Mosche d'inverno

271 morti in due o tre pose

Di

Editore: Sellerio (La memoria, 834)

3.9
(70)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 263 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8838925119 | Isbn-13: 9788838925115 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Biografia , Non-narrativa , Da consultazione

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Descrizione del libro
“Quasi niente di questo libro è mio, i fatti appartengono a chi li ha vissuti; la forma dipende dalla necessità. Si muore solo di morte, ma alla morte, perché qualcuno la riconosca, bisogna dare un nome. Quanto alla morale non ne ha nessuna, ma se ne avesse una sarebbe questa: che la morte degli altri ci aiuta a vivere”. Dopo le fulminanti biografie del “Libro di candele”, Baroncelli racconta ora di vite spezzate. Persone colte nel momento della fine, come se il modo di morire illuminasse di senso la loro stessa vita. Non è indifferente morire per fuoco se si tratta di Giordano Bruno o di Savonarola; o di propria mano, se si è Primo Levi o Salgari; di spada, come Caligola e Dracula. Divise in 16 categorie, dolci o violente, beffarde o crudeli, anche le cause di morte che oggi ci paiono più comuni, come la malattia o la vecchiaia, assumono in queste “fines vitae” un significato. Ci sono molti scrittori in questo florilegio, ma anche poeti, santi, conquistatori, re e regine, papi e filosofi, e tanti meno noti la cui vita scopriamo proprio “in limine mortis”.
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  • 4

    Per diventare immortali ci vuole tempo. (p. 59)

    "È vissuto più nell'aldilà dei libri che in questa iniqua valle di lacrime, ma si sa: che tu la viva o no, la vita è micidiale.
    È capitato anche a noi: quando si legge la storia di una vita esemplare, ...continua

    "È vissuto più nell'aldilà dei libri che in questa iniqua valle di lacrime, ma si sa: che tu la viva o no, la vita è micidiale.
    È capitato anche a noi: quando si legge la storia di una vita esemplare, si arriva sempre al racconto della morte. E allora, a cosa giova essere esemplari?" (p. 34)

    "Chissà se Dio i libri degli uomini li legge." (p. 227)

    ha scritto il 

  • 4

    «After all, I’m alive only by accident» (S. Plath)

    Tante istantanee di morte, piacevoli da leggere, consolatorie persino, e divise per tipologie.
    Ci sono quelle dei morti giovani, forse perché "cari agli dèi", come Egon Schiele che se ne andò a soli v ...continua

    Tante istantanee di morte, piacevoli da leggere, consolatorie persino, e divise per tipologie.
    Ci sono quelle dei morti giovani, forse perché "cari agli dèi", come Egon Schiele che se ne andò a soli ventotto anni per un virus ancora più crudele di una guerra che tanti altri giovani come lui aveva spazzato via.
    Quelle a cui la morte ha infranto il cuore, come a Balzac, il quale più che viverla l'aveva raccontata la vita, "ma si sa: che tu la viva o no, la vita è micidiale."
    Quelle di cui non si sa perché, per cosa. Come Paul Verlaine. "Come è finito? Muore di un male che qualcuno chiama vivere."
    Quelle dei morti di freddo (Pirandello, Orwell, Proust…) troppo impegnati a scrivere per badare a simili inezie.
    Quelle dei morti di gioia e di spada.
    Quelle dei morti "di un male" (le malattie sono pretesti che il corpo inventa per morire, scrisse Brodskij), come Emily Dickinson che uscì di casa da morta dopo quindici anni che non ne usciva da viva. O come Blaise Pascal, sfinito e finito dall'ultima delle sue coliche e da tanti altri malanni veri o presunti. Lui che aveva scritto: «Perché Dio non si mostra? Ne siete degno? . Siete ben presuntuoso, e per ciò indegno. No. Quindi ne siete indegno». Allora perché tanto si tormentò?
    Quelle dei morti folli, quelle di fumatori (Eugenio Montale: "Ha passeggiato tossicchiando, comprando giornali innominabili, fumando Giuba poi soppresse dal ministro dei tabacchi, il balordo!").
    Quelle dei morti di insonnia, e non solo, come Kafka che rivolto al suo medico gli disse: «Se non è un assassino, mi uccida».
    Quelle dei morti per l'acqua o in acqua, spesso salata.
    Quelle dei morti "per caso e non per caso", come Isadora Duncan strangolata dalla sua sciarpa sulla promenade di Nizza.
    Quelle dei bruciati, deflagrati, fucilati…
    Quelle di coloro che la morte l'hanno voluta prima che arrivasse ("Cerco con gli occhi un gancio", scrisse Marina Cvetaeva), come quel pittore che aveva venduto un solo quadro, e mai seppe che i suoi girasoli sarebbero stati comprati per venticinque milioni di sterline.
    Quelle dei morti di vecchiaia, i più fortunati, soprattutto se colti nel sonno o accanto al proprio amato. Come Agatha Christie che se ne andò fra le braccia amorevoli del marito archeologo. Aveva infatti dato questo consiglio alle giovani donne: «Sposate un archeologo. Più invecchierete e più vi amerà».
    Quella di colui che citando Cicerone aveva scritto che filosofare è imparare a morire, ma poi aveva aggiunto: «Que sais-je?»

    ha scritto il 

  • 4

    ... malinconico, scritto con garbo, lievemente ironico per alcune assenze, triste e doloroso per altre.
    A volte poche righe, a volte qualche frase in più per raccontare e ricordare chi del passato orm ...continua

    ... malinconico, scritto con garbo, lievemente ironico per alcune assenze, triste e doloroso per altre.
    A volte poche righe, a volte qualche frase in più per raccontare e ricordare chi del passato ormai appartiene solo a fioche memorie, e come scrive l'autore... "Sembra che in un mare di molte migliaia di parole non abbia trovato quella che serve per raccontare ciò che accade dopo, eppure, se non sbaglio, non ho abusato dell'imperfetto, che è il tempo delle favole, e ho abusato del presente, che è il tempo dell'eterno."

    "Di certo sapete che ognuno ha una morte,
    la sua,
    che lo aspetta.
    Quindi ora io me ne vado
    senza vecchiaia o malattia,
    selvaggiamente ma scrupolosamente".

    A. Sexton 1928-1974

    ha scritto il 

  • 4

    Almanacco del giorno .... ultimo.

    271 morti diverse. Quelle note, quelle ignorate o dimenticate di personaggi famosi, quelle relative a personaggi scomparsi nelle nebbie della storia, quelle sotto falso nome, quelle di donne che sono ...continua

    271 morti diverse. Quelle note, quelle ignorate o dimenticate di personaggi famosi, quelle relative a personaggi scomparsi nelle nebbie della storia, quelle sotto falso nome, quelle di donne che sono state solo mogli, quelle di personaggi di fantasia (Fantasmi).

    Piccoli flash, molto partecipi, sull’ultimo giorno verso il quale qualcuno si è avviato da tempo o che è capitato come fulmine a ciel sereno o come visita del Destino.

    Si può leggere come si vuole: di seguito o a pezzi o andando a consultarlo quando ci si dovesse imbattere in qualcuno dei personaggi.

    ha scritto il 

  • 4

    Non metto in discussione la qualità della scrittura, né l'originalità di questo cupo libretto, il problema è che può risultare un po' monotono, se non si conoscono bene molti dei personaggi di cui ven ...continua

    Non metto in discussione la qualità della scrittura, né l'originalità di questo cupo libretto, il problema è che può risultare un po' monotono, se non si conoscono bene molti dei personaggi di cui vengono riassunte con poche frasi le vite e le morti. Leggendolo piano piano e documentandosi su ogni personaggio sarebbe stato più interessante.

    ha scritto il 

  • 3

    In 251 pagine contiene 271 minibiografie o meglio minibiotanatografie, perché questo è il tema: la morte che tutti coglie come mosche d'inverno.
    Baroncelli cerca di rendere esemplare quell'ultimo mome ...continua

    In 251 pagine contiene 271 minibiografie o meglio minibiotanatografie, perché questo è il tema: la morte che tutti coglie come mosche d'inverno.
    Baroncelli cerca di rendere esemplare quell'ultimo momento che è invece quello supremamente democratico e tutti ci rende uguali: "Simul in usum dives et pauper".

    ha scritto il 

  • 4

    Arguto, presuntuoso e raffinatissimo esercizio di stile con derive occasionali di sostanza... Se solo conoscessi tre quarti dei personaggi oggetto delle tanatografie di Baroncelli ne avrei goduto anco ...continua

    Arguto, presuntuoso e raffinatissimo esercizio di stile con derive occasionali di sostanza... Se solo conoscessi tre quarti dei personaggi oggetto delle tanatografie di Baroncelli ne avrei goduto ancor di più.

    ha scritto il 

  • 3

    Non male, ma bisogna assolutamente conoscere questi personaggi, in questo modo l'atto finale della loro vita può esserne una spiegazione o può essere spiegato. Alcuni sono noti, ma moltissimi no. Graz ...continua

    Non male, ma bisogna assolutamente conoscere questi personaggi, in questo modo l'atto finale della loro vita può esserne una spiegazione o può essere spiegato. Alcuni sono noti, ma moltissimi no. Grazie Wikipedia.
    20.01.2012 Resto dell'idea, solo mi pare che l'autore si autocompiaccia un po'. Pare di sentirlo leggere le belle frasi che raccontano queste morti con voce impostata. Mi dà l'impressione di un poeta fallito che ha trovato questo escamotage per far leggere frasi dalle sue poesie. Ha scritto anche un altro libro, uguale ma che parla di vivi. Boh, mah, chissà...

    ha scritto il 

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