Moshi moshi

Di

Editore: Feltrinelli (I Narratori)

3.5
(643)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807019027 | Isbn-13: 9788807019029 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Gala Maria Follaco

Disponibile anche come: eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Salute, Mente e Corpo

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Descrizione del libro
Dopo aver perso il padre in quello che ha tutta l’aria di essere stato un doppio suicidio d’amore, Yoshie si trasferisce dalla sua casa di Meguro a un minuscolo e vecchio appartamento a Shimokitazawa, un quartiere di Tokyo famoso per le sue stradine chiuse al traffico, i ristoranti, i negozietti, nonché meta degli alternativi della capitale. Qui Yoshie spera, aiutata dall’atmosfera vivace, di superare il dolore e dare una nuova direzione alla sua vita. Un giorno, però, sua madre le si presenta a casa all’improvviso con una borsa Birkin di Hermès e qualche sacchetto. Inizia così una bizzarra convivenza che unisce le due donne lungo il percorso di elaborazione del lutto che le ha colpite, le pone di fronte a verità inaspettate, le aiuta a scorgere fiochi lumi di speranza nel buio di una quotidianità ferita. Moshi moshi – “pronto” al telefono – è il racconto di una rinascita, la favola delicata e struggente della vita di un quartiere, la storia di una madre, di una figlia, di un grande dolore e di qualche piccola felicità inattesa.
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  • 2

    Una lenta, lentissima, ossessiva (e anche noiosa) elaborazione del lutto per il padre di una ragazza, e in parte di sua madre.
    Non è di certo uno dei migliori libri della Yoshimoto che ho letto. ...continua

    Una lenta, lentissima, ossessiva (e anche noiosa) elaborazione del lutto per il padre di una ragazza, e in parte di sua madre.
    Non è di certo uno dei migliori libri della Yoshimoto che ho letto.

    ha scritto il 

  • 2

    Ho sempre voluto leggere qualcosa di questa autrice e non vedevo l'ora di immergermi nella lettura ma, devo ammettere, è stato molto difficile leggere tutto il libro, fino alla fine. Non so se è colpa ...continua

    Ho sempre voluto leggere qualcosa di questa autrice e non vedevo l'ora di immergermi nella lettura ma, devo ammettere, è stato molto difficile leggere tutto il libro, fino alla fine. Non so se è colpa mia, per aver avuto troppe aspettative nei confronti dell'autrice, o se ho incontrato la sua opera meno riuscita. Mi aspettavo un libro poetico e pieno di emozioni e invece mi sono ritrovata tra le mani un libro... freddo. Non saprei dirlo in altro modo. Ho letto tanti libri, alcuni mi sono piaciuti e altri no, ma è la prima volta che leggo una storia così fredda.
    Tutta la storia sembra sospesa in un limbo. La scomparsa del padre della protagonista è circondata da un mistero, ma non viene approfondita. Onestamente, mi ha lasciato dell'amaro in bocca. La dinamica suicidio/omicidio che ha portato alla sua morte viene affrontata a mio avviso in modo molto superficiale. L'elaborazione del lutto c'è e non c'è. Forse la colpa è mia, di non essere riuscita a capire il libro. Ci ho provato veramente, ma l'io narrante, a dispetto della sua età, mi è apparsa una ragazzina molto infantile e volubile. La storia procede lentamente, e sembra di stare sempre al punto di partenza.
    Non posso dare un punteggio più basso perché, in compenso, il libro è ben scritto e ha delle belle descrizioni, ma il percorso di rinascita, a mio avviso, poteva essere sviluppato in maniera migliore.

    ha scritto il 

  • 2

    Con "Moshi moshi" ho avuto la conferma che io e la Yoshimoto non andiamo molto d'accordo... I suoi libri - questo incluso - sono piacevoli, si fanno leggere, ma a lettura conclusa non mi lasciano mai ...continua

    Con "Moshi moshi" ho avuto la conferma che io e la Yoshimoto non andiamo molto d'accordo... I suoi libri - questo incluso - sono piacevoli, si fanno leggere, ma a lettura conclusa non mi lasciano mai un'impressione profonda (tranne Kitchen, l'unico che ho davvero apprezzato). Speravo che questo romanzo facesse eccezione, ma purtroppo non è stato così...

    ha scritto il 

  • 4

    Banana forever - 18 dic 16

    Intanto, per chi (e sono pochi, ovvio) non conosce il giapponese, avverto che “moshi moshi” è il modo, in generale, con cui i giapponesi rispondono al telefono. Corrispondente, all’incirca, all’ingles ...continua

    Intanto, per chi (e sono pochi, ovvio) non conosce il giapponese, avverto che “moshi moshi” è il modo, in generale, con cui i giapponesi rispondono al telefono. Corrispondente, all’incirca, all’inglese “Hello”. Ed il titolo giapponese riporta infatti correttamente quel “Hello Shimokitazawa”, dove il secondo è il nome di un quartiere commerciale di Tokyo dove si trasferisce la protagonista. Senza questo preambolo, poco risalta della vicenda successiva, seppur intensa, triste, e scritta benissimo (oltre che tradotta magistralmente da Gala Maria Follaco). E si comprende l’accenno al telefono ad un certo punto delle vicissitudini oniriche della protagonista, la simpatica Yoshie. Anche se intriso in ogni riga di tristezza, è anche un libro che sulla tristezza costruisce una speranza, o una via di percorrenza che ci porta ad una speranza, che ci porta fuori da un tunnel. Seguiamo per le molte (per Banana) pagine la vicenda di Yoshie, che sta cercando di elaborare un terribile lutto: il padre si è (sembra si sia, non si capisce molto bene, ma è poco importante) suicidato insieme ad una sua amante. Doppio lutto: morte del padre tanto amato, musicista, session man, sempre allegro. Presenza di un’amante accanto a lui. Certo sapevano tutti che il padre non è un modello di virtù, ma era uno che tornava sempre a casa. Stava sempre molto in giro (anche chi è musicista è un viaggiatore, no?), ma tornava sempre dalla moglie (con cui si poteva parlare anche di sciocchezze) e dalla figlia. Per superare il trauma, Yoshie si trasferisce dalla sua casa di Meguro a un minuscolo e vecchio appartamento a Shimokitazawa, un quartiere di Tokyo famoso per le sue stradine chiuse al traffico, i ristoranti, i negozietti, nonché meta degli alternativi della capitale. Qui Yoshie spera, aiutata dall’atmosfera vivace, di superare il dolore e dare una nuova direzione alla sua vita. Soprattutto avendo iniziato a lavorare in un ristorante. Il rapporto con il cibo, oltre che la musica, è fondamentale per Yoshie, ma anche per Banana. Si parla di cibi giapponesi, di come cucinarli, di quale sia il momento migliore della giornata per gustarli. Un giorno, però, sua madre le si presenta a casa all’improvviso con una borsa Birkin di Hermès e qualche sacchetto. Yoshie non se la sente di mandarla via (anche se ne ha la tentazione), instaurando così un momento di vita a due che, alla fine, servirà ad entrambe per uscire. Anche la madre, poi, dopo momenti di sbandamento, si mette a lavoro in una situazione di ristorazione. E spesso madre e figlia, si ritrovano a parlare davanti ad una tavola imbandita. Se fatto con le persone giuste, è uno dei migliori momenti di condivisione che ci possano essere. Cibo è istinto, è immediatezza, lo si ama o lo si odia senza mediazioni. Così come si ama o si odia che ci sta vicino. Così Banana ci parla di pranzi, di cene, del tè delle cinque, ma anche della giornata lavorativa e dei clienti. Di quello che viene sempre lì e con il quale avrà una storia. Della signora che era la moglie di un diverso amante della donna che si è uccisa con il padre di Yoshie. Qualcuno parla di banalità del quotidiano. Io ci vedo i piccoli moti del cuore, le piccole cose giganti che ci impegnano la vita. Importante sarà per Yoshie riuscire a parlare anche con gli amici del padre, con i suoi compagni di musica. Uno in particolare, che con le sue parole di amicizia (e forse anche qualcosa di più) le farà fare gli ultimi passi. Ma non è importante seguire tutta la vicenda, come poco a me è importato seguire anche le storie sessuali di Yoshie (ognuno può fare l’amore con chi vuole e non ci si scandalizzi troppo). Quello che seguo (anche con dolore) è la forza di chi non si nasconde, di chi si mette in discussione, quando e soprattutto c’è da mettersi in discussione. Come in molti scritti di Banana tutto è delicato, accennato, sorvolato. Ma se si legge con cuore aperto e mente sgombra, molti sono gli stimoli che ci somministra ed i pensieri che ci suscita, le riflessioni su noi stessi, sul nostro modo di vivere. Tanto che le prime tre frasi che riporto mi hanno impegnato a lungo, anche perché lette appena tornato dal mistico viaggio ladako. Con tutti glia alti e bassi, con tutti i distinguo, credo che continuerò a leggere della simpatica giapponesina (anche se ormai anche lei cinquantenne).
    “Adesso voglio fare cose senza senso.” (18)
    “Non ci crederai, ma al mondo non sono poi molte le persone con cui si può parlare di sciocchezze.” (31)
    “Per conoscersi ci vuole tempo, per capire se una persona ci piace o no ce ne vuole ancora di più.” (50)
    “Nei rapporti tra uomini e donne l’intelligenza non c’entra.” (92)
    “Era il momento di smettere di compatirmi … tutt’a un tratto è accaduto qualcosa che nessuno poteva prevedere, facendomi perdere il controllo, ma questo può sempre succedere.” (110)

    ha scritto il 

  • 4

    Madre e figlia che rinascono

    Dopo aver perso il padre in quello che ha tutta l'aria di essere stato un doppio suicidio d'amore, Yoshie si trasferisce dalla sua casa di Meguro a un minuscolo e vecchio appartamento a Shimokitazawa, ...continua

    Dopo aver perso il padre in quello che ha tutta l'aria di essere stato un doppio suicidio d'amore, Yoshie si trasferisce dalla sua casa di Meguro a un minuscolo e vecchio appartamento a Shimokitazawa, un quartiere di Tokyo famoso per le sue stradine chiuse al traffico, i ristoranti, i negozietti, nonché meta degli alternativi della capitale. Qui Yoshie spera, aiutata dall'atmosfera vivace, di superare il dolore e dare una nuova direzione alla sua vita. Un giorno, però, sua madre le si presenta a casa all'improvviso con una borsa Birkin di Hermès e qualche sacchetto. Inizia così una bizzarra convivenza che unisce le due donne lungo il percorso di elaborazione del lutto che le ha colpite, le pone di fronte a verità inaspettate, le aiuta a scorgere fiochi lumi di speranza nel buio di una quotidianità ferita. "Moshi moshi" "pronto" al telefono - è il racconto di una rinascita, la favola delicata e struggente della vita di un quartiere, la storia di una madre, di una figlia, di un grande dolore e di qualche piccola felicità inattesa.
    Yoshie si vede piombare in casa la madre la quale le chiede aiuto: tentare di superare il terribile dolore della perdita del marito (e del padre per la ragazza) vivendo assieme. Un grande romanzo sul dolore condiviso tra madre e figlia, delicato e profondo solo come la Yoshimoto riesce a pennelarci, e il quartiere di Tokyo, Shimokitazawa, chiuso al traffico e accogliente, contribuirà a superarlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Più che un romanzo con una trama e uno svolgimento è un flusso di coscienza, la descrizione dettagliata di tutta una serie di pensieri che affollano la mente della protagonista alle prese con l'elabor ...continua

    Più che un romanzo con una trama e uno svolgimento è un flusso di coscienza, la descrizione dettagliata di tutta una serie di pensieri che affollano la mente della protagonista alle prese con l'elaborazione del lutto del padre, probabilmente suicidatosi insieme alla sua amante. Banana Yoshimoto è così, o piace o non piace, estremamente introspettiva. Chi si aspetta il colpo di scena o la suspense dovrebbe stare alla larga dall'autrice, chi invece adora la delicatezza (un po' tipica della letteratura giapponese a dire il vero) con cui la Yoshimoto costruisce questi castelli di pensieri e con cui racconta sempre (magari a volte andando a segno, altre volte un po' meno) situazioni di estremo dolore dovrebbe leggere i suoi romanzi.

    ha scritto il 

  • 3

    sfuocata qua e là qualche parola e qualche frase sfuggente è l'acuta sensibilità della sua autrice, Banana Yoshimoto, a venir fuori e dar voce ai sentimenti di perdita, di nuova vita, di amore e di do ...continua

    sfuocata qua e là qualche parola e qualche frase sfuggente è l'acuta sensibilità della sua autrice, Banana Yoshimoto, a venir fuori e dar voce ai sentimenti di perdita, di nuova vita, di amore e di dolore che permeano il romanzo. Moshi Moshi è carico di laica spiritualità, di pensieri più che azioni, di gocce di mistero cosparse in una tovaglia che accoglie cibo e piaceri liquidi a volontà. Sullo sfondo Shimokitazawa, quartiere/casa, accogliente, mutevole e caloroso, in cui i pensieri di Yoshie e di sua madre, vittime di una grave perdita familiare, si confondono in un intenso e delicato odore tutto giapponese.

    ha scritto il 

  • 3

    Molto strano come romanzo, ho passato la maggior parte del tempo a chiedermi "e quindi?, e poi?". Alla fine però ti lascia dentro una sensazione di speranza e fiducia in un domani migliore, nonostante ...continua

    Molto strano come romanzo, ho passato la maggior parte del tempo a chiedermi "e quindi?, e poi?". Alla fine però ti lascia dentro una sensazione di speranza e fiducia in un domani migliore, nonostante tutto.
    "Non era cambato niente, eppure il mio cuore era pieno di qualcosa che somigliava proprio a una risposta.

    ha scritto il 

  • 4

    Banana Yoshimoto, con i suoi lavori, ha il potere di coinvolgermi talmente tanto nella storia da immedesarmi nelle protagoniste. L'elaborazione di un lutto da parte di Yoshie diventa spunto di crescit ...continua

    Banana Yoshimoto, con i suoi lavori, ha il potere di coinvolgermi talmente tanto nella storia da immedesarmi nelle protagoniste. L'elaborazione di un lutto da parte di Yoshie diventa spunto di crescita, maturazione come persona e come donna forte e indipendente. L'autrice giapponese non mi delude mai!
    Book challenge 2016: Un libro scritto originariamente in una lingua minore

    ha scritto il 

  • 3

    (3 stelline 1/2)
    L'elaborazione di un lutto pesante come quello di un padre o di un marito è per le due protagoniste del libro un percorso lungo, altalenante, doloroso
    E' difficile raccontare la mente ...continua

    (3 stelline 1/2)
    L'elaborazione di un lutto pesante come quello di un padre o di un marito è per le due protagoniste del libro un percorso lungo, altalenante, doloroso
    E' difficile raccontare la mente che annaspa, le lacrime che salgono agli occhi per ragioni incomprensibili a chiunque, le ossessioni e i sensi di colpa che i sopravvissuti a un suicidio di una persona cara provano
    Le protagoniste della Yoshimoto si aggrappano al lavoro, alla gente del nuovo quartiere in cui sono andate a vivere, si fanno aiutare dai rinnovati piaceri del cibo e si aiutano l'un l'altra.
    E poco per volta, percorrendo strade diverse riescono a staccarsi dalla marea di ricordi, dai fantasmi e dai sogni ricorrenti di quella telefonata non ricevuta, che le avrebbe forse avvertite...
    E' un libro intimo e delicato. Il primo che leggo di questa autrice, sicuramente non l'ultimo

    ha scritto il 

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