Morte dell'erba

Urania Classici Fantascienza 49

Di

Editore: Mondadori (Urania Classici Fantascienza)

3.8
(324)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 217 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: A000035472 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Mario Galli ; Curatore della serie: Carlo Fruttero , Franco Lucentini ; Illustrazione di copertina: Karel Thole

Disponibile anche come: eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Fantascienza & Fantasy , Scienze Sociali

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Descrizione del libro
Alla stessa razza dei Trifidi appartiene questo Virus Chung-Li, che partendo in sordina dall'Estremo Oriente si sposta a poco a poco verso l'Europa resistendo a tutti i veleni, a tutti gli isotopi, a tutte le difese che la scienza occidentale innalza contro di lui. Secondo il classico schema di Wyndham, anche John Christopher adotta il punto di vista di una famiglia inglese tradizionale, che assiste dapprima con distacco, con tranquillità, alla lenta avanzata dell'invisibile nemico. Ma da un mese all'altro, da una stagione all'altra, le cose cominciano a cambiare anche nella solida Inghilterra. Scarseggiano i cereali, la carne, e tutta la catena alimentare dell'uomo è in pericolo. La gente ha paura, nonostante le assicurazioni ufficiali e gli appelli alla calma. Le grandi città rischiano il caos totale e la morte per fame. Chi vuole uscirne trova posti di blocco militari, e deve farsi strada a fucilate. Nella disgregazione dell'ordine sociale, ognuno ridiventa lupo, volpe, serpente. E la salvezza è incerta, la lotta per sopravvivere spietata, la mente dei profughi lontana.
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  • 4

    Cosa succede agli uomini quando la loro esistenza e la sopravvivenza stessa delle loro famiglie è in pericolo?
    In un mondo che tracolla, afflitto da una piaga che semina carestia e morte, il viaggio v ...continua

    Cosa succede agli uomini quando la loro esistenza e la sopravvivenza stessa delle loro famiglie è in pericolo?
    In un mondo che tracolla, afflitto da una piaga che semina carestia e morte, il viaggio verso la salvezza di due famiglie londinesi, mette a nudo lati oscuri che non sapevano di avere, stravolgendo priorità e comportamenti. Di fronte all'incertezza del futuro e ai pericoli "carità, pietà... sono cose da entrate sicure e continue. Adesso abbiamo fatto tutti bancarotta". Quello che fino al giorno prima avrebbero ritenuto impossibile, adesso viene fatto e accettato, perché ogni legge umana è sospesa e "le belle azioni e la giustizia non funzionano finché non ci sono mura per respingere la barbarie".

    ha scritto il 

  • 4

    I read John Christopher in the seventies, when I was a kid, and was attracted by his unconventional science fiction. I’ve always known that “The Death of Grass” was the most celebrated among his books ...continua

    I read John Christopher in the seventies, when I was a kid, and was attracted by his unconventional science fiction. I’ve always known that “The Death of Grass” was the most celebrated among his books, but I’ve never had the chance of reading it until I recently found this Penguin-classics edition in a Dublin bookshop.

    In the “Death of Grass”, no threat comes from outside worlds, but even a more prosaic terrestrial virus can become frightening, and you can’t help but think about the great epidemics and famines of the past. In fact, this virus doesn’t affect humans, but by killing every sort of crop plants, it ends up disrupting the basis of our food chain.

    So, the author sets the stage for an apocalyptic, but not totally unrealistic environment where he can focus on human nature, and show what role could play instinct if we got involved in a survival struggle fight.

    I think that in the late fifties, when this book was written, it must have been regarded as a genuine science fiction work because, at that time, people were more likely to trust science than now, and the idea of not being able to neutralize a virus because of its mutation speed must have been perceived as a remote, almost inconceivable, possibility. Now, rightly or wrongly, the common sense is changed, and I’m convinced that this novel, seen from a different perspective, might even be better appreciated than in the past.

    ha scritto il 

  • 3

    Altra gustosa narrazione di genere post apocalittico datata 1955 circa. Questa volta, però, dopo un inizio coinvolgente e che mi ha colpito per l'attualità delle cause, virali, della tragedia planeta ...continua

    Altra gustosa narrazione di genere post apocalittico datata 1955 circa. Questa volta, però, dopo un inizio coinvolgente e che mi ha colpito per l'attualità delle cause, virali, della tragedia planetaria: la distruzione progressiva di tutte le colture erbacee a cominciare dal riso poi grano, avena ecc e quindi dell'allevamento animale , l'autore fa reagire e trasforma i protagonisti sopravvissuti, alla stregua di Cowboys spietati e barbari nel giro di 24 ore, con perdita di ogni remora etica, umanità e visione altruistica dell'agire. Poco curato, scarno e poco credibile anche lo scenario inglese sia urbano che rurale dopo l'inizio dell'esodo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Breve e intenso

    Una specie di "Signore delle Mosche" che, descrivendo uno scenario apocalittico, analizza i comportamenti dell'uomo cosiddetto civile quando è costretto ad abbandonare le comodità della società modern ...continua

    Una specie di "Signore delle Mosche" che, descrivendo uno scenario apocalittico, analizza i comportamenti dell'uomo cosiddetto civile quando è costretto ad abbandonare le comodità della società moderna e la sua etica per tornare ad uno stadio primitivo in cui sopravvive il più forte. È uno scritto breve, in stile asciutto, con un ottimo ritmo narrativo. Se si pensa che è stato scritto nel 1956, è di sicuro un gran libro. Le vicende raccontate non risparmiano dettagli anche sordidi e in particolare si concentrano sul ruolo del "capobranco" e del suo assistente, che essendo un tiratore più abile in più volte riesce metterlo sotto una specie di ricatto continuo. Il finale vede il capo trionfare ma a prezzo altissimo e con una nuova etica acquisita, volta unicamente alla difesa della tribù. Un libro duro e ripescato probabilmente dal filone apocalittico in quanto definito profetico, adesso che viviamo nel terrore delle pandemie.

    ha scritto il 

  • 5

    L'apocalisse inglese di John Christopher è assolutamente geniale: tutto è funzionale ad una storia tremendamente originale ( considerando che è stata scritta negli anni '50 del '900) costruita su una ...continua

    L'apocalisse inglese di John Christopher è assolutamente geniale: tutto è funzionale ad una storia tremendamente originale ( considerando che è stata scritta negli anni '50 del '900) costruita su una catastrofe ecologico/biologica, sulla fame endemica ed ingiustificata di diversi miliardi di individui e sul puro e violento istinto di sopravvivenza. Un moderno olocausto dove trovano spazio tematiche esistenzialiste, morali e riflessioni antropologiche.

    ha scritto il 

  • 2

    La storia, scritta nel 1956, è semplicissima: il virus Chung-Li attacca i cereali e l'erba in generale diffondendosi in tutto il mondo rapidissimamente. In breve sparisce il grano ed il foraggio per l ...continua

    La storia, scritta nel 1956, è semplicissima: il virus Chung-Li attacca i cereali e l'erba in generale diffondendosi in tutto il mondo rapidissimamente. In breve sparisce il grano ed il foraggio per le bestie, si estinguono gli animali da allevamento e di conseguenza spariscono anche il latte, le uova e tutti i derivati. La civiltà finisce e il mondo precipita nella barbarie, in un Medioevo futuro dove ognuno pensa solo alla propria sopravvivenza. Tutto questo entro le prime 20 pagine. All'autore infatti non interessano le cause della carastrofe: poteva essere un conflitto nucleare (così "di moda" come causa scatenante nei romanzi post-apocalittici), un mega terremoto o qualsiasi altra cosa. E' solo un pretesto per precipitarci in fretta e furia in uno scenario alla "Mad Max" e narrarci le vicende di un gruppo di londinesi che cerca di fuggire, nelle campagne disastrate da bande di razziatori e nuovi barbari, verso una vallata nel nord dell'Inghilterra dove (sperano più che averne la certezza) la carestia non è arrivata e dove (a causa della geografia del luogo) sarà facile barricarsi e difendersi dalla fine della civiltà. Personaggi psicologicamente piatti o ridotti a dei figuranti se non addirittura odiosi (non credo di aver mai sperato tanto che tutti i protagonisti di un romanzo morissero male quanto ho fatto per questi !). Il tutto risolto in modo spesso sbrigativo o totalmente fuori da ogni logica (pur accettando delle logiche diverse in un mondo dominato dalla barbarie, è assurdo che una si innamori del tipo che gli ha appena trucidato i genitori). Tra le altre cose mi è parso di leggere uno scrittore che, più o meno nascostamente, è un misogino e maschilista di prima categoria (oltre che fascistoide).
    Quindi, in conclusione, una cavolata fumante??? Non del tutto.
    In fondo (a meno che non esista qualcosa di antecedente su temetiche simili e di cui ignoro l'esistenza) questo breve romanzo di poco più di 200 pagine, ha edificato l'estetica e le tematiche che (più o meno bene, più o meno intelligentemente) saranno poi riprese in letteralmente DECINE di opere. Limitandomi ai soli cinema e tv, direi che "I sopravvissuti" (ottimo sceneggiato inglese dei '70), "The walking dead", ma anche il ciclo del già citato "Mad Max", " I figli dell'uomo", il cartoon "Ken, il guerriero" e un infinito numero di altri progetti deve moltissimo alle suggestioni di questo romanzo, che senonaltro ha il (grandissimo) merito di aver fatto da apripista a lavori anche molto più di qualità.

    ha scritto il 

  • 4

    La morte dell'erba è un romanzo apocalittico che parte moderatamente veloce e che finisce FORTISSIMO. Christopher passa credibilmente (l'idea del virus mutato che stermina le graminacee non è poi così ...continua

    La morte dell'erba è un romanzo apocalittico che parte moderatamente veloce e che finisce FORTISSIMO. Christopher passa credibilmente (l'idea del virus mutato che stermina le graminacee non è poi così peregrina) dal té delle cinque al homo homini lupus spazzando nel mezzo quel castello di carte che è la società umana. Agguati, stupri, omicidi a sangue freddo, chi più ne ha più ne metta. Solido ed efficace.

    ha scritto il 

  • 1

    A sto punto meglio fumarsela prima che muoia tutta...

    Sono un attimo perplessa... ma solo un attimo.
    Ecco ora sono affranta...

    Dalla quarta: "pubblicato per la prima volta nel 1956, La morte dell'erba è diventato da allora un classico della narrativa sup ...continua

    Sono un attimo perplessa... ma solo un attimo.
    Ecco ora sono affranta...

    Dalla quarta: "pubblicato per la prima volta nel 1956, La morte dell'erba è diventato da allora un classico della narrativa superando di gran lunga i ristretti confini del genere e della fantascienza."
    Ok per dire, negli anni 50 per esempio Asimov aveva già cominciato a scrivere I robot e l'Impero, e di fantascienza ne sapeva abbastanza, e anche come visionario non era per niente male.
    Ora di questo autore (a me sconosciuto finora oibò) non avevo letto nulla, ma dalla prefazione effettivamente mi aspettavo un autore di pari livello. Facendo delle ricerche questo signore tra l'altro ha scritto parecchio e pubblicato molto su Urania, che a quanto ne so io non pubblica carciofi.
    Dunque in questo libro si delinea una storia apocalittica nella quale un virus letale che parte dall'oriente uccide l'erba e di conseguenza praticamente ogni tipo di cibo futuro, e sembra una buona storia, ma la narrazione??? Cioè per farvi capire, prendete una vostra lista della spesa, buttate là una trama possibile tra un peperone che muore per un virus e i cetrioli che scappano, le bistecchine di pollo che si seccano e muoiono, e alla fine dovete abbattere anche la fettina di asiago che sta di fianco al pollo.
    Prendete poi della carta igienica per tamponare il disastro e seppellire i morti, una bottiglia di acqua dove gettare i cadaveri, e alla fine anche lo yogurt va a male.
    Ecco fatto "la morte della spesa".
    Punto.
    Fine.

    Non c'è un minimo di tridimensionalità in questo libro, e nessuna suspance, nessun battito cardiaco che salta, e nemmeno i buoni o i cattivi vi faranno in qualche modo prendere le parti di uno o dell'altro.
    Praticamente indifferenti, chiuderete il libro, e direte: "grazie dio, ora posso andare al supermercato" (ci sono le offerte questa settimana eh)

    ha scritto il 

  • 2

    Me la sono cercata...

    Beh, lo so, avrei dovuto immaginarlo: il filone post-apocalittico novecentesco in salsa british è così...una brevissima e secca introduzione sulle cause scatenanti e, in men che non si dica, ci si rit ...continua

    Beh, lo so, avrei dovuto immaginarlo: il filone post-apocalittico novecentesco in salsa british è così...una brevissima e secca introduzione sulle cause scatenanti e, in men che non si dica, ci si ritrova immersi nel Medioevo prossimo venturo in una campagna disabitata e carica di insidie.
    Attenzione focalizzata sulla psicologia dei personaggi e non sulla catastrofe in sè, ridotta a squallidi e impietosi quadretti del Far West che sta lì in agguato, oltre la facciata della cosiddetta civiltà.
    Per chi apprezza il genere, è il massimo, io, francamente, alla cruda realtà, preferisco ancora gli stemperati giardini dell'Eden, che non sono nè prossimi nè venturi, ma sempre ben presenti per chi abbia la fantasia per individuarli.

    ha scritto il 

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