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Morti di sonno

By Davide Reviati

(306)

| Mass Market Paperback | 9788876181337

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Book Description

Sei bambini che vivono la loro infanzia nel Villaggio ANIC di Ravenna, all’ombra minacciosa (e tossica) del polo petrolchimico nato nel 1958. Riviviamo la loro storia negli occhi di uno dei ragazzini, Rino, detto Koper, in una narrazione cruda e effi Continue

Sei bambini che vivono la loro infanzia nel Villaggio ANIC di Ravenna, all’ombra minacciosa (e tossica) del polo petrolchimico nato nel 1958. Riviviamo la loro storia negli occhi di uno dei ragazzini, Rino, detto Koper, in una narrazione cruda e efficace, che affronta temi duri come quello della tossicodipendenza e dell’AIDS. Reviati scrive delle pagine indimenticabili, facendoci vivere insieme ai suoi protagonisti le gioie e i dolori di una generazione spazzata via dalla droga e da un disagio esistenziale poco letterario ma drammaticamente vivido nelle sua concretezza. Tra la comparsa dell’eroina e la vittoria dell’Italia ai Campionati del Mondo di calcio si consuma una parabola bruciante e indimenticabile.

DAVIDE REVIATI è autore di fumetti, pittore, illustratore, sceneggiatore e storyboard artist. Ha pubblicato su varie riviste come “Blue”, “La Nuova Ecologia”, “Kaos”, “Inguine MAH!gazine”, “Nonzi”, “Selene”, “Interzona”, “Tratti”. Debutta come autore con il minicomic Ahi Ahi Anselma (Vaca) del 1995. Ha illustrato vari libri, tra cui Bestiario dell'impiegatto (VACA, 2001), che ottiene il Premio Speciale all’XI Premio Fiesole Narrativa Under 40. Nel 2003 partecipa al progetto teatrale Bambini - Azione di teatro, pittura e luce, che debutta al 33° Festival Santarcangelo dei Teatri. Dal 1990 ad oggi partecipa a varie esposizioni collettive e personali.

52 Reviews

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    *** This comment contains spoilers! ***

    provincia, amicizia, pallone...crescita

    Ettore no. Lui odia soprattutto la fabbrica. E comincia a odiare anche noi, credo.
    E' da mò che non lo vediamo ridere. Ridere davvero, voglio dire. Certo che ogni tanto ride. Ma non sul serio. Recita il sorriso. Lo fa per assecondarci, credo.
    Non per ...(continue)

    Ettore no. Lui odia soprattutto la fabbrica. E comincia a odiare anche noi, credo.
    E' da mò che non lo vediamo ridere. Ridere davvero, voglio dire. Certo che ogni tanto ride. Ma non sul serio. Recita il sorriso. Lo fa per assecondarci, credo.
    Non per compiacerci, ma giusto per non attirare l'attenzione su quel suo broncio serio e taciturno.
    C'è stato un incidente giù in fabbrica. Il signor M.
    Cosa?
    E' grave, dicono.
    Le cose le scopriamo così. Spiando i discorsi dei grandi.
    Non lo abbiamo più visto il babbo di Ettore.
    Poi un giorno mia madre mi spiega tutto. Il babbo di Ettore è partito, dice. E' partito per un lungo viaggio e non tornerà più.
    Partito?
    Perchè?
    Per dove?
    Ho cominciato allora a pensare che la morte fosse solo un'assenza ingiustificata.

    (...)

    Non pensavo stesse antipatico a qualcuno.Se ne stava lì fermo e zitto in un angolo del giardino condominiale da quasi vent'anni.
    Poi si era fatto forte e robusto e aveva preso a sfornare fichi grossi come pere e a vestirsi sempre più elegante. Quello lo ha fregato.
    Il tappeto di frutti caduti e foglie secche.
    L'ho capito l'altro giorno quando incontro una vicina sotto casa. Lei mi indica il giardino entusiasta e fa: Finalmente abbiamo fatto un pò d'ordine. Un pò di pulizia, finalmente.
    Benevenuto nel mondo degli adulti.

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    bimbi sperduti said on May 21, 2014 | Add your feedback

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    Comincia con dei bambini che giocano a calcio e si trovano davanti al classico rito di passaggio: calciato male, il pallone scavalca un muro e bisogna andare a prenderlo. Solo due bambini hanno il coraggio di farlo, il narratore – Rino, detto Koper, ...(continue)

    Comincia con dei bambini che giocano a calcio e si trovano davanti al classico rito di passaggio: calciato male, il pallone scavalca un muro e bisogna andare a prenderlo. Solo due bambini hanno il coraggio di farlo, il narratore – Rino, detto Koper, e Cicowo, perché tutti hanno un soprannome - ma di là dal muro è successo qualcosa, e a sirene spiegate stanno arrivando auto della polizia…

    Estrema economia nei dialoghi e accuratezza del segno caratterizzano questo volume, una piccola grande storia in circa 330 tavole in bianco e nero, in cui ti pare di sentire i rumori sovrapposti del cortile (voci, pallonate, tonfi, grida) e il gioco del calcio attraversa i ricordi, punteggia la trama, esalta la grafica e i significati. La narrazione non è lineare, singoli episodi illuminati in brevi capitoli, vanno a ricomporre una trama che odora di chimica industriale.
    Presto si precisa la location: il Villaggio ANIC di Ravenna, fatto costruire da Enrico Mattei, gran capo dell’ENI, per le famiglie di chi lavorava nel grande petrolchimico. Mattei è morto una decina danni prima, il suo ritratto sta accanto a quello di Giovanni Leone, all’epoca presidente della Repubblica, nella classe frequentata da Koper e i suoi amici. Sono gli anni in cui il più bravo a giocare a calcio veniva soprannominato “il tulipano di Amsterdam”, in onore di Johan Cruyff, ma quel soprannome aveva portato un bambino a rompersi un ginocchio. Altro elemento di contesto, su un muro una scritta in solidarietà con il Cile.

    Ripetutamente, la morte sfiora il narratore. Una volta, rientrando a casa, trova il padre seduto sul letto, che piange. “Malinconia”, gli dice la mamma. Anni dopo, “quel male che non si capiva ancora dove veniva… dilagò come la peste”. Passano gli anni, alcuni amici si perdono di vista, nel ricordo “qui era tutto speciale. O forse era solo il nostro sguardo. Chissà se erano giorni felici, quelli”.
    Del resto, concluderà un personaggio a cui viene chiesto se è felice, “Non mi interessa la felicità. La felicità non ha margini di miglioramento”.

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    Rudi said on Apr 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Morti di sonno... perchè?

    Un gruppo di ragazzi cresce e matura all'interno del Villaggio Anic di Ravenna, quartiere creato per i lavoratori dell'enorme complesso petrolchimico di Ravenna.

    L'intero villaggio è immerso in un ambiente malsano, la fabbrica emana sostanze tossich ...(continue)

    Un gruppo di ragazzi cresce e matura all'interno del Villaggio Anic di Ravenna, quartiere creato per i lavoratori dell'enorme complesso petrolchimico di Ravenna.

    L'intero villaggio è immerso in un ambiente malsano, la fabbrica emana sostanze tossiche nell'aria, nell'acqua, nella terra.

    In questo scenario degradato si svolgono le vite dei giovani protagonisti. Vite che, come unico elemento in comune, si svolgono all'ombra di quest'incubo, ma alla fine risultano piuttosto ordinarie.

    A scapito di una realizzazione grafica molto ben curata, si fa sentire l'assenza di una trama centrale.
    Ogni ragazzo ha una sua storia che risulta quando incompleta, quando no sense, quando velata di un romanticismo che sembra non trovare una particolare direzione verso cui incanalarsi.

    Forse in nome del realismo le battute dei personaggi sono spesso sgrammaticate e volgari.

    In sostanza non ho capito dove il romanzo voglia andare a parare. Quale sia lo scopo del racconto, scopo necessario in assenza di trama.

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    MissBee said on Dec 16, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Fumetto dolente. Grafica a pennino nero, non è un disegno bello ma molto espressivo ed emotivo. Tante immagini e del calcio giocato tra bambini che rendono il movimento, la confusione e l'assoluto dell'infanzia. Racconta tante piccolissime storie, fr ...(continue)

    Fumetto dolente. Grafica a pennino nero, non è un disegno bello ma molto espressivo ed emotivo. Tante immagini e del calcio giocato tra bambini che rendono il movimento, la confusione e l'assoluto dell'infanzia. Racconta tante piccolissime storie, frammenti che alla fine ricostruiscono un'epoca e un contesto... Storie di perdenti e perduti. Insolito, pur non avendo molto testo mi ha preso tempo per leggerlo perché le immagini meritano di essere guardate un po' , assaporate.

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    Ma Goo said on Dec 12, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Preso in biblioteca per avvicinarmi alle grapich novel,
    per favore se riesco a staccare un po'.
    Libro leggero perchè pregno di disegni, come d'uopo,
    carico però di sensazioni e sentimenti.
    Argomenti delicati trattati con freddezza e una sorta di dist ...(continue)

    Preso in biblioteca per avvicinarmi alle grapich novel,
    per favore se riesco a staccare un po'.
    Libro leggero perchè pregno di disegni, come d'uopo,
    carico però di sensazioni e sentimenti.
    Argomenti delicati trattati con freddezza e una sorta di distacco,
    per dare ancora più risalto a quello che è stato e quello che forse sarà.

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    ]Gab(riele)[ said on Nov 20, 2013 | 1 feedback

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