galante senatore Publio Aurelio Stazio

    ha scritto il 

  • 3

    Scritto bene, questo giallo storico è il primo volume della serie di “Publio Aurelio” della scrittrice italiana Danila Comastri Montanari.
    Un libro che narra le indagini di Publio Aurelio, senatore ro ...continua

    Scritto bene, questo giallo storico è il primo volume della serie di “Publio Aurelio” della scrittrice italiana Danila Comastri Montanari.
    Un libro che narra le indagini di Publio Aurelio, senatore romano e della sua cerchia di amici e conoscenti.
    La storia si snoda piacevolmente nelle oltre 200 pagine che compongono i libri, i fatti sono narrati bene, i personaggi delineati e caratterizzati al punto giusto da invogliare il lettore a continuare nella lettura; anche se ad un certo punto (circa a ¾ del libro) la storia sempre “congelarsi” per alcune pagine e risulta un po’ ostico il proseguimento della lettura; piccolo neo che per fortuna si risolve abbastanza velocemente e che fa ripartire la narrazione dei fatti e la suspense dell’investigazione.

    Libro poco impegnativo, adatto alla lettura sotto l’ombrellone o in vacanza, quando non si ha voglia di ragionare troppo su indizi, sospetti e moventi.
    Probabilmente in futuro qualche altro libro della serie mi capiterà sotto mano.

    Voto finale: 3 stelline e 1/2

    ha scritto il 

  • 4

    Gradevole scoperta questa serie ambientata nell'antica Roma, le descrizioni rendono bene l'idea dell'antica metropoli, dei suoi usi e costumi.
    La traccia "gialla" è un pretesto per farci fare un tour ...continua

    Gradevole scoperta questa serie ambientata nell'antica Roma, le descrizioni rendono bene l'idea dell'antica metropoli, dei suoi usi e costumi.
    La traccia "gialla" è un pretesto per farci fare un tour per le antiche strade.
    Ben delineati i personaggi principali, piacevoli i "battibecchi" tra il senatore con il pallino delle investigazioni Publio Aurelio ed il suo schiavo/servitore Castore .
    Sicuramente una serie da continuare a leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Siamo nell'anno 42 dopo Cristo...

    Affresco/giallo storico ambientato nell'antica Roma.
    Descrizione accurata degli usi, costumi, modo di vivere del tempo. Perfetta rappresentazione dei personaggi sia principali sia secondari.
    Coinvolge ...continua

    Affresco/giallo storico ambientato nell'antica Roma.
    Descrizione accurata degli usi, costumi, modo di vivere del tempo. Perfetta rappresentazione dei personaggi sia principali sia secondari.
    Coinvolgente e a tratti divertente (come non provare un'immediata istintiva simpatia per il furbissimo Castore, lo schiavo/impiegato/tuttofare greco?!).
    Una magistrale ricostruzione della vita nell'antica Roma...

    Il primo incontro con la Comastri - una sorpresa!- non sarà certo l'ultimo!

    ha scritto il