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Morte dell'erba

Urania Classici Fantascienza 49

Di

Editore: Mondadori (Urania Classici Fantascienza)

3.8
(249)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 217 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: A000035472 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Mario Galli ; Curatore della serie: %author ; Illustrazione di copertina: Karel Thole

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

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Descrizione del libro
Alla stessa razza dei Trifidi appartiene questo Virus Chung-Li, che partendo in sordina dall'Estremo Oriente si sposta a poco a poco verso l'Europa resistendo a tutti i veleni, a tutti gli isotopi, a tutte le difese che la scienza occidentale innalza contro di lui. Secondo il classico schema di Wyndham, anche John Christopher adotta il punto di vista di una famiglia inglese tradizionale, che assiste dapprima con distacco, con tranquillità, alla lenta avanzata dell'invisibile nemico. Ma da un mese all'altro, da una stagione all'altra, le cose cominciano a cambiare anche nella solida Inghilterra. Scarseggiano i cereali, la carne, e tutta la catena alimentare dell'uomo è in pericolo. La gente ha paura, nonostante le assicurazioni ufficiali e gli appelli alla calma. Le grandi città rischiano il caos totale e la morte per fame. Chi vuole uscirne trova posti di blocco militari, e deve farsi strada a fucilate. Nella disgregazione dell'ordine sociale, ognuno ridiventa lupo, volpe, serpente. E la salvezza è incerta, la lotta per sopravvivere spietata, la mente dei profughi lontana.
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  • 3

    Non vi sono grandi colpi di scena in questo romanzo, né situazioni aberranti come potrebbero verificarsi ( e Si Verificano ) nella diuturna realtà delle catastrofi, naturali o indotte dall'uomo che siano. Tuttavia, lo si apprezza per la sua chiara descrizione del rovinoso crollo dell'etica conven ...continua

    Non vi sono grandi colpi di scena in questo romanzo, né situazioni aberranti come potrebbero verificarsi ( e Si Verificano ) nella diuturna realtà delle catastrofi, naturali o indotte dall'uomo che siano. Tuttavia, lo si apprezza per la sua chiara descrizione del rovinoso crollo dell'etica convenzionale in situazioni di isolamento ( un po' come ne : Il signore delle Mosche, di W. Golding del 1954 ). Lo si legge distrattamente, senza troppo impegno, ma c'è qualcosa che mi colpisce : la capacità dell'Autore di prevedere il manifestarsi dell'incapacità umana di affrontare con determinazione, e collaborazione scevra da interessi politico-militari, un virus potenzialmente capace di portarci vicino all'estinzione della vita animale e umana. Vi sembra che esageri ? Andate a cercare notizie del fungo Ug99 scoperto nel 1999 in Uganda ( come l'Ebola), e successivamente diffusosi nell'arco degli anni dal 2001 al 2007 in Kenya, Etiopia, Yemen e Pakistan. Fungo in possesso della devastante forza di bloccare la capacità del grano di nutrirsi. Ecco, di questo libro mi ha colpito soprattutto l'introduzione di Robert Macfarlane , nell'edizione BEAT edita da Neri Pozza ( Ott. 2014).

    ha scritto il 

  • 3

    ✰✰✰✰ molto buono

    Sono stati molti i racconti che hanno avuto per oggetto la fine della civiltà quale noi la conosciamo: alcuni interessati a proporre un mondo diverso, altri a narrare solo la sopravvivenza alla catastrofe.
    E tanti sono stati i libri che hanno dovuto molto a questo genere a volte amato, a vo ...continua

    Sono stati molti i racconti che hanno avuto per oggetto la fine della civiltà quale noi la conosciamo: alcuni interessati a proporre un mondo diverso, altri a narrare solo la sopravvivenza alla catastrofe.
    E tanti sono stati i libri che hanno dovuto molto a questo genere a volte amato, a volte disprezzato.

    Il giorno dei trifidi (1951) narra di coltivazioni geneticamente modificate che si rivelano mortali per l’uomo, in una Terra in cui gli uomini, dopo una bellissima pioggia di meteore sono diventati quasi tutti ciechi. Saramago, a tempo perso, era probabilmente un lettore di fantascienza.

    Già dal 1901 un uomo erra in una terra desolata e vuota (La nube purpurea). Poi tanti altri: Terra bruciata, Il ponte di quattro giorni, Lot che raccontano la fuga per la sopravvivenza attraverso un mondo divenuto ostile. 50/60 anni dopo arriva La strada a dare il tocco della letteratura a queste storie di “serie b”.

    Il racconto è del 1956. Undici anni dopo la fine della guerra.
    Un virus attacca le graminacee. Prima il riso e poi, nonostante gli sforzi di tutti, anche il resto.
    Nonostante le convinzioni di Ann e John e i commenti più cinici di Roger, due famiglie di amici decidono di lasciare Londra e raggiungere un’isola valle del nord Gran Bretagna dove vive il fratello di John. Altre persone si aggregheranno al piccolo gruppo e ciò che troveranno sul percorso farà cambiare molte convinzioni. Il protagonista è il viaggio e ciò che il cambiamento opera sulle menti e sui cuori. La fine del viaggio finisce il racconto. Ciò che avverrà poi non è più così importante. Sarà oggetto di altri racconti.

    Qualcuno può eccepire che le donne siano inevitabilmente quelle che cucinano. Glissando sul fatto che fu scritto nel 1956, preferirei anch’io essere la cuoca piuttosto che l’assassina, sia pur per difesa. Cosa che probabilmente ha pensato anche Ann, dopo aver usato il fucile e prima di lessare le patate.

    27.10.2014 (rilettura)

    ha scritto il 

  • 5

    Bello

    Gran bel libro che ho letteralmente sbranato in 2 giorni, forse un pochino corto ma non e' il numero delle pagine che fa' la qualita' di un bel racconto.
    In un mondo costretto, da un virus che attacca le coltivazioni, a rivivere le carestie del medioevo, due famiglie partono per una ormai d ...continua

    Gran bel libro che ho letteralmente sbranato in 2 giorni, forse un pochino corto ma non e' il numero delle pagine che fa' la qualita' di un bel racconto.
    In un mondo costretto, da un virus che attacca le coltivazioni, a rivivere le carestie del medioevo, due famiglie partono per una ormai desertificata campagna inglese nel tentativo di ricongiungersi con alcuni parenti.
    "On the road" il gruppo crescera' di numero e dovra' adattarsi al nuovo mondo che si verra' a creare.
    Il libro scorre velocemente e non disdegna qualche pugno nello stomaco che vi auguro di prendere.

    ha scritto il 

  • 4

    La morte della società civile

    E' davvero così sottile il velo di convenzioni sociali che ci separa dalla barbarie? Questa è la domanda fondamentale che ci può porre leggendo questo romanzo. Dal 1959 ad oggi come è cambiata la situazione? In peggio o in meglio, come reagiscono le società di fronte ad una grave crisi? A scorrer ...continua

    E' davvero così sottile il velo di convenzioni sociali che ci separa dalla barbarie? Questa è la domanda fondamentale che ci può porre leggendo questo romanzo. Dal 1959 ad oggi come è cambiata la situazione? In peggio o in meglio, come reagiscono le società di fronte ad una grave crisi? A scorrere le cronache di oggi sembra che il quadro delineato da Christopher nel suo romanzo sia quasi ottimistico.

    ha scritto il 

  • 3

    Dove la giustizia organizzata finisce, inizia la giustizia del fucile.


    Un libro molto, molto carino. Con molti spunti di riflessione sociali, sulla creazione del gruppo, la sottomissione, il leader. Tutto inserito in un futuro disastroso, in cui la vegetazione di annulla dinanzi al virus ...continua

    Dove la giustizia organizzata finisce, inizia la giustizia del fucile.

    Un libro molto, molto carino. Con molti spunti di riflessione sociali, sulla creazione del gruppo, la sottomissione, il leader. Tutto inserito in un futuro disastroso, in cui la vegetazione di annulla dinanzi al virus Chung-Li.

    Il problema è che il racconto termina, quando tu avresti ancora voglia di sfogliare le pagine del libro e continuare a leggerlo...

    ha scritto il 

  • 4

    Ho trovato questo volumetto in un mercatino di libri usati, ironia della sorte essendo stato stampato nel 1973 ed avendo probabilmente passato anni in uno scantinato è coperto da piccole chiazze di muffa verdognola quasi la natura avesse voluto ribellarsi ai fatti narrati al suo interno come in u ...continua

    Ho trovato questo volumetto in un mercatino di libri usati, ironia della sorte essendo stato stampato nel 1973 ed avendo probabilmente passato anni in uno scantinato è coperto da piccole chiazze di muffa verdognola quasi la natura avesse voluto ribellarsi ai fatti narrati al suo interno come in uno strano contrappasso.

    Si tratta di uno dei migliori post-apocalittici di sempre... leggetelo se ne avrete la possibilità.

    ha scritto il 

  • 3

    Nulla di che nutrirsi

    Ottimo romanzo post-apocalittico ambientato in Inghilterra. Un virus distrugge i vegetali. Presto la fame la fa da padrona e con essa guerre, saccheggi e devastazioni. Non resta che fuggire. Ma dove. C'è un posto, ci sono dei compagni di viaggio, il resto lo lascio leggere a voi.

    ha scritto il 

  • 5

    L'apocalisse dell'ecosistema...

    Negli anni cinquanta, John Christopher alias Samuel Youd ci racconta la fine del mondo senza zombie, alieni etc...Forse il suo pensiero era più pratico, più ecologico degli "apocalittici" odierni. Forse già allora lui pensava all'importanza delle cose che normalmente diamo per scontate come le a ...continua

    Negli anni cinquanta, John Christopher alias Samuel Youd ci racconta la fine del mondo senza zombie, alieni etc...Forse il suo pensiero era più pratico, più ecologico degli "apocalittici" odierni. Forse già allora lui pensava all'importanza delle cose che normalmente diamo per scontate come le api per esempio. Ogni tanto ci arriva qualche generico allarme su una loro presunta strada verso l'estinzione e sulle presunte e preoccupanti conseguenze . Ma chi se ne frega! In questo libro ad estinguersi è il mondo vegetale e l'uomo si ritrova a sfoderare i suoi più profondi e crudi istinti di sopravvivenza... Se per me il più grande romanzo post-apocalittico rimane la Strada di Cormac McCarthy. Soprattutto per la sua qualità letteraria. Morte dell'erba è senz'altro un gran capolavoro di fantascienza pre- apocalittica. Mentre lo leggi ci sei dentro... E fa veramente paura!

    ha scritto il 

  • 3

    Credo che le opere di ambientazione "irrealistica" (fantascienza, fantasy, ucronie, distopie, ecc.) debbano porsi come obiettivo quello di tratteggiare personaggi pienamente credibili. L'effetto è quindi: come si comporterebbero persone reali in situazioni impossibili?
    Ecco, Morte dell'e ...continua

    Credo che le opere di ambientazione "irrealistica" (fantascienza, fantasy, ucronie, distopie, ecc.) debbano porsi come obiettivo quello di tratteggiare personaggi pienamente credibili. L'effetto è quindi: come si comporterebbero persone reali in situazioni impossibili?
    Ecco, Morte dell'erba manca proprio in tal senso: da una valida premessa distopica (la fine delle risorse edibili) viene raggiunto un bel finale attraverso un percorso che risulta poco convincente, soprattutto per via delle improbabili reazioni e decisioni dei personaggi in quel contesto. Il romanzo risulta una lettura gradevole, ma di poca qualità.

    ha scritto il 

  • 4

    Veramente notevole... ma perde una stellina, perchè mi sembra che finisca troppo precipitosamente... In ogni caso, le mie primissime incursioni nella fantascienza mi hanno lasciata finora soddisfatta.

    ha scritto il 

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