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Morso di luna nuova

Racconto per voci in tre stanze

Di

Editore: Mondadori

3.6
(242)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 93 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804553464 | Isbn-13: 9788804553465 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Napoli, estate deI '43, il cielo non appartiene più alla città, ma aibombardieri alleati. A luglio il fascismo collassa; in agosto le truppealleate si avvicinano e a Napoli s'inasprisce l'occupazione tedesca; asettembre la resa dell'esercito italiano, rastrellamenti e deportazioni diuomini: la città sta nella tenaglia di due eserciti, uno dentro e uno fuori.Qui si svolge la vita di nove persone in quell'estate. Età, mestieri e storiedifferenti, compresse in un assedio, rompono le distanze tra loro e vannoinsieme, prima al passo, poi fino al galoppo. La macchina della storiamaggiore si chiude a sacco sulle vite individuali, ma ci sono sussulti in cuile singole esistenze spezzano la camicia di forza e inventano la libertà.
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  • 3

    www.scaffalivirtuali.altervista.org


    Ambientato nell'estate del 1943 in una Napoli assediata dai bombardamenti alleati, è un'opera teatrale con i dialoghi in un dialetto talvolta tanto incomprensibile da richiedere la traduzione. Il cielo appartiene agli aerei che lanciano bombe seminando ...continua

    www.scaffalivirtuali.altervista.org

    Ambientato nell'estate del 1943 in una Napoli assediata dai bombardamenti alleati, è un'opera teatrale con i dialoghi in un dialetto talvolta tanto incomprensibile da richiedere la traduzione. Il cielo appartiene agli aerei che lanciano bombe seminando morte, distruzione e terrore. La gente si rifugia in casa, a volte in degli scantinati, dove trova una protezione migliore. Perfetti estranei sono costretti a convivere, a conoscersi, a unire le forze per procurarsi tutto ciò che serve durante la guerra. De Luca mette insieme otto persone in questo contesto, nei giorni che precedono la liberazione della sua Napoli. In uno scenario di tristezza e disperazione, però, la speranza sembra non arrendersi mai, così come la voglia di vivere senza nascondersi, per poter guardare nuovamente il cielo in libertà, senza il timore di un nemico che arrivi dall'alto. Opera interessante, ma con la pecca di essere troppo breve e di perdere qualcosa nella necessaria traduzione di alcuni dialoghi.

    ha scritto il 

  • 3

    guerra sotto la luna

    c'era la guerra e c'era una città che doveva tornare a vivere, che non aveva mai smesso di palpitare, di sgambettare l'amico-nemico, che non ha mai fatto marcia indietro rispetto alla propria identità. Sarà poco o sarà molto, i concittadini napuledà stanne là!

    ha scritto il 

  • 3

    Queste è il mio primo libro di De Luca che da tempo volevo conoscere (e apprezzare) come autore visti i numerosi suggerimenti.
    Il testo (una sorta di breve sceneggiatura teatrale) ha un suo fascino, siamo a napoli nel '43 sotto gli attacchi dei tedeschi e prima dell'arrivo degli Americani e ...continua

    Queste è il mio primo libro di De Luca che da tempo volevo conoscere (e apprezzare) come autore visti i numerosi suggerimenti.
    Il testo (una sorta di breve sceneggiatura teatrale) ha un suo fascino, siamo a napoli nel '43 sotto gli attacchi dei tedeschi e prima dell'arrivo degli Americani e 9 persone si trovano a convivere tra di loro nascoste nello stesso rifugio durante i bombardamenti, legandosi e imparando a conoscersi.
    Teatrale e commovente, rimangono a mio avviso due pecche: la prima è la brevità del testo (qualcosa di più si poteva dire) e la seconda è l'uso del dialetto napoletano che in questo caso rende spesso difficilissima la comprensione (anche questo potrebbe essere un mio limite).
    Dovrò provare sicuramente con qualche altra opera.

    ha scritto il 

  • 0

    Uno strano testo per De Luca: sono tre atti unici, una mini piéce teatrale.

    Nove persone, all’interno di un rifugio, durante i bombardamenti del 1943 a Napoli.
    I dialoghi sono in napoletano (sottotitolati quando incomprensibili) e questo mi ha decisamente tolto il piacere della lettu ...continua

    Uno strano testo per De Luca: sono tre atti unici, una mini piéce teatrale.

    Nove persone, all’interno di un rifugio, durante i bombardamenti del 1943 a Napoli.
    I dialoghi sono in napoletano (sottotitolati quando incomprensibili) e questo mi ha decisamente tolto il piacere della lettura.

    Quello che ricorderò di questo testo è uno strano fondo di umorismo che raramente esce dalla sua penna.
    Quando uno è bravo e soprattutto ha delle cose da dire, riesce a farlo con qualunque mezzo espressivo e De Luca in questo è veramente un maestro.

    ha scritto il 

  • 5

    Piccola piece in tre atti, degna del migliore Eduardo.
    Scritta in napoletano (con traduzioni che non mi sono quasi mai servite).
    Emozionante è dir poco, coinvolgente.
    storia degli ultimi giorni di guerra a Napoli, l'alta Italia è già stata liberata, qui si stanno aspettando gli ...continua

    Piccola piece in tre atti, degna del migliore Eduardo.
    Scritta in napoletano (con traduzioni che non mi sono quasi mai servite).
    Emozionante è dir poco, coinvolgente.
    storia degli ultimi giorni di guerra a Napoli, l'alta Italia è già stata liberata, qui si stanno aspettando gli americani e intanto ci si organizza per caccire da soli i tedeschi. L'ambientazione è un rifugio in cui si incontrano alcuni personaggi.
    Come sempre De Luca usa poche parole, perfette!

    ha scritto il 

  • 4

    "Perché farsi ammazzare a pochi giorni dalla fine della guerra a Napoli?"

    Pecché ‘a città se vò libberà essa stessa, pecché simmo nu popolo, simme aunite. Stu popolo se sceta na vota ogne cent’anni, ma quanno s’è scetato, buonanotte pe chi l’ha scetato. Ce stanno ‘e cantine, ‘e gallerie sott’ ‘a città, chene ‘e guagliuni annascusi che aspettano ‘o signale d’ ’a rivo ...continua

    Pecché ‘a città se vò libberà essa stessa, pecché simmo nu popolo, simme aunite. Stu popolo se sceta na vota ogne cent’anni, ma quanno s’è scetato, buonanotte pe chi l’ha scetato. Ce stanno ‘e cantine, ‘e gallerie sott’ ‘a città, chene ‘e guagliuni annascusi che aspettano ‘o signale d’ ’a rivolta. E si ‘o sisco nun vene, escono lo stesso. Quanno è accussì, donna Sofì, nun se tratta ‘e quaccheduno che vò fa na sommossa, è ‘o popolo che nun se mantene cchiù . E’ ‘o popolo che nun guarda cchiù nfaccia ‘o pericolo, acchiappa nu fierro, na preta, nu stoppaccio e appiccia tutte cose. Si nun tene le armi, ‘e vva a scippà ‘e mano ai tedeschi. Oggi, dimane, doppodimane ‘e napulitane sarranno nu popolo. Po’ ognuno turnarrà a pensà ai fatti suoi. Ma mo simm’ una massa, vieechie e guagliune, femmene e uommene, surdate e generali. Napule sta caccianno ‘a capa a fore ‘o sacco.

    A scuola non mi è mai piaciuta molto la storia, l’unico periodo storico che mi ha sempre “affascinato”, sarà perché abbastanza recente, sarà perché in qualche modo è ancora visibile oggi, è proprio quello degli anni del fascismo in Italia.
    Quindi, in ogni modo la si racconti, qualunque cosa si racconti, non posso fare a meno di restare incollato a ciò che ascolto, in particolar modo poi, se il racconto in questione è il suono di ciò che ha ascoltato e conservato nel tempo, quel ragazzino di nome Erri De Luca.

    Piccola nota: Ho letteralmente odiato le parole tradotte in mezzo al dialogo.

    ha scritto il 

  • 0

    ..."sono rimasta a fare il bagno, mammà, nell'acqua stavo più sicura che sotto a questo ricovero, che se cade facciamo la fine dei surece (topi)... a mare si stava bene, le bombe non le sentivo, mettevo la testa sott'acqua... potessi fare così, mettere la testa sott'acqua e quando la tiro fuori p ...continua

    ..."sono rimasta a fare il bagno, mammà, nell'acqua stavo più sicura che sotto a questo ricovero, che se cade facciamo la fine dei surece (topi)... a mare si stava bene, le bombe non le sentivo, mettevo la testa sott'acqua... potessi fare così, mettere la testa sott'acqua e quando la tiro fuori per respirare è finita la guerra"...

    ha scritto il