Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Morte dell'erba

Urania Classici Fantascienza 49

Di

Editore: Mondadori (Urania Classici Fantascienza)

3.8
(260)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 217 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Inglese

Isbn-10: A000035472 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Mario Galli ; Curatore della serie: %author ; Illustrazione di copertina: Karel Thole

Disponibile anche come: eBook

Genere: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Social Science

Ti piace Morte dell'erba?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Alla stessa razza dei Trifidi appartiene questo Virus Chung-Li, che partendo in sordina dall'Estremo Oriente si sposta a poco a poco verso l'Europa resistendo a tutti i veleni, a tutti gli isotopi, a tutte le difese che la scienza occidentale innalza contro di lui. Secondo il classico schema di Wyndham, anche John Christopher adotta il punto di vista di una famiglia inglese tradizionale, che assiste dapprima con distacco, con tranquillità, alla lenta avanzata dell'invisibile nemico. Ma da un mese all'altro, da una stagione all'altra, le cose cominciano a cambiare anche nella solida Inghilterra. Scarseggiano i cereali, la carne, e tutta la catena alimentare dell'uomo è in pericolo. La gente ha paura, nonostante le assicurazioni ufficiali e gli appelli alla calma. Le grandi città rischiano il caos totale e la morte per fame. Chi vuole uscirne trova posti di blocco militari, e deve farsi strada a fucilate. Nella disgregazione dell'ordine sociale, ognuno ridiventa lupo, volpe, serpente. E la salvezza è incerta, la lotta per sopravvivere spietata, la mente dei profughi lontana.
Ordina per
  • 4

    Nel '56 non dovevano esserci molti romanzi che parlassero di scenari apocalittici. Morte dell'erba è quindi diventato il capostipite del genere: una minaccia distrugge in breve tempo la civiltà così come la conosciamo facendo regredire la società e la tecnologia a un'età medievale. In questo caso ...continua

    Nel '56 non dovevano esserci molti romanzi che parlassero di scenari apocalittici. Morte dell'erba è quindi diventato il capostipite del genere: una minaccia distrugge in breve tempo la civiltà così come la conosciamo facendo regredire la società e la tecnologia a un'età medievale. In questo caso parliamo della progressiva distruzione delle piante di graminacee a causa di un virus. Dopo questo spunto, la storia si concentra sulla sopravvivenza del gruppo di protagonisti alla ricerca del posto sicuro in cui rifugiarsi. Narrazione secca, semplice e poco invasiva. Personaggi che non brillano per essere analizzati con cura, ma sono funzionali allo scrittore per lo sviluppo della storia. Una bella lettura che considero quale antenata di tutta la produzione recente nel genere, da The Walking Dead (fumetto) a Last of us (videogioco).

    ha scritto il 

  • 4

    Forse il vento diminuisce per l'agnello appena tosato?

    Libro forse troppo breve ma bellissimo. A leggerlo oggi si può anche considerarlo banale visto il mercato cinematografico e letterario saturo di trame che narrano di epidemie, di guerriglie e di un mondo apocalittico. Ma visto che è stato scritto nel 1956, lo scenario e la crudeltà delle situazio ...continua

    Libro forse troppo breve ma bellissimo. A leggerlo oggi si può anche considerarlo banale visto il mercato cinematografico e letterario saturo di trame che narrano di epidemie, di guerriglie e di un mondo apocalittico. Ma visto che è stato scritto nel 1956, lo scenario e la crudeltà delle situazioni magistralmente narrate, sono così attuali anche oggi che c'è veramente poco da stare allegri...

    "Io credo nell'autoconservazione, e per iniziare la lotta non aspetto di avere il coltello alla gola. Non è un atto di buon senso dare l'ultima crosta di pane dei nostri bambini a un mendicante affamato."

    "Ho una strana sensazione, e cerco di ignorarla. Di fronte a questo, essere oggetto di derisione ha poca importanza.”
    I personaggi principali con i loro dialoghi sono un punto di forza di questo romanzo, uno tra tutti il signor Pirrie magistralmente descritto dalle parole di Roger Buckley, amico del signor Custance: “non ci sono molti Pirrie in circolazione. E’ la perla nell’ostrica… dura e brillante, ma, per quanto riguarda l’ostrica, una malattia.”

    ha scritto il 

  • 3

    Non vi sono grandi colpi di scena in questo romanzo, né situazioni aberranti come potrebbero verificarsi ( e Si Verificano ) nella diuturna realtà delle catastrofi, naturali o indotte dall'uomo che siano. Tuttavia, lo si apprezza per la sua chiara descrizione del rovinoso crollo dell'etica conven ...continua

    Non vi sono grandi colpi di scena in questo romanzo, né situazioni aberranti come potrebbero verificarsi ( e Si Verificano ) nella diuturna realtà delle catastrofi, naturali o indotte dall'uomo che siano. Tuttavia, lo si apprezza per la sua chiara descrizione del rovinoso crollo dell'etica convenzionale in situazioni di isolamento ( un po' come ne : Il signore delle Mosche, di W. Golding del 1954 ). Lo si legge distrattamente, senza troppo impegno, ma c'è qualcosa che mi colpisce : la capacità dell'Autore di prevedere il manifestarsi dell'incapacità umana di affrontare con determinazione, e collaborazione scevra da interessi politico-militari, un virus potenzialmente capace di portarci vicino all'estinzione della vita animale e umana. Vi sembra che esageri ? Andate a cercare notizie del fungo Ug99 scoperto nel 1999 in Uganda ( come l'Ebola), e successivamente diffusosi nell'arco degli anni dal 2001 al 2007 in Kenya, Etiopia, Yemen e Pakistan. Fungo in possesso della devastante forza di bloccare la capacità del grano di nutrirsi. Ecco, di questo libro mi ha colpito soprattutto l'introduzione di Robert Macfarlane , nell'edizione BEAT edita da Neri Pozza ( Ott. 2014).

    ha scritto il 

  • 5

    un visionario, come Ballard: ci sono autori che si possono apprezzare per questa capacità predittiva, ma Christopher è pure bravo a scrivere con uno stile asciutto ed emozionante.


    nel 1956 ha scritto in pratica la sceneggiatura di tutti i film, che sarebbero stati girati decine di anni dop ...continua

    un visionario, come Ballard: ci sono autori che si possono apprezzare per questa capacità predittiva, ma Christopher è pure bravo a scrivere con uno stile asciutto ed emozionante.

    nel 1956 ha scritto in pratica la sceneggiatura di tutti i film, che sarebbero stati girati decine di anni dopo, su pandemie zombie e sciagure naturali.

    ha scritto il 

  • 5

    John e David Custance sono due ragazzini che alla morte del padre vanno a trovare il nonno che vive in una vallata a nord dell’Inghilterra, Westmorland. Il luogo è chiuso in una gola e bagnato da un fiume impetuoso chiamato Lepe. Trascorrono qualche mese e tra i due fratelli sorgerà la netta sens ...continua

    John e David Custance sono due ragazzini che alla morte del padre vanno a trovare il nonno che vive in una vallata a nord dell’Inghilterra, Westmorland. Il luogo è chiuso in una gola e bagnato da un fiume impetuoso chiamato Lepe. Trascorrono qualche mese e tra i due fratelli sorgerà la netta sensazione su quella che sarà la loro inclinazione di vita.

    David pensa che la valle sia un paradiso e vorrebbe farsi insegnare dal nonno a coltivare la terra e stabilirsi lì. John invece è un matematico, sicuro di voler diventare un ingegnere. Così sarà per entrambi.
    La recensione continua su Contorni di noir:

    http://contornidinoir.it/2014/11/john-christopher-la-morte-dellerba/

    ha scritto il 

  • 4

    Esodo apocalittico

    Oggi questo filone "apocalittico" in letteratura si è sviluppato moltissimo, forse troppo.
    Tra gli antesignani, questo autore inglese ci ha dato già negli anni '50, anni di stenti per il Regno Unito, uscito privatissimo dalle due guerre mondiali, un romanzo inquietante e pregevole nel quale ...continua

    Oggi questo filone "apocalittico" in letteratura si è sviluppato moltissimo, forse troppo.
    Tra gli antesignani, questo autore inglese ci ha dato già negli anni '50, anni di stenti per il Regno Unito, uscito privatissimo dalle due guerre mondiali, un romanzo inquietante e pregevole nel quale si indovina una forte influenza "biblica" (in definitiva la marcia degli esuli da Londra al nord dell'isola è paragonabile alla peregrinazione nel deserto degli ebrei nell'Esodo e il conflitto tra i fratelli, l'agreste e il cittadino, echeggia palesemente la lotta tra campagna e città, tra Abele e Caino. E il Caino condottiero che diventa assassino - in un crescendo di cinismo e voluttà di comando assoluto che richiama il pessimismo dell'Hobbes del Leviatano - per assicurare la sopravvivenza al suo piccolo esercito in fuga ,trova la giustificazione morale della sua condotta nella volontà di ricostruire un mondo disgregato su basi, crediamo, "autoritarie". Interessante.

    ha scritto il 

  • 3

    ✰✰✰✰ molto buono

    Sono stati molti i racconti che hanno avuto per oggetto la fine della civiltà quale noi la conosciamo: alcuni interessati a proporre un mondo diverso, altri a narrare solo la sopravvivenza alla catastrofe.
    E tanti sono stati i libri che hanno dovuto molto a questo genere a volte amato, a vo ...continua

    Sono stati molti i racconti che hanno avuto per oggetto la fine della civiltà quale noi la conosciamo: alcuni interessati a proporre un mondo diverso, altri a narrare solo la sopravvivenza alla catastrofe.
    E tanti sono stati i libri che hanno dovuto molto a questo genere a volte amato, a volte disprezzato.

    Il giorno dei trifidi (1951) narra di coltivazioni geneticamente modificate che si rivelano mortali per l’uomo, in una Terra in cui gli uomini, dopo una bellissima pioggia di meteore sono diventati quasi tutti ciechi. Saramago, a tempo perso, era probabilmente un lettore di fantascienza.

    Già dal 1901 un uomo erra in una terra desolata e vuota (La nube purpurea). Poi tanti altri: Terra bruciata, Il ponte di quattro giorni, Lot che raccontano la fuga per la sopravvivenza attraverso un mondo divenuto ostile. 50/60 anni dopo arriva La strada a dare il tocco della letteratura a queste storie di “serie b”.

    Il racconto è del 1956. Undici anni dopo la fine della guerra.
    Un virus attacca le graminacee. Prima il riso e poi, nonostante gli sforzi di tutti, anche il resto.
    Nonostante le convinzioni di Ann e John e i commenti più cinici di Roger, due famiglie di amici decidono di lasciare Londra e raggiungere un’isola valle del nord Gran Bretagna dove vive il fratello di John. Altre persone si aggregheranno al piccolo gruppo e ciò che troveranno sul percorso farà cambiare molte convinzioni. Il protagonista è il viaggio e ciò che il cambiamento opera sulle menti e sui cuori. La fine del viaggio finisce il racconto. Ciò che avverrà poi non è più così importante. Sarà oggetto di altri racconti.

    Qualcuno può eccepire che le donne siano inevitabilmente quelle che cucinano. Glissando sul fatto che fu scritto nel 1956, preferirei anch’io essere la cuoca piuttosto che l’assassina, sia pur per difesa. Cosa che probabilmente ha pensato anche Ann, dopo aver usato il fucile e prima di lessare le patate.

    27.10.2014 (rilettura)

    ha scritto il 

  • 5

    Bello

    Gran bel libro che ho letteralmente sbranato in 2 giorni, forse un pochino corto ma non e' il numero delle pagine che fa' la qualita' di un bel racconto.
    In un mondo costretto, da un virus che attacca le coltivazioni, a rivivere le carestie del medioevo, due famiglie partono per una ormai d ...continua

    Gran bel libro che ho letteralmente sbranato in 2 giorni, forse un pochino corto ma non e' il numero delle pagine che fa' la qualita' di un bel racconto.
    In un mondo costretto, da un virus che attacca le coltivazioni, a rivivere le carestie del medioevo, due famiglie partono per una ormai desertificata campagna inglese nel tentativo di ricongiungersi con alcuni parenti.
    "On the road" il gruppo crescera' di numero e dovra' adattarsi al nuovo mondo che si verra' a creare.
    Il libro scorre velocemente e non disdegna qualche pugno nello stomaco che vi auguro di prendere.

    ha scritto il 

  • 4

    La morte della società civile

    E' davvero così sottile il velo di convenzioni sociali che ci separa dalla barbarie? Questa è la domanda fondamentale che ci può porre leggendo questo romanzo. Dal 1959 ad oggi come è cambiata la situazione? In peggio o in meglio, come reagiscono le società di fronte ad una grave crisi? A scorrer ...continua

    E' davvero così sottile il velo di convenzioni sociali che ci separa dalla barbarie? Questa è la domanda fondamentale che ci può porre leggendo questo romanzo. Dal 1959 ad oggi come è cambiata la situazione? In peggio o in meglio, come reagiscono le società di fronte ad una grave crisi? A scorrere le cronache di oggi sembra che il quadro delineato da Christopher nel suo romanzo sia quasi ottimistico.

    ha scritto il 

  • 3

    Dove la giustizia organizzata finisce, inizia la giustizia del fucile.


    Un libro molto, molto carino. Con molti spunti di riflessione sociali, sulla creazione del gruppo, la sottomissione, il leader. Tutto inserito in un futuro disastroso, in cui la vegetazione di annulla dinanzi al virus ...continua

    Dove la giustizia organizzata finisce, inizia la giustizia del fucile.

    Un libro molto, molto carino. Con molti spunti di riflessione sociali, sulla creazione del gruppo, la sottomissione, il leader. Tutto inserito in un futuro disastroso, in cui la vegetazione di annulla dinanzi al virus Chung-Li.

    Il problema è che il racconto termina, quando tu avresti ancora voglia di sfogliare le pagine del libro e continuare a leggerlo...

    ha scritto il 

Ordina per