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Morte e resurrezione dei giornali

Chi li uccide, chi la salverà

Di

Editore: Garzanti (Le forme)

4.0
(22)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 248 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8811681847 | Isbn-13: 9788811681847 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Non-fiction , Social Science

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Descrizione del libro
Per Hegel «il giornale è la preghiera del mattino dell'uomo moderno». Oggi però la stampa sembra attraversare una crisi irreversibile: riviste e quotidiani chiudono, le redazioni vengono decimate dalle ristrutturazioni, i ricavi della pubblicità continuano a calare. Le cause sono diverse: l'avvento dei nuovi media, la gratuità della rete, i giovani che leggono sempre meno i quotidiani... Tuttavia un'informazione libera, indipendente e di qualità, che sappia svolgere anche il ruolo di «cane da guardia del potere» e di punto d'incontro delle comunità, è un ingrediente indispensabile della democrazia. Senza di essa, diventa impossibile formare un'opinione pubblica competente e attiva. Enrico Pedemonte ha studiato quello che sta succedendo nel mondo dell'informazione negli Stati Uniti e in Europa. Racconta la crisi della carta stampata e ne coglie le motivazioni più profonde. Valuta le differenze tra informazione generalista e riviste di settore, tra testate di impatto nazionale e d'interesse locale. In questa fase di cambiamento rivoluzionario nel mondo dell'informazione, suggerisce che lo stesso concetto di servizio pubblico debba essere ripensato e rovesciato, consapevole del ruolo irrinunciabile del «quarto potere» e della sua importanza nella vita civile di ogni collettività moderna. Alla fine, delinea l'identikit dell'«ipergiornale», quello al quale le migliori testate del mondo oggi cercano di assomigliare: un giornale nel quale la partecipazione dei lettori (che sono anche cittadini) diventa un ingrediente fondamentale.
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    Molti giornali sono scomparsi, altri fanno fatica a sopravvivere. L'informazione si sposta sulla rete ma attinge gratuitamente dalla stampa tradizionale che garantisce, anche se non sempre, maggiore qualità. Il giornalista Enrico Pedemonte, nel libro “Morte e resurrezione dei giornali” Garzanti, ...continua

    Molti giornali sono scomparsi, altri fanno fatica a sopravvivere. L'informazione si sposta sulla rete ma attinge gratuitamente dalla stampa tradizionale che garantisce, anche se non sempre, maggiore qualità. Il giornalista Enrico Pedemonte, nel libro “Morte e resurrezione dei giornali” Garzanti, si pone degli interrogativi sul futuro dell'informazione a causa dei cambiamenti in atto. La crisi di vendite e di pubblicità colpisce la carta stampata. Rischiano di essere ridimensionati i ruoli di controllo sugli altri poteri, di orientamento e di aggregazione delle comunità locali assicurati da questi media. Non convincono le proposte di tassare i navigatori, le aziende come Google o gli internet provider (compagnie telefoniche), per distribuire il ricavato ai giornali. I paesi anglosassoni puntano sul sostegno pubblico all'informazione di qualità, sulla trasformazione delle aziende editrici in enti senza fini di lucro, sull'impegno delle università nella formazione e nella produzione giornalistica, sulla creazione di consorzi di giornali, televisioni e agenzie di stampa. L'autore, forte della sua esperienza internazionale, sollecita i media tradizionali a creare dei siti internet ricchi di contenuti che possano orientare i lettori politicamente e possano contribuire alla formazione di un dibattito nelle comunità stimolando l'impegno civico, come auspicava il filosofo John Dewey. Il legame tra democrazia, informazione libera e partecipazione è stato evidenziato da filosofi come Tocqueville di cui nel libro è riportata la frase: “Difficilmente una qualunque associazione democratica può avere successo in assenza di un quotidiano”. La distorsione dell'informazione, che spesso degenera in “fabbrica del consenso”, è stata denunciata da Noam Chomsky. In Italia la carta stampata è stata fondamentale per la crescita culturale ed economica e per la garanzia di un pluralismo informativo che è mancato alla televisione. Quest'ultima, spiega Pedemonte, si limita in Italia a divulgare le notizie, contribuendo poco alla loro raccolta. Il duopolio Rai-Fininvest ha impedito il rafforzamento di una rete di emittenti locali che non hanno le risorse e le capacità per garantire un servizio di qualità. Ma come cambia il giornalismo su internet e quali sono i pericoli di questo trasferimento online che sembra irreversibile? La società dell'informazione ha ceduto il testimone alla società della comunicazione. Una notizia su internet viene spesso commentata, talvolta fino ad essere stravolta. E' difficile che il commento e i fatti siano separati, come avviene sui media tradizionali. C'è il pericolo che il punto di vista, l'ideologia, prevalga sui fatti, che l'informazione si trasformi in conversazione faziosa. D'altronde la difficoltà di separare i fatti dalle interpretazioni è una delle questioni più antiche (esemplare è la polemica che alla fine degli anni 60 oppose Umberto Eco a Piero Ottone). Un'altra peculiarità di internet è la mancanza di verifiche delle notizie. Un interessante esperimento di collaborazione tra giornalisti professionisti e citizen journalism (notizie raccolte e divulgate da cittadini), si è verificato in Iran dove il governo ha espulso i giornalisti stranieri. Le immagini e i resoconti delle proteste popolari sono stati divulgati dai cittadini iraniani tramite la rete, la CNN ha selezionato quelli autentici. Con la crisi del modello generalista, si afferma la tendenza alla specializzazione dei media che si rivolgono a settori e a un target particolare, fino ad arrivare sul web alle notizie personalizzate secondo i gusti e gli interessi dell'utilizzatore. Anche se sorprendente e utile in alcune circostanze, l'autore ritiene limitante e poco aperto questo approccio specialistico al quale contrappone la più ampia e completa offerta della stampa generalista. Molto interessante l'incontro con Paul Steiger, fondatore di ProPublica, un'agenzia di giornalismo investigativo no profit. Steiger spiega che ovunque c'è potere, non solo nella politica e nell'economia, ma anche nei sindacati, nelle scuole, nelle università, negli ospedali e negli studi medici, nei tribunali, nei giornali e nelle televisioni, c'è la possibilità di abusi. Per questo è importante il giornalismo d'inchiesta che necessita di risorse economiche e di professionalità attualmente non reperibili su internet. Enrico Pedemonte prende atto dell'inevitabile dematerializzazione dell'informazione ma rivela nello stesso tempo l'esigenza che non si disperda il patrimonio di professionalità e il ruolo di tutela democratica che hanno i giornali. Essi potranno svolgere un ruolo importante anche su internet che costituisce una grande risorsa per la libertà, dove gli utenti sono contemporaneamente consumatori, produttori e divulgatori di notizie che resistono alle censure e superano i confini nazionali e dove può trovare spazio e nuova linfa anche l'informazione professionale. Occorre ripensare i concetti di nazione, di comunità e di giornalismo ai quali eravamo abituati e che sono troppo chiusi. Insieme ai pericoli di alimentare xenofobia, comunità e individui autoreferenziali che cercano solo conferme, internet offre la possibilità di incontrarci e di ripensarci, di solidarizzare e di collaborare con gli altri per un mondo migliore.

    ha scritto il 

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    Morte e resurrezione dei giornali

    “Morte e resurrezione dei giornali” è un bel libro scritto con un linguaggio chiaro e comprensibile pur trattando di temi non facili da descrivere. Pedemonte lo fa con una scrittura da buon giornalista raccontando gli incontri che ha avuto negli Stati Uniti, in qualità di inviato de “L’Espresso, ...continua

    “Morte e resurrezione dei giornali” è un bel libro scritto con un linguaggio chiaro e comprensibile pur trattando di temi non facili da descrivere. Pedemonte lo fa con una scrittura da buon giornalista raccontando gli incontri che ha avuto negli Stati Uniti, in qualità di inviato de “L’Espresso, con persone che vivono direttamente questo problema. Stiamo parlando della crisi professionale e occupazionale che sta investendo tutti i giornalisti del pianeta, travolti dalle trasformazioni che l’avvento della tecnologia digitale ha comportato per l’informazione.... http://www.bandieragialla.it/node/13208

    ha scritto il 

  • 4

    Viene analizzato il cabiamento del paradigma informativo dopo l'avvento di internet, analizzabdo soprattutto l'impatto economico dei portali aggragatori ( google, eBay, crailglist ) che vengono identificati come i veri sottattori di risorse dei quotidiani (soprattutto locali). In un mondo dove l ...continua

    Viene analizzato il cabiamento del paradigma informativo dopo l'avvento di internet, analizzabdo soprattutto l'impatto economico dei portali aggragatori ( google, eBay, crailglist ) che vengono identificati come i veri sottattori di risorse dei quotidiani (soprattutto locali). In un mondo dove la frammentazione sembra la parola d'ordine nel campo delle notizie, e dove la pubblicità non è più sufficente a sovvenzionare il giornalismo affidabile, l'autore ci presenta una futuro possibile dove la centralità sociale del giornale puà essere manntenuta grazie a l'uso delle nuove tecnologie del web 2.0 che vengono viste come strumenti di "verifica e fiducia" del lavoro del giornalista, che dovrà assumere un nuovo ruolo focalizzato alla comunicazione degli eventi e non alla semplice informazione sui fatti.

    ha scritto il 

  • 3

    Avranno un futuro i giornali? In questo libro qualche risposta.

    "Non ci può essere libertà per una comunità a cui mancano le informazioni necessarie per identificare le bugie." W. Lippmann

    ha scritto il 

  • 4

    Quattro stelle perchè rispetto ad altri libri che trattano lo stesso tema questo non va alla ricerca di business model funzionanti nei quotidiani degli anni 2010, ma si sofferma su aspetti sociologici legati ai media, al di qua e al di là dell'oceano, a partire dall'inizio del secolo scorso. Se l ...continua

    Quattro stelle perchè rispetto ad altri libri che trattano lo stesso tema questo non va alla ricerca di business model funzionanti nei quotidiani degli anni 2010, ma si sofferma su aspetti sociologici legati ai media, al di qua e al di là dell'oceano, a partire dall'inizio del secolo scorso. Se l'analisi del declino dei giornali per come li conoscevamo è reso con grande completezza ed efficacia lo stesso non può dirsi della ricetta per la resurrezione, a mio avviso basata più su auspici etici/morali (condivisibilissimi), piuttosto che sull'analisi di nuovi prodotti in controtendenza, come per esempio l'esperienza de "Il fatto quotidiano".

    ha scritto il 

  • 4

    "Internet è l'onda del futuro. Solo, non cercate di trovarci un lavoro"


    Parole come queste di Floyd Norris, giornalista del New York Times, sembrano suonare come una campana a morte per molte cose. Per i vecchi giornali di carta che erano la preghiera laica del mattino, indispensabili come ...continua

    "Internet è l'onda del futuro. Solo, non cercate di trovarci un lavoro"

    Parole come queste di Floyd Norris, giornalista del New York Times, sembrano suonare come una campana a morte per molte cose. Per i vecchi giornali di carta che erano la preghiera laica del mattino, indispensabili come un buon caffé. Per il mestiere di giornalista, in un mondo in cui tutti sembrano ormai in grado di produrre, rielaborare, condividere notizie. Per la stessa possibilità di vivere facendo informazione: paradosso di una società dell'informazione, così si definisce, dove proprio il valore dell'informazione vira drammaticamente verso lo zero.

    Però non è questo quanto ci vuole spiegare Enrico Pedemonte, firma storica dell'Espresso e della Repubblica, uomo che di giornalismo ha vissuto e intende ancora vivere. Morte e resurrezione dei giornali. Chi li uccide, chi li salverà (Garzanti): già titolo e sottotitolo aiutano i più depressi e suggeriscono un futuro oltre disastro.

    La crisi è anche possibilità. E c'è giornalismo perfino oltre i giornali. Certo non è che può arrivare come manna dal cielo. Ci vuole coraggio imprenditoriale, ci vuole innovazione, ci vuole una società consapevole che l'informazione è un bene quasi pubblico, su cui è importante investire.

    E con le parole con cui Pedemonte conclude il libro:

    "La crisi dei giornali non è un dramma privato di editori e giornalisti, ma un problema della società civile. Che dovrebbe riappropriarsene"

    ha scritto il 

  • 5

    Che cos'è un giornale? Certo non solo un fascicolo che raccoglie le notizie del giorno. E' molto di più: un collante sociale all'interno di una comunità. Sulla base di quest'assunto, Pedemonte sviluppa la propria analisi della crisi che i giornali stanno attraversando a causa della comunicazione ...continua

    Che cos'è un giornale? Certo non solo un fascicolo che raccoglie le notizie del giorno. E' molto di più: un collante sociale all'interno di una comunità. Sulla base di quest'assunto, Pedemonte sviluppa la propria analisi della crisi che i giornali stanno attraversando a causa della comunicazione digitale. Una crisi epocale (e no, non è un'iperbole: siamo proprio alla vigilia di un'epoca nuova). Questo saggio è la più completa, lucida e documentata diagnosi dello stato di salute della stampa. Lascia però perplessi la prognosi. Sia chiaro: la speranza di Pedemonte è assolutamente condivisibile. Se davvero all'orizzonte si affaccia l'ipergiornale, possiamo solo rallegrarci e tirare un sospiro di sollievo. Il timore è tuttavia che si tratti solo di una speranza, una pia illusione, perché la società (specie quella italiana, ché altrove va molto meglio) non è pronta, evoluta, matura, interessata. E forze più potenti, subdole, inarrestabili sono all'opera.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro decisamente più interessante di quanto non lasci intendere il titolo. A partire dalla questione della sopravvivenza dei giornali nell'era di Internet, tema che magari potrebbe non appassionare più di tanto, l'analisi di Pedemonte offre invece uno spaccato molto approfondito della trasfor ...continua

    Un libro decisamente più interessante di quanto non lasci intendere il titolo. A partire dalla questione della sopravvivenza dei giornali nell'era di Internet, tema che magari potrebbe non appassionare più di tanto, l'analisi di Pedemonte offre invece uno spaccato molto approfondito della trasformazione della cultura in generale e della società che stiamo vivendo. Insomma, con la morte dei giornali di carta tradizionali muore una parte dell'uomo che siamo stati fin qui. Siccome però, nella proposta di Pedemonte, c'è un futuro inedito per i giornali in generale, possiamo consolarci con l'idea che sta nascendo anche un nuovo uomo, una nuova cultura... Insomma, qualche speranza c'è...

    ha scritto il