Morte dell'erba

Urania Classici Fantascienza 49

Di

Editore: Mondadori (Urania Classici Fantascienza)

3.8
(331)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 217 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: A000035472 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Mario Galli ; Curatore della serie: Carlo Fruttero , Franco Lucentini ; Illustrazione di copertina: Karel Thole

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Alla stessa razza dei Trifidi appartiene questo Virus Chung-Li, che partendo in sordina dall'Estremo Oriente si sposta a poco a poco verso l'Europa resistendo a tutti i veleni, a tutti gli isotopi, a tutte le difese che la scienza occidentale innalza contro di lui. Secondo il classico schema di Wyndham, anche John Christopher adotta il punto di vista di una famiglia inglese tradizionale, che assiste dapprima con distacco, con tranquillità, alla lenta avanzata dell'invisibile nemico. Ma da un mese all'altro, da una stagione all'altra, le cose cominciano a cambiare anche nella solida Inghilterra. Scarseggiano i cereali, la carne, e tutta la catena alimentare dell'uomo è in pericolo. La gente ha paura, nonostante le assicurazioni ufficiali e gli appelli alla calma. Le grandi città rischiano il caos totale e la morte per fame. Chi vuole uscirne trova posti di blocco militari, e deve farsi strada a fucilate. Nella disgregazione dell'ordine sociale, ognuno ridiventa lupo, volpe, serpente. E la salvezza è incerta, la lotta per sopravvivere spietata, la mente dei profughi lontana.
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  • 4

    Amante della fs catastrofica / di sopravvivenza, da tempo desideravo leggere “Morte dell’erba”. Il caso ha voluto che lo trovassi su una bancarella lo stesso giorno che, scorrendo lo scaffale “Science ...continua

    Amante della fs catastrofica / di sopravvivenza, da tempo desideravo leggere “Morte dell’erba”. Il caso ha voluto che lo trovassi su una bancarella lo stesso giorno che, scorrendo lo scaffale “Science fiction” di Project Gutenberg, trovassi “Greener than you think”, ovvero “Più verde del previsto”.. apparentemente la sua antitesi.
    Ho così iniziato una lettura parallela. Nessuno dei due romanzi è ecologista: nè la sparizione dei cereali nè il proliferare di una graminacea dipendono dai vizi dell’umanità. Per il resto, sono opposti da molti punti di vista: profondamente britannico il primo e saldamente inserito nel solco della fs catastrofica (è del ’58); americano, anzi ambientato in California, anzi a Los Angeles il secondo, e piuttosto “seminale”, visto che è del ’44.
    Soprattutto i toni sono opposti. Christopher racconta in toni asciutti e in un breve numero di pagine una storia inquadrata in tre generazioni di una famiglia inglese che affronta una catastrofe globale. Iniziamo con quadri bucolici che descrivono l’infanzia spensierata dei protagonisti nella remota campagna del Westmorland: non immaginano che quella valletta isolata diventerà per loro, da adulti, una Terra Promessa.
    Trent’anni dopo, un virus eradica il riso in Cina: la popolazione, che allora contava lo “sterminato” numero di 400 milioni, muore in buona parte di fame; leggendo i giornali i protagonisti sono colpiti soprattutto dall’assalto disperato a Hong Kong, allora enclave britannica. Ma in fondo sono cinesi, e si sa: la distanza, le differenze smorzano l’empatia.. “noi” non ci limitiamo a mangiare riso, ragionano: abbiamo un arsenale di cereali a nostra disposizione!
    Purtroppo le successive mutazioni del virus spazzeranno via queste certezze: soprattutto in Europa, mentre per qualche motivo gli USA e il Commonwealth sembrano cavarsela al punto di essere in grado di mandare navi di grano alle isole britanniche. I protagonisti meditano però i loro piani di sopravvivenza; e quando, grazie a contatti governativi, vengono a sapere che il soccorso dal Commonwealth è stato segretamente interrotto e che il governo ha piani a dir poco drastici per affrontare il malcontento che ne seguirà, entrano in azione.
    I personaggi non sono macchiette, ma evolvono: soprattutto il protagonista, borghese pieno di buoni sentimenti all’inizio e intimidito dal cinico amico Roger, una volta ferito dal rapimento e stupro di moglie e giovanissima figlia (anche a causa della sua imprudenza: credeva di trovarsi ancora nella “Vecchia Inghilterra”; “certe scene le aveva viste in Italia durante la guerra, ma mai in Inghilterra”), diventerà prima il duro leader del gruppo, poi attraverso ulteriore evoluzione il condottiero di un nuovo popolo, sulle orme di Romolo.. è solo un cenno questo, ma questi cenni della cultura dell’autore, così come dei suoi ricordi della guerra nel Mediterraneo, bastano a dare al romanzo un’ulteriore piacevolezza.
    Non é un libro “fascista”, come ha scritto un altro lettore, se mai hobbesiano; ma i personaggi hanno continui e sensati conflitti di coscienza, risolti via via senza dimenticare del tutto l’umanità; come nella scena della moglie del protagonista che si trova a poter uccidere gli stupratori; o nelle varie scene che riguardano l’armaiolo.
    E “Più verde del previsto”? Ne riparliamo a breve..

    ha scritto il 

  • 4

    Un classico post-apocalittico

    Un classico datato 1956, un virus distrugge tutte le graminacee (riso, grano, orzo, avena, ecc.) di conseguenza il mondo viene colpito da una carestia di dimensioni apocalittiche con conseguenze che è ...continua

    Un classico datato 1956, un virus distrugge tutte le graminacee (riso, grano, orzo, avena, ecc.) di conseguenza il mondo viene colpito da una carestia di dimensioni apocalittiche con conseguenze che è facile immaginare, in tre parole fine della civiltà.
    L'autore narra le vicende di un piccolo gruppo di londinesi che, saputo in anticipo dell'adozione di provvedimenti draconiani da parte delle autorità, decide di fuggire verso una tenuta di campagna ben protetta ed autosufficiente dal punto di vista alimentare.
    Apparentemente facile, il viaggio dei protagonisti diventa una veloce regressione verso la barbarie e la perdita di umanità, tutto perderà significato ivi compresi i legami di sangue.
    I superstiti riusciranno a raggiungere la tenuta, ma saranno pallide copie di coloro che lasciarono Londra.
    Romanzo asciutto ed intenso è ancor oggi godibile malgrado l'età, l'unica nota stonata a mio giudizio è il fin troppo repentino crollo della civiltà che l'autore concentra in pochi giorni, cosa che ho trovato poco plausibile, comunque ripeto grande classico, per cui romanzo consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Cosa succede agli uomini quando la loro esistenza e la sopravvivenza stessa delle loro famiglie è in pericolo?
    In un mondo che tracolla, afflitto da una piaga che semina carestia e morte, il viaggio v ...continua

    Cosa succede agli uomini quando la loro esistenza e la sopravvivenza stessa delle loro famiglie è in pericolo?
    In un mondo che tracolla, afflitto da una piaga che semina carestia e morte, il viaggio verso la salvezza di due famiglie londinesi, mette a nudo lati oscuri che non sapevano di avere, stravolgendo priorità e comportamenti. Di fronte all'incertezza del futuro e ai pericoli "carità, pietà... sono cose da entrate sicure e continue. Adesso abbiamo fatto tutti bancarotta". Quello che fino al giorno prima avrebbero ritenuto impossibile, adesso viene fatto e accettato, perché ogni legge umana è sospesa e "le belle azioni e la giustizia non funzionano finché non ci sono mura per respingere la barbarie".

    ha scritto il 

  • 4

    I read John Christopher in the seventies, when I was a kid, and was attracted by his unconventional science fiction. I’ve always known that “The Death of Grass” was the most celebrated among his books ...continua

    I read John Christopher in the seventies, when I was a kid, and was attracted by his unconventional science fiction. I’ve always known that “The Death of Grass” was the most celebrated among his books, but I’ve never had the chance of reading it until I recently found this Penguin-classics edition in a Dublin bookshop.

    In the “Death of Grass”, no threat comes from outside worlds, but even a more prosaic terrestrial virus can become frightening, and you can’t help but think about the great epidemics and famines of the past. In fact, this virus doesn’t affect humans, but by killing every sort of crop plants, it ends up disrupting the basis of our food chain.

    So, the author sets the stage for an apocalyptic, but not totally unrealistic environment where he can focus on human nature, and show what role could play instinct if we got involved in a survival struggle fight.

    I think that in the late fifties, when this book was written, it must have been regarded as a genuine science fiction work because, at that time, people were more likely to trust science than now, and the idea of not being able to neutralize a virus because of its mutation speed must have been perceived as a remote, almost inconceivable, possibility. Now, rightly or wrongly, the common sense is changed, and I’m convinced that this novel, seen from a different perspective, might even be better appreciated than in the past.

    ha scritto il 

  • 3

    Altra gustosa narrazione di genere post apocalittico datata 1955 circa. Questa volta, però, dopo un inizio coinvolgente e che mi ha colpito per l'attualità delle cause, virali, della tragedia planeta ...continua

    Altra gustosa narrazione di genere post apocalittico datata 1955 circa. Questa volta, però, dopo un inizio coinvolgente e che mi ha colpito per l'attualità delle cause, virali, della tragedia planetaria: la distruzione progressiva di tutte le colture erbacee a cominciare dal riso poi grano, avena ecc e quindi dell'allevamento animale , l'autore fa reagire e trasforma i protagonisti sopravvissuti, alla stregua di Cowboys spietati e barbari nel giro di 24 ore, con perdita di ogni remora etica, umanità e visione altruistica dell'agire. Poco curato, scarno e poco credibile anche lo scenario inglese sia urbano che rurale dopo l'inizio dell'esodo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Breve e intenso

    Una specie di "Signore delle Mosche" che, descrivendo uno scenario apocalittico, analizza i comportamenti dell'uomo cosiddetto civile quando è costretto ad abbandonare le comodità della società modern ...continua

    Una specie di "Signore delle Mosche" che, descrivendo uno scenario apocalittico, analizza i comportamenti dell'uomo cosiddetto civile quando è costretto ad abbandonare le comodità della società moderna e la sua etica per tornare ad uno stadio primitivo in cui sopravvive il più forte. È uno scritto breve, in stile asciutto, con un ottimo ritmo narrativo. Se si pensa che è stato scritto nel 1956, è di sicuro un gran libro. Le vicende raccontate non risparmiano dettagli anche sordidi e in particolare si concentrano sul ruolo del "capobranco" e del suo assistente, che essendo un tiratore più abile in più volte riesce metterlo sotto una specie di ricatto continuo. Il finale vede il capo trionfare ma a prezzo altissimo e con una nuova etica acquisita, volta unicamente alla difesa della tribù. Un libro duro e ripescato probabilmente dal filone apocalittico in quanto definito profetico, adesso che viviamo nel terrore delle pandemie.

    ha scritto il 

  • 5

    L'apocalisse inglese di John Christopher è assolutamente geniale: tutto è funzionale ad una storia tremendamente originale ( considerando che è stata scritta negli anni '50 del '900) costruita su una ...continua

    L'apocalisse inglese di John Christopher è assolutamente geniale: tutto è funzionale ad una storia tremendamente originale ( considerando che è stata scritta negli anni '50 del '900) costruita su una catastrofe ecologico/biologica, sulla fame endemica ed ingiustificata di diversi miliardi di individui e sul puro e violento istinto di sopravvivenza. Un moderno olocausto dove trovano spazio tematiche esistenzialiste, morali e riflessioni antropologiche.

    ha scritto il 

  • 2

    La storia, scritta nel 1956, è semplicissima: il virus Chung-Li attacca i cereali e l'erba in generale diffondendosi in tutto il mondo rapidissimamente. In breve sparisce il grano ed il foraggio per l ...continua

    La storia, scritta nel 1956, è semplicissima: il virus Chung-Li attacca i cereali e l'erba in generale diffondendosi in tutto il mondo rapidissimamente. In breve sparisce il grano ed il foraggio per le bestie, si estinguono gli animali da allevamento e di conseguenza spariscono anche il latte, le uova e tutti i derivati. La civiltà finisce e il mondo precipita nella barbarie, in un Medioevo futuro dove ognuno pensa solo alla propria sopravvivenza. Tutto questo entro le prime 20 pagine. All'autore infatti non interessano le cause della carastrofe: poteva essere un conflitto nucleare (così "di moda" come causa scatenante nei romanzi post-apocalittici), un mega terremoto o qualsiasi altra cosa. E' solo un pretesto per precipitarci in fretta e furia in uno scenario alla "Mad Max" e narrarci le vicende di un gruppo di londinesi che cerca di fuggire, nelle campagne disastrate da bande di razziatori e nuovi barbari, verso una vallata nel nord dell'Inghilterra dove (sperano più che averne la certezza) la carestia non è arrivata e dove (a causa della geografia del luogo) sarà facile barricarsi e difendersi dalla fine della civiltà. Personaggi psicologicamente piatti o ridotti a dei figuranti se non addirittura odiosi (non credo di aver mai sperato tanto che tutti i protagonisti di un romanzo morissero male quanto ho fatto per questi !). Il tutto risolto in modo spesso sbrigativo o totalmente fuori da ogni logica (pur accettando delle logiche diverse in un mondo dominato dalla barbarie, è assurdo che una si innamori del tipo che gli ha appena trucidato i genitori). Tra le altre cose mi è parso di leggere uno scrittore che, più o meno nascostamente, è un misogino e maschilista di prima categoria (oltre che fascistoide).
    Quindi, in conclusione, una cavolata fumante??? Non del tutto.
    In fondo (a meno che non esista qualcosa di antecedente su temetiche simili e di cui ignoro l'esistenza) questo breve romanzo di poco più di 200 pagine, ha edificato l'estetica e le tematiche che (più o meno bene, più o meno intelligentemente) saranno poi riprese in letteralmente DECINE di opere. Limitandomi ai soli cinema e tv, direi che "I sopravvissuti" (ottimo sceneggiato inglese dei '70), "The walking dead", ma anche il ciclo del già citato "Mad Max", " I figli dell'uomo", il cartoon "Ken, il guerriero" e un infinito numero di altri progetti deve moltissimo alle suggestioni di questo romanzo, che senonaltro ha il (grandissimo) merito di aver fatto da apripista a lavori anche molto più di qualità.

    ha scritto il 

  • 4

    La morte dell'erba è un romanzo apocalittico che parte moderatamente veloce e che finisce FORTISSIMO. Christopher passa credibilmente (l'idea del virus mutato che stermina le graminacee non è poi così ...continua

    La morte dell'erba è un romanzo apocalittico che parte moderatamente veloce e che finisce FORTISSIMO. Christopher passa credibilmente (l'idea del virus mutato che stermina le graminacee non è poi così peregrina) dal té delle cinque al homo homini lupus spazzando nel mezzo quel castello di carte che è la società umana. Agguati, stupri, omicidi a sangue freddo, chi più ne ha più ne metta. Solido ed efficace.

    ha scritto il 

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