Morte dell'erba

Urania Classici Fantascienza 49

Di

Editore: Mondadori (Urania Classici Fantascienza)

3.8
(338)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 217 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: A000035472 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Mario Galli ; Curatore della serie: Carlo Fruttero , Franco Lucentini ; Illustrazione di copertina: Karel Thole

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Alla stessa razza dei Trifidi appartiene questo Virus Chung-Li, che partendo in sordina dall'Estremo Oriente si sposta a poco a poco verso l'Europa resistendo a tutti i veleni, a tutti gli isotopi, a tutte le difese che la scienza occidentale innalza contro di lui. Secondo il classico schema di Wyndham, anche John Christopher adotta il punto di vista di una famiglia inglese tradizionale, che assiste dapprima con distacco, con tranquillità, alla lenta avanzata dell'invisibile nemico. Ma da un mese all'altro, da una stagione all'altra, le cose cominciano a cambiare anche nella solida Inghilterra. Scarseggiano i cereali, la carne, e tutta la catena alimentare dell'uomo è in pericolo. La gente ha paura, nonostante le assicurazioni ufficiali e gli appelli alla calma. Le grandi città rischiano il caos totale e la morte per fame. Chi vuole uscirne trova posti di blocco militari, e deve farsi strada a fucilate. Nella disgregazione dell'ordine sociale, ognuno ridiventa lupo, volpe, serpente. E la salvezza è incerta, la lotta per sopravvivere spietata, la mente dei profughi lontana.
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  • 4

    E' un libro che ho molto apprezzato. Mi è piaciuta molto l'ambientazione, la descrizione minuziosa del virus e della sua mostruosa evoluzione, e della trasformazione dei protagonisti da bravi cittadin ...continua

    E' un libro che ho molto apprezzato. Mi è piaciuta molto l'ambientazione, la descrizione minuziosa del virus e della sua mostruosa evoluzione, e della trasformazione dei protagonisti da bravi cittadini ligi alle regole a persone senza scrupoli che tentano ogni via pur di sopravvivere.
    Lo consiglio fortemente, per chi, come me ama i romanzi apocalittici.

    ha scritto il 

  • 4

    Iniziando questa lettura temevo un polpettone fanta-ecologista con morale ambientalista. E invece si è rivelato tutt'altro: una cupa anti-utopia in cui l'attenzione non è sulla causa scatenante,(un vi ...continua

    Iniziando questa lettura temevo un polpettone fanta-ecologista con morale ambientalista. E invece si è rivelato tutt'altro: una cupa anti-utopia in cui l'attenzione non è sulla causa scatenante,(un virus del grano e dell'erba partito dalla Cina), bensì sulle conseguenze, sulla società del "dopo-catastrofe". Anche i flemmatici, spocchiosetti britannici, di fronte all'incalzare del virus e al ridursi delle scorte di cibo si dimostrano esattamente tali e quali agli "asiatici" da loro deprecati. L'autorità centrale prima pensa a un piano di sterminio con bombardamenti sulle città, per risolvere il problema della sovrappopolazione con le maniere spicce. A questo succede un effimero quanto velleitario comitato di salute pubblica, alla caduta del quale nel fu Regno Unito si dissolve ogni forma di autorità, con un ritorno a una barbarie pre-medievale. Scomparso lo stato democratico e i suoi formalismi, le comunità si riorganizzando intorno a quei pochi che dimostrano di possedere capacità e carisma per comandare e per garantire alle persone del seguito cibo e sicurezza. Una visione cupa e anti-utopica, il cui bersaglio mi sembra essere non tanto lo sfruttamento indiscriminato delle risorse del pianeta (il messaggio ecologista c'è, ma non è la componente principale del libro), quanto piuttosto l'idea snobistica che lo stato di diritto sia un dato "scontato", acquisito una volta per sempre e il'idea elitaria e presuntuosa secondo cui una crisi in grado di scompaginare la società nel resto del mondo, in Europa sarebbe vissuta in maniera diversa.

    ha scritto il 

  • 3

    Romanzo di fantascienza apocalittica (un virus distrugge tutte le colture erbacee della Terra ed il mondo ricade nella barbarie) che si legge piacevolmente, però il passaggio da una vita normale alla ...continua

    Romanzo di fantascienza apocalittica (un virus distrugge tutte le colture erbacee della Terra ed il mondo ricade nella barbarie) che si legge piacevolmente, però il passaggio da una vita normale alla barbarie (e relative psicologie dei personaggi) è troppo repentino, gli stessi personaggi cambiano troppo rapidamente carattere, diventando duri e sordi ad ogni pietà umana.
    Vale la pena di leggerlo, specialmente in questi giorni in cui assistiamo alla migrazione di tante popolazioni perseguitate dalle guerre e dalla fame, le cui sofferenze vengono spesso ignorate se non addirittura osteggiate, per ricordarci che tutti potremmo trovarci in una situazione simile.

    ha scritto il 

  • 4

    Amante della fs catastrofica / di sopravvivenza, da tempo desideravo leggere “Morte dell’erba”. Il caso ha voluto che lo trovassi su una bancarella lo stesso giorno che, scorrendo lo scaffale “Science ...continua

    Amante della fs catastrofica / di sopravvivenza, da tempo desideravo leggere “Morte dell’erba”. Il caso ha voluto che lo trovassi su una bancarella lo stesso giorno che, scorrendo lo scaffale “Science fiction” di Project Gutenberg, trovassi “Greener than you think”, ovvero “Più verde del previsto”.. apparentemente la sua antitesi.
    Ho così iniziato una lettura parallela. Nessuno dei due romanzi è ecologista: nè la sparizione dei cereali nè il proliferare di una graminacea dipendono dai vizi dell’umanità. Per il resto, sono opposti da molti punti di vista: profondamente britannico il primo e saldamente inserito nel solco della fs catastrofica (è del ’58); americano, anzi ambientato in California, anzi a Los Angeles il secondo, e piuttosto “seminale”, visto che è del ’44.
    Soprattutto i toni sono opposti. Christopher racconta in toni asciutti e in un breve numero di pagine una storia inquadrata in tre generazioni di una famiglia inglese che affronta una catastrofe globale. Iniziamo con quadri bucolici che descrivono l’infanzia spensierata dei protagonisti nella remota campagna del Westmorland: non immaginano che quella valletta isolata diventerà per loro, da adulti, una Terra Promessa.
    Trent’anni dopo, un virus eradica il riso in Cina: la popolazione, che allora contava lo “sterminato” numero di 400 milioni, muore in buona parte di fame; leggendo i giornali i protagonisti sono colpiti soprattutto dall’assalto disperato a Hong Kong, allora enclave britannica. Ma in fondo sono cinesi, e si sa: la distanza, le differenze smorzano l’empatia.. “noi” non ci limitiamo a mangiare riso, ragionano: abbiamo un arsenale di cereali a nostra disposizione!
    Purtroppo le successive mutazioni del virus spazzeranno via queste certezze: soprattutto in Europa, mentre per qualche motivo gli USA e il Commonwealth sembrano cavarsela al punto di essere in grado di mandare navi di grano alle isole britanniche. I protagonisti meditano però i loro piani di sopravvivenza; e quando, grazie a contatti governativi, vengono a sapere che il soccorso dal Commonwealth è stato segretamente interrotto e che il governo ha piani a dir poco drastici per affrontare il malcontento che ne seguirà, entrano in azione.
    I personaggi non sono macchiette, ma evolvono: soprattutto il protagonista, borghese pieno di buoni sentimenti all’inizio e intimidito dal cinico amico Roger, una volta ferito dal rapimento e stupro di moglie e giovanissima figlia (anche a causa della sua imprudenza: credeva di trovarsi ancora nella “Vecchia Inghilterra”; “certe scene le aveva viste in Italia durante la guerra, ma mai in Inghilterra”), diventerà prima il duro leader del gruppo, poi attraverso ulteriore evoluzione il condottiero di un nuovo popolo, sulle orme di Romolo.. è solo un cenno questo, ma questi cenni della cultura dell’autore, così come dei suoi ricordi della guerra nel Mediterraneo, bastano a dare al romanzo un’ulteriore piacevolezza.
    Non é un libro “fascista”, come ha scritto un altro lettore, se mai hobbesiano; ma i personaggi hanno continui e sensati conflitti di coscienza, risolti via via senza dimenticare del tutto l’umanità; come nella scena della moglie del protagonista che si trova a poter uccidere gli stupratori; o nelle varie scene che riguardano l’armaiolo.
    E “Più verde del previsto”? Ne riparliamo a breve..

    ha scritto il 

  • 4

    Un classico post-apocalittico

    Un classico datato 1956, un virus distrugge tutte le graminacee (riso, grano, orzo, avena, ecc.) di conseguenza il mondo viene colpito da una carestia di dimensioni apocalittiche con conseguenze che è ...continua

    Un classico datato 1956, un virus distrugge tutte le graminacee (riso, grano, orzo, avena, ecc.) di conseguenza il mondo viene colpito da una carestia di dimensioni apocalittiche con conseguenze che è facile immaginare, in tre parole fine della civiltà.
    L'autore narra le vicende di un piccolo gruppo di londinesi che, saputo in anticipo dell'adozione di provvedimenti draconiani da parte delle autorità, decide di fuggire verso una tenuta di campagna ben protetta ed autosufficiente dal punto di vista alimentare.
    Apparentemente facile, il viaggio dei protagonisti diventa una veloce regressione verso la barbarie e la perdita di umanità, tutto perderà significato ivi compresi i legami di sangue.
    I superstiti riusciranno a raggiungere la tenuta, ma saranno pallide copie di coloro che lasciarono Londra.
    Romanzo asciutto ed intenso è ancor oggi godibile malgrado l'età, l'unica nota stonata a mio giudizio è il fin troppo repentino crollo della civiltà che l'autore concentra in pochi giorni, cosa che ho trovato poco plausibile, comunque ripeto grande classico, per cui romanzo consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa succede agli uomini quando la loro esistenza e la sopravvivenza stessa delle loro famiglie è in pericolo?
    In un mondo che tracolla, afflitto da una piaga che semina carestia e morte, il viaggio v ...continua

    Cosa succede agli uomini quando la loro esistenza e la sopravvivenza stessa delle loro famiglie è in pericolo?
    In un mondo che tracolla, afflitto da una piaga che semina carestia e morte, il viaggio verso la salvezza di due famiglie londinesi, mette a nudo lati oscuri che non sapevano di avere, stravolgendo priorità e comportamenti. Di fronte all'incertezza del futuro e ai pericoli "carità, pietà... sono cose da entrate sicure e continue. Adesso abbiamo fatto tutti bancarotta". Quello che fino al giorno prima avrebbero ritenuto impossibile, adesso viene fatto e accettato, perché ogni legge umana è sospesa e "le belle azioni e la giustizia non funzionano finché non ci sono mura per respingere la barbarie".

    ha scritto il 

  • 4

    I read John Christopher in the seventies, when I was a kid, and was attracted by his unconventional science fiction. I’ve always known that “The Death of Grass” was the most celebrated among his books ...continua

    I read John Christopher in the seventies, when I was a kid, and was attracted by his unconventional science fiction. I’ve always known that “The Death of Grass” was the most celebrated among his books, but I’ve never had the chance of reading it until I recently found this Penguin-classics edition in a Dublin bookshop.

    In the “Death of Grass”, no threat comes from outside worlds, but even a more prosaic terrestrial virus can become frightening, and you can’t help but think about the great epidemics and famines of the past. In fact, this virus doesn’t affect humans, but by killing every sort of crop plants, it ends up disrupting the basis of our food chain.

    So, the author sets the stage for an apocalyptic, but not totally unrealistic environment where he can focus on human nature, and show what role could play instinct if we got involved in a survival struggle fight.

    I think that in the late fifties, when this book was written, it must have been regarded as a genuine science fiction work because, at that time, people were more likely to trust science than now, and the idea of not being able to neutralize a virus because of its mutation speed must have been perceived as a remote, almost inconceivable, possibility. Now, rightly or wrongly, the common sense is changed, and I’m convinced that this novel, seen from a different perspective, might even be better appreciated than in the past.

    ha scritto il 

  • 3

    Altra gustosa narrazione di genere post apocalittico datata 1955 circa. Questa volta, però, dopo un inizio coinvolgente e che mi ha colpito per l'attualità delle cause, virali, della tragedia planeta ...continua

    Altra gustosa narrazione di genere post apocalittico datata 1955 circa. Questa volta, però, dopo un inizio coinvolgente e che mi ha colpito per l'attualità delle cause, virali, della tragedia planetaria: la distruzione progressiva di tutte le colture erbacee a cominciare dal riso poi grano, avena ecc e quindi dell'allevamento animale , l'autore fa reagire e trasforma i protagonisti sopravvissuti, alla stregua di Cowboys spietati e barbari nel giro di 24 ore, con perdita di ogni remora etica, umanità e visione altruistica dell'agire. Poco curato, scarno e poco credibile anche lo scenario inglese sia urbano che rurale dopo l'inizio dell'esodo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Breve e intenso

    Una specie di "Signore delle Mosche" che, descrivendo uno scenario apocalittico, analizza i comportamenti dell'uomo cosiddetto civile quando è costretto ad abbandonare le comodità della società modern ...continua

    Una specie di "Signore delle Mosche" che, descrivendo uno scenario apocalittico, analizza i comportamenti dell'uomo cosiddetto civile quando è costretto ad abbandonare le comodità della società moderna e la sua etica per tornare ad uno stadio primitivo in cui sopravvive il più forte. È uno scritto breve, in stile asciutto, con un ottimo ritmo narrativo. Se si pensa che è stato scritto nel 1956, è di sicuro un gran libro. Le vicende raccontate non risparmiano dettagli anche sordidi e in particolare si concentrano sul ruolo del "capobranco" e del suo assistente, che essendo un tiratore più abile in più volte riesce metterlo sotto una specie di ricatto continuo. Il finale vede il capo trionfare ma a prezzo altissimo e con una nuova etica acquisita, volta unicamente alla difesa della tribù. Un libro duro e ripescato probabilmente dal filone apocalittico in quanto definito profetico, adesso che viviamo nel terrore delle pandemie.

    ha scritto il 

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